Archive for the 'personaggi' Category

Mag 23 2012

La mia fragola, il mio cioccolato.

21 maggio 2012, ore 8.43

 

Sono un rottame. Ieri sono andata alla Casa del Ron convinta che ci fosse l’inaugurazione di un’esposizione della biennale, per poi scoprire che avevo guardato male il calendario e tutti gli eventi erano accaduti domenica 13. Che imbecille. E’ stata una giornata in cui mi sono sentita super affaticata. Forse sto mangiando troppo? Mi piace il cibo cubano, soprattutto il riso e i fagioli, mi piacciono moltissimo. E il platano fritto. Ieri per esempio ho mangiato allo chalet nel parco di fronte casa. Io e Richetto eravamo gli unici non cubani. C’erano coppie di mezza età che ballavano il reggetton, lei strusciandosi col culo a pizzo, lui afferrandola per i fianchi. Certo che il sesso è ovunque, qua a Cuba. Mioddio, stamane mi sento un cesso. Me ne tornerei a dormire. Invece me ne vado in giro per La Habana central.

 

 

21 maggio 2012, ore 17.36

 

Improvvisamente abitiamo a Venezia. La strada di fronte è un fiume in piena, le auto sono arenate sui marciapiedi e dal cielo continua a cadere una valanga di acqua inarrestabile. Quanto durano i temporali ai Caraibi? Più di quello che avevo pensato. Piove da almeno due ore e tutti i sogni di una gloriosa nuotata in piscina con Gigi sono annegati mentre un nugolo di zanzare ronza nella casa.

Stamane ho comprato due mamei da un venditore ambulante e sono entrata in un bazar di ropa reciclada. Poi sono stata ore in giro per le varie librerie. Cuba sta scomparendo sotto le macerie di sé stessa. Per la strada nessuno si chiama companero, anche se negli uffici è ancora frequente sentire questa parola. Sarebbe bello riuscire a vivere qui, ma come si fa? Le ong sono affollate di aspiranti cooperanti e dei miei contatti precedenti non posso manco parlare. Chissà se troverò un modo. E’ questa casa mia? E se è casa mia, ho le chiavi?

Dovrei chiamare Josè e uscire con lui ma non ne ho proprio voglia. Il ritorno in Italia mi ha gettato addosso una cappa di apprensione, faccio pensieri tipo “ho sbagliato tutto”, “sono un disastro” e simili osservazioni parimenti costruttive.

 

 

 

22 maggio 2012 ore 00.01

 

Si avvicina il rientro in Italia, e mi sento malissimo. E’ già tornato tutto alla grande paranoia.

 

 

22 maggio 2012 ore 15.45

 

Nessuno mi aveva detto che Coppelia era il posto dove avevano girato Fresa y Chocolate. Sapevo che era la gelateria più famosa de La Habana e basta. Quando ci sono passata di fronte andando al Cafè G ho avuto una specie di flash. Sarà il socialismo o sarà forse che l’hanno fatto apposta, ma a me sembrava proprio di vedere il protagonista del film, con la sua camicia a maniche corte rosa, che mangiava il suo gelato seduto a un tavolino. E’ stata, davvero, un’impressione fortissima. Tutto era semplicemente uguale. Né Gigi né Richetto hanno acconsentito a venire con me. C’è un sacco di fila da fare, c’è un unico gusto e menate del genere. Allora oggi ci sono andata con Josè. In fin dei conti anche questo è uno dei miei amori perfetti che durano meno di 72 ore. Una specie di antibiotico contro la vita di ogni giorno. Gli ho spiegato perchè volevo ad ogni costo andarci, so che a lui non importava più di tanto ma è stato felice di compiacermi. O almeno, ha mostrato di esserlo. Non so perchè Josè mostri tutto questo interesse per me. Gigi dice che è una cosa cubana. Non so. In Italia mi farebbe assai strano sentirmi chiamare mi vida da uno dopo tre giorni che lo conosco. Però qui va bene. Josè è divertente e mi racconta dei suoi due anni di militare, dei tre minuti necessari a rifarsi la branda, di tutte le volte che è scappato e lo hanno preso, poi cita Raul (Un soldato che non fugge non è un soldato)e a me per un attimo torna in mente Josè Luis, perso nel mare delle sue citazioni improbabili, poi guardo Josè, pulito, preciso, muscoloso e organizzato e penso che è bello che gli uomini siano così diversi.

 

Comunque, è stato bellissimo fare la fila da Coppelia e aspettare la scodellina gialla piena di gelato. Oggi il gusto disponibile era una specie di variegato al cioccolato con alcuni biscottini attorno. Mi è piaciuto tantissimo. C’è gente che si prende due o tre di queste vaschette. Forse perchè, dopo tutta quella fila, una vaschetta sola può sembrare troppo poco.

 

Tra 24 ore parto e non ho voglia. Dalla Corea non mi danno notizie, è tutto morto e io mi sento completamente abbandonata. Certo che a volte le persone sono capaci di tanto egoismo! Oggi Sacha mi scriveva che forse siamo nati nel secolo sbagliato. Forse sì. Sicuramente nel Paese sbagliato, sicuramente. L’incubo di un altro mese o due in Italia senza casa né lavoro né niente di niente mi sta già soffocando.

 

 

23 maggio 2012 ore 9.25

 

Mi sono svegliata di soprassalto con la portiera dell’auto che sbatteva. Diobbuono Richetto se ne è andato senza ricordarsi di svegliarmi. E’ tardissimo e sto perdendo le mie ultime ore cubane cercando di riemergere dalla sbronza.

Josè mi guarda con la faccia di uno che non riesce proprio a capire perchè all’improvviso io abbia tutta questa fretta. La casa è un disastro. Resti della baldoria di ieri sera ovunque, e soprattutto niente acqua. Niente acqua. Che vuol dire niente doccia e niente colazione. Aspetta aspetta forse la colazione riusciamo a rimediarla.

 

Riaffiorano i ricordi di ieri sera, del nuovo posto segreto che io Gigi e Richetto abbiamo inaugurato ieri, legato anche questo, inevitabilmente, al mio viaggio a Trinidad. E poi l’estremissima esperienza sociologica della Casa della Musica dove si ballava reggetton estremo mentre un gruppo suonava dal vivo e io mi trovavo persino imbarazzata. Cuba è pure questo, un alveare di jineteras per alleviare le presunte pene esistenziali del turisti.

 

So che devo partire oggi, ma non ho avuto modo di prepararmi. Devo ancora fare moltissime cose, soprattutto devo ritornare in tre o quattro posti, tipo sul Malecon, insomma ci sono gli addii. O arrivederci.

Ieri, di nuovo, ho incontrato gente che avevo già visto.

Ma soprattutto mi ha dato un passaggio un Cubano che era stato a Roma per 12 anni e mi ha detto delle cose così strane che mi sono sentita davanti a un oracolo.

Mi viene quasi da credere in lui.

C’è poi la storia di Camilo Cienfuegos che mi riecheggia dentro e intorno. Non riesco a scrollarmela di dosso. Continuo a guardarmi la sua faccia sui venti pesos. E poi il pranzo pubblico, che non esiste più. E i trasporti. E Fidel e Raul e. E Plaza de la Revolucion.

 

Lo so, è ora di andare.

Quanto mi mancherà questo posto, quanto mi mancherà.

 

 

 

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Nov 04 2010

io sono io, e non ho bisogno di dire che sono meglio


Proviamo a fare un po’ il punto. Berlusconi dichiara che sia meglio essere dongiovanni piuttosto che omosessuale. Fino a qui, nessuna sorpresa. Non mi sorprende l’omofobia del premier, né mi sorprende quanto tutto il suo discorso sia intriso di luoghi comuni provenienti da quella parte più retrograda, machista e intollerante dell’Italia, né tantomeno mi sorprende il pensiero che egli abbia volontariamente richiamato quel tipo di cultura, sapendo che avrebbe trovato, tra i suoi ascoltatori, molti che la pensavano come lui.
Perchè in fin dei conti il presidente parlava in nome di molti maschi italiani che non vedono l’ora di dirti quanto cel’hanno duro, che non vedono l’ora di mostrarti quanto siano fisicamente superiori a te, che non vedono l’ora di dimostrartelo anche attraverso un tipo di corteggiamento volgare, serrato e privo di qualsiasi dignità, visto che tu non sei un essere umano, no, ma sei l’oggetto che darà loro la possibilità di dimostrare anche oggi che sono dei veri maschi e possono aggiungere una tacca alla loro fottutissima cintura, e la seduzione è una conquista, e loro giocano tutti al loro piccolo risiko, ma non avendoci carrarmatini e bombe si lanciano sull’immenso territorio che è il corpo femminile e lo conquistano a pezzi, a brandelli, con gesti di una guerra che conosciamo fin troppo bene.

Non mi stupisce che il presidente del consiglio abbia voluto fare una battuta sapendo che avrebbe trovato molti a ridere con lui, perchè tutti questi omosessuali che popolano le nostre strade adesso sono un fenomeno lo ammetterete quantomeno singolare, e certo non possiamo mandarli nei campi di concentramento perchè salterebbe subito agli occhi della comunità internazionale, certo non possiamo ghettizzarli più di quanto non abbiamo fatto già ma insomma almeno una battutina glie la dobbiamo concedere, al nostro presidente del consiglio e a tutti quelli, perchè sono molti, che hanno riso con lui.

Ecco forse una delle questioni che più mi crucciano è proprio questa.

IO SO che Berlusconi non è stato l’unico a sorridere della sua battuta, SO che c’è un’intera Italia che ha riso con lui e che si è trovata esattamente, precisamente d’accordo con le sue parole, SO che ci sono molte persone che proprio non riescono a capire cosa ci sia di male negli atteggiamenti sessuali del premier, SO che ci sono moltissimi che sono convinti che essere gay sia una malattia, una disgrazia, una maledizione lanciata da Dio, come potrebbe esserlo nascere senza un occhio o senza un rene. SO che molti, mentre Berlusconi parlava, annuivano dicendo “eh, si, meglio, proprio meglio”.

Questo so e questo mi preoccupa, perchè nonostante l’ondata di indignazione più o meno sincera che ha seguito le parole del premier io so che esse erano, ancora una volta, la descrizione di quello che una buona fetta degli italiani pensa. Questo mi preoccupa.

Mi preoccupa poi forse ancora di più il fatto che molti, in un legittimo tentativo di ribattere, di difendersi, di manifestare il loro dissenso, in un più che legittimo impulso all’affermazione del sacrosanto “NON IN MIO NOME”, abbiano fatto girare degli slogan come “meglio gay che come il presidente del consiglio”.

ORA

a parte che io direi meglio che come il nostro presidente del consiglio tutto, o quasi. Ma poi, amiche e amici che avete coniato questo slogan, non vi rendete conto che esso riporta dentro di sé la stessa discriminazione di quella che avete appena subito? Dire “meglio gay che come B” ha lo stesso valore linguistico del dire “meglio con una gamba sola che come B”, e senza desiderarlo in questo modo voi state affermando che sì, essere gay è davvero una sventura, ma nonostante questa grande sventura è meglio che essere come il presidente del consiglio.

Ebbene, io, nel mio piccolissimo vissuto di essere umano tendenzialmente bisessuale, dico che io a questo gioco non ci sto, dico che questo tipo di slogan io non lo condivido, non lo firmo e non lo diffondo, perchè essere gay non è una disgrazia, non è una sventura, non è una menomazione.

La propria identità sessuale, qualsiasi essa sia, non può essere utilizzata e strumentalizzata per discriminare. L’identità sessuale è un diritto e non esistono identità di lusso ed identità di seconda scelta.

Non ho bisogno di assistere alle nefandezze del presidente del consiglio per poter affermare la mia identità sessuale.

La mia identità sessuale non è un concetto relativo. Non esiste superlativo relativo, non esiste comparativo di maggioranza.
La mia identità sessuale è, e basta, non ho bisogno di paragonarla con nient’altro, non ho bisogno di legittimarla attraverso slogan che mi mettono in relazione con uno che dell’identità sessuale ha fatto un vessillo per imporre un modello di governo machista, sessista, razzista, intollerante, escludente e pure discretamente imbecille.

Non ci sto a condividere questo slogan perchè io non ho niente da condividere col presidente del consiglio e non ho nessuna intenzione di paragonare la mia identità sessuale, che è sacra, pura, gioiosa e incontaminata, con le sue pratiche di corruzione attraverso l’uso del corpo altrui.

Caro presidente, non riuscirai a impormi di paragonarmi con te. Io e te non abbiamo niente da dividere, niente da spartire, niente di niente e io non ho nessuna intenzione di permetterti di avvicinarti a me.

Tu non mi tocchi,
e io non ho bisogno di te per affermare il mio diritto
a essere ciò che voglio.

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Lug 17 2010

ho fatto un altro errore

Dunque ieri sera mentre tornavo da una delle mie interminabili riunioni, di quelle che potenzialmente ti cambiano la vita ma nella prassi ti procurano un paio di chili di confusione, ho fatto un altro errore. Ho acceso la radio e ho sentito Zapping, su radio uno, e il suo conduttore Dottor Forbice.
Ora dico io. Questo Forbice non ha mai ispirato le mie simpatie, ma ieri ha proprio passato il limite. Si sta parlando di finanziamenti ai partiti e uno dei suoi ospiti cita l’esempio di Di Pietro e dello scandalo che lo ha visto protagonista per un finanziamento non trasparente. Forbice sospira e dice “e di queste cose nessuno parla eh!”

Ora, dottor Forbice, le spiego una cosa. Questo tipo di commento è un commento adatto a un vecchietto che si prende una birra nel bar centrale di Casacalenda o di Monteveglio. Io lo posso capire. E’ proprio un commento da bar. Anzi, se vogliamo essere clementi potrei dire che anche un impiegato medio potrebbe prodursi in un enunciato tanto ricco di qualunquismo.

Ma dottor Forbice, le ricordo che, nel momento stesso in cui lei si produce in questo concentrato di banalità, sta parlando alle ore otto e trenta di venerdi’ ai microfoni della prima rete radiofonica pubblica italiana, quindi qualcuno che parla di queste cose, dottor Forbice, c’è, ed è lei, che per sua e mia sfortuna non è un singolo e privato cittadino ma, nel momento stesso in cui si accende la lucina “on air”, è un personaggio pubblico, e dovrebbe fare un pochino di attenzione a quello che dice, dottor Forbice, perchè un commento così, oltre a non fare onore all’università che, suppongo -dal momento che tutti la chiamano dottore- le abbia dato la laurea, non fa onore alla rai e non fa onore nemmeno a lei. Dottor Forbice, un commento così oltre che essere reso falso nell’atto stesso in cui è enunciato è anche manipolatorio e populista. E non credo, visto che lei è un giornalista colto ed esperto, che ci sia bisogno di spiegarle perchè lei ha parlato da manipolatore e da populista.

Allora dottor Forbice io la inviterei gentilmente, nel momento in cui mio malgrado lei è un personaggio pubblico, a pensarci su una o due volte, prima di dire una stronzata del genere, perchè mi avvelena la serata, come se non fosse bastato il pomeriggio avvelenato dall’ascolto di quell’altra di cui ho già detto su radio due.

Sul resto del suo programma non mi pronuncio perchè sono troppo arrabbiata e anche perchè io per guadagnarmi il pane, al contrario di lei che si può accontentare di fare commenti qualunquisti su radiouno, devo smarchettare davanti a un pubblico al prezzo di centocinquanta euri a nero, e questo è tutto quello che guadagnerò a luglio, ha capito.
Ha provato a unirsi alla dottoressa Pollastrella nella terapia del sesso che consiglio alcuni post fa?
Sono sicura che le farebbe bene.

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Dic 16 2009

un freddo porco, per usare un eufemismo

Ehilà, dice che in Italia nevica. Ebbene qui a Londra non abbiamo questo onore ma in compenso il primo ministro non va in giro a beccarsi miniature del London Bridge in faccia per poi dire che si tratta di un atto di terrorismo.
Certo se la terrorista fossi stata io, a questo punto, visto che comunque mi avrebbero chiamata terrorista, l’avrei fatto un po’ meglio, il lavoro.
Le notizie dal belpaese non sono affatto confortanti ammettiamolo e la sottoscritta e’ alquanto preoccupata. Il genitore appunto ieri mi consigliava di non rientrare mai piu’ se non per fugaci visite alla famiglia. Dice che non c’è più la libertà. Non so se qualcuno si ricorda la canzoncina di Giorgio Gaber. La libertàààààà è partecipaziooooooooooneeeee.
Eh appunto.
A che cosa dobbiamo partecipare? Fra pochi giorni faranno una legge speciale antipopoloviola, ve lo dico io. Oddio sono catastrofista? Sarà il natale che mi stressa, sarà che quando devo mettere piede in Italia ho sempre paura che mi arrestino perchè non ho il passaporto padano, sarà sarà, sarà quel che sarà, e io me ne sto a guardà?
Che faccio? L’artista si disimpegna?
Domande senza risposta.
Intanto qui sull’isola i giorni corrono velooooci (più di quanto potessi desiderare…. citazione per i colti e i nostalgici) e io mi trovo a dover fare il mio primo spettacolo di fine termine domani mattina! Mi sono cucita un’imbottitura bellissima per le tette e sembra che c’ho la sesta, una meraviglia, sono la sorella segreta di Betty Boop.
E’ cominciata la trafila delle cene di natale ma io non mi spavento, stomaco corazzato e molti addominali ogni mattina, oltre che una buona dose di km in bicicletta, mi sostengono in questa crociata contro il grasso infedele.
Ieri poi mi sono trovata a festeggiare con i miei compagni ebrei la festa di Hannukah e oh, devo ammettere, in quel momento, mentre Lotan accendeva le candeline e i maschi cantavano coprendosi la testa mi sono quasi commossa.
Sarà che gli ebrei sono in fin dei conti persone che la casa non cel’hanno da nessuna parte e vivono con questo struggimento di una terra che qualcuno ha loro promesso e poi sel’è scordata. Tanto che non esiste più.

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Nov 17 2009

ognuno ha diritto al suo giorno di gloria

Chi lo diceva, che ognuno ha un certo numero di bonus e nella vita prima o dopo se li spende tutti? Io devo aver avuto assegnati d’ufficio moltissimi bonus-inciampo-nei-miei-piedi, diversi bonus-cambio-idea-all’ultimo-momento e, adesso lo do per certo, almeno un bonus-gloria. Me lo sono giocato oggi. Ci avevo, per l’occasione, un vestitino da sposina, bianco panna tutto un pizzo, che ero un biggiù. Capello lunghissimo e fluente, scarpa col tacco e financo il fondotinta. Non so se mi spiego. Per il mio giorno bello mi ero preparata come per un matrimonio (che quello non si sa se e mai avverrà, e non si sa nemmeno se sarà un giorno bello, insomma, il matrimonio è una questione complicata, per ora limitiamoci a vincere i concorsi).
Sono dunque arrivata un pochino in anticipo, che ci avevo una diretta radiofonica e volevo starmene tranquillina, ma che divertimento! Una volta tanto ero in un posto dove le persone mi cagavano e dove se non avevo niente da dire qualcuno mi faceva delle domande. A me!!! Delle domande a me!!! Domande anche intelligenti, peraltro.
Vabbè, non proprio tutte, ma la maggior parte si, intelligenti.
E io nel mio vestito svolazzante come una farfallina ero tutta concentrata a non dire stronzate, ma dopo un po’ ho trovato un file che funzionava e ho attivato quello di default. Anche perchè il rischio era rispondere una cosa diversa ogni volta, e non ci tengo proprio, nel mio unico giorno di gloria, a fare la figura della dissociata.
Le persone sono state molto gentili con me. Anche gli altri concorrenti. Gentili, garbati, cortesi, curiosi. E io pure sono stata gentile, garbata, cortese, curiosa.

Appellandomi al mio scarso galateo sono riuscita persino a evitare l’incidente diplomatico nientepopodimenoccè col prof. Visentin, che è stato il presidente della giuria, insomma, colui che materialmente ha decretato la mia vittoria. Ordunque diciamo che per gratitudine e per curiosità mi ero ben bene letta il suo sito e sapevo che faccia avesse, ci eravamo pure scambiati un paio di mail, insomma avevo fatto le cose perbenino da perfetta vincitrice di concorsi (erano anni che mi esercitavo ammettiamolo). Arrivo lo saluto forse con troppo entusiasmo e poi la conversazione langue fino a quando lui non propone di tagliare il mio intervento e di ridurre la lettura dell’intero racconto alla lettura di stralci.
Ora dico io. Già ho dovuto tagliare il racconto per farcelo stare nei canoni prescritti dal concorso. Già quelli dell’Avallardi hanno corretto il mio neologismo “Moz’ambiguo” ritrasformandolo in “Mozambico” (cancellando così, senza saperlo, almeno tre mesi di dubbi e incertezze esistenziali), già sono arrivata da Londra, che è quasi come dire da Campobasso, appositamente per il mio giorno bello, mi sono pure comprata il vestito, e tu mi vuoi far ridurre l’intervento???? Ammetto che, nonostante abbia cercato di contenere i bollori, l’occhio offeso ha lanciato un paio di lampi in direzione del mio interlocutore. Per fortuna il Cts ha deciso per me e io non ho dovuto difendermi.
Ah, una volta tanto non ho dovuto difendermi, mi hanno difesa! A me! Che bellezza. Il professore poi ha dato il suo nulla osta e mi ha fatto pure una presentazione che voglio dire, mi sarebbe proprio piaciuto che Franco Quadri e Federico Tiezzi ci fossero. Ma evidentemente loro erano impegnati in ben altre faccende.

E insomma la giornata è andata avanti così, ho fatto persino una dedica. Una meraviglia. Domani alle sette riparto per londontown e sono pronta a ricominciare a stirare camicie e fare flessioni, che alla fine è questo il mondo mio, case senza riscaldamento, biciclette, vita scoppiettante e un po’ stronza, piccoli miracoli quotidiani e molti punti interrogativi.
Ma quest’incursione nel mondo dei vip mi è piaciuta assai, lo ammetto. E il vestito era uno spettacolo.

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Set 16 2009

lemming, opossum, punti di vista sulla vita e sulla morte

Insomma va così che dopo ogni estate arriva un autunno e se non raccogli i fichi per tempo essi marciscono e addio marmellate quest’anno per esempio ne sono venuti fuori solo cinque vasetti.
E già quasi non sto dietro alle nocciole e alle mele che si riproducono vorticosamente e vorticosamente crescono maturano muoiono amen. Come Patrick Swayze. Come il prof. Meldolesi che è morto così la settimana scorsa senza che neppure io lo salutassi senza dirmi per l’ultima volta ciao cara.
Le prime volte che mi trovava nel suo studio, due anni fa, mi domandava lei deve parlare con me? e io gli ripetevo sempre prof sono io, Carla, quella ragazza che la sta aiutando col progetto che blablabla. E poi ha un certo punto aveva ricominciato a ricordarsi che esistevo. Sono soddisfazioni. Ora tutto quello che rimane sono questi ricordi tragicomici, le registrazioni di un paio di convegni, qualche bozza che ancora mi trovo in un cassetto e le madonne che tirai nei lunghi anni di università cercando di decifrare i suoi testi, sommate alle madonne degli ultimi due anni passati a cercare di tradurre i suoi caratteri da amanuense.

Quanto mi sono sentita ignorante, di fronte al prof Meldolesi.

Ma adesso, nel frattempo, è arrivato quest’autunno che mi pone davanti a quesiti esistenziali vecchi e nuovi, mi dico ma chi me lo fa fare a tenere il blog a fare il programma in radio chi me lo fa fare a tenermi degli allievi per insegnare loro a farsi la radio come la vorrebbero?
Chi me lo fa fare a cercare di far credere alle persone che se uno fortissimamente desidera a volte ce la fa?
Questo mi domando, i primi giorni di settembre sono stati così ingarbugliati, mi sembra di non essere per niente chiara, mi sembra, mi sembra che quando parlo la gente non faccia altro che capire male e allora non ci piove, il problema è che sono io che parlo male scrivo male e dunque ho pensato chiudo il blog.
Lo ammetto, erano anni che non lo pensavo, e in questi giorni tiè l’ho pensato di nuovo. Ho pensato anche chiudo il programma ho pensato perfino abbandono gli allievi e vaffanculo.
E perchè l’ho pensato?
L’ho pensato perchè sono stanca di dovermi spiegare stufa stufa stufa di dover porgere delle scuse se qualcuno non capisce quello che dico quello che scrivo ne ho due gonadi gonfie come due botti di dover cercare le parole più opportune per spiegarmi e dire quello che penso senza però fare incazzare nessuno.
Ho pensato adesso chiudo tutto e parto buonanotte.
Invece poi mi sono detta oh ci stavo cascando di nuovo. Purtroppo a me mi è toccata questa lunga lenta e silenziosa rivoluzione purtroppo la mia rivoluzione non si fa nelle strade ma in questi luoghi strani e un po’ irreali e allora io il mio esperimento di resistenza attiva lo devo portare avanti lo devo, e se qualcuno si incazza che si incazzi. Che mi chieda spiegazioni se ha il coraggio.
Ho pensato che la sfida è proprio mettere a nudo i desideri, le paure, dire sono così e sapere che in fondo i fatti miei non sono tanto diversi dai fatti degli altri e qualcuno che li dice ci deve pur essere, in fin dei conti questo è il motivo per cui la gente viene a vedere OTTO e si commuove, allora mi è venuta come una ventata di ottimismo un po’ suicida, non capisco bene, forse sono passata dalla strategia dell’opossum a quella del lemming fatto sta che ecco oggi mi sento così quindi fino a quando ce la faccio io tengo in piedi tutto, tengo in piedi.

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Set 15 2009

una vera e propria ecatombe

Ebbene, ieri è morto Patrick Swayze.
Tutti quelli che hanno visto il mio spettacolo  “OTTO” sanno che per me questo è un giorno triste, tristissimo.

Patrick Swayze è stato colui che mi ha introdotto alla vita sessuale, ai rapporti di coppia, alle tematiche abortiste e antiabortise, al mambo, all’erotismo, alla danza acquatica e alla discriminazione di classe.
Da ora in poi ogni volta che in OTTO parlerò di Dirty Dancing dovrò chiedere un minuto di silenzio, sai che menate.

Non me lo aspettavo proprio, non me lo aspettavo.

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Set 11 2009

piccoli problemi della differitablog ovvero pubblico oggi ciò che avevo scritto l’altroieri

Oggi è zeronove zeronove zeronove. Questi numeri non mi hanno mai detto niente. Probabilmente da qualche parte del mondo c’è una setta di apocalittici che si suiciderà alle nove e nove minuti mentre nello stesso momento qualche coppia sta cercando di concepire il suo nonogenito. Io invece mi limito a scrivere un post. Avrei dovuto farlo ieri ma la giornata è trascorsa risalendo l’italia sulla a 14 tra camion assassini e strafottenti guardoni in bmw, che gli venga un accidente.

Insomma ieri è morto Mike Bongiorno. Devo ammettere che sinceramente, da un punto di vista strettamente personale, non me ne importa un fico secco. Non è che avessi una opinione poi così alta di Mike Bongiorno. Certo, era stato uno dei pilastri della paleotelevisione, credo di aver studiato pagine e pagine su mike b quando ero all’università. Pare che sia stato proprio lui a introdurre nel vocabolario corrente la parola esatto. Infatti esatto in italiano non vorrebbe dire “corretto” ma sarebbe il participio passato di “esigere”. Esistono ancora nel nostro paese alcuni fortunati che il ventotto di ogni mese possono esclamare “ieri ho esatto lo stipendio”. Ma il caro mike introdusse la parola esatto col significato di corretto traducendo malamente l’esclamazione “exactly”, che il presentatore gridava negli stati uniti durante i giochi a premi ogni volta che un concorrente azzeccava la risposta. Ecco. Uno dei danni più grossi fatti alla lingua italiana, direbbe Umberto Eco. Mi farebbe piacere sapere se Umberto Eco si è pronunciato semioticamente sulla morte di Mike.

Ma insomma. La morte di Mike mi tocca in realtà per un altro motivo.
Quando abitavo a lisbona mi ero ricreata una specie di limbo all’interno del quale le notizie italiane non riuscivano a penetrare. Mi ero portoghesizzata, avevo persino cominciato a mangiare le lumache al pomeriggio. Era il 2003, Berlusconi era al governo e quell’estate ci fu il grande black out. Il maggiore quotidiano portoghese dedicò a b un intero fascicolo satirico che mi fu prontamente depositato in camerino dalla mia regista. Quella fu l’unica notizia italiana che scalfì il paradiso lisboneta fatto di birrette sorbite guardando la città da un belvedere mente il sole tramontava sul Tejo. Avevo i capelli cortissimi, appena compiuto ventiquattro anni e mi godevo abbastanza la vita. Qualcuno dall’Italia venne a trovarmi. Tra questi, mia sorella minore Rossella detta fuego, che si stabilì nel mio essenzialissimo loculo per quasi un mese. Un mese veramente allucinante, di cui prima o poi scriverò…se avrò tanto tanto tempo. Bene. La seconda cosa che mia sorella mi disse durante la nostra prima cena insieme a base di bacalhau com natas e pudim fu “ca, è morto Mike Bongiorno”.Non so perchè si inventò questo scherzo idiota. Ma ci rimasi davvero male. Mia sorella gli scherzi li sa fare veramente, veramente bene. Ebbi l’impressione che tutto il mondo stesse andando avanti, che si fosse persino liberato di Mike Bongiorno, e io ero ancora lì a Lisbona a fare la frikkettona. Dopo qualche minuto mia sorella si rese conto dello shock e mi rivelò che era uno scherzo. Ci rimasi ancora peggio.

Dopo qualche anno, era il 2005, mia sorella si trasferì a Parigi. Io Parigi la adoro. Diversamente da come adoro Londra ma insomma, il sentimento è quello. Mi sembra di ricadere dentro un tempo perduto, dentro qualcosa che fuori da lì non esiste più. Parigi è bellissima. Non so se sia particolarmente romantica, ma sicuramente è una città che mi ha fatto scrivere un sacco. Non potevo non prendermi la mia rivincita. Durante la nostra prima cena in rue de mouffetard, dove mia sorella viveva, davanti a un bicchiere di vino e una tartina con tarama, le dissi, serissima. “Rosse’ hai sentito? È morto Mike Bongiorno”. Ci rimase malissimo. Purtroppo io non so tenere gli scherzi bene come lei, e dopo pochi minuti scoppiai a ridere. Ma sono sicura che abbia fatto in tempo pure lei a pensare alla vita che passa agli amici che si dimenticano di te a Berlusconi che si fa trapianti di capelli ai bambini che nascono crescono muoiono etc etc etc.

E ora Mike Bongiorno è morto davvero. Ed è morto pure Micheal Jakson ed è morta persino Pina Bausch. Un’ecatombe. L’unico con cui si possono ancora fare scherzi del genere è Umberto Eco…..

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Giu 21 2009

Primo giorno d’estate, piove, governo ladro

E io direi anche ma chi se ne frega. Per mia fortuna questo governo è così imbecille da permettermi anche di guadagnare qualche euro con della satira politica di cattivo gusto, che faccio in giro per le piazze d’Italia vestita da fata sfattina, con la chioma azzurra che mi crolla rovinosamente sull’unico occhio vedente e il frustino che si agita autonomamente, protesi anarchica della mia mano destra, autonoma pericolosa e delirante.

Perchè una cosa bisogna pur dirla. E’ vero che quelli di Teatri di Vita m’hanno detto che faccio il cabaret colto senza però saperlo rivisitare in maniera originale, è vero anche che, andata da quelli del cabaret, sono stata esclusa da qualsivoglia premiazione perchè ho un’impostazione troppo teatrale e poco cabarettista. E’ vero pure che da anni arrivo prima non premiata a tutti, e dico tutti i concorsi cui partecipo, è vero che Federico Tiezzi non m’ha manco degnata uno sguardo, forse perchè non sono un bel maschione omosessuale o una fragile biondina anoressica (e vaffanculo pure alle sedicenti attrici anoressiche che per lo più non sanno spiaccicare parola e non ce la fanno manco a stare sul palco ma essendo anoressiche vanno molto più di moda nel teatro di ricerca delle attrici brave, con tette e senza problemi alimentari) E’ vero, tutte queste cose sono vere. Ma la sottoscritta si guadagna la piazza, e se la tiene.

Strabica, sovrappeso e con parrucca. Dunque in questa domenica di pioggia, caro governo ladro, non mi metterai la mano sotto la maglietta anche perchè resteresti sconvolto dalla quantità di carne che ci troveresti, però, non volendo, mi fai mangiare uguale.

Il 26 giugno la fata sfattina sbarca a Parma. Ore 21, aggratis 

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Mag 19 2009

la fata sfattina

è nata ieri notte e già si dimena come un’ossessa.

Ho l’impressione che il 2 giugno si impadronirà del palco di via San Francesco a Bologna.

E non ho idea di cosa dirà.

Mio malgrado.

Come se non mi bastassero i miei già numerosi alter ego,

ecco che è arrivata questa tipa dai capelli azzurri che non fa che ciaciare…

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