Archive for the 'francesco papaleo' Category

Mag 24 2011

guida intergalattica per attivisti, ottavo episodio

Questa settimana quasi riposo. Gli esami imperversano, appelli si sommano ad appelli, interi ettari di foresta amazzonica servono allo scopo di fornire fotocopie di improbabili articoli su escheriane teorie delle politiche internazionali. Allora non abbiamo spinto troppo, questa settimana solo una data: Vicenza.

Ci andiamo domenica, dopo un finesettimana bolognese, che io era una vita, che non stavo a Bologna il finesettimana, e allora me ne sono andata al Tippiò a dare una mano che c’era un superconcertone, e a me andare al tippiò a dare una mano mi piace un sacco. Mi sono resa conto che cambiano le geometrie umane e che i punti di riferimento che avevo a novembre non sono quelli che ho adesso.
Ce ne andiamo che sono le cinque, il socio e io, stanchissimi, che all’idea di partire dopo poche ore mi viene male, eh già che nel mezzo devo pure studiare.

Ma è già giorno e c’è il sole, il socio mi viene a pigliare al solitoposto, ma la papaleomobile è densa, carica di pensieri, io non lo so a cosa stia pensando, il socio, ma pensa velocissimo e secondo me alcuni sono pure pensieri neri perchè io proprio non riesco a scalfirli, nemmeno esponendo la mia nuovissima teoria dell’amore universale che anzi, lui mi smonta subito, allora desisto, mi metto ad ascoltare la musica, che fuori ci sono trenta gradi e io mi sento una spugna degli scoramenti altrui.
Penso alla stagione estiva, che stiamo organizzando, alle date in giro nei festival, a quelle che faremo e a quelle che invece no, non faremo perche’ non c’e’ tempo e non ci sono i soldi e non ci sono e non.
Penso che vorrei fare più date possibile da qua a fine agosto, che poi a settembre altre lotte ci porteranno in piazza, e chissà se sarà ancora la stessa piazza o se ci scriveremo letterine da piazze diverse, il socio e io.

Arriviamo a Vicenza ma al Bocciodromo non c’è nessuno, che sono tutti a fare il mundialito, bella storia il mundialito, mi sembra l’unica partita di calcio che possa servire a qualcosa di più dignitoso che allo spargimento del testosterone in eccesso nella tifoseria. Lo spazio è una figata, gigante giganterrimo, ma poi tutto nuovo, gli ambienti divisi, tutto messo a posto, e i compagni che ci accolgono ci spiegano con fierezza che hanno fatto tutto da soli, persino la palestra che oh, è davvero una figata. La palestra del Bocciodromo diventa presto l’unico motivo per cui tornerei a Vicenza, che invece mi pare una terra infame dove per fortuna questo trasversalissimo movimento del no dal molin ha creato qualche cosa, perchè sennò ci avevano solo i mmericani e la lega.
La sento, attorno, la lega, la sento nei commenti e anche negli scherzi, la lega quella proprio viscerale, quella che tredici anni fa, appena sbarcata a Padova, mi spaventò.

Ma siamo già nella nostra modalità produttiva, il socio smanetta, io monto le mie poche cose, preparo i giornali, mi riposo, mi sento appesantita e un po’ preoccupata, facciamo le luci, il socio dice di voler vendere le sue quote della società, poi dice che no, ne vuole acquistare altre, insomma, non è proprio convinto di quale posizione prendere nel futuro venturo, io ho voglia di lanciare sassi, ho voglia, di fare le-cose-che-non-si-fanno. Ho voglia di mettere da parte la non-violenza. Ho voglia di essere maschio e di far sbollire tutta la frustrazione con una rissa.

Invece non faccio niente di tutto questo, sono già le dieci e cominciamo lo spettacolo, ogni volta nella stessa maniera, e ogni volta cambio qualche cosa, provo a metterci più cura, e a seconda del posto dove siamo mi fermo di più su questa o quella parte. Epperò stasera qualcosa va storto, sarà questa mia rabbia improvvisa, mi sembra di farlo proprio male, ma la gente no, la gente pare non accorgersene, dice propriobello io penso menomale, forse sono io, ad essere troppo esigente.

Dopo lo spettacolo la cosa più bella sono le chiacchiere, le chiacchiere con chi ci racconta delle lotte, dei problemi, delle proposte, e magari ci chiede pure qualche consiglio. Io ho sempre un po’ di problemi a parlare di politica, temo di fare strafalcioni, però mi piace sempre di più questa cosa che succede, che collezioniamo storie e ce le portiamo in giro da un punto all’altro dello stivale.

Ma è tardi, mi metto alla guida, il socio a lato e il mostro dietro, verso il centro della valpadana. Forse la papaleomobile è un po’ più leggera adesso, io mi sento come sollevata, il socio mi mette una musica che mi piace, ma lui non lo sa. Mica gli devo dire sempre tutto.

Arriviamo a Bologna che sono le tre e la luna immensa incombe su di noi da sinistra, San Luca si vede e non si vede, noi ancora una volta siamo indecisi sul da farsi ma poi come sempre accade quando siamo ai bivi uno di noi due diventa risoluto, e scioglie l’amletico quesito pure per l’altro.

Che poi mi sono svegliata ed era lunedì, davanti a me l’ultima settimana di master

e il dubbio di essere diventata immortale.

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Mag 17 2011

guida intergalattica per attivisti, settimo episodio

Chi l’avrebbe mai detto che saremmo arrivati alla settima tranche di questa sgarrupata turnè. Saliamo e scendiamo scalinate che ci portano sempre in posti diversi da quelli che ci aspettavamo, ogni stanza nuova è una sopresa e una meraviglia, è tutto un camminare ininterrotto, la papaleomobile viaggia su e giù per la penisola e noi dentro, Papaleo, Vitantonio e il mostro, che sarà pure silenzioso ma occupa spazio assai, tanto che ormai lo specchietto retrovisore lo usiamo per guardarci tra di noi.
Chilometri abbiamo macinato anche questa settimana, giovedì siamo stati a Schio, all’Arcadia, che io non ci ero stata mai e mi è sembrato proprio un posto bello, un baluardo di resistenza in mezzo a una Pianura Padana Infinita, e poi le persone che ci hanno accolto, tutte giovani, battagliere, presenti cavolo. Abbiamo mangiato le prime ciliegie della stagione e anche là ci siamo fatti raccontare delle lotte, dei progressi, dei passi avanti e di quelli indietro, dell’occupazione e dell’assegnazione, di come sia difficile, di come sia bello. Luminosa e immensa l’Arcadia, ed è vero che le persone non erano moltissime ma a me sembravano una moltitudine, e l’ho fatto proprio emozionata, lo spettacolo, anche se ero stancastanca e pure Papaleo era stanco, che la sera prima ci eravamo prodotti in un eccesso di supergiovanismo e nessuno dei due aveva recuperato abbastanza. Ma durante quell’ora di spettacolo tutto si spegne tranne la voglia di raccontare e il senso di essere sul palco a raccontare non solo la storia nostra ma quella di molte e molti altri. Così ci siamo prodotti nella nostra ennesima acrobazia dell’anima, noi precari dell’esistenza come tutti quelli che ci ascoltavano, e poi ci siamo commossi nel sentire i racconti della loro partecipazione, ci siamo inteneriti, ci siamo incazzati, siamo insomma come ogni volta passati attraverso stati d’animo numerosi e diversi. Ma eravamo troppo troppo stanchi e infatti appena saliti in auto Papaleo si è addormentato e io ho guidato silenziosissima dentro la Pianura Padana Infinita verso la basilica di San Luca che nella mia testa luminesceva quale miraggio. E’ stato un viaggio di ritorno che io non dimenticherò mai e del quale però non riesco a scrivere perchè mi sembra che sia ancora tutto incollato dentro di me. E allora ci siamo presi un venerdì di pausa da noi stessi, a Bologna si respirava l’eccitazione della fine della campagna elettorale, le compagne e i compagni stanchi stravolti felici si facevano gli ultimi sbattimenti, io ho volentieri però declinato l’ultimo aperitivo, poichè al penultimo mi ero conciata come un tappeto fradicio e volevo invece rimanere lucida in vista del viaggio di sabato.
E ho fatto bene, dal momento che sabato mattina il socio mi chiama con la voce di uno che ha passato una nottata a dir poco singolare, lo vado a raccogliere al bar che c’è pure Fabiano che ci fa il caffè della partenza, sotto gli occhiali il socio ha due crateri io lo carico in macchina e me lo porto direttamente a mettersi a mollo nel gelido lago Trasimeno. Fa caldo oggi, sembra proprio estate, siamo diretti verso la capitale, oggi come un mese fa, il bagno fa sbollire gli ultimi vapori d’alcool al socio, ci stendiamo sull’asciugamano tunisino e ricominciamo a chiacchierare come ci succede ogni tanto, di tutti i fatti nostri, senza nessun ritegno, come se avessimo gli arretrati di una vita coi quali metterci in pari.
Abbiamo deciso che queste turnè ce le faremo passare al meglio possibile, che questo è tempo nostro e che la prima piccola rivoluzione sta forse proprio nel riappropriarci anche di quelle che avrebbero potuto sembrarci inutilissime ore di spostamento e che invece sono diventate le preziose ore del nostro metabolizzare insieme e separati che non è che poi facciamo tutto insieme, non è che poi pensiamo sempre la stessa cosa, anzi a volte con gusto e un poco di dispetto ci becchiamo ridendo poi di come le cose passino diversamente nelle nostre teste. Il conflitto è confronto, ci ripetiamo, e a volte con un pochino di gusto ci mettiamo pure lo sgambetto. Tanto che proprio appena arrivati nel bellissimo granderrimo e supercolorato Strike io butto il socio nel bel mezzo del dibattito su Frame, pur sapendo che è ancora mezzubriaco, e lo obbligo a fare un intervento che gli viene, lui malgrado, benissimo. Egli insiste che è l’alcool, io dico invece che quando ci chiedono di contestualizzare politicamente l’avventura Papaleo-Vitantonio dovrebbe parlare sempre lui, che io ho una lingua troppo spesso non comprensibile, io solo di teatro devo parlare, se parlo di politica le persone si trasformano in grandi punti interrogativi e mi guardano con sconcerto, mentre il socio è proprio capace di restituire tutte le cose che ci mettiamo e l’entusiasmo e le sfide e le considerazioni e i punti e le linee.
Papaleo mi guarda un poco perplesso ma lo sa anche lui che ormai l’ho braccato e non si può sottrarre al sacro dovere della mitopoiesi, come dice lui.

E’ un’emozione grandissima fare il nostro piccolo spettacolo davanti agli studenti medi, gli studenti medi! finalmente tocchiamo con mano e scopriamo che non sono solo una figura di qualche surreale bestiario, eccoli, davanti a noi, stanchi dopo due giorni di meeting ma entusiasti e soprattutto presenti, io mi emoziono così tanto che sbaglio quasi un attacco ma poi è un attimo di nuovo sono perfettamente in equilibrio sul filo della storia e mi sembra che il socio lo faccia proprio benissimo, stasera, lo spettacolo, a un certo punto io lo guardo e lui mi guarda e vabbè mi sa che questo sta in un altro copione, comincio a confondermi a parlare come scrivo a scrivere come interpreto le storie si mescolano e io mi rincoglionisco.
Tanto che finisce che dopo lo spettacolo balliamo fino alle quattro la musica tecno proprio come due giovani (cioè, che lui è giovane davvero, e in fin dei conti pure io, diciamolo) e ci ritiriamo al pointbreak, lo studentato magnifico di via Fortebraccio, praticamente distrutti, che non facciamo nemmeno in tempo a dirci buonanotte socio buonanotte socia che già russiamo come due maiali.

Mi sveglio di umore pessimo che ho fatto dei sogni che mi verrebbe da ammazzare una buona dozzina di persone, socio compreso, ma la giornata è lunga, passeggio per Roma mentre lui dorme ancora poi quando si sveglia ci mettiamo in macchina e al contrario dei nostri auspici piove, cazzo, e al mare non si va. Ma finisce che questa pioggia unita alla lunga seduta di psicanalisi dell’automobile mi lava via tutto lo schifo della notte trascorsa ed arriviamo a Bologna carichi, emozionati, che ci aspetta una cosa che non ci è successa mai prima di oggi ovverocchè per la prima volta sentiamo che il nostro voto abbia un senso. Allora decidiamo di farlo insieme e io mi sento proprio emozionata, orgogliosa e felice, con il socio che mi aspetta fuori dal seggio e io che aspetto lui, per la prima volta questa parola, rappresentanza, mi suona come una parola reale o per lo meno possibile e non come una beffa. E mi sento veramente veramente fortunata per aver potuto dividere questa cosa con Papaleo e non averla fatta da sola come temevo sarebbe successo. E allora non so come andrà ma mi sono veramente sentita orgogliosa di poter sostenere il candidato che stimavo ovvero Carlo che secondo me cavolo sarebbe bellissimo se fosse eletto perchè è proprio uno che le cose le sa fare, le vuole fare, le fa e ci crede pure.

Non è finita la nostra turnè, sentiamo sempre più forte, ad ogni ritorno, il bisogno di non staccare immediatamente di prenderci il tempo per decantare per spogliarci di tutto quanto accaduto, io per lo meno sento che ho bisogno che il socio mi racconti lui che ne pensa lui come le vede, le cose, perchè per me lo sguardo che ha lui sulle nostre avventure è imprescindibile, perchè è un pezzo importante fondamentale di quello che succede, e allora andiamo a cena tirando in mezzo anche Laire e finisce come direbe mio padre a trippa torcinelli e testa ovvero ci divertiamo tantissimo e non riusciamo a smettere di ridere, e io proprio così mi voglio ricordare la fine di questa turnè, con noi tre che ridiamo come matti e la gelataia che ci guarda tra lo sconcertato e il felice mentre le risate si impadroniscono di tutti quelli che ci stanno attorno.

Che poi volevo dire una cosa. Cioè, che per me questa turnè ha un senso. Un senso diverso da quello che avevano tutti gli altri spettacoli. Che lo so che fai l’artista e ce lo caghi che sei un artista insomma lo so che il mondo non gira attorno a me agli spettacoli alla papaleomobile eccetera però a me questo viaggio mi pare una piccola intensissima esperienza di rivoluzione, e mi pare che ogni giorno quando col socio riusciamo a fare le cose, quando riusciamo pure a superare il momento dello scazzo, quando riusciamo a vedere le persone con occhi simili, quando montiamo in fretta ed efficienza e ognuno sa quello che deve fare però anche siamo emozionati perchè attorno a noi c’è ogni sera un mondo nuovo, quando mi rendo conto che scrivo dicendo noi e non è grave, no, è anzi bello e intenso, quando succede tutto questo io penso che forse sarà davvero il mio ultimo spettacolo, che forse sarò scomparsa tra pochissimi mesi, che diventerò una grigia assistente in qualche organizzazione internazionale per l’ulteriore sfruttamento dei già sfruttati, però questi mesi a me mi sembrano una specie di regalo per i miei passati 32 anni di sbattimenti, mi sembrano il pacco a sorpresa, mi sembrano il treno che finalmente ho preso dopo tutti i treni che, prima, avevo perso.

E poi ci sono molte altre cose, che non so (non voglio), raccontare.

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Mag 10 2011

guida intergalattica per attivisti, sesto episodio

Comincia alle sette di mattina, questo pezzo di turnè. E’ sei maggio e abbiamo uno sciopero generale davanti a noi, splende il sole alto e tondo su Bologna mentre come al solito sbaglio luogo dell’appuntamento e mi fiondo in porta Sant’Isaia salvo poi capire che non era la porta giusta. Ma per fortuna sono un po’in anticipo, e non appena recupero il luogo giusto dell’appuntamento ci trovo proprio tutt*, pure un sacco di coraggiosissime presenze dalla radio, Laceci pronta col suo diggeisett sul nostro magico camioncino ecosostenibile, Minocip superattivo alla guida e gli altri tutti affaccendati chi con gli striscioni chi con i giornali chi semplicemente con i gossip che sono sempre molti e non facciamo in tempo a stare dietro a tutto.
Bella piena mattinata di sciopero, cantiamo ridiamo abbiamo il sole che ci illumina la faccia e ce lo meritiamo tutto, abbiamo lottato con le unghie e con i denti per questa giornata e adesso è tutta nostra, balliamo a ritmo con la musica della Ceci che ci mette pure Erpiotta e io penso proprio che gli squali non ci avranno mai. Laste minaccia di menarmi se oso dire un’altra volta che lei non è una vera giovane, io rido e cammino a ritmo con la musica mentre Laire dice shallallallalla. Arrivati in piazza ecco che cominciamo il nostro già dichiarato corteo selvaggio e ci riappropriamo a gruppetti di questi maledetti negozioni accaemme futlocher sarcazzo ma anche di coop, ci sono tutti i commessi che guardano in basso perchè sai mai, se si scopre che hanno in simpatia gli scioperanti li cacciano subito fuori a calci in culo. Mettiano i nostri striscioni chiusopersciopero e ci sono dei compagni proprio ispirati che al megafono dicono cose che io penso cazzo è proprio così. Siamo un po’ stanchini, ogni tanto guardo in direzione di Francis che sta sempre dove c’è un raggio di sole con la sua maglietta viola dell’ex mattatoio, noi precari dello spettacolo stamane scioperiamo  ma già siamo pronti per andare a lavorare a portare il nostro piccolo pezzo di rivoluzione in giro per l’Italia.

E infatti è un attimo, saluto tutte saluto tutti e vorrei stare tutta la giornata con loro a ballare cantare e magari mangiare un panino di quelli fatti dalla tippiò crew ma invece partiamo e andiamo nientepopodimenocchè a Marghera. Ci ho un po’ d’ansia e non so ancora che questa ansia me la porterò appresso tutta la turnè. Penso che sia dovuta al fatto che stasera mi vedranno i compagni e le compagne del Rivolta che insomma mi conoscono da quando ero una sbarba, non mi faccio troppe domande mi impongo alla guida così non penso (spero) ma invece il cervello mi va a mille e finisce che prego il Socio di ascoltarmi che così ripeto il monologo che dovrò fare martedì peraltro in assenza sua e vai ci ho pacchi di ansia attorno a me che si moltiplicano.
Eccoci al Rivolta, bellissimo con i suoi tetti che sembrano onde e pezzi di cielo, e mi sento un pochino a casa. Ci parliamo dello sciopero e cazzo loro si sono alzati alle cinque per picchettare le fabbriche, io una volta di più penso che i compagni sono proprio belli, perchè ci credono assai assaissimo e si svegliano pure alle cinque il giorno dello sciopero. Ma l’argomento topten è il nuovo sito di Sherwood e tutto quello che ne consegue, Graz ci spiega tutto con l’entusiasmo di un adolescente e io mi lascio trasportare dai suoi racconti della radio del futuro e tutto mi sembra bellissimo non vedo l’ora di vedere gli studi nuovi e penso che anche io voglio fare i racconti di lucilla con la uebcam cazzo.
Facciamo infine il nostro spettacolo con tanto di uebstriming, sono emozionata, è qua che tutto è cominciato e penso (e dico al socio) ti rendi conto? se fossero andati male quei quindici minuti non l’avremmo fatto mai, e forse è un caso forse no che proprio il giorno dello sciopero generale siamo qua, come se avessimo in qualche modo chiuso un cerchio ma forse no non è un cerchio a me i cerchi non mi piacciono. (Ma dentro di me ho tremila pensieri e uno è proprio il destino di questa turnè vorrei tanto parlarne con Francis ma mi sento appiccicata dentro di me e allora devio ritardo svicolo annego nello spritz).
Non ce ne vogliamo proprio andare da Marghera perchè sembra che tutti ci amino e io mi sento un po’ a casa ma sappiamo che domani c’è un’altra lunga giornata davanti a noi allora ecco a un certo punto ci rimettiamo sulla nostra lucillomobile e voliamo a Padaniacity dove dormiamo dalla mia amica Tori che io non la vedo mai e sono proprio contenta.
Il viaggio è difficile. Abbiamo i pensieri. Penso che forse Francis non ce li avrebbe, i pensieri, se non glie li mischiassi io. Poi penso che no, lui ce li ha comunque, i Francispensieri.
Ci svegliamo a Padaniacity e nonostante il sole nonostante la splendiderrima giornata il piombo incombe su di noi, passeggiamo cercando di goderci la mattinata, porto Francis al Pedrocchi e facciamo tutte le cose che due veri turisti devono fare a Padaniacity tipo mangiare i tramezzini caldi del Nazionale ma la verità è che non vediamo l’ora di andarcene e allora via, sfrecciamo di nuovo sulla lucillomobile verso Falconara dove ci aspettano i compagni del Kontatto.
Ma per la strada facciamo una cosa proprio da turnè ovvero usciamo dall’autopista e ci facciamo il bagno, il bagno, Francis e io in costume, un freddo porco e noi che urliamo e ci facciamo il bagno e poi ci mangiamo pure il gelato proprio come le star del rock’n roll.
Arriviamo tutti salati dai compagni del Kontatto.
Che noi non li conosciamo, però dalle telefonate sembrano proprio simpatici. E infatti arriviamo e loro stanno in questo angolo di paradiso schiacciato sotto la maledetta raffineria dell’api, ma il loro paradiso se lo proteggono eccome, e ci accolgono e ci festeggiano e ci fanno persino mangiare il mata hambre e ci chiedono e ci raccontano, ancora parliamo del nostro sciopero generale, a me sembra che dai loro racconti esca luce e pura vita esca generosità e mi dico meno male, meno male che siamo venuti qua a fare lo spettacolo, infatti quando poi lo faccio, con Francis soprelevato alla mia destra, mi viene proprio da commuovermi, e me li guardo tutti e me le guardo tutte, uno per uno una per una, e quasi vorrei fermarmi per piangere un pochino di commozione. Mi sembra di non farlo così bene da secoli, lo spettacolo, forse proprio perchè oggi ho proprio l’impressione che queste persone l’abbiano fortissimamente voluto e allora anche la mia piccola parte di militanza ritrova senso. Guardo Francis e penso che forse anche lui sta pensando le stesse cose.
Finisce a gioia e borghetti, e sono le tre quando riusciamo ad andarcene a dormire da Reka e Pa che per me oh, sono proprio degli eroi, ci accolgono in questo meraviglioso nido di gioia e io non vorrei dormire vorrei solo ascoltare i loro racconti ma invece a un certo punto mi rendo conto che sono discretamente ubriaca allora dico ciaociao a domani.

Eh si, perchè abbiamo deciso con Francis di farci un regalo, che ce lo meritiamo. E’ domenica e andiamo al mare, che questo sole chiama fortefortissimo. Reka e Pa ci portano al Conero che io non ci ero mai stata ed è un vero e proprio paradiso, il sole mi fa diventare subito tutta marroncina e collasso con tanto di bavetta sull’asciugamani della turnè mentre i tre rivoluzionari al mio fianco continuano a chiacchierare e io mi sento serena e rassicurata proprio come quando da piccola mi addormentavo mentre i grandi parlavano di politica.
E poi quando mi sveglio c’è solo una cosa da fare: il bagno dentro quest’acqua gelida e profonda come piace a me, sguazzo che è una meraviglia e penso, mentre li guardo da lontano, che mi sembra proprio di conoscerli da una vita, Reka e Pa, che non finisco mai di stupirmi della generosità, della gioia, della condivisione, che questa turnè si mi ha fatto fare un sacco di date ma soprattutto mi ha regalato le persone, le storie, mi ha regalato le lotte degli altri e io mi sento grata, mi sento, mi sento che nessuna turnè in un teatro mainstream potrebbe regalarmi tanto, e forse in questo momento riesco addirittura a spegnere un pochino il cervello che non si ferma un attimo oramai dal sei maggio.
Non ce ne vogliamo andare. Lo sappiamo che dovremmo perchè al tippiò c’è l’aperitivo della radio e dovremmo e vorremmo esserci, ma proprio non li vogliamo lasciare questi fratelli che abbiamo incontrato. Nel viaggio di ritorno scherziamo e ci prendiamo in giro e io penso quasi quasi rimango qua chi me lo fa fare a tornare a Bulagna.
Ma poi è un attimo, siamo già nella lucillomobile e guido io, Francis è stanco, io pure, e in più c’ho il mio rumore di sottofondo che non mi lascia un attimo. Nemmeno il nostro gioco nuovo sembra funzionare, mi sento intasata.
Ancora una volta imparo a fidarmi di Francis e finisce che al tippiò ci vado pure io nonostante tutte le mie riserve e mi diverto pure, ci sono i miei amichetti stretti della radio e io sono felice di poter dare una mano a fare le torrette coi bicchieri puliti.
Poi ecco, finisce che vado via, finisce che mi ritiro nella mia intimità e finisce che finalmente mi spengo, con un po’ di violenza ma evidentemente non avrei potuto fare altrimenti, finisce che sono tutta dentro di me, finisce che le parole sono importanti, e io me le ricordo. Finisce che è già giorno, e mi aggrappo agli ultimi sguardi segreti mentre bevo litrate di caffè che dovrebbero riportarmi nel mondo del master e dell’efficienza e invece mi portano solo la tachicardia.
Finisce che è lunedì, e anche questa volta cel’abbiamo fatta.

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Mag 02 2011

guida intergalattica per attivisti, quinto episodio

Sono le cinqueqquarantasette di lunedì mattina e non dormo.

Sono sicura di averlo fatto per almeno un paio d’ore, ma adesso niente, occhi sbarrati guardo il soffitto travi rosse vernice bianca. Non mi muovo. Spero che il sonno si degni di tornare da me. Invece ho già la testa attivissima come se fosse mezzogiorno.

G affianco a me dorme, abbracciato a tutta la mia invidia.

 

Penso che oggi ricomincio l’uni penso ai prossimi tour penso, in fin dei conti, che a me questi mesi sembrano lunghissimi, mi sembra che io e Francis abbiamo tantissimo tempo ancora e tanti chilometri e tante date soprattutto tante date però poi dentro di me lo so che il tempo è in realtà già quasi finito lo so che siamo arrivati pressocchè alla fine e questo mi mette addosso quella sensazione strana che accompagna le mie partenze: felicità ansia scoramento  paura e un poco di delusione nei confronti di me stessa, per non essere capace di restare.

Allora ecco sono le cinqueqquarantasette di lunedì mattina, probabilmente sono anche già le cinqueqquarantotto e penso a Francis, che tanto per cominciare a capirci io lo posso chiamare così ma gli altri no, che lo chiamino Papaleo o quello che vogliono loro, Francis è una prerogativa mia. Penso a Francis e a questa fase duepuntozero della nostra escheriana turnè, penso a quando siamo partiti venerdì per Reggio nell’Emilia e io ero stanchissima, stanchissima davvero, che il giorno prima c’era stato il viaggio a Parma e la favolosa nottata alla biosteria, e lui pure era stanchissimo, però siamo partiti lo stesso per andare a fare lo spettacolo in mezzo all’Emiliaparanoica e siamo stati quasi zitti perchè non ce la facevamo, io poi avevo paura di non riuscire a fare lo spettacolo perchè a me tutto questo gira e rigira a volte mi fa proprio rincoglionire, non faccio in tempo ad entrare con la testa nell’atmosfera della turnè che già devo staccare per andare a fare la studentessa a scemenze politiche e poi devo studiarmi un’altra cosa per fare una marchetta, poi c’ho da rincorrere equitalia e il giorno stesso un pezzo di un altro spettacolo e il libro da ritirare in biblioteca e gli amanti che non si dovrebbero incontrare e invece si incontrano nel momento meno opportuno e poi cazzo questa settimana dovrò pure chiamare l’estetista perchè per fare la modella devo essere glabra come la guancia di una neonata.
Arriviamo al Lab AQ16, che io non c’ero mai stata, e mi sembra bellissimo, bellissimo davvero, il palcoscenico è attrezzato proprio come un teatro e ci sono il fondale le quinte roba che in genere io non vedo manco nei sogni, ci sono le persone gentili disponibili c’è Lasere che prepara la pasta al tonno c’è un cane bellissimo tenero che è grosso come un cavallo e sa togliere i tappi alle bottiglie c’è Francis che ancora una volta mi insegna che per non farsi prendere dal panico è meglio mettersi con le mani a fare qualcosa e così fa lui, e finisce che pure io lo faccio perchè sono proprio persa dentro i pensieri della stanchezza e anche dentro l’idea che l’ultima volta che avevamo fatto lo spettacolo era a L’Aquila, e mi è tornata dentro tutta la tristezza.
Non conosco quasi nessuno ma Francis sì, molti ci aiutano ed arriva infine il momento dello spettacolo che a mio avviso io faccio malissimo, sono proprio depressa, non guardo manco Francis in faccia che non ce la faccio mi vergogno moltissimo. Invece non appena arriviamo nel camerino ecco che irrompono quattro o cinque compagni entusiasti che ci portano persino una birra come alle vere rock star e cominciano a parlarci fitto fitto dello spettacolo delle loro emozioni e di come nonostante ormai siano passati cinque mesi loro si siano emozionati assaissimo e questo e quello.
Mi viene da commuovermi, nel vedere queste persone giovani che si fanno entusiasmare dal teatro, e penso che sono proprio belli questi reggiani, ha ragione Lasere, sono proprio speciali sono proprio accoglienti sono proprio.
Ma nel giro di mezz’ora mi cala brutalmente l’adrenalina e Francis mi trascina via che sono uno straccetto. In macchina facciamo il nostro nuovo gioco segreto ma non ci riesce molto bene perchè siamo veramente devastati eppure io penso che è proprio questo limite così sottile che m’ interessa,  penso a tutte le cazzate che ho imparato in anni di teatro di ricerca, la sobrietà la castità l’attore che deve essere monastico per essere completamente dedito al suo ruolo e penso, appunto, che siano tutte cazzate, che una volta che io mi fossi sterilizzata dalla mia imperfettissima umanità, umori appetiti e stanchezza compresi, non rimarrebbe molto non ci sarebbe più cuore sarebbe forse uno spettacolo tecnicamente bellissimo ma sarebbe come guardare gli ingranaggi di una cosa meccanica. E come è ormai noto a me la meccanica non m’interessa.

Ma ecco siamo arrivati a Bologna piovono pietre ci promettiamo di studiare domani anche se è primo maggio ci promettiamo che occhei saremo produttivi perchè ci sono mille cose da fare ci promettiamo ci diciamo ci guardiamo ci.
E poi è primo maggio e io contravvenendo alla promessa vado in piazza a cercare tutti gli altri che mi mancano proprio, e c’è Lafla c’è Laire c’è Panta c’è Carlo ci sono tutti tuttissimi si balla la trash con diggei Parente piazza dell’Unità è oggi la piazza dove si può davvero festeggiare il primo maggio nonostante la storiaccia del vaticano che a me proprio non va giù, a essere sincera, vado in piazza rompendo la promessa con Francis e mi sento anche un po’ in colpa immaginandolo impegnato in uno studio matto e disperatissimo con le goccioline di sudore che si incastrano nel piercing ma cazzo, eccolo là che balla in piazza e fa lo scemo.

Buon primo maggio, a voi indomabili attivisti intergalattici.

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Apr 19 2011

guida intergalattica per attivisti, quarto episodio bis

Succede così, che ci sono delle volte che ci ritroviamo intimi a chiacchierare davanti a un gelato e mettiamo in fila i pensieri gli impegni le paranoie, per partire poi il giorno dopo un po’ più sereni un po’ più leggeri. E così quel giovedì 14 sono andata via a piedi sotto una pioggerellina sottile mentre il mio socio si regalava ancora una mezz’ora di gioventù. Avevamo parlato di Vik e del suo sequestro. Io immaginavo un’altra snervante attesa come quella di molti anni fa, che ci aveva fatti trepidare per la Sgrena.

Ma è prestissimo venerdì e dobbiamo partire per Roma. Mi sveglio e subito leggo il messaggio della Ire che mi fa capire quello che nessuno si aspettava. Mi viene una specie di velocissimo capogiro. Apro il computer, non voglio vedere i video e soprattutto non voglio leggere i mille coccodrilli che già affollano le pagine di siti internet e facebook. Come mio solito mi aggrappo alle cose materiali faccio la valigia preparo le cose faccio disfo e rifaccio cercando di non perdere il centro cercando di non farmi prendere dall’incredulità dallo sconforto cercando di stare dentro la stronzissima tabella di marcia ma ecco proprio quando penso di avercela fatta Francis mi chiama e mi chiede un’ora in più, che lui proprio non ci sta dentro. Non ci diciamo niente. Ci incontriamo al solito posto infame carichiamo e cantiamo De Andrè come due adolescenti brufolosi e depressi fino a quando non ci rendiamo conto che già abbiamo superato l’appennino e siamo inevitabilmente inesorabilmente verso sud.
Cominciamo a respirare.
Arriviamo a Roma che già siamo forse un po’ più leggeri anche perchè sappiamo che ci accoglieranno compagne e compagni che con noi condividono l’incredulità la rabbia lo sconforto.
Roma ci rapisce. Montiamo, salutiamo, abbracciamo, riconosciamo i volti, ci raccontiamo. Quelli che erano con me in Tunisia mi sembrano fratelli di incredibili avventure con cui mi accorgo di avere un’insperata intimità. Esc è bello e tutti sono efficienti. Ci mettiamo pochissimo a preparare le nostre quattro cose e già siamo in marcia verso il Sans Papiers dove radiosonar ci farà la nostra terza intervista. Siamo a Roma, dove tutto è cominciato, e di nuovo ci afferra l’entusiasmo per quest’avventura incredibile nella quale ci siamo lanciati, di nuovo ci diciamo quanto siamo privilegiati nel poter girare tra tutti questi spazi e conoscere un pochino delle loro incredibili realtà, ascoltare i racconti e le storie le lotte gli entusiasmi i problemi. Attorno a noi la sera è mite, il barista di Porta Maggiore ci fa assaggiare un liquore impronunciabile e ne decanta doti e virtù suscitando il nostro stupore. Noi, meridionali più o meno felicemente emigrati nella ex rossa Bologna, finiamo con lo stupirci quando un barista oltre allo scontrino ci regala un sorriso e due parole, e appena usciti ci affolliamo di commenti su quanto la gente qui sia aperta disponibile o semplicemente umana.
Al Sans Papiers mi pare di essere a casa e questa sensazione me la porterò addosso per tutto il mio soggiorno romano. Facciamo l’intervista   e ci sentiamo proprio dei supereroi, io personalmente sono proprio contenta di averci un socio che sa dire così bene le cose che invece io non mi so cavare dalla bocca, ci passiamo la palla come due veri professionisti dell’intervista, e intanto attorno il calore e i sorrisi dei compagni della radio che già promettono di occupare le prime file per fare il tifo durante lo spettacolo.

Cazzo, lo spettacolo! E’ proprio ora che corriamo indietro a Esc, in quella via dei Volsci finalmente risignificata. C’è Rapa, che tre settimane fa praticamente non conoscevo, e che adesso mi abbraccio a lungo e ripetutamente, e c’è pure un ragazzo simpaticissimo con cui ero andato in Tunisia che mi parla per mezz’ora e poi mi dice “oh, allora rimani a vedere lo spettacolo stasera?” e io rido tanto che quasi non riesco a spiegargli che lo spettacolo lo farò proprio io. C’è Sacco che è l’alterego di Francis a Esc, c’è la Vane che mi porterà poi in motorino fino al superstudentatoccupato, ci sono un sacco di facce che conosco e che sono felice felicissima di rivedere. Sono così agitata che non riesco nemmeno a cenare con gli altri, e finisce pure che per uno strano incidente rimango chiusa in bagno nell’ilarità generale. La sala si riempie come non pensavo si sarebbe riempita mai, c’è il sans papiers in delegazione d’onore, ci sono amici che non vedevo da anni, ci sono nuovi allievi e persone ritrovate grazie alla tenacia, ma ci sono anche Fabietto Lontra e Jim, come a dirmi che anche questo pezzo fa parte di me, della storia che mi sto scrivendo, e forse un pochino anche di loro. Ci sono poi persone che non conosco e che semplicemente erano in piazza il 14 dicembre e io mi sento onorata nel poter fare lo spettacolo per loro.
Siamo sul palco, Rapa dice poche commosse parole per Vik e io mi sento proprio come se le stesse dicendo anche per me e per Francis, per questo viaggio silenzioso e per la nostra incredulità. Lo spettacolo va come un concerto rock. Non ci posso credere, a tutti questi applausi, e Francis nemmeno ci può credere, ci guardiamo ci abbracciamo c’abbiamo due sorrisi che straripano dalle facce e il resto della sera sono chiacchiere e abbracci e la folle corsa in motorino con Vanessa verso la mia stanzetta al Point-Break, un miracolo di occupazione e cocciutaggine nel quale mi sveglio poche ore dopo e faccio colazione nel giardinetto, tra le spezie appena piantate. Tante troppe storie ho raccolto e custodisco e non riesco a rimetterle in fila, anche perchè già Francis mi è venuto a prendere, già salutiamo con un po’ di tristezza, già siamo di nuovo in viaggio verso L’Aquila.
La nostra auto-pensatoio è piena delle sensazioni dei pensieri delle riflessioni che ci scambiamo e pure di qualche paranoia che nonostante l’energia che ci ha regalato Roma viene fuori e ci fa rosicare un pochettino. Proviamo a dirci le cose proviamo a essere onesti un poco ci specchiamo l’una nell’altro con umiltà con incertezza con curiosità e attenzione nell’esplorare le differenze. Siamo così presi dentro una delle nostre sedute di autocoscienzateatralpersonale che quasi non ci rendiamo conto di essere arrivati a L’Aquila. Ma la devastazione, le macerie, i ponteggi abbandonati ci riportano coi piedi per terra anzi sotto-terra.
Arriviamo alle Casematte e i compagni ci accolgono con la loro schietta allegria da stato d’emergenza, ci guidano nella loro tana guadagnata coi denti e con le unghie, ci introducono nel mondo del terremoto permanente  ma io non reggo il colpo. Mi sembra che Francis sia riuscito in qualche modo ad ammortizzare la botta invece io in mezzo a tutte queste macerie mi sento sprofondare e mi torna un po’ di buonumore solo quando mi metto a dare una mano per l’allestimento del tendone.
Fa freddo, fa un freddo porco e maledetto e faccio lo spettacolo con il giubbino che ho preso a prestito al Tettafreeshop, una delle innumerevoli strutture di solidarietà che gli Aquilani hanno messo in piedi in questi due anni di terremoto perpetuo.
Ed è difficile fare lo spettacolo in questo tendone, è maledettamente difficile perchè mi sento incazzata e scorata e soprattutto inutile ma poi quando ho finito vedo i sorrisi sento i commenti entusiasti e allora penso che forse anche il nostro spettacolo ha portato un mattoncino di utilità a questa casa in difficile costruzione.
Dormo nell’alcova del sonno e la mattina dopo mi improvviso cuoca per ringraziare e anche di nuovo per non cadere nello sconforto di questa terra così squarciata.
Salutiamo abbracciando chi rimane a lottare e dobbiamo tornare a Roma, eh già, perchè Superfrancis nell’entusiasmo romano si è dimenticato un pezzo di microfono là e bisogna assolutamente recuperarlo. All’inizio siamo un po’ scazzati per questo incidente ma poi ci rendiamo conto che ripassare da Roma ci fa proprio bene, andiamo al teatro occupato e di nuovo abbracciamo parliamo ascoltiamo ma quanto cazzo si abbracciano questi romani io sono sconvolta il mio pudore viene seriamente messo alla prova mi sento tutta un friccico in mezzo agli abbracci romani.

Ripartiamo cantando Rino Gaetano e promettendoci nuovi viaggi nuove avventure, il pensatoio carico di questi quattro giorni viaggia verso nord e ci porta a cena a Chianciano dove divoriamo carne rossa che ci fa ridere e ripartire con la voglia di andare a ballare e forse anche di non chiudere questa lunga turnè in maniera tanto repentina.
Ma già vediamo la Basilica di San Luca, la nostra casa scelta e un po’ anche capitata, già siamo alle domande di prassi, a che ora ti svegli? io presto e tu? mi dispiace di lasciare Francis così di colpo mi dispiace che il viaggio non ci abbia regalato una decompressione migliore mi dispiace che sia trascorso questo nostro tempo.

E già apro un’altra porta segreta, già questa notte bolognese mi accoglie, i miei piedi percorrono la città, mattonella dopo mattonella, e sono felice nel non vedere le rovine nel non toccare le macerie, sono felice di questo silenzio, sono grata per queste ultime ore prima del sonno. Sento il corpo che si rilassa e mi tocco le braccia la pancia le gambe per riconoscermi, ascolto musica che non ricordavo, apro dopo anninteri le straordinarie avventure di Pentothal, respiro, sempre più lenta, sempre più sazia, sempre più grata.

Questa mattina mi sono svegliata, ho sorriso per qualche secondo, e poi ho dormito di nuovo.

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Apr 17 2011

guida intergalattica per attivisti, quarto episodio

Che provo a mettere da parte questo maledetto spleen, per tornare a mercoledì, quando abbiamo percorso le orme di Tondelli sulla sua autobahn verso il Brennero, e davvero un pochino sentivo l’odore del mare proprio come dice lui, e mi pareva di non essere mai andata così a nord dello stivale, il tempo era ancora mite e Trento ci ha accolta coi suoi sensi unici e le sue scritte in tedesco, e il centro sociale Bruno era tiepido, i compagni disponibili, il socio come al solito pieno d’iniziativa ha montato una scenografia che alla faccia di Grotowski e del suo teatro povero, il vino buono, il tagliere ricco, le persone accoglienti calde partecipi, la caffetteria di yabasta e il mercatino della terra che a me pare ogni volta un miracolo. Abbiamo fatto il nostro spettacolo, la nostra fetta di militanza quotidiana, siamo stati in mezzo alle persone e poi via, verso la casa e la tisana e i lettini preparati per noi proprio come quelli dei sette nani, ovviamente Francis e io, due meridionali in trasferta, siamo arrivati davanti alla casa in contromano dopo aver oltrepassato tutte le zetatielle della città, con la signorina del tomtom che impazziva e i nostri ospiti che ci aspettavano davanti al portone e, quando hanno visto l’auto in contromano che arrivava, ci hanno confessato di aver subito capito che fossimo noi.
Racconti di surreali 31 dicembre trascorsi in luoghi non proprio festaioli, piccoli rituali sfottò, scaramucce e discorsi sul referendum, ma già è arrivato il giovedì, e noi in viaggio verso Bulagna perchè ci tocca lo spettacolo all’uni.

E difatti, proprio così è andata, con i compagni e le compagne di Sadir che sono proprio eroi, sotto un’improvvisa e stronzissima pioggerella ci hanno scortati fino al 38, proprio quel 38 delle tavole di Paz, dove anni addietro feci OTTO e mi sembrava di stare nel più bello dei fumetti che avessi sognato. Ma ecco due anni dopo già calco di nuovo le scene, anzi, calco la cattedra, perchè la nostra guida intergalattica la replico arrampicata sul podio del docente fieramente spodestato e mi sembra una cosa fighissima, non so quante persone ci siano ma mi paiono il doppio, il triplo, mi emoziono e mi commuovo financo. E Francis pure.
Concludiamo nell’intimità del primo gelato notturno della stagione, già pronti per partire,venerdì sarà Roma, là dove tutto è cominciato. Siamo felici emozionati stanchi carichi quasi pronti (quasi).

E io oggi penso che questo report avrei dovuto scriverlo giovedì, senza aspettare che i giorni passassero schiacciati dalle centinaia di km che ci siamo fatti, penso che a volte sopravvaluto troppo i miei umori, penso che oggi mi sento proprio male e in queste parole non riesco a metterci la bellezza degli sguardi, la fierezza dell’accoglienza, non ci riesco proprio perchè sono chiusa dentro di me ecco.
Ma se mi sforzo mi ricordo il generatore del cso Bruno, alla faccia di chi non gli dà la corrente, mi ricordo l’acqua versata nei vasi della conserva di pomodoro, mi ricordo le lucine soffuse e gli applausi e le domande, e da là subito volo di nuovo a Bologna, a quegli sguardi che conosco di più e che per me davvero sono casa, alla fatica di ricostruire discorsi di appropriazione e di partecipazione dentro un’università che a volte sembra un drago indomabile, a Francis che fa tutto in ogni occasione e a me che ogni volta mi dico questa è l’ultima volta che lo faccio e poi però dopo, quando vedo i volti delle persone, mi dico che no, che lo devo fare di nuovo perchè è importante.

A tutto questo penso oggi ma con fatica, con fatica davvero, perchè è uno di quei giorni in cui vorrei scomparire sotterrata vorrei non esistere proprio uno di quei giorni in cui mi sento che non sto combinando niente che la mia vita non è mia che è tutto un incontrollabile imprevedibile terremoto che sono vecchia e non ho manco guadagnato la saggezza, che sono pesante, che quando sono di buonumore sembro di cattivo umore e allora figuriamoci quando sono di cattivo umore, che non voglio mai più fare gli spettacoli che non voglio fare niente di niente che non capisco un cazzo che sono solissima che l’alcool e la droga purtroppo per me non sono una soluzione o almeno non la mia. Che ho sbagliato tutto.

Ho pure sbagliato a scrivere questo report stamattina ma d’altra parte è così, non vengo dalla luna, sono umana, oggi ancora di più dopo l’assassinio di Arrigoni sento il dovere e il diritto di riaffermare pure la dignità di questi miei umori un po’ meschini perchè io sono anche questo uffa.

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Apr 02 2011

guida intergalattica per attivisti, terzo episodio

Alla fine Francis è tornato dal Canadà, io ho tirato un sospiro di sollievo a dirla proprio tutta poichè mi ero pure fatta il viaggio che rimanesse a guardare le cascate per tutta la vita mesmerizzato dalla grandezza della natura e addio turnè con lucilla.
Invece è tornato bello giovane e ringalluzzito dal viaggio all’estero, l’ho fatto aspettare un’oremmezza sotto il sole cocente di questa precoce e impertinente primavera nell’unico giorno all’anno in cui l’indetto sciopero dei trasporti pubblici ha funzionato. La città era bloccata e io disperatamente cercavo di andare a ricogliere il mio Socio che lentamente e pazientamente ruminava banane sciogliendosi sotto l’ira di Apollo. Ma eccoci infine in auto verso sud con un’ora e mezza di ritardo e una discreta stanchezza accumulata per motivi disparati nei giorni trascorsi. Ci mettiamo un pochettino a tararci io maledetta sono superdiffidente e ogni volta che lui apre la bocca per dirmi una cosa qualquer io penso che mi comunicherà che non vuole più fare lo spettacolo. Sono tremenda, lo so, non mi fido di nessuno manco del mio Socio perchè lo so dentro di me che il giorno in cui comincerò a fidarmi lui zacchete mi farà il gesto dell’ombrello  (espressione tanto amata da un prof molto sexy che ho avuto la settimana scorsa e che però non si legge il mio blog quindi non lo sa che lo reputo sexy e anche se lo sapesse non credo che per questo mi farebbe passare il suo esame del resto a me di passare l’esame m’importa ben poco).
No, dicevo, io un po’ irrigidita come una vecchia mazza di scopa lui molto paziente, in fin dei conti è bello così, e con questo mood siamo giunti nientepopodimenocchè a Jesi. Ora io vorrei solo dire che in 13 anni di onoratissima carriera io a Jesi non avevo mai fatto uno spettacolo, non solo non lo avevo fatto a Jesi ma in nessuna città delle Marche e quindi mi è sembrata una cosa gigantesca e meravigliosa già l’occasione in sè ma poi dico, arriviamo, ci sono queste porte meravigliose che sembra di stare in un saloon, e oltre le porte un centro sociale immenso, indefinibile davvero, uno di quei luoghi che sembrano vecchissimi e nuovissimi insieme e infatti dentro ci sono persone che hanno età e storie differenti ma tutte superrilassate che io mi dico oh, mi sento proprio una star. Siamo al TNT, che tanto ne abbiamo sentito parlare, sono loro che hanno fatto partire questa cosa meravigliosa della Tunisia e poi insomma noi qui al TNT ci siamo arrivati attraverso i contatti dei contatti dei contatti, è stata proprio un’epopea, una di quelle cose che ti fanno dire benedetta sia la santa madonnina della rete e benedetti siamo noi che la sappiamo fare, la rete. Allora eccoci, qui ci hanno organizzato una serata apposta per noi e noi dobbiamo solo fare lo spettacolo, pure la quinta per l’effetto speciale ci fanno trovare, che io penso oh ma quanto si sbattono queste persone per far venire bene le cose. Io penso che ci vuole cura e ci vuole amore e mentre lo penso non lo so ma questo sarà il pensiero che mi accompagnerà lungo tutta la penisola nel resto del finesettimana.
Lo facciamo, lo spettacolo, e io non lo so come lo faccio, perchè i marchigiani non mostrano tutto l’entusiasmo di cui io avrei bisogno dopo due settimane trascorse senza replicare, sono un po’ incerta un po’ preoccupata e forse Francis anche, non so, ma fatto sta che alla fine proprio quando non me lo aspetto arrivano le persone e ci dicono che oh cavolo è stato proprio bello, grazie, e io ancora una volta penso che dovrei smetterla di giudicare tanto in fretta e rallentare un pochino il ritmo della paranoia.

Ma non è finita la serata perchè i compagni del TNT ci trattano proprio con rispetto e io quasi mi commuovo perchè non sono tanto abituata ci portano persino a mangiare e parliamo di cose serie e meno serie io  all’inizio sono un po’ imbarazzata perchè mangio l’agnello con le mani lo so è un pensiero stupido ma lo faccio, eh mica ci ho sempre in mente i massimi sistemi della diplomazia o il culo del mio professore no, a volte mi faccio le paranoie perchè mangio l’agnello con le mani mentre persone generose mi trattano proprio come se io fossi una vera artista e mi parlano delle difficoltà e della gioia di lavorare in un territorio che non conosco, e mi raccontano degli anni in cui io chissà dov’ero, e poi mi dicono pure che c’è un dolce buonissimo al mascarpone ma di fronte alla mia indecisione addirittura mi invitano a provarne due, di dolci!
Io faccio la ragazzina educata e ne mangio uno solo, sperando che Francis sia all’altezza di questa situazione e non si faccia soffocare dall’ammirazione come invece sto facendo io ascoltando tutti questi racconti. Ma poi ecco non è finita perchè ci troviamo in una stanza d’ostello e sono le due e tra tre ore dobbiamo alzarci e abbiamo salutato tutti dandoci appuntamento a Tunisi, proprio a Tunisi, tra pochissimo, e siamo emozionati per un sacco di cose diverse ma soprattutto per un fatto che Francis con la sua estrema capacità di sintesi riesce ad elaborare benissimo e io invece no. Siamo emozionati e felici perchè porca miseria io non lo so dove andrò a finire, forse è vero come mi ha detto Laura Mariani che questo spettacolo non lo venderemo mai perchè è troppo politico, forse è vero come mi hanno detto che mi sono giocata la carriera (ma quale, poi?) perchè mi sono esposta troppo, forse è vero che noi nei teatri non ci andremo mai che nessuno ci farà le recensioni forse anzi sicuramente questo è vero però cazzo noi abbiamo una cosa che tutti quegli altri che fanno gli scritturati e girano nei teatri non hanno e non avranno mai, noi ogni giorno con questo spettacolo entriamo dentro la vita delle persone e vediamo il loro mondo e loro con generosità ce lo mostrano e ci ospitano e con delicatezza ci rendono un po’ parte di cose che altrimenti non potremmo vedere ascoltare annusare toccare mai, questo abbiamo che nessuno nessuno ci può togliere, questa ricchezza che è già una memoria segreta che anche se un giorno chissà dove finiremo spinti dalla miseria ecco nessuno ce la potrà rubare.

(E comunque, al di fuori della provincia di Bologna,
il mascarpone di ieri è il migliore che io abbia mangiato in Italia. )

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Mar 08 2011

guida intergalattica per attivisti, primo episodio

c’era un pomeriggio di cielo strano al tippiò e noi con un’ora e mezza di ritardo sulla tabella di marcia. Un caffè che ci metteva una vita a venir su, mentre gli Oh the lady stone facevano le prove di un concerto che non avremmo visto.  C’era un poco di emozione. Un po’ tanta. Dissimulata, dissimulatissima, io sono tranquilla e tu?io pure. C’era la scenografia, che subito ha ricevuto il battesimo di un nome proprio. C’era  una pianura padana c’ero io che raccontavo storie ma non troppe c’era Francis che pure lui raccontava un pochetto.
C’era il Pedro tutto rimesso a nuovo che quando ci sono entrata quasi non mi sembrava lo stesso posto dove tredici anni fa entrai, senza casa e coi dreadlocks, a chiedere un giaciglio per la notte. C’erano tutte e c’erano tutti e tutte e tutti sapevano chi eravamo e ci sorridevano e chiedevano come era andato il primo marzo e domandavano se per caso avessimo bisogno d’aiuto.
C’era che a un certo punto non lo volevo fare più. C’era che Francis era troppo lontano là, in fondo alla sala. C’era che se era così lontano allora uffa sarebbe stato come farlo da sola, lo spettacolo. C’erano le persone. Improvvisamente. Che lo sapevano tutti che era un debutto. Un debutto dopo quanto e quale silenzio. E quando sono entrata in scena hanno applaudito, così, solo per darmi coraggio, per dirmi che erano là per me, nonostante tutta la cricca dei teatranti di Padaniacity m’avesse bellamente ignorata, loro invece erano là, cento persone, tutte per me tutte per noi, tutte in quel capannone a vedersi il teatro, cazzo, sfido io.
C’era che ero emozionata, e l’ho fatto durare troppo poco. E mi mancava la Ba che non c’era. E mi dispiaceva perche’ pensavo di averlo fatto male. E non volevo sentire nessun commento perchè avevo paura di quei sorrisi finti che so bene cosa significhino. Ma poi una persona che non conoscevo mi ha detto una cosa piccolapiccola, ma appuntita e brillante e allora ho pensato che anche solo per quella cosa ecco, sarebbe valsa la pena.
C’era l’intervista, che ci siamo sentite proprio delle rockstar.

Così è cominciata la nostra turnè. Una primavera precoce ci ha accolti lanciando bistecche da sei etti sul lago Trasimeno. Umili eroi a testa alta  si sono commossi alle nostre parole. Un bagno gelido e fradicio ci ha visti cambiarci zompettando. Una fatina m’ha scaldato l’acqua in un pentolino. Lacrime e risate e una sala che sembrava pienapienissima. Veramente, veramente, il calore eravamo noi. E Lafla e una degnissima rappresentanza di nipotini ci hanno fatti sentire a casa.

E poi la notte e i racconti della nostra ospite appena uscita fuori dal mondo delle fate dagli ombrelli rossi, e poi il viaggio, i saluti veloci perchè una volta che si è arrivati a Bulagna è tutto come prima tutto di nuovo metallico e ingranato e già non c’è più spazio già la turnè è sospesa fino al prossimo uicchend già penso che vorrei scrivere per gratitudine e per gioia e per timore di dimenticare ma anche non vorrei scrivere perchè troppe cose si sono chiuse a chiave nella magica valigia da sessanta euri già sogni e promesse imballati nell’astuccio dei cd già sono in ritardo e cazzo ho dimenticato le chiavi della macchina in una delle tasche di Francis.

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Mar 04 2011

guida intergalattica per attivisti

Mi sembra l’altroieri che me ne andai infuriata e terrorizzata dalla casa nella campagna e mi trasferii in questo bellissimo buco in viorfeo, e mi ripigliai il tempo le cose gli spazi ma soprattutto mi ripigliai la vita e ricominciò tutto l’infinito amore con la lotta.
Se voglio mettere un po’ di ordine proprio a quel giorno devo tornare, o forse al 30 novembre, le gambe di Francis davanti a me che correvano ferme come due colonne verso l’autostrada, e chi l’avrebbe detto poi che tre mesi dopo avremmo debuttato con la nostra guida intergalattica per attivisti, chi.
Se voglio mettere un po’ di ordine penso al lungo viaggio di ritorno e a quell’assemblea fatta con la neve che cadeva, proprio come oggi, il tippiò pieno di gente e i siti letteralmente intasati di storie che prepotentemente venivano fuori proprio da dentro, dal fegato dalle viscere da noi.
Non mi ricordo manco più come mi sia venuta l’idea, ma poi, è venuta a me, l’idea, o è venuta all’assemblea e io mi sono soltanto fatta un pochino di coraggio? E poi c’è stata la bellissima festa di fine anno e io ubriaca sugellavo il mio patto con Francis, che lui secondo me non si aspettava minimamente la marea di guai e di lavoro cui andava incontro.

A tutto questo penso stanotte, la notte prima della prima, penso a Francis e alla sua mania di mettere le sigle dappertutto, io sono diventata crv e lui fpl, e insieme facciamo ndvl, tutto intriso delle sue regole d’armonia surreale, e il suo spirito zen e io che dico no non si fa più niente, e lui che mi dice no dai facciamolo per questo e per quello, allora io lo voglio fare e lui ci ha la giornata che non ne può più e io gli faccio davanti agli occhi la prova più bella della galassia e lui allora lo vuole fare di nuovo, e il naso storto che secondo lui c’è qualcosa che non va, la politica parlata fuori alla finestra, e cazzo secondo te Francis esiste una cosa più intima di tutto questo ti rendi conto di quello che abbiamo in mano? ti rendi conto di quello che ci hanno messo in mano? e lui che dice forse l’unica cosa più intima avrebbero potuto essere le mutande e io che arrossisco perchè penso che ecco, qualche paio di mutande non mi dispiacerebbe vederlo.

E le cose che non si possono dire. E le prove al tippiò. E quelle nella stanza di Francis. E le telefonate che non si capisce. E il mio senso di colpa quando mi chiedo ma in fondo sarà vero che è anche questa politica? mi starò mica rinchiudendo? sarà che faccio la fine di Pentothal che ce lo caghi che sei un artista? E Lafla e Laire e l’Annina e Laste e tutt* quell* che in questi mesi hanno chiesto come procedevano le cose. E il tempo che passa e le cose che cambiano però quel giorno a Roma c’eravamo davvero ed è andata proprio così. E il debutto a Padaniacity che se ci penso sono terrorizzata e felice.

E lo spettacolo che non so come andrà, e se ci penso sono anni che non provo una cosa del genere e ho paura. Poi penso a quando finisce tutto guardo Francis e lui mi fa l’occhiolino. Penso che questo spettacolo per la prima volta lo condivido, lo condivido davvero, questo spettacolo non è solo mio io sono soltanto l’ultimo pezzettino ed è bellissimo pensarlo. Penso ai pezzi che ho dovuto tagliare fuori perchè non c’era tempo. Penso ai pezzi che ho aggiustato modificato per le maledette esigenze drammaturgiche. Penso alla gente che si è fidata di me e ha lasciato che lo facessi.

Penso a tutto questo e a mille altre cose che non so scrivere e non so mettere in ordine, penso alla turnè che ci aspetta, alla stanchezza all’incertezza penso.
Poi mi ricordo di quello che ci siamo ripetuti infinitevolte.

Ci siamo detti buonanotte, e nessuno è andato a dormire.     

Domani debuttiamo con non vengo dalla luna, la nostra guida intergalattica per attivisti.
Non facciamoci prendere dal panico.

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