Archive for the 'tailandia' Category

Apr 06 2010

di passaggio

avevo appena chiuso il mio sedicente ultimo post tailandese quand’ecco, avventurandomi lungo il sentiero titolato “view point”, mi sono imbattuta in una famiglia intiera di scimmie tailandesi, madre padre zia zio e diversissimi nipoti, tutti affamati assai e tutti convinti che io, magnanima e ricca occidentale, avessi un numero imprecisato di banane per loro. E non appena la famiglia s’è accorta che ahimè di banane non ne avevo manco mezza, come non decide di aggredirmi?Ebbene, sono scampata per miracolo all’aggressione scimmiesca, e solo perchè l’uudm, che per fattezze e potenziale aggressività più volte è stato nomeato king kong, m’ha difesa a suon di borsettate in direzione delle scimmie malefiche. Scimmiacce!!!! Una disdetta davvero, tutti i miei sogni d’infanzia nutriti a botte di Tarzan e Cita uccisi da una famiglia di scimmie assassine. E per di più la strada verso il così detto view point era tutto un sentierino di cemento, che idea che c’hanno questi tailandesi dei turisti, neh?Certo da qualche parte l’avranno pur presa, questa idea, mi viene da pensare…

Così ho trascorso gli ultimi giorni tailandesi, sbirciando pesci colorati e conchiglie giganti, mangiando curry di pesce al latte di cocco e soprattutto viaggiando, piedi barchetta barcona pulmino aeroplanino aeroplanone piedi trenino trenone casa. Un giorno intero di viaggio ed eccomi di nuovo a dieci gradi, ma chi me lo fa fare, mi viene da dire?
Troppo veloce, troppo veloce è stato questo viaggio, troppo fitto e troppo intenso, mi sono persa senza ritrovarmi mai, se avevo degli obiettivi sicuramente non li ho raggiunti, e se avevo voglia di perdermi non mi sono persa abbastanza. Riposata, mi sono, fisicamente riposata, ma la testa mi scoppia di cose viste e di cose non capite, mi scoppia di viaggi iniziati e non terminati, di altitudini e di valli, la valigia si è disfatta e dentro ci sono troppi pochi ricordi, alcuni amuleti che si coprono il viso come vorrei fare io, che sono di passaggio a casa mia, ecco l’ho scritto, sono di passaggio a casa mia ma già me ne vado, già un’altra valigia, pur piccola, è pronta per chiudersi, un altro viaggio inizia, questi ultimi tre mesi, o quattro chi lo sa, insomma questi ultimi mesi a Londra e io penso che la prossima volta prima di fare un all inclusive ci rifletterò accuratamente perchè è vero che il corpo si riposa e che si riesce a fare il triplo delle cose, è vero che in due settimane senza un all inclusive mi sarei riuscita si e no a vedere Bangkok e probabilmente adesso sarei ancora nella regione di Chiang Mai alla ricerca di un villaggio di montagna, è vero che è bellissimo avere la stanza di superlusso, la veste da camera i fiori freschi ogni mattina il frigo bar i cotton fiock il sewing kit, è bellissimo davvero e infatti come insegnarono i miei genitori ho portato a casa tutto il portabile ma mi sa tanto che questo tipo di vacanza non è il tipo di vacanza che fa per me, non in questo momento della mia vita in cui sono così persa e al tempo stesso così in cerca. Sicuramente ci sarà un momento in cui avrò bisogno di comprare il minestrone già pronto sicuramente arriveranno giorni in cui cercherò la scorciatoia il sugo preparato insomma sicuramente ecco io non dico di no, visto che nella mia vita già tante cose inimmaginabili sono cambiate ma ecco adesso forse no adesso più che di trovare ho bisogno di cercare e il senso un pochino amaro di questo viaggio è che non solo non ho trovato niente, che nulla peraltro mi aspettavo di trovare, ma non ho manco cercato, ho solo atteso e vissuto quello che avevo e questo stato un po’ troppo tranquillo forse non si addice alla sottoscritta vitanthai. Ecco questo ho imparato mentre ancora mi mancano le diecimila cianfrusaglie che trovavo al seveneleven, ancora mi mancano i nani thai e il caldo e gli odori, il teak la folla la dignitosissima pulizia, ancora mi manca tutto e già sono dentro nuove e vecchie situazioni che chissà dove chissà cosa mi porteranno.
Ma è stato un viaggio a suo modo faticoso e si vede, sono pesante, stanca, piena di quelli che chiamo i brufoli della riflessione, sono una frittella fritta e rifritta senza mai essere consumata, mi crogiolo  sfrigolo e non arrivo mai sulla carta assorbente, mi sento una schifezza.
Chissà che anche questo strano stato di frittura non porti a qualcosa.

Mi sento un pochino vecchia ecco come mi sento, alla fine di questo viaggio mi sento vecchia, sarà forse per il poliziotto che al controllo passaporti a Roma ha scambiato quattro chiacchiere con me ed è stato insolitamente gentile e divertente e quando ha visto la faccia terrorizzata che avevo nel momento in cui apriva il mio passaporto mi ha detto ridendo “paura eh? ricordi di gioventù?” e insieme abbiamo riso.

Ma io ho pensato che ecco sto raggiungendo l’età dell’insospettabilità, comincio finalmente a sembrare una persona perbene e forse questo è il momento per un atto veramente rivoluzionario, adesso che nessuno se lo aspetterebbe, da questa signora distinta che parla un italiano discretamente forbito e veste in maniera quantomeno dignitosa….

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Apr 02 2010

ultime da Ko Phi Phi

Ecco alla fine credo proprio che questo sara’ il mio ultimo commento a questo viaggio, avevo auspicato di avere le energie per una descrizione lunga particolareggiata e degna di questi giorni ma sono stanca e per la prima volta nella mia vita, a dispetto del mio sangue africano, seriamente ustionata, roba che faccio invidia a un’aragosta, dunque finira’ che il mio commento piu’ dettagliato sara’ la lettera di lamentela che dovro’ spedire a quelli della lonely planet.
E sicuramente non e’ questo il monttno per la lettera di lamentele, sono quasi sulla linea dell’equatore e ci sono pesci di ogni colore, che pare di stare dentro un cartone animato di walt disney, ho seriamente sottovalutato la potenza del sole a questa latitudine e mi sono persa nella foresta tropicale, per fortuna che siamo a Ko Phi Phi e non nella Thailandia vera, qui chissa’ quanti turisti si sono gia’ persi e forse un po’ tutti questi falsi sentieri soo fatti per far ritornare coi piedi per terra gli audaci visitatori che si mettono in testa di fare gli originali. Dunque alla fine ci siamo ritrovati su una spiaggia bellissima in mezzo agli zingari di mare, roba che e’ stato quasi meglio perdersi. Phi Phi e’ un casino e una schifezza, completamente colonizzata, e gli abitanti ti disprezzano insieme ai tuoi borsellini per cui il risultato sono prezzi altissimi e scambi impossibili, cio’ nonostante abbiamo avuto la fortuna di alloggiare in un posto lontanissimo da ogni agglomerato urbano, dove ci ha accolto un simpatico grasso e profumato trans che ci ha offerto un cocktail proprio come nei film sulle hawai, ci mancava solo la ghirlanda, e ci ha condotti in una suite di superlusso che giuro mai mai mai mi sarei immaginata di poter vivere in tanto lusso ci abbiamo persino le vesti da camera e a me tutto questo un po’ mi fa ridere un po’ mi lusinga perche’ mi sembra di essermelo proprio meritato e un po’ mi muove una serie di riflessioni esistenziali e politiche che vabbe’, avro’ tempo per farle una volta ritornata nella grigia londra.

Ko Phi Phi e’ pero’ per me anche la banda di zingari di mare capeggiata da uno chiamato King Kong e il dimesso ristorantino di indigeni dove ceniamo la sera insieme alla coppia di italiani scoppiatissimi che abbiamo incontrato sul tragitto e che si sono rivelati davvero degli originali frizzanti divertenti onesti compagni di questi giorni. Ko Phi Phi e’ pure questo bambino che dorme al mio fianco qui, nell’internet point a Tonsai village, sdraiato su una stuoia sul pavimento. Sono tutta scombussolata e sono felice e sono sudata e grassa e stanca e ho paura dell’invasione delle tremende formiche rosse che mi hanno attaccata stamattina, e vedo i resti dello tsunami e tutti i cartelli che indicano le vie di fuga, e ognuno dei microterremoti che percepisco e’ un piccolo sussulto, e ognuna delle facce di quelli che vivono qua, che vedo, e’ un punto interrogativo sulla quantita’ della disgrazia. Ma adesso gia’ ho voglia di andarmi a fare un giro questa stanza con il ventilatore mi sta stretta voglio fare un tuffetto e bere una birra perche’ in fin dei conti questa e’ la mia vacanza, una vacanza vera, una vacanza di riposo, e se non riesco a capire se non riesco pienamente a godere almeno posso coccolarmi e riposare, e questo faro’ ancora per qualche giorno.

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Mar 30 2010

la vacanza piu’ rapida del mondo

Published by lucilla under tailandia, viaggi, carla vitantonio

Lasciare Bangkok in treno vuol dire guardare in faccia il signor cuccettista, alto come un nano magico, vestito di tutto punto ma in ciabatte, che ti prepara il lettino e tira le tende, vuol dire un treno lento e fuori dal tempo, vagoni di seconda classe che finalmente capisci che c’e’ una seconda classe perche’ ce ne’ anche una terza, e te la godi proprio, la seconda classe, la mattina poi ti fai pure la colazione che ti prepara la signora vestita di giallo, e mangi un frutto che da fuori, cosi’, eri proprio convinta che fosse mela invece mela non e’ e cos’e’ rimane un mistero.
Poi a un certo punto, tutto d’improvviso, sei arrivato proprio in mezzo alla foresta che pare di stare in apocalypse now ma senza l’apocalypse, per fortuna, una foresta incredibile, rigogliosa e matura quasi sul punto di essere marcescente, gialla rossa quasi viola. Poi la citta’ e la guida che sembra un manga e ha il tuo nome scritto su un cartellino proprio come vedevi che facevano per quelli ricchi.
E io non mi sento ricca no ma mi accorgo che questa vacanza e’ proprio una vacanza da ricchi e allora almeno provo a godermela provo a starci nella mia posizione di ricca colobnizzatrice perche’ quello che e’ sempre piu’ chiaro e’ che in ogni modo, anche se mi travesto da sono una viaggiatrice non sono una turista per loro sono e rimango una colonizzatrice un portafogli una mezza rincoglionita o nel migliore dei casi una un po’ strana, una che non si sa arrampicare nelle montagne senza guida una che ha bisogno dell’acqua apposita per lavarsi i denti. Allora tanto vale accettare umilmente questo stato di diversita’ e da qua cercare di costruire qualche attimo di incontro reale. Ma la guida che dice di chiamarsi Ben a questo punto della riflessione ci ha gia’ portati all’inizio del nostro tour sulle montagne, tre giorni di villaggio in villaggio, villaggi che sono veramente tali, quaranta o cinquanta famiglie che vivono in palafitte di legno nel mezzo di apocalypse now ma senza apocalypse e tu arrivi e praticamente non c’e’ quasi scambio possibile, siamo separati c’e’ una sorta di tacito apartheid e loro ti costruiscono appositamente dei tavoli con delle sedie, altissimi tra l’altro, mentre loro mangiano sulle stuoie. Loro e noi loro e noi e a volte ti viene pure un po’ il nervoso ma poi passa perche’ ti rendi conto che un po’ e’ veramente cosi’.

Di villaggio in villaggio ho cercato di ripartire le mie poche risorse economiche comprando colorate inutilita’ da riportare ad altri noi che mi aspettano in Europa per sapere come sono loro. Ma poi all’improvviso una sera, non so come e’ successo, in un villaggio perso sulle rive del Mae Taeng dove eravamo arrivati guadando il fiume in groppa a un placido elefante, ecco una sera di colpo ho tirato fuori le carte e ho cominciato a leggere il futuro come lo so leggere io ovvero non leggendolo ma solo guardando quello che dicono le carte e le facce di chi le sceglie e all’improvviso tutti parlavamo la lingua di tutti e ridevamo e c’era un nugolo di persone che tutt’a un tratto erano vicine vicinissime e non importava che loro erano loro e noi eravamo noi.
Questo e’ il ricordo piu’ bello che ho del nord, e quando abbiamo lasciato quel villaggio il saluto davvero e’ stato diverso e qualcuno era persino un po’ imbarazzato da tutta l’intimita’ che si era creata. Ma subito altre emozioni fortissime sulla barca di bambu’ che ci ha riportati fino alla citta’ e la citta’, Chiang Mai, cosi’ diversa da Bangkok, cosi’ viva e decadente al tempo stesso, una citta’ che pare antichissima e che non so perche’ mi ha fatto pensare a Ilha do Mozambique, fors per quell’odore di decadenza che emanano gli edifici costruiti in stile europeo mezzi crollati e mezzi ricoperti dalla vegetazione, ma insomma Chiang Mai e la mia stanchezza un pochino pure la mia difficolta’ nel fare tutti questi viaggi insieme nel godere e nello stare e nell’ascoltare ma anche nell’ascoltarmi. Chiang Mai e il mercato pieno di Thai in vacanza che comprano e vendono tutto davvero tutto roba che mi domando come facciamo noi in Europa a vivere senza le borse per il computer personalizzate e i porta cartaigienica.
Ma Chiang Mai e’ davvero solo un attimo, gia’ mi ritrovo su un altro aereo gia’ mi ritrovo lungo un viaggio noioso e lunghissimo verso sud, auto aereo aereo barca barchetta e finalmente Ko Phi Phi. E qui mi fermerei perche’ e’ cominciato un capitolo diversissimo, che pare di stare in un film degli anni ottanta ma ho le mani stanche da questa tastiera vetusta e voglio andare a fare un bagno adesso.

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Mar 25 2010

leaving bangkok

Gia’ sono trascorsi questi giorni nella capitale, difficilissimo resistere all’afa’ all’inquinamento, al rumore, e infatti sono caduta vittima iperoccidentale dello sbalzo di temperatura, febbre alta raffreddore stomaco in fiamme ma per fortuna fino ad ora Montezuma non si e’ preso la briga di visitarmi. Hai voglia a dire che sei un turista alternativo, che non sei un turista ma sei un viaggiatore, arrivi qui e il tuo corpo non resiste, ti spiaccichi come una patella e invochi la mamma.
Insomma malata sono malata ma stoicamente resisto e mi sono vista tutto il vedibile in due giorni, preso il battello sul fiume, cavalcato lo skytrain insieme ai ricchi borghesi che si detergevano il sudore con verdi foglietti assorbenti (pare che il sudore sia proprio una cosa disdicevole, tra i thai bene), visitato il palazzo reale e porto i miei omaggi a tutti i rispettabilissimi buddha e bodhisattva. Appena giunta al primo tempio ho trovato il mio protettore, un piccolo monaco vestito d’arancione che avra’ avuto quattordici anni e per un’offerta m’ha dato un amuleto fatto apposta da lui. Direi che sono a posto, il buddha anche in questo viaggio mi protegge. E nello stesso tempio come non ti troviamo la gatta che ha appena partorito sotto la statua di Shiakiamuny?Si ‘ voluta mettere sotto i migliori auspici, la gatta scheletrica, e noi l’abbiamo rispettata e abbiamo proseguito in mezzo a orde di manifestanti che in questi giorni occupano la citta’: vestiti di rosso, manifesti che sembrano disegnati da un pronipote del compagno Majakowski e la scritta vogliamo una Thailandia demcratica. Cosa che, a conti fatti, tra telecamere e poliziotti di vario genere, bardati in pelle integrale con 40 gradi all’ombra, onestamente m’appare un po’ difficile. Ci siamo fermati a onorare lo spirito della citta’ in mezzo a signore vestite d’oro che cantavano la loro gratitudine. Abbiamo mangiato ottimo riso al granchio con leggero retrogusto di colera in mezzo agli studenti dell’universita’ buddista, ci siamo ritrovati in casa della gente in un quartiere di palafitte dove le persone non hanno nemmeno idea che a pochi km possa esistere un albergo con due piscine e l’aria condizionata tanto forte da farti venire il torcicollo, e pero’ c’hanno il televisore ultrapiatto per guardarsi il calcio internazionale.
Ci siamo persi nel mercato degli amuleti dove l’uudm ha trovato il suo, e incurante del peso l’ha comprato e lo portera’ con se’ in questo trekking che ci aspetta a partire da oggi. Ognuno con la sua zavorra, io la febbre, lui tre etti di amuleto indu’.

Ma per me Bangkok e’ stata ed e’ soprattutto chinatown, fatiscente, mescolata, aggressiva, luminosa e improvvisamente cupa, vicoli sporchi, cinema degli anni cinquanta, grattacieli e abitazioni vecchie di due secoli protette da icone taoiste. Questo volevo vedere e questo e’ un po’ per me il risarcimento per aver dovuto rinunciare a Macao, perche’ io Macao cosi’ me la immagino, caotica colorata odorosa. E i cinesi, chi l’avrebbe mai detto, si vede che sono cinesi e non sono thai, e sono cosi’ diversi, sono cosi’ loro! Chinatown e ci sarei rimasta una settimana cercando di capire le direzioni del commercio dell’oro e delle spezie, chinatown e i tuk tuk che ti scorrazzano ovunque previa oculata contrattazione, chinatown e il cortile dove le signore fanno aerobica protette dall’altare del buddha, chinatown e i templi popolati, chinatown e i sorrisi e le strade affollate e i dolci e le pinne di pescecane in vendita a ogni angolo.

Ma ecco gia’ sono passati questi giorni, lussuosissimamente ci stiamo trattando, da qui a poco arrivera’ una guida tutta per noi che ci portera’ gentilmente in giro per i tre templi maggiori e ci carichera’ poi sul treno verso il nord. Meno male, meno male che abbiamo fatto il viaggio di lusso, che io non lo so proprio se cel’avrei fatta a issarmi autonomamente su un treno, con questa fiacca e questa temperatura.

Il viaggio dentro e il viaggio fuori, mi arpiono e mi arrocco, vedo burroni e vedo fiumi vedo distanze ma in genere preferisco guardare da lontano e al massimo bagnarmi i piedi senza immergermi, che ancora non mi sento pronta. Ecco me ne vado c’e’ una guida che con l’occhio un po’ perso si aggira nella hall alla ricerca di madame vitantonio.

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Mar 23 2010

Bangkok

Il miracolo del fuso orario ci ha catapultati a Bangkok che erano le cinque del mattino. Il mio unico desiderio era un cucchiaio di citrosodina concentrata e invece ho trovato moltissimi soldati, tanto giovani e smilzi quanto bene armati, e telecamere e registrazioni e gentili ma inflessibili ufficiali di dogana che ti invitano a guardare fisso in camera, ti stanno riprendendo. E cosi’ subito ho avuto un assaggio di cosa voglia dire aver subito qualcosa come diciotto colpi di stato militari negli ultimi cinquant’anni. Ma il re placido regna sul Siam e tanto basta. La guida che asseriva di chiamarsi Dario sventolava il mio nome e io mi sentivo proprio su un pianeta parallelo. Ci ha scaricati in albergo dopo mezz’ora di tragitto, ibernati in un pickup superairconditioned, mentre fuori 35 gradi si adoperavano in un tentativo di sciogliere interi km di baraccopoli.

Dunque e’ vero, questi tailandesi sembrano avere un grande senso della cortesia e dell’ospitalita’ cosa che non mi dispiace affatto, mentre mi giro intorno e scopro che in albergo ci sono due piscine, un garden restaurant e varie amenita’ che mai avrei potuto permettermi. Ecco cosa vuol dire avere cinquemila euro e non sapere come usarli. Spero per lo meno di avere il tempo di fare una sguazzata in piscina, cosi’, tanto per approfittare del comfort.
Ma gia’ mi scontro con insormontabili barriere culturali, io impanicata domando un’informazione, il mio interlocutore non mi capisce ma pur di compiacermi dice sisi, il rischio e’ che mi trovi persa nel mezzo della megalopoli alle sei di mattina senza la piu’ pallida idea di cosa fare.Ma per il mio interlocutore cio’ che pare essere piu’ importante e’ il fatto che io mi senta tranquillizzata. Il risultato e’ opposto. Sono pero’ troppo stanca per mettermi a disquisire sulla questione, il jetleg mi pesa sugli occhi peggio di una sbronza e crollo senza troppo resitere sul letto a quattro piazze ricoperto d’oro.
A quanto di capire questa sara’ un pochino una vacanza da colonialista. Eppero’, com’era pure un po’ in Africa, pare che non ci siano molte alternative tra lo squallore e il lusso, dunque viva il lusso, una volta tanto, in fondo ho trentun’anni e un lunghissimo trascorso da turista responsabile. Per sentirmi un po’ piu’ a mio agio con la mia coscienza veteroambientalista spengo l’aria condizionata in stanza e mi lavo con l’acqua fredda. Del resto qui e’ estate, estate vera, afosa, piena, immobile, quello che volevo.
Se l’uudm riesce a riemergere in tempo utile dal sonno pesantissimo che l’ha avvolto magari mi faccio un giretto per la citta’affittando una bicicletta. Dopo Londra cosa potrebbe spaventarmi?

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Mar 22 2010

fco

Published by lucilla under tailandia

e cosi’e’ stato tutto troppo veloce tutto troppo concitato, e adesso mi trovo all’impiedi in questa surreale postazioneinternet ciucciasoldi all’aeroporto di fiumicino, che ci ho messo quattro ore di acuta osservazione del biglietto elettronico per capire che fco stave per fiumicino, e intanto il tempo corre e io sto partendo per la tailandia, ogni viaggio fuori e’ un viaggio dentro e ho l’impressione che di viaggi dentro questa volta ce ne siano piu’ di uno,dunque mi nascondo dietro la voluminosissima e noiosa guida che abbiamo comprato, me ne sto un po’ in disparte da me, ecco mancano pochi secondi devo premere invio e poi parto zacchete

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