Archive for the 'salernocreativa' Category

Feb 18 2010

voglio una vita senza mercoledì

Il mercoledì per me è una merda in genere. Nello specifico qui a Londra il mercoledì è il giorno in cui mi pare di avere già utilizzato tutte le energie disponibili, poi mi rendo conto che ci ho ancora davanti due o tre giorni di lavoro e mi deprimo mi viene da piangere o da picchiare i bambini e non posso fare nè l’una nè tantomeno l’altra cosa.
Allora mi fumo una sigaretta di quelle nicotinazero e mi bevo un bicchiere di vino rosso in memoria dei tempi in cui stavo peggio.
Per fortuna ho molti tempi in cui stavo peggio a cui pensare, sono proprio una ragazza alla quale la vita ha dato tutto.
Per esempio la vita mi ha dato che il mercoledì di questa settimana è quasi finito e che il comune di Salerno ancora mi deve 1000 euri che chissà quando come e perchè arriveranno, se arrivano dopo che ho stirato le zampe voglio che siano utilizzati per un cartello gigante da appendere in piazza Maggiore a Bologna, un cartello con la scritta fottetevi. Sono sicura di aver firmato quel contratto di mercoledì. Che poi, tra parentesi, io sono pure nata di mercoledì, sarà questo il punto, ogni settimanaversario della mia nascita mi incazzo inconsciamente.
Ci vorrebbe della droga ci vorrebbe, della droga bella pesante di quelle retroattive che ti trasformano tutto e puff anche il comune di Salerno mi sembrerebbe qualcosa degno di essere amato di amore cosmico e universale.
Ci vorrebbe un sentimento oceanico.
Ci vorrebbe il Portello a Padaniacity com’era molti anni fa quando avevo anni 19 e la notte mi avventuravo sotto i portici senza cercare nulla ma molto trovavo, molta vita molta poesia.
Invece ho qui sulle mie gambe un gatto e quasi quasi me lo fumo chissà che non mi vengano delle belle allucinazioni.

2 responses so far

Ago 02 2009

chi l’avrebbe mai detto

Published by lucilla under arte, salernocreativa, viaggi, amici, tour

Milano, 2 agosto. Il mio fidanzato operato si aggira pesntemente sulle stampelle portando fin troppa pazienza. Cerco di rendermi utile tra lo spiffero assassino di un condizionatore e la feroce zanzara tigre assassina milanese. La mia automobile ha abbandonato Natalia e me proprio iersera all’imbocco della tangenziale di Milano, della serie care Thelma e Louise, vi ho portate a destinazione e ora fottetevi.
La pianura padana attorno a me non odora del mare di Salerno, delle sfogliatelle della signora, del detersivo a mano che usavo per lavare la biancheria, non odora nemmeno del piscio dei vicoli nè della puzza dell’ostello.
Questa pianura padana non odora di niente. I compagni e le compagne sono ormai sparsi per l’Italia, ognuno ritornato alla sua vita, con segni più o meno visibili addosso, ma tutti ugualmente stravolti.
Non avrei voluto che durasse di più. Epperò mi manca. Manca tutto, manca la birra a un euro e manca la piazza dei chupito, manca la spiaggia mancano i segreti manca quella sensazione di bolla protetta inscalfibile manca il codino bianco di herr director mancano i brindisi i compleanni inventati le lezioni di educazione sessuale le serate passate ballando dance anni novanta i bagni delle tre del mattino la terrazza dell’ostello le passeggiate l’aperitivo al bateau ivre tutto manca.
Eppure sono in qualche modo felice di essere ritornata. Con tutto questo dentro. Con tutti questi piccoli fiori da proteggere.
Alla fiera dell’est
per due soldi
un topolino mio padre comprò.

One response so far

Lug 25 2009

dovrei studiare a memoria qualcos’altro ma non posso resistere e allora

Quando eravamo piccole una delle cose più belle dell’estate erano le bombe d’acqua. Una cosa veramente, veramente rivoluzionaria. Nostra mamma ci comprava delle buste piene di palloncini di plastica e noi eravamo autorizzate a stare ore appiccicate al lavandino del bagno 007 (il lido che mio padre aveva scelto per il nostro soggiorno, complice la sua passione per i film di James Bond) cercando di far aderire la bocca del palloncino, vischiosa e stretta, al collo bagnato del lavandino. La metà dei palloncini ci esplodeva in faccia  durante l’operazione, il resto veniva faticosamente chiuso dalle nostre ditina e utilizzato per fare i gavettoni. Questa storia dei gavettoni era strabiliante. Si trattava di una sorta di porto franco, l’unico momento in cui nessuno dei grandi si arrabbiava con noi e tutti, indistintamente, eravamo autorizzati a lanciarci bombe d’acqua; dopo cinque minuti la spiaggia era un delirio di corse all’ultimo palloncino e quando i palloncini finivano si passava a riempire forsennatamente secchielli d’acqua e formine. Le bombe d’acqua facevano crollare ogni barriera tra noi bambini meridionali e quelli del settentrione che stavano allo stesso lido. A volte la lotta era così furibonda che continuava in appartamento, persino mia zia, che solitamente passava il tempo a lamentarsi spostando il suo pesante culone dal lettino, alla sdraio, alla sedia del soggiorno, partecipava al delirante bagno collettivo.

Il porto franco della bomba d’acqua è ritornato gioiosamente durante gli anni dell’università. Quando a Montechange arrivava la primavera le ragazze indossavano la canottiera e gli appartamenti maschili pullulavano di apprezzamenti e dichiarazioni d’intenti (quasi mai portate a termine). Si andava in mensa in bicicletta abbandonando finalmente guanti e cappotti, io cantavo e qualcuna più di una volta rimaneva col gonnellone impigliato nella ruota di dietro.
Alla sera, poisi organizzava il torneo di pallavolo. Tutti potevano giocare, anche quelli che, come me, alle scuole superiori erano l’incubo del prof di educazione fisica. E dopo il torneo puntualmente qualcuno lanciava una busta dell’eurospar dalla finestra, una busta colma d’acqua che dava l’inizio alla lotta furibonda. Spuntavano i capezzoli sotto le canottiere e le gonne sottili si appiccicavano alle cosce bagnate. Ridevamo, urlavamo, e ogni riserbo invernale veniva temporaneamente accantonato.

Ieri pomeriggio, passeggiando per Salerno, abbiamo scoperto quattro bambini che armeggiavano con i palloncini alla bocca di una fontana. Un palloncino è scoppiato e si sono fatti tutti la doccia. Ridevano.  Anche noi abbiamo riso.

2 responses so far

Lug 23 2009

notte salernitana

E’ quasi l’una di questa ennesima notte di lavoro nell’immenso complesso di Santa Sofia. Ogni stanza rigurgita vita trasformata in creta disegni brandelli di video musica costumi parole bombolette spray vernice pinze fil di ferro.
E il sonno tarda a venire.
Finito di girare da mezz’ora, consumata un’insalata miracolosamente fornita da uno dei compagni, eccomi a cercare di capire come stare dentro questo immenso labirinto che abbiamo creato, come muovermi e muovere le persone che mi seguiranno, mi alleo, mi lego e mi scollego, domando, vado in villa ci torno e ci ritorno, giro e rigiro immagino luoghi e situazioni blatero a mezza voce e il lavoro è ancora lungo.
Il lavoro è per i compagni e per le compagne che hanno avuto fiducia e che hanno regalato il loro mese di luglio a questo progetto. Oi, un mese intero non è poco, un mese intero, a trent’anni, è mezza vita. E noi lo abbiamo messo nelle mura di questo ex convento che popoliamo chiassosamente in una specie di bolla di abbandono che ci divide dal mondo di fuori.
Eh, perchè divisi siamo divisi.
E pure un po’ incazzati. Io per esempio, quando oggi ho scoperto che il mio committente non ha mai visitato il mio sito, non ha mai letto niente di quello che ho scritto e non ha mai visto nemmeno uno dei miei video promozionali, un pochetto mi sono incazzata.
Ma mentre ci ripenso già arriva il messaggio di una nuova bellissima compagna di questi giorni che mi invita a una breve passeggiata notturna e allora ecco, vado, interrompo per un poco il flusso di questa notte e poi dopo vedrò, dopo vedremo.

No responses yet

Lug 21 2009

the experiment!!!

3 responses so far