Archive for the 'morte' Category

Lug 11 2010

shakespeare non è stato molto chiaro

Published by lucilla under casa, morte, solitudine, carla, vitantonio


Altro che sogno di una notte di mezza estate. A me in questa notte di mezza estate mi pare di delirare, mi pare di essere improvvisamente catapultata nell’odore della casa di Bernarda Alba, eppure non c’è nessuna Bernarda fuori di me a impedirmi il desiderio.
Non sono ubriaca, droga non so nemmeno che odore abbia da molti troppi anni, e manco una canna mi sono girata chè sono troppo pigra. Fumerò una sigaretta inutile mentre tutta la notte complotta contro di me e mi sento quest’ultimo strascico di gioventù che si sta sprecando. Ogni notte ogni folata di vento dovrei utilizzare non dovrei fermarmi per dormire neanche un momento, e invece mi trascino dentro questa vita che, alla fine, non è per niente come me l’aspettavo.

Tutti i vitantonio dormono dislocati nella casa, dal più vecchio al più piccolo, cercando di digerire la digestione di un pasto slow food molto slow e poco food, terrorizzati dall’eventualità di una mia iraconda reazione ai loro insoddisfatti commenti e perciò muti. Forse Bernarda Alba sono proprio io e finirà che diventerò così, arida, secca, così secca da non capire che c’era un altro futuro possibile, c’era un’alternativa all’essere questo ramo morto che sto diventando.

Sono insoddisfatta, sono insoddisfatta. Desidero, desidero ancora, e non riesco ad avvicinarmi non riesco ad avere.

La casa è muta e i respiri dei vitantonio si perdono nel bisbigliare dei grilli che, loro si, mi sembrano soddisfattissimi, mentre io mi lamento tra me e me di tutto quello che non ho e poi mi faccio pure ridere, e cerco di mettere le priorità, cerco di fissare uno straccio di struttura. Ho bisogno di spazio, ho bisogno di solitudine, ho bisogno di persone. Ho bisogno di carne, ho bisogno di trovare un senso alla parola casa, ho bisogno di sentirmi a casa dentro di me.

E’ notte e non me ne faccio niente di tutti questi grilli non voglio dormire non voglio riposare non mi interessa svegliarmi la mattina con la sensazione di aver dormito abbastanza non m’interessa l’alimentazione equilibrata forse non mi interessa neanche la stronzissima struttura mi interessa la vita mi interessa ascoltare voci, i corpi, i corpi mi interessano, gli odori anche la puzza della città la nevrosi l’adrenalina che non riesci a dormire per giorni e sei sempre sul filo lo sfinimento, mi interessa, lo sfinimento. Non me ne faccio niente del riposo della calma della quiete io nella quiete muoio e adesso mi sento che sto morendo mentre invece, con molta semplicità, tutti attorno a me si limitano a dormire.

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Feb 04 2010

mondo malefico porcello disgraziato

Non mi va bene no, non mi va bene. Io pedalo come una forsennata, pedalo che ho le cosce in fiamme e arrivo a scuola che ho già i crampi, pedalo, non mi fermo, e quando mi viene da fermarmi penso alle farfalle ai fiori alla primavera, pedalo perchè mi sono promessa che avrei pedalato ma dove sta la fine della stramaledetta salita dove sta un poco di pianura non dico la discesa che non ambisco a tanto ma la tanto decantata pianura dove porca carogna sta?

Sono incazzata, delusa, affranta, sono triste e ho voglia di piangere e di chiudere tutte le porte semiaperte ho voglia di mettermi alla guida di un gigantesco demolitore-di-me.
Voglio rompere tutto quello che resta in piedi.
Che mi sembra che non ne valga la pena.
Che sono sempre più indietro.
Che non ci ho più un grammo di voglia di stare come sto.
Io non dico non voglio più avere i problemi, no, mica sono ancora a questo punto. Ma almeno avere problemi nuovi, almeno una stronzissima novità nella casistica no? Sempre le stesse stronzissime cose.

E allora non è colpa di nessuno ed è colpa di tutti. Non sono come mi vorrebbero e soprattutto non sono come mi vorrei. Sono implosa sono tutta sminuzzata sono persa.
Non ho un luogo una casa una tana  dentro di me è tutto arso una bomba atomica gigante mi è esplosa dentro e bum.
Rimangono solo i cadaveri dei miei tabù.
Che però come zombi popolano questo campo devastato.

Sono solo una lunga lista di divieti e di rinunce.

Nota del giorno dopo: come spesso m’accade in questi casi, stamane volevo cancellare le tracce dell’ira. Non che mi sia passata, ma la mattina ho sempre un po’ di pudore in più. Soprattutto dopo aver compiuto 31 anni. Mi vengono pensieri tipo “questi sentimenti adolescenziali distruttivi e autoreferenziali non si addicono a un’adulta”. Bene. Il post non lo cancello perchè evidentemente o non sono adulta, o anche da adulta mi toccano queste ire globali e dirette verso tutto il creato. Sinceramente delle due preferirei la prima, che lascia ancora un po’ di speranza in un ipotetico futuro. Ma tant’è. Sto così. Che mi piaccia o no.

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Gen 14 2010

quando volavo

Published by lucilla under morte, solitudine, carla, vitantonio

Non c’ho un motivo per essere triste. Non ho voglia di trovare un motivo per essere triste. Potrei fare una lista lunga tutto un rotolo di carta igienica riciclata, e non ne trarrei la benchè minima soddisfazione. Ho dovuto lottare molti anni per vedere affermato l’assioma “carla vitantonio ha ben ragione d’essere triste”. Quando ho vinto l’attestato di diritto alla tristezza non ho provato il grande sollievo che speravo. A volte, è vero, avere ragione non serve. Avere ragione non basta. Non ho più voglia di rivendicare. Sono passati gli anni in cui speravo di avere il diritto di rivalermi su qualcun altro. Adesso mi rivalgo su di me. E quegli altri cui ho rinfacciato i loro torti si rivalgono su di me attraverso il signor Dicolpa Senso, che arriva come la cartella esattoriale con molti anni di ritardo, troppi, poichè le ricevute di cui parla io non le trovo più.
Ma pagare devo, lo stesso.
Il signor Dicolpa è parziale come il migliore degli esseri umani, e mi avvisa che la pratica che mi riguarda non prevede la possibilità di appellarsi a tale signora Compassione. Per quanto mi riguarda, rimango incastrata nella sedia e lo guardo dal basso verso l’altro senza nutrire speranza alcuna.
Attonita, non reagisco allo schiaffeggiamento che segue la breve discussione, che peraltro era stata più che una discussione un monologo, visto che non una sola parola sono stata capace di opporre alle impeccabili ragioni del signor Dicolpa.

Me ne sto sprofondata sulla sedia che ha tra l’altro una gamba più corta delle altre e ondeggia e rumoreggia e scoreggia fastidiosissimamente creando un effetto grottesco che è tutto ciò che pare io mi meriti. Dentro di me le proposizioni si sommano l’una all’altra in una barocca struttura di subordinate di primo secondo terzo grado incisi parentesi citazioni eppure non una sillaba mi esce da questa boccaccia marcia. Rigurgito saggi propositi di saggezza futura.

Non ho bisogno di motivi per essere triste. Un collasso verticale dell’apparato emozionale mi coglie sulla soglia del mio trentunesimo compleanno e non sono neppure capace di stilare un bilancio o una statistica. Lo dicevano i miei parenti che la mia facoltà non serviva a niente. Sono caduta nel baratro dell’eterno presente.

Prima che il signor Dicolpa di cui sopra me lo suggerisca, penso ai bambini del Ruanda, penso ai bambini del Burkina, penso ai bambini del Mozambico, penso agli immigrati d’Italia, penso ai disoccupati ai cassintegrati penso a quelli che non hanno la macchina che non hanno il motorino penso a quelli che non hanno manco una bicicletta penso a quelli che non hanno le gambe penso ai malati ai moribondi a tutti loro penso e siccome non ho un motivo per essere triste ecco sono triste per loro.

Vivo in una straripante melmosa ineluttabile solitudine.

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Ott 16 2009

se c’è qualcuno che si vuole preoccupare lo faccia pure

insomma mi trovo qui nel mezzo di questa città immensa e sono completamente sola, diciamolo pure. Erano molti anni che non mi capitava di essere così inequivocabilmente sola e la sensazione è quanto meno un po’ strana.  Non che mi dispiaccia ma ecco, è tutto un po’ inquietante. Persino andare al supermercato e comprarsi le porzioni piccole, quelle da single. Gli inglesi vanno pazzi per queste stronzate, c’hanno porzioni da single di ogni porcheria possibile e immaginabile. Non vedono l’ora di essere single, gli inglesi, per comprarsi porcherie di ogni genere in confezioni usa e getta dove campeggia la scritta single.
Io invece, sarà che sono pur sempre meridionale, ci avevo preso gusto, in questi anni, a fare la spesa per due. A comprare quello che piace a me quello che piace a lui, ogni tanto mi lanciavo anche in un incauto acquisto di formaggio…opportunamente sigillato, chiaro.

E adesso sono qua, sono venuta a Londra per studiare con i più bravi mimi del mondo e non riesco ad avere un briciolo di concentrazione, ma davvero, nemmeno un briciolo, perchè annaspo in una miriade di problemi dai quali credevo di essermi definitivamente emancipata e invece tiè eccomici di nuovo immersa come una cretina, roba che ho solo voglia di tornare a casa: dunque cominciamo con l’elenco e per favore se c’è tra i lettori qualcuno di stomaco debole, o un benpensante, uno che si scandalizza facilmente, o i miei genitori o qualcuno che ha il cuore debole ecco io consiglio di sospendere la lettura perchè questo è un post veramente degno delle antiche lucilleidi, quelle di anni luce fa.

Dunque cominciamo: non ho un soldo. Ne ho meno di quanti pensassi e faccio una fatica boja a trovare un lavoro. Infatti fino a ora non ho trovato niente niente niente. I miei pochi risparmi sono gia’ agli sgoccioli e non so a quale madonnina votarmi. Tutte le mie madonnine paiono avermi abbandonata.
La conseguenza diretta del fatto che non ho soldi è che sono andata ad abitare in una casa economica, davvero economica, direi quasi troppo economica, e infatti eccomi che convivo con un ex punk che oltre a essere ex punk è pure ex tossico e ovviamente l’ex tossico, come qualcuno insegna, non è mai completamente ex, dunque stamane ero lì lì per uscire e andare a scuola quando lui mi entra in cucina con la pupilla che non la trovavo manco a cercarla con la lente d’ingrandimento.
Mi dico ok sarà che ha gli occhi chiari, mi sto sbagliando, io sono un po’ paranoica su queste cose, ci ho il vizio di vedere la roba da ogni parte, via mi tranquillizzo. Ecco mi stavo quasi tranquillizzando quando questo mi ha il classico conato di vomito di quello che si fa dopo un bel po’ che non si faceva.
Sospiro, aspetto che si ripigli, lo ascolto mentre mi dice che ieri ha bevuto un po’ troppo e quando ha finito la sua inutile giustificazione degna del tossichello apprendista che mente alla sua mamma lo guardo e gli elenco la somma di sostanze che ha assunto la scorsa notte. Concludo dicendo che non è affatto un mio problema cosa lui decide di fare della sua vita, ma che so esattamente dove andremo a finire. Che me ne frego del prurito, delle carie ai denti e di tutti gli altri fastidi più o meno evidenti che avrà, quello che m’importa è che lui diventerà sempre più sporco, si occuperà sempre meno della casa e il tutto farà schifo. E io non ho alcuna intenzione di vivere in una casa che fa schifo. Metto una postilla: che non vorrei mai dover scoprire che per comprarsi la roba ha venduto la bici o il computer della sua affittuaria. Lo saluto amorevolmente e vado a scuola.

E ovviamente ho avuto una bella giornata di merda, ecco cosa ho avuto, non faccio che pensare che non ho un soldo e in meno di cinque settimane devo traslocare anzi prima, a costo di perdere il deposito che ho lasciato al tossipunk e che lui avrà già provveduto a spendersi in qualche decina di cc. E quindi perderò anche i soldi che non ho.
Come inizio mi sembra niente male.

E come se non bastasse viene fuori che il viaggio del cts devo farlo entro e non oltre maggio 2010. Voglio dire, il viaggio a Macao. E come faccio io? che sto qua a Londra e devo pure fare gli esami di mimo in quel periodo? Non ho idea, sinceramente non ho idea. Mi sbatto per spostare le pochissime date che avevo in Italia a marzo, nelle uniche due settimane libere che avrei, e vado a Macao? Ok, potrei farlo, cosi’ perdo l’unica fonte di sostentamento che ho da qui a giugno ovvero le due date di marzo.
Ma è mai possibile, è mai possibile che mi sia così incasinata? L’unica volta che vinco una cosa non posso manco godermi il premio.

E in tutto questo il mimo finisce all’ultimo posto, perchè ho problemi di sopravvivenza, ho, e mi sento come di essere ritornata a molti troppi anni fa e giuro che non avevo intenzione di farlo, volevo solo venire a Londra per studiare il mimo con i più bravi mimi del mondo e invece è tutto così fottutamente complicato e mi sento l’acqua alla gola, mi sento. Mi sento in una precarietà ancora più profonda e irrisolvibile di quella cui ero abituata ed è troppa, cazzo, troppa.
Una cosa alla volta, devo fare una cosa alla volta.
Madonnina della precarianza aiutami tu ti prego.

 

special thanx to raschia.

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Set 16 2009

lemming, opossum, punti di vista sulla vita e sulla morte

Insomma va così che dopo ogni estate arriva un autunno e se non raccogli i fichi per tempo essi marciscono e addio marmellate quest’anno per esempio ne sono venuti fuori solo cinque vasetti.
E già quasi non sto dietro alle nocciole e alle mele che si riproducono vorticosamente e vorticosamente crescono maturano muoiono amen. Come Patrick Swayze. Come il prof. Meldolesi che è morto così la settimana scorsa senza che neppure io lo salutassi senza dirmi per l’ultima volta ciao cara.
Le prime volte che mi trovava nel suo studio, due anni fa, mi domandava lei deve parlare con me? e io gli ripetevo sempre prof sono io, Carla, quella ragazza che la sta aiutando col progetto che blablabla. E poi ha un certo punto aveva ricominciato a ricordarsi che esistevo. Sono soddisfazioni. Ora tutto quello che rimane sono questi ricordi tragicomici, le registrazioni di un paio di convegni, qualche bozza che ancora mi trovo in un cassetto e le madonne che tirai nei lunghi anni di università cercando di decifrare i suoi testi, sommate alle madonne degli ultimi due anni passati a cercare di tradurre i suoi caratteri da amanuense.

Quanto mi sono sentita ignorante, di fronte al prof Meldolesi.

Ma adesso, nel frattempo, è arrivato quest’autunno che mi pone davanti a quesiti esistenziali vecchi e nuovi, mi dico ma chi me lo fa fare a tenere il blog a fare il programma in radio chi me lo fa fare a tenermi degli allievi per insegnare loro a farsi la radio come la vorrebbero?
Chi me lo fa fare a cercare di far credere alle persone che se uno fortissimamente desidera a volte ce la fa?
Questo mi domando, i primi giorni di settembre sono stati così ingarbugliati, mi sembra di non essere per niente chiara, mi sembra, mi sembra che quando parlo la gente non faccia altro che capire male e allora non ci piove, il problema è che sono io che parlo male scrivo male e dunque ho pensato chiudo il blog.
Lo ammetto, erano anni che non lo pensavo, e in questi giorni tiè l’ho pensato di nuovo. Ho pensato anche chiudo il programma ho pensato perfino abbandono gli allievi e vaffanculo.
E perchè l’ho pensato?
L’ho pensato perchè sono stanca di dovermi spiegare stufa stufa stufa di dover porgere delle scuse se qualcuno non capisce quello che dico quello che scrivo ne ho due gonadi gonfie come due botti di dover cercare le parole più opportune per spiegarmi e dire quello che penso senza però fare incazzare nessuno.
Ho pensato adesso chiudo tutto e parto buonanotte.
Invece poi mi sono detta oh ci stavo cascando di nuovo. Purtroppo a me mi è toccata questa lunga lenta e silenziosa rivoluzione purtroppo la mia rivoluzione non si fa nelle strade ma in questi luoghi strani e un po’ irreali e allora io il mio esperimento di resistenza attiva lo devo portare avanti lo devo, e se qualcuno si incazza che si incazzi. Che mi chieda spiegazioni se ha il coraggio.
Ho pensato che la sfida è proprio mettere a nudo i desideri, le paure, dire sono così e sapere che in fondo i fatti miei non sono tanto diversi dai fatti degli altri e qualcuno che li dice ci deve pur essere, in fin dei conti questo è il motivo per cui la gente viene a vedere OTTO e si commuove, allora mi è venuta come una ventata di ottimismo un po’ suicida, non capisco bene, forse sono passata dalla strategia dell’opossum a quella del lemming fatto sta che ecco oggi mi sento così quindi fino a quando ce la faccio io tengo in piedi tutto, tengo in piedi.

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Set 11 2009

piccoli problemi della differitablog ovvero pubblico oggi ciò che avevo scritto l’altroieri

Oggi è zeronove zeronove zeronove. Questi numeri non mi hanno mai detto niente. Probabilmente da qualche parte del mondo c’è una setta di apocalittici che si suiciderà alle nove e nove minuti mentre nello stesso momento qualche coppia sta cercando di concepire il suo nonogenito. Io invece mi limito a scrivere un post. Avrei dovuto farlo ieri ma la giornata è trascorsa risalendo l’italia sulla a 14 tra camion assassini e strafottenti guardoni in bmw, che gli venga un accidente.

Insomma ieri è morto Mike Bongiorno. Devo ammettere che sinceramente, da un punto di vista strettamente personale, non me ne importa un fico secco. Non è che avessi una opinione poi così alta di Mike Bongiorno. Certo, era stato uno dei pilastri della paleotelevisione, credo di aver studiato pagine e pagine su mike b quando ero all’università. Pare che sia stato proprio lui a introdurre nel vocabolario corrente la parola esatto. Infatti esatto in italiano non vorrebbe dire “corretto” ma sarebbe il participio passato di “esigere”. Esistono ancora nel nostro paese alcuni fortunati che il ventotto di ogni mese possono esclamare “ieri ho esatto lo stipendio”. Ma il caro mike introdusse la parola esatto col significato di corretto traducendo malamente l’esclamazione “exactly”, che il presentatore gridava negli stati uniti durante i giochi a premi ogni volta che un concorrente azzeccava la risposta. Ecco. Uno dei danni più grossi fatti alla lingua italiana, direbbe Umberto Eco. Mi farebbe piacere sapere se Umberto Eco si è pronunciato semioticamente sulla morte di Mike.

Ma insomma. La morte di Mike mi tocca in realtà per un altro motivo.
Quando abitavo a lisbona mi ero ricreata una specie di limbo all’interno del quale le notizie italiane non riuscivano a penetrare. Mi ero portoghesizzata, avevo persino cominciato a mangiare le lumache al pomeriggio. Era il 2003, Berlusconi era al governo e quell’estate ci fu il grande black out. Il maggiore quotidiano portoghese dedicò a b un intero fascicolo satirico che mi fu prontamente depositato in camerino dalla mia regista. Quella fu l’unica notizia italiana che scalfì il paradiso lisboneta fatto di birrette sorbite guardando la città da un belvedere mente il sole tramontava sul Tejo. Avevo i capelli cortissimi, appena compiuto ventiquattro anni e mi godevo abbastanza la vita. Qualcuno dall’Italia venne a trovarmi. Tra questi, mia sorella minore Rossella detta fuego, che si stabilì nel mio essenzialissimo loculo per quasi un mese. Un mese veramente allucinante, di cui prima o poi scriverò…se avrò tanto tanto tempo. Bene. La seconda cosa che mia sorella mi disse durante la nostra prima cena insieme a base di bacalhau com natas e pudim fu “ca, è morto Mike Bongiorno”.Non so perchè si inventò questo scherzo idiota. Ma ci rimasi davvero male. Mia sorella gli scherzi li sa fare veramente, veramente bene. Ebbi l’impressione che tutto il mondo stesse andando avanti, che si fosse persino liberato di Mike Bongiorno, e io ero ancora lì a Lisbona a fare la frikkettona. Dopo qualche minuto mia sorella si rese conto dello shock e mi rivelò che era uno scherzo. Ci rimasi ancora peggio.

Dopo qualche anno, era il 2005, mia sorella si trasferì a Parigi. Io Parigi la adoro. Diversamente da come adoro Londra ma insomma, il sentimento è quello. Mi sembra di ricadere dentro un tempo perduto, dentro qualcosa che fuori da lì non esiste più. Parigi è bellissima. Non so se sia particolarmente romantica, ma sicuramente è una città che mi ha fatto scrivere un sacco. Non potevo non prendermi la mia rivincita. Durante la nostra prima cena in rue de mouffetard, dove mia sorella viveva, davanti a un bicchiere di vino e una tartina con tarama, le dissi, serissima. “Rosse’ hai sentito? È morto Mike Bongiorno”. Ci rimase malissimo. Purtroppo io non so tenere gli scherzi bene come lei, e dopo pochi minuti scoppiai a ridere. Ma sono sicura che abbia fatto in tempo pure lei a pensare alla vita che passa agli amici che si dimenticano di te a Berlusconi che si fa trapianti di capelli ai bambini che nascono crescono muoiono etc etc etc.

E ora Mike Bongiorno è morto davvero. Ed è morto pure Micheal Jakson ed è morta persino Pina Bausch. Un’ecatombe. L’unico con cui si possono ancora fare scherzi del genere è Umberto Eco…..

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Giu 29 2009

La mia ragazza m’ha lasciato è colpa mia/e sono stato anche beccato dalla polizia

A me il lunedì mi prende sempre un friccico pervasivo, mi sveglio e mi dico oh che miracolo, ho un’altra possibilità!
Sembrava tutto perduto nella triste domenica sera che era soltanto poche ore fa, il sonno m’aveva fatto dimenticare le priorità, le ore di internet gratis erano finite, il telefono era rimasto muto e insomma l’universo attorno a me era moribondo e io con lui
e invece
invece di nuovo miracolosamente lunedì, mioddio, che retribuzione karmica meravigliosa
- e qui apro un inciso, il fatto che io non pratichi più il buddismo non vuol dire che il mio vocabolario si sia ripulito dal gergo buddese che per anni mi ha infestata, e a chi non sapesse che ero una giovane buddante ricucio volentieri la mandibola che rischiava di cadere, una vitantonio che si rispetti è sempre in cerca della sua spiritualità, vuoi nelle religioni, vuoi in politica, vuoi nella pratica ortofrutticola-
E dunque
Un’intera settimana di minuti di recupero nella mia sempiterna partita di pallone
(perchè perchèèèèè la domenica mi lasci sempre sooola?)
Mi sveglio di buonumore e mi alzo con la panza piena di buoni propositi, ah come cammino allegramente verso la strada dell’inferno, eh?
Questa settimana dimagrirò chili tre, raddrizzerò l’occhio destro in favore del sinistro, farò gli esercizi per il buonumore tutti i giorni e non arriverò a dar lezione senza essermela preparata.
Questa settimana rifarò il letto tutti i giorni e mi alzerò quando lo ordina la sveglia, produrrò proverò ripeterò a sufficienza di modo da non arrivare allo spettacolo con l’ansia di non sapere cosa viene prima e cosa dopo
Questa settimana! Sarà una settimana di gioie e pasti leggeri e salubri, mi farò la maschera facciale e magari pure un pediluvio, preparerò la valigia come si deve, pensando al maltempo e non a come abbinare le scarpe ai vestiti
Che settimana, questa settimana!!! Suonerò tutti i giorni un’ora al giorno e quando qualcuno mi offenderà ingiustamente, invece di ingoiare, sputerò il rospo. Rospacci grossi così, li rispedirò al mittente e che se li ingoi lui/lei, mica è un problema mio.
Una settimana rivoluzionaria, altro che tutte le settimane precedenti.

Io il lunedì mi sento come quelli di quei filmetti che ogni mattina perdono la memoria. Ecco io ho una memoria settimanale. Il lunedì ricomincio, zero frustrazioni zero incognite zero interrogativi.
Tutta la mia vita è davanti a me il lunedì, che cosa sarò questa settimana?

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Mag 03 2009

un grumo di sogni non realizzati e niente più

più di una volta mi sono sentita dire che in fondo io incarno il sogno di molti, che avrebbero voluto essere ben altro da quello che sono diventati (impiegati, funzionari, lavoratori a tempo non si sa cosa, precari e frequentatori d’agenzia, più o meno realizzati piccoli responsabili di piccoli settori d’azienda pubblica o privata che sia) e che a un certo punto hanno scelto di abbandonare il sogno e di diventare quello che sono diventati perchè la paura del futuro era troppa, l’angoscia creata dall’incertezza troppo grande, o semplicemente perchè mancavano il coraggio la spinta l’esigenza l’urgenza e via discorrendo.
A uno di questi amici una volta ho proposto di aprire un fondo pubblico di sostegno per promuovere la mia attività di incarnatrice di sogni altrui. Purtroppo la mia richiesta non ha avuto seguito alcuno, del resto si sa, alla gente piace sognare gratis.
Pure del mio blog, quello d’un tempo, quello che avevo su splinder e che qualcuno forse ricorda ancora, si diceva che fosse così letto così seguito così commentato proprio perchè molti amavano sognare leggendo delle mie (dis)avventure notturne, delle interminabili nottate trascorse tra un imprevisto e una probabilità, della droga dell’alcool delle frequentazioni occasionali delle turnè squattrinate degli amori impossibili della promiscuità del sesso mai descritto eppure sempre lasciato respirare dei miei umori e malumori delle mie voglie e di come in un modo o l’altro la sfangavo pur arrivando a lavoro con un paio d’occhiali neri che avrebbero fatto invidia a un aviatore degli anni quaranta.
Alcuni amici e uno dei miei vecchi soci mi dicono che è per questo che il mio blog non è più letto come un tempo, perchè le zucchine  e i piselli biologici e il tentativo sano e sobrio di costruire un sogno senza distruggere la vita non interessano a nessuno e io oggi mi dico che forse è vero e forse la cosa ancora più vera è che costruire saggiamente sobriamente senza tirarmi picconate al cuore ogni giorno forse non interessa neanche più me.

Che alla fine ho trent’anni e ho sperato a lungo di emanciparmi da tutto questo letame da tutta questa merda ho sperato a lungo di trasformare me la sono raccontata per anni e anni eppure tutto quello che resta è che prima ero una giovane promessa del teatro e ora sono una promessa mancata del teatro e altre giovani promesse hanno preso il mio posto e sinceramente

sinceramente a me non interessa corrispondere al quadretto che qualcuno sta disegnando per me con l’aiuto di me medesima, non mi interessa fare la trentenne che saggiamente oculatamente mette un mattoncino sopra l’altro per costruirsi una piccola casa solida perchè in me l’idea di casa non esiste, non esiste l’idea di famiglia di stabilità non esiste, non so se sono stata sufficientemente chiara, io non voglio trovarmi tra dieci anni a raccontare balle ai miei figli su quello che la loro madre avrebbe potuto essere non voglio arrivare a quarant’anni senza aver visto tutto quello che sento l’esigenza di vedere, non voglio fare la maestrina di provincia, io a tutta questa schifezza a tutto questo dovermi accontentare io ecco io forse preferisco com’erano le cose prima forse senza speranza forse senza sufficiente lucidità ma almeno se uno deve crepare crepa come dice lui o nel mio caso lei, ecco, questo penso in questi giorni che odorano di vomito e delusione e paura e rabbia e soprattutto che odorano dell’indifferenza delle persone che ho intorno che comunque, a un certo punto, quando io sarò arrivata troppo in basso, se ne tireranno fuori per ritornare ai loro uffici alle loro automobili alle loro case in campagna ai loro pargoli cagamerdamangiamerenda.
Di questa opportunista indifferenza vedo piene le persone attorno a me, grasse obese straripanti rigurgitanti mentre io, mi sembra di essere l’unica, pago fino all’ultima tutte le mie scelte e non ho un sogno a cui guardare senza bruciarmi.

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