Archive for the 'radio' Category

Lug 26 2012

arrivederci

arrivederci

 

 

Lettori e lettrici amatissimi,

sono passati otto anni da quando aprii il mio primo blog, e cinque dall’inaugurazione delle Lucilleidi.

Ne sono successe di tutti i colori.

O forse dovrei dire che io, proprio io, ne ho combinate di tutti i colori.
In ogni caso la costante pare essere costituita da questi colori, tanti, vari e diversissimi, che si sono manifestati senza timore alcuno nella mia vita.
Ne sono felice, nonostante i casini, i lavori persi, gli amori che sono finiti, le insoddisfazioni e le ansie.
Una vita piena di ogni colore era quello che cercavo, ecco, mi pare di avercela avuta, e di averla.

 

Ho sempre scritto. Sempre sempre sempre.

Adesso arriva il momento di prendersi una pausa.

Non perche’ non abbia piu’ niente da dire, no,

bensi’ per altri motivi, che elenco:

il primo riguarda voi, ovvero, siete fondamentalmente amici e compagni che possono reperire notizie su di me anche scrivendomi una mail. Non c’e’ piu’ bisogno del blog, diciamolo. Se volete sapere come sto scrivetemi, punto. Vi assicuro che le vostre mail saranno graditissime.
Anzi, sappiate che, nel posto dove vivo ora,
ogni singola parola che ricevo e’ una preziosissima ventata d’aria fresca.

L’altro motivo e’ che in questo momento, e in questo posto, scrivere un blog diventa una questione molto complicata. E io non ho voglia di complicarmi un’esistenza gia’ sufficientemente variopinta.

Spero siate d’accordo con me.

 

Questo blog non chiude. Continuero’ ad aggiornare la pagina con i podcast, quando ce ne saranno di nuovi, e quella con gli articoli che pubblico in inglese.

 

Se vorrete comunicare con me potete scrivere all’unico indirizzo al quale ho accesso:

lucelucilla@gmail.com

 

Vi abbraccio, dal lontano luogo dove vivo l’ennesima lucilleide.

Luce

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Giu 23 2011

Piccoli esempi di precarietà bestiale

Alcune settimane fa mi chiama Alessandra Marolla, regista che ha inserito nel suo video “PrecariEtà” un pezzettino di OTTO nonchè un’intervista alla sottoscritta me medesima in qualità di attrice precaria. Mi dice tutta contenta che le faranno uno speciale nientepopodimenocchè su radiotre e che il regista vorrebbe inserire un pezzettino dello spettacolo nello speciale. Io dico fichissimo! L’unica cosa, sai, dovrebbe essere citato il mio nome durante la trasmissione, non è che voglio che la rai mi paghi (come invece fanno altre emittenti, per esempio quella svizzera) ogni volta che passo in onda, ma almeno il nome, cazzo, del resto OTTO e sotto licenza creative commons e queste sono le regole. Lei mi dice non c’è problema ti chiamerà il regista in persona.
Cavolo, il regista in persona, penso io, che deve essere proprio uno strafico se fa una puntata sulla precarietà. Allora a un certo punto mi chiama questo regista e ovviamente io stavo facendo tre cose contemporaneamente di cui due volte al reperimento di danaro per l’affitto. Cotesto regista senza troppi preamboli mi dice

Senti, la trasmissione l’ho montata, spazio per il tuo nome non ce ne sta. Piuttosto che metterlo faccio prima a togliere il pezzo del tuo spettacolo dal montato.

Non sto scherzando, mi dice proprio così. Io rimango un pochino contrariata, visto che la radio la faccio anche io e ho imparato che la prima cosa è citare gli autori dei pezzi che si usano, diciamo, la prima cosa è il rispetto ecco, rimango contrariata pure perchè si tratterebbe di precarietà, cazzo, e allora a che gioco giochiamo? mi fai la trasmissione sulla precarietà e mi tratti come una bestia? rimango un pochino contrariata ma non faccio in tempo a ragionare perchè lui mi dice subito

Tutto quello che posso fare è mettere il tuo nome sul sito della trasmissione.

Che cosa avrei dovuto fare? probabilmente se fossi stata un po’ meno vigliacca avrei dovuto dire oh, ma sai che ti dico, vedi dove te ne devi andare, tu e la tua trasmissione sulla precarietà, tu non hai proprio capito un cazzo della precarietà e io a questo gioco non ci sto, non ci sto perchè tu in questo momento stai usando il tuo potere per farmi accettare una condizione a dir poco iniqua, non ci sto perchè quello che fai non solo è ingiusto ma è pure illegale, non ci sto perchè io con questo spettacolo ci mangio, e già è allucinante che tu non mi paghi il passaggio radiofonico, figuriamoci poi se non mi dai nemmeno quello straccio di moneta di scambio che si chiama visibilità, oh, ma siamo matti?

Lo so, avrei dovuto dire tutto questo. E invece non ho avuto il coraggio di farlo. Il risultato è stato che il mio nome in trasmissione non è stato fatto, e sul sito ci sta la fotografia mia, peraltro di un altro spettacolo, che con OTTO non c’entra una cippalippa, ovvero “non vengo dalla luna”, senza nessun tipo di specifica, roba che se uno va sul  sito pensa che la tipa fuori di testa nella foto è Alessandra Marolla,  e invece sono io, cazzo, sono io che stavo facendo uno spettacolo che parla proprio di questo, di quanto sia stanca di essere trattata come una risorsa oggettiva senza che mi venga riconosciuto alcun diritto, di quanto sia esasperata dall’uscire sempre sconfitta dalle stronzissime relazioni di potere, di quanto mi faccia schifo scendere a patti con chi in quel momento è più forte di me, eppure non abbia scelta perchè altrimenti non mangio.

E pure questo post, se qualcuno della rai lo vede, lo so che mi porterà solo grane, perchè io sono una sola, e il mio potere è ridotto alla denuncia sul mio stracazzo di sito o, se sono fortunata, a una manifestazione all’anno in cui posso esprimere la mia sacrosanta rabbia. E tanto per parlare di visibilità, di questa dorata moneta di scambio con la quale mi ci faccio il bidet, il mio sito ha avuto tredici visite dal quello della rai, t r e d i c i, non so se mi spiego, grazie tanto, tredici visite me le guadagno con molta più facilità durante un aperitivo.

Bella menata, eh? Io più ci penso più mi incazzo, e non posso fare niente, se non scrivere la mia rabbia sul mio stronzissimo sito e per questo correre pure il rischio della denuncia perchè chi ha il potere ti può sempre denunciare, anche se ha torto.

E comunque, anche per questo, stasera ho contribuito all’organizzazione di un evento che parla proprio di precarietà. Ci sarà il video di Alessandra, ci sarò io, ci sarò Laura Pasotti e ci saranno i precari e le precarie, ecco. Se siete a Bologna stasera, dalle 20 in poi, al TPO parliamo di noi.

Ma vaffanculo

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Mag 10 2011

guida intergalattica per attivisti, sesto episodio

Comincia alle sette di mattina, questo pezzo di turnè. E’ sei maggio e abbiamo uno sciopero generale davanti a noi, splende il sole alto e tondo su Bologna mentre come al solito sbaglio luogo dell’appuntamento e mi fiondo in porta Sant’Isaia salvo poi capire che non era la porta giusta. Ma per fortuna sono un po’in anticipo, e non appena recupero il luogo giusto dell’appuntamento ci trovo proprio tutt*, pure un sacco di coraggiosissime presenze dalla radio, Laceci pronta col suo diggeisett sul nostro magico camioncino ecosostenibile, Minocip superattivo alla guida e gli altri tutti affaccendati chi con gli striscioni chi con i giornali chi semplicemente con i gossip che sono sempre molti e non facciamo in tempo a stare dietro a tutto.
Bella piena mattinata di sciopero, cantiamo ridiamo abbiamo il sole che ci illumina la faccia e ce lo meritiamo tutto, abbiamo lottato con le unghie e con i denti per questa giornata e adesso è tutta nostra, balliamo a ritmo con la musica della Ceci che ci mette pure Erpiotta e io penso proprio che gli squali non ci avranno mai. Laste minaccia di menarmi se oso dire un’altra volta che lei non è una vera giovane, io rido e cammino a ritmo con la musica mentre Laire dice shallallallalla. Arrivati in piazza ecco che cominciamo il nostro già dichiarato corteo selvaggio e ci riappropriamo a gruppetti di questi maledetti negozioni accaemme futlocher sarcazzo ma anche di coop, ci sono tutti i commessi che guardano in basso perchè sai mai, se si scopre che hanno in simpatia gli scioperanti li cacciano subito fuori a calci in culo. Mettiano i nostri striscioni chiusopersciopero e ci sono dei compagni proprio ispirati che al megafono dicono cose che io penso cazzo è proprio così. Siamo un po’ stanchini, ogni tanto guardo in direzione di Francis che sta sempre dove c’è un raggio di sole con la sua maglietta viola dell’ex mattatoio, noi precari dello spettacolo stamane scioperiamo  ma già siamo pronti per andare a lavorare a portare il nostro piccolo pezzo di rivoluzione in giro per l’Italia.

E infatti è un attimo, saluto tutte saluto tutti e vorrei stare tutta la giornata con loro a ballare cantare e magari mangiare un panino di quelli fatti dalla tippiò crew ma invece partiamo e andiamo nientepopodimenocchè a Marghera. Ci ho un po’ d’ansia e non so ancora che questa ansia me la porterò appresso tutta la turnè. Penso che sia dovuta al fatto che stasera mi vedranno i compagni e le compagne del Rivolta che insomma mi conoscono da quando ero una sbarba, non mi faccio troppe domande mi impongo alla guida così non penso (spero) ma invece il cervello mi va a mille e finisce che prego il Socio di ascoltarmi che così ripeto il monologo che dovrò fare martedì peraltro in assenza sua e vai ci ho pacchi di ansia attorno a me che si moltiplicano.
Eccoci al Rivolta, bellissimo con i suoi tetti che sembrano onde e pezzi di cielo, e mi sento un pochino a casa. Ci parliamo dello sciopero e cazzo loro si sono alzati alle cinque per picchettare le fabbriche, io una volta di più penso che i compagni sono proprio belli, perchè ci credono assai assaissimo e si svegliano pure alle cinque il giorno dello sciopero. Ma l’argomento topten è il nuovo sito di Sherwood e tutto quello che ne consegue, Graz ci spiega tutto con l’entusiasmo di un adolescente e io mi lascio trasportare dai suoi racconti della radio del futuro e tutto mi sembra bellissimo non vedo l’ora di vedere gli studi nuovi e penso che anche io voglio fare i racconti di lucilla con la uebcam cazzo.
Facciamo infine il nostro spettacolo con tanto di uebstriming, sono emozionata, è qua che tutto è cominciato e penso (e dico al socio) ti rendi conto? se fossero andati male quei quindici minuti non l’avremmo fatto mai, e forse è un caso forse no che proprio il giorno dello sciopero generale siamo qua, come se avessimo in qualche modo chiuso un cerchio ma forse no non è un cerchio a me i cerchi non mi piacciono. (Ma dentro di me ho tremila pensieri e uno è proprio il destino di questa turnè vorrei tanto parlarne con Francis ma mi sento appiccicata dentro di me e allora devio ritardo svicolo annego nello spritz).
Non ce ne vogliamo proprio andare da Marghera perchè sembra che tutti ci amino e io mi sento un po’ a casa ma sappiamo che domani c’è un’altra lunga giornata davanti a noi allora ecco a un certo punto ci rimettiamo sulla nostra lucillomobile e voliamo a Padaniacity dove dormiamo dalla mia amica Tori che io non la vedo mai e sono proprio contenta.
Il viaggio è difficile. Abbiamo i pensieri. Penso che forse Francis non ce li avrebbe, i pensieri, se non glie li mischiassi io. Poi penso che no, lui ce li ha comunque, i Francispensieri.
Ci svegliamo a Padaniacity e nonostante il sole nonostante la splendiderrima giornata il piombo incombe su di noi, passeggiamo cercando di goderci la mattinata, porto Francis al Pedrocchi e facciamo tutte le cose che due veri turisti devono fare a Padaniacity tipo mangiare i tramezzini caldi del Nazionale ma la verità è che non vediamo l’ora di andarcene e allora via, sfrecciamo di nuovo sulla lucillomobile verso Falconara dove ci aspettano i compagni del Kontatto.
Ma per la strada facciamo una cosa proprio da turnè ovvero usciamo dall’autopista e ci facciamo il bagno, il bagno, Francis e io in costume, un freddo porco e noi che urliamo e ci facciamo il bagno e poi ci mangiamo pure il gelato proprio come le star del rock’n roll.
Arriviamo tutti salati dai compagni del Kontatto.
Che noi non li conosciamo, però dalle telefonate sembrano proprio simpatici. E infatti arriviamo e loro stanno in questo angolo di paradiso schiacciato sotto la maledetta raffineria dell’api, ma il loro paradiso se lo proteggono eccome, e ci accolgono e ci festeggiano e ci fanno persino mangiare il mata hambre e ci chiedono e ci raccontano, ancora parliamo del nostro sciopero generale, a me sembra che dai loro racconti esca luce e pura vita esca generosità e mi dico meno male, meno male che siamo venuti qua a fare lo spettacolo, infatti quando poi lo faccio, con Francis soprelevato alla mia destra, mi viene proprio da commuovermi, e me li guardo tutti e me le guardo tutte, uno per uno una per una, e quasi vorrei fermarmi per piangere un pochino di commozione. Mi sembra di non farlo così bene da secoli, lo spettacolo, forse proprio perchè oggi ho proprio l’impressione che queste persone l’abbiano fortissimamente voluto e allora anche la mia piccola parte di militanza ritrova senso. Guardo Francis e penso che forse anche lui sta pensando le stesse cose.
Finisce a gioia e borghetti, e sono le tre quando riusciamo ad andarcene a dormire da Reka e Pa che per me oh, sono proprio degli eroi, ci accolgono in questo meraviglioso nido di gioia e io non vorrei dormire vorrei solo ascoltare i loro racconti ma invece a un certo punto mi rendo conto che sono discretamente ubriaca allora dico ciaociao a domani.

Eh si, perchè abbiamo deciso con Francis di farci un regalo, che ce lo meritiamo. E’ domenica e andiamo al mare, che questo sole chiama fortefortissimo. Reka e Pa ci portano al Conero che io non ci ero mai stata ed è un vero e proprio paradiso, il sole mi fa diventare subito tutta marroncina e collasso con tanto di bavetta sull’asciugamani della turnè mentre i tre rivoluzionari al mio fianco continuano a chiacchierare e io mi sento serena e rassicurata proprio come quando da piccola mi addormentavo mentre i grandi parlavano di politica.
E poi quando mi sveglio c’è solo una cosa da fare: il bagno dentro quest’acqua gelida e profonda come piace a me, sguazzo che è una meraviglia e penso, mentre li guardo da lontano, che mi sembra proprio di conoscerli da una vita, Reka e Pa, che non finisco mai di stupirmi della generosità, della gioia, della condivisione, che questa turnè si mi ha fatto fare un sacco di date ma soprattutto mi ha regalato le persone, le storie, mi ha regalato le lotte degli altri e io mi sento grata, mi sento, mi sento che nessuna turnè in un teatro mainstream potrebbe regalarmi tanto, e forse in questo momento riesco addirittura a spegnere un pochino il cervello che non si ferma un attimo oramai dal sei maggio.
Non ce ne vogliamo andare. Lo sappiamo che dovremmo perchè al tippiò c’è l’aperitivo della radio e dovremmo e vorremmo esserci, ma proprio non li vogliamo lasciare questi fratelli che abbiamo incontrato. Nel viaggio di ritorno scherziamo e ci prendiamo in giro e io penso quasi quasi rimango qua chi me lo fa fare a tornare a Bulagna.
Ma poi è un attimo, siamo già nella lucillomobile e guido io, Francis è stanco, io pure, e in più c’ho il mio rumore di sottofondo che non mi lascia un attimo. Nemmeno il nostro gioco nuovo sembra funzionare, mi sento intasata.
Ancora una volta imparo a fidarmi di Francis e finisce che al tippiò ci vado pure io nonostante tutte le mie riserve e mi diverto pure, ci sono i miei amichetti stretti della radio e io sono felice di poter dare una mano a fare le torrette coi bicchieri puliti.
Poi ecco, finisce che vado via, finisce che mi ritiro nella mia intimità e finisce che finalmente mi spengo, con un po’ di violenza ma evidentemente non avrei potuto fare altrimenti, finisce che sono tutta dentro di me, finisce che le parole sono importanti, e io me le ricordo. Finisce che è già giorno, e mi aggrappo agli ultimi sguardi segreti mentre bevo litrate di caffè che dovrebbero riportarmi nel mondo del master e dell’efficienza e invece mi portano solo la tachicardia.
Finisce che è lunedì, e anche questa volta cel’abbiamo fatta.

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Apr 19 2011

guida intergalattica per attivisti, quarto episodio bis

Succede così, che ci sono delle volte che ci ritroviamo intimi a chiacchierare davanti a un gelato e mettiamo in fila i pensieri gli impegni le paranoie, per partire poi il giorno dopo un po’ più sereni un po’ più leggeri. E così quel giovedì 14 sono andata via a piedi sotto una pioggerellina sottile mentre il mio socio si regalava ancora una mezz’ora di gioventù. Avevamo parlato di Vik e del suo sequestro. Io immaginavo un’altra snervante attesa come quella di molti anni fa, che ci aveva fatti trepidare per la Sgrena.

Ma è prestissimo venerdì e dobbiamo partire per Roma. Mi sveglio e subito leggo il messaggio della Ire che mi fa capire quello che nessuno si aspettava. Mi viene una specie di velocissimo capogiro. Apro il computer, non voglio vedere i video e soprattutto non voglio leggere i mille coccodrilli che già affollano le pagine di siti internet e facebook. Come mio solito mi aggrappo alle cose materiali faccio la valigia preparo le cose faccio disfo e rifaccio cercando di non perdere il centro cercando di non farmi prendere dall’incredulità dallo sconforto cercando di stare dentro la stronzissima tabella di marcia ma ecco proprio quando penso di avercela fatta Francis mi chiama e mi chiede un’ora in più, che lui proprio non ci sta dentro. Non ci diciamo niente. Ci incontriamo al solito posto infame carichiamo e cantiamo De Andrè come due adolescenti brufolosi e depressi fino a quando non ci rendiamo conto che già abbiamo superato l’appennino e siamo inevitabilmente inesorabilmente verso sud.
Cominciamo a respirare.
Arriviamo a Roma che già siamo forse un po’ più leggeri anche perchè sappiamo che ci accoglieranno compagne e compagni che con noi condividono l’incredulità la rabbia lo sconforto.
Roma ci rapisce. Montiamo, salutiamo, abbracciamo, riconosciamo i volti, ci raccontiamo. Quelli che erano con me in Tunisia mi sembrano fratelli di incredibili avventure con cui mi accorgo di avere un’insperata intimità. Esc è bello e tutti sono efficienti. Ci mettiamo pochissimo a preparare le nostre quattro cose e già siamo in marcia verso il Sans Papiers dove radiosonar ci farà la nostra terza intervista. Siamo a Roma, dove tutto è cominciato, e di nuovo ci afferra l’entusiasmo per quest’avventura incredibile nella quale ci siamo lanciati, di nuovo ci diciamo quanto siamo privilegiati nel poter girare tra tutti questi spazi e conoscere un pochino delle loro incredibili realtà, ascoltare i racconti e le storie le lotte gli entusiasmi i problemi. Attorno a noi la sera è mite, il barista di Porta Maggiore ci fa assaggiare un liquore impronunciabile e ne decanta doti e virtù suscitando il nostro stupore. Noi, meridionali più o meno felicemente emigrati nella ex rossa Bologna, finiamo con lo stupirci quando un barista oltre allo scontrino ci regala un sorriso e due parole, e appena usciti ci affolliamo di commenti su quanto la gente qui sia aperta disponibile o semplicemente umana.
Al Sans Papiers mi pare di essere a casa e questa sensazione me la porterò addosso per tutto il mio soggiorno romano. Facciamo l’intervista   e ci sentiamo proprio dei supereroi, io personalmente sono proprio contenta di averci un socio che sa dire così bene le cose che invece io non mi so cavare dalla bocca, ci passiamo la palla come due veri professionisti dell’intervista, e intanto attorno il calore e i sorrisi dei compagni della radio che già promettono di occupare le prime file per fare il tifo durante lo spettacolo.

Cazzo, lo spettacolo! E’ proprio ora che corriamo indietro a Esc, in quella via dei Volsci finalmente risignificata. C’è Rapa, che tre settimane fa praticamente non conoscevo, e che adesso mi abbraccio a lungo e ripetutamente, e c’è pure un ragazzo simpaticissimo con cui ero andato in Tunisia che mi parla per mezz’ora e poi mi dice “oh, allora rimani a vedere lo spettacolo stasera?” e io rido tanto che quasi non riesco a spiegargli che lo spettacolo lo farò proprio io. C’è Sacco che è l’alterego di Francis a Esc, c’è la Vane che mi porterà poi in motorino fino al superstudentatoccupato, ci sono un sacco di facce che conosco e che sono felice felicissima di rivedere. Sono così agitata che non riesco nemmeno a cenare con gli altri, e finisce pure che per uno strano incidente rimango chiusa in bagno nell’ilarità generale. La sala si riempie come non pensavo si sarebbe riempita mai, c’è il sans papiers in delegazione d’onore, ci sono amici che non vedevo da anni, ci sono nuovi allievi e persone ritrovate grazie alla tenacia, ma ci sono anche Fabietto Lontra e Jim, come a dirmi che anche questo pezzo fa parte di me, della storia che mi sto scrivendo, e forse un pochino anche di loro. Ci sono poi persone che non conosco e che semplicemente erano in piazza il 14 dicembre e io mi sento onorata nel poter fare lo spettacolo per loro.
Siamo sul palco, Rapa dice poche commosse parole per Vik e io mi sento proprio come se le stesse dicendo anche per me e per Francis, per questo viaggio silenzioso e per la nostra incredulità. Lo spettacolo va come un concerto rock. Non ci posso credere, a tutti questi applausi, e Francis nemmeno ci può credere, ci guardiamo ci abbracciamo c’abbiamo due sorrisi che straripano dalle facce e il resto della sera sono chiacchiere e abbracci e la folle corsa in motorino con Vanessa verso la mia stanzetta al Point-Break, un miracolo di occupazione e cocciutaggine nel quale mi sveglio poche ore dopo e faccio colazione nel giardinetto, tra le spezie appena piantate. Tante troppe storie ho raccolto e custodisco e non riesco a rimetterle in fila, anche perchè già Francis mi è venuto a prendere, già salutiamo con un po’ di tristezza, già siamo di nuovo in viaggio verso L’Aquila.
La nostra auto-pensatoio è piena delle sensazioni dei pensieri delle riflessioni che ci scambiamo e pure di qualche paranoia che nonostante l’energia che ci ha regalato Roma viene fuori e ci fa rosicare un pochettino. Proviamo a dirci le cose proviamo a essere onesti un poco ci specchiamo l’una nell’altro con umiltà con incertezza con curiosità e attenzione nell’esplorare le differenze. Siamo così presi dentro una delle nostre sedute di autocoscienzateatralpersonale che quasi non ci rendiamo conto di essere arrivati a L’Aquila. Ma la devastazione, le macerie, i ponteggi abbandonati ci riportano coi piedi per terra anzi sotto-terra.
Arriviamo alle Casematte e i compagni ci accolgono con la loro schietta allegria da stato d’emergenza, ci guidano nella loro tana guadagnata coi denti e con le unghie, ci introducono nel mondo del terremoto permanente  ma io non reggo il colpo. Mi sembra che Francis sia riuscito in qualche modo ad ammortizzare la botta invece io in mezzo a tutte queste macerie mi sento sprofondare e mi torna un po’ di buonumore solo quando mi metto a dare una mano per l’allestimento del tendone.
Fa freddo, fa un freddo porco e maledetto e faccio lo spettacolo con il giubbino che ho preso a prestito al Tettafreeshop, una delle innumerevoli strutture di solidarietà che gli Aquilani hanno messo in piedi in questi due anni di terremoto perpetuo.
Ed è difficile fare lo spettacolo in questo tendone, è maledettamente difficile perchè mi sento incazzata e scorata e soprattutto inutile ma poi quando ho finito vedo i sorrisi sento i commenti entusiasti e allora penso che forse anche il nostro spettacolo ha portato un mattoncino di utilità a questa casa in difficile costruzione.
Dormo nell’alcova del sonno e la mattina dopo mi improvviso cuoca per ringraziare e anche di nuovo per non cadere nello sconforto di questa terra così squarciata.
Salutiamo abbracciando chi rimane a lottare e dobbiamo tornare a Roma, eh già, perchè Superfrancis nell’entusiasmo romano si è dimenticato un pezzo di microfono là e bisogna assolutamente recuperarlo. All’inizio siamo un po’ scazzati per questo incidente ma poi ci rendiamo conto che ripassare da Roma ci fa proprio bene, andiamo al teatro occupato e di nuovo abbracciamo parliamo ascoltiamo ma quanto cazzo si abbracciano questi romani io sono sconvolta il mio pudore viene seriamente messo alla prova mi sento tutta un friccico in mezzo agli abbracci romani.

Ripartiamo cantando Rino Gaetano e promettendoci nuovi viaggi nuove avventure, il pensatoio carico di questi quattro giorni viaggia verso nord e ci porta a cena a Chianciano dove divoriamo carne rossa che ci fa ridere e ripartire con la voglia di andare a ballare e forse anche di non chiudere questa lunga turnè in maniera tanto repentina.
Ma già vediamo la Basilica di San Luca, la nostra casa scelta e un po’ anche capitata, già siamo alle domande di prassi, a che ora ti svegli? io presto e tu? mi dispiace di lasciare Francis così di colpo mi dispiace che il viaggio non ci abbia regalato una decompressione migliore mi dispiace che sia trascorso questo nostro tempo.

E già apro un’altra porta segreta, già questa notte bolognese mi accoglie, i miei piedi percorrono la città, mattonella dopo mattonella, e sono felice nel non vedere le rovine nel non toccare le macerie, sono felice di questo silenzio, sono grata per queste ultime ore prima del sonno. Sento il corpo che si rilassa e mi tocco le braccia la pancia le gambe per riconoscermi, ascolto musica che non ricordavo, apro dopo anninteri le straordinarie avventure di Pentothal, respiro, sempre più lenta, sempre più sazia, sempre più grata.

Questa mattina mi sono svegliata, ho sorriso per qualche secondo, e poi ho dormito di nuovo.

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Ott 25 2010

confusa e felice

Published by lucilla under radio, carla vitantonio, bologna, teatro

così, che il giorno prima c’avevo un magone imprescindibile
che non mi trovavo più
così, che fino a qualche ora fa mi morivano le parole nella gola e non riuscivo nemmeno a fare la prova generale, non riuscivo

che poi all’improvviso sono arrivate le cinque ed è stato tutto un felice ramazzare e mettere via le sedie, in cucina si cucinavano le focacce e si preparavano gli aperitivi, qualcuno cercava di dare bellezza alla sala grande, molti ridevano.
Anche io mi sono trovata a ridere e a fare un caffè sul fornello gigante, e non usciva mai ma poi alla fine si è deciso.

Così.Tutto all’improvviso si è messo a correre, e la sala era pienissima e non ci potevamo credere. E sono salita sul palco e mi sentivo come se c’avessi avuto un’onda di persone che mi venivano incontro e addosso con tutta la gioia di esserci e la voglia di essere raccontati e la necessità di sentirsi rappresentati e anche la rabbia l’insoddisfazione ma anche il bene, porca miseria, il bene. Un’onda di persone piene di bene che stavano là e io facevo lo spettacolo e alla fine, lo so che può sembrare retorico però era proprio così, alla fine lo abbiamo fatto insieme, lo spettacolo, e io alla fine quasi mi mettevo a piangere, perchè se lo avevo fatto così bene era per loro che stavano là.

E poi c’era tutta la radio, una volta tanto tutta insieme e tutta di persona, ognuno a fare il suo, ognuno, ognuno là, chi dietro il bancone chi in cucina chi alla musica chi coi cavi, che si respirava, l’aria bellissima e densa che si è creata, si respirava ed era pura vita, davvero.

Se non siete venuti all’aperitivo di Radio Kairòs non sapete cosa vi siete persi.

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Ott 20 2010

occhei, è il momento del laiv

Published by lucilla under radio, carla vitantonio, bologna, tour, teatro

Ebbene sì, sono sparita e me ne vanto. Ho da fare e ho troppe poche ore davanti a me. Però c’è una cosa che devo assolutamente postare(postare? ma che cazzo di parola è postare? da quale sito subitaliano l’ho recuperata?)

Vabbuò insomma, se domenica volete capirci qualcosa di radio kairòs, se vi volete divertire, se volete vedere che faccia abbiamo, se volete assistere aggratis a un pezzo di OTTO, se volete sincerarvi del fatto che sia viva, se volete prepararvi con un po’ di gioia alla settimana che verrà, se volete mettere una forte controtendenza allo stress da fine settimana, se nonostante tutto avete voglia di stare in mezzo alla gente, se volete mangiare cibo buono e sano, se volete bervi l’aperitivo più fico del mondo fatto dai diggei più cool della Padania, se le vostre aspettative sono alte e non volete deluderle, se le vostre aspettative sono basse e volete modificarle, se non ve ne frega niente delle aspettative, se non sono riusciti a togliervi la voglia di fare festa

se questo

se quello

o se semplicemente non avete niente da fare

venite qua, eddai.

Domenica 24 Ottobre from moltocasual on Vimeo.

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Set 25 2010

un venerdì un po’ casual

Published by lucilla under casa, radio, bologna

La bufera teatrale impazza sul mio blog.Io non so se esserne lusingata o preoccupata. Il mio ex fidanzato decide che in maniera definitiva egli, nella mia vita, è un ex. Soffro, mi dispero, strepito, reclamo amore che mai più arriverà. Medito una sbronza solitaria. Pianifco ricoveri. Programmo definitivi ritorni all’odiato nido materno. Ma poi vado in rado alle oreventi e mi rimangio tutto. In onda c’è Casual Friday. La mia ancora di salvezza per questo venerdì di disamore. Sembra tutto improvvisato. Invece i casualini, con ordine e precisione e meticolosa cura, hanno preparato tutto.Ognuno sa bene quello che deve fare, in questo modo nessuno pesta i piedi a nessun altro e c’è persino spazio per la specialissima ospite zia vitantonia, che all’uopo pubblicizza il suo nuovo stato di zitella. Fatevi sotto compagne e compagni, l’occasione è più unica che rara. I casualini sono uno splendore. Mentre i pezzi vanno mordicchiano pizzette che volentieri condividono con la sottoscritta. Io offro l’ultima bottiglia di prosecco riserva vitantonio, crepi l’avarizia.
Faccio persino, a sorpresa, un paio di interventi scoop grazie a Zioivan e a Tatodijjei, il superregista che io mi dico anche io lo voglio, un regista così.  Giovanni mette le musiche, Alberto si emoziona parlando di Patt Smith, la Sere compulsivamente, un ditino alla volta, digita surreali risposte alla surreale chat. La Madame non sa bene quali consigli dare.
Mi sento bene qui. Questo è il mio posto adesso.
Forse non ho niente, forse ho sbagliato tutto. Forse domani cambio mestiere. Forse non capisco nulla di musica. Forse ingrasserò.Forse non amerò mai più nessuno come ho amato l’unico uomo del mondo. Forse lo Shamano non si ricorda più che odore ho. Forse non farà mai più provini non farò mai più teatro.

Forse finirà tutto il un bel tso e mamma e papà in lacrime verranno a riprendere la loro bambina.
Forse mi farò finalmente quel grosso tatuaggio che sognavo a diciott’anni, che mi circondava il collo e il seno come un serpente di cui non ci si può fidare. Forse farò la telefonista perchè il mondo è quello che è.

Forse domani mangerò finalmente cose sane e non berrò tre bicchieri di rum. Forse incontrerò prima o poi un uomo che meriterà che io lo ami più di quanto abbia amato l’unico uomo del mondo.

Forse no

ma questo venerdì un po’ casual mi ha fatto ritrovare un posto, in questa città, e sono sollevata.

Ovviamente poi sono successe un sacco di cose inenarrabili di quelle che farebbero rosicare i miei fans. ;)

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Lug 17 2010

ho fatto un altro errore

Dunque ieri sera mentre tornavo da una delle mie interminabili riunioni, di quelle che potenzialmente ti cambiano la vita ma nella prassi ti procurano un paio di chili di confusione, ho fatto un altro errore. Ho acceso la radio e ho sentito Zapping, su radio uno, e il suo conduttore Dottor Forbice.
Ora dico io. Questo Forbice non ha mai ispirato le mie simpatie, ma ieri ha proprio passato il limite. Si sta parlando di finanziamenti ai partiti e uno dei suoi ospiti cita l’esempio di Di Pietro e dello scandalo che lo ha visto protagonista per un finanziamento non trasparente. Forbice sospira e dice “e di queste cose nessuno parla eh!”

Ora, dottor Forbice, le spiego una cosa. Questo tipo di commento è un commento adatto a un vecchietto che si prende una birra nel bar centrale di Casacalenda o di Monteveglio. Io lo posso capire. E’ proprio un commento da bar. Anzi, se vogliamo essere clementi potrei dire che anche un impiegato medio potrebbe prodursi in un enunciato tanto ricco di qualunquismo.

Ma dottor Forbice, le ricordo che, nel momento stesso in cui lei si produce in questo concentrato di banalità, sta parlando alle ore otto e trenta di venerdi’ ai microfoni della prima rete radiofonica pubblica italiana, quindi qualcuno che parla di queste cose, dottor Forbice, c’è, ed è lei, che per sua e mia sfortuna non è un singolo e privato cittadino ma, nel momento stesso in cui si accende la lucina “on air”, è un personaggio pubblico, e dovrebbe fare un pochino di attenzione a quello che dice, dottor Forbice, perchè un commento così, oltre a non fare onore all’università che, suppongo -dal momento che tutti la chiamano dottore- le abbia dato la laurea, non fa onore alla rai e non fa onore nemmeno a lei. Dottor Forbice, un commento così oltre che essere reso falso nell’atto stesso in cui è enunciato è anche manipolatorio e populista. E non credo, visto che lei è un giornalista colto ed esperto, che ci sia bisogno di spiegarle perchè lei ha parlato da manipolatore e da populista.

Allora dottor Forbice io la inviterei gentilmente, nel momento in cui mio malgrado lei è un personaggio pubblico, a pensarci su una o due volte, prima di dire una stronzata del genere, perchè mi avvelena la serata, come se non fosse bastato il pomeriggio avvelenato dall’ascolto di quell’altra di cui ho già detto su radio due.

Sul resto del suo programma non mi pronuncio perchè sono troppo arrabbiata e anche perchè io per guadagnarmi il pane, al contrario di lei che si può accontentare di fare commenti qualunquisti su radiouno, devo smarchettare davanti a un pubblico al prezzo di centocinquanta euri a nero, e questo è tutto quello che guadagnerò a luglio, ha capito.
Ha provato a unirsi alla dottoressa Pollastrella nella terapia del sesso che consiglio alcuni post fa?
Sono sicura che le farebbe bene.

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Lug 07 2010

vediamo se mi censurano


Occhei occhei. Qui c’è qualcosa che non quadra.
Il sindaco de L’Aquila si prende le manganellate cercando di arrivare a palazzo Madama.
Il compagno Fini si lamenta che la libertà di stampa sia in pericolo.
Il presidente del consiglio ha i reumatismi alla mano sinistra.
Tutti i giornali, quotidiani, tg etc parlano dei reumatismi alla mano sinistra del presidente del consiglio.

La dottoressa Pollastrella tiene tutti i giorni e dico tutti i giorni una rubrica di ben ventotto minuti sulla radio pubblica. Rubrica che mi fa venire le carie ai pochi denti sani in genere, ma il mercoledì, il mercoledì veramente rimpiango di non aver mai preso dell’eroina via endovenosa.
Insomma questa  Pollastrella fa una rubrica in cui sostanzialmente rimpiange il proibizionismo e fa delle tirate, ma delle tirate che se un adolescente la sente io ci scommetto che la prima cosa che fa è andarsi a fare una pera. Io per esempio oggi, dopo aver ascoltato la trasmissione della signora Pollastrella, volevo veramente imbattermi casualmente in un rave e calarmi quelle cinque pasticche innaffiate di superalcoolico. Ma come è possibile che alla rai permettano che si faccia una trasmissione del genere?Io mi domando e dico. La signora Pollastrella può fare il cavolo che le pare, se vuole può anche chiudere i figli a chiave in camera sperando che nessuno spacciatore infili loro la bustina sotto la finestra. La Pollastrella è liberissima di pensare quello che vuole. Ma la rai non è libera di sfracassarmi le gonadi all’una di pomeriggio con i deliri della pollastrella e di tutti gli esponenti della nostra santa chiesa romana apostolica pedofila.
Signora Pollastrella le consiglio un libro, il libro si chiama “lo strappacuore” e l’ha scritto un certo Boris Vian, uno di quelli che lei farebbe scomunicare, se fossero ancora in vita. Ebbene secondo me quel libro un pochino parla di lei. Con la differenza che la protagonista è molto più simpatica di lei e, almeno una volta nella sua vita, ha praticato del sesso.

Oh mi scusi signora Pollastrella, dimenticavo che proprio oggi lei ci ha raccomandato di non eccedere col sesso, che poi -se facciamo troppo sesso ora che siamo giovani- quando avremo cinquant’anni ne porteremo le conseguenze. Ma quali conseguenze signora Pollastrella me lo spieghi un po’ lei, quali conseguenze? Forse se facciamo troppo sesso non avremo le energie per soffocare i nostri figli fino a portarli al suicidio da overdose come consiglia invece lei? Signora Pollastrella, lo dicono persino le riviste che legge lei, ma se le è sfuggito glie lo rivelo io, il segreto: fare sesso fa stare bene, fa parte di quelle azioni che ci danno in cambio una piccola cosina di cui forse lei non ha mai sentito parlare, la cosina si chiama felicità. E visto che lei oggi si chiedeva disperatamente qual è la cosa giusta, cosa bisogna fare per evitare che i figli eccedano in azioni peccaminose come appunto fare sesso, bene, io le do una risposta. La risposta è chiudere la sua stramaledetta rubrica, recuperare un briciolo di umiltà, magari farsi un amante e per ventotto minuti al giorno, invece di blaterare stronzate di cui i suoi figli probabilmente si vergognano, fare del sano ed edificante sesso. Vedrà che gioia ne trarrà tutta la sua famiglia. Io, sicuramente, ne avrò immenso beneficio. Anzi amiche e amici io propongo che per aiutare la signora Pollastrella a fare il suo coming out ci dedichiamo tutti al sesso, da soli o in compagnia, ogni giorno dall’una all’unemmezza di pomeriggio. Così, per solidarietà.

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Apr 28 2010

voglio un litro di rescue remedy

E allora siamo arrivati anche questa settimana a Mercoledi`, sono nella biblioteca di Shoe lane insieme al nobile preadolescente inglese che sta facendo i suoi compiti di matematica e gentilmente mi ha concesso di farmi i fatti miei invece di morire di noia aspettando che lui prenda una torta immaginaria, la divida in cinque parti, ne regali al suo amico Philip tre parti e risponda alla mamma che gli domanda quante parti sono rimaste.

Vorrei una bottiglia, che dico, vorrei una damigiana di rescue remedy. Ecco cosa vorrei, ci ho un’angoscia e un’ansia che meta` basterebbe a far venire un attacco di panico al buddha disteso, e tutto quello che posso fare allo stato attuale e` elemosinare damigiane di rescue remedy che pero` devo ammetterlo non e` che mi faccia poi molto.
La soluzione alternativa e` l’ingerimento compulsivo di zuccheri ma anche la`, non so se ne valga poi la pena, so gia` che dovro` cercare il dialogo coi sensi di colpa e sinceramente, ma proprio sinceramente, sono stanca di cercare il dialogo.

Tutto bene per carita` tutto tranquillo tutto normale, direbbe Francesco Baccini (ma come e`possibile che mi vengano in mente le canzoni di Baccini, a me, che sono una ragazza colta?) pero` e` da domenica che mi e` piombata sulle gambe una bella gatta da pelare, ma che dico una gatta, una pantera indomabile e proprio io la dovrei pelare, ma insomma, io sarei per la liberazione delle pantere e l’uso di pelliccia ecologica eppero` oramai la pantera va pelata e io sono qui che me la guardo e non ci ho voglia non ce la faccio.

Molte cose questa pantera ha messo in discussione, la pantera mi guarda e rinfaccia mancanze a suo dire mie, io provo appunto un dialogo possibile con la pantera, parlo tutte le lingue che so, le descrivo il mio amore per gli animali e cerco in ogni maniera di farle capire che proprio non vorrei pelarla, se lei si degnasse di levarsi dalle gonadi e non rimanere proprio in mezzo, che allora si la devo pelare per forza. Ma la pantera e’ testarda, ha secoli di recriminazioni di razza e vuole recriminarli tutti con me, questi secoli. Io appunto sono amante del dialogo e per mestiere da anni trentuno faccio la diplomatica familiare e di piccoli gruppi, quindi ci metto la buona volonta`l’amore e l’esperienza ma dopo quattro giorni e tre notti di cui due trascorse quasi senza dormire pensando alla pantera ecco mi viene proprio da dire sai che ti dico cara pantera se non hai capito l`antifona forse ti vuoi proprio far pelare.
E io ti pelo.
Quindi ho dato un ultimatum alla pantera.
Vediamo che succede.
Mi rendo conto che questo post sembra non avere senso e mi rendo conto anche che se lo leggono quelli della lav mi vengono a manifestare sotto casa ma avevo bisogno di una metafora un pochino divertente un pochino surreale per sollevarmi da questa sensazione di impotenza di errore di incapacita`. Ecco il moccioso ha finito i compiti e io sul mio sito ci scrivo, come al solito, quello che mi pare.

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