Nov 20 2010
voglio un mondo senza cucine
Sono stremata, affranta, sporca e affamata. Tutto è cominciato quando ho coronato il mio piccolo sogno borghese di neoadulta firmando un contratto d’affitto. Mi è costato moltissimo. A parte i termini strettamente economici, che quello direi quasi che è il meno, ma proprio in termini psicologici, di ansia, paura, sindrome di peterpan e via discorrendo. Non avrei mai immaginato che mettere qualche firma mi potesse creare tanti problemi. Eh gia’ che ne ho messe, nella mia vita, di firme.
Però questa era diversa, era diversa si, perchè mi impegnavo a un minimo di stanzialità, ma non solo, mi impegnavo, e mi impegno, a guadagnare un tot di euri al mese per assolvere al gravoso compito del bonifico mensile. Mi ipoteco alcune ore giornaliere, insomma si si si , sono diventata adulta e ho finalmente, un po’ anche mio malgrado, accettato alcune delle regole di questo mondo che a volte mi va stretto e altre mi va largo e insomma non mi va bene mai. O forse sono io che non vado bene a lui.
Ma il contratto d’affitto non era il male maggiore, no!!! io lo pensavo, ed ero ingenua. Ho già capito che quando uno diventa adulto, o nel mio caso una, l’adultità si scarica in tutta la sua obesità sulla poveraccia e bisogna essere forti e carenati.Cosa che evidentemente io non sono ancora abbastanza.
Allora.
Ci sono le utenze.
Che uno si deve intestare tutto e ti misurano pure la quantità di gas che emetti via scoreggia. E poi mica è facile, devi provare che tu sei tu e tutte queste menate che ti fanno credere di essere in un libro di Kafka. Poi devi fare il tagliandino dell’automobile. E anche lì non te ne dico niente. Sei fortunata se al terzo tentativo riesci a beccare l’ufficio giusto nell’orario giusto e ad aver fotocopiato i documenti nel verso giusto e blabla. Ma diciamo che cel’hai fatta, anche se nel mio caso non è propriamente così perchè le pratiche sono ancora tutte in corso, diciamo che tu cel’abbia fatta. Sei adulta, hai un contratto d’affitto regolarmente intestato, le bollette e l’automobile parcheggiata da regolare residente, sei felice, tiri un sospiro di sollievo, chiami l’amministratore per far cambiare il nome sul campanello e pensi che adesso, finalmente, potrai pensare a come mettere un pochino a posto la casa, o meglio, la caverna, il buco, l’alcova se vogliamo essere romantici.
Eh si, perchè la casa, francamente, cade abbastanza a pezzi.
Con l’elettricista ce la fai. L’elettricista è un signore simpatico e chiacchierone, che non è propriamente come dicono i giornaletti porno, oddio, forse quarantanni fa lo era ma adesso diciamo piuttosto che è un piacevole animalista che si appassiona ai miei racconti radiofonici e si offre di montarmi le mensole forse un giorno se avra’ tempo. Anche il suo collega, meno ciarliero e un po’ più ingombrante, apprezza la radio sintonizzata su 10585 e fischietta la sigla del cavo.
Certo, anche lui, gran poco a che vedere coi prestanti maschioni dei giornaletti porno.
Arrivano poi gli idraulici. Ecco, gli idraulici sono due giovinotti che loro si, sono proprio come quelli del porno, grossi muscolosi giovani e prestanti, entrano fumando una cicca e ti dicono dammi del tu. Tu glie lo dai, il tu, e te li guardi un pochino mentre smanettano col bidet. Certo, sul bidet non hai mai fatto sesso, in tre poi, chissà come si fa…e il getto dell’acqua potrebbe essere piacevole. Ma è un pensiero che dura un attimo. L’idraulico numero uno affonda le zampe nella vaschetta del cesso e ti rivela che è solo un problema di galleggiante. Tornerà lunedì, non temere. In men che non si dica i giovanotti sono fuori e il tuo sogno erotico si è infranto contro il piatto doccia.
Infine, tocca ai tecnici della cucina.
I tecnici della cucina ormai sono il mio incubo. Secondo me sono i peggiori. Dovrebbero inserire nel codice penale una categoria appositamente per loro. Sono dei criminali. Io li odio tutti, indiscriminatamente, e spero che l’umanità possa vivere un giorno senza cibo e senza cucina di modo che questi si estinguano.
I tecnici della cucina sono il male più pernicioso che possa capitare a una neoadulta.
Sono infidi, laidi, mentitori e ritardatari. Ti lasciano per giorni e giorni senza acqua corrente. Ti fanno perdere intere giornate di lavoro. Ti smontano tutto e ti lasciano con la casa scoperchiata con la promessa di arrivare il giorno dopo e poi spariscono per giorni interi. Si fumano le canne e non offrono. Mentono. Si inventano balle per coprire i madornali ritardi che probabilmente hanno fatto perchè troppo stonati dai cannoni. I tecnici della cucina sono il male assoluto. Sono i cattivi. I tecnici della cucina sono un virus letale e io spero di non dovere avere a che fare con loro mai, mai più.
Intanto, eccomi qui a gelare dal freddo e senz’acqua corrente, con la prospettiva di un fine settimana orribile trascorso in cerca di cessi dove lavarmi almeno i denti, e loro chissà dove sono, chissà che fanno, loro, che mi hanno lasciata qui promettendomi che oggi pomeriggio avrei avuto la mia cucina nuova a posto. Che la madonnina delle cucine li maledica, i tecnici malefici, che li stramaledica e intanto li maledico io.
Maledetti tecnici della cucina, maledetta me che ancora c’ho questo brutto vizio di mangiare. Maledetta, soprattutto, l’età adulta.
