Archive for the 'ingiustizie' Category

Mar 19 2011

nucleare:faccio a meno grazie

Published by lucilla under nucleare, ingiustizie, bologna, politica

Allora io vorrei fare una premessa e cioè che secondo me al mondo non esiste un solo cretino cui non piacerebbe averci a disposizione l’energia accussì, a pioggia, libera e felice abbondante come il flusso mestruale della prima donna. E si badi bene che il paragone non è fatto a caso. Non esiste un cretino o una cretina cui non piacerebbe ecco. E che, a me non mi piacerebbe avere l’energia? a me mi piacerebbe che tutte le mie profumatissime scoreggine fossero trasformate in pura energia che facesse muovere la mia lucillomobile altro che ecodiesel metano che ti dà una mano e menate. Vorrei una lucillomobile a scoreggine vorrei un bollitore ad aria fresca vorrei uno scaldabagno a fiori appassiti chi non lo vorrebbe?Chi non vorrebbe andare dal benzinaio e pagare con un bel sorriso?

Ebbene signore e signori, voglio svelarvi una cosa. Lo so, è dura, ma qualcuno deve pur dirlo, e ci pensa Lucilla:

QUESTO MONDO NON ESISTE

e se esiste non è il mondo in cui viviamo noi. Il mondo in cui stiamo vivendo è un mondo in cui l’energia è un problema, un mondo in cui a causa dell’energia si fanno le guerre, si ammazzano le persone, si costruiscono castelli di bugie, si inventano prodotti inutili e si muove l’intero mercato globale per convicere i consumatori a sentire disperatamente il bisogno di tali inutilità.
Adesso, senza entrare nello specifico del nucleare, io non so voi, ma cazzo, io nell’ottantasei avevo sette anni e mi ricordo mesi interi senza latte fresco nè insalata e la mia mamma preoccupatissima mi ricordo l’incubo della nube tossica e già che Chernobyl non era esattamente dietro l’angolo voglio dire non si trovava a Campobasso Est.
Ma senza andare a scomodare la mia autistica memoria insomma, io le immagini le vedo e cazzo parliamo del Giappone, non so se avete presente, in Giappone sono tutti precisissimi, hanno tutto sotto controllo vivono in case dove a seconda del bottone che premi viene fuori la tazza della colazione o quella del cesso e loro non sbagliano mai bottoncino, no, loro premono sempre il bottone giusto al momento giusto e non capita mai che intingano il biscotto che più lo inzuppi e più mastichi nel gabinetto o che ne so cose del genere. Loro sono dei superprecisi, i giapponesi, si sono anche comprati Totò Schillaci per tutta la vita. Eppure guarda che casino viene fuori che le cose non erano proprio così perfette come sembrava viene fuori che i controlli non erano poi così controllati che gli allarmisti non erano sufficientemente allarmanti viene fuori che nemmeno i preciserrimi giapponesi avevano sufficientemente valutato le probabilità di disastro eh già che loro hanno dei grattacieli superantisismici ma l’uranio antisismico non l’hanno ancora fatto.

Poi mi dicono che vogliono fare il nucleare anche qua, che io sono cresciuta mangiando pomodori grossi come dei cocomeri a causa come dire di un singolare modo di smaltire i rifiuti tossici, vogliono fare il nucleare anche qua perchè pure gli italiani hanno diritto al bollitore a cinquemilacinquecentovattttt pure gli italiani vogliono pagare poco l’energia pure gli italiani cazzo e che siamo noi l’ultimo paese dell’Europa? lo vogliamo anche noi il nucleare tanto più che in fin dei conti già importiamo l’energia nucleare dalla Francia e menate blabla.

Occhei occhei cari italiani che volete il nucleare, cari voi che oggi mentre noi dicevamo no al nucleare cantavate l’inno di Mameli come se uno che non vuole il nucleare per questo non sia abbastanza italiano, cari voi, io voglio dirvi una cosa, una cosa soltanto, e cioè che questo sistema usa e getta non mi va bene, non mi va bene questo modello che vorreste vendermi a mia insaputa, il modello che dice che oggi consumo e domani butto per consumare di più, che quando la suola delle scarpe si rompe si rottama tutta la scarpa, che dopo tre anni l’auto è da cambiare che compro un chilo di pane anche se ne mangio un etto che oggi voglio questo e domani voglio quello. Non mi va bene, perchè io ci leggo una cosa sotto e cioè che voi vorreste fare lo stesso con le persone, che mi  affitto i lavoratori più convenienti nei paesi più convenienti e domani li smaltisco (male) perchè tanto avrò altri lavoratori, non mi va bene per un cazzo e non mi va bene di dover consumare bruciare buttare sempre di più non mi va di essere messa nelle condizioni di avere bisogno di cose che in realtà non mi servono, io non ci sto a questo gioco, oggi è il nucleare e domani sarà sarcazzo cosa, io dico e dirò no perchè non è questo il mondo che voglio.
E allora si, mi metto la stronzissima tuta e vado in piazza di sabato mattina a prendermi il mio diritto al dissenso, a dire che questo paese è anche il mio paese, questo mondo è anche il mio mondo, e io il mio mondo non lo voglio come me lo state disegnando voi.
E i giornalisti del corriere della sera di Bologna dovrebbero imparare quanto meno a scrivere le notizie, io me lo auguro per loro che imparino in tempo perchè poi quando si troveranno la centrale dietro casa e la terza mano che gli sbuca dalla chiappa sinistra sarà troppo tardi per dare la notizia come si deve.

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Feb 10 2011

dimmi quando quando quando

E’ vero. Da quando ho cominciato il master la mia vita privata è completamente scomparsa da qualsiasi orizzonte possibile, e la mia vita politica è diventata anoressica come nella migliore tradizione delle finte attrici della Societas Raffaello Sanzio.
Epperò stamattina nel tentativo di capire quello che succede in questo paese ho avuto la cattiva intuizione di accendere la radio mentre mi facevo la doccia. Non c’è che dire, sono proprio una ragazza multitasking.

ORA. Io vorrei dire al nostro presidente del consiglio che pronunciare una frase tipo “alla fine pagherà lo stato, perchè farò causa allo stato” non è una semplice dichiarazione d’intenti, è un ricatto. perchè la frase sottesa è ” e saranno i cittadini a pagare per questo ignobile atto eversivo della magistratura”, e non ci vuole un linguista per capirlo.
Caro presidente, io non sono la più colta nè la più intelligente delle cittadine, eppure questo sottile gioco l’ho capito fin troppo bene, come ho capito che la pratica del ricatto sia ormai quella che lei -e quelli come lei- preferite a qualsiasi corretto confronto politico.
Io non voglio esagerare dicendo che in un paese normale il presidente si sarebbe già dimesso da un pezzo, non voglio fare la parte dell’eversiva dicendo che in un paese normale la gente avrebbe già occupato le piazze da giorni come sta facendo in Egitto, non ci tengo per niente, anche perchè caro presidente, lei si può permettere di fare causa allo stato, io, se mi fanno una multa da 34 euro perchè sto andando in bici contromano sotto i portici, mi devo vendere il cappotto per pagarla.
Allora grazie tante, non le dirò caro presidente che in un paese normale lei non avrebbe proprio potuto essere nelle condizioni di dire quello che ha detto e fare quello che ha fatto, perchè ormai è chiaro, questo NON E’ un paese normale, e lei può permettersi di utilizzare il ricatto come unica forma di concertazione così come prima e insieme a lei hanno fatto Marchionne Gelmini e sarcazzo.
Questo non è un paese normale, io ormai cel’ho ben chiaro nella testa, il concetto. E sto bene attenta a rispettare le regole, io, che non ho scelta, perchè se io non le rispettassi finirei sbattuta in galera senza nemmeno un trafiletto di pubblicità e la gente farebbe molto presto a dimenticarsi di me.
E vede presidente il punto è proprio questo, che lei e i suoi state riuscendo a farci dubitare dei nostri stessi diritti. Quello che fino a una quindicina di anni fa era garantito perchè ti spettava in quanto essere umano adesso è un regalo che eventualmente chi ti governa ti fa.
Sarà che sto studiando le colonie francesi, presidente, ma questa cosa qui non sta nello stesso libro delle democrazie.

Faccio fatica a scrivere oggi perchè sono stanca, perchè per guadagnarmi da vivere lavoro diciassette ore al giorno e non ho più tempo manco per incazzarmi. Faccio fatica a scrivere eppure scrivo perchè ho capito una cosa: con i vostri ricatti, prima di tutto, state rubando il mio tempo. E allora il mio tempo io me lo riprendo e scrivo, e ci metto mezz’ora e scrivo male e sono tutta incartocciata dentro la mia rabbia e c’è una parte di me che pensa che mezz’ora in meno di lavoro è uguale a un tot di euri in meno per sopravvivere però scrivo lo stesso perchè non mi fregate. Cazzo. Lei non mi frega, presidente, e non mi fregano manco quelli dell’opposizione ufficiale che vorrebbero nascondersi dietro il mio corpo per una bieca moralista battaglia che non ha niente a che vedere con i miei diritti di cittadina e di essere umano. Non mi fregate.
I vostri ricatti non mi toccano, perchè mi avete già tolto tutto quello che avreste potuto e anche parte di quello che teoricamente mi era dovuto.
I vostri ricatti non sono per me, perchè io non ho niente, e quindi non ho più paura.

Ecco cosa avete creato, presidente, una generazione di persone che non ha niente da perdere, perchè non possiede più nulla, a parte il proprio corpo. E col mio corpo io ci faccio quello che voglio.

E il 13 febbraio lo metterò di nuovo in piazza contro di lei e contro i suoi ricatti.
Mi costi quello che mi costi.
Io ho già pagato tutto sulla mia pelle.

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Feb 04 2011

piccoli esempi di violenza quotidiana

No, giusto perchè le frasi di molte persone da qualche tempo si riempiono di questa parola, la parola violenza, e giusto perchè queste belle persone il più delle volte hanno il culo al caldo e non ci pensano due volte prima di sparare giudizi a zero con la stessa facilità con cui tirano lo sciacquone, giusto per questo ecco, giusto perchè nel passato qualcuno ha accusato me, e dico me, che non alzo mai nemmeno la voce, di essere violenta, giusto per questo vorrei dire che stamane mi sono alzata e mi sono fatta cinquecento km per andare a guadagnare novanta euro in nero, e dico novanta euro, e ho perso tutta la giornata e ho trascorso in treno la metà del mio tempo, pisciando in cessi sporchi dove rischiavo di prendermi qualche malattia debellata da secoli nei così detti paesi civilizzati, e questa a me pare proprio violenza, mi paiono violenza i novanta euro e anche i cessi sporchi sono violenti tanto più che ho pagato uno stronzissimo biglietto ed è uno stracazzo di venerdì e avrei dovuto essere a Bologna già da mezz’ora mentre invece sono persa sarcazzo dove nella pianura padana perchè trenitalia sta adottando metodicamente la strategia del ritardo cronico sui treni senza supplemento, e questa mi pare violenza perchè io i soldi per il supplemento non ce li ho e probabilmente non ce li avrò mai, senza contare che tutte le sante mattine e dico tutte le strafottutissime mattine mi sveglio con l’incubo dei maledetti trecento euri con cui dovrò pagare l’affitto e non so dove prenderli, non so dove prenderli cazzo e non dico che non posso fare yoga o pilates no, che quello sarebbe il minimo, no, il fatto è che spesso ci sono cose molto più fondamentali che non posso fare assolutamente e questi trecento euri che non so dove prendere mi sembrano tremendamente violenti, mi sembra violento che io abbia trentadue anni e debba vivere in una casa di 18 metri quadri e mi debba vergornare ad invitare una persona a pranzo, mi sembra violento che il comune di Bologna non mi ammetta alle graduatorie per gli alloggi a canone calmierato solo perchè non mi manca una gamba e non ho figli a carico, ho me a carico porchissimo maledetto comune di Bologna e non so come cristo fare a campare è chiaro o no? mi sembra violento che io debba chiamare mia madre in lacrime perchè non so come fare la spesa e se lei non mi aiuta non potrò fare neanche il maledettissimo stage che ovviamente è a carico mio figuriamoci se l’almamater studiorum si preoccupa per me e a me questo sembra iniquo e violento mi sembra violento il prezzo del pane e quello della carne mi sembra violento che io arrivi a sera distrutta e non abbia nemmeno voglia di uscire con i miei amici perchè l’unica voglia che ho è scomparire sotto le coperte mi sembra violento non disporre della mia sporchissima vita mi sembra violento avere trentadue anni e non avere uno straccio di prospettiva di sogno di futuro perchè i soldi costano, eccome se costano, mi sembra violento il tipo di fronte a me che per offendere una le ha detto che è una puttana mi sembra violento lui e anche il cassiere che stamane non mi ha dato i bollini mi sembra violento che io per vivere mi debba spremere fino all’osso e non mi rimanga più nemmeno la voglia di scopare mi sembra violento che questa vita mi abbia tolto la voglia di scopare perchè se ho un po’ di energia voglio solo bere e drogarmi per andarmene temporaneamente da tutta questa violenza ecco cazzo tutto questo mi sembra violento e adesso qualcuno di quelli col culo al caldo mi dica che ho torto voglio proprio vedere.
Maledetti.

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Gen 25 2011

i miei genitali si ribellano

Va a finire che in tutto questo delirio, al quale per inciso prima o poi dovrò rassegnarmi, mi sfugge il punto della situazione.

Insomma io voglio dire una cosa forse non molto popolare ma la devo dire perchè cel’ho nel gozzo che preme. Voglio dire che. Se io mi rendessi conto che l’unico modo per strapparmi da un’esistenza che mi appare grama, insoddisfacente, miserevole, fosse andare a letto con il potente di turno, e se per caso io fossi anche tanto fortunata da corrispondere al modello vigente di bella donna, se poi a queste due componenti io potessi aggiungere il dettaglio, non poco importante, di avere i mezzi per accedere al suddetto potente di turno, io che farei, ci andrei oppure no?

La risposta è che forse ci andrei.
Forse sono proprio una escort mancata. Ma il problema che sta sotto queste mie forse ingenuotte domande a me medesime è che è troppo facile alzare un polverone sulle escort senza farsi domande appropriate su un sistema che legittima questo percorso e dunque quello che mi fa incazzare è sentire questa valanga di commenti più o meno genuinamente moralisti sulla prostituzione e blablabla, come se il problema fosse la prostituzione e non un sistema che legittima la prostituzione come meccanismo di ascesa sociale.
Oddio questo post sembra un proclama politico, saranno le due settimane spese dentro la facoltà di scpol a discettare di altissime questioni con la futura classe diplomatica internazionale ma insomma queste sono le parole che mi vengono.

Perchè, a parte siti femministi e poco altro, io vedo tante troppe donne che si ammantano del velo di figlie di maria e sbandierano la loro contrarietà e il loro disappunto senza però indignarsi a sufficienza nei confronti di un sistema che non è nato con Berlusconi, no, ma che con lui ha trovato definitiva legittimazione all’interno delle più alte sedi istituzionali e allora mi viene da dire amiche, è troppo facile fare il partito delle bruttine indignate, forse stiamo perdendo un’occasione per ragionare su altro.

Ecco ho detto quello che dovevo dire e l’ho detto in fretta anche perchè io non ho molto tempo, dal momento che sono cessa e non ho potuto fare la escort per il preside devo seguire tutti i corsi pedissequamente e sperare di passare gli esami anche perchè per fare questo benedetto master mi sono indebitata con mezzo mondo e adesso lo devo fare bene.

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Gen 13 2011

sempre la stessa solfa

Lo so che va sempre così e lo so che proprio per questo ci dovrei andare un po’ più easy insomma non dovrei prendermela tanto lo so benissimo è la vita e le persone non sono tutte uguali in fin dei conti ci sono tragedie ben più grosse lo so lo so benissimo epperò io mi indigno mi sconquasso e soprattutto ci rimango male.

Allora.
Cominciamo col dire basta a tutta questa retorica di Lucillina artista farfallina che vola di qua e di là di Lucillina che rappresenta un po’ i sogni di quelli che invece non cel’hanno fatta a seguire fino in fondo i loro desideri cominciamo col dire basta alla retorica di Lucillina supereroina voglio dire.
Anche Lucillina mangia ogni tanto anche Lucillina si paga un affitto anche Lucillina lavora anzi vorrei qui sottolineare che lavora abbastanza assai ovvero circa dieci ore al giorno senza sabati e domeniche e vorrei anche sottolineare che questa non è una lamentela no, perchè la stronzissima Lucillina questa vita se la è scelta e le va bene, Lucillina è entusiasta della sua vita del suo lavoro della sua indipendenza della sua destrutturazione strutturale.
Lucillina è contenta però non vive sulla Luna e nemmeno su Marte anche se a volte le piacerebbe. Dunque Lucillina mangia beve paga affitto e bollette insomma ha anche lei a che fare col denaro che guadagna lavorando ovvero facendo spettacolini a destra e manca e conducendo laboratori.

Lo so che a volte è difficile che viene da pensare che sicuramente Lucillina ha un segreto ammiratore che la mantiene economicamente o una famiglia agiata ebbene no levatevelo dalla testa lucillina si mantiene da sè grazie alle attività appena elencate.

E A LUCILLINA TUTTO QUESTO VA BENISSIMO

però cazzo cazzo cazzo. Sono le sette. Fra un’ora comincia il laboratorio. E proprio in questo momento due delle persone che mi avevano pregata implorata supplicata di inserirsi nel gruppo mi mandano una mail, e sottolineo una mail, manco una telefonata, per dirmi che non vengono più.
Proprio un’ora prima.
Che uno dice vabbè avrai tutte le motivazioni del mondo ti hanno licenziat* sei impegnat* col corso preparto ti devi sposare ti hanno spostato a lavorare a Roccapipirozzi ti hanno rubato la macchina per carità per carità è tutto valido è tutto comprensibile ma è possibile che tutto questo ti sia capitato a un’ora dal laboratorio?

Eh scusate, a me mi pare una cosa un pochino singolare, un pochino stronza. A me mi pare che ci sia sotto la mancanza di rispetto per il lavoro che faccio, mi pare che ci sia sotto una puzzolente superficialità, come quelli che (e non farò i nomi oggi che sono già in ritardo) il giorno prima di uno spettacolo mi chiamano per dire che non si fa più.
Così, dal nulla.
Ma ve ne volete andare a fanculo?
E’ la gente come voi che costringe i precari a essere sempre più precari, è la vostra mancanza di rispetto per le persone in quanto tali, per il lavoro degli altri, per la loro onestà e la loro passione. Ve ne dovete andare a fanculo voi e la vostra maledetta supponenza, voi e il vostro culo caldo, che forse per voi cento o duecento euro non sono niente ma a me mi fanno la differenza, mi fanno la fottutissima differenza, e mi fa differenza sapere se ho un gruppo di otto o dieci persone, perchè ho già preparato una lezione che adesso non potrò fare, non la potrò fare, e io mi incazzo, mi incazzo per tutta questa gente secondo cui i propri impegni la propria serietà il proprio lavoro valgono più di quelli degli altri.
Fottetevi ecco cosa vi dico, fottetevi, io non ho tempo per gente come voi, non ho tempo per le vostre false promesse, i vostri facili entusiasmi, non ho tempo per i vostri ricatti  e i vostri doppiogiochi.
Mi fate schifo, voi, quelli dell’ultimo momento, quelli che pensano che la passeranno sempre liscia, quelli che NON PAGANO, perchè io invece pago tutto, pago anche le vostre stronzate. Fottetevi.

ps: Francesca, non ti crucciare, non è per causa tua che scrivo questo post.

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Nov 20 2010

voglio un mondo senza cucine

Sono stremata, affranta, sporca e affamata. Tutto è cominciato quando ho coronato il mio piccolo sogno borghese di neoadulta firmando un contratto d’affitto. Mi è costato moltissimo. A parte i termini strettamente economici, che quello direi quasi che è il meno, ma proprio in termini psicologici, di ansia, paura, sindrome di peterpan e via discorrendo. Non avrei mai immaginato che mettere qualche firma mi potesse creare tanti problemi. Eh gia’ che ne ho messe, nella mia vita, di firme.
Però questa era diversa, era diversa si, perchè mi impegnavo a un minimo di stanzialità, ma non solo, mi impegnavo, e mi impegno, a guadagnare un tot di euri al mese per assolvere al gravoso compito del bonifico mensile. Mi ipoteco alcune ore giornaliere, insomma si si si , sono diventata adulta e ho finalmente, un po’ anche mio malgrado, accettato alcune delle regole di questo mondo che a volte mi va stretto e altre mi va largo e insomma non mi va bene mai. O forse sono io che non vado bene a lui.

Ma il contratto d’affitto non era il male maggiore, no!!! io lo pensavo, ed ero ingenua. Ho già capito che quando uno diventa adulto, o nel mio caso una, l’adultità si scarica in tutta la sua obesità sulla poveraccia e bisogna essere forti e carenati.Cosa che evidentemente io non sono ancora abbastanza.
Allora.
Ci sono le utenze.
Che uno si deve intestare tutto e ti misurano pure la quantità di gas che emetti via scoreggia. E poi mica è facile, devi provare che tu sei tu e tutte queste menate che ti fanno credere di essere in un libro di Kafka. Poi devi fare il tagliandino dell’automobile. E anche lì non te ne dico niente. Sei fortunata se al terzo tentativo riesci a beccare l’ufficio giusto nell’orario giusto e ad aver fotocopiato i documenti nel verso giusto e blabla. Ma diciamo che cel’hai fatta, anche se nel mio caso non è propriamente così perchè le pratiche sono ancora tutte in corso, diciamo che tu cel’abbia fatta. Sei adulta, hai un contratto d’affitto regolarmente intestato, le bollette e l’automobile parcheggiata da regolare residente, sei felice, tiri un sospiro di sollievo, chiami l’amministratore per far cambiare il nome sul campanello e pensi che adesso, finalmente, potrai pensare a come mettere un pochino a posto la casa, o meglio, la caverna, il buco, l’alcova se vogliamo essere romantici.
Eh si, perchè la casa, francamente, cade abbastanza a pezzi.
Con l’elettricista ce la fai. L’elettricista è un signore simpatico e chiacchierone, che non è propriamente come dicono i giornaletti porno, oddio, forse quarantanni fa lo era ma adesso diciamo piuttosto che è un piacevole animalista che si appassiona ai miei racconti radiofonici e si offre di montarmi le mensole forse un giorno se avra’ tempo. Anche il suo collega, meno ciarliero e un po’ più ingombrante, apprezza la radio sintonizzata su 10585 e fischietta la sigla del cavo.
Certo, anche lui, gran poco a che vedere coi prestanti maschioni dei giornaletti porno.

Arrivano poi gli idraulici. Ecco, gli idraulici sono due giovinotti che loro si, sono proprio come quelli del porno, grossi muscolosi giovani e prestanti, entrano fumando una cicca e ti dicono dammi del tu. Tu glie lo dai, il tu, e te li guardi un pochino mentre smanettano col bidet. Certo, sul bidet non hai mai fatto sesso, in tre poi, chissà come si fa…e il getto dell’acqua potrebbe essere piacevole. Ma è un pensiero che dura un attimo. L’idraulico numero uno affonda le zampe nella vaschetta del cesso e ti rivela che è solo un problema di galleggiante. Tornerà lunedì, non temere. In men che non si dica i giovanotti sono fuori e il tuo sogno erotico si è infranto contro il piatto doccia.

Infine, tocca ai tecnici della cucina.
I tecnici della cucina ormai sono il mio incubo. Secondo me sono i peggiori. Dovrebbero inserire nel codice penale una categoria appositamente per loro. Sono dei criminali. Io li odio tutti, indiscriminatamente, e spero che l’umanità possa vivere un giorno senza cibo e senza cucina di modo che questi si estinguano.
I tecnici della cucina sono il male più pernicioso che possa capitare a una neoadulta.

Sono infidi, laidi, mentitori e ritardatari. Ti lasciano per giorni e giorni senza acqua corrente. Ti fanno perdere intere giornate di lavoro. Ti smontano tutto e ti lasciano con la casa scoperchiata con la promessa di arrivare il giorno dopo e poi spariscono per giorni interi. Si fumano le canne e non offrono. Mentono. Si inventano balle per coprire i madornali ritardi che probabilmente hanno fatto perchè troppo stonati dai cannoni. I tecnici della cucina sono il male assoluto. Sono i cattivi. I tecnici della cucina sono un virus letale e io spero di non dovere avere a che fare con loro mai, mai più.

Intanto, eccomi qui a gelare dal freddo e senz’acqua corrente, con la prospettiva di un fine settimana orribile trascorso in cerca di cessi dove lavarmi almeno i denti, e loro chissà dove sono, chissà che fanno, loro, che mi hanno lasciata qui promettendomi che oggi pomeriggio avrei avuto la mia cucina nuova a posto. Che la madonnina delle cucine li maledica, i tecnici malefici, che li stramaledica e intanto li maledico io.
Maledetti tecnici della cucina, maledetta me che ancora c’ho questo brutto vizio di mangiare. Maledetta, soprattutto, l’età adulta.

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Ott 05 2010

trenitalia:qualche problema di genere

Lo scorso fine settimana ho avuto modo di trascorrere in treno diversissime ore e quindi mi sono fatta una gran cultura delle riviste proposte da trenitalia, sulle quali ovviamente sono pubblicizzate anche tutte le offerte di viaggio.
Adesso per esempio hanno fatto questa cosa veramente allucinante, ma dico veramente allucinante, che si chiama “freccia rosa, le donne viaggiano ad alta velocità”. Ho avuto alcuni secondi di gioia immaginando che ci fossero sconti speciali per incentivare le donne a prendere il treno e via discorrendo, anche se non capivo bene perchè trenitalia avrebbe dovuto incentivare l’uso del treno da parte delle donne. Forse per impacchettarle tutte in un unico vagone e farle finire come in quel film terrifico che si chiamava cassandra crossing? In ogni modo non ho avuto tempo per fanstasticare più di tanto sulle facilitazioni perchè, ahimè, ho proseguito la lettura dell’offerta di viaggio.
In pratica le donne viaggiano gratis nel mese di ottobre, ma solo se accompagnate da un uomo o se in famiglia. Grazie trenitalia. Ma veramente grazie. Questa rivoluzionaria visione del ruolo della donna nel mondo è quanto meno esaltante. Sostanzialmente questa promozione vale soltanto per le madri di famiglia, per le donne etero accompagnate dal loro partner e per le escort. Nonchè per un certo numero di fortunate che viaggeranno accompagnate da amici. Mi sembra una cosa proprio fatta bene, congratulazioni. L’offerta più sessista e reazionaria della storia.
Ma io dico si fosse trattato delle ferrovie della Padania Unita avrei purepure potuto capire, ma Trenitalia!!! mi sembra una cosa che ha dell’incredibile. Mi viene quasi da ridere. Vorrei proprio parlare con chi ha inventato questa promozione per capire quale è la sottilissima e senza dubbio inscalfibile logica che soggiace sotto la geniale trovata.

E poi tanto per dire una cosa, signori di trenitalia, le donne viaggiano ad alta velocità comunque, visto che treni normali praticamente non ce ne sono più (ieri ho pagato 24 euro per arrivare a Bologna da Firenze, non so se mi spiego, avete idea di quante ore io debba lavorare per guadagnare 24 euro ???). Quindi cominciamo col rettificare il messaggio:

Frecciarosa: le donne viaggiano ad alta velocità,
lo fanno comunque ma se sono accompagnate da un garante maschio lo faranno gratis

non so quanto potrebbe funzionare questo messaggio pubblicitario ma almeno renderebbe un po’ di giustizia. Ecco.

FUCK TRENITALIA

FUCK TRENITALIA

FUCK TRENITALIA  E LA STRAMALEDETTA ALTA VELOCITA’ 

CHE SPERO CHE TUTTO UN PANTHEON DI DIVINITA’ SI SCAGLI SU DI VOI 

E VI COSTRINGA A VIAGGIARE PER L’ETERNITA’ IN UN VAGONE DI SECONDA CLASSE SULL’ESPRESSO TRIESTE- LECCE IL GIORNO PRIMA DELLE ELEZIONI 

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Set 23 2010

vita da attricette, parte seconda

Ieri pomeriggio, dopo l’ennesimo umiliante provino-beffa, ho pubblicato un post piuttosto incazzato che ha scatenato una piccola querelle. A questa querelle si è unito nientepopodimenocchè il direttore della struttura dove avevo fatto il provino, Corrado D’Elia. Non so davvero come abbia fatto ad arrivare al mio sito, ma tant’è.
E a dirla tutta io glie ne sono anche grata, perchè è il primo regista che almeno si degni di darmi una risposta e perchè insomma, non è detto che uno alle dieci di sera c’abbia voglia di mettersi a rispondere a una Cassandra scatenata, ostinata e contraria come io sono. Potete leggere la risposta di Corrado D’Elia  in calce al post di ieri.

Poichè egli mi ha risposto pubblicamente io altrettanto pubblicamente lo ringrazio. Epperò non basta. Ho pensato molto e ho deciso di scrivere qualche riga in più, che motivasse quella che alcuni hanno inteso come una rabbia esagerata, immotivata, fuori luogo. (A questi potrei dire amici, mettetevi al posto mio e poi parlate)

Ma insomma, ecco la mia risposta a Corrado D’Elia.

 

Gentile Diretùr,

intanto, e prima di tutto, grazie per avermi risposto.

A molti ho fatto domande nel corso di questi 12 anni di incerta carriera e pochissimi mi hanno risposto.

Mi rimangono però degli interrogativi:

scrivo su questo blog da anni e non mi caga mai nessuno. E’ stupefacente (non crede?) che nel giro di poche ore dalla mia chiamiamola pure lettera aperta lei abbia saputo della sua pubblicazione, l’abbia letta e abbia risposto. Misteri della grande ragnatela?


E poi, lei crede davvero che in sei minuti, dopo un’attesa di un’ora e quaranta e con le due esaminatrici che le dicono in continuazione di essere veloce e di sbrigarsi, un’attrice possa rendere bene, possa fare il suo pezzo non dico al meglio, ma in maniera dignitosa? Alcune, forse. Io no. E sinceramente non ho mai pensato che questo fosse uno dei requisiti necessari per fare dignitosamente il mio mestiere.


Ancora, gentilissimo Diretùr, se lei volesse davvero vedermi lavorare io ci verrei volentieri, così come sono venuta al suo provino, investendo tempo e soprattutto denaro, perché vede, forse per lei cinquanta euro non sono nulla, ma per me sono eccome, dal momento che questa è la mia vita, non so mai come arriverò alla fine del mese anzi non so nemmeno come arrivare a metà, eppure se lei desse un occhio al mio cv potrebbe vedere che non sono certamente l’ultima delle squinzie ignoranti e presuntuose che popolano questo puzzolente pianeta.

Una delle tante differenze tra lei e me, caro Diretùr, è che -sebbene ci svegliamo tutti e due alle cinquemmezza e tutti e due ci dedichiamo a cose dure e a volte difficili- lei va a preparare la conferenza stampa, io mi sbatto come una mosca nel barattolo delle audizioni fasulle, dei provini beffa, delle agenzie truffaldine, degli spazi che non ti cagano se non hai una raccomandazione, dei registi che non ti vogliono perché hai troppo carattere, dei concorsi che quando li fai sai già chi vincerà e ovviamente non sei tu, dello stronzissimo progetto movin’up che dovrebbe promuovere la mobilità e invece promuove l’ulcera, delle marchette fatte perché c’è il dentista da pagare, delle stagioni chiuse senza essere state mai aperte, di tutto quel sottobosco di attività di “socializzazione” più o meno pulite che costituiscono oggi troppo spesso la chiave di una carriera teatrale riuscita.


Se ha voglia e tempo, Diretùr, si guardi il trailer di uno dei miei spettacoli. Lo spettacolo si chiama OTTO perché quando l’ho scritto le cose stavano come glie le descrivo da otto anni. Ma oggi, per lo stesso motivo, potrebbe chiamarsi DODICI.


Vede, Diretùr, io ci metto la faccia, come sempre. E pago, come sempre.
E allora davvero la ringrazio per la sua risposta, utile a me e a molti che sono nella mia condizione. Forse lei non si merita di morire di diarrea. Non so se posso dire lo stesso per le sue assistenti ma insomma questi sono dettagli.

La ringrazio perché quello di ieri non è stato il primo e purtroppo non sarà l’ultimo dei frustranti e umilianti provini lampo ai quali sarò costretta a sottopormi e lei è l’unico che quanto meno si sia degnato di motivare la prassi.

Però la questione è e rimane la stessa.

Io non esigo né chiedo che sia lei a risolvere i miei problemi di sopravvivenza.
Ma dopo anni così, vede, è facile, è quasi normale, che la rabbia prenda il sopravvento. E io sono molto molto arrabbiata.

 

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Set 22 2010

vita da attricette

questa mattina mi sono svegliata ore cinquettrenta per andare a fare una di quelle cose più uniche che rare nella vita d’attricetta di provincia ovvero un provino. Mi sopnop preparata benbene ho financo fatto lo shampoo e studiatassai monologhi due, scelti con cura, uno tragico l’altro tra il surreale e il comico insomma ho fatto le cose perbenino perchè si trattava di una cosa seria ovvero il casting nientepopodimenocchè di Romeo e Giulietta fatto da Teatri possibili di Milano, nello specifico Teatro Libero. Questi sono famosassai anche per la figura del loro diretùr ovvero Corrado D’Elia che pare essere un talento davvero, vince premi su premi, con la stessa facilità con cui io vinco multe in ztl a Bologna.

Allora ho anche la bici rotta prendo la circolaretrentadue e un treno puzzolentissimo ma arrivo anche un pochino in anticipo per la mia convocazione che era alle ore dodici. Inutile dire che le addette al casting, che non si sono manco presentata, per inciso, sono tremendamente in ritardo e io entro nella stanzona alle tredici e ventinove.

Bene. Tra presentazioni e monologhi, che mi vengono troncati brutalmente roba che manco in uno di quei film degli anni ottanta, il mio provino dura sei minuti e alle tredici e trentacinque sono fuori.

Ho speso quaranteppassa euri di viaggio, tre euri di colazione, sono digiuna e incazzata e mi domando ancora una volta come si possa decidere se un’attrice lavora bene o meno dopo un provino di minutisei.
Adesso, può darsi anche che questi del Teatro Libero mi piglino a fare la balia o il balcone o il cavallo di Romeo, anche se dubito sinceramente, per una serie di motivi che non mi metto nemmeno ad elencare, ma insomma può darsi anche che mi piglino ma io mi stupirei proprio se succedesse, e indipendentemente dal fatto che succeda o meno che casting può venire fuori da provini di sei minuti?

E poi soprattutto che cazzo di rispetto per le persone, non dico per la professionalità, è questo? una bella bomba, ecco cosa ci vorrebbe, una bella bomba e una pernacchia sulle macerie, su tutti questi che ti fanno svegliare alle cinquemmezza e non si degnano manco di farti un provino serio, un provino decente. Ma secondo voi io non ho niente di meglio da fare?

Sapete che vi dico?andatevene a fanculo voi, Romeo, Giulietta e i sei minuti di provino. Io spero che il vostro palazzo venga inghiottito da un buco nero e che un’astronave di alieni giustizieri del teatro atterri proprio sopra di voi annientandovi.
Non si può lavorare così, non si può non si può non si può.

Adesso non mi voglio lamentare, perchè a me le cose mi vanno fin troppo bene rispetto alla media delle persone che conosco, ma io a queste condizioni non ci sto più, penso di meritarmi un tantino di più, se non altro per la serietà, per non parlare della stronzissima esperienza e della tecnica e dello studio che ti viene da dire ma vaffanculo

e allora lo dico di nuovo, andatevene a fanculo, io alle cinquemmezza per voi non mi alzo più, spero che crepiate di diarrea e altro che sei minuti, altro che sei minuti. Stronzi.

E adesso venitemi a dire che sono esagerata, eh, venitemelo a dire. Prego siete benvenuti però prima mi pagate l’affitto o per lo meno il viaggio per il quale ho provveduto di tasca mia, se non sbaglio.

Stronzi. Ve lo dico per sei minuti, se non state attenti. Altro che provino.

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Gen 09 2010

bad dreams

ero tornata in Africa. Proprio in Mozambico. C’erano le palme alte alte come me le ricordo io e dei mercati, e una scalinata che non ricordo di aver mai visto nella mia vita in alcun posto. C’era gente, e molte erano persone del mio mondo, mio padre, mia madre, sorelle e cugine, di ognuna di esse c’erano varie versioni: c’era mia sorella Rossella detta fuego all’età che ha adesso ma c’era anche una sua copia adolescente e una copia ulteriore di quando aveva sei o sette anni ed era così piccola che i miei genitori la portavano dagli specialisti per assicurarsi che la sua crescita fosse normale.
C’era in pratica tutta la mia famiglia nelle sue diverse epoche, tutta condensata, e queste persone popolavano la strada insieme ai miei colleghi di quando lavoravo al progetto in Mozambico. Non tutti tutti ma si, alcuni, i più rilevanti, erano là, poi c’era pure qualcuno che non esiste, o forse esiste ma io non l’ho mai visto. E io dovevo prendere un passaggio ma tutto era lento, mio padre e le mie innumerevoli sorelle clonate avevano bisogno di parlarmi, poi dormivano e io stavo sempre là col pensiero di dover cercare un passaggio. Poi c’era il mio ex fidanzato, quello dell’Africa, per capirci, quello che stava contemporaneamente con me e con un’altra senza avvisare nessuna delle due, quello che adesso ha fatto la carriera nell’associazione dalla quale io sono scappata, e lui non mi prendeva per niente sul serio, io cercavo di spiegargli una cosa importante ma lui nisba, rideva e diceva che sarebbe andato al mercato e che comunque il fatto che io fossi in Africa non significava che l’associazione mi avesse reintegrato. Ormai ero fuori e il lavoro che avrei dovuto fare io lo facevano già altri.
Poi lui andava via, e io sempre in questa piazza, ai piedi della scalinata, a cercare un passaggio mentre la mia famiglia mi chiedeva in continuazione di fermarmi perchè tizio o caio doveva comprare qualcosa al mercato, e in questo momento arriva lo sconosciuto al quale io, non so perchè, provo a spiegare la verità. Provo a dirgli come sono andate le cose con l’associazione, che mi hanno fatto una specie di mobbing, che mi hanno sottratto un progetto, che mi hanno fatta letteralmente scomparire senza neppure avvisarmi e che io sono in Africa per poter continuare a lavorare e lui mi ride in faccia. Mi dice che sono cose che ho costruito io, che non esistono. Che nessuno mi ha mandato via, che probabilmente non ci ho mai lavorato, nell’associazione. Che sono una poverina.
E la cosa va avanti fino a che, fortunatamente, un rumore in cucina non mi sveglia.

Anni fa sarei andata dallo psicologo a cercare di capire che cosa mi impaurisce così tanto da indurmi a riproporre a me stessa, in queste notti, lo stesso ossessionante sogno popolato ogni notte da persone diverse.
Oggi posso solo pensare che forse sto mangiando pesante.
E però questa giustificazione alimentare, purtroppo, non mi soddisfa.

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