Archive for the 'femminismo' Category

Ott 05 2010

trenitalia:qualche problema di genere

Lo scorso fine settimana ho avuto modo di trascorrere in treno diversissime ore e quindi mi sono fatta una gran cultura delle riviste proposte da trenitalia, sulle quali ovviamente sono pubblicizzate anche tutte le offerte di viaggio.
Adesso per esempio hanno fatto questa cosa veramente allucinante, ma dico veramente allucinante, che si chiama “freccia rosa, le donne viaggiano ad alta velocità”. Ho avuto alcuni secondi di gioia immaginando che ci fossero sconti speciali per incentivare le donne a prendere il treno e via discorrendo, anche se non capivo bene perchè trenitalia avrebbe dovuto incentivare l’uso del treno da parte delle donne. Forse per impacchettarle tutte in un unico vagone e farle finire come in quel film terrifico che si chiamava cassandra crossing? In ogni modo non ho avuto tempo per fanstasticare più di tanto sulle facilitazioni perchè, ahimè, ho proseguito la lettura dell’offerta di viaggio.
In pratica le donne viaggiano gratis nel mese di ottobre, ma solo se accompagnate da un uomo o se in famiglia. Grazie trenitalia. Ma veramente grazie. Questa rivoluzionaria visione del ruolo della donna nel mondo è quanto meno esaltante. Sostanzialmente questa promozione vale soltanto per le madri di famiglia, per le donne etero accompagnate dal loro partner e per le escort. Nonchè per un certo numero di fortunate che viaggeranno accompagnate da amici. Mi sembra una cosa proprio fatta bene, congratulazioni. L’offerta più sessista e reazionaria della storia.
Ma io dico si fosse trattato delle ferrovie della Padania Unita avrei purepure potuto capire, ma Trenitalia!!! mi sembra una cosa che ha dell’incredibile. Mi viene quasi da ridere. Vorrei proprio parlare con chi ha inventato questa promozione per capire quale è la sottilissima e senza dubbio inscalfibile logica che soggiace sotto la geniale trovata.

E poi tanto per dire una cosa, signori di trenitalia, le donne viaggiano ad alta velocità comunque, visto che treni normali praticamente non ce ne sono più (ieri ho pagato 24 euro per arrivare a Bologna da Firenze, non so se mi spiego, avete idea di quante ore io debba lavorare per guadagnare 24 euro ???). Quindi cominciamo col rettificare il messaggio:

Frecciarosa: le donne viaggiano ad alta velocità,
lo fanno comunque ma se sono accompagnate da un garante maschio lo faranno gratis

non so quanto potrebbe funzionare questo messaggio pubblicitario ma almeno renderebbe un po’ di giustizia. Ecco.

FUCK TRENITALIA

FUCK TRENITALIA

FUCK TRENITALIA  E LA STRAMALEDETTA ALTA VELOCITA’ 

CHE SPERO CHE TUTTO UN PANTHEON DI DIVINITA’ SI SCAGLI SU DI VOI 

E VI COSTRINGA A VIAGGIARE PER L’ETERNITA’ IN UN VAGONE DI SECONDA CLASSE SULL’ESPRESSO TRIESTE- LECCE IL GIORNO PRIMA DELLE ELEZIONI 

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Lug 07 2010

vediamo se mi censurano


Occhei occhei. Qui c’è qualcosa che non quadra.
Il sindaco de L’Aquila si prende le manganellate cercando di arrivare a palazzo Madama.
Il compagno Fini si lamenta che la libertà di stampa sia in pericolo.
Il presidente del consiglio ha i reumatismi alla mano sinistra.
Tutti i giornali, quotidiani, tg etc parlano dei reumatismi alla mano sinistra del presidente del consiglio.

La dottoressa Pollastrella tiene tutti i giorni e dico tutti i giorni una rubrica di ben ventotto minuti sulla radio pubblica. Rubrica che mi fa venire le carie ai pochi denti sani in genere, ma il mercoledì, il mercoledì veramente rimpiango di non aver mai preso dell’eroina via endovenosa.
Insomma questa  Pollastrella fa una rubrica in cui sostanzialmente rimpiange il proibizionismo e fa delle tirate, ma delle tirate che se un adolescente la sente io ci scommetto che la prima cosa che fa è andarsi a fare una pera. Io per esempio oggi, dopo aver ascoltato la trasmissione della signora Pollastrella, volevo veramente imbattermi casualmente in un rave e calarmi quelle cinque pasticche innaffiate di superalcoolico. Ma come è possibile che alla rai permettano che si faccia una trasmissione del genere?Io mi domando e dico. La signora Pollastrella può fare il cavolo che le pare, se vuole può anche chiudere i figli a chiave in camera sperando che nessuno spacciatore infili loro la bustina sotto la finestra. La Pollastrella è liberissima di pensare quello che vuole. Ma la rai non è libera di sfracassarmi le gonadi all’una di pomeriggio con i deliri della pollastrella e di tutti gli esponenti della nostra santa chiesa romana apostolica pedofila.
Signora Pollastrella le consiglio un libro, il libro si chiama “lo strappacuore” e l’ha scritto un certo Boris Vian, uno di quelli che lei farebbe scomunicare, se fossero ancora in vita. Ebbene secondo me quel libro un pochino parla di lei. Con la differenza che la protagonista è molto più simpatica di lei e, almeno una volta nella sua vita, ha praticato del sesso.

Oh mi scusi signora Pollastrella, dimenticavo che proprio oggi lei ci ha raccomandato di non eccedere col sesso, che poi -se facciamo troppo sesso ora che siamo giovani- quando avremo cinquant’anni ne porteremo le conseguenze. Ma quali conseguenze signora Pollastrella me lo spieghi un po’ lei, quali conseguenze? Forse se facciamo troppo sesso non avremo le energie per soffocare i nostri figli fino a portarli al suicidio da overdose come consiglia invece lei? Signora Pollastrella, lo dicono persino le riviste che legge lei, ma se le è sfuggito glie lo rivelo io, il segreto: fare sesso fa stare bene, fa parte di quelle azioni che ci danno in cambio una piccola cosina di cui forse lei non ha mai sentito parlare, la cosina si chiama felicità. E visto che lei oggi si chiedeva disperatamente qual è la cosa giusta, cosa bisogna fare per evitare che i figli eccedano in azioni peccaminose come appunto fare sesso, bene, io le do una risposta. La risposta è chiudere la sua stramaledetta rubrica, recuperare un briciolo di umiltà, magari farsi un amante e per ventotto minuti al giorno, invece di blaterare stronzate di cui i suoi figli probabilmente si vergognano, fare del sano ed edificante sesso. Vedrà che gioia ne trarrà tutta la sua famiglia. Io, sicuramente, ne avrò immenso beneficio. Anzi amiche e amici io propongo che per aiutare la signora Pollastrella a fare il suo coming out ci dedichiamo tutti al sesso, da soli o in compagnia, ogni giorno dall’una all’unemmezza di pomeriggio. Così, per solidarietà.

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Set 30 2009

catercippalippa


Proprio ieri pomeriggio riflettevo sul fatto che i racconti di lucilla vanno in onda ogni martedì dalle 1830 alle 19.

Sembra un messaggio pubblicitario, lo so, ma non lo è.

E’ invece l’inizio di una profonda riflessione esistenziale e sociologica. Perchè è un orario un po’ amaro. Io lo avevo scelto così, ingenuamente, pensando che è proprio un bell’orario, uno finisce all’incirca di lavorare (o sta per cominciare, come succede a me) e si ascolta i racconti di lucilla che diciamolo, intrattengono, sollevano, fanno persino un po’ ridere. Solo ieri mi sono resa conto di essere in concorrenza con uno dei programmi più ascoltati della radio d’oggigiorno ovvero caterpillar.
Adesso io voglio dire una cosa.
Molti molti anni fa, ascoltando caterpillar, mi sembrava proprio un bel programma. Si riuscivano a trattare temi importanti con ironia e leggerezza, si parlava di ambiente, di iniziative singolari e blablabla. Insomma caterpillar era veramente “un’altra voce”, e io la ascoltavo volentieri. Ma stiamo parlando di molti molti anni fa. E’ da diverso tempo infatti che ho cambiato opinione, i due conduttori mi sembrano velatamente maschilisti, un po’ spocchiosi e pure discretamente ignoranti. Però mi son detta ma via, sarò io che come al solito sono ipercritica, è il mio ego ipertrofico, sono io che penso sempre di poter fare meglio degli altri, insomma ho pensato vitantò, metti un freno alla tua ambizione e alla tua spocchia, sarà mica un caso se questi stanno su radiodue e tu stai su radiokairos. (Senza nulla togliere a radiokairos ma insomma, ma almeno una differenza nel tipo di contratto, converrete compagne e compagni di radiokairos, ci sta, se non altro negli zeri).

E così ieri, nella migliore tradizione della sinistra, ho provato a fare autocritica e ho acceso radiodue mentre andava in onda caterpillar.
Lettori e lettrici.
Io vi invito sinceramente a sentire il podcast della puntata di ieri 29 settembre.

Ma dico io!!!

orse ho avuto la sfiga di ascoltare la puntata sbagliata, fatto sta che i due conduttori provavano a fare quelli che vogliono le pari opportunità e contattavano esponenti di associazioni di donne che si battevano per le pari opportunità in politica.

Madonnina delle rose!!!!

Oltre a non essere in grado di fare discorsi di genere non si erano manco informati su quello di cui stavano parlando, e provavano a fare dell’ironia spiccia con l’intervistata che, per loro disgrazia, era invece una donna piuttosto preparata e ha continuato un discorso serio e sensato scansando una dopo l’altra le battute e gli interventi assolutamente fuori luogo dei caterpilli. Ero indignata. Dopo aver sentito Ardemagni dire che “al salone di milano c’è molta gnocca” non pensavo di ascoltare discorsi parimenti veteromachisti su radiodue. Ora dico io. Se uno vuole far finta di essere emancipato e non lo è, e per questo prende qualche scivolone, e se tutto questo capita su una radiolina privata tipo radiocelhoduro, fin qui tutto bene. Ma su radiodue, all’interno di un programma che vuole fare la voce alternativa, che lancia campagne di sensibilizzazione sui temi più svariati, un discorso così io non lo posso sopportare.

Forse i conduttori di caterpillar dovrebbero fare un corso di aggiornamento. Glie lo potremmo tenere io e le ragazze di Guai a chi ci tocca. E potremo allargarlo anche a molti dei conduttori di radiorai. Sarebbe un’esperienza sicuramente singolare, io potrei scrivere un libro sui conduttori rai come casi sociali e forse Feltrinelli me lo pubblicherebbe, visto che ha pubblicato pure simili libelli di uno dei conduttori di caterpillar.

Il mio ego ipertrofico suggerisce che forse si, forse è proprio un caso, se io e i compagni e le compagne di radio kairos siamo a radio kairos a lavorare aggratis e quelli di radio due stanno su radio due.

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Lug 04 2009

ci sono alcune esperienze che.

Era il luglio di alcuni anni fa, mi trovavo in Africa ed era un periodo incasinatissimo. Da quando io e Anton ci eravamo lasciati ero passata da un casino sentimentale a uno lavorativo senza soluzione di contintuità. Ora mi trovavo a Pemba, nel nord del Mozambico, a fare una cosa che per metà era lavoro e per metà ferie, era un progetto che avevo preparato per un anno intero, tutto nei minimi particolari, ci tenevo moltissimo e mi sembrava di aver vinto tutte le possibili cause di disastro.

Peccato di superbia, direbbe il parroco. Da quando ero atterrata a Maputo me ne erano capitate di tutti i colori. Ero piuttosto scoraggiata. Ma ecco. Finalmente il lavoro finisce e parto per il nord -insieme a un amico e a quello che pensavo fosse il mio fidanzato- per due settimane di ferie.
Da Pemba decidiamo di andare sull’isola di Quibo. Pare essere un posto piuttosto desolato dove non c’è manco la corrente elettrica. Facciamo un giro in città per capire come arrivarci e decidiamo di lanciarci all’avventura.
Ci alziamo alle tremmezza per andare a prendere il chapa che ci avrebbe portati fino al posto dove prendere la barca. Aspettiamo mezz’ora, un’ora, in mezzo alla polvere e a gruppetti di gente impazzita che corre appresso a chapas e machibombo che non hanno nessuna voglia di fermarsi. Donne con galline appese ai polsi saltano al volo, panieri colmi di vivande volano sui tetti dei furgoncini stracolmi, bambini smoccolosi sbucano dai finestrini, e il nostro chapa niente, non arriva. Siamo gli unici tre bianchi in mezzo all’africa più nera, è notte e il chapa non passa. Ho sonno. Dopo un’ora e mezza qualcuno ci dice che il chapa per la costa non passa oggi perchè ieri si è rotto. Che ne dobbiamo prendere uno che ci porterà a metà strada e da là fare l’autostop.
Recuperata un po’ di buona lena aspettiamo l’ennesimo chapa e ci infiliamo di buon grado, accettando di pagare il biglietto più alto solo perchè siamo brancos padroes. Mi spiaccico vicino al cobrador, c’ho il culo che dopo dieci minuti formicola in una maniera pazzesca, cerco ogni tanto di dare un occhio al mio zaino caricato in mezzo a banane galline e porte a soffietto ma non si vede, per quanto mi riguarda potrebbe già esser volato giù da un pezzo. Ma cerco di rasserenarmi guardando i baobab e pensando che in fondo, bene o male ormai sono in viaggio.
Il chapa ci scarica in un posto in mezzo al nulla e il cobrador ci dice di aspettare un altro chapa che ci porterà nel posto da cui fare autostop. Pazienti come tre pecorelle seguiamo le indicazioni ed eccoci di nuovo caricati in maniera assai rocambolesca su un nuovo sgarrupatissimo furgone che dopo un tempo immemorabile ci lascia in mezzo al nulla. Tre case, una fonte con delle donne che vi attingono dell’acqua usando grosse taniche gialle e una casa più grande con la scritta pensao. Qua dobbiamo fare autostop. Non abbiamo niente da mangiare. Il tipo della pensao ci vende tutti i pacchetti di biscotti che ha ma siamo costretti a smezzarli col nugolo di ragazzini che ci travolge nel giro di pochi secondi.
Passano le ore e non passa nessuno. E’ mezzogiorno e siamo sempre lì.  Non è passata nemmeno una macchina. La curiosità iniziale che gli abitanti provavano nei nostri confronti si è presto trasformata in indifferenza.
A. se ne va in giro furiosamente. Il mio presunto fidanzato parla tutto il tempo al telefono con quella che-mi ha appena rivelato- è la sua fidanzata ufficiale, con la quale si ricongiungerà appena rientrato nel primo mondo. Dico io, non me lo potevi dire almeno prima di partire per andare insieme in Africa? Io le coppie aperte le odio. Mentre lo guardo parlare al telefono mi rendo conto che da tre mesi frequento un ragazzotto maschilista pure piuttosto rozzo mascherato da attivista, un uomo per nulla interessante nel quale sono incappata perchè ero troppo incasinata per starmente tranquilla al posto mio. Se avessi una pistola gli sparerei, tanto qua sai a chi glie ne frega, un bianco in meno, tanto meglio. Me ne voglio andare. Penso che questo posto fa schifo. Penso che quest’uomo fa schifo, è un colonizzatore travestito da crocerossino, non capisce un cazzo dell’amore e delle donne. Penso che questi biscotti fanno schifo e sono pure finiti da un pezzo.
Sono le quattro e siamo ancora qui. Se non decidiamo cosa fare finisce che dormiamo davanti alla scritta pensao. La batteria del cellulare del mio presunto fidanzato a metà si è finalmente scaricata, lui ha capito dove siamo e si è leggermente preoccupato. Dopo una breve discussione decidiamo di tornare a Pemba.
Sono almeno quaranta chilometri. Ci avviamo a piedi. IO mi avvio a piedi sperando di trovare nel tragitto qualcuno a cui chiedere un passaggio. I due mi seguono in silenzio. Ognuno si porta il suo stronzissimo zaino.
Dopo un paio di km arriviamo in un posto dove molta gente aspetta. Aspettano un passaggio per Pemba. Gentilmente ci propongono di aspettare anche noi.

Mangio una banana e butto la buccia in mezzo al  nulla, come fanno tutti gli altri.

Dopo non so quante ore ci caricano su un camion pieno di sabbia. Io in cabina con l’autista e sua mamma, i due maschi bianchi in mezzo alla sabbia, dietro. Fa un freddo boia. Il viaggio è lunghissimo. La strada è buia e per quanto mi riguarda potremmo pure essere stati sequestrati dal Renamo, non ci capisco più un cazzo, ho sonno.
E’ notte fonda quando arriviamo a Pemba e ci buttiamo a dormire nella stessa schifosissima pensione che avevamo lasciato la notte prima, con gli scarafaggi che assaltano le zampe del letto e i sanitari del cesso finti.
A Quibo non ci saremmo mai arrivati.

E ora il parroco mi venga a dire che tutte le esperienze insegnano qualcosa.
A me questa esperienza non mi ha insegnato un bel niente.
Io, se non la facevo, stavo meglio.
E penso anche la fidanzata del mio fidanzato, che è l’unica persona che ho salvato di tutta questa storia infame, alla fine della giostra.

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Giu 14 2009

mi ricordo di discorsi belli tondi e ragionevoli

Mia madre mi raccontava che un giorno, quando era incinta di me, incontrò un uomo, un sensitivo, un mago, uno stregone, un veggente, insomma uno di quei personaggi ambigui e carismatici dai quali è meglio stare alla larga e che invece hanno sempre popolato la vita e la casa dei miei genitori. Quest’uomo a mio avviso avrebbe potuto rapirla e portarla che ne so a Ceuta o a Ilha do Moçambique oppure a Smirne e stravolgere così una volta per tutte la sua vita, quella dell’abbandonato giovane marito medico e soprattutto quella della sottoscritta nascitura, dandole per lo meno la comoda possibilità di sentirsi straniera tra stranieri e  non costringendola per tutta la vita a muoversi come un’aliena sul suo stesso pianeta.
Ma quest’uomo di cui tutte le tracce sono state ormai perse, invece di rapire la mia bionda madre dagli occhi di mare, le mise la mano sulla pancia rigonfia e vaticinò:

” Se maschio, sarà filosofo o scienziato. Se femmina sarà artista”

Ovviamente mia madre ha badato bene a non rendermi partecipe della profezia in tempo utile. NO! Ella ha aspettato che il vaticinio giungesse al suo più nefasto compimento per poi raccontarmi così, in leggerezza, come se niente fosse, del bizzarro episodio.
Insomma, se proprio così doveva essere, io avrei preferito essere maschio. Uno scienziato leggermente maleodorante e laido che inspiegabilmente produce teorie illuminanti e rivoluzionarie. O un fascinoso filosofo che si porta a letto le allieve più promettenti e ogni tanto ne mette incinta una sperando di riprodurre il gene del pensiero filosofico. Senza purtuttavia doversi preoccupare della cura quotidiana dei giovani pargoli da egli stesso prodotti. Tanto a questo ci pensano le giovani madri orgnogliose di pulire il santo culo di piccole speranze della filosofia e della scienza politica.
Carlo Vitantonio. Suona benissimo. Magari un secondo nome anche. Si, sicuramente avrei avuto anche il nome di mio nonno. Carlo Enrico Vitantonio. Il professor Carlo Enrico Vitantonio riceve il martedì dalle dieciettrenta a mezzodì.
Un  docente disponibile, chiaro e al tempo stesso carismatico, una persona che in orario di ricevimento si fa davvero trovare in studio e che ascolta i problemi, i quesiti, i proponimenti esistenziali di studenti e studentesse con sincero interesse, cercando maieuticamente di tirare fuori da loro il piccolo vermetto del pensiero geniale.
Un ottimo padre, presente ed affettuoso con le madri dei suoi figli, che ovviamente avranno rinunciato alla loro carriera universitaria per pulire il culo dei pargoli. Anzi no, lo vogliamo ancora più integerrimo, il prof. Carlo Enrico Vitantonio, facciamolo fedele, fascinoso si ma fedele alla sua compagna (e non sposa, perchè il prof. Vitantonio non si sposa per ovvie valutazioni filosofiche). Una compagna mite e mai sottomessa, madre dei suoi figli, che si occupa di loro sì, ma insomma alla fine chi se ne frega della compagna? Parliamo del protagonista, il professor Carlo Enrico Vitantonio, e cioè io.

Questo professore ci piace.

Questo professore è uno di quei professori i cui studenti fanno di tutto per andare a lezione, perchè le sue lezioni sono belle. E i suoi libri, densi eppur chiari, sono illuminanti per le giovani generazioni.

Un cazzo di professore, il prof Vitantonio, che non ha mai dovuto avere a che fare con colloqui di lavoro zeppi di doppi sensi, con autisti dell’autobus che ti guardano le tette, con zii che entrano in camera mentre tu adolescente ti stai cambiando, con fidanzati che se non glie la dai immediatamente ti lasciano, con fidanzati che ti lasciano perchè gliel’hai data e quindi sei una troia, con madri che ti ricattano e padri che ti chiudono in casa e blablabla
Non continuo, che poi mi si dice che parlo di luoghi comuni.
Che ormai nel nostro paese non esistono tutte queste disparità tra uomo e donna.
Che sono affetta da veterofemminismo ma che in fondo questa mia malattia è solo l’esplosione contingentata di una rabbia più antica, una rabbia globale, una rabbia che trova le sue radici là, in qualche zona remota del mio vissuto che il mio io e il mio superio hanno prontamente provveduto ad occultare. Così bene che non si trova.

Ma insomma. Non potevo nascere professor Carlo Enrico Vitantonio, come il mago aveva previsto?

Io voglio il cursus honorum. Voglio sapere che cosa viene prima e che cosa viene dopo.
Voglio stare nelle caselle, e in quelle giuste.
Voglio il computer fisso e il portatile per le trasferte, andare in piscina due volte a settimana durante la pausa pranzo e partecipare alle riunioni del comitato di promozione della cultura locale una volta al mese. Voglio andare al mare d’estate e in montagna d’inverno. Avere due figli un poco rompicoglioni ma promettenti la luce dei miei occhi la mia soddisfazione da portare al nido o all’asilo o dove cazzo si portano i figli e poi una volta a settimana accompagnarli a lezione di basket così mi vengono su alti. Voglio il mutuo le rate il leasing il finanziamento le comode rate senza interessi il tag taig il bonus la supervalutazione dell’usato. Voglio un usato da rottamare un’automobile a metano per sentirmi in pace con la coscienza e a posto col protocollo di kyoto voglio leggere il quotidiano mentre faccio colazione di mattina e non alle undici e mezza, di mattina e sempre alla stessa ora voglio indignarmi e scrivere una lettera al direttore voglio ascoltare il tiggì mentre ceno voglio andare a fare la spesa con la famiglia e tirare una sberla al marmocchio più grande che vuole questo vuole quello vuole il gormita il pokemon vuole la playstation mentre io sono ferma davanti al reparto degli integratori vitaminici e non so se cominciare una cura a base di ginseng o di ginko biloba. Voglio avere diversi tailleur nell’armadio e soprattutto voglio che mi servano. Voglio sapere come si usa l’omino bianco smacchiafacile voglio pulire i vetri col nuovo biospray lo scioglimacchia e voglio che i vetri ne vengano fuori come nuovi e quando non c’è il papà voglio cucinare ai miei figli i sofficini findus e far vedere loro come si fa a farli sorridere con una forchetta. Voglio pagare le tasse e lamentarmi perchè sono troppe e concludere un lungo e ragionato discorso dicendo che, in fondo, non aveva poi torto la lega quando diceva che le tasse devono tornare nel territorio di chi le paga, voglio dire che se il meridione sta così è colpa dei meridionali e dello stato voglio votare un partito che difenda i miei interessi voglio avere degli interessi e che ne so degli hobby voglio costruire velieri in miniatura aiutata dalle edizioni settimanali fabbri voglio avere l’enciclopedia della salute e quella del giardinaggio voglio un’agenda dove scrivere tutti i compleanni dei miei amici e ricordarmi sempre di chiamarli o di mandare un simpatico messaggio che avrò scaricato da internet.
Voglio mangiare con la tovaglia e i tovaglioli di stoffa voglio usare piatto piano piatto fondo piattino per il contorno riuscire a mangiare l’agnello con le posate e a racimolare gli ultimi grani di risotto senza usare le dita ma solo con la forchetta voglio viaggiare a 130 all’ora in autostrada senza pensare che se viaggio a 110 risparmio un pochino di soldi voglio pensare a come sarà bello quando me ne andrò in pensione tutto questo voglio.

E soprattutto voglio che mi piaccia.  

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Mag 28 2009

quando il privato e il politico fanno un gran casino

Avrei voluto scrivere un felice e spensierato post sulla mia giornata di oggi, prima reale giornata di normalità dopo la malattia. Avrei voluto parlare della spesa megagalattica che ho affrontato questa mattina, una spesa INCREDIBILE, in vista della grande festa universale che invaderà casa mia a partire da domani pomeriggio fino a domenica sera.

Avrei voluto parlare di questa festa, di come l’uudm e io abbiamo deciso di festeggiare insieme i nostri primi 70 anni, di tutta a gente che verrà, di tutti gli amici che si sono messi in marcia, una specie di marcia epica, da tutta Italia e qualcuno pure da paesi stranieri. Tutti questi amici (e le compagne mi perdoneranno se in questo post non scrivo gli amici e le amiche, i compagni e le compagni, i madri e le madri, i padri e le padri)tutti questi amici che hanno ricevuto il nostro invito e si sono presi le ferie, perchè ormai all’università non ci è rimasto più nessuno, si sono presi le ferie e si sono guardati sulle cartine dove sta questo posto sperduto dove lucilla e l’uudm si sono ritirati da più di due anni.
Tutti questi amici, alcuni dei quali non vedo da anni, alcuni dei quali non ho mai visto, perchè sono amici del mio uomo e non si sono avventurati fin qua. Amici che arrivano con le tende perchè in casa non c’è posto, col vino e col cibo per paura che non ce ne sia abbastanza, amici che arrivano indipendentemente dal sole e dalla pioggia, che dichiarano di voler dormire nudi nell’orto, che proclamano la loro adesione alla nostra festa con lettere, mail, piccioni viaggiatori e sms.
Avrei solo voluto parlare di tutto questo, del mio carrello ricolmo questa  mattina, di come il rumore del carrello sia diverso quando è pieno e quando è vuoto. Eh si, perchè il carrello pieno fa un rumore rumorosissimo, una cosa incredibile, si girano tutti a guardarti, ti senti quasi un’emarginata in mezzo a tutti quei carrelli pieni. Perchè i carrelli pieni sono silenziosi! Silenziosissimi!!! E alla fine ho riempito il carrello anche io, di questo avrei voluto parlare, ho riempito il carrello di cose e di entusiasmo, pensando ai vegetariani, ai vegani, agli allergici, ai celiaci, agli astemi e ai paranoici.

Di questo avrei voluto parlare.

 

Di questa festa che ho così fortemente voluto perchè desideravo che le persone che amo condividessero un pezzettino della mia vita di adesso, che vedessero che sto bene (che stiamo bene!), che non è stato solo un colpo di testa quello che mi ha portata qui il 26 aprile di due anni fa, che l’amore esiste. Porca miseria.

 

Invece ieri è successo questo

e allora io non posso più parlare soltanto della mia gioia, della mia attesa. Io devo parlare di questa città dove “l’unica cosa rossa rimasta sono i tetti”. Devo parlare della paura che mi infondono cose come quella successa ieri, paura di dire quello che penso. Paura di essere io. Eh no, cazzo, no.
Io voglio essere io, voglio dire le cose e le voglio dire a modo mio, coi compagni e le compagne che più o meno la pensano come me ma anche con quelli che la pensano diversa.

Io non voglio avere paura.
E per questo il 2 giugno sarò in piazza san Francesco a Bologna, a dire la mia.

Se ci credete, siateci.

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Mag 19 2009

la fata sfattina

è nata ieri notte e già si dimena come un’ossessa.

Ho l’impressione che il 2 giugno si impadronirà del palco di via San Francesco a Bologna.

E non ho idea di cosa dirà.

Mio malgrado.

Come se non mi bastassero i miei già numerosi alter ego,

ecco che è arrivata questa tipa dai capelli azzurri che non fa che ciaciare…

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Mag 04 2009

Everybody says Veronica

Insomma, è tutto un gran ciaciare. Roba che a me i pochi peli mi si drizzano e le budella mi si intorcinano. Come se la cosa veramente importante fosse che una donna (neanche particolarmente intelligente, visto che comunque prima di decidersi ci ha messo vent’anni), dopo l’ennesimo tradimento del marito, decida di divorziare.
Ma dico, ma secondo voi le donne non hanno davvero un piffero da fare? Io non lo so. E c’è perfino chi blatera di candidarla. E financo chi la voterebbe! Ma siamo impazziti?
Mentre i blog, facebook e la grande rete al completo si sbizzarriscono nel cagare pareri sulla presunta fine della love story Lario-Berlusconi  io, donnicciuola normale, vanto una giornata trascorsa pedalando come una disperata in giro per Bologna, cercando di far valere i miei diritti su vodafone e al tempo stesso tentando di non farmi smutandare dalle poste italiane, che anche qui bisognerebbe dire ma quali poste italiane? dove sono finite le poste? forse sono sommerse da quelle pile di libri di cucina e cd di gianni morandi che l’impiegata di turno cerca di venderti dopo che tu hai fatto un’ora di fila, ma che dico un’ora? ma magari! Se sei stata così ingenua da pensare che il fatto di avere un conto bancoposta aperto ti faciliti, e se hai quindi preso il bigliettino con la scritta “riservato correntisti” scoprirai che ti tocca una fila lunga mediamente il doppio di quella degli altri. Positiva strategia di marketing: visto che sei già una cliente non abbiamo bisogno di fidelizzarti, quindi aspetta che intanto ci intortiamo gli altri. Intanto che ti fai le tue tre ore di coda puoi tranquillamente pensare se comprare questa pratica e sobria cassetta delle lettere a forma di autobus inglese o se invece acquistare il kit del disegnatore per tuo figlio o magari l’albo filatelico speciale dedicato a inter campione d’Italia 2008 (e forse chi lo sa, anche 2009, tanto meglio, possiamo riciclare i resi).
E quando finalmente arriva il tuo turno la simpaticissima impiegata guarda il foglio che hai compilato e vede che non hai messo le crocette sotto la scritta “autorizzo poste italiane a diffondere il mio numero di scarpe nonchè la taglia del mio reggiseno a tutti coloro che ne faranno richiesta e anche a coloro che non ne faranno richiesta, anzi le autorizzo a mandare un apposito depliant a tutti indiscriminatamente con dettaglio sui miei gusti sessuali alimentari e cinematografici”. Vede questa casella vuota e cosa pensa? cosa pensa la sagace impiegata delle poste? pensa che tu abbia semplicemente dimenticato di barrare la casella con apposita crocetta, pensa che tu sia una ragazza distratta, con queste codine poi e l’aria da frikkettona, pensa che forse ti sei fumata una canna di troppo e per non urtare la tua sensibilità cosa fa la sagace impiegata? cosa fa per non mortificarti? barra la casella al posto tuo, lo fa con un gesto tremendamente rapido, imprevedibile, così che tu non abbia tempo di fermarla e quando ti scappa un disperato noooooo lei ti guarda, attonita, stupefatta, lentamente il suo sorriso le muore sulle labbra, forse pensa che non sei solo una frikkettona, sei anche una disobbediente, una di quelle che fanno gli espropri proletari (e non avrebbe del tutto torto), che ora la aggredirai e la malmenerai, che la priverai della sua preziosissima scheda postemobile, e tu allora per prevenire ulteriore allarme nonchè chiamata della guardia, cerchi di recuperare la calma e le dici, semplicemente

io non acconsento al trattamento dei miei dati personali, mi scusi

lei ti guarda ancora una volta. Tu ripeti la stessa frase di cui sopra, stessa tonalità ma più lentamente.

i-o-n-o-n-a-c-c-o-n-s-e-n-t-o-a-l-t-r-a-t-t-a-m-e-n-t-o-d-e-i-m-i-e-i-d-a-t-i-p-e-r-s-o-n-a-l-i-m-i-s-c-u-s-i

Lei allora, improvvisamente senza sorridere, smorta, delusa, affranta, ti dice che è la prima volta che le capita. e che non sa adesso che cosa  deve fare per completare la procedura. Si alza e dichiara che andrà a chiedere ai suoi superiori.

Silenzio. Attorno a te ci sono circa cinquanta persone con il loro bigliettino in mano che aspettano che tu te ne vada, che tu sloggi, che la macchina luminosa segni un numero in più, e invece è chiaro che per colpa tua il meccanismo si è incappato. Tu sudi e sorridi timidamente cercando di sillabare “è una cosa importante”. Ma la folla ti è nemica. Ti guardi ancora attorno e ti rendi conto che rischi il linciaggio. Ma per fortuna in quel momento irrompe la direttrice, capello lungo fluente vaporoso appena trattato con uno di quegli shampoo della tivvù, vestito in seta rosa antico, collant a rete e tacco sette. La direttrice, splendida in tutta la sua veste di pubblica rappresentante di fu poste italiane, la direttrice che chiamata dall’impiegata impanicata emana il verdetto: la pratica va rifatta da capo. Per fortuna lo dice con un tono così perentorio da sedare i bollenti umori degli astanti. La direttrice ti ha salvato.

 Ecco sono così stanca così incazzata con vodafone e postemobile così indignata che ho persino cominciato a parlare di me in terza persona, siamo messi bene, io e me non coincidiamo più per niente. E sempre pedalando come un’ossessa sono andata a fare la spesa ricordandomi le lamette per il fidanzato e cottonfiock per me, poi con il cestino straripante e pesantissimo sono arrivata annaspando, lingua così a terra che per poco non si incastrava nei raggi della ruota davanti, fino alla mia automobile. Lascia la bici prendi la macchina patapimpatapam, fatti un’ora di auto sulla bazzanese durante l’ora di punta mentre quei simpaticoni di caterpillar blaterano consigli per gli acquisti, arriva sfinita a casa scarica la macchina innaffia l’orto prima che sia troppo buio e poi

Poi avevo pensato di cucinarmi gli spaghetti allo scoglio, ma ero troppo stanca e ho mangiato mezzo barattolo di olive verdi.

Tutto questo mentre la famiglia Berlusconi crolla. Mi sento proprio irrispettosa.

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Apr 29 2009

Altri rigurgiti femministi?

Oggi dopo una bella giornata di merda vorrei condividere con voi miei dilettilettori alcune considerazioni sulla qualità del servizio radiofonico nazionale e simili amenità. Dunque da un po’ di tempo a questa parte va in onda su radiodue ogni giorno verso mezzodì un programma che si chiama amnesia. Questo tipo che parla un giorno ha perso la memoria e da allora una serie di cose piuttosto allucinanti gli sono accadute. Il programma di per sé non è sgradevole, ma io non mi spiego come mai abbia tutto questo successo. Addirittura adesso esce un libro. Ma insomma, io non so se davvero il pubblico di radio due ami tanto questo programma, o se ci sia qualche disegno sotto o qualche raccomandazione all’italiana o semplicemente qualche caso fortunato, fatto sta che il programma, il blog e il libro vanno alla grande. E fino a qui tutto bene. Del resto va alla grande anche Fiorello, cui dovrei dedicare un’intero blog se volessi fare un’analisi approfondita e per questo, oltre che per non sfracassarmi le gonadi, evito.

Questo Matteo Caccia che parlaparla dei cazzi suoi non sa nemmeno parlare in dizione ma fin lì glie la fai passare, ormai in radio non si parla più in dizione e persino quelli di caterpillar parlano in accento milanese, roba che a me mi si rizzano i peli sulle zampe ma anche qui, se è la moda, se è il trend, io mi inchino davanti alla legge del trend.
Quello che non mi va giù è che Matteo Caccia dica, a mezzogiorno e mezzo di giovedì, in una trasmissione trasmessa da una rete pubblica, che il salone del mobile di Milano sia un posto dove c’è MOLTA GNOCCA. Ora io non sono mai andata al salone di Milano e non so neanche bene esattamente cosa sia.
Ma mi sembra un’affermazione maschilista, machista, becera e degna del peggiore dei programmi erotici trasmessi negli anni ottanta in quinta serata dalle reti private. Il signor Caccia insieme alla memoria deve aver perso anche alcune decine di anni di lotte per l’emancipazione femminile e la presenza di donne nel suo panorama visivo si riduce all’individuazione di numerose vulve che probabilmente gli piacerebbe osservare più da vicino, o forse anche no, chi lo sa? Ma in fondo ci interessa? No,non ci interessa, come non ci interessa l’orientamento sessuale e politico del signor Caccia, quello che invece non va giù alla sottoscritta è che uno possa permettersi di esprimersi così, riferendosi probabilmente a una serie numerosa di hostess, vallette, promoters e via discorrendo, donne forse non tutte intelligentissime, ma può darsi invece che tra di loro ci sia pure qualche plurilaureata disoccupata, non trova signor Caccia? Donne che per lavorare devono rispondere ad umilianti annunci che terminano con l’odiosissima frase “indispensabile bellissima presenza”. Annunci tra l’altro ai quali io non ho mai potuto partecipare perchè non avevo appunto l’indispensabile bellissima presenza, sottolineo con una punta di invidia.

E dunque tutto questo, lavoratrici spesso precarie, sottopagate, costrette a portare i tacchi nove per dieci ore al giorno e a sorridere anche al più bavoso dei potenziali acquirenti,
per la rai è “molta gnocca”.

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Apr 26 2009

Brevi considerazioni sulla vita di coppia tratte a seguito di conversazioni chiacchierate spettegolamenti e irregolari origliate durante viaggi in treni interregionali

Le donne della mia età, ma anche quelle un po’ più giovani e quelle un po’ più vecchie, insomma le donne della mia generazione sono cresciute attaccate a sottane e calzoni di genitori fintamente disinibiti, che credevano che per raggiungere l’emancipazione e la parità dei sessi fosse bastato essere scesi in piazza per l’aborto e il divorzio (lui, il babbo) o aver partecipato a qualche gruppo di autocoscienza (lei, la mamma). Il risultato era che durante le cene tra amici le donne finivano di nuovo in cucina a preparare manicaretti ma con la giustificazione che questa volta se l’erano scelta, la cucina, mentre i maschi, spaparanzati in salotti color anni ottanta con tavolo rotondo credenzina e divano in similvelluto a scacchi, dimostravano la loro sensibilità al problema della parità dei sessi raccontando sagaci barzellette nelle quali era sempre presente il personaggio della moglie amante compagna che per non fare all’amore dice di avere mal di testa. Quante ne avrò sentite, io, di barzellette così?

E prima di progredire con la mia riflessione voglio fare un inciso: uomini, sappiate che il mal di testa esiste. Che una donna ha spesso mal di testa, soprattutto se è lei a prendere la pillola perchè voi avete deciso che il pillolo non è affidabile e che le uniche alternative efficaci alla pillola di cui sopra sono

  • la misurazione della temperatura basale (credo che entrambe le mie sorelle siano figlie del termometro, ma preferisco non approfondire)
  • il coito interrotto, più felicemente noto come salto della quaglia, padre mai sufficientemente riconosciuto di tutti quei figli che “eh… sai com’è, a volte non te lo aspetti e invece arrivano, eppure prendevamo tutte le precauzioni…”

Dicevo insomma uomini, sappiate che il mal di testa esiste, e che spesso se le vostre donne ci hanno la terribile emicrania la responsabilità un pochino è anche vostra e di tutte le stronzate di cui riempite la testa alle vostre mogli amanti compagne ogni volta che volete apportare la benchè minima modifica all’illuminazione della casa o alla disposizione dei mobili della serie quarantacinque minuti di spiegazione sul perchè andrebbe meglio una lampadina da 60 watt invece che una da 70, che io sono convintissima che sia importante però ecco a volte al quarantesimo minuto un pochino di mal di testa cel’ho.

Il mal di testa esiste e qui ritorno ai risultati di tutta un’infanzia passata ascoltando barzellette su sesso e mal di testa.
Una donna poniamo come me, ecco, per non fare esempi citando le altre, una donna come me, che per arrivare a fine mese fa l’insegnante di teatro, la speaker, l’animatrice per ragazzini coi problemi, la cuoca, la contadina, l’organizzatrice di eventi e sporadicamente pure l’attrice, una donna come me, che inoltre si occupa di tutte le faccende domestiche e del nutrimento quotidiano della coppia e della spesa e via dicendo, che ogni giono si fa almeno due ore in automobile, che magari cerca anche di essere un poco di buonumore, di avere una battuta a disposizione per amici/che depressi o semplicemente bisognosi, una donna come me che insomma cerca pocopoco di essere presente mentre fa le cose, di metterci il cuoricino eccetera, e che cerca anche di sorridere quando il compagno è triste, di farlo ridere, di sostenerlo quando è stanco, insomma non una donna speciale, non una wonderwoman ma diciamo una donna come me e come la maggior parte delle donne che conosco, dopo una giornata tipo che è più o meno come ho appena detto, è possibile che abbia un pochino di mal di testa. A volte ne ha molto, moltissimo, da non riuscire ad aprire gli occhi. Altre volte ne ha pochino, di quel pochino stronzo, mai abbastanza poco da dimenticarlo e mai sufficientemente tanto da prendere un medicinale, magari a volte ce lo ha per ore, e ore, e ore, il mal di testa, una donna come me.

Ma una donna come me si è sentita centinaia e centinai di umilianti barzellette sulle donne col mal di testa, sulle donne frigide, sulle donne senza desideri o appetiti sessuali, e allora porca paletta, una donna come me piuttosto che dire “amore ho mal di testa”, che magari sarebbe semplicemente la verità, piuttosto che mettere la pulce nell’orecchio del marito amante compagno che quella del mal di testa possa essere la solita scusa, una donna come me piuttosto che entrare nel meccanismo dell’odiosa barzelletta, piuttosto che vedere il ghigno disegnarsi sul volto del partner ecco, una donna come me, piuttosto che, comincia a inventarsi scuse allucinanti, incredibili, problemi esistenziali che porteranno nel giro di poco la coppia verso il baratro della grande paranoia.

Ma una donna come me non dirà mai, mai e poi mai, che ha mal di testa, ecco.

continua…

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