Gen 30 2013
Pyongyang- Kuala Lumpur: Far Away, so close
La mia Malesia comincia a Pechino il 25 dicembre.
Eliminato qualsiasi rimasuglio di educazione cattolica, piglio l’aereo il giorno di Natale alzandomi a un’ora improbabile. Ero convinta di aver preparato per bene le valigie e invece come al solito gli ultimi preparativi mi fanno arrivare quasi in ritardo all’appuntamento con l’autista. Telefonino, chiavi, riscaldamento, ma soprattutto rubinetti. Quando si lascia questa città per alcuni giorni la cosa fondamentale sono i rubinetti. Che se per caso ti dimentichi un rubinetto aperto in uno dei lunghi momenti di razionamento dell’acqua, poi ti trovi il palazzo allagato. E siccome mi e’ successo appena una settimana fa, il 25 dicembre prima di chiudere casa faccio il giro delle tubature almeno quattro volte, andandomene comunque un un gusto d’irrisolto in bocca e il terrore che la vicina di sotto si ritrovi nuovamente la cucina allagata a causa mia.
Piccole paranoie da paese in via di sviluppo, che danno un tocco d’avventura alla noia della quotidianità. Ma questa è un’altra storia, che racconterò forse fra un anno o due, o forse mai, dipende da quanto mi pagano.
L’aeroporto è tanto freddo quanto la strada e l’auto. Non vedo l’ora di salire a bordo. Ma come al solito le procedure sono lunghissime, mi si ghiacciano i piedi, le mani, il naso. I locali paiono impermeabili al gelo, chiacchierano come se niente fosse mentre le uniche due occidentali presenti in sala d’attesa, io e Julie, la mia compagna di viaggio, tremano come foglie sferzate dalla tramontana.
25 dicembre 2012, tra sei o sette ore la mia famiglia si sveglierà e farà colazione con pandori e panettoni, litrate di caffelatte ma con il dolcificante, che tutti sono categoricamente ed eternamente a dieta, una specie di maledizione di Sisifo che distingue come un dna il mio albero genealogico. Io non ci sarò, perchè sono a 10.000 km di distanza dall’Italia, a meno 17 gradi, ad aspettare il mio aereo per Pechino. Che finalmente parte. Guardo la città che diventa piccola piccola e poi scompare: la mia vacanza è cominciata.
La Malesia è allora un po’ Cina e un po’ Tailandia, prima di essere Malesia. Pechino ci accoglie con tutti i festoni di un natale inutile, commesse travestite da babbonatale e l’estetista che mi fa i peli indossando il rituale cappello rosso e bianco. Ceniamo alle cinque, che abbiamo una fame boia, nel ristorante thai più fico del quartiere, e io mi sento proprio una signora mentre accarezzo i piatti di legno e ciuccio il mio succo armonizzante rivitalizzante energizzante al cetriolo cocomero cavolo cinese coriandolo cumino carota.
In Cina come di prassi ci si sta solo il tempo necessario per riabituarsi al capitalismo e comprare le cose imprescindibili. Nel mio caso un costume, che come al solito ha il reggipetto troppo piccolo ma è il migliore che ho trovato, ho dovuto contrattre mezz’ora per ottenerlo a un prezzo decente, maledetti mercanteggiatori cinesi e maledetti mercati sempre troppo pieni di turisti imbambolati. Ma insomma alla fine il costume è in borsa, le creme solari si compreranno a Kuala Lumpur, il messaggio di risposta automatica dell’email è stato attivato e tutto è pronto, compreso un grosso sacco nero dove chiuderò cappotto sciarpa guanti e cappello per ben 18 giorni. Non ci posso credere. L’ultima vacanza così esotica risale al 2010 e fu il tremendo soggiorno in Tailandia con il mio ex, non ci voglio manco pensare. Quanto disamore, quanta tristezza, quanta pochezza. Ma il primo proposito per il 2013 è, appunto, smettere di pensarci, e proprio per questo me ne vado in Malesia, costumino in borsa e una guida letta e studiata fino all’inverosimile.
Neanche si fa in tempo ad abituarsi al caos di Pechino che si è sull’aereo per KL. Sei ore di volo e nemmeno un’ora di fuso orario. Il viaggio perfetto, completamente verticale, la chiara, inebriante direzione è il meridione o, in un’altra prospettiva, il centro della superficie terrestre.
L’unica, terribile ed eccitante differenza è in temperatura: passiamo dai -17 a + 27, esattamente quaranta gradi di differenza, e in fondo è proprio per fare questa esilarante esperienza termica che abbiamo scelto la Malesia.

