Archive for the 'conoscenza di sè' Category

Set 02 2010

reflex

Siccome mi si rimprovera che è brutto leggere le cose su internet e non saperle dalla viva voce di zia vitantonia, siccome non ho voglia di polemizzare e di spiegare per l’ennesima volta qual è la differenza tra quello che dico e quello che scrivo, siccome non ho tempo per false compassioni sull’onda dello “no zia non ci ricadere”, siccome questo e siccome quello, siccome è mezzanotte e vorrei andare a dormire ma prima devo assolutamente fissare delle cose su carta, siccome sono ancora piena di vita dentro di me e anche forse un po’ di alcool, siccome andare a Napoli è sempre un flash e questa volta lo è stato ancora di più, siccome questo e siccome quello

siccome comincio a scrivere a ripetizione le stesse cose e questo credo sia un segno della pesante stanchezza nonchè del rincoglionimento da fine estate

siccome settembre è un mese maledettamente pesante e bello e intenso e io ogni anno a settembre vorrei vivere con l’intensità che ho ritrovato in questi giorni

siccome non sono stupida anche se a volte sembra

siccome questo e siccome quello e con questo siamo a tre

siccome io ho paura ma anche no

siccome cel’ho sempre fatta e ce la farò anche questa volta

siccome in fin dei conti a 31 anni c’è molta gente che si sta appenappena affacciando sul mondo del lavoro e della vita adulta mentre io sono almeno dieci anni che faccio dentro e fuori, siccome comunque non sono sola, siccome in realtà tutti siamo soli e quindi io non sono più sola di altri e questo potrebbe sì essere un dato terrifico e amplificatore della solitudine d’ognuno ma d’altro canto ci mette tutti nello stesso saporoso polpettone di vita

siccome per fortuna la zia ha tutte le sue barriere le sue costruzioni i suoi carrarmatini superefficienti che manco a risico

siccome mi piacciono alcuni film ma non tutti, alcuni fumetti ma non il fumetto in genere, la droga ma non sempre e l’alcool ma non tutto, siccome mi piacciono le uova in pancetta e però vorrei anche essere vegetariana, siccome vivo di sregolatezze sognando l’equilibrio, siccome ho capito ormai

che sono così, ciclicamente avida di vita, vampira

e siccome lo so che non tutti sono in grado di fare i conti con questo, che non tutti sono pronti, che qualcuno potrebbe scandalizzarsi, incazzarsi, sentirsi deluso frustrato tradito

siccome questo e siccome quello

non scrivo quello che ho fatto in questi giorni.

Tiè.

Almeno, non ora.

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Ago 22 2010

ufficio relazioni internazionali


Qui sono tutti in vacanza. Ne approfitto per dimenarmi come un’imbecille tra siti internet poco aggiornati e improbabili annunci lavorativi impolverati come l’ultimo dei miei cassetti. Per lo meno mi sembra di fare qualcosa di utile, sto attivamente cercando di riqualificarmi, di riposizionarmi, di ricollocarmi ovvero di trovarmi uno straccio di dignitoso buco in questa città (in questo paese, in questo pianeta?) ed abdicare definitivamente in favore di chi ha più grugno di me. Io ho già dato, mi pare, e mi trovo con un bel pugno di merda che si capisce facilmente quante mosche attragga.

E’ ora di un pochino di sana egoista felicità, e se le strade tentate in passato non hanno funzionato non è colpa delle strade, ma è stata forse colpa mia.
Mi rimbocco le maniche. Anzi, le strappo, che faccio prima.
Bisogna cominciare dall’inizio, ecco cosa bisogna, a patto di trovarlo, l’inizio.
E guardare a pezzettini piccoli piccoli che altrimenti vengono le vertigini.
Le vertigini.

Dovrei forse cominciare con uno studio approfondito del dizionario.

Trovare nuove parole.
Se trovassi parole nuove forse troverei nuove soluzioni.
O quantomeno nuove domande.

Bisogna fare delle liste.
Rinchiudersi nella piccola certezza di un elenco.
Rivalutare l’importanza di quelle pagine scritte mettendo un punto dopo l’altro.

Voglio un elenco puntato per la mia vita

voglio una giornata che passi dalla a alla c facendo una sosta intermedia nella b

voglio che sia possibile la logica della sequenza lineare uno due e tre

voglio i numeri semplici

una lista chiara ed efficace, voglio

e pennarelli colorati per cancellare le cose già fatte

e sospiri di sollievo quando chiuderò il tappo del succitato pennarello

voglio che le cose dentro di me comincino a sistemarsi una dopo l’altra e la smettano di affastellarsi come gli inquilini di una casa in fiamme dall’unica finestra ancora agibile

voglio che cessi lo stato di emergenza
voglio che finalmente il presidente della repubblica proclami che le cose hanno ripreso il loro corso regolare e dopo anni trentuno finalmente il territorio gode di uno stato di pace e democrazia, che le lunghe e complesse operazioni di pace hanno portato al risultato tanto anelato e la popolazione può recarsi ad elezioni democraticamente elette ed esprimere civilmente la propria preferenza.
Voglio che la smettano di costruire bombe dentro di me.
Che la smettano di tirarsele addosso in una guerra civile infinita.

Voglio una bandiera della pace nel mio cervello, una di quelle che penzolavano trionfanti dieci anni fa dai nostri balconi di studenti speranzosi.
Questo voglio

e il giorno dopo la firma degli accordi di pace forse potrò pure cominciare a occuparmi delle relazioni internazionali con il vicinato.

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Lug 03 2010

lament

Published by lucilla under conoscenza di sè, carla, vitantonio

I want my window of happiness
I know it’s crazy it’s stupid it’s dangerous
BUT
I want the bloody window.
Wherever it is

And
on the other hand
I can’t move a single finger to reach it.

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Giu 21 2010

Britsol, e sono felice

Non lo so cosa capita, che a un certo punto finalmente arriva quello che pensi di meritarti, o che lo pensi così fortemente che poi arriva, o che arriva per caso, o che non arriva ma tu sei così convinta che ti sembra che arrivi.

Ho deciso per questo mio ultimo fine settimana libero di andare a Bristol, e ho fatto bene. La vita è bella e facile ed emozionante se ti senti giovane, bella e affacciata alla finestra della felicità. Così mi sono sentita io in questa breve gita fuori porta. E improvvisamente una folata di quella vita che tanto mi mancava mi ha travolta. Ero affacciata alla finestra della felicità, erano le dieci e mezza di sera e mezza luna spaccata si stagliava orgogliosamente su un cielo turchese. Il giorno non aveva alcuna intenzione di finire. Così ho decretato che no, non sarebbe finito. I miei ospiti mi trattavano come la regina della festa. E forse questo ero, la regina di una festa durata poco più di ventiquattr’ore.

E sono felice e sono triste nell’ammettere che tutto è perfetto se non c’è il lieto fine, sono felice e sono triste nel ripetermi che è importante è bello sapere andare via prima che la festa volga al termine. Che alla fine, quante ne vedo, ogni giorno, di situazioni che non aspettano altro che degenerare, di bellezze che si disfano?quante ne vedo di alchimie fallite, di amicizie che degenerano, di magie che diventano malintesi? E mi interessa crearne altre, di situazioni così?
Francamente no. Non m’interessa. Ho amato passeggiare nel parco guardando le volpi e le lanterne cinesi di notte. Ho amato bere latte da un calice mentre facevo il bagno nella vasca più miracolosa della storia, ho amato le case georgiane e il sidro sorseggiato sul belvedere. Mi sono finta giovane bohemienne giusto il tempo necessario per crederci un pochino anche io. Ho ascoltato di tutto, parlato quasi di niente.
Sono stata onesta.
Non ho avuto paura di dire che era bello. E nuova bellezza è tornata verso di me. Dondolavo affacciata alla finestra della felicità e mi domandavo se la felicità fosse dentro o fosse fuori.

Le persone sanno essere perfette se hanno davanti a loro una fine così vicina. Così abbiamo giocato alla felicità fingendo che tutto fosse infinito. Perchè sapevamo che era, invece, finitissimo.
E in tutto questo, improvvisamente mi rendo conto di quanto tempo è trascorso, di quanta sofferenza non ho potuto condividere con alcuno in questi lunghissimi mesi, di quante albe mi sono vietata per paura di vedere che ancora sapevo guardare l’alba. Improvvisamente mi accorgo che a un certo punto quello che ogni volta che faccio “OTTO” blatero sul palcoscenico ha smesso di essere vero, e non so nemmeno come sia successo.

“Desidero, desidero, desidero. Desidero e prendo. Succhio, trattengo, ingoio. Metabolizzo, sniffo mi nutro gioisco esplodo grido. Non appassisco, non ammuffisco, non ingrasso non faccio diete non mi trattengo non mi reprimo. Se c’è il sole vedo il sole se c’è la pioggia vedo il sole e nella vostra nebbia io ci vedo il sole. E quando voi la notte dormite dopo aver spento il riscaldamento controllato la caldaia i termosifoni le fontane dato la pappa ai pesciolini ai gatti rimboccato le coperte ai pupi io vedo il sole.
E lo so, lo so, bevo troppo, fumo troppo, mi drogo, non ho la lucidità necessaria, forse sto anche invecchiando, non ragiono, non ragiono abbastanza, mi lascio andare a tratti mi riprendo salto poi cado salto ancora cado ancora ancora e poi chissà chissà a tratti troppo spesso scopro l’ansia di un domani che non conosco e non immagino e vorrei persone mani carezze vorrei una giornata di sole e poco vento vorrei ballare vorrei non dovere e solo volere vorrei volere e potere sempre sempre sempre…”

ecco tutto questo a un certo punto ha smesso di essere vero ha smesso di essere mio ha smesso di essere, a un certo punto mi sono semplicemente chiusa al mondo chiusa a me perchè avevo solo una fottutissima paura che io com’ero con tutta questa cosa che è sofferenza si ma è anche bellezza ecco avevo paura che io così non lo meritassi un posto non lo meritassi da nessuna parte

e chi mel’ha messa in testa quest’idea? ma a un certo punto di nuovo ho cominciato a cercare di essere come non ero ho cercato di nascondere di nascondermi e il risultato e che per lunghissimo tempo ho perso la finestra della felicità. E così nessuna finestra più si apriva e io non ero più io e niente aveva più il sapore della verità.

Finisce che quando la ritrovi, finalmente, la finestra della felicità, capisci che è proprio così, che l’intensità è intensa sempre, e che c’è un prezzo che si paga a essere onesti e io questo prezzo di nuovo sono pronta a pagarlo tutto, perchè mi sembra l’unica cosa che valga la pena. Allora non lo so tutto questo quanto dura non lo so quando improvvisa l’intensità gioiosa si trasformerà in mancanza in sofferenza in atrocità ma io sono qui ecco sono forse pronta per partire di nuovo e di nuovo mi sembra che si, quello che vivo è più importante di quello che ricordo.
E questo è il miracolo che mi ha regalato Bristol, dieci giorni prima dell’aereo che mi riporterà  a casa.

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Giu 11 2010

muble muble

Voglio stare dentro l’intervallo della Rai di quando ero piccola. Con tutte le pecorelle immobili in un incredibile paesaggio abbruzzese che poi non era molto diverso dal paesaggio molisano che vedevo fuori dalla mia finestra e che odiavo, odiavo, perchè fuori dalla mia finestra altro che pecore avrei voluto vedere, grattacieli, metropolitane, cinema e consumismo.

Odiavo le maledette pecore molisane e la quiete e la gallina che tornata in su la via ripete il suo verso e la siepe che dall’ultimo orizzonte il guardo esclude. Leggevo cioè e le lettere delle mie coetanee che andavano al cinema in metropolitana e io in metropolitana non ci ero mai andata e invidiavo tantissimo mia sorella che una volta era andata a Milano da uno  specialista della crescita (perchè i miei erano convinti che non crescesse abbastanza, e col tempo hanno dovuto ricredersi) ed era andata sulla metropolitana che l’aveva fatta sbucare proprio davanti al duomo, davanti al duomo di Milano quello delle foto! (quello la cui miniatura hanno spiaccicato sulla faccia dell’attualo presidento del paeso)

E allora che faccio? ci ho sedici anni e ci ho una storia con uno che mi piace tantissimo, mi piace tantissimo davvero e nella mia ingenuità adolescenziale di una che non ha ancora esperito la potenziale meschinità del maschio penso pure che me lo voglio sposare e stare con lui in campagna in mezzo alle pecore. Mi piace molto questo tipo che ci ha la cinquecento e mi canta le canzoni degli uddue accompagnandosi con la chitarra e mi chiama ca e io l’ho conosciuto già da diversi mesi e vorrei tanto diventare la sua fidanzata; è dall’estate che facciamo il tiremmolla abbiamo anche trascorso parte delle vacanze insieme poi è ricominciata la scuola e lui a scuola non ci va, no, perchè va già all’università, e mi viene a prendere con la cinquina davanti al cancello del liceo e io quando vedo la cinquina bianca e lui affacciato dal tettuccio mi squaglio, ecco che faccio, mi squaglio, e vorrei stare tutto il tempo con lui
MA
poichè questo non è il blog di Shakespeare e nemmeno quello di Checov c’è un problema, che non è che le nostre famiglie si odiano, che non è che lui deve partire per la guerra, che non è che c’è uno Iago nascosto da qualche parte nè un gabbiano che gli caga sulla camicia NO, il problema è molto banalmente che a lui piaccio io ma gli piace pure un’altra.
Ebbene si lettori e lettrici avete letto proprio bene questo tipo di cui ero follemente innamorata da adolescente aveva anni credo ventuno e ancora si dibatteva in dilemmi preadolescenziali tipo mi piacciono quattro ragazze penninchiostrecalamaio chi butteresti nel pozzo? chi nelle spine? chi nel letto dell’amore? e lei certamente ti risponderà così…
Insomma il ragazzo un pochino intrappolato in dilemmi ormonali mi vuole e non mi vuole o meglio non vuole solo me e allora per alcuni mesi finisce che, come si suol dire, ci frequentiamo. Ci abbiamo una storia. E però io arrivato novembre sono stufa perchè lo vorrei tutto per me. Questa è la verità. Ed è il grande intoppo nel quale è inciampato il mio comunismo interiore.
Allora un giorno non gli dico niente e sparisco. Ebbene sparisco e vado a Milano, che non ci ero mai andata, e vado a vedere il duomo proprio quello della pubblicità proprio quello che mia sorella aveva visto anni prima uscendo dalla metropolitana e io non l’avevo visto mai. Vado a Milano e Milano è bellissima. Ci sono tutte quelle cose che non ho visto mai e che ho sempre desiderato. I palazzi sono altissimi e la gente è tanta e incontrare qualcuno che conosci è davvero davvero difficile e le persone mi sembrano civili, ecco come mi sembrano,  mi sembra che se attraversi la strada sulle strisce si fermano, mi sembra che non urlano, mi sembra che ci sono gli autobus e addirittura i tram tutti arancioni ed è bellissima Milano ecco com’è, e c’è quella nebbiolina c’è quel grigio che mi fa finalmente sentire la protagonista di uno dei fotoromanzi che leggo su cioè. A Milano c’è tutto a Milano le persone non ti guardano se sei vestita diversa e spesso sono vestite ancora più diverse di te. Il diverso è uguale a Milano e ci sono gli artisti di strada che io non li avevo mai visti e le persone si siedono sulle scale del duomo e passeggiano e io penso che da grande vorrò per sempre vivere a Milano ecco dove vorrò vivere. Penso che me ne frego della profondissima quiete ove per poco il cor non si spaura. Voglio stare nell’uggia affollatissima di una città dove esiste la Rinascente.
Vado a Milano e sono giorni segreti il cui contenuto è ancora uno dei miei segreti più teneri e ho sedici anni e come al solito mentre sono lì, a sedici anni in mezzo all’uggia milanese, non penso ai pericoli potenziali che corro, penso solo che Milano è bellissima e che mi sento una sfigata a essere nata nella provincia di Crampobasso e che ci credo, se una nasce nella provincia crampobassana tutto quello che si merita è un innamorato che non sa se essere innamorato di lei o di un’altra.
Ma ho sedici anni e quelli sono i primi giorni milanesi della mia vita e mi sembra tutto magico e ovattato, e Milano mi sembra il mio risarcimento e il mio riscatto possibile. Di colpo la mia vita è piena di sogni realizzabili e mi rendo conto che avere sedici anni vuol dire che tra due anni potrò andare dove vorrò io e quindi forse addirittura a Milano a riscattarmi a prendermi quella vita che mi spetta altro che fidanzato in cinquina che mi canta gli uddue. Milano è la città della moda della musica della vita forse chissà anche del teatro perchè no, Milano è Milano voglio vivere per sempre in questo mondo di metropolitane e il sabato andare alla fiera di Senigallia sul Naviglio e sentire i ragazzi che parlano con quell’accento così esotico. Pochi giorni milanesi mi fanno fiorire dentro una voglia di vivere che mi rivolta tutta la tenera panzetta intestini compresi mi fa vibrare di sognabilità mi fa emozionare mi fa sentire che c’ho diritto anche io a prendermi la mia vita in mano che la vita non è solo quella classe schifosa marcia all’uscita dalla quale mi aspetta solo un fidanzato che è mezzo mio e mezzo di un’altra.

Poi dopo qualche giorno devo tornare a casa.
Allora torno a casa e mi porto dentro questa Milano che manco in un manifesto futurista, mi porto dentro l’esaltazione della macchina, la brillantezza della tecnologia, la velocità della metropolitana che passa alle ore comandate.
Torno a casa e tutto è come prima.
Il fidanzato a metà vistami sparire così d’improvviso si sente stanco e perduto. Mi dice che se voglio umilmente mi porge anche l’altra sua metà, quella che sempre mi aveva negato perchè avrebbe voluto darla all’altra. Io ci penso un po’, ma non troppo. E me la prendo.
Così diventa il mio fidanzato.
Poi dopo un annetto scarso lo lascio e succedono altre cose che stanno su una puntata di cioè che ho perso.

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Mag 19 2010

dopo gola profonda ecco a voi gola psicosomatica

A una settimana dagli esami e un mese dallo spettacolo ecco che mi trasformo in Amleto. Devo ammettere che stavo molto bene nei panni di Iago, mi ero molto immedesimata, stavo addirittura pensando di farci uno spettacolo. Che non e` detto, del resto, che non si faccia. Anzi penso proprio che, se continuero` a fare questo mestiere, mettero` presto o tardi in piedi uno spettacolo che si chiamera` il complesso di Iago, ecco adesso l’ho scritto e nessuno puo` rubarmi il titolo, che ci provi qualcuno, sfoderero` le piu` perniciose tra le mie armi e se non basteranno quelle oneste, visto che comunque parliamo di Iago, provero` con quelle disoneste. Ricordate che ho stretti contatti con la yakuza.
Ma insomma avevo esordito dicendo che proprio adesso che mi sentivo cosi` a mio agio nei panni del traditore dei traditori ecco che mi sono trasformata, a dispetto di me medesima. in Amleto. Ho financo cambiato tragedia. Tutti i miei dubbi esistenziali ritornano a galla. Ci ho davanti questo gran pentolone pieno di brodo ma dentro il brodo brancolano i cadaveri di tutte le mie domande senza risposta. Pesco e ripesco ne viene fuori sempre una nuova. E’ tutto di nuovo in discussione, tutto sottosopra. Questo brodo piu` rimesto piu` mi disgusta. Da dove parto, da dove comincio? Mi ero detta occhei, forse ho bisogno di parlare liberamente con quelli che piu` mi son vicini, forse questo trambusto puo` essere parzialmente risolto con dei civili colloqui all’occidentale, eppero` il problema ahime` a me fin troppo noto e` che spesso, assai spesso, non mi sento libera di parlare. Mi sento che se parlo, se dico quello che penso, faccio dei casini. Che poi e` un po` la verita`. Esprimendomi liberamente ho in passato troppo spesso creato dei gran casini e lo so, non e` giusto dover pagare per sempre per tutto cio` ma a questo proposito ho un’aneddoto che riguarda la mia infanzia e quella di mia cugina Valeria. Eravamo bambine al mare e mia madre provava a insegnarci a nuotare e non ci riusciva. Cercava dunque di persuaderci che noi eravamo ben piu` leggere dell’acqua, per questo avremmo galleggiato. A un certo punto mia cugina, ragazza peraltro molto intelligente, dice “zia io lo so che sono piu` leggera dell’acqua, ma l’acqua lo sa?”
Ecco cosi` mi sento adesso che quando provo a parlare mi viene quella paura irrazionale di perdere tutto di rimanere sola e finisce che non solo non parlo ma smetto di farmi delle domane, eludo il pentolone.
Come se non bastasse uno dei miei me ha deciso di farmi un regalo ovvero: essendo il problema legato alla parola, avendo questo mio me paura che io in un momento d’infelice incoscienza mi pronunci troppo liberamente provocando cosi` un effetto domino di catastrofi, il mio me mi ha fatto venire mal di gola. Un mal di gola che l’ultimo mi era venuto appunto diverso tempo fa, una volta che avevo paura di dire come mi sentivo.
Ci ho la censura psicosomatica.
Sono afona. Qualcuno dira` poco male, tanto i mimi non parlano. A questo qualcuno vorrei ricordare che i mimi parlano e che comunque non e` questo il problema. Sono costretta a un silenzio esistenziale. E non c’e` borocillina che tenga.
Certo un Amleto muto non si era mai visto. Se dunque provate a parlarvi e sembra che non vi presti attenzione vuol dire che sono concentrata nel ripetermi mentalmente essere o non essere…

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Mag 05 2010

ancora riflessioni dettate dal primo addio al nubilato della mia vita

che insomma alla fine è così. A un certo punto credi di essere diventata adulta a un certo punto ti credi pronta a dire a te stessa e al mondo ecco io ho più o meno felicemente superato una lunghissima adolescenza in cui ogni cosa era possibile e per questo nessuna era reale, sei fiera sei tronfia sei soddisfatta di te, a un certo punto cominci a fare delle scelte e non ti rendi conto che proprio in quel momento l’adolescenza si sta prendendo la sua finale ineluttabile rivincita su di te. Perchè proprio in quel momento stai scegliendo e ti dici ebbene per me sarà facile, proprio perchè ho patito tanto per arrivare qua, proprio perchè sono ben cosciente del mondo in cui ho abitato fino ad  ora e che saluto, ecco proprio per questo la felicità mi è dovuta e questa scelta sarà la mia scelta, si si si rinuncio rinuncio rinuncio e scelgo scelgo fortissimamente scelgo.
Ecco l’adolescenza meschina che ti fa il suo sorrisetto beffardo e se ne va, lasciandoti però il regalino, il baco malefico della speranza che per te non sarà come per tutti quanti gli altri e oggi come non mai io sono certa sono certissima che l’abbiamo pensato tutti almeno una volta abbiamo pensato che ci meritavamo eh, dopo tutto quel patire, ci meritavamo che una volta imboccata la strada quella sì sarebbe stata facile e se c’è qualcuno che non l’ha pensato allora tanto di cappello ma sinceramente fino ad ora non mi sembra di averne conosciute, di persone tanto sagge.
Perchè poi all’improvviso cadi dall’albero come una pera matura e ahia ti rendi conto che ops, quando uno dice “sarà difficile ma ce la farò” non è che lo dica tanto per dire, no, la verità è proprio questa, e non è che se lo dici allora esorcizzi, no, non è vero neanche un po’. Ciò che è vero è che è difficile, giorno dopo giorno, ritrovare l’entusiasmo la voglia, è difficile non lasciarsi trascinare giù dai lunghissimi inverni e non parlo solo della coppia anzi ne parlo pochissimo, certo nella mia vita personalprivata il tutto si è intrecciato in maniera quasi spaventosa perchè da un giorno all’altro ho proprio stravolto completamente la mia esistenza e ho detto voglio questo questo e quell’altro e lo avrò perchè sono adulta e lotterò per averlo e per tenermelo.
Non mi sono nemmeno venute in mente alla lontana le lunghissime mattinate in cui non ce la faccio ad alzarmi e vorrei solo dormire fare colazione e dormire di nuovo non mi sono venute in mente tutte le facce da culo che avrebbero popolato le mie giornate non mi sono venute in mente le centinaia di comunicazioni piene di “mi dispiace ma non è lei la persona che cerchiamo” e direi per fortuna, per fortuna che non mi sono venute in mente, per fortuna che ero così presa dall’entusiasmo che non ci ho pensato alle mille piccole catastrofi quotidiane, non riuscivo neanche a immaginarmele ci avevo il sogno dentro di me e pensavo si probabilmente pensavo che non sarebbe stato così difficile.
Credo che più o meno questo possa considerarsi un pensiero condiviso.
Ma dunque questo potrebbe sembrare un lamentino potrebbe sembrare che è ancora la mia adolescenza che si prende l’ennesima rivincita e invece no, la verità vera è che proprio ora che mi rendo conto che è così, che è difficile, che c’è una distanza grande tra quello che immaginavo e quello che vedo, proprio adesso mi dico vabbè cavolo vorrà dire che ogni sacrosanta mattina della mia vita mi alzerò e ritroverò la mia motivazione e se non la troverò più allora farò i conti con qualcos’altro e quindi oggi mi sembra che sia un po’ così, che uno se la deve mettere via, non c’è un attimo di tregua non c’è un momento di riposo.
Io non è che sia proprio convinta non è che questo sia uno di quei miei periodi entusiasti però tutto sommato mi pare che l’importante sia davvero andare andare sempre camminare e non fermarsi l’importante è non cedere alle tentazioni della stasi che è quella che mi può fregare, la stasi, la narcolessia dell’essere, e l’importante è darmi un pizzicotto ogni volta che sto per cadere addormentata vittima di questa strana ipnosi autoprodotta. Sempre guardare devo, sempre trovare nuovi luoghi ed anelare ad essi sempre muovermi sempre cambiare accettare che oggi niente è più come era ieri e sembra facile sembra facile ma non lo è almeno non per me però visto che ormai ci sono, davanti a questa ennesima porta, ecco tanto vale aprirla e sapere che probabilmente ci sono nuove scale.

Una gran fatica lo ammetto ma mi sembra l’unico modo per vivere. A me.

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Mag 04 2010

se uno si prende la briga di leggere per favore legga fino alla fine

Eccomi appena resuscitata dalla più allucinante festa di addio al nubilato che potesse capitarmi. Ovviamente la nubile non ero io, che ho già smesso di essere nubile da un pezzo e per fortuna mi è stata risparmiata la festa così che ho potuto dedicare le mie energie all’inizio della convivenza e non al recupero post sbronza. Ma ormai parliamo di molti troppi anni fa e quasi quasi non mi ricordo neanche bene come è andata, mi ricordo che a un certo punto arrivai in macchina ed era giorno e non vedevo l’ora i kilometri erano infiniti e l’aria era mite e tiepida e profumata come non lo e’ stata mai più. Ma questo dettaglio me lo sono risparmiato iersera e mi sono guardata bene dal confessare alla maritanda che certe cose non ritorneranno mai più mi sono guardata bene dal confessarle quante e quali pene l’aspettano dopo che la convivenza si sia fatta seria e quante e quali incomprensioni, quante e quali sofferenze, quanti e quali interrogativi senza risposta. Me lo sono risparmiato un po’ perchè in fin dei conti ognuno c’ha le sue bilance e un po’ anche perchè molto presto ero troppo ubriaca per dare consigli tipo “al primo segnale scappa, prima che sia troppo tardi”.

Mi sono distratta al terzo bicchiere di vino e mi è sfuggito di mente il discorsetto che avrei dovuto farle se fossi stata piu’ saggia: non ti venisse mai in mente di convivere per carità, ci hanno scritto delle canzoni riuscitissime, Giorgiogaber per primo, macchittelofaffare santoiddio a imbragarti in questa mescolanza di dentifrici in questa prosasticità di pastiglie per la lavastoviglie chi te lo fa fare a sostenere questi pasti muti che ci sono certi giorni questi silenzi così chiacchieroni e questi sospiri e queste liti perchè si amicamia chittelofaffare a sostenere le liti le sfuriate le incomprensioni chittelofaffare a mangiarti la lingua perchè non sai che cosa dire a sopportare i quadri messi dove non ti piace e a volte non sai neanche perchè il cazzo di quadro non ti piace là e non sapresti dire dove invece ti piacerebbe, no, sei persa dentro la psicosi del quadro che forse la verità è il quadro stesso che non va e non perchè sia brutto ma semplicemente perchè è il quadro che vorrebbe appendere lui.
Ed è inutile c’è chi la prende bene e chi la prende male ma io credo sempre di più che ogni coppia all’inizio si dica ecco noi no noi non saremo mai così noi non litigheremo mai per come si chiude il tubetto di dentifricio e in genere questa affermazione è seguita da una risata da un abbraccio e magari da un amplesso spericolato in un luogo di quelli non-ordinariamente-deputati-all’amore, io credo che ogni coppia all’inizio della sua convivenza sia incappata in qualche coppia vecchia e un po’ stanca, una di quelle coppie fatte di silenzi incomprensioni astio nella voce e la coppia giovane si è detta sorridendo no noi non saremo mai così. E invece, questo avrei forse dovuto dire alla maritanda e non l’ho fatto perchè ero troppo impegnata col vino rosso e l’agnello turco, avrei dovuto dirle cara maritanda lo vedi? tra qualche tempo sarete proprio così anche voi, altro che litigare per il tubetto di dentifricio, vi tirerete reciprocamente appresso cassette e cassette piene di dentifricio, kilate di dentifricio, vi urlerete delle cose terribili a vicenda e ti sentirai male e ti verrà voglia di sprofondare e ti dirai macchimelohafattofare ecco cosa ti dirai, inciamperete nel disaccordo sul colore della vernice nuova, farete viaggi in cui vi sottoporrete a overdose di musei pur di evitare di rimanere fermi davanti a un caffè senza sapere che cosa dirvi, tirerai  un sospiro di sollievo quando gli metteranno il turno all’ora di cena e finirai col guardarti csi e dottor house.

Questo avrei potuto avrei forse dovuto dire alla maritanda avrei magari dovuto metterla in guardia su un futuro che ha gran poco d’imprevedibile e invece non l’ho fatto un pochino perchè ero appunto veramente coinvolta dalla mia relazione con l’agnello e un pochino anche perchè io il profumo di quei giorni d’aprile di molti anni fa me lo ricordo e me lo ricordo ancora bene, ed era un profumo bellissimo e tutto galleggiava intorno a me e in fin dei conti io, anche se fosse solo per quel profumo e non per tutto il resto che è venuto dopo e che è troppo, troppo per essere scritto e raccontato, anche solo per quello io la così detta convivenza seria la comincerei di nuovo e se mi svegliassi ogni mattina con questa domanda ogni mattina mi risponderei si, la comincerei la convivenza, e la consiglierei a tutte le maritande perchè in fin dei conti cosa importa se i cognati sono tutti separati cosa importano i dolori, non son spine senza fiori, in fin dei conti ognuno ha diritto a pensare no, amoremio, noi non saremo mai così, noi non cadremo mai in questo delirio della quotidianità, e ogni coppia ha il diritto di provarci e riprovarci di dirsi questa è l’ultima volta adesso ci proviamo davvero ogni volta ha il sacrosanto diritto a trovare improbabili soluzioni e approcci all’ inevitabile trasformazione dell’amore

ed è per questo che tanto fortemente ho voluto questa festa ieri sera, perchè volevo esserci per quest’amica che ci crede e ci spera come ci spero e ci credo anche io che già mi sono imbarcata sulla stessa nave e nonostante il mal di mare di certi giorni in cui il mare è in tempesta nonostante quello ecco io non ho voglia di scendere e questo viaggio è proprio una meraviglia.

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Apr 18 2010

il post più lungo della storia delle lucilleidi.


C’era questa canzone che non mi ricordo bene, dev’essere una canzone di Gaber, che parlava delle coppie assestate, insomma di quelle coppie che hanno superato la fase dell’esaltazione erotica e che magari convivono da un po’ di anni e più o meno hanno una routine e blabla…e insomma diceva che facevano sesso il sabato, ed era tutto uno scampanare di sciacquoni, nel palazzo di Giorgio Gaber, perchè nell’avanzata Milano tutte le coppie alla moda, assestate ma moderne, magari conviventi senza essere sposate oppure gioiosamente unite in matrimonio civile, felici, realizzate, facevano la settimana corta e il sabato potevano dedicarsi all’amore domestico indi per cui, poiché gli orari più o meno coincidevano, a un certo punto i letti del condominio di Giorgio Gaber si producevano in una sinfonia d’amore coniugale e subito dopo suonavano in trionfo gli sciacquoni a segnalare che l’atto di suprema riconferma dell’esistenza della coppia era stato felicemente portato a termine. Nell’intimità della stanza da letto ma anche nel contesto sociale e socializzato del condominio che partecipava in vece di complice e testimone all’evento.
Ecco, io con la mia produzione artistica sono un pochino a questo punto. Durante la settimana sono borghesemente impegnata a sopravvivere, lotto tra catene della bicicletta che cadono a tradimento, aumenti dell’affitto, lavori che non si sa mai quando ti pagano, formulari che riempio pur sapendo che probabilmente non serviranno pieni a molto più di quello cui sarebbero serviti da vuoti, e finisce che non c’ho tempo per scrivere sul sito, non c’ho tempo per scrivere per la radio, non c’ho tempo per provare a mettere insieme le tremila idee che mi vagano da qualche tempo nella mente e che teoricamente potrebbero portare a qualche nuova produzione.

Oddio, qualche volta arrivo a casa e vorrei dedicarmi a una di queste attività ma finisce che, proprio come un coniuge stanco, mi dico ho mal di testa, mi ciuccio un po’ di rescue remedi per favorire il sonno, infilo i tappi nelle orecchie e rimando a data da destinarsi.

Difficile mantenere viva la passione quando la recessione entra dalla porta, dalle finestre, dalla tazza del cesso e persino dal buco del lavandino.
Così, proprio come nella canzone di Gaber che non mi ricordo bene qual è, finisco per dedicare alla passione un giorno fisso e fesso della settimana, e la domenica scrivo il mio buon post, ci metto impegno, cerco di creare le condizioni favorevoli a rivitalizzare l’emozione, il sentimento, la passione, faccio tutto perbenino, scrivo il mio dignitoso post, mi produco in una più che discreta prestazione, poi se sono di buonumore replico e registro la mia puntatina in radio, sempre cercando di fare le cose perbene, di lubrificare insomma, di essere pronta, disponibile all’eventuale arrivo dell’ispirazione, mi concedo perfino una sigaretta e a volte se sento che può agevolare perchè no un bicchiere di birra o di vino, per rilassare l’atmosfera, abbasso le luci produco un po’ di fumo creo un ambiente ispirante e a volte mi sembra proprio di aver fatto un buon lavoro, ascolto la puntatina, leggo il post e mi sembra di poter essere soddisfatta mi sembra di poter dignitosamente tirare lo sciacquone proprio come Giorgio Gaber però in fondo, ma neanche troppo in fondo, mi rimane quella sensazione (stavo per scrivere quel sapore dolceamaro ma vista la metafora che ho usato mi è parsa un’espressione un po’ troppo spinta per i miei standard fin troppo discreti e virginali e comunque ormai l’ho usata così lascio ai fruitori la libertà di scegliere tra la versione censurata e quella VM18) dicevo mi rimane quella sensazione di contraffazione, di finzione, quella sensazione di posticcio, quella sensazione che non mi piace e che mi lascia un po’ perplessa davanti alla leva dello sciacquone, che mi sembra in fin dei conti di aver finito con l’essere vittima della routine dell’antiroutine

e qui si apre un capitolo che buddha shiva muhammad e persino jesuschrist superstar dovrebbero venirmi in aiuto un capitolo con i controcazzi come si suol dire un capitolone un capitolissimo un capitolo che non so se capitolare e trattare o se resistere e rimandare a una successiva capitolazione che, a questo punto, prevedo accadere domenica prossima, come ho appena avuto modo di spiegare

Ci penso cinque minuti.

Ecco ho deciso ci provo. E’ difficile perchè si tratta di una rielaborazione, di un’interpretazione non dico della mia esistenza tutta ma certamente di questi ultimi anni che insomma.
La verità è che ho tanto lottato perchè come diceva Capossela non volevo uscire trovarmi un posto l’appartamentino le ferie in agosto pagare i soldi del mutuo e l’affitto la carta da bollo per ogni diritto, ho tanto lottato per non trovarmi a vivere così e in fin dei conti mi sembra che fino ad ora ci sono riuscita, mi sembra, mi sembra di vivere in questa maniera che è un po’ quello che volevo io, andare in giro e blabla non sapere mai come va a finire e nemmeno poi come comincia, potermi permettere di venirmene un anno a Londra perchè non ho nessun capo che mi licenzia e poi prendere andarmene in tour conoscere le persone e andare via prima che la festa sia finita proprio come una misteriosa cenerentola

epperò c’è qualcosa che non funziona, c’è qualcosa che non funziona, perchè alla fine per fuggire alla routine ho dovuto costruirimi una specie di percorso dell’antiroutine, e lo devo seguire tutti i giorni, tutti i santi giorni uno dopo l’altro, e non c’è un sabato che sia veramente un sabato, non c’è una domenica che sia una domenica, è tutto strutturalmente strutturato in modo da essere un benedetto casino, e finisce che per vivere devo fare delle cose che mi rompono egualmente le gonadi dei lavori che facevo prima, con la differenza che prima c’era per lo meno la così detta possibilità di carriera, c’era che ero giovane e talentuosa e menate varie e ce la mettevo tutta e facevo le cose come si deve e allora anche se i lavori mi rompevano mi davano pure una certa soddisfazione e finiva persino che potevo fare la dichiarazione dei redditi, mioddio, per lo stato esistevo in quanto percettrice di reddito, mentre adesso guadagno così poco che non me la fanno fare, la dichiarazione dei redditi, e per lo stato non esisto che va bene, per carità, va benissimo, non chiedevo di meglio che di smettere di esistere per uno stato che fino ad ora diciamo che mi ha piuttosto fottuta però cazzo cazzo cazzo, questa routine dell’antiroutine non è emozionante non è carica di colpi di scena non è imprevedibile è noiosa è propriamente noiosa e null’altro e io mi annoio, solo che mi annoio con molti meno sogni di prima, mi annoio con molte meno lotte di prima, mi annoio come uno si può annoiare a trentun’anni se si rende conto che la sua vita non ha molte possibilità di migliorare e che se tutto va bene le cose continueranno per sempre ad andare più o meno così, sbarcare il lunario, proprio, sopravvivere, pulire il culo ai figli degli altri se non si riesce ad arrivare alla fine del mese

e infine voglio fare una considerazione una porchissima considerazione ecco

io osservo la mia vita in continuazione, la metto a posto la guardo e la riguardo come un quadro in continua evoluzione la guardo cambio un dettaglio o a volte una cosa più grande vedo quello che può diventare e faccio di tutto per farla diventare quello che vorrei io; ma a volte guardo il quadro che sto dipingendo e non mi piace, non mi piace, può capitare jesuschristsuperstar che non mi piaccia il mio quadro e siccome questa è la mia vita ed è l’unica che ho, fino a prova contraria, mi fermo a riflettere, ne parlo con le persone a me vicine, a volte lo scrivo sul blog altre lo dico in radio altre ancora faccio tutte e due insomma ci perdo del tempo perchè la mia vita è l’unica cosa che ho, e quando non va bene mi preoccupo, mi preoccupo moltissimo, a volte mi deprimo anche.

E non è che solo perchè uno fa l’artista (e ce lo caghi che sei un artista, direbbe Pentothal) non ha diritto a preoccuparsi ed eventualmente a lamentarsi. Tutti si fanno il culo? Anche la sottoscritta si fa il culo, e dunque ha lo stesso diritto alla lamentazione di tutti gli altri. Solo che magari mi lamento di una cosa che qualcun altro potrebbe dire ma come fai a lamentarti per questa cosa qui? Io mi taglierei una zampa per averla. Oh, amico mio, nel tal caso sono problemi tuoi.

Io mi lamento quando la mia vita non va bene e se per caso c’è qualcuno che non si vuole ascoltare o leggere o ciucciare le mie sacrosante lamentazioni basta che si chiarisca tra se e sé e non mi ascolti.
Il mondo è pieno di persone che aprono la bocca e dunque amici e amiche se non vi piace quello che produce la bocca mia mioddio, ma chi vi obbliga? Ditemelo chi è che lo vado a menare. Cambiate canale, digitate un altro blog, squagliatevi e lasciatemi libera di lamentarmi delle lamentele mie.

Uff.

 

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Apr 06 2010

di passaggio

avevo appena chiuso il mio sedicente ultimo post tailandese quand’ecco, avventurandomi lungo il sentiero titolato “view point”, mi sono imbattuta in una famiglia intiera di scimmie tailandesi, madre padre zia zio e diversissimi nipoti, tutti affamati assai e tutti convinti che io, magnanima e ricca occidentale, avessi un numero imprecisato di banane per loro. E non appena la famiglia s’è accorta che ahimè di banane non ne avevo manco mezza, come non decide di aggredirmi?Ebbene, sono scampata per miracolo all’aggressione scimmiesca, e solo perchè l’uudm, che per fattezze e potenziale aggressività più volte è stato nomeato king kong, m’ha difesa a suon di borsettate in direzione delle scimmie malefiche. Scimmiacce!!!! Una disdetta davvero, tutti i miei sogni d’infanzia nutriti a botte di Tarzan e Cita uccisi da una famiglia di scimmie assassine. E per di più la strada verso il così detto view point era tutto un sentierino di cemento, che idea che c’hanno questi tailandesi dei turisti, neh?Certo da qualche parte l’avranno pur presa, questa idea, mi viene da pensare…

Così ho trascorso gli ultimi giorni tailandesi, sbirciando pesci colorati e conchiglie giganti, mangiando curry di pesce al latte di cocco e soprattutto viaggiando, piedi barchetta barcona pulmino aeroplanino aeroplanone piedi trenino trenone casa. Un giorno intero di viaggio ed eccomi di nuovo a dieci gradi, ma chi me lo fa fare, mi viene da dire?
Troppo veloce, troppo veloce è stato questo viaggio, troppo fitto e troppo intenso, mi sono persa senza ritrovarmi mai, se avevo degli obiettivi sicuramente non li ho raggiunti, e se avevo voglia di perdermi non mi sono persa abbastanza. Riposata, mi sono, fisicamente riposata, ma la testa mi scoppia di cose viste e di cose non capite, mi scoppia di viaggi iniziati e non terminati, di altitudini e di valli, la valigia si è disfatta e dentro ci sono troppi pochi ricordi, alcuni amuleti che si coprono il viso come vorrei fare io, che sono di passaggio a casa mia, ecco l’ho scritto, sono di passaggio a casa mia ma già me ne vado, già un’altra valigia, pur piccola, è pronta per chiudersi, un altro viaggio inizia, questi ultimi tre mesi, o quattro chi lo sa, insomma questi ultimi mesi a Londra e io penso che la prossima volta prima di fare un all inclusive ci rifletterò accuratamente perchè è vero che il corpo si riposa e che si riesce a fare il triplo delle cose, è vero che in due settimane senza un all inclusive mi sarei riuscita si e no a vedere Bangkok e probabilmente adesso sarei ancora nella regione di Chiang Mai alla ricerca di un villaggio di montagna, è vero che è bellissimo avere la stanza di superlusso, la veste da camera i fiori freschi ogni mattina il frigo bar i cotton fiock il sewing kit, è bellissimo davvero e infatti come insegnarono i miei genitori ho portato a casa tutto il portabile ma mi sa tanto che questo tipo di vacanza non è il tipo di vacanza che fa per me, non in questo momento della mia vita in cui sono così persa e al tempo stesso così in cerca. Sicuramente ci sarà un momento in cui avrò bisogno di comprare il minestrone già pronto sicuramente arriveranno giorni in cui cercherò la scorciatoia il sugo preparato insomma sicuramente ecco io non dico di no, visto che nella mia vita già tante cose inimmaginabili sono cambiate ma ecco adesso forse no adesso più che di trovare ho bisogno di cercare e il senso un pochino amaro di questo viaggio è che non solo non ho trovato niente, che nulla peraltro mi aspettavo di trovare, ma non ho manco cercato, ho solo atteso e vissuto quello che avevo e questo stato un po’ troppo tranquillo forse non si addice alla sottoscritta vitanthai. Ecco questo ho imparato mentre ancora mi mancano le diecimila cianfrusaglie che trovavo al seveneleven, ancora mi mancano i nani thai e il caldo e gli odori, il teak la folla la dignitosissima pulizia, ancora mi manca tutto e già sono dentro nuove e vecchie situazioni che chissà dove chissà cosa mi porteranno.
Ma è stato un viaggio a suo modo faticoso e si vede, sono pesante, stanca, piena di quelli che chiamo i brufoli della riflessione, sono una frittella fritta e rifritta senza mai essere consumata, mi crogiolo  sfrigolo e non arrivo mai sulla carta assorbente, mi sento una schifezza.
Chissà che anche questo strano stato di frittura non porti a qualcosa.

Mi sento un pochino vecchia ecco come mi sento, alla fine di questo viaggio mi sento vecchia, sarà forse per il poliziotto che al controllo passaporti a Roma ha scambiato quattro chiacchiere con me ed è stato insolitamente gentile e divertente e quando ha visto la faccia terrorizzata che avevo nel momento in cui apriva il mio passaporto mi ha detto ridendo “paura eh? ricordi di gioventù?” e insieme abbiamo riso.

Ma io ho pensato che ecco sto raggiungendo l’età dell’insospettabilità, comincio finalmente a sembrare una persona perbene e forse questo è il momento per un atto veramente rivoluzionario, adesso che nessuno se lo aspetterebbe, da questa signora distinta che parla un italiano discretamente forbito e veste in maniera quantomeno dignitosa….

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