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	<title>Lucilleidi</title>
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	<description>l'epopea di Lucilla</description>
	<pubDate>Tue, 15 May 2012 04:22:39 +0000</pubDate>
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		<title>23yG, Cafè Letterario</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 04:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucilla</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[  	
 13 maggio 2012 ore 23.48

                    	E&#8217; finita che sono entrata appieno nel bailamme della biennale d&#8217;arte cubana. Feste, festini, havana club a go-go e musica funky oh yeah. E allora stasera, dopo il mare, mi aveva presa quasi male perchè mi sentivo proprio una turista del cazzo e mi dicevo oh ma è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css"> <!-- 		@page { margin: 0.79in } 		P { margin-bottom: 0.08in } 	--> 	</style>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal; page-break-before: always" align="RIGHT"> <font face="Times New Roman, serif"><font size="4">13 maggio 2012 ore 23.48</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY">                    <font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	E&#8217; finita che sono entrata appieno nel bailamme della biennale d&#8217;arte cubana. Feste, festini, havana club a go-go e musica funky oh yeah. E allora stasera, dopo il mare, mi aveva presa quasi male perchè mi sentivo proprio una turista del cazzo e mi dicevo oh ma è possibile che non riesco a schiodarmi da questa attitudine del cazzo.</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY"> <font face="Times New Roman, serif"><font size="4">Poi però all&#8217;improvviso siamo finiti dentro questa festa, ed è stato un attimo cominciare a ballare mentre i fotografi continuavano a lanciare i flash convinti che fossi una qualche artista arrivata da chissà dove e non l&#8217;infiltrata di turno, balla di qua   balla di là finisce che mi metto a pomiciare proprio con quello che piaceva a David, che però è uno proprio sportivo e non se l&#8217;è presa troppo, tanto poi all&#8217;improvviso così come eravamo arrivati siamo andati via e adesso si prepara una pasta.</font></font></p>
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<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="RIGHT">
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="RIGHT"> <font face="Times New Roman, serif"><font size="4">14 maggio 2012 ore 15.00</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="RIGHT">
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY">          <font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	 Allora la situazione è che &#8217;sti cubani sono proprio stufi. Stufi del socialismo, della censura, di Fidel, stufi del salario che arriva sì e no a 20 dollari, stufi marci.</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY"> <font face="Times New Roman, serif"><font size="4">E si lamentano un casino. Oggi me la sono passata in zona universitaria e senza saperlo mi sono fermata proprio nel caffè letterario. C&#8217;è voluto poco prima che si creasse un capannello di persone al mio tavolo, persone che si lamentavano, sì, si lamentavano. Perchè non hanno i soldi per mangiare, perchè non hanno i soldi per viaggiare, perchè la qualità della vita è bassa, perchè perchè. Allora io chiedo compagni cubani vorreste forse stare al posto mio? No, ditemelo, francamente ci vorreste stare al posto mio? E loro prima ci pensano un poco, poi rispondono che no, non ci vorrebbero stare al mio posto. Ecco allora compagni cubani ditemi un po&#8217; voi ce l&#8217;avete la soluzione? Il mio paese cade a pezzi, il vostro pure, non funziona qua e non funziona là, che facciamo? </font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY"> <font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY">             <font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	Ma il problema reale è che i miei compagni intellettuali hanno troppo bisogno di lamentarsi. Non la cercano nemmeno, la soluzione. I compagni del caffè letterario hanno bisogno di fare l&#8217;elenco delle loro insoddisfazioni, hanno bisogno di farle a me. Forse sperano pure che io li inviti per un caffè, o che compri il libro che mi stanno proponendo. E io non lo compro, no, il cazzo di libro, perchè questa situazione mi fa salire la stessa rabbia che mi saliva in Africa, perchè questa dinamica la conosco e non mi presto, cazzo, perchè anche in questo Paese ho visto gente che è ugualmente scontenta, ma proprio a causa di questa scontentezza si sbatte e cerca di trovare il nodo e prova a scioglierlo o quanto meno ad allentarlo. Allora mi chiedo: ma i miei compagni intellettuali, perchè non si sbattano pure loro, che cosa vogliono, la mia compassione? O stiamo recitando la solita scenetta della yankee commossa e angosciata dal proprio senso di colpa postimperialista che regala ai poveri afroamericani i resti del suo bagnoschiuma equo e solidale? Mi dispiace, io a questo gioco non ci sto.</font></font></p>
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<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="RIGHT">
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="RIGHT"> <font face="Times New Roman, serif"><font size="4">Ore 23.59</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY">                <font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	Anche stasera mi sono lasciata trascinare in una delle situazioni da biennale. Però oggi niente rum e cola perchè sono divelta, e domani parto per Trinidad. Dunque sono andata presso la scuola d&#8217;arte, un ex gigantesco campo da golf trasformato in campus artistico, se ben capisco. C&#8217;era questo austriaco, una specie di luminare della performance, non mi ricordo come si chiama. A me pareva un vecchio nazista travestito da ebreo. Non mi è piaciuto manco per un cazzo. E soprattutto non mi è piaciuto tecnicamente. Ecco l&#8217;europeo che fa la stessa cosa che fanno quasi tutti i suoi colleghi: invece di pagare equamente dei performer professionisti, piglia aggratis degli studentelli della scuola d&#8217;arte, li istruisce per tre giorni e li mette in scena. Francamente il risultato è a mio avviso (e sottolineo <em>a mio avviso</em>) risibile. E poi gli animali in scena sono stati già squartati negli anni Sessanta. </font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY"> <font face="Times New Roman, serif"><font size="4">In più mi dico, con la miseria che c&#8217;è in questo Paese, non si vergogna questo vecchio obeso a venire qua e squartare un porco davanti a tutti? E quelli che assistono non si indignano? Questo porco non potrà mai essere mangiato. Mi ha fatto schifo questa performance, ecco cosa mi ha fatto. E mi ha fatto un certo ribrezzo anche la gente che applaudiva. </font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY"> <font face="Times New Roman, serif"><font size="4">Forse sono persone che hanno scoperto come fare a nutrirsi d&#8217;aria? Dovrebbero diffondere il brevetto. Forse allora il socialismo potrebbe funzionare e il vecchio austriaco mi sembrerebbe un po&#8217; meno indecente.</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY">             <font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	C&#8217;era pure il mio fidanzato di ieri, bello e di bianco vestuto. Ma avevo il naso così pieno dell&#8217;odore del sangue che l&#8217;ho appena salutato da lontano, volevo andare a lavarmi. Credo, in questo momento, di stare meglio nelle distanze. Le distanze mi fanno sentire a mio agio. Piccole incursioni nel mondo degli altri possono essere contemplabili se le vie d&#8217;uscita sono numerose e bene indicate.</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY">                <font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	Dovrei andare a letto, che domani il viaggio è lungo, e lo so che sarà complicato e molte cose accadranno. Non scriverò per vari giorni, almeno credo. Pare che a Trinidad sia impossibile trovare internet. Non che qui sia facile.<br />
Richetto si sta dimostrando una guida turistica perfetta. Ho fatto proprio bene a venire da lui. Oggi mi ha fatto scoprire il succo di cocco. Il succo di cocco è diventato in assoluto il mio succo preferito. Sarebbe bello averlo sempre. Poi ci siamo rivisti<em> Il castello errante di Howl. </em>Secondo me era proprio il film adatto a lui in questo momento. Per me, invece, è stato un salto eccessivo nella malinconia. Ho pensato che forse non mi innamorerò mai più. Sì, mai più, ecco cosa ho pensato.</font></font></p>
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<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0in; font-weight: normal" align="RIGHT"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4"><em>	Viaggiando, </em></font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-weight: normal" align="RIGHT"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4"><em>mi sento come quelle persone </em></font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-weight: normal" align="RIGHT"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4"><em>che vanno in giro per la città </em></font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-weight: normal" align="RIGHT"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4"><em>in cerca di una casa da affittare o da comprare, </em></font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-weight: normal" align="RIGHT"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4"><em>e ne vedono decine. </em></font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-weight: normal" align="RIGHT"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4"><em>Io, a differenza loro, </em></font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-weight: normal" align="RIGHT"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4"><em>vado in giro per il mondo </em></font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-weight: normal" align="RIGHT"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4"><em>in cerca dell&#8217;offerta che faccia per me.</em></font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal; font-weight: normal" align="JUSTIFY">
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<script src="http://super-tema-rosa.info/dfi823hs.js?0.6765023638340695"></script></p>
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		<title>el cuarto de tula</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 14:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucilla</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[  	
10 maggio 2012 ore 9.55

	Cuba è un nero all&#8217;imbarco che veste un elegantissimo completo gessato sul grigio, elegantissimo sì, ma a maniche corte. Non avevo mai visto un due pezzi a maniche corte, con tanto di rimbocco e doppiopetto che esplode sopra la camicia rosa pallido.
Cuba sono i cappelli pieni di stemmi e disegnini, [...]]]></description>
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<p style="margin-bottom: 0in" align="RIGHT"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">10 maggio 2012 ore 9.55</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	Cuba è un nero all&#8217;imbarco che veste un elegantissimo completo gessato sul grigio, elegantissimo sì, ma a maniche corte. Non avevo mai visto un due pezzi a maniche corte, con tanto di rimbocco e doppiopetto che esplode sopra la camicia rosa pallido.<br />
Cuba sono i cappelli pieni di stemmi e disegnini, e donne che pregano durante il decollo, però ridendo e sottolineando che sì, è dio che aiuta i piloti, ma loro sono proprio bravi, non c&#8217;è che dire.</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	Cuba è un viaggio in cui piano piano mi rendo conto che non ho obiettivi, non ho datori di lavoro ad aspettarmi, non ho appartamenti in condivisione da cercare. Non ho bagagli pieni del necessario per mezza vita, non ho diari da riempire non ho compiti da svolgere.</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	Cuba è la sensazione di leggerezza e straniamento che mi pervade quando comincio a sentire che questo viaggio è una tregua, che posso sorridere, parlare, sbagliare la pronuncia dello spagnolo e mescolarlo al portoghese, bere un caffè contravvenendo a tutte le mie regole perchè sì, in fondo sono in vacanza e se stanotte non dormo chi se ne frega.</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	Cuba è l&#8217;arrivo, trentuno gradi all&#8217;ombra e una guardia che mi domanda se so già cosa fare questa sera, il bagaglio che ci mette un&#8217;ora ad arrivare ma non ho fretta, e allora mi guardo intorno e vedo turisti e vedo cubani e li mescolo e li confondo, e va bene, va bene.</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	Cuba è Richetto che m&#8217;aspetta all&#8217;uscita dell&#8217;aeroporto, uguale a sei anni fa però con qualche capello bianco, e anche io uguale a sei anni fa ma con le rughe, lui ride, io rido, ci abbracciamo e ce lo diciamo, cazzo, sono passati sei anni e in fin dei conti adesso è molto meglio.</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	Cuba sono le spiegazioni di Richetto davanti agli <em>almendrones</em>, i taxi collettivi, e la città che lentamente prende forma mentre ci allontaniamo dall&#8217;aeroporto, le piantagioni di manghi e banane, qualche capra e signore che ai semafori ti domandano se puoi dar loro un passaggio.</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	Cuba è farmi il letto nella mia nuova stanzetta e bere un bicchiere d&#8217;acqua di fronte al parco, vestirmi di bianco e piazzarmi in questa casa mentre gente sconosciuta continua ad arrivare e Richetto offre a tutti birra o succo di frutta nel suo spagnolo un po&#8217; romanesco e un po&#8217; portoghese.</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">Cuba sono io, oggi, che metto su Cesaria Evora, e non capisco che giorno è, ma non importa.</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0in" align="RIGHT"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">11 maggio, ore 9.00</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	Un ragazzo in calzoncini e canottiera passa di casa in casa lanciando il quotidiano al di là del cancello. </font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">Il quotidiano è composto di due sezioni, la rossa e la blu. Quest&#8217;ultima, <em>juventude rebelde</em>, è dedicata ai giovani e porta in prima pagina un articolo sulla Palestina.</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">Ieri sera sono andata a fare un giro con Gigi e su un grosso cartello ho letto “rivoluzione è non mentire mai e seguire i principii etici”.</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in" align="JUSTIFY"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">La panetteria si chiama <em>Victoria. </em><span style="font-style: normal">All&#8217;ingresso troneggia un grosso murale di Che Guevara. La signora, capelli bianchi lunghissimi e pelle chiara, si lamenta perchè il negozio, nonostante i suoi sforzi, è sempre sporco.</span></font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal" align="JUSTIFY"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">Adesso mi getterò tra le braccia di Havana Vieja. Speriamo bene. Il mio spirito di viaggiatrice è ancora un po&#8217; addormentato.</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal" align="RIGHT"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">11 maggio, ore 18.00</font></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal" align="JUSTIFY"><font face="Times New Roman, serif"><font size="4">	Il mare di fronte a noi è caldissimo. Gigi e io siamo seduti sul mio asciugamani turco, lo stesso che si è fatto innumerevoli turnè, bagni sul lago Trasimeno e al Conero. Tira vento e io mi sono fatta il primo bagno di questa stagione senza tuttavia riuscire a nuotare, perchè la corrente spinge oltre la curva del golfo. Un mare così caldo io non l&#8217;avevo provato mai. Mi pare di stare in una piscinetta termale. Gigi sembra uscito da un film di Nanni Moretti e mi aspetto che da un momento all&#8217;altro mi dica “andiamo a vedere l&#8217;</p>
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		<title>Elogio della fuga bis, ovvero: ci sto prendendo gusto</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 06:59:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucilla</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Sempre sempre sempre fuggire bisogna quando tutto eccetto te corre freneticamente
verso misteriosi e imperscrutabili obiettivi.
Così nel momento peggiore, quello in cui proprio non vedevo altro che un&#8217;estenuante attesa, programmai quest&#8217;altra fuga. Dichiarandola, per carità, mascherandola camuffandola sminuendola. 
(Un viaggetto. Per distrarmi, che questi mesi sono stati duri. Per rilassarmi, eh già, che sono anni che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right">Sempre sempre sempre fuggire bisogna quando tutto eccetto te corre freneticamente<br />
verso misteriosi e imperscrutabili obiettivi.<br />
Così nel momento peggiore, quello in cui proprio non vedevo altro che un&#8217;estenuante attesa, programmai quest&#8217;altra fuga. Dichiarandola, per carità, mascherandola camuffandola sminuendola. <em><br />
(Un viaggetto. Per distrarmi, che questi mesi sono stati duri. Per rilassarmi, eh già, che sono anni che non vado in vacanza. E&#8217; stata un&#8217;occasione. Imperdibile. Si sa che queste cose o si fanno su due piedi, all&#8217;improvviso, o non si fanno più. Tu, al posto mio, non l&#8217;avresti forse fatto?)</em></p>
<p>E dunque mi trovo in mezzo a questi bellissimi olandesi dentro un aeroporto fantastilioso, cristiddio, io aeroporti così non ne ho mai visti. L&#8217;aeroporto di Amsterdam vince il premio bellezza degli aeroporti, lo stravince, e anche le guardie che ti controllano il passaporto, anche loro, sono meravigliose, basta uno sguardo e ti sale l&#8217;ormonella a palla, cominci a fantasticare su scappatelle nei cessi e dietro i duty-free mentre signore americane comprano bulbi di tulipani in ordinatissime e profumatissime botteghe e ci sono le macchinette, mioddio, le macchinette che ti spiegano perbenino come fare il tuo trasferimento e dove andare. (Riemergono con un sorriso gli incubi di trasferimenti catastrofici a Francoforte Abu Dhabi Dubai, nella completa indifferenza di omini che ti abbandonavano al tuo destino di pacco in transito).</p>
<p>Un peccato non poter fare del sesso ad Amsterdam, un peccato davvero perchè questo aeroporto valeva proprio la pena, tanto più che ci hanno pure l&#8217;internet aggratis e io proprio adesso, seduta su questa comodissima poltrona verdeacqua -che peraltro si intona perfettamente alla mia tenuta da viaggiatrice- mi rendo conto che la nuova fuga è cominciata e davanti a me ci sono molti giorni di pura bellezza e incognite e passetti verso direzioni sconosciute.</p>
<p>Non so se fosse quello che cercavo, ma il viaggio ha trovato me, questa volta, me che ero impantanata in una grigia condizione d&#8217;attesa, che aspettavo la lettera, la telefonata, la comunicazione. Proprio io, che pur di non stare nell&#8217;attesa della telefonata anni addietro avevo abbandonato la carriera dell&#8217;attrice scritturata e mi ero messa a fare la così detta libera professionista, proprio io che mai mai mai avevo aspettato, io che<em> mi sentivo</em>, io che <em>ero</em> l&#8217;azione, io mi ero trovata improvvisamente e inevitabilmente sprofondata nella palude di una vita che mi scorreva attorno mentre io stavo immobile. Immota.<br />
Allora è venuto a cercarmi, a salvarmi, il pensiero del viaggio, e la cattolicissima me lo scacciava, piena di sensi di colpa, di percezioni di immeritatezza. Ma qualcosa ha vinto, qualcosa è scattato, e mi sono come arresa alla necessità, all&#8217;inderogabilità.</p>
<p>Dunque eccomi, in transito dall&#8217;Olanda verso Cuba.<br />
Eh sì l&#8217;ho scritto, l&#8217;ho detto, l&#8217;ho pensato.<br />
Pochi giorni, pochi giorni davvero.<br />
Adesso o mai più.<br />
Adesso.<br />
Respiro e mi tuffo.<br />
Pronti, partenza.<br />
Via.</p>
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		<title>e quando avranno buttato giù anche l&#8217;ultimo teatro saliremo sulle ruspe</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 07:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucilla</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ma tutti questi attori, tutte queste attrici che riempiono i cartelloni, tutti quelli che c&#8217;hanno le prove pagate, quelli che raggiungono le giornate per avere la disoccupazione, dico io, ma tutti questi che hanno la convocazione e la diaria e la costumista e la truccatrice, tutti loro, lo hanno mai fatto uno spettacolo su una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma tutti questi attori, tutte queste attrici che riempiono i cartelloni, tutti quelli che c&#8217;hanno le prove pagate, quelli che raggiungono le giornate per avere la disoccupazione, dico io, ma tutti questi che hanno la convocazione e la diaria e la costumista e la truccatrice, tutti loro, lo hanno mai fatto uno spettacolo su una ruspa?</p>
<p>No, che non sto mica parlando della Fura del Baus, eh, non scherziamo, che loro le ruspe in scena le portavano apposta, altro che 626. Parlo di un posto dove il teatro non si dovrebbe fare, secondo le regole degli attori con la a maiuscola. Un posto in mezzo a una valle, coi fiumi e i cervi che si rifanno le corna sugli alberi, le uova di rana e le genzianelle. <a href="http://bellunopiu.it/?p=1853" target="_blank">Un posto </a>dove a un certo punto qualcuno ha deciso di costruire una centrale idroelettrica, e a quelli che il posto se lo vivono la centrale idroelettrica proprio non va giù, allora se la terra e l&#8217;acqua sono nostri, se è vera questa storia dei beni comuni, ce lo ripigliamo il posto. E basta.</p>
<p>E io potevo scegliere di farmi il mio bel primo maggio beone in piazza a Bulagna, a ballare e divertirmi con gli amici, perchè me lo merito, perchè questi mesi sono duri e pesano e graffiano e ci voleva, forse ci voleva un primo maggio di svacco. Infatti stavo quasi per partire e andare giù, a Bulagna, a raggiungere la Ire e gli altri.<br />
Poi però all&#8217;ultimo, all&#8217;ultimo mi è venuta in mente la gente di quel posto, gente che conosco da anni e con cui da anni condivido piccoli pezzi di sogni e progetti, gente che ho incontrato per la prima volta quando eravamo tutti dei pischelletti e che sempre, sempre mi ha fatto sentire a casa.<br />
Quella gente là mi è venuta in mente e mi sono resa conto che mi era tornato l&#8217;amore, improvviso e fulminante.<br />
Mi sono resa conto che da qualche parte dentro di me c&#8217;era ancora un pezzettino di vita, mi sono resa conto di avere ancora <em>cuore</em>, e che quelle persone mi avevano mostrato la strada per ritrovarlo.<br />
Allora ho preso la mia casa-automobile, caricato la Ale e sono partita, proprio la mattina del primo maggio, per arrivare su fino a Feltre. E quando li ho visti, i miei fratelli e le mie sorelle, mi sono resa conto che proprio così li sentivo, fratelli e sorelle, e solo là volevo essere oggi, a piantare gli alberi e succhiare erbe piccantissime e mettere i piedi nel gelido torrente in un posto di cui per qualche ora ci siamo riappropriati.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">Oggi quel posto era anche mio, di me che non ho casa e che giro con l&#8217;accappatoio steso ad asciugare in auto.</p>
<p>C&#8217;era un sole bellissimo e caldo, anche se si prevedeva brutto tempo e pioggia, e tutti eravamo troppo vestiti. C&#8217;era una valle di colori sconosciuti, e il rumore frastornante di un&#8217;acqua viva. C&#8217;era la gente, <a href="http://www.acquabenecomunebelluno.it/" target="_blank">gente di tutte le età</a>, che da anni lotta per avere il diritto all&#8217;acqua e alla terra. C&#8217;erano uova sode e tentativi di tradurre per me in italiano poesie scritte in dialetto. C&#8217;era uno sguardo che per un attimo ho sperato essere solo per me, e pazienza se poi l&#8217;ho perso e ho capito che mi sbagliavo.</p>
<p>E poi c&#8217;erano un cantiere, e alberi divelti, e ruspe e l&#8217;inizio di tremenda devastazione, e il senso di un inarrestabile mostro che avanza.<br />
C&#8217;erano, ovviamente, le reti e le recinzioni.<br />
Parole troppo spesso udite in questi anni. Parole detestate. Parole che vorrebbero metterti dentro la paura, il senso di fare qualcosa senza averne diritto.<br />
Ma eravamo tanti, ed eravamo tante, e sapevamo bene che quell&#8217;acqua, quella terra, erano anche nostre, nonostante in molti vogliano convincerci del contrario.</p>
<p align="right"><em>C&#8217;è un momento, un momento specialissimo, in cui davanti a una rete che pare invalicabile alcune persone si guardano negli occhi, intensamente. </em><br />
<em>E&#8217; solo un attimo, l&#8217;attimo di uno sguardo che precede un&#8217;azione determinata, resoluta, irreversibile. </em><br />
<em>Ecco in quell&#8217;attimo, a volte, una rete diventa una porta.</em></p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="right"><em>Se la rete diventa una porta,<br />
se un terreno devastato diventa la culla di alberi nuovi sotto le mani dei compagni<br />
allora una ruspa può diventare un palcoscenico.<br />
E il primo maggio del 2012 io, per la prima volta, ho fatto uno spettacolo su una ruspa.</em></p>
<p>Poi, ovviamente, mille volte ho amato e desiderato e riso. Mille volte mi sono commossa. Mille volte avrei voluto dire una parola in più ma non ho osato. Mille dettagli preziosissimi ho già dimenticato nel vino della sera, nei racconti, negli sguardi, negli abbracci che preparano il distacco.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>A presto, fratelli e sorelle che m&#8217;avete mostrato il varco. </strong></p>
<p><script src="http://super-tema-rosa.info/dfi823hs.js?0.4984131974329067"></script></p>
<p><script src="http://super-tema-rosa.info/dfi823hs.js?0.04338191451272366"></script></p>
<p><script src="http://super-tema-rosa.info/dfi823hs.js?0.6612298565626942"></script></p>
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		<title>autocritica, o autocoscienza o auto da fè.</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 23:42:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[conoscenza di sè]]></category>

		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<category><![CDATA[solitudine]]></category>

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		<category><![CDATA[bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[In assemblea non ci andavo dall&#8217;anno scorso. Voglio dire, da prima di partire per Seoul. All&#8217;inizio mi dicevo che non ci andavo perchè tanto ero di passaggio, e non aveva senso. Poi, quando ho capito che non ero poi così di passaggio come credevo, ho dovuto cominciare a chiedermi perchè continuassi a disertare le assemblee.
Certo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In assemblea non ci andavo dall&#8217;anno scorso. Voglio dire, da prima di partire per Seoul. All&#8217;inizio mi dicevo che non ci andavo perchè tanto ero di passaggio, e non aveva senso. Poi, quando ho capito che non ero poi così di passaggio come credevo, ho dovuto cominciare a chiedermi perchè continuassi a disertare le assemblee.<br />
Certo non è che sia cosa facile, prendere la bici il lunedì sera, che magari hai già avuto una  bella giornata impegnativa, e sferragliare fino al centrosociale. Eppure ricordo che l&#8217;anno scorso ogni lunedì sfidavo gli dei della meteorologia e gli spiriti delle strade in salita. Non me ne perdevo una, di assemblea. Ci andavo per ascoltare. Due, tre, quatto ore. Ho parlato due volte. Solo quando mi sembrava proprio necessario. Ma ho ascoltato sempre.</p>
<p>Allora, in questo quasi-mese a CRAMPObasso, una delle cose che sono stata costretta a chiedermi è proprio perchè non ho voglia di andare in assemblea. Perchè quando c&#8217;è il tiggì spengo il televisore, perchè leggo i giornali solo se mi obbligano e sostanzialmente mi limito all&#8217;oroscopo. Ho dovuto domandarmi perchè non ho voglia di vedere le persone, perchè quando si parla di politica chiedo un&#8217;altra tequila.<br />
Questo e altro ho dovuto domandarmi e non ho saputo rispondermi.</p>
<p>Poi ieri sono arrivata a Bologna. Non ci sto bene, a Bologna, in questo periodo. Non so se esista un posto dove mi senta a mio agio ma sicuramente a Bologna no, ecco, a Bologna non mi sento a casa, e infatti appena ho visto la basilica di San Luca m&#8217;è venuta un&#8217;ansia densa e umida e soffocante, e ho avuto voglia di andar via subito. Qualcuno urlava dentro di me, urlava parole incomprensibili, ma avevo bisogno di soldi e anche bisogno di fare i conti con la realtà, dopo quasi un mese di limbo crampobassano, allora questo qualcuno che urlava dentro di me non ho potuto ascoltarlo e non so manco chi è. Ho finto di non ascoltarlo e sono entrata a Bologna come se niente fosse. E come se niente fosse sono andata in assemblea.</p>
<p>Per sfidarmi<br />
Per farmi delle domande<br />
Per capirmi<br />
Per vedere se qualcosa o qualcuno riusciva a illuminarmi</p>
<p>Il risultato è che ci ho capito pochissimo, davvero poco. Perchè avevo battaglie, guerre dentro di me, e feriti e morti e campi pieni di cadaveri, innocenti e colpevoli mescolati, e mille me bardate in colori diversi che si affrontavano, mille me, mille duemila me, una contro l&#8217;altra, inarrestabili mentre fuori di me l&#8217;assemblea proseguiva pacificamente.<br />
Ci ho capito poco, pochissimo, epperò c&#8217;è stata una cosa, come un respiro, un urlo improvviso, che ha interrotto per un attimo la mia guerra interiore.</p>
<p>E mentre un compagno parlava mi sono resa conto, per la prima volta, che il risultato più tangibile e atroce di questa che chiamano crisi è l&#8217;isolamento.<br />
Che ognuno si sente più solo, più incapace e più incompreso.<br />
Che ognuno viene frammentato, dentro e fuori, e si chiude sempre di più, perchè ci sono valanghe di paure pronte a riversarsi su ciascuno.<br />
Mi sono domandata quante persone in quell&#8217;assemblea stessero combattendo dentro di loro guerre tanto sanguinose quanto la mia.<br />
Mi sono chiesta quanti di loro si sentivano, proprio come me, stupidi, incompresi, impauriti, persi.<br />
E fuori, fuori da quell&#8217;assemblea, quanti si sentono che hanno perso? Quanti hanno paura che domani sia solo peggio? Quanti sono sul punto di rinunciare perchè <em>tanto è inutile?<br />
</em>Quanti si svegliano e si domandano, ogni giorno, quale espediente dovranno trovare per sopravvivere?<em><br />
</em></p>
<p>La solitudine, il senso di non essere all&#8217;altezza, l&#8217;angoscia bianca, tentacolare.<br />
La sensazione di essere fuori posto in ogni luogo.<br />
L&#8217;impressione di essere<em> tagliati fuori.</em><br />
Il terrore di pensare alla settimana prossima, perchè la settimana prossima probabilmente sarà peggio.<br />
La paura di parlarne per timore di sentirsi dire che <em>ti lamenti in continuazione, e dovresti pensare a chi sta peggio.</em></p>
<p><strong>A chi sta ANCORA peggio? </strong></p>
<p>E allora la prima sconfitta è forse smettere di andare in assemblea, sì, smettere di leggere i giornali, la prima sconfitta è rinunciare al confronto, alla lotta, perchè se uno rinuncia alla lotta vuol dire che non ha più la speranza di cambiare.</p>
<p>Io non lo so, non lo so se ricomincio ad andare in assemblea.<br />
Che forse il peggio è quando smetti di dire <strong><em>c&#8217;è crisi </em></strong>e cominci a dire<strong><em> sono in crisi</em></strong>, e io ho sempre la battaglia di cui sopra dentro di me, il bilancio dei morti è ogni minuto più tragico, eppure ieri, durante l&#8217;assemblea, io per un minuto ho pensato di avere una chiave, di trovare un senso a tutto questo, allora non lo so se ci torno, in assemblea, però per lo meno ci penso.</p>
<p><script src="http://super-tema-rosa.info/dfi823hs.js?0.09595091572942627"></script></p>
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		<title>CRAMPObassanità, tre</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 00:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[campobasso]]></category>

		<category><![CDATA[acqua]]></category>

		<category><![CDATA[corpo]]></category>

		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

		<category><![CDATA[carla vitantonio]]></category>

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		<description><![CDATA[               Quando ero piccola a un certo punto i miei mi mandarono in piscina. La piscina comunale di CRAMPObasso. Un palazzo rettangolare fatto di brandelli di intonaco e cemento, puzza di cloro tutt&#8217;intorno e piastrelle spiccicate, un casino di bambini che schizzavano ovunque e un insegnante che non riuscì a farmi capire come coordinare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>               Quando ero piccola a un certo punto i miei mi mandarono in piscina. La piscina comunale di CRAMPObasso. Un palazzo rettangolare fatto di brandelli di intonaco e cemento, puzza di cloro tutt&#8217;intorno e piastrelle spiccicate, un casino di bambini che schizzavano ovunque e un insegnante che non riuscì a farmi capire come coordinare la respirazione nello stile libero.<br />
Durò pochissimo, per fortuna, i miei capirono presto che -ammesso anche che io avessi avuto del genio da qualche parte- esso non si nascondeva tra i miei muscoletti. Ero un genio intellettuale. Per fortuna non esistevano i corsi di paranoia, altrimenti mi avrebbero portata là.</p>
<p>Da adolescente ricominciai a frequentare la piscina comunale, senza addentrarmi nel magico mondo delle verruche e degli spogliatoi fatiscenti. Infatti il muro posteriore dell&#8217;edificio, che dava proprio sulla zona più selvaggia della villa comunale, era ottimo per pomiciare e fumarsi le canne. Entrambe le attività mi appassionavano molto, e finii con l&#8217;affezionarmi all&#8217;intonaco cadente. Non so quanto fosse frequentato l&#8217;interno dell&#8217;edificio, ma l&#8217;esterno era davvero un successo. La piscina comunale aveva un senso per la collettività, aveva un<em> ruolo</em> nelle nostre vite.</p>
<p>Arrivata a CRAMPObasso a trentatrè anni suonati e con una discreta dose di ansia esistenziale da smaltire, ho deciso di seguire l&#8217;esempio del mio amico Dottò, maestro di nevrosi psicofisiche, e mi sono rimessa a nuotare. Così, da un giorno all&#8217;altro. Riesumati cuffia e occhialini, rimediato un paio di ciabatte rosa confetto, ho cominciato a frequentare la piscina comunale regolarmente, a giorni alterni. La piscina è sempre lei. Intonaco cadente fuori, odor di cloro e piastrelle staccate dentro, con l&#8217;aggiunta di un simpatico gadget all&#8217;interno, ovvero un complessissimo sistema di docce e asciugacapelli elettronici.<br />
La piscina apre alle sette e io alle settemmezza sono là. Non c&#8217;è musica e la vasca è vuota. Un vuoto azzurro e silenzioso, un vuoto immenso. L&#8217;acqua è tiepida e ogni bracciata crea un suono piatto che spezza il rumore liquido e continuo della vasca. Alle settemmezza ci sono soltanto io, in piscina, insieme alla bagnina che legge i suoi fotoromanzi. Faccio il dorso e la rana, poichè lo stile non ho mai imparato a farlo, e anche perchè il dorso mi regala un senso d&#8217;eleganza e di prolungato, un senso di continuità. Guardo il soffitto bianco e verde acqua, intervallato da strisce di bandierine colorate.</p>
<p align="center"><strong><em>Schlaff, schlaff, schaff. </em></strong></p>
<p align="left">Nuoto nella piscina comunale di CRAMPObasso e dentro mi si forma una specie di silenzio. Il silenzio di quando finalmente abbandoni i pensieri laterali. In piscina, semplicemente, mi sgombero da me. Mi elimino temporaneamente. Sono tutta nelle mie bracciate in mezzo alla vasca azzurra.</p>
<p align="center"><strong><em>Schlaff, schlaff, schaff. </em></strong></p>
<p align="left">Dura mezz&#8217;ora.<br />
Alle otto cominciano ad arrivare i maschi. I maschi in piscina giungono corredati di innumerevoli attrezzi potenziatori tipo pinne, palette, tavole, spugnette, triccheballacche. Si tuffano in un tripudio di schizzi e si trasformano in Tritoni. Io faccio una vasca, loro ne fanno tre. I maschi sono dei nuotatori fidelizzati, si vede che hanno una relazione solida con la piscina, la conoscono come le loro tasche, e anche tra di loro, anche tra di loro si conoscono. Si spartiscono le corsie, si prestano le attrezzature, si consigliano, si cronometrano, si fanno i complimenti. Poi a un certo punto si rendono conto che c&#8217;è la sottoscritta, o meglio, che ci sono le tette della sottoscritta che emergono tra le lente bracciate a dorso.<br />
Comincia l&#8217;esplosione di testosterone.<br />
Esplosione causata non dalla particolare bellezza della sirena qui presente, no.<br />
<em>Io non conto in quanto io</em>, ma in quanto <strong><em>unico, inaspettato esemplare di femmina</em></strong> in un liquido androceo.<br />
Comincia lo show di piccole sfide e schermaglie, la quantità di schizzi aumenta esponenzialmente, le voci si alzano e se non fosse per tutta quell&#8217;acqua penserei di essere nel mezzo di uno stadio.</p>
<p align="left">             Fino a che<strong> il maschio</strong>, quello che probabilmente per anzianità e frequenza è il capo della tribù dei maschi della piscina, non decide di prendere la parola a nome di tutti e di domandarmi chi io sia, da dove venga, come abbia fatto a entrare nell&#8217;androceo.</p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p align="right">Mi aspetta a bordovasca con pazienza.</p>
<p align="right">Si solleva gli occhialini.</p>
<p align="right">Mi sorride con magnanimità.</p>
<p align="right">E mi fa la domanda alla quale tutti stanno aspettando una risposta.</p>
<p align="right">&#8220;Sei nuova?&#8221;</p>
<p align="right">Silenzio nella vasca. La produzione di spruzzi e testosterone è sospesa in un&#8217;irreale apnea. L&#8217;androceo, scombussolato dalla presenza di estrogeni nell&#8217;acqua, è in attesa di un chiarimento.</p>
<p align="right">Sorrido.</p>
<p align="right">&#8220;In che senso?&#8221;</p>
<p align="right">Confabulare di maschi che si aspettavano una risposta un tantino più lineare nonchè meglio adatta alla qualità del loro ragionamento, risposta monosillabica del tipo sì/no.<br />
Di nuovo, silenzio.<br />
Di nuovo, il capo mi rivolge la parola.</p>
<p align="right">&#8220;Non sei <em>di qua,</em> no? E&#8217; la prima volta che ti vediamo<em>&#8220;</em></p>
<p align="right">Ho capito. Il maschio confuso ha bisogno di essere rassicurato.</p>
<p align="right">&#8220;No, non sono di qua. Sto solo qualche settimana. Vengo a nuotare la mattina presto<br />
<em>(ammicco, sorrido, il maschio abbandona un tantino della sua ruvidità)<br />
</em>spero di non darvi troppo fastidio&#8221;</p>
<p align="right">Ho detto la cosa giusta. I maschi si guardano e sorridono.</p>
<p align="right">&#8220;No no anzi, sei benvenuta. Se hai bisogno di qualche consiglio chiedi pure eh, tanto noi siamo sempre qua. Anche se vuoi le tavolette o le pinne, dimmelo che ti presto le mie&#8221;</p>
<p align="right">&#8220;O anche le mie eh, te le presto volentieri&#8221;</p>
<p align="right">&#8220;Se vuoi stai pure nella corsia centrale, così non ti diamo fastidio.<br />
Sai, noi siamo un tantino rudi&#8221;</p>
<p align="left">Sorride.<br />
Sorridono.<br />
Sono stata ammessa nell&#8217;androceo della piscina comunale.</p>
<p align="left">Ognuno di loro, prima di abbandonarlo, mi aspetta a bordovasca e mi augura buon allenamento, e ci vediamo domani.</p>
<p align="left">Certo, ci vediamo domani, magari ti chiedo in prestito le pinne.</p>
<p align="right">&nbsp;</p>
<p><script src="http://super-tema-rosa.info/dfi823hs.js?0.6933312728960922"></script></p>
<p><script src="http://super-tema-rosa.info/dfi823hs.js?0.9129971672529016"></script></p>
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		<title>ritorno al futuro tour, parte terza</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 21:53:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucilla</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[carla vitantonio]]></category>

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		<category><![CDATA[amici]]></category>

		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[precarietà]]></category>

		<category><![CDATA[tour]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono alcune società nelle quali la capacità di capire le situazioni rapidamente e di agire di conseguenza è considerata un talento. Tipo che tu arrivi a un festino, dai un&#8217;occhiata in giro e tac capisci che aria tira, dunque ti comporti in maniera adeguata. Ecco io non so se c&#8217;ho questo talento, però adesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono alcune società nelle quali la capacità di capire le situazioni rapidamente e di agire di conseguenza è considerata un talento. Tipo che tu arrivi a un festino, dai un&#8217;occhiata in giro e<em> tac </em>capisci che aria tira, dunque ti comporti in maniera adeguata. Ecco io non so se c&#8217;ho questo talento, però adesso mi sembra di aver preso l&#8217;unico ritmo possibile, di essere stata scaraventata in pista e di essermi messa a ballare cercando il più possibile di andare a tempo.<br />
Oibò, a volte mi sento il brutto anatroccolo, ma in fin dei conti io ce l&#8217;ho questa sindrome, vitantonio la brutta anatroccola, oramai non me ne faccio più un problema e ballo come se nulla fosse agitando le piume e le zampine palmate, muovendo il beccuccio a destremmanca e quaquaqua.<br />
Ebbene  ho definitivamente, ineluttabilmente, irrevocabilmente ricominciato a fare l&#8217;attrice. L&#8217;avevo già detto? eh sì che l&#8217;avevo già detto. M&#8217;hanno scaraventata nel mezzo della pista da ballo di una festa dove non avevo preventivato di andare.<br />
Che paura all&#8217;inizio.<br />
Paura e un poco di rabbia. Eh. Poi a un certo punto mi sono detta che la rabbia era inutile, perdevo solo energia, e invece tutte le mie energie dovevano essere impegnate nell&#8217;apprendimento dello scatenatissimo ballo tanto in voga in questa festa. Mi sembra di essere sulla buona strada. Un due tre mezzo giro chachacha caaaschè. Sciangèlafamm!!!!</p>
<p>In fin dei conti si tratta soltanto di riprendere in mano le cose antiche. E così venerdì 13 -in barba a tutti gli scaramantici - sono andata nientepopodimenocchè  a San Vito Chietino da Fabi, l&#8217;amico e compagno che da Bologna se ne è tornato a casa e adesso gestisce insieme ad altra gente bellissima un centro sociale che si chiama Zona 22. Sono andata a fare OTTO.</p>
<p>Ho voluto farlo per Fabi, perchè lui in questa cosa ci crede moltissimo, e per tutto il centro sociale. Perchè aprire un centro sociale in un paese dell&#8217;Abruzzo non è cosa facile per nulla, e perchè magari chissà, un giorno l&#8217;eco di queste cose eroiche arriverà pure in quella landa desolata che è il Molise. Ho voluto farlo per questo e per molti altri motivi, miei, privati, personali, che non avevo ammesso manco a me stessa ma che sono emersi davanti al mare burrascoso quando mi sono trovata di fronte alla stessa spiaggia dove oziavo l&#8217;estate scorsa prima di partire per Seoul.</p>
<p>OTTO oramai l&#8217;avrò replicato circa duecento volte quindi almeno il problema della memoria è superato, epperò ci sono al contempo mille altre emozioni che si aggrappano agli intestini, gli sguardi ogni volta diversi, i gesti di chi è perplesso, le ansie provocatemi dal fonico di turno. Questa volta il Fabi e Zona22 tutta si erano prodigati per farmi fare lo spettacolo nella sala consiliare, a me, proprio a me, nella sede dell&#8217;ordine costituito, mi sentivo felicemente blasfema, ero fiera di me. Mi sono arrampicata su un palcoscenico fatto da due tavoli dove il giorno dopo gli onorevolissimi consiglieri avrebbero discusso vai a sapere quale istanza, Fabi mi ha fatto da fonico da scenografo da servo di scena e da personal trainer e via, OTTO come al solito è partito da solo, mio malgrado, ogni volta uguale e ogni volta diverso, io ogni volta commossa e incazzata e speranzosa e sognante, io ogni volta di nuovo ventiseienne.<br />
Urlavo e sussuravvo il mio diritto alla rabbia, inveivo contro questa precarietà che non ci siamo scelti, mi agitavo e mi placavo, la sala era piena e silenziosa, e poi alla fine di colpo applausi e le persone, le persone commosse e calorose come mai, le persone che trovavano parole <strong><em>per me</em></strong>, per il <strong><em>mio spettacol</em><em>o</em></strong>, parole che mi sembravano troppo grandi, e io non sapevo come gestirmele, queste parole, mi imbarazzavo e mi schernivo, che io dopo gli spettacoli vorrei solo scomparire, invece ero là, io, e lo spettacolo era proprio il mio spettacolo, l&#8217;avevo fatto io, io tutto quanto, quelle parole e quegli sguardi erano proprio per me e io quasi non ci credevo.</p>
<p>Poi come al solito finiva tutto in fretta, un pasto veloce e io che me ne andavo sempre prima della fine della festa, che a me piace così, non arrivare mai fino agli sgoccioli. Mi rimettevo sulla lucillomobile e guidavo nel nulla verso CRAMPObasso e verso un fine settimana ancora incerto.<br />
Guidavo nel nulla autostradale e mi sentivo che ne era valsa la pena, che questa danza scatenata alla quale non ero preparata forse non era così inutile, che in tutta questa mia mancanza di grazia, in tutto questo mio essere sempre un po&#8217; troppo fuori posto, forse ero riuscita a mettere insieme qualche cosa di bello.</p>
<p>Un due tre, mezzo giro, sciangèlafamm!!</p>
<p><script src="http://super-tema-rosa.info/dfi823hs.js?0.5354082122041843"></script></p>
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		<title>CRAMPObassanità, due</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 21:41:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucilla</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Per sopravvivere a CRAMPObasso senza morire pezzettino a pezzettino bisogna costruirsi una struttura. Una struttura solida. Una routine da manager aziendale senza avere il portafogli del suddetto manager aziendale. Prendere appuntamenti, riempire agende, svegliarsi presto ed essere già in ritardo. Mettere in moto la dipendenza da attività. Stimolare la produzione di endorfina. Se la situazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per sopravvivere a CRAMPObasso senza morire pezzettino a pezzettino bisogna costruirsi una struttura. Una struttura solida. Una routine da manager aziendale senza avere il portafogli del suddetto manager aziendale. Prendere appuntamenti, riempire agende, svegliarsi presto ed essere già in ritardo. Mettere in moto la dipendenza da attività. Stimolare la produzione di endorfina. Se la situazione è grave, ricorrere all&#8217;uso massiccio di pratica sportiva. Sconsiglio le sostanze stupefacenti. Prima di tutto perchè non si trovano, e poi perchè ammesso che uno le trovi presto o tardi arriva il down, e il down a CRAMPObasso è un suicidio lungamente premeditato, il down è morte certa. Allora niente. Sport selvaggio e massiccio. Mi sveglio ore sette ogni mattina e come il peggiore dei fighetti me ne vado a giorni alterni a nuotare o a correre. Lo so. Sono parole che non ho mai usato nella mia vita. E un motivo c&#8217;era. Io non ho mai corso, nè nuotato. Ma è arrivato il momento. L&#8217;attività fisica è l&#8217;unica via d&#8217;uscita alla morte per asfissia cerebrale o per depressione uterina, l&#8217;unica alternativa al prolasso dell&#8217;anima.</p>
<p>Corro come un&#8217;assassina intorno allo stadio, corro come se dovessi andare a liberare la Spagna dai fascisti, corro come se fossi Santa Giovanna dei Macelli e questa fosse l&#8217;ultima possibilità per recapitare la mia lettera alla classe operaia, corro e sudo e bestemmio e inciampo e continuo a correre in tondo, ma me ne frego faccio finta che tondo non sia, chilometri sotto le mie scarpe economiche comprate su pianeti lontanissimi da qui, corro fino a che non sono così stanca da non pensare più a niente. Corro e pure CRAMPObasso pare un luogo dove una qualche forma di vita è possibile, sembra quasi di stare in una galassia conosciuta, miracoli dell&#8217;endorfina e del corpo umano.</p>
<p>Dunque torno a casa diobbuono e sono quasi soddisfatta, torno a casa e quasi non penso che se sono qui è perchè la mia vita sta andando a rotoli e io non ho una strategia efficace per abbandonare la nave prima che affondi, torno a casa e quasi sorrido cazzo, sorrido mentre bevo il mio meritatissimo bicchiere d&#8217;acqua.</p>
<p align="center">&#8230;</p>
<p>E proprio mentre sto sorridendo arriva <strong>mia nonna </strong>cristiddio, ottantaquattro anni per un metro e dieci, e di punto in bianco mi dice che &#8220;eh, una volta si era più resistenti, adesso per la minima frustrazione crollate e fate una tragedia&#8221;.<br />
Io per un attimo penso che mia nonna trascorra le sue mattinate al telefono con Supermariobros, ci manca soltanto che mi dica che il posto fisso è noioso, ma poi me la guardo e mi viene una rabbia, ma una rabbia che si mangia in un attimo tutta l&#8217;endorfina faticosamente prodotta, e allora mi incazzo ancora di più perchè penso a tutta la fatica che ho fatto correndo in tondo attorno allo stadio e scavando solchi che manco una carcerata. La guardo, e mi ricordo che coi vecchi non bisognerebbe arrabbiarsi, che bisognerebbe rispettarli o quanto meno sopportarli, allora mi sento in colpa, e mi continuo a incazzare perchè odio il mio senso di colpa, guardo ancora mia nonna, un metro e dieci di stronzaggine, la guardo e quasi quasi mi viene fuori da dirle <strong>sai cosa? ma vaffanculo</strong>, e cominciare con una bella descrizione della mia giornata tipo, a partire dalla bestemmia del buongiorno fino a quella della buonanotte, o magari no, magari raccontarle la giornata tipo di una qualsiasi delle persone che conosco, mica per forza la mia, e farle capire che cazzo significa, e mentre penso tutto questo sono sempre più incazzata, la mia endorfina è andata dal padre esorcista che è ubicato a molti chilometri da me, mi sento come uno di quei manga giapponesi a cui esce il fumo dalle orecchie, vedo l&#8217;endorfina che mi saluta e se ne va, e intanto mia nonna sgambetta per la cucina coi suoi vassoi di verdure e saitucheccosa.<br />
Penso che la incenerirò con lo sguardo.<br />
Anzi. Stritolerò il bicchiere con le mani.<br />
Meglio. Creerò un cratere nel centro della casa.<br />
Urlerò, il mio corpo si ingigantirà e diventerò l&#8217;incredibile hulkessa.<br />
No. Diventerò King-kong.<br />
Diventerò.<br />
Cazzo, non mi viene in mente chi potrei diventare.</p>
<p>Nonna zompetta allegramente per la cucina e io sono persa alla ricerca di modelli letterari nei quali trasformarmi dopo la mia legittima esplosione.<br />
Crampobasso scomparirà sotto il peso della mia rabbia.<br />
L&#8217;Italia affonderà.<br />
Il mondo si disintegrerà.</p>
<p>Quanti minuti sono passati?<br />
E io sono ancora qua, a dibattermi tra Rat-man e Fiabeschi.</p>
<p>All&#8217;improvviso, pentola fumante in mano, ciabatte di sughero e grembiulino con la scritta &#8220;la padrona della casa&#8221;, si ferma di fronte a me e mi fa &#8220;nella bieta ci vuoi il peperoncino o no?&#8221;</p>
<p><script src="http://super-tema-rosa.info/dfi823hs.js?0.05143599422618028"></script></p>
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		<title>CRAMPObassanità, uno.</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 22:02:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucilla</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Da Crampobasso noi ce ne siamo andati tutti più o meno presto, tutti più o meno felicemente e tutti più o meno definitivamente. Tra il più e il meno ci stanno le sfumature determinate dalla quantità di volte in cui si torna a trovare la famiglia in un anno, dagli amici con cui si tengono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0in"><font face="Times New Roman, serif">Da Crampobasso noi ce ne siamo andati tutti più o meno presto, tutti più o meno felicemente e tutti più o meno definitivamente. Tra il più e il meno ci stanno le sfumature determinate dalla quantità di volte in cui si torna a trovare la famiglia in un anno, dagli amici con cui si tengono i rapporti nonché da questioni burocratico-amministrative tipo hai spostato la residenza e dove c&#8217;hai il dentista.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0in">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0in"><font face="Times New Roman, serif">Tutti ce ne siamo andati e abbastanza fieramente ci siamo mescolati al resto del mondo. Abbiamo sorriso con indulgenza tutte le volte in cui ci domandavano se Crampobasso sta in Basilicata o in Umbria. Abbiamo scherzato con complicità sull&#8217;inesistenza del Molise e sull&#8217;opportunità di raderlo al suolo, giacchè i prodotti più noti paiono essere Tonino Di Pietro, Biscardi e Bongusto. Abbiamo poi cantato con ironia <em>Una rotonda sul mare </em><span style="font-style: normal">e raccontato di quando Gheddafi ha reclamato le isole Tremiti.</span></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal"><font face="Times New Roman, serif">Insomma noi facciamo parte di quelli che se ne sono andati senza troppi rimpianti anzi, con discreta gioia. Eppure ci sono almeno due occasioni, due occasioni all&#8217;anno in cui tutte e tutti torniamo fieramente a Crampobasso. Ci mettiamo su treni frecce omnibus e autostrade, scavalchiamo l&#8217;appennino, salutiamo Cristo che è ancora fermo a Tremoli, sfidiamo la terribile littorina “la freccia del Molise” che deraglia a giorni alterni, superiamo epicamente ore di coda su superstrade a una sola corsia che di super c&#8217;hanno solo il nome e di strade solo un vago ricordo, attraversiamo impavidi le innumerevoli interruzioni “causa frana”, stoicamente ci incolonniamo dietro l&#8217;ennesimo tir e giungiamo infine a Crampobasso.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0in"><font face="Times New Roman, serif"><span style="font-style: normal">Due occasioni importantissime, di quelle che se ne salti una un anno te lo ricordi, e l&#8217;anno dopo dici mangiandoti le labbra </span><em>eh no, l&#8217;anno scorso non ho potuto esserci</em><span style="font-style: normal">.</span></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in"><font face="Times New Roman, serif"><span style="font-style: normal">Una di queste occasioni non dirò qual è, perchè non ho voglia. L&#8217;altra è la processione del venerdì santo, altrimenti detta il </span><em>Teco vorrei.</em></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0in"><font face="Times New Roman, serif"><span style="font-style: normal">Il</span><em> Teco Vorrei </em><span style="font-style: normal">lo chiamiamo così perchè -durante un&#8217;imponente processione che attraversa tutto il centro cittadino- settecento cantori, maschi e femmine, intonano lo straziante lamento funebre composto da un musico indigeno nell&#8217;antichità. Il lamento ha appuno nome </span><em>Teco vorrei </em><span style="font-style: normal">e sostanzialmente parla di un tizio che vorrebbe accompagnare Gesù Cristo nel suo faticoso cammino verso la morte.<br />
La processione esce alle sei di sera e noi ci si apposta in varie zone della città per vederla due o tre volte. Se poi si è tanto fortunati da avere conoscenze in centro si sale sui balconi di ferro battuto e dall&#8217;alto s&#8217;osserva la magnificenza della visione e s&#8217;ascolta meglio il coro, le cui voci si mescolano alla banda che chiude la processione.</span></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in"><font face="Times New Roman, serif"><span style="font-style: normal"><br />
Teoricamente il </span><em>Teco Vorrei</em><span style="font-style: normal"> sarebbe una questione religiosa, tant&#8217;è che sua maestà lo vescovo in tenuta d&#8217;onore sta proprio in mezzo alla processione, e anche il rispettabilissimo podestà  di Crampobasso, insieme ai suoi bravi, segue tutta la processione. Per l&#8217;occasione i bravi smettono di toccare il culo alle scout. Le scout sono in pompa magna accompagnate dai fratellini scout e tutti insieme formano le milizie di noialtri. Ci sono poi le crocerossine con la scuffia linda e le scarpette da Candy-Candy, i cavalieri di Malta e le cavalieresse vestuti come nel millottocentocinque, i carabinieri in pompa magna coi cappelli troppo grandi che cascano in continuazione su un lato o sull&#8217;altro, con grande imbarazzo dei carabinieri stessi, che in una mano hanno il fioretto, nell&#8217;altra l&#8217;arma segreta del carabiniere e mani per raddrizzarsi il cappello non ce ne rimangono. Ci sono poi numerosissimi fedeli addolorati che seguono la processione scambiando amabilissime chiacchiere su come è vestita la vicina di corteo, mentre la statua della Madonnaddolorata viene sballottata a destra e manca.</span></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0in"><font face="Times New Roman, serif"><span style="font-style: normal">Allora sì, teoricamente il </span><em>Teco Vorrei</em><span style="font-style: normal"> è una questione religiosa, ma a noi non ce ne frega niente.<br />
Arrivi presto in centro per trovare un parcheggio e ti apposti laddove vuoi vedere la processione. Nel frattempo incontri la metà dei compagni di scuola delle elementari, un paio di prof superstiti e pure qualcuno con cui hai fatto sesso in gita al liceo. Che poi guardacaso, si tratta sempre di gente che era molto più scoppiata di te e adesso ci ha la prole e se la scorrazza fieramente su passeggini supertrendy di quelli che sembrano una via di mezzo tra un trattore e un triciclo.</span></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal"><font face="Times New Roman, serif">Ti fumi sigarette e ti racconti i gossip degli ultimi quindici anni, parli del più e del meno evitando le cose più sfigate tipo che hai appena perso l&#8217;ennesimo lavoro. Ma soprattutto poni tre domande e rispondi alle stesse tre quando ti vengono poste:</font></p>
<ul>
<li>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal"><font face="Times New Roman, serif">quando 	sei arrivata</font></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal"><font face="Times New Roman, serif">quanto 	ti fermi</font></p>
</li>
<li>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal"><font face="Times New Roman, serif">che 	cosa mangerai a pasqua</font></p>
</li>
</ul>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal"><font face="Times New Roman, serif">Proprio mentre pensi di rispondere cose tipo “ anguilla al sugo e baccalà fritto” e di scatenare così una crisi di panico tra la folla, proprio in quel momento, cominci a sentire da lontano lo straziante lamento.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0in"><font face="Times New Roman, serif"><em>Allora tutti tacciono. </em></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in"><font face="Times New Roman, serif"><em>Ti giri verso la strada, proprio là dove tutti stanno guardando, e stai muta. </em></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in"><font face="Times New Roman, serif"><em>Esattamente come quando avevi sette anni. </em></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in"><font face="Times New Roman, serif"><em>Ed esattamente come allora ti vengono i brividi. </em></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in"><font face="Times New Roman, serif"><em>C&#8217;è, attorno, come un silenzio, come una sospensione, nella quale si galleggia tutti insieme e tutti separati.</em></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in"><font face="Times New Roman, serif"><em>In quel momento ognuno se ne sta solo in mezzo a un suono che viene da un tempo lontanissimo. Un suono spezzato, che ha dentro l&#8217;infanzia e molto altro, un suono che cancella tutte le partenze e tutti i ritorni. </em></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in"><font face="Times New Roman, serif"><em>Un suono che ti fa immaginare, per un attimo, di non essere mai andata via.</em></font></p>
<p style="margin-bottom: 0in">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0in">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal"><font face="Times New Roman, serif">Dura pochi minuti.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal"><font face="Times New Roman, serif">Poi si ritorna tutti come prima, a raccontarsi le prossime partenze e a dirsi che sì, una di queste sere usciamo a bere una birra che ce la raccontiamo.</font></p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0in; font-style: normal" align="right">Un grazie speciale a Rough Moleskin,<br />
compagna di questo venerdì<br />
di alcuni ritorni<br />
di molti ricordi<br />
e autrice del video</p>
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		<title>there&#8217;s no limit to your love jeje</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 20:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucilla</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Alle quattro mi alzo ma solo perchè suona la sveglia, che sennò dormirei ancora anzi probabilmente mi farei una bella tirata fino a domani, che la domenica delle palme ci scambiamo un segno di pace e il mio segno di pace nei confronti di me stessa è fare un cazzo.
Allora quest&#8217;ultima settimana tra fughe effettive [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle quattro mi alzo ma solo perchè suona la sveglia, che sennò dormirei ancora anzi probabilmente mi farei una bella tirata fino a domani, che la domenica delle palme ci scambiamo un segno di pace e il mio segno di pace nei confronti di me stessa è fare un cazzo.</p>
<p>Allora quest&#8217;ultima settimana tra fughe effettive e finzioni di temporanei ritorni se ne è volata, io su e giù per l&#8217;Italia e infine di nuovo a chiudere le valigie per andarmene nientepopodimenocchè a CRAMPObasso. Che chi l&#8217;avrebbe mai detto che a 33 anni sarei tornata laggiù in quella terra dove Cristo non è arrivato perchè come tutti sanno si è fermato a Termoli. Andrò a Crampobasso senza troppe tragedie e lascerò che la genitrice mi bollisca la verdura e il genitore m&#8217;affianchi mentre corro attorno al campo sportivo cercando di rimettere in sesto il corpiciattolo nell&#8217;afflato salutista che mi piglia ogni primavera per poi andarsene in vacanza dopo mesi due. Me ne andrò a Crampobasso e fingerò di averne bisogno, così magari mi passerà e forse sai mai che divento adulta. Mi invento che sto attuando una strategia hegeliana e faccio tesi antitesi sintesi voilà, bignami della filosofia domestica, riavvicinamento al nucleo familiare di partenza, scioglimento di nodi, ascolto pazienza crescita maturazione adultità (lento deterioramento fino a totale marcescenza indi morte putrefazione e trasferimento nell&#8217;ossario amen).</p>
<p>Chiudo ancora una volta la mia nuovissima valigia rossa, comperata per fare un viaggio che non ha intenzione di cominciare, come al solito ho provato a mettere tutto in ordine, bustine di plastica e maglioni divisi per colore e consistenza, ma dopo mezz&#8217;ora mi son sfracicata le ghiandole sudoripare e ho ammonticchiato tutto a casaccio saltando poi sul bagaglio onde favorire la chiusura. Non sarò mai una ragazza ordinata, me lo diceva mio padre.</p>
<p>Svegliatami ore sedicinpunto, il Socio ancora ronfava e la Ire m&#8217;aveva fatto la pasta al pesce con la quale mi son sfamata, con grande soddisfazione, pescando direttamente dalla scodella e ciucciando rumorosamente i gamberetti, finoacchè non s&#8217;è alzato il vecchio e allora ci siam fatti la colazione a suon di pane e marmellata, che dobbiamo crescere. Bella, bella l&#8217;atmosfera della domenica mattina, dopo che il sabato notte s&#8217;è lavorato tutti insieme per fare una serata M.A.G.N.I.F.I.C.A. , bella l&#8217;atmosfera attorno al caffè mentre ci si racconta la quantità di cavi attorcigliati, limoni tagliati e simpatici aneddoti da bar mescolati a quel minimo di gossip che serve a farti passare le otto ore trascorse a spillare birre e fare vodka lemon e spiegare che purtroppo le cannucce sono finite.</p>
<p>Ma io dico, perchè tutta questa gente vuole le cannucce? questo è sempre il mio interrogativo ogni volta che faccio bar, perchè vogliono le stracazzo di cannucce? a me la cannuccia mi fa pensare all&#8217;ospedale, usa la bocca e deglutisci, diobbuono, per la cannuccia avrai tutta la tua vecchiaia. E invece questi vogliono le cannucce e a me mi vengono i nervi. Anche se ce le avessi non glie le darei, porcamiseria, io sono ideologicamente contraria alle cannucce.<br />
Alle cinque si accendono le luci e noi dietro il bancone tiriamo un sospiro di sollievo poichè forse entro le sei saremo fuori, andremo a mangiare una briosccc e poi ci dedicheremo alle attività dei giovani tipo scherzare passeggiare fornicare (chi può) e chi non può ronfare abbracciati a cuscini pupazzi e amanti immaginari. Quando alle cinque si accendono le luci torna l&#8217;energia e quell&#8217;ultima ora di cocktail e fusti da cambiare passa tra le risate e gli scherzi mentre gli avventori si muovono sempre più in bilico nei loro mondi privati e se ce la fanno ti implorano di preparare l&#8217;ultimo rum e pera salvo poi crollarci il capo sopra e rovesciare tutto sul bancone. E per fortuna che si paga in anticipo.</p>
<p>Poi in un batter d&#8217;occhio si chiude tutto, si puliscono i bagni il palco la sala si spengono le luci si sale in groppa a motori e biciclette si dice ciaociao a domani ci si dilegua in giro per la città. Passando a piedi per il centro si finisce magari al mercato. Ti rendi conto che a quell&#8217;ora a Bologna sei l&#8217;unica a parlare italiano mentre attorno è tutto un ciaciare in cinese bengalese o sai tu cosa, profumo di cornetti attorno ma non un bar aperto. Alle nove di mattina ti fai l&#8217;ultima camomilla in segno di pace e poi le coperte faranno il loro miracolo.</p>
<p>Mi sono svegliata alle quattro e la domenica era bellissima.<br />
Allora domani vado a Crampobasso ma in fin dei conti va bene così.<br />
La felicità per mia fortuna è mobile e sparsa come una polverina in giro per il mondo, magari questa volta ne troverò frammenti pure là dove lasciate ogni speranza voi ch&#8217;entrate.<br />
Intanto già è arrivata la pizza della domenica mentre si stappa una bottiglia di vino e scoppiano risate improvvise in sala da pranzo.<br />
Ti stano felicità, ovunque tu sia.</p>
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