Archive for the 'politica' Category

Lug 17 2010

ho fatto un altro errore

Dunque ieri sera mentre tornavo da una delle mie interminabili riunioni, di quelle che potenzialmente ti cambiano la vita ma nella prassi ti procurano un paio di chili di confusione, ho fatto un altro errore. Ho acceso la radio e ho sentito Zapping, su radio uno, e il suo conduttore Dottor Forbice.
Ora dico io. Questo Forbice non ha mai ispirato le mie simpatie, ma ieri ha proprio passato il limite. Si sta parlando di finanziamenti ai partiti e uno dei suoi ospiti cita l’esempio di Di Pietro e dello scandalo che lo ha visto protagonista per un finanziamento non trasparente. Forbice sospira e dice “e di queste cose nessuno parla eh!”

Ora, dottor Forbice, le spiego una cosa. Questo tipo di commento è un commento adatto a un vecchietto che si prende una birra nel bar centrale di Casacalenda o di Monteveglio. Io lo posso capire. E’ proprio un commento da bar. Anzi, se vogliamo essere clementi potrei dire che anche un impiegato medio potrebbe prodursi in un enunciato tanto ricco di qualunquismo.

Ma dottor Forbice, le ricordo che, nel momento stesso in cui lei si produce in questo concentrato di banalità, sta parlando alle ore otto e trenta di venerdi’ ai microfoni della prima rete radiofonica pubblica italiana, quindi qualcuno che parla di queste cose, dottor Forbice, c’è, ed è lei, che per sua e mia sfortuna non è un singolo e privato cittadino ma, nel momento stesso in cui si accende la lucina “on air”, è un personaggio pubblico, e dovrebbe fare un pochino di attenzione a quello che dice, dottor Forbice, perchè un commento così, oltre a non fare onore all’università che, suppongo -dal momento che tutti la chiamano dottore- le abbia dato la laurea, non fa onore alla rai e non fa onore nemmeno a lei. Dottor Forbice, un commento così oltre che essere reso falso nell’atto stesso in cui è enunciato è anche manipolatorio e populista. E non credo, visto che lei è un giornalista colto ed esperto, che ci sia bisogno di spiegarle perchè lei ha parlato da manipolatore e da populista.

Allora dottor Forbice io la inviterei gentilmente, nel momento in cui mio malgrado lei è un personaggio pubblico, a pensarci su una o due volte, prima di dire una stronzata del genere, perchè mi avvelena la serata, come se non fosse bastato il pomeriggio avvelenato dall’ascolto di quell’altra di cui ho già detto su radio due.

Sul resto del suo programma non mi pronuncio perchè sono troppo arrabbiata e anche perchè io per guadagnarmi il pane, al contrario di lei che si può accontentare di fare commenti qualunquisti su radiouno, devo smarchettare davanti a un pubblico al prezzo di centocinquanta euri a nero, e questo è tutto quello che guadagnerò a luglio, ha capito.
Ha provato a unirsi alla dottoressa Pollastrella nella terapia del sesso che consiglio alcuni post fa?
Sono sicura che le farebbe bene.

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Lug 07 2010

vediamo se mi censurano


Occhei occhei. Qui c’è qualcosa che non quadra.
Il sindaco de L’Aquila si prende le manganellate cercando di arrivare a palazzo Madama.
Il compagno Fini si lamenta che la libertà di stampa sia in pericolo.
Il presidente del consiglio ha i reumatismi alla mano sinistra.
Tutti i giornali, quotidiani, tg etc parlano dei reumatismi alla mano sinistra del presidente del consiglio.

La dottoressa Pollastrella tiene tutti i giorni e dico tutti i giorni una rubrica di ben ventotto minuti sulla radio pubblica. Rubrica che mi fa venire le carie ai pochi denti sani in genere, ma il mercoledì, il mercoledì veramente rimpiango di non aver mai preso dell’eroina via endovenosa.
Insomma questa  Pollastrella fa una rubrica in cui sostanzialmente rimpiange il proibizionismo e fa delle tirate, ma delle tirate che se un adolescente la sente io ci scommetto che la prima cosa che fa è andarsi a fare una pera. Io per esempio oggi, dopo aver ascoltato la trasmissione della signora Pollastrella, volevo veramente imbattermi casualmente in un rave e calarmi quelle cinque pasticche innaffiate di superalcoolico. Ma come è possibile che alla rai permettano che si faccia una trasmissione del genere?Io mi domando e dico. La signora Pollastrella può fare il cavolo che le pare, se vuole può anche chiudere i figli a chiave in camera sperando che nessuno spacciatore infili loro la bustina sotto la finestra. La Pollastrella è liberissima di pensare quello che vuole. Ma la rai non è libera di sfracassarmi le gonadi all’una di pomeriggio con i deliri della pollastrella e di tutti gli esponenti della nostra santa chiesa romana apostolica pedofila.
Signora Pollastrella le consiglio un libro, il libro si chiama “lo strappacuore” e l’ha scritto un certo Boris Vian, uno di quelli che lei farebbe scomunicare, se fossero ancora in vita. Ebbene secondo me quel libro un pochino parla di lei. Con la differenza che la protagonista è molto più simpatica di lei e, almeno una volta nella sua vita, ha praticato del sesso.

Oh mi scusi signora Pollastrella, dimenticavo che proprio oggi lei ci ha raccomandato di non eccedere col sesso, che poi -se facciamo troppo sesso ora che siamo giovani- quando avremo cinquant’anni ne porteremo le conseguenze. Ma quali conseguenze signora Pollastrella me lo spieghi un po’ lei, quali conseguenze? Forse se facciamo troppo sesso non avremo le energie per soffocare i nostri figli fino a portarli al suicidio da overdose come consiglia invece lei? Signora Pollastrella, lo dicono persino le riviste che legge lei, ma se le è sfuggito glie lo rivelo io, il segreto: fare sesso fa stare bene, fa parte di quelle azioni che ci danno in cambio una piccola cosina di cui forse lei non ha mai sentito parlare, la cosina si chiama felicità. E visto che lei oggi si chiedeva disperatamente qual è la cosa giusta, cosa bisogna fare per evitare che i figli eccedano in azioni peccaminose come appunto fare sesso, bene, io le do una risposta. La risposta è chiudere la sua stramaledetta rubrica, recuperare un briciolo di umiltà, magari farsi un amante e per ventotto minuti al giorno, invece di blaterare stronzate di cui i suoi figli probabilmente si vergognano, fare del sano ed edificante sesso. Vedrà che gioia ne trarrà tutta la sua famiglia. Io, sicuramente, ne avrò immenso beneficio. Anzi amiche e amici io propongo che per aiutare la signora Pollastrella a fare il suo coming out ci dedichiamo tutti al sesso, da soli o in compagnia, ogni giorno dall’una all’unemmezza di pomeriggio. Così, per solidarietà.

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Mag 06 2010

Mi hanno messo la cabina elettorale proprio in mezzo

Ebbene lo so, è difficile immaginarsi un inglese che vota. Come del resto è difficile immaginarselo che pulisce la casa o che si fa il bidet, anche perchè gli inglesi, come tutti sappiamo, il bidet non lo usano. Al contrario questi inglesi sembrano essere piuttosto affezionati alla consuetudine del voto, devono -a pensarci bene- divertirsi un mondo a mandare al potere le persone potenzialmente più dannose per il loro futuro, come l’amata signora Thatcher, che dopo più di venti anni dalla sua uscita dalla scena pubblica sembra essere ancora il maggiore ostacolo tra i Tories (i conservatori, insomma) e la vittoria.
Rimane il fatto che gli inglesi votano e si mobilitano. Da qualche settimana dalle finestre di moltissime case penzolano consigli per il voto, manco fossero consigli per gli acquisti. Trionfano cartelloni con la scritta “in questa casa vince il partito tal dei tali” o “vota il partito saitucheppiffero”. Nel mio quartiere i predominanti sono i verdi, ovvero il green party, che si batte per verdissimi obiettivi tendenzialmente di sinistra ma soprattutto è l’unico ad aver fatto della lotta di genere uno dei suoi punti cardinali.   E per il resto direi che è un po’ la stessa solfa suonata e risuonata, ma insomma, questi del green party ci credono (che poi l’Inghilterra si scaldi l’acqua di tutti i suoi scaldaacqua a suon di energia nucleare questo i verdi sembrano non contemplarlo particolarmente, probabilmente anche loro hanno appena acceso il loro kettle da 2324576000 watt). Ma insomma dicevo nel mio quartiere vanno alla grande i verdi, perchè vivo in un quartiere all’avanguardia, pieno di artisti artistoidi e sedicenti tali.
Però la cosa che mi stupisce di più è la modalità di voto degli inglesi. A parte la posta, che uno dice vabbè, se si fidano loro siam contenti tutti, gli inglesi non chiudono le scuole per tre giorni come noialtri. No. Le scuole rimangono aperte e i mocciosi non sanno nemmeno cosa siano, le vacanze elettorali. Io personalmente trovo questa prassi molto civile, anche perchè ho fatto tutte le scuole superiori in un edificio che, per mia sfortuna, non era sede elettorale, e mentre tutti gli altri se ne stavano in giro in primavera (perchè si votava sempre in primavera) io e i miei compagni dovevamo andare a scuola. Tanto che una volta qualcuno l’allagò e ci toccarono due settimane di vacanza e una sospensione di massa. Milleduecento studenti sospesi perchè nessuno voleva dire chi avesse avuto la brillante idea (che tra parentesi ancora mi sembra brillante e mi ricordo quelle due settimane con gioia e leggerezza e un leggero senso di rivincita nei confronti di quelli delle altre scuole, che avevano ripreso le lezioni dopo la breve vacanza elettorale).

Ma non è questo il momento di abbandonarsi a ricordi di gioventù. Dicevo gli inglesi e il voto. Gli inglesi non chiudono le scuole, no. Gli inglesi costruiscono delle piccole casette prefabbricate e le mettono in punti strategici, nel bel mezzo dei quartieri, di modo che la gente ci si imbatta e si dica toh, guarda un po’, una cabina elettorale, quasi quasi voto.
Queste casette prefabbricate si chiamano polling box e sono dotate di poliziotto e cesso chimico esterno. Io qualche mattina fa mi sono imbattuta contro la polling box sita alla fine della mia strada, anzi più che imbattuta ci sono direi quasi sbattuta mentre filavo a tutta velocità a cavallo della mia bicicletta, e all’inizio ho pensato che gli abitanti della casa di fronte si stessero costruendo una depandance abusiva. Poi ho capito. Era la cabina elettorale della mia strada.
Che ammettiamolo, mi sembra piuttosto incentivante. Se uno pedalando si schianta contro la cabina elettorale e sopravvive può decidere che, già che c’è, può anche andare a votare. Io per esempio se avessi avuto diritto al voto sarei andata dritta a votare e sulla scheda avrei scritto

maledetti voi e le vostre polling box, non potevate mettere un cartello?assassini

 

Ma insomma, a parte l’architettura elettorale, gli inglesi sono tutti eccitati e fanno le previsioni più allucinanti. I quotidiani, anche i più illustri, si dilungano prospettando dettagliatamente ognuno dei tremila scenari possibili. Il risultato è che io non ci ho capito una cippalippa, del sistema elettorale britannico, so solo che può succedere davvero di tutto, che i giornalisti, anche i più specializzati, dicono tutto e il contrario di tutto, che non c’è una previsione che tenga e che tutto questo caos, invece di mandare i britons nel panico più totale li esalta e li eccita e li fa fischiettare. Secondo me ci sono delle bische clandestine in cui scommettono sul vincitore e sulle percentuali in parlamento. Forse la polling pox nasconde una bisca.
Vai a sapere.

Tanto a loro che glie ne frega, ci hanno la regina, mandata da dio, che in ogni caso, qualsiasi sia il vincitore, il 25 maggio parlerà alla nazione. Dio salvi la regina dallo schiantarsi contro una polling box.

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Feb 18 2010

voglio una vita senza mercoledì

Il mercoledì per me è una merda in genere. Nello specifico qui a Londra il mercoledì è il giorno in cui mi pare di avere già utilizzato tutte le energie disponibili, poi mi rendo conto che ci ho ancora davanti due o tre giorni di lavoro e mi deprimo mi viene da piangere o da picchiare i bambini e non posso fare nè l’una nè tantomeno l’altra cosa.
Allora mi fumo una sigaretta di quelle nicotinazero e mi bevo un bicchiere di vino rosso in memoria dei tempi in cui stavo peggio.
Per fortuna ho molti tempi in cui stavo peggio a cui pensare, sono proprio una ragazza alla quale la vita ha dato tutto.
Per esempio la vita mi ha dato che il mercoledì di questa settimana è quasi finito e che il comune di Salerno ancora mi deve 1000 euri che chissà quando come e perchè arriveranno, se arrivano dopo che ho stirato le zampe voglio che siano utilizzati per un cartello gigante da appendere in piazza Maggiore a Bologna, un cartello con la scritta fottetevi. Sono sicura di aver firmato quel contratto di mercoledì. Che poi, tra parentesi, io sono pure nata di mercoledì, sarà questo il punto, ogni settimanaversario della mia nascita mi incazzo inconsciamente.
Ci vorrebbe della droga ci vorrebbe, della droga bella pesante di quelle retroattive che ti trasformano tutto e puff anche il comune di Salerno mi sembrerebbe qualcosa degno di essere amato di amore cosmico e universale.
Ci vorrebbe un sentimento oceanico.
Ci vorrebbe il Portello a Padaniacity com’era molti anni fa quando avevo anni 19 e la notte mi avventuravo sotto i portici senza cercare nulla ma molto trovavo, molta vita molta poesia.
Invece ho qui sulle mie gambe un gatto e quasi quasi me lo fumo chissà che non mi vengano delle belle allucinazioni.

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Dic 16 2009

un freddo porco, per usare un eufemismo

Ehilà, dice che in Italia nevica. Ebbene qui a Londra non abbiamo questo onore ma in compenso il primo ministro non va in giro a beccarsi miniature del London Bridge in faccia per poi dire che si tratta di un atto di terrorismo.
Certo se la terrorista fossi stata io, a questo punto, visto che comunque mi avrebbero chiamata terrorista, l’avrei fatto un po’ meglio, il lavoro.
Le notizie dal belpaese non sono affatto confortanti ammettiamolo e la sottoscritta e’ alquanto preoccupata. Il genitore appunto ieri mi consigliava di non rientrare mai piu’ se non per fugaci visite alla famiglia. Dice che non c’è più la libertà. Non so se qualcuno si ricorda la canzoncina di Giorgio Gaber. La libertàààààà è partecipaziooooooooooneeeee.
Eh appunto.
A che cosa dobbiamo partecipare? Fra pochi giorni faranno una legge speciale antipopoloviola, ve lo dico io. Oddio sono catastrofista? Sarà il natale che mi stressa, sarà che quando devo mettere piede in Italia ho sempre paura che mi arrestino perchè non ho il passaporto padano, sarà sarà, sarà quel che sarà, e io me ne sto a guardà?
Che faccio? L’artista si disimpegna?
Domande senza risposta.
Intanto qui sull’isola i giorni corrono velooooci (più di quanto potessi desiderare…. citazione per i colti e i nostalgici) e io mi trovo a dover fare il mio primo spettacolo di fine termine domani mattina! Mi sono cucita un’imbottitura bellissima per le tette e sembra che c’ho la sesta, una meraviglia, sono la sorella segreta di Betty Boop.
E’ cominciata la trafila delle cene di natale ma io non mi spavento, stomaco corazzato e molti addominali ogni mattina, oltre che una buona dose di km in bicicletta, mi sostengono in questa crociata contro il grasso infedele.
Ieri poi mi sono trovata a festeggiare con i miei compagni ebrei la festa di Hannukah e oh, devo ammettere, in quel momento, mentre Lotan accendeva le candeline e i maschi cantavano coprendosi la testa mi sono quasi commossa.
Sarà che gli ebrei sono in fin dei conti persone che la casa non cel’hanno da nessuna parte e vivono con questo struggimento di una terra che qualcuno ha loro promesso e poi sel’è scordata. Tanto che non esiste più.

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Ott 11 2009

walking around London

Published by lucilla under londra, società, carla, vitantonio, politica

Ieri sera ci ho avuto un fancy dress party ovvero una festa in maschera. A me le feste in maschera mi piacciono tantissimo. Quando ero piccola non vedevo l’ora che arrivasse il mio compleanno per fare la festa in maschera. Infatti sono nata il 17 gennaio giorno dedicato a Santo Antonio Abate, santo dell’inizio e della fine, Sant’Antuono Sant’Antuono tecchete o viecchi’e daccie o nuovo ! A Sant’Antuono da  noi, al Sud, comincia il carnevale. Non importa quando finirà, la data d’inizio è sempre la stessa, il 17 gennaio. E quando ero piccola la prima festa in maschera dell’anno era proprio in occasione del mio compleanno. Una figata. Mia mamma mi faceva gli struffoli, le chiacchiere e le graffe, una specie di ciambellina fatta con le patate, che delizia. Poi c’erano rimasugli di panettoni e pandori, torroni croccanti caramelle schifezze varie e ovviamente la coca cola e l’aranciata. Io preferivo la cocacola. Ma se c’era la sprite, se c’era la sprite allora anche la cocacola passava al secondo posto.
Mi vestivo da principessa, da fata turchina, da cappuccetto rosso e da odalisca. Ieri sera invece mi sono vestita da diavolessa. C’avevo una parrucca rosa con due cornini argentati che era proprio un biggiù. E sotto un tutù rosso tutto scintillante. Una meraviglia di costume. Julieta mi aveva dipinto la faccia con i suoi colori speciali ed era venuta fuori una maschera bellassai.
Una festa singolare alquanto, se non altro perchè il reparto alimentari rispettava le necessità alimentari e religiose di tutti gli invitati, che coincidevano in buona parte con gli allievi della scuola: cose senza formaggio per me che sono allergica e la mia religione non me lo permette, cose senza porco per Lotan e Oleg che sono ebrei e per Tuba che è mussulmana, cose vegane per Carmen che è buddista, cose senza glutine per qualcun altro che è celiaco. Il buffet era decisamente buffo, con tutte le indicazioni scritte a mano, ma l’effetto integrazione totale era strabiliante.
La cosa più bella di tutte, però, è stata tornare a casa a piedi. A piedi!!! Erano  due anni e mezzo che non uscivo la sera per tornare a casa a piedi. Una sensazione bellissima, davvero. Chi lo avrebbe mai detto, che proprio in questa immensa Londra avrei potuto passeggiare fino a casa a mezzanotte!!!

Stamane poi, domenica solitaria, meteorologia interna variabile, tempo incerto, obiettivi poco chiari. Mi scaravento su un bus per portare il culone fino a Brick Lane, in cerca di una catena per la mia nuova bicicletta. Eh si. Ho una bicicletta! Da domani nuove avventure mi aspettano, ammesso che io capisca come si fa a guidare tenendo sempre la sinistra.  Dopo aver girato tutti i ricettatori dell’east end mi sono fornita di una catena di kili due, che sarà la compagna fedele di questi mesi.
Ma intanto entrambi i miei occhietti miopi, uno da una parte e uno dall’altra, si guardano intorno e registrano. Nel mio quartiere sgambettano decine di bambini ebrei ortodossi, figli di altrettanto ortodossi padri ebrei  costretti dalla loro religione a portare enormi cappelli circolari di pelliccia, pastrani e calzette bianche. Si fermano ad aspettare l’autobus che li porterà in sinagoga insieme a donne che indossano il burqa, appena uscite dalla moschea. Di fronte a me una macelleria halal e un negozio vegan che recita “questo è un negozio che rispetta le regole dell’ambiente e della natura”…

Io penso a quello che mi raccontano dell’Italia, ai burqa nelle scuole, ai crocifissi nelle aule, e sono proprio contenta di stare qui, ora.

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Set 16 2009

lemming, opossum, punti di vista sulla vita e sulla morte

Insomma va così che dopo ogni estate arriva un autunno e se non raccogli i fichi per tempo essi marciscono e addio marmellate quest’anno per esempio ne sono venuti fuori solo cinque vasetti.
E già quasi non sto dietro alle nocciole e alle mele che si riproducono vorticosamente e vorticosamente crescono maturano muoiono amen. Come Patrick Swayze. Come il prof. Meldolesi che è morto così la settimana scorsa senza che neppure io lo salutassi senza dirmi per l’ultima volta ciao cara.
Le prime volte che mi trovava nel suo studio, due anni fa, mi domandava lei deve parlare con me? e io gli ripetevo sempre prof sono io, Carla, quella ragazza che la sta aiutando col progetto che blablabla. E poi ha un certo punto aveva ricominciato a ricordarsi che esistevo. Sono soddisfazioni. Ora tutto quello che rimane sono questi ricordi tragicomici, le registrazioni di un paio di convegni, qualche bozza che ancora mi trovo in un cassetto e le madonne che tirai nei lunghi anni di università cercando di decifrare i suoi testi, sommate alle madonne degli ultimi due anni passati a cercare di tradurre i suoi caratteri da amanuense.

Quanto mi sono sentita ignorante, di fronte al prof Meldolesi.

Ma adesso, nel frattempo, è arrivato quest’autunno che mi pone davanti a quesiti esistenziali vecchi e nuovi, mi dico ma chi me lo fa fare a tenere il blog a fare il programma in radio chi me lo fa fare a tenermi degli allievi per insegnare loro a farsi la radio come la vorrebbero?
Chi me lo fa fare a cercare di far credere alle persone che se uno fortissimamente desidera a volte ce la fa?
Questo mi domando, i primi giorni di settembre sono stati così ingarbugliati, mi sembra di non essere per niente chiara, mi sembra, mi sembra che quando parlo la gente non faccia altro che capire male e allora non ci piove, il problema è che sono io che parlo male scrivo male e dunque ho pensato chiudo il blog.
Lo ammetto, erano anni che non lo pensavo, e in questi giorni tiè l’ho pensato di nuovo. Ho pensato anche chiudo il programma ho pensato perfino abbandono gli allievi e vaffanculo.
E perchè l’ho pensato?
L’ho pensato perchè sono stanca di dovermi spiegare stufa stufa stufa di dover porgere delle scuse se qualcuno non capisce quello che dico quello che scrivo ne ho due gonadi gonfie come due botti di dover cercare le parole più opportune per spiegarmi e dire quello che penso senza però fare incazzare nessuno.
Ho pensato adesso chiudo tutto e parto buonanotte.
Invece poi mi sono detta oh ci stavo cascando di nuovo. Purtroppo a me mi è toccata questa lunga lenta e silenziosa rivoluzione purtroppo la mia rivoluzione non si fa nelle strade ma in questi luoghi strani e un po’ irreali e allora io il mio esperimento di resistenza attiva lo devo portare avanti lo devo, e se qualcuno si incazza che si incazzi. Che mi chieda spiegazioni se ha il coraggio.
Ho pensato che la sfida è proprio mettere a nudo i desideri, le paure, dire sono così e sapere che in fondo i fatti miei non sono tanto diversi dai fatti degli altri e qualcuno che li dice ci deve pur essere, in fin dei conti questo è il motivo per cui la gente viene a vedere OTTO e si commuove, allora mi è venuta come una ventata di ottimismo un po’ suicida, non capisco bene, forse sono passata dalla strategia dell’opossum a quella del lemming fatto sta che ecco oggi mi sento così quindi fino a quando ce la faccio io tengo in piedi tutto, tengo in piedi.

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Ago 22 2009

basta col revisionismo storico da quattro centesimi.

Girando per Bulagna semideserta nei giorni passati ho fatto numerosi incontri bizzarri, ma uno in particolare mi ha toccata:un foglio ciclostilato, appeso in molti negozi del centro, che canta la bellezza di una città che nel secondo dopoguerra fioriva, le cui strade luminose e fiere erano popolate da giovani dame sorridenti che si lasciavano corteggiare da giovinotti politicamente ben inquadrati sotto portici profumati e pieni di vasi di fiori, una città che in questi ultimi anni ( e sottolineo in questi ultimi anni) vive il degrado imposto da una massa informe di depravati, debosciati, lassisti, drogati e dipendenti dalle sostanze più svariate che la insozzano e privano il bolognese indigeno della gioia di passeggiare sotto i porticati cantando le lodi della donna bolognese e dei suoi tortellini etc etc etc.

Ora. La premessa è che questa retorica non se la sono inventata i bolognesi. Mi dispiace per loro ma in Veneto sono almeno dieci anni che si piange la fine di un’epoca d’oro dove le ridenti cittadine padane splendevano vigorose e non c’erano orde di barbari a inquinarle. A Milano pure, i pochi milanesi rimasti piangono da decenni el nos milan, e sono ormai così pochi che a dar loro man forte ci pensano immigrati meridionali che pur di integrarsi si sono messi a votare lega e strillano contro quei dei centri sociali e quei imigrati marochini sporchi e infedeli .

Ma dopo questa breve esposizione filologica, fatta solo per amore della verità, mi vorrei cimentare in una ricostruzione storica della città di Bologna, che prendo solo quale esempio di quanto il lamento per la città morta sia storicamente infondato: nel secondo dopoguerra la città era mezza diroccata a causa delle bombe. La maggior parte delle case non aveva i cessi e diciamo che comunque i sanitari non erano proprio la prima preoccupazione della ricostruzione postbellica. Tra gli usi comuni c’erano la pisciata nell’angolo e lo sputo libero. I pochi cani sopravvissuti alla fame cagavano tranquillamente in strada senza che alcuno si preoccupasse di raccogliere la cacchina con lo scopino e la paletta. Gli odori di una cucina povera e gustosa riempivano le strade. Chi non aveva lavoro si dedicava senza troppi problemi di coscienza ad attività notturne di vario genere e le strade erano popolate di ogni tipo di persona. I racconti del tempo parlano di vie maleodoranti e nottate buie, insicure, durante le quali qualsiasi cosa poteva succedere all’ombra di un portico.
Poi arrivarono gli anni sessanta, I movimenti universitari, i cortei e le manifestazioni a tutte le ore del giorno e della notte, le riunioni all’aria aperta, gli spazi restituiti alle persone. Gli studenti si riprendevano le strade, i giovani occupavano l’occupabile. La piazza era il posto eletto per l’incontro, per il confronto e a volte per lo scontro.
E giunsero gli anni settanta in un delirio di colori e idee e proposte che non sono certo io a poter descrivere.
Quelli che ci sono stati parlano di una piazza popolata e rumorosa a ogni ora del giorno e della notte, di feste e riunioni non sempre silenziose e men che meno ordinate, di improbabili attacchinaggi sui muri della città, insomma di un gran casino. E poi arrivò il 77 e arrivarono le barricate e i carri armati.

Che faccio, mi fermo? Si, mi fermo perchè è arrivata l’ora della pappatoria e anche perchè non sono donna di lunghe disquisizioni. Altrimenti avrei scritto un libro e non terrei un blog. Ma l’esposizione mi sembra sufficiente. Cari bolognesi retrò, cari amministratori rompicoglioni, ma quest’epoca d’oro di portici profumati e corteggiamenti a base di rose senza spine dove sta? Quando era? Non è che per caso ve la siete immaginata?
Io, da osservatrice esterna (perchè sono esterna, su questo non ci piove) sono perplessa. Adesso, rimpiangendo questa fantomatica epoca d’oro del blablabla, mi volete chiudere la città e farmela diventare come in quel cartone animato di walt disney, come si chiama, quello dell’orco, in cui c’è il tipo nano folle (oh, che singolare analogia!!!!) che vuole fare il regno perfetto, immobile e ingessato.

Io, personalmente, mi oppongo e vi spernacchio.
Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr 

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Lug 10 2009

volevo solo dire

Published by lucilla under padaniacity, nordest, politica

 questo

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Giu 21 2009

Primo giorno d’estate, piove, governo ladro

E io direi anche ma chi se ne frega. Per mia fortuna questo governo è così imbecille da permettermi anche di guadagnare qualche euro con della satira politica di cattivo gusto, che faccio in giro per le piazze d’Italia vestita da fata sfattina, con la chioma azzurra che mi crolla rovinosamente sull’unico occhio vedente e il frustino che si agita autonomamente, protesi anarchica della mia mano destra, autonoma pericolosa e delirante.

Perchè una cosa bisogna pur dirla. E’ vero che quelli di Teatri di Vita m’hanno detto che faccio il cabaret colto senza però saperlo rivisitare in maniera originale, è vero anche che, andata da quelli del cabaret, sono stata esclusa da qualsivoglia premiazione perchè ho un’impostazione troppo teatrale e poco cabarettista. E’ vero pure che da anni arrivo prima non premiata a tutti, e dico tutti i concorsi cui partecipo, è vero che Federico Tiezzi non m’ha manco degnata uno sguardo, forse perchè non sono un bel maschione omosessuale o una fragile biondina anoressica (e vaffanculo pure alle sedicenti attrici anoressiche che per lo più non sanno spiaccicare parola e non ce la fanno manco a stare sul palco ma essendo anoressiche vanno molto più di moda nel teatro di ricerca delle attrici brave, con tette e senza problemi alimentari) E’ vero, tutte queste cose sono vere. Ma la sottoscritta si guadagna la piazza, e se la tiene.

Strabica, sovrappeso e con parrucca. Dunque in questa domenica di pioggia, caro governo ladro, non mi metterai la mano sotto la maglietta anche perchè resteresti sconvolto dalla quantità di carne che ci troveresti, però, non volendo, mi fai mangiare uguale.

Il 26 giugno la fata sfattina sbarca a Parma. Ore 21, aggratis 

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