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Mag 17 2011

guida intergalattica per attivisti, settimo episodio

Chi l’avrebbe mai detto che saremmo arrivati alla settima tranche di questa sgarrupata turnè. Saliamo e scendiamo scalinate che ci portano sempre in posti diversi da quelli che ci aspettavamo, ogni stanza nuova è una sopresa e una meraviglia, è tutto un camminare ininterrotto, la papaleomobile viaggia su e giù per la penisola e noi dentro, Papaleo, Vitantonio e il mostro, che sarà pure silenzioso ma occupa spazio assai, tanto che ormai lo specchietto retrovisore lo usiamo per guardarci tra di noi.
Chilometri abbiamo macinato anche questa settimana, giovedì siamo stati a Schio, all’Arcadia, che io non ci ero stata mai e mi è sembrato proprio un posto bello, un baluardo di resistenza in mezzo a una Pianura Padana Infinita, e poi le persone che ci hanno accolto, tutte giovani, battagliere, presenti cavolo. Abbiamo mangiato le prime ciliegie della stagione e anche là ci siamo fatti raccontare delle lotte, dei progressi, dei passi avanti e di quelli indietro, dell’occupazione e dell’assegnazione, di come sia difficile, di come sia bello. Luminosa e immensa l’Arcadia, ed è vero che le persone non erano moltissime ma a me sembravano una moltitudine, e l’ho fatto proprio emozionata, lo spettacolo, anche se ero stancastanca e pure Papaleo era stanco, che la sera prima ci eravamo prodotti in un eccesso di supergiovanismo e nessuno dei due aveva recuperato abbastanza. Ma durante quell’ora di spettacolo tutto si spegne tranne la voglia di raccontare e il senso di essere sul palco a raccontare non solo la storia nostra ma quella di molte e molti altri. Così ci siamo prodotti nella nostra ennesima acrobazia dell’anima, noi precari dell’esistenza come tutti quelli che ci ascoltavano, e poi ci siamo commossi nel sentire i racconti della loro partecipazione, ci siamo inteneriti, ci siamo incazzati, siamo insomma come ogni volta passati attraverso stati d’animo numerosi e diversi. Ma eravamo troppo troppo stanchi e infatti appena saliti in auto Papaleo si è addormentato e io ho guidato silenziosissima dentro la Pianura Padana Infinita verso la basilica di San Luca che nella mia testa luminesceva quale miraggio. E’ stato un viaggio di ritorno che io non dimenticherò mai e del quale però non riesco a scrivere perchè mi sembra che sia ancora tutto incollato dentro di me. E allora ci siamo presi un venerdì di pausa da noi stessi, a Bologna si respirava l’eccitazione della fine della campagna elettorale, le compagne e i compagni stanchi stravolti felici si facevano gli ultimi sbattimenti, io ho volentieri però declinato l’ultimo aperitivo, poichè al penultimo mi ero conciata come un tappeto fradicio e volevo invece rimanere lucida in vista del viaggio di sabato.
E ho fatto bene, dal momento che sabato mattina il socio mi chiama con la voce di uno che ha passato una nottata a dir poco singolare, lo vado a raccogliere al bar che c’è pure Fabiano che ci fa il caffè della partenza, sotto gli occhiali il socio ha due crateri io lo carico in macchina e me lo porto direttamente a mettersi a mollo nel gelido lago Trasimeno. Fa caldo oggi, sembra proprio estate, siamo diretti verso la capitale, oggi come un mese fa, il bagno fa sbollire gli ultimi vapori d’alcool al socio, ci stendiamo sull’asciugamano tunisino e ricominciamo a chiacchierare come ci succede ogni tanto, di tutti i fatti nostri, senza nessun ritegno, come se avessimo gli arretrati di una vita coi quali metterci in pari.
Abbiamo deciso che queste turnè ce le faremo passare al meglio possibile, che questo è tempo nostro e che la prima piccola rivoluzione sta forse proprio nel riappropriarci anche di quelle che avrebbero potuto sembrarci inutilissime ore di spostamento e che invece sono diventate le preziose ore del nostro metabolizzare insieme e separati che non è che poi facciamo tutto insieme, non è che poi pensiamo sempre la stessa cosa, anzi a volte con gusto e un poco di dispetto ci becchiamo ridendo poi di come le cose passino diversamente nelle nostre teste. Il conflitto è confronto, ci ripetiamo, e a volte con un pochino di gusto ci mettiamo pure lo sgambetto. Tanto che proprio appena arrivati nel bellissimo granderrimo e supercolorato Strike io butto il socio nel bel mezzo del dibattito su Frame, pur sapendo che è ancora mezzubriaco, e lo obbligo a fare un intervento che gli viene, lui malgrado, benissimo. Egli insiste che è l’alcool, io dico invece che quando ci chiedono di contestualizzare politicamente l’avventura Papaleo-Vitantonio dovrebbe parlare sempre lui, che io ho una lingua troppo spesso non comprensibile, io solo di teatro devo parlare, se parlo di politica le persone si trasformano in grandi punti interrogativi e mi guardano con sconcerto, mentre il socio è proprio capace di restituire tutte le cose che ci mettiamo e l’entusiasmo e le sfide e le considerazioni e i punti e le linee.
Papaleo mi guarda un poco perplesso ma lo sa anche lui che ormai l’ho braccato e non si può sottrarre al sacro dovere della mitopoiesi, come dice lui.

E’ un’emozione grandissima fare il nostro piccolo spettacolo davanti agli studenti medi, gli studenti medi! finalmente tocchiamo con mano e scopriamo che non sono solo una figura di qualche surreale bestiario, eccoli, davanti a noi, stanchi dopo due giorni di meeting ma entusiasti e soprattutto presenti, io mi emoziono così tanto che sbaglio quasi un attacco ma poi è un attimo di nuovo sono perfettamente in equilibrio sul filo della storia e mi sembra che il socio lo faccia proprio benissimo, stasera, lo spettacolo, a un certo punto io lo guardo e lui mi guarda e vabbè mi sa che questo sta in un altro copione, comincio a confondermi a parlare come scrivo a scrivere come interpreto le storie si mescolano e io mi rincoglionisco.
Tanto che finisce che dopo lo spettacolo balliamo fino alle quattro la musica tecno proprio come due giovani (cioè, che lui è giovane davvero, e in fin dei conti pure io, diciamolo) e ci ritiriamo al pointbreak, lo studentato magnifico di via Fortebraccio, praticamente distrutti, che non facciamo nemmeno in tempo a dirci buonanotte socio buonanotte socia che già russiamo come due maiali.

Mi sveglio di umore pessimo che ho fatto dei sogni che mi verrebbe da ammazzare una buona dozzina di persone, socio compreso, ma la giornata è lunga, passeggio per Roma mentre lui dorme ancora poi quando si sveglia ci mettiamo in macchina e al contrario dei nostri auspici piove, cazzo, e al mare non si va. Ma finisce che questa pioggia unita alla lunga seduta di psicanalisi dell’automobile mi lava via tutto lo schifo della notte trascorsa ed arriviamo a Bologna carichi, emozionati, che ci aspetta una cosa che non ci è successa mai prima di oggi ovverocchè per la prima volta sentiamo che il nostro voto abbia un senso. Allora decidiamo di farlo insieme e io mi sento proprio emozionata, orgogliosa e felice, con il socio che mi aspetta fuori dal seggio e io che aspetto lui, per la prima volta questa parola, rappresentanza, mi suona come una parola reale o per lo meno possibile e non come una beffa. E mi sento veramente veramente fortunata per aver potuto dividere questa cosa con Papaleo e non averla fatta da sola come temevo sarebbe successo. E allora non so come andrà ma mi sono veramente sentita orgogliosa di poter sostenere il candidato che stimavo ovvero Carlo che secondo me cavolo sarebbe bellissimo se fosse eletto perchè è proprio uno che le cose le sa fare, le vuole fare, le fa e ci crede pure.

Non è finita la nostra turnè, sentiamo sempre più forte, ad ogni ritorno, il bisogno di non staccare immediatamente di prenderci il tempo per decantare per spogliarci di tutto quanto accaduto, io per lo meno sento che ho bisogno che il socio mi racconti lui che ne pensa lui come le vede, le cose, perchè per me lo sguardo che ha lui sulle nostre avventure è imprescindibile, perchè è un pezzo importante fondamentale di quello che succede, e allora andiamo a cena tirando in mezzo anche Laire e finisce come direbe mio padre a trippa torcinelli e testa ovvero ci divertiamo tantissimo e non riusciamo a smettere di ridere, e io proprio così mi voglio ricordare la fine di questa turnè, con noi tre che ridiamo come matti e la gelataia che ci guarda tra lo sconcertato e il felice mentre le risate si impadroniscono di tutti quelli che ci stanno attorno.

Che poi volevo dire una cosa. Cioè, che per me questa turnè ha un senso. Un senso diverso da quello che avevano tutti gli altri spettacoli. Che lo so che fai l’artista e ce lo caghi che sei un artista insomma lo so che il mondo non gira attorno a me agli spettacoli alla papaleomobile eccetera però a me questo viaggio mi pare una piccola intensissima esperienza di rivoluzione, e mi pare che ogni giorno quando col socio riusciamo a fare le cose, quando riusciamo pure a superare il momento dello scazzo, quando riusciamo a vedere le persone con occhi simili, quando montiamo in fretta ed efficienza e ognuno sa quello che deve fare però anche siamo emozionati perchè attorno a noi c’è ogni sera un mondo nuovo, quando mi rendo conto che scrivo dicendo noi e non è grave, no, è anzi bello e intenso, quando succede tutto questo io penso che forse sarà davvero il mio ultimo spettacolo, che forse sarò scomparsa tra pochissimi mesi, che diventerò una grigia assistente in qualche organizzazione internazionale per l’ulteriore sfruttamento dei già sfruttati, però questi mesi a me mi sembrano una specie di regalo per i miei passati 32 anni di sbattimenti, mi sembrano il pacco a sorpresa, mi sembrano il treno che finalmente ho preso dopo tutti i treni che, prima, avevo perso.

E poi ci sono molte altre cose, che non so (non voglio), raccontare.

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Mag 10 2011

guida intergalattica per attivisti, sesto episodio

Comincia alle sette di mattina, questo pezzo di turnè. E’ sei maggio e abbiamo uno sciopero generale davanti a noi, splende il sole alto e tondo su Bologna mentre come al solito sbaglio luogo dell’appuntamento e mi fiondo in porta Sant’Isaia salvo poi capire che non era la porta giusta. Ma per fortuna sono un po’in anticipo, e non appena recupero il luogo giusto dell’appuntamento ci trovo proprio tutt*, pure un sacco di coraggiosissime presenze dalla radio, Laceci pronta col suo diggeisett sul nostro magico camioncino ecosostenibile, Minocip superattivo alla guida e gli altri tutti affaccendati chi con gli striscioni chi con i giornali chi semplicemente con i gossip che sono sempre molti e non facciamo in tempo a stare dietro a tutto.
Bella piena mattinata di sciopero, cantiamo ridiamo abbiamo il sole che ci illumina la faccia e ce lo meritiamo tutto, abbiamo lottato con le unghie e con i denti per questa giornata e adesso è tutta nostra, balliamo a ritmo con la musica della Ceci che ci mette pure Erpiotta e io penso proprio che gli squali non ci avranno mai. Laste minaccia di menarmi se oso dire un’altra volta che lei non è una vera giovane, io rido e cammino a ritmo con la musica mentre Laire dice shallallallalla. Arrivati in piazza ecco che cominciamo il nostro già dichiarato corteo selvaggio e ci riappropriamo a gruppetti di questi maledetti negozioni accaemme futlocher sarcazzo ma anche di coop, ci sono tutti i commessi che guardano in basso perchè sai mai, se si scopre che hanno in simpatia gli scioperanti li cacciano subito fuori a calci in culo. Mettiano i nostri striscioni chiusopersciopero e ci sono dei compagni proprio ispirati che al megafono dicono cose che io penso cazzo è proprio così. Siamo un po’ stanchini, ogni tanto guardo in direzione di Francis che sta sempre dove c’è un raggio di sole con la sua maglietta viola dell’ex mattatoio, noi precari dello spettacolo stamane scioperiamo  ma già siamo pronti per andare a lavorare a portare il nostro piccolo pezzo di rivoluzione in giro per l’Italia.

E infatti è un attimo, saluto tutte saluto tutti e vorrei stare tutta la giornata con loro a ballare cantare e magari mangiare un panino di quelli fatti dalla tippiò crew ma invece partiamo e andiamo nientepopodimenocchè a Marghera. Ci ho un po’ d’ansia e non so ancora che questa ansia me la porterò appresso tutta la turnè. Penso che sia dovuta al fatto che stasera mi vedranno i compagni e le compagne del Rivolta che insomma mi conoscono da quando ero una sbarba, non mi faccio troppe domande mi impongo alla guida così non penso (spero) ma invece il cervello mi va a mille e finisce che prego il Socio di ascoltarmi che così ripeto il monologo che dovrò fare martedì peraltro in assenza sua e vai ci ho pacchi di ansia attorno a me che si moltiplicano.
Eccoci al Rivolta, bellissimo con i suoi tetti che sembrano onde e pezzi di cielo, e mi sento un pochino a casa. Ci parliamo dello sciopero e cazzo loro si sono alzati alle cinque per picchettare le fabbriche, io una volta di più penso che i compagni sono proprio belli, perchè ci credono assai assaissimo e si svegliano pure alle cinque il giorno dello sciopero. Ma l’argomento topten è il nuovo sito di Sherwood e tutto quello che ne consegue, Graz ci spiega tutto con l’entusiasmo di un adolescente e io mi lascio trasportare dai suoi racconti della radio del futuro e tutto mi sembra bellissimo non vedo l’ora di vedere gli studi nuovi e penso che anche io voglio fare i racconti di lucilla con la uebcam cazzo.
Facciamo infine il nostro spettacolo con tanto di uebstriming, sono emozionata, è qua che tutto è cominciato e penso (e dico al socio) ti rendi conto? se fossero andati male quei quindici minuti non l’avremmo fatto mai, e forse è un caso forse no che proprio il giorno dello sciopero generale siamo qua, come se avessimo in qualche modo chiuso un cerchio ma forse no non è un cerchio a me i cerchi non mi piacciono. (Ma dentro di me ho tremila pensieri e uno è proprio il destino di questa turnè vorrei tanto parlarne con Francis ma mi sento appiccicata dentro di me e allora devio ritardo svicolo annego nello spritz).
Non ce ne vogliamo proprio andare da Marghera perchè sembra che tutti ci amino e io mi sento un po’ a casa ma sappiamo che domani c’è un’altra lunga giornata davanti a noi allora ecco a un certo punto ci rimettiamo sulla nostra lucillomobile e voliamo a Padaniacity dove dormiamo dalla mia amica Tori che io non la vedo mai e sono proprio contenta.
Il viaggio è difficile. Abbiamo i pensieri. Penso che forse Francis non ce li avrebbe, i pensieri, se non glie li mischiassi io. Poi penso che no, lui ce li ha comunque, i Francispensieri.
Ci svegliamo a Padaniacity e nonostante il sole nonostante la splendiderrima giornata il piombo incombe su di noi, passeggiamo cercando di goderci la mattinata, porto Francis al Pedrocchi e facciamo tutte le cose che due veri turisti devono fare a Padaniacity tipo mangiare i tramezzini caldi del Nazionale ma la verità è che non vediamo l’ora di andarcene e allora via, sfrecciamo di nuovo sulla lucillomobile verso Falconara dove ci aspettano i compagni del Kontatto.
Ma per la strada facciamo una cosa proprio da turnè ovvero usciamo dall’autopista e ci facciamo il bagno, il bagno, Francis e io in costume, un freddo porco e noi che urliamo e ci facciamo il bagno e poi ci mangiamo pure il gelato proprio come le star del rock’n roll.
Arriviamo tutti salati dai compagni del Kontatto.
Che noi non li conosciamo, però dalle telefonate sembrano proprio simpatici. E infatti arriviamo e loro stanno in questo angolo di paradiso schiacciato sotto la maledetta raffineria dell’api, ma il loro paradiso se lo proteggono eccome, e ci accolgono e ci festeggiano e ci fanno persino mangiare il mata hambre e ci chiedono e ci raccontano, ancora parliamo del nostro sciopero generale, a me sembra che dai loro racconti esca luce e pura vita esca generosità e mi dico meno male, meno male che siamo venuti qua a fare lo spettacolo, infatti quando poi lo faccio, con Francis soprelevato alla mia destra, mi viene proprio da commuovermi, e me li guardo tutti e me le guardo tutte, uno per uno una per una, e quasi vorrei fermarmi per piangere un pochino di commozione. Mi sembra di non farlo così bene da secoli, lo spettacolo, forse proprio perchè oggi ho proprio l’impressione che queste persone l’abbiano fortissimamente voluto e allora anche la mia piccola parte di militanza ritrova senso. Guardo Francis e penso che forse anche lui sta pensando le stesse cose.
Finisce a gioia e borghetti, e sono le tre quando riusciamo ad andarcene a dormire da Reka e Pa che per me oh, sono proprio degli eroi, ci accolgono in questo meraviglioso nido di gioia e io non vorrei dormire vorrei solo ascoltare i loro racconti ma invece a un certo punto mi rendo conto che sono discretamente ubriaca allora dico ciaociao a domani.

Eh si, perchè abbiamo deciso con Francis di farci un regalo, che ce lo meritiamo. E’ domenica e andiamo al mare, che questo sole chiama fortefortissimo. Reka e Pa ci portano al Conero che io non ci ero mai stata ed è un vero e proprio paradiso, il sole mi fa diventare subito tutta marroncina e collasso con tanto di bavetta sull’asciugamani della turnè mentre i tre rivoluzionari al mio fianco continuano a chiacchierare e io mi sento serena e rassicurata proprio come quando da piccola mi addormentavo mentre i grandi parlavano di politica.
E poi quando mi sveglio c’è solo una cosa da fare: il bagno dentro quest’acqua gelida e profonda come piace a me, sguazzo che è una meraviglia e penso, mentre li guardo da lontano, che mi sembra proprio di conoscerli da una vita, Reka e Pa, che non finisco mai di stupirmi della generosità, della gioia, della condivisione, che questa turnè si mi ha fatto fare un sacco di date ma soprattutto mi ha regalato le persone, le storie, mi ha regalato le lotte degli altri e io mi sento grata, mi sento, mi sento che nessuna turnè in un teatro mainstream potrebbe regalarmi tanto, e forse in questo momento riesco addirittura a spegnere un pochino il cervello che non si ferma un attimo oramai dal sei maggio.
Non ce ne vogliamo andare. Lo sappiamo che dovremmo perchè al tippiò c’è l’aperitivo della radio e dovremmo e vorremmo esserci, ma proprio non li vogliamo lasciare questi fratelli che abbiamo incontrato. Nel viaggio di ritorno scherziamo e ci prendiamo in giro e io penso quasi quasi rimango qua chi me lo fa fare a tornare a Bulagna.
Ma poi è un attimo, siamo già nella lucillomobile e guido io, Francis è stanco, io pure, e in più c’ho il mio rumore di sottofondo che non mi lascia un attimo. Nemmeno il nostro gioco nuovo sembra funzionare, mi sento intasata.
Ancora una volta imparo a fidarmi di Francis e finisce che al tippiò ci vado pure io nonostante tutte le mie riserve e mi diverto pure, ci sono i miei amichetti stretti della radio e io sono felice di poter dare una mano a fare le torrette coi bicchieri puliti.
Poi ecco, finisce che vado via, finisce che mi ritiro nella mia intimità e finisce che finalmente mi spengo, con un po’ di violenza ma evidentemente non avrei potuto fare altrimenti, finisce che sono tutta dentro di me, finisce che le parole sono importanti, e io me le ricordo. Finisce che è già giorno, e mi aggrappo agli ultimi sguardi segreti mentre bevo litrate di caffè che dovrebbero riportarmi nel mondo del master e dell’efficienza e invece mi portano solo la tachicardia.
Finisce che è lunedì, e anche questa volta cel’abbiamo fatta.

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Apr 21 2011

lunatica uneunquarto del mattino

Questa luna mi pende addosso come una spada di Damocle.
Una luna gigantesca, che mi gronda e mi trasuda sulla testa gli odori delle ore trascorse.
Sono a Reggio nell’Emilia per guadagnare centosettacinque euri facendo il mio bello spettacolo di merda davanti a gente che vorrebbe vedersi la partita del milan e infatti mentre provo a mettere le parole in fila mi urla di abbassare la voce, grida che vuole un’altra birra, bestemmia perchè il megaschermo è spento e io non mostro neppure le mutande.
Dormito un’ora o forse due, mi ricordo alcune cose di ieri sera e le metto insieme a un altro paio di dettagli raccolti stamane mentre cercavo di rendere presentabile la mia casa. Brandelli di esseri umani sparsi nei miei diciotto metriquadri, litri di caffè, pacchetti di sigarette inesorabilmente e inderogabilmente vuoti. Eppure devo averne comprati tre, ieri. Tre bei pacchetti di sigarette, chissà che cosa ne ho fatto.
Reggio nell’Emilia è una bruma pesante che si abbatte sul mio spleen e me lo infila addosso come una ciambella di quelle che dovrebbero salvarti la vita quando stai per annegare e invece finiscono col soffocarti perchè non sai dove cacciare la testa.
Non voglio fare lo spettacolo, mi addormento mentre ripeto la parte e ho le cosce che mi fanno male nonostante mi sia riscaldata perbenino nel retrocesso di questo locale perduto nelle viscere di padaniavalley.
E già sono in auto verso casa. So che avrei dovuto rimanere a dormire a Reggio perchè sono sfinita perchè sono notti intere che non dormo perchè mi si chiudono gli occhi e perchè in fondo a Bologna non ho niente di meglio da fare che comprarmi un altro pacchetto di sigarette al distributore automatico in porta Castiglione. E invece torno, cantando i csi come un’imbecille, che conosco le abitudini so i prezzi e non voglio comperare né essere comprato, e ciò che deve accadere accade, e la retta è per chi ha fretta non conosce pendenze smottamenti rimonte. Om mani padme om.
Ho sonno.
Questa luna è così grossa che fra un po’ cadrà sulla mia automobile e di me non rimarrà neppure il testamento perchè non ho fatto in tempo a rifarlo e l’ultima volta che l’ho scritto era troppi anni fa, molte delle persone cui lasciavo i miei pochi beni sono oggi bell’e morte assai prima di me.
Con l’ultimo spiraglio di pupilla guardo la basilica di san Luca e mi dico occhei è fatta anche questa, ci ho una vita che se ne racconto anche solo metà a un adulto normale gli piglia una sincope, ma per fortuna non conosco adulti normali. Forse non conosco adulti.

Mi ricordo di una notte di una mattina di un’alba mi ricordo di aver dato fondo alla mia riserva di felicità meccanica mi ricordo vino mi ricordo luce bellezza fumo di sigarette mi ricordo passeggiate mi ricordo ma forse anche no facciamo che no.

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Apr 19 2011

guida intergalattica per attivisti, quarto episodio bis

Succede così, che ci sono delle volte che ci ritroviamo intimi a chiacchierare davanti a un gelato e mettiamo in fila i pensieri gli impegni le paranoie, per partire poi il giorno dopo un po’ più sereni un po’ più leggeri. E così quel giovedì 14 sono andata via a piedi sotto una pioggerellina sottile mentre il mio socio si regalava ancora una mezz’ora di gioventù. Avevamo parlato di Vik e del suo sequestro. Io immaginavo un’altra snervante attesa come quella di molti anni fa, che ci aveva fatti trepidare per la Sgrena.

Ma è prestissimo venerdì e dobbiamo partire per Roma. Mi sveglio e subito leggo il messaggio della Ire che mi fa capire quello che nessuno si aspettava. Mi viene una specie di velocissimo capogiro. Apro il computer, non voglio vedere i video e soprattutto non voglio leggere i mille coccodrilli che già affollano le pagine di siti internet e facebook. Come mio solito mi aggrappo alle cose materiali faccio la valigia preparo le cose faccio disfo e rifaccio cercando di non perdere il centro cercando di non farmi prendere dall’incredulità dallo sconforto cercando di stare dentro la stronzissima tabella di marcia ma ecco proprio quando penso di avercela fatta Francis mi chiama e mi chiede un’ora in più, che lui proprio non ci sta dentro. Non ci diciamo niente. Ci incontriamo al solito posto infame carichiamo e cantiamo De Andrè come due adolescenti brufolosi e depressi fino a quando non ci rendiamo conto che già abbiamo superato l’appennino e siamo inevitabilmente inesorabilmente verso sud.
Cominciamo a respirare.
Arriviamo a Roma che già siamo forse un po’ più leggeri anche perchè sappiamo che ci accoglieranno compagne e compagni che con noi condividono l’incredulità la rabbia lo sconforto.
Roma ci rapisce. Montiamo, salutiamo, abbracciamo, riconosciamo i volti, ci raccontiamo. Quelli che erano con me in Tunisia mi sembrano fratelli di incredibili avventure con cui mi accorgo di avere un’insperata intimità. Esc è bello e tutti sono efficienti. Ci mettiamo pochissimo a preparare le nostre quattro cose e già siamo in marcia verso il Sans Papiers dove radiosonar ci farà la nostra terza intervista. Siamo a Roma, dove tutto è cominciato, e di nuovo ci afferra l’entusiasmo per quest’avventura incredibile nella quale ci siamo lanciati, di nuovo ci diciamo quanto siamo privilegiati nel poter girare tra tutti questi spazi e conoscere un pochino delle loro incredibili realtà, ascoltare i racconti e le storie le lotte gli entusiasmi i problemi. Attorno a noi la sera è mite, il barista di Porta Maggiore ci fa assaggiare un liquore impronunciabile e ne decanta doti e virtù suscitando il nostro stupore. Noi, meridionali più o meno felicemente emigrati nella ex rossa Bologna, finiamo con lo stupirci quando un barista oltre allo scontrino ci regala un sorriso e due parole, e appena usciti ci affolliamo di commenti su quanto la gente qui sia aperta disponibile o semplicemente umana.
Al Sans Papiers mi pare di essere a casa e questa sensazione me la porterò addosso per tutto il mio soggiorno romano. Facciamo l’intervista   e ci sentiamo proprio dei supereroi, io personalmente sono proprio contenta di averci un socio che sa dire così bene le cose che invece io non mi so cavare dalla bocca, ci passiamo la palla come due veri professionisti dell’intervista, e intanto attorno il calore e i sorrisi dei compagni della radio che già promettono di occupare le prime file per fare il tifo durante lo spettacolo.

Cazzo, lo spettacolo! E’ proprio ora che corriamo indietro a Esc, in quella via dei Volsci finalmente risignificata. C’è Rapa, che tre settimane fa praticamente non conoscevo, e che adesso mi abbraccio a lungo e ripetutamente, e c’è pure un ragazzo simpaticissimo con cui ero andato in Tunisia che mi parla per mezz’ora e poi mi dice “oh, allora rimani a vedere lo spettacolo stasera?” e io rido tanto che quasi non riesco a spiegargli che lo spettacolo lo farò proprio io. C’è Sacco che è l’alterego di Francis a Esc, c’è la Vane che mi porterà poi in motorino fino al superstudentatoccupato, ci sono un sacco di facce che conosco e che sono felice felicissima di rivedere. Sono così agitata che non riesco nemmeno a cenare con gli altri, e finisce pure che per uno strano incidente rimango chiusa in bagno nell’ilarità generale. La sala si riempie come non pensavo si sarebbe riempita mai, c’è il sans papiers in delegazione d’onore, ci sono amici che non vedevo da anni, ci sono nuovi allievi e persone ritrovate grazie alla tenacia, ma ci sono anche Fabietto Lontra e Jim, come a dirmi che anche questo pezzo fa parte di me, della storia che mi sto scrivendo, e forse un pochino anche di loro. Ci sono poi persone che non conosco e che semplicemente erano in piazza il 14 dicembre e io mi sento onorata nel poter fare lo spettacolo per loro.
Siamo sul palco, Rapa dice poche commosse parole per Vik e io mi sento proprio come se le stesse dicendo anche per me e per Francis, per questo viaggio silenzioso e per la nostra incredulità. Lo spettacolo va come un concerto rock. Non ci posso credere, a tutti questi applausi, e Francis nemmeno ci può credere, ci guardiamo ci abbracciamo c’abbiamo due sorrisi che straripano dalle facce e il resto della sera sono chiacchiere e abbracci e la folle corsa in motorino con Vanessa verso la mia stanzetta al Point-Break, un miracolo di occupazione e cocciutaggine nel quale mi sveglio poche ore dopo e faccio colazione nel giardinetto, tra le spezie appena piantate. Tante troppe storie ho raccolto e custodisco e non riesco a rimetterle in fila, anche perchè già Francis mi è venuto a prendere, già salutiamo con un po’ di tristezza, già siamo di nuovo in viaggio verso L’Aquila.
La nostra auto-pensatoio è piena delle sensazioni dei pensieri delle riflessioni che ci scambiamo e pure di qualche paranoia che nonostante l’energia che ci ha regalato Roma viene fuori e ci fa rosicare un pochettino. Proviamo a dirci le cose proviamo a essere onesti un poco ci specchiamo l’una nell’altro con umiltà con incertezza con curiosità e attenzione nell’esplorare le differenze. Siamo così presi dentro una delle nostre sedute di autocoscienzateatralpersonale che quasi non ci rendiamo conto di essere arrivati a L’Aquila. Ma la devastazione, le macerie, i ponteggi abbandonati ci riportano coi piedi per terra anzi sotto-terra.
Arriviamo alle Casematte e i compagni ci accolgono con la loro schietta allegria da stato d’emergenza, ci guidano nella loro tana guadagnata coi denti e con le unghie, ci introducono nel mondo del terremoto permanente  ma io non reggo il colpo. Mi sembra che Francis sia riuscito in qualche modo ad ammortizzare la botta invece io in mezzo a tutte queste macerie mi sento sprofondare e mi torna un po’ di buonumore solo quando mi metto a dare una mano per l’allestimento del tendone.
Fa freddo, fa un freddo porco e maledetto e faccio lo spettacolo con il giubbino che ho preso a prestito al Tettafreeshop, una delle innumerevoli strutture di solidarietà che gli Aquilani hanno messo in piedi in questi due anni di terremoto perpetuo.
Ed è difficile fare lo spettacolo in questo tendone, è maledettamente difficile perchè mi sento incazzata e scorata e soprattutto inutile ma poi quando ho finito vedo i sorrisi sento i commenti entusiasti e allora penso che forse anche il nostro spettacolo ha portato un mattoncino di utilità a questa casa in difficile costruzione.
Dormo nell’alcova del sonno e la mattina dopo mi improvviso cuoca per ringraziare e anche di nuovo per non cadere nello sconforto di questa terra così squarciata.
Salutiamo abbracciando chi rimane a lottare e dobbiamo tornare a Roma, eh già, perchè Superfrancis nell’entusiasmo romano si è dimenticato un pezzo di microfono là e bisogna assolutamente recuperarlo. All’inizio siamo un po’ scazzati per questo incidente ma poi ci rendiamo conto che ripassare da Roma ci fa proprio bene, andiamo al teatro occupato e di nuovo abbracciamo parliamo ascoltiamo ma quanto cazzo si abbracciano questi romani io sono sconvolta il mio pudore viene seriamente messo alla prova mi sento tutta un friccico in mezzo agli abbracci romani.

Ripartiamo cantando Rino Gaetano e promettendoci nuovi viaggi nuove avventure, il pensatoio carico di questi quattro giorni viaggia verso nord e ci porta a cena a Chianciano dove divoriamo carne rossa che ci fa ridere e ripartire con la voglia di andare a ballare e forse anche di non chiudere questa lunga turnè in maniera tanto repentina.
Ma già vediamo la Basilica di San Luca, la nostra casa scelta e un po’ anche capitata, già siamo alle domande di prassi, a che ora ti svegli? io presto e tu? mi dispiace di lasciare Francis così di colpo mi dispiace che il viaggio non ci abbia regalato una decompressione migliore mi dispiace che sia trascorso questo nostro tempo.

E già apro un’altra porta segreta, già questa notte bolognese mi accoglie, i miei piedi percorrono la città, mattonella dopo mattonella, e sono felice nel non vedere le rovine nel non toccare le macerie, sono felice di questo silenzio, sono grata per queste ultime ore prima del sonno. Sento il corpo che si rilassa e mi tocco le braccia la pancia le gambe per riconoscermi, ascolto musica che non ricordavo, apro dopo anninteri le straordinarie avventure di Pentothal, respiro, sempre più lenta, sempre più sazia, sempre più grata.

Questa mattina mi sono svegliata, ho sorriso per qualche secondo, e poi ho dormito di nuovo.

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Apr 17 2011

guida intergalattica per attivisti, quarto episodio

Che provo a mettere da parte questo maledetto spleen, per tornare a mercoledì, quando abbiamo percorso le orme di Tondelli sulla sua autobahn verso il Brennero, e davvero un pochino sentivo l’odore del mare proprio come dice lui, e mi pareva di non essere mai andata così a nord dello stivale, il tempo era ancora mite e Trento ci ha accolta coi suoi sensi unici e le sue scritte in tedesco, e il centro sociale Bruno era tiepido, i compagni disponibili, il socio come al solito pieno d’iniziativa ha montato una scenografia che alla faccia di Grotowski e del suo teatro povero, il vino buono, il tagliere ricco, le persone accoglienti calde partecipi, la caffetteria di yabasta e il mercatino della terra che a me pare ogni volta un miracolo. Abbiamo fatto il nostro spettacolo, la nostra fetta di militanza quotidiana, siamo stati in mezzo alle persone e poi via, verso la casa e la tisana e i lettini preparati per noi proprio come quelli dei sette nani, ovviamente Francis e io, due meridionali in trasferta, siamo arrivati davanti alla casa in contromano dopo aver oltrepassato tutte le zetatielle della città, con la signorina del tomtom che impazziva e i nostri ospiti che ci aspettavano davanti al portone e, quando hanno visto l’auto in contromano che arrivava, ci hanno confessato di aver subito capito che fossimo noi.
Racconti di surreali 31 dicembre trascorsi in luoghi non proprio festaioli, piccoli rituali sfottò, scaramucce e discorsi sul referendum, ma già è arrivato il giovedì, e noi in viaggio verso Bulagna perchè ci tocca lo spettacolo all’uni.

E difatti, proprio così è andata, con i compagni e le compagne di Sadir che sono proprio eroi, sotto un’improvvisa e stronzissima pioggerella ci hanno scortati fino al 38, proprio quel 38 delle tavole di Paz, dove anni addietro feci OTTO e mi sembrava di stare nel più bello dei fumetti che avessi sognato. Ma ecco due anni dopo già calco di nuovo le scene, anzi, calco la cattedra, perchè la nostra guida intergalattica la replico arrampicata sul podio del docente fieramente spodestato e mi sembra una cosa fighissima, non so quante persone ci siano ma mi paiono il doppio, il triplo, mi emoziono e mi commuovo financo. E Francis pure.
Concludiamo nell’intimità del primo gelato notturno della stagione, già pronti per partire,venerdì sarà Roma, là dove tutto è cominciato. Siamo felici emozionati stanchi carichi quasi pronti (quasi).

E io oggi penso che questo report avrei dovuto scriverlo giovedì, senza aspettare che i giorni passassero schiacciati dalle centinaia di km che ci siamo fatti, penso che a volte sopravvaluto troppo i miei umori, penso che oggi mi sento proprio male e in queste parole non riesco a metterci la bellezza degli sguardi, la fierezza dell’accoglienza, non ci riesco proprio perchè sono chiusa dentro di me ecco.
Ma se mi sforzo mi ricordo il generatore del cso Bruno, alla faccia di chi non gli dà la corrente, mi ricordo l’acqua versata nei vasi della conserva di pomodoro, mi ricordo le lucine soffuse e gli applausi e le domande, e da là subito volo di nuovo a Bologna, a quegli sguardi che conosco di più e che per me davvero sono casa, alla fatica di ricostruire discorsi di appropriazione e di partecipazione dentro un’università che a volte sembra un drago indomabile, a Francis che fa tutto in ogni occasione e a me che ogni volta mi dico questa è l’ultima volta che lo faccio e poi però dopo, quando vedo i volti delle persone, mi dico che no, che lo devo fare di nuovo perchè è importante.

A tutto questo penso oggi ma con fatica, con fatica davvero, perchè è uno di quei giorni in cui vorrei scomparire sotterrata vorrei non esistere proprio uno di quei giorni in cui mi sento che non sto combinando niente che la mia vita non è mia che è tutto un incontrollabile imprevedibile terremoto che sono vecchia e non ho manco guadagnato la saggezza, che sono pesante, che quando sono di buonumore sembro di cattivo umore e allora figuriamoci quando sono di cattivo umore, che non voglio mai più fare gli spettacoli che non voglio fare niente di niente che non capisco un cazzo che sono solissima che l’alcool e la droga purtroppo per me non sono una soluzione o almeno non la mia. Che ho sbagliato tutto.

Ho pure sbagliato a scrivere questo report stamattina ma d’altra parte è così, non vengo dalla luna, sono umana, oggi ancora di più dopo l’assassinio di Arrigoni sento il dovere e il diritto di riaffermare pure la dignità di questi miei umori un po’ meschini perchè io sono anche questo uffa.

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Apr 02 2011

guida intergalattica per attivisti, terzo episodio

Alla fine Francis è tornato dal Canadà, io ho tirato un sospiro di sollievo a dirla proprio tutta poichè mi ero pure fatta il viaggio che rimanesse a guardare le cascate per tutta la vita mesmerizzato dalla grandezza della natura e addio turnè con lucilla.
Invece è tornato bello giovane e ringalluzzito dal viaggio all’estero, l’ho fatto aspettare un’oremmezza sotto il sole cocente di questa precoce e impertinente primavera nell’unico giorno all’anno in cui l’indetto sciopero dei trasporti pubblici ha funzionato. La città era bloccata e io disperatamente cercavo di andare a ricogliere il mio Socio che lentamente e pazientamente ruminava banane sciogliendosi sotto l’ira di Apollo. Ma eccoci infine in auto verso sud con un’ora e mezza di ritardo e una discreta stanchezza accumulata per motivi disparati nei giorni trascorsi. Ci mettiamo un pochettino a tararci io maledetta sono superdiffidente e ogni volta che lui apre la bocca per dirmi una cosa qualquer io penso che mi comunicherà che non vuole più fare lo spettacolo. Sono tremenda, lo so, non mi fido di nessuno manco del mio Socio perchè lo so dentro di me che il giorno in cui comincerò a fidarmi lui zacchete mi farà il gesto dell’ombrello  (espressione tanto amata da un prof molto sexy che ho avuto la settimana scorsa e che però non si legge il mio blog quindi non lo sa che lo reputo sexy e anche se lo sapesse non credo che per questo mi farebbe passare il suo esame del resto a me di passare l’esame m’importa ben poco).
No, dicevo, io un po’ irrigidita come una vecchia mazza di scopa lui molto paziente, in fin dei conti è bello così, e con questo mood siamo giunti nientepopodimenocchè a Jesi. Ora io vorrei solo dire che in 13 anni di onoratissima carriera io a Jesi non avevo mai fatto uno spettacolo, non solo non lo avevo fatto a Jesi ma in nessuna città delle Marche e quindi mi è sembrata una cosa gigantesca e meravigliosa già l’occasione in sè ma poi dico, arriviamo, ci sono queste porte meravigliose che sembra di stare in un saloon, e oltre le porte un centro sociale immenso, indefinibile davvero, uno di quei luoghi che sembrano vecchissimi e nuovissimi insieme e infatti dentro ci sono persone che hanno età e storie differenti ma tutte superrilassate che io mi dico oh, mi sento proprio una star. Siamo al TNT, che tanto ne abbiamo sentito parlare, sono loro che hanno fatto partire questa cosa meravigliosa della Tunisia e poi insomma noi qui al TNT ci siamo arrivati attraverso i contatti dei contatti dei contatti, è stata proprio un’epopea, una di quelle cose che ti fanno dire benedetta sia la santa madonnina della rete e benedetti siamo noi che la sappiamo fare, la rete. Allora eccoci, qui ci hanno organizzato una serata apposta per noi e noi dobbiamo solo fare lo spettacolo, pure la quinta per l’effetto speciale ci fanno trovare, che io penso oh ma quanto si sbattono queste persone per far venire bene le cose. Io penso che ci vuole cura e ci vuole amore e mentre lo penso non lo so ma questo sarà il pensiero che mi accompagnerà lungo tutta la penisola nel resto del finesettimana.
Lo facciamo, lo spettacolo, e io non lo so come lo faccio, perchè i marchigiani non mostrano tutto l’entusiasmo di cui io avrei bisogno dopo due settimane trascorse senza replicare, sono un po’ incerta un po’ preoccupata e forse Francis anche, non so, ma fatto sta che alla fine proprio quando non me lo aspetto arrivano le persone e ci dicono che oh cavolo è stato proprio bello, grazie, e io ancora una volta penso che dovrei smetterla di giudicare tanto in fretta e rallentare un pochino il ritmo della paranoia.

Ma non è finita la serata perchè i compagni del TNT ci trattano proprio con rispetto e io quasi mi commuovo perchè non sono tanto abituata ci portano persino a mangiare e parliamo di cose serie e meno serie io  all’inizio sono un po’ imbarazzata perchè mangio l’agnello con le mani lo so è un pensiero stupido ma lo faccio, eh mica ci ho sempre in mente i massimi sistemi della diplomazia o il culo del mio professore no, a volte mi faccio le paranoie perchè mangio l’agnello con le mani mentre persone generose mi trattano proprio come se io fossi una vera artista e mi parlano delle difficoltà e della gioia di lavorare in un territorio che non conosco, e mi raccontano degli anni in cui io chissà dov’ero, e poi mi dicono pure che c’è un dolce buonissimo al mascarpone ma di fronte alla mia indecisione addirittura mi invitano a provarne due, di dolci!
Io faccio la ragazzina educata e ne mangio uno solo, sperando che Francis sia all’altezza di questa situazione e non si faccia soffocare dall’ammirazione come invece sto facendo io ascoltando tutti questi racconti. Ma poi ecco non è finita perchè ci troviamo in una stanza d’ostello e sono le due e tra tre ore dobbiamo alzarci e abbiamo salutato tutti dandoci appuntamento a Tunisi, proprio a Tunisi, tra pochissimo, e siamo emozionati per un sacco di cose diverse ma soprattutto per un fatto che Francis con la sua estrema capacità di sintesi riesce ad elaborare benissimo e io invece no. Siamo emozionati e felici perchè porca miseria io non lo so dove andrò a finire, forse è vero come mi ha detto Laura Mariani che questo spettacolo non lo venderemo mai perchè è troppo politico, forse è vero come mi hanno detto che mi sono giocata la carriera (ma quale, poi?) perchè mi sono esposta troppo, forse è vero che noi nei teatri non ci andremo mai che nessuno ci farà le recensioni forse anzi sicuramente questo è vero però cazzo noi abbiamo una cosa che tutti quegli altri che fanno gli scritturati e girano nei teatri non hanno e non avranno mai, noi ogni giorno con questo spettacolo entriamo dentro la vita delle persone e vediamo il loro mondo e loro con generosità ce lo mostrano e ci ospitano e con delicatezza ci rendono un po’ parte di cose che altrimenti non potremmo vedere ascoltare annusare toccare mai, questo abbiamo che nessuno nessuno ci può togliere, questa ricchezza che è già una memoria segreta che anche se un giorno chissà dove finiremo spinti dalla miseria ecco nessuno ce la potrà rubare.

(E comunque, al di fuori della provincia di Bologna,
il mascarpone di ieri è il migliore che io abbia mangiato in Italia. )

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Mar 14 2011

guida intergalattica per attivisti, seconda puntata

Non ho capito come mai, e secondo me questo è uno dei misteri che rimangono chiusi tra fogli di giornale accartocciati e lenzuola che un tempo furono bianche, non ho capito come mai riusciamo a essere sempre in ritardo. Eppure ci incontriamo sempre splendidamente all’ora pattuita, Francis e io, lui occhiali da sole e profumo di doccia, io cappotto delle turnè e sempre troppi bagagli.
Dovremmo essere a Parma entro le sette ma va da sè che arriviamo tardissimo e la signorina del navigatore ci fa perdere un sacco di tempo tra giri e girelli per evitare la zetatielle.
Da lì in poi è una corsa ininterrotta, un alternarsi felice di montaggi, prove, messinscene, sorrisi, abbracci, la biosteria e la tortina di polenta, i cartelli che chiedono di non imbrattare muri perchè non ci sono Picasso tra noi, l’entusiasmo di appropriarsi di uno spazio, le cartoline che sono fichissime e io le vorrei dare con una certa parsimonia ma anche no, Francis che sa fare tutto in qualsiasi situazione e le persone, le persone che seguono nonostante la lunghezza, la scomodità, l’ora tarda, seguono perchè in quella storia ci stanno loro, è la loro storia, e io mi rendo conto che questo volevo, raccontare una storia che non fosse solo mia.
Fortunosamente arriviamo a casa ma dopo poche ore già siamo in viaggio verso Milan, che lo Zam è appena stato occupato e il nostro sarà il primo spettacolo della stagione, ohi, che onore. Situazione funky and groove, non c’è che dire, ma Francis è subito a suo agio, si mette insieme ai ragazzi a ricostruire l’impianto elettrico, e come per magia poche ore dopo abbiamo un piano luci che l’accademia della luce ci fa un baffo. E io una volta di più penso che siamo proprio bene assortiti, Francis e io, per una serie di motivazioni che non elenco ma soprattutto perchè lui è sempre così zen.
Riusciamo a cominciare tardissimo e io sono un tantino nervosa, che tradotto in lucillese vuol dire che sono stronzissimamente, maledettamente nervosa, anche perchè ci stanno a guardarmi l’alunnetti miei e temo che si siano un poco sconvolti, loro,coi loro vestiti un po’ eleganti, in questo posto dove faccio lo spettacolo senza palco e senza sedie eppure la gente c’è, e io e Francis e la gente siamo attaccati insieme da numerosi invisibili fili che ci fanno commuovere ridere incazzare insieme. Chissà che cosa hanno pensato, l’alunnetti miei, di questi cinquanta scatenati che si infuriavano e piangevano tutti insieme. Ma già sono impegnata nel pensiero successivo, già siamo in una casa piccolacaldaccogliente insieme ai compagni dell’Aquila che ci parlano di galline e brum brum inseguimi se ci riesci, già rosichiamo ai racconti del carnevale Ambrosiano, già ci attacchiamo alla magica bottiglia di un energizzante comprato al dippiù che oh, forse non è energizzante, ma vi assicuro che vi fa fare tanta plinplin, già siamo a letto distrutti e già e di nuovo mattina e partiamo alla volta di Bulagna.
Abbiamo qualche ora di pausa prima dell’evento supermegaintergalattico ovvero il debutto bolognese. Io mi faccio un felice turno al bar durante il critical che mi pare una cosa proprio fichissima, tutti sono un po’ eleganti, seri e superprofessionali, eppure tutto funziona tutto rilassato tutto o quasi sotto controllo. Nel frattempo Francis in preda a un’ansia da prestazione degna di un manuale di psicopatologia si rifà tutto il piano musiche ma io sono tranquilla che tanto lo so, lui fa venire fuori certe meraviglie che a me mi viene da piangere.

Ci siamo. Ti passo a prendere alle trettrequarti che poi diventano le quattro, piove che cristo la manda e noi siamo tutti un friccico. C’abbiamo pure il camerino, oi, che mi pare una cosa incredibile pensare che la prima volta che entrai al tippiò proprio nel camerino mi venne una mezza crisi d’ansia per colpa di quella merda dell’uomo del mondo di qualcun’altra, e mi tornano tutti quei pensieri su come arrivai, su come sono diventate le cose adesso, sul fatto che mi pare quasi più strano stare sul palco che al bar, e soprattutto mille pensieri mille, mi vengono, sull’appartenenza. Su come mi senta stupidissimanente felicissimamente a casa, su questa sensazione che non mi ricordavo proprio cosa fosse e god bless trentanovembre e seguenti. E ci abbiamo i tre tecnici più fichi della storia che ci fanno le cose e sorridono e sono gentili nonostante io sia un pezzo di ghiaccio appuntito, e tutti quelli che incontriamo chiedono allora siete pronti? e mi pare di avere tantissimo tempo invece poi la platea è già gremita e lo spettacolo esce da me così, da solo, senza sforzo e senza paura, e quando dico “me li guardo tutti, me le guardo tutte, uno per uno una per una uno per una una per uno” me li guardo davvero e sono tantissimi e sono tantissime e a me quasi mi viene da ridere per la commozione.

Poi lo spettacolo finisce, salto in braccio a Francis e lui si strappa la giacca.

E forse questo spettacolo nei teatri non ci andrà mai, forse staremo sempre a risicare gli euri per le sigarette,
però la gioia di andare di città in città e conoscere le persone e sentire le storie e toccare la vera accoglienza ecco,
quelle per me sono già molto più che abbastanza. 

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Mar 08 2011

guida intergalattica per attivisti, primo episodio

c’era un pomeriggio di cielo strano al tippiò e noi con un’ora e mezza di ritardo sulla tabella di marcia. Un caffè che ci metteva una vita a venir su, mentre gli Oh the lady stone facevano le prove di un concerto che non avremmo visto.  C’era un poco di emozione. Un po’ tanta. Dissimulata, dissimulatissima, io sono tranquilla e tu?io pure. C’era la scenografia, che subito ha ricevuto il battesimo di un nome proprio. C’era  una pianura padana c’ero io che raccontavo storie ma non troppe c’era Francis che pure lui raccontava un pochetto.
C’era il Pedro tutto rimesso a nuovo che quando ci sono entrata quasi non mi sembrava lo stesso posto dove tredici anni fa entrai, senza casa e coi dreadlocks, a chiedere un giaciglio per la notte. C’erano tutte e c’erano tutti e tutte e tutti sapevano chi eravamo e ci sorridevano e chiedevano come era andato il primo marzo e domandavano se per caso avessimo bisogno d’aiuto.
C’era che a un certo punto non lo volevo fare più. C’era che Francis era troppo lontano là, in fondo alla sala. C’era che se era così lontano allora uffa sarebbe stato come farlo da sola, lo spettacolo. C’erano le persone. Improvvisamente. Che lo sapevano tutti che era un debutto. Un debutto dopo quanto e quale silenzio. E quando sono entrata in scena hanno applaudito, così, solo per darmi coraggio, per dirmi che erano là per me, nonostante tutta la cricca dei teatranti di Padaniacity m’avesse bellamente ignorata, loro invece erano là, cento persone, tutte per me tutte per noi, tutte in quel capannone a vedersi il teatro, cazzo, sfido io.
C’era che ero emozionata, e l’ho fatto durare troppo poco. E mi mancava la Ba che non c’era. E mi dispiaceva perche’ pensavo di averlo fatto male. E non volevo sentire nessun commento perchè avevo paura di quei sorrisi finti che so bene cosa significhino. Ma poi una persona che non conoscevo mi ha detto una cosa piccolapiccola, ma appuntita e brillante e allora ho pensato che anche solo per quella cosa ecco, sarebbe valsa la pena.
C’era l’intervista, che ci siamo sentite proprio delle rockstar.

Così è cominciata la nostra turnè. Una primavera precoce ci ha accolti lanciando bistecche da sei etti sul lago Trasimeno. Umili eroi a testa alta  si sono commossi alle nostre parole. Un bagno gelido e fradicio ci ha visti cambiarci zompettando. Una fatina m’ha scaldato l’acqua in un pentolino. Lacrime e risate e una sala che sembrava pienapienissima. Veramente, veramente, il calore eravamo noi. E Lafla e una degnissima rappresentanza di nipotini ci hanno fatti sentire a casa.

E poi la notte e i racconti della nostra ospite appena uscita fuori dal mondo delle fate dagli ombrelli rossi, e poi il viaggio, i saluti veloci perchè una volta che si è arrivati a Bulagna è tutto come prima tutto di nuovo metallico e ingranato e già non c’è più spazio già la turnè è sospesa fino al prossimo uicchend già penso che vorrei scrivere per gratitudine e per gioia e per timore di dimenticare ma anche non vorrei scrivere perchè troppe cose si sono chiuse a chiave nella magica valigia da sessanta euri già sogni e promesse imballati nell’astuccio dei cd già sono in ritardo e cazzo ho dimenticato le chiavi della macchina in una delle tasche di Francis.

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Mar 04 2011

guida intergalattica per attivisti

Mi sembra l’altroieri che me ne andai infuriata e terrorizzata dalla casa nella campagna e mi trasferii in questo bellissimo buco in viorfeo, e mi ripigliai il tempo le cose gli spazi ma soprattutto mi ripigliai la vita e ricominciò tutto l’infinito amore con la lotta.
Se voglio mettere un po’ di ordine proprio a quel giorno devo tornare, o forse al 30 novembre, le gambe di Francis davanti a me che correvano ferme come due colonne verso l’autostrada, e chi l’avrebbe detto poi che tre mesi dopo avremmo debuttato con la nostra guida intergalattica per attivisti, chi.
Se voglio mettere un po’ di ordine penso al lungo viaggio di ritorno e a quell’assemblea fatta con la neve che cadeva, proprio come oggi, il tippiò pieno di gente e i siti letteralmente intasati di storie che prepotentemente venivano fuori proprio da dentro, dal fegato dalle viscere da noi.
Non mi ricordo manco più come mi sia venuta l’idea, ma poi, è venuta a me, l’idea, o è venuta all’assemblea e io mi sono soltanto fatta un pochino di coraggio? E poi c’è stata la bellissima festa di fine anno e io ubriaca sugellavo il mio patto con Francis, che lui secondo me non si aspettava minimamente la marea di guai e di lavoro cui andava incontro.

A tutto questo penso stanotte, la notte prima della prima, penso a Francis e alla sua mania di mettere le sigle dappertutto, io sono diventata crv e lui fpl, e insieme facciamo ndvl, tutto intriso delle sue regole d’armonia surreale, e il suo spirito zen e io che dico no non si fa più niente, e lui che mi dice no dai facciamolo per questo e per quello, allora io lo voglio fare e lui ci ha la giornata che non ne può più e io gli faccio davanti agli occhi la prova più bella della galassia e lui allora lo vuole fare di nuovo, e il naso storto che secondo lui c’è qualcosa che non va, la politica parlata fuori alla finestra, e cazzo secondo te Francis esiste una cosa più intima di tutto questo ti rendi conto di quello che abbiamo in mano? ti rendi conto di quello che ci hanno messo in mano? e lui che dice forse l’unica cosa più intima avrebbero potuto essere le mutande e io che arrossisco perchè penso che ecco, qualche paio di mutande non mi dispiacerebbe vederlo.

E le cose che non si possono dire. E le prove al tippiò. E quelle nella stanza di Francis. E le telefonate che non si capisce. E il mio senso di colpa quando mi chiedo ma in fondo sarà vero che è anche questa politica? mi starò mica rinchiudendo? sarà che faccio la fine di Pentothal che ce lo caghi che sei un artista? E Lafla e Laire e l’Annina e Laste e tutt* quell* che in questi mesi hanno chiesto come procedevano le cose. E il tempo che passa e le cose che cambiano però quel giorno a Roma c’eravamo davvero ed è andata proprio così. E il debutto a Padaniacity che se ci penso sono terrorizzata e felice.

E lo spettacolo che non so come andrà, e se ci penso sono anni che non provo una cosa del genere e ho paura. Poi penso a quando finisce tutto guardo Francis e lui mi fa l’occhiolino. Penso che questo spettacolo per la prima volta lo condivido, lo condivido davvero, questo spettacolo non è solo mio io sono soltanto l’ultimo pezzettino ed è bellissimo pensarlo. Penso ai pezzi che ho dovuto tagliare fuori perchè non c’era tempo. Penso ai pezzi che ho aggiustato modificato per le maledette esigenze drammaturgiche. Penso alla gente che si è fidata di me e ha lasciato che lo facessi.

Penso a tutto questo e a mille altre cose che non so scrivere e non so mettere in ordine, penso alla turnè che ci aspetta, alla stanchezza all’incertezza penso.
Poi mi ricordo di quello che ci siamo ripetuti infinitevolte.

Ci siamo detti buonanotte, e nessuno è andato a dormire.     

Domani debuttiamo con non vengo dalla luna, la nostra guida intergalattica per attivisti.
Non facciamoci prendere dal panico.

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Feb 04 2011

piccoli esempi di violenza quotidiana

No, giusto perchè le frasi di molte persone da qualche tempo si riempiono di questa parola, la parola violenza, e giusto perchè queste belle persone il più delle volte hanno il culo al caldo e non ci pensano due volte prima di sparare giudizi a zero con la stessa facilità con cui tirano lo sciacquone, giusto per questo ecco, giusto perchè nel passato qualcuno ha accusato me, e dico me, che non alzo mai nemmeno la voce, di essere violenta, giusto per questo vorrei dire che stamane mi sono alzata e mi sono fatta cinquecento km per andare a guadagnare novanta euro in nero, e dico novanta euro, e ho perso tutta la giornata e ho trascorso in treno la metà del mio tempo, pisciando in cessi sporchi dove rischiavo di prendermi qualche malattia debellata da secoli nei così detti paesi civilizzati, e questa a me pare proprio violenza, mi paiono violenza i novanta euro e anche i cessi sporchi sono violenti tanto più che ho pagato uno stronzissimo biglietto ed è uno stracazzo di venerdì e avrei dovuto essere a Bologna già da mezz’ora mentre invece sono persa sarcazzo dove nella pianura padana perchè trenitalia sta adottando metodicamente la strategia del ritardo cronico sui treni senza supplemento, e questa mi pare violenza perchè io i soldi per il supplemento non ce li ho e probabilmente non ce li avrò mai, senza contare che tutte le sante mattine e dico tutte le strafottutissime mattine mi sveglio con l’incubo dei maledetti trecento euri con cui dovrò pagare l’affitto e non so dove prenderli, non so dove prenderli cazzo e non dico che non posso fare yoga o pilates no, che quello sarebbe il minimo, no, il fatto è che spesso ci sono cose molto più fondamentali che non posso fare assolutamente e questi trecento euri che non so dove prendere mi sembrano tremendamente violenti, mi sembra violento che io abbia trentadue anni e debba vivere in una casa di 18 metri quadri e mi debba vergornare ad invitare una persona a pranzo, mi sembra violento che il comune di Bologna non mi ammetta alle graduatorie per gli alloggi a canone calmierato solo perchè non mi manca una gamba e non ho figli a carico, ho me a carico porchissimo maledetto comune di Bologna e non so come cristo fare a campare è chiaro o no? mi sembra violento che io debba chiamare mia madre in lacrime perchè non so come fare la spesa e se lei non mi aiuta non potrò fare neanche il maledettissimo stage che ovviamente è a carico mio figuriamoci se l’almamater studiorum si preoccupa per me e a me questo sembra iniquo e violento mi sembra violento il prezzo del pane e quello della carne mi sembra violento che io arrivi a sera distrutta e non abbia nemmeno voglia di uscire con i miei amici perchè l’unica voglia che ho è scomparire sotto le coperte mi sembra violento non disporre della mia sporchissima vita mi sembra violento avere trentadue anni e non avere uno straccio di prospettiva di sogno di futuro perchè i soldi costano, eccome se costano, mi sembra violento il tipo di fronte a me che per offendere una le ha detto che è una puttana mi sembra violento lui e anche il cassiere che stamane non mi ha dato i bollini mi sembra violento che io per vivere mi debba spremere fino all’osso e non mi rimanga più nemmeno la voglia di scopare mi sembra violento che questa vita mi abbia tolto la voglia di scopare perchè se ho un po’ di energia voglio solo bere e drogarmi per andarmene temporaneamente da tutta questa violenza ecco cazzo tutto questo mi sembra violento e adesso qualcuno di quelli col culo al caldo mi dica che ho torto voglio proprio vedere.
Maledetti.

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