Erano mesi che mi ripromettevo di dedicarmi allo sbrinamento del freezer e, per una ragione o per un’altra, continuavo a rimandare di settimana in settimana: prima c’era il problema delle provviste, per cui avendo io poco tempo cucinavo in abbondanza e surgelavo in previsione di giornate grame. Poi arrivò il problema del ginocchio del mio fidanzato, che abbisognava di ghiaccio in continuazione, quindi urgeva il freezer acceso. Infine giunse il tempo in cui io e il mio legittimo promesso cominciammo a prenderci gusto a mangiar fuori, per cui le provviste non si riuscivano a smaltire. E intanto il freezer aveva cominciato a produrre ghiacchio in quantità copiose, ghiaccio che subdolamente attanagliava provviste, contenitori e ogni cosa fosse stata per caso dimenticata nello scomparto freezer. Bisognava assolutamente prendere dei provvedimenti e così, da due settimane a questa parte, ho cominciato a sfornare tortini, fare spezzatini di salsiccie, riesumare i prodotti dell’orto che avevo prontamente surgelato a suo tempo e proporli in bizzarre combinazioni al fidanzato che, muto e paziente, ingurgitava, sapendo così di partecipare attivamente alla grande, epica battaglia del freezer.
E oggi finalmente, tirata fuori l’ultima porzione di tortellini, ho disposto gli stracci a terra, tirato fuori le scatole di plastica, disposto le pile refrigeranti attorno ai pochi cibi che si trovano nel frigorifero e poi ho girato la manopola della macchina del freddo sul tasto zero.
Mentre il ghiaccio comincia a colare sulle montagne di stoffa assorbente che ho disposto con cura sul pavimento, ricordo i miei precedenti sbrinamenti. Quando i miei genitori mi obbligarono per un anno a vivere nell’attico in centro a Padaniacity ricordo che d’estate, prima di partire per le vacanze, decisi di staccare la corrente senza però ricordarmi gli stracci. Al ritorno da una vacanza terribile, durante la quale riuscii finalmente a scollarmi di dosso Afrika, il mio ex fidanzato tossico di cui ho già abbondantemente parlato nei blog precedenti ( e chi se li è persi rosicherà per sempre perchè non ho nessuna voglia di andare a riesumare i racconti e i diari di quella mia singolare avventura di gioventù); dicevo, al ritorno da una vacanza terribile trovai la casa allagata. Ma il pensiero di doverla asciugare da sola, senza la presenza da ectoplasma del suddetto infimo soggetto, mi rese la faticata assai piacevole, e alla fine dell’opera organizzai pure un microfestino.
A onore del vero devo citare, in questo mio excursus tra gli sbrinamenti, la mia amica A, che alla fine della sua annuale permanenza nello studentato dove alloggiava durante i mesi di università volle eliminare il ghiaccio in eccesso dal suo frigo. Purtroppo non le passò per la testa di doverlo sbrinare e insieme al suo allora fidanzato Licazzon andò prontamente ad agire con un coltello sulla parete del frigo, rompendolo. E lo dovette pure ripagare. Credo che anche al termine di questa avventura organizzammo un festino.
In tutti gli anni montecengini l’idea di uno sbrinamento non sfiorò mai la mia testa né quella delle coinquiline. Il freezer era un aggeggio utilissimo per congelarvi il pane della mensa e le provviste che ogni tanto le genitrici, mosse a compassione dal nostro stato alimentare, ci spedivano. E poi le case a Montechange facevano così schifo che non ti veniva proprio voglia di prendertene cura. Si faceva lo stretto necessario per impedire che la muffa e le sporcizie prendessero il sopravvento. E già che il nostro era uno degli appartamenti più puliti: non abbiamo mai avuto i sacchi di immondizia che cadevano giù dal balcone stracolmo, al contrario dei compagni del c2.
Ricordo infine un ultimo sbrinamento, nella casa dove trascorsi gli ultimi anni a Padaniacity e della quale serbo ricordi così cari e in parte dolorosi da non riuscire ancora a scriverne. In quella casa ogni pulizia diventava una festa e pure lo sbrinamento fu fatto con sottofondo musicale di Subsonica e pranzo domenicale seguente.
E ora eccomi qui a guardare il freezer che gocciola. L’autunno è iniziato, la mia valigia è quasi pronta e comincio a pensare che, durante quest’anno londinese, molte cose e molte persone mi mancheranno. Il freezer da sbrinare, quello no.