Set 03 2010
ho un cugino fascista
che vabbè, non mi ci parlo, così ho risolto il problema.
E poi la vita se ne va dove cazzo vuole lei.
E io dietro a correre come una disperata
ore zerozereccinquanta
che ci faccio qui
ascoltando complilescion
insensate
nella paura di un ritorno
a una citta’ che non è la casa
che non è la tana
che non è niente
la casa è dove sta il mio cuore, diceva qualcuno
il mio cuore non sta da nessuna parte
in questo momento divido gli uomini in tre categorie:
gli amici, gli imbecilli e quelli che mi fanno innamorare
che sono stati pochi
e spero siano finiti
ci vuole della droga pesante, ecco quello che ci vuole
invece avevo solo un bicchiere di grappa, che è maledettamente finito
e allora me ne dovrei andare a letto, ecco cosa dovrei fare
andarmene a letto sperando in un mattino di luce
pensare al radioso futuro che m’aspetta
voglio fare un grosso polpettone di tutto e darlo a questi cuccioli di cane famelici
che popolano la casa dei miei genitori
eppure
da qualche parte dentro di me
sono felice
perchè mi sento onesta
leale
perchè mi sento che fino alla fine
fino alla fine
ci ho messo tutto quello che potevo
maledetta vitantonia
in fondo
ce lo sto mettendo ancora
tutto quello che posso
non sono come tu mi vuoi
ma sono come mi volevi
e soprattutto
sono
provoco microscandali svestendomi quando uno non se lo aspetta
il vestito giallo cade ai piedi della porta ed è solo un attimo
sono già scomparsa
in fin dei conti
la felicità è fatta di questi attimi di generosità
da altrui concessi
sono solo una trentunenne un po’ stravolta
nè più nè meno
sono la banalità di una garzantina di filosofia
di un dizionario d’inglese ammuffito
presente in ogni casa benborghese
sono il volume sette dell’enciclopedia scoprire
sono il come da copione
l’appendice
il cinepanettone
l’italiano substandard
la provinante scartata di amici di mariadefilippi
e per questo mi merito anche un cugino fascista.
