C’era questa canzone che non mi ricordo bene, dev’essere una canzone di Gaber, che parlava delle coppie assestate, insomma di quelle coppie che hanno superato la fase dell’esaltazione erotica e che magari convivono da un po’ di anni e più o meno hanno una routine e blabla…e insomma diceva che facevano sesso il sabato, ed era tutto uno scampanare di sciacquoni, nel palazzo di Giorgio Gaber, perchè nell’avanzata Milano tutte le coppie alla moda, assestate ma moderne, magari conviventi senza essere sposate oppure gioiosamente unite in matrimonio civile, felici, realizzate, facevano la settimana corta e il sabato potevano dedicarsi all’amore domestico indi per cui, poiché gli orari più o meno coincidevano, a un certo punto i letti del condominio di Giorgio Gaber si producevano in una sinfonia d’amore coniugale e subito dopo suonavano in trionfo gli sciacquoni a segnalare che l’atto di suprema riconferma dell’esistenza della coppia era stato felicemente portato a termine. Nell’intimità della stanza da letto ma anche nel contesto sociale e socializzato del condominio che partecipava in vece di complice e testimone all’evento.
Ecco, io con la mia produzione artistica sono un pochino a questo punto. Durante la settimana sono borghesemente impegnata a sopravvivere, lotto tra catene della bicicletta che cadono a tradimento, aumenti dell’affitto, lavori che non si sa mai quando ti pagano, formulari che riempio pur sapendo che probabilmente non serviranno pieni a molto più di quello cui sarebbero serviti da vuoti, e finisce che non c’ho tempo per scrivere sul sito, non c’ho tempo per scrivere per la radio, non c’ho tempo per provare a mettere insieme le tremila idee che mi vagano da qualche tempo nella mente e che teoricamente potrebbero portare a qualche nuova produzione.
Oddio, qualche volta arrivo a casa e vorrei dedicarmi a una di queste attività ma finisce che, proprio come un coniuge stanco, mi dico ho mal di testa, mi ciuccio un po’ di rescue remedi per favorire il sonno, infilo i tappi nelle orecchie e rimando a data da destinarsi.
Difficile mantenere viva la passione quando la recessione entra dalla porta, dalle finestre, dalla tazza del cesso e persino dal buco del lavandino.
Così, proprio come nella canzone di Gaber che non mi ricordo bene qual è, finisco per dedicare alla passione un giorno fisso e fesso della settimana, e la domenica scrivo il mio buon post, ci metto impegno, cerco di creare le condizioni favorevoli a rivitalizzare l’emozione, il sentimento, la passione, faccio tutto perbenino, scrivo il mio dignitoso post, mi produco in una più che discreta prestazione, poi se sono di buonumore replico e registro la mia puntatina in radio, sempre cercando di fare le cose perbene, di lubrificare insomma, di essere pronta, disponibile all’eventuale arrivo dell’ispirazione, mi concedo perfino una sigaretta e a volte se sento che può agevolare perchè no un bicchiere di birra o di vino, per rilassare l’atmosfera, abbasso le luci produco un po’ di fumo creo un ambiente ispirante e a volte mi sembra proprio di aver fatto un buon lavoro, ascolto la puntatina, leggo il post e mi sembra di poter essere soddisfatta mi sembra di poter dignitosamente tirare lo sciacquone proprio come Giorgio Gaber però in fondo, ma neanche troppo in fondo, mi rimane quella sensazione (stavo per scrivere quel sapore dolceamaro ma vista la metafora che ho usato mi è parsa un’espressione un po’ troppo spinta per i miei standard fin troppo discreti e virginali e comunque ormai l’ho usata così lascio ai fruitori la libertà di scegliere tra la versione censurata e quella VM18) dicevo mi rimane quella sensazione di contraffazione, di finzione, quella sensazione di posticcio, quella sensazione che non mi piace e che mi lascia un po’ perplessa davanti alla leva dello sciacquone, che mi sembra in fin dei conti di aver finito con l’essere vittima della routine dell’antiroutine
e qui si apre un capitolo che buddha shiva muhammad e persino jesuschrist superstar dovrebbero venirmi in aiuto un capitolo con i controcazzi come si suol dire un capitolone un capitolissimo un capitolo che non so se capitolare e trattare o se resistere e rimandare a una successiva capitolazione che, a questo punto, prevedo accadere domenica prossima, come ho appena avuto modo di spiegare
…
Ci penso cinque minuti.
…
Ecco ho deciso ci provo. E’ difficile perchè si tratta di una rielaborazione, di un’interpretazione non dico della mia esistenza tutta ma certamente di questi ultimi anni che insomma.
La verità è che ho tanto lottato perchè come diceva Capossela non volevo uscire trovarmi un posto l’appartamentino le ferie in agosto pagare i soldi del mutuo e l’affitto la carta da bollo per ogni diritto, ho tanto lottato per non trovarmi a vivere così e in fin dei conti mi sembra che fino ad ora ci sono riuscita, mi sembra, mi sembra di vivere in questa maniera che è un po’ quello che volevo io, andare in giro e blabla non sapere mai come va a finire e nemmeno poi come comincia, potermi permettere di venirmene un anno a Londra perchè non ho nessun capo che mi licenzia e poi prendere andarmene in tour conoscere le persone e andare via prima che la festa sia finita proprio come una misteriosa cenerentola
epperò c’è qualcosa che non funziona, c’è qualcosa che non funziona, perchè alla fine per fuggire alla routine ho dovuto costruirimi una specie di percorso dell’antiroutine, e lo devo seguire tutti i giorni, tutti i santi giorni uno dopo l’altro, e non c’è un sabato che sia veramente un sabato, non c’è una domenica che sia una domenica, è tutto strutturalmente strutturato in modo da essere un benedetto casino, e finisce che per vivere devo fare delle cose che mi rompono egualmente le gonadi dei lavori che facevo prima, con la differenza che prima c’era per lo meno la così detta possibilità di carriera, c’era che ero giovane e talentuosa e menate varie e ce la mettevo tutta e facevo le cose come si deve e allora anche se i lavori mi rompevano mi davano pure una certa soddisfazione e finiva persino che potevo fare la dichiarazione dei redditi, mioddio, per lo stato esistevo in quanto percettrice di reddito, mentre adesso guadagno così poco che non me la fanno fare, la dichiarazione dei redditi, e per lo stato non esisto che va bene, per carità, va benissimo, non chiedevo di meglio che di smettere di esistere per uno stato che fino ad ora diciamo che mi ha piuttosto fottuta però cazzo cazzo cazzo, questa routine dell’antiroutine non è emozionante non è carica di colpi di scena non è imprevedibile è noiosa è propriamente noiosa e null’altro e io mi annoio, solo che mi annoio con molti meno sogni di prima, mi annoio con molte meno lotte di prima, mi annoio come uno si può annoiare a trentun’anni se si rende conto che la sua vita non ha molte possibilità di migliorare e che se tutto va bene le cose continueranno per sempre ad andare più o meno così, sbarcare il lunario, proprio, sopravvivere, pulire il culo ai figli degli altri se non si riesce ad arrivare alla fine del mese
e infine voglio fare una considerazione una porchissima considerazione ecco
io osservo la mia vita in continuazione, la metto a posto la guardo e la riguardo come un quadro in continua evoluzione la guardo cambio un dettaglio o a volte una cosa più grande vedo quello che può diventare e faccio di tutto per farla diventare quello che vorrei io; ma a volte guardo il quadro che sto dipingendo e non mi piace, non mi piace, può capitare jesuschristsuperstar che non mi piaccia il mio quadro e siccome questa è la mia vita ed è l’unica che ho, fino a prova contraria, mi fermo a riflettere, ne parlo con le persone a me vicine, a volte lo scrivo sul blog altre lo dico in radio altre ancora faccio tutte e due insomma ci perdo del tempo perchè la mia vita è l’unica cosa che ho, e quando non va bene mi preoccupo, mi preoccupo moltissimo, a volte mi deprimo anche.
E non è che solo perchè uno fa l’artista (e ce lo caghi che sei un artista, direbbe Pentothal) non ha diritto a preoccuparsi ed eventualmente a lamentarsi. Tutti si fanno il culo? Anche la sottoscritta si fa il culo, e dunque ha lo stesso diritto alla lamentazione di tutti gli altri. Solo che magari mi lamento di una cosa che qualcun altro potrebbe dire ma come fai a lamentarti per questa cosa qui? Io mi taglierei una zampa per averla. Oh, amico mio, nel tal caso sono problemi tuoi.
Io mi lamento quando la mia vita non va bene e se per caso c’è qualcuno che non si vuole ascoltare o leggere o ciucciare le mie sacrosante lamentazioni basta che si chiarisca tra se e sé e non mi ascolti.
Il mondo è pieno di persone che aprono la bocca e dunque amici e amiche se non vi piace quello che produce la bocca mia mioddio, ma chi vi obbliga? Ditemelo chi è che lo vado a menare. Cambiate canale, digitate un altro blog, squagliatevi e lasciatemi libera di lamentarmi delle lamentele mie.
Uff.