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Apr 01 2012

there’s no limit to your love jeje

Alle quattro mi alzo ma solo perchè suona la sveglia, che sennò dormirei ancora anzi probabilmente mi farei una bella tirata fino a domani, che la domenica delle palme ci scambiamo un segno di pace e il mio segno di pace nei confronti di me stessa è fare un cazzo.

Allora quest’ultima settimana tra fughe effettive e finzioni di temporanei ritorni se ne è volata, io su e giù per l’Italia e infine di nuovo a chiudere le valigie per andarmene nientepopodimenocchè a CRAMPObasso. Che chi l’avrebbe mai detto che a 33 anni sarei tornata laggiù in quella terra dove Cristo non è arrivato perchè come tutti sanno si è fermato a Termoli. Andrò a Crampobasso senza troppe tragedie e lascerò che la genitrice mi bollisca la verdura e il genitore m’affianchi mentre corro attorno al campo sportivo cercando di rimettere in sesto il corpiciattolo nell’afflato salutista che mi piglia ogni primavera per poi andarsene in vacanza dopo mesi due. Me ne andrò a Crampobasso e fingerò di averne bisogno, così magari mi passerà e forse sai mai che divento adulta. Mi invento che sto attuando una strategia hegeliana e faccio tesi antitesi sintesi voilà, bignami della filosofia domestica, riavvicinamento al nucleo familiare di partenza, scioglimento di nodi, ascolto pazienza crescita maturazione adultità (lento deterioramento fino a totale marcescenza indi morte putrefazione e trasferimento nell’ossario amen).

Chiudo ancora una volta la mia nuovissima valigia rossa, comperata per fare un viaggio che non ha intenzione di cominciare, come al solito ho provato a mettere tutto in ordine, bustine di plastica e maglioni divisi per colore e consistenza, ma dopo mezz’ora mi son sfracicata le ghiandole sudoripare e ho ammonticchiato tutto a casaccio saltando poi sul bagaglio onde favorire la chiusura. Non sarò mai una ragazza ordinata, me lo diceva mio padre.

Svegliatami ore sedicinpunto, il Socio ancora ronfava e la Ire m’aveva fatto la pasta al pesce con la quale mi son sfamata, con grande soddisfazione, pescando direttamente dalla scodella e ciucciando rumorosamente i gamberetti, finoacchè non s’è alzato il vecchio e allora ci siam fatti la colazione a suon di pane e marmellata, che dobbiamo crescere. Bella, bella l’atmosfera della domenica mattina, dopo che il sabato notte s’è lavorato tutti insieme per fare una serata M.A.G.N.I.F.I.C.A. , bella l’atmosfera attorno al caffè mentre ci si racconta la quantità di cavi attorcigliati, limoni tagliati e simpatici aneddoti da bar mescolati a quel minimo di gossip che serve a farti passare le otto ore trascorse a spillare birre e fare vodka lemon e spiegare che purtroppo le cannucce sono finite.

Ma io dico, perchè tutta questa gente vuole le cannucce? questo è sempre il mio interrogativo ogni volta che faccio bar, perchè vogliono le stracazzo di cannucce? a me la cannuccia mi fa pensare all’ospedale, usa la bocca e deglutisci, diobbuono, per la cannuccia avrai tutta la tua vecchiaia. E invece questi vogliono le cannucce e a me mi vengono i nervi. Anche se ce le avessi non glie le darei, porcamiseria, io sono ideologicamente contraria alle cannucce.
Alle cinque si accendono le luci e noi dietro il bancone tiriamo un sospiro di sollievo poichè forse entro le sei saremo fuori, andremo a mangiare una briosccc e poi ci dedicheremo alle attività dei giovani tipo scherzare passeggiare fornicare (chi può) e chi non può ronfare abbracciati a cuscini pupazzi e amanti immaginari. Quando alle cinque si accendono le luci torna l’energia e quell’ultima ora di cocktail e fusti da cambiare passa tra le risate e gli scherzi mentre gli avventori si muovono sempre più in bilico nei loro mondi privati e se ce la fanno ti implorano di preparare l’ultimo rum e pera salvo poi crollarci il capo sopra e rovesciare tutto sul bancone. E per fortuna che si paga in anticipo.

Poi in un batter d’occhio si chiude tutto, si puliscono i bagni il palco la sala si spengono le luci si sale in groppa a motori e biciclette si dice ciaociao a domani ci si dilegua in giro per la città. Passando a piedi per il centro si finisce magari al mercato. Ti rendi conto che a quell’ora a Bologna sei l’unica a parlare italiano mentre attorno è tutto un ciaciare in cinese bengalese o sai tu cosa, profumo di cornetti attorno ma non un bar aperto. Alle nove di mattina ti fai l’ultima camomilla in segno di pace e poi le coperte faranno il loro miracolo.

Mi sono svegliata alle quattro e la domenica era bellissima.
Allora domani vado a Crampobasso ma in fin dei conti va bene così.
La felicità per mia fortuna è mobile e sparsa come una polverina in giro per il mondo, magari questa volta ne troverò frammenti pure là dove lasciate ogni speranza voi ch’entrate.
Intanto già è arrivata la pizza della domenica mentre si stappa una bottiglia di vino e scoppiano risate improvvise in sala da pranzo.
Ti stano felicità, ovunque tu sia.

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