Ott
29
2007
La latitanza creativa si protrae.
Ricordo vagamente un tempo lontano in cui i post sgorgavano dalla mia persona come acqua da ricca fonte. Ricordo, o immagino? Mah. Domande senza risposta. Per intanto mi giustifico dicendo che oh, venir fuori così, allo scoperto, dichiarando nomi e cognomi, è meno indolore di quanto pensassi.
Per la prima volta, alcuni giorni addietro, mentre ero presa da una tempesta d’ira nei confornti di tutto il terzo settore e, più in particolare, dell’associazione nella quale ahimè militavo fino a pochi mesi fa, ecco, mentre ero in preda di questo attacco d’ira e stavo proprio per scrivere un post che si sarebbe intitolato “perchè non ho più la tessera….” mi sono chiesta: ma le potrò scrivere queste cose? Ma sono in grado di gestire le conseguenze di quello che scrivo? Ma ne vale la pena?
Perchè, diciamocelo, io adesso posso scrivere che sconsiglio vivamente a ognuno dei miei cinque lettori (gli stessi che leggevano manzoni, se non sbaglio) di cenare presso l’enoteca del carro, in via del carro a bologna. Posso scriverlo e giustificare adeguatamente la mia posizione, si tratta di gusti e, come ognuno di noi sa, de gustibus non disputandum est, me lo diceva sempre mio nonno quando storcevo il naso davanti alle sue pesche annegate nel vino rosso.
Posso scriverlo e la massima e auspicabile conseguenza sarà che l’enoteca in questione chiuda i battenti e i gestori si diano a un’altra attività.
Ma se io scrivo il post cui accennavo poc’anzi finisce che scateno un’interrogazione parlamentare, una tempesta nel governo (un’altra?), uno scossone finanziario, un blocco nell’erogazione dei fondi all’associazionismo, forse chissà, addirittura la cancellazione del cinque per mille.
E io, carlalucillavitantonio, sono pronta, per cotanta fama e cotali fasti?
No, non sono pronta. A me mi piace stare in campagna.
Quindi, per ora, taccio.
Ott
27
2007
Io sono di quelli che a Genova nel 2001 c’erano.
Sono di quelli che hanno vomitato per giorni a causa dei lacrimogeni, e che per qualche strano miracolo hanno deciso, in ultimo, di prendere un treno per Milano e non dormire alla scuola Diaz.
Sono di quelli che manifestavano a volto scoperto e senza sampietrini, ma inspiegabilmente si sono trovati stretti tra una carica e il mare.
Sono di quelli che hanno comprato diario e hanno visto nelle foto la propria faccia terrorizzata.
Sono di quelli che i genovesi aiutavano lanciando bottiglie d’acqua dalle finestre mentre le forze dell’ordine ci bloccavano per ore intere sotto il sole di luglio.
I compagni che rischiano gli stessi anni di galera di un omicida io non li conosco. Non conosco i compagni che devono risarcire il nostro stato (il nostro stato?) per aver causato danni alla sua immagine o non so bene a cosa.
Però ero là.
E quello che sta succedendo mi sembra una beffa, un’ingiustizia, una vendetta.
Perchè hanno perso. Perchè hanno avuto paura. Perchè in quei giorni a Genova non c’erano solo quelli con le spranghe e coi sampietrini.
Come dice la madre di Giuliani, “fra poco ci chiederanno di ripagare i danni provocati dal sangue di nostro figlio sull’asfalto”.
Per questo sarò a Genova il 17 novembre
Riporto in calce l’appello di mobilitazione
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Ott
25
2007
Dopo incredibili sbattimenti, mille ripensamenti, un paio di false partenze e diversi litri di bile sprecati, pare che finalmente partirà il mio progetto in Mozambico.
Attenziò!!!
Sto cercando gente che voglia partire con me.
Volete venire meco?
Andate alla pagina progetti o direttamente qui
Ott
20
2007
Ora che finalmente ho un po’ di date
ho aggiornato la pagina eventi.
Ott
19
2007
A questo punto mi sembra innegabile: è autunno.
E come in tutti gli autunni che io mi ricordi giunge la stronzissima sindrome da foglio bianco, per cui, proprio nel momento in cui tutti mi chiedono se-sto-lavorando-a-una-prodzione-nuova, io mi trovo ferma per ore davanti allo schermo (lo so, era più poetico se scrivevo davanti al foglio, ma tant’è)
dicevo
mi trovo ferma per ore davanti allo schermo senza che ombra di musa ispiratrice mi visiti.
Le mie muse vanno in vacanza in autunno.
Il problema è che ogni anno mi prende il panico, misto a un’angoscia spinosa, sottile.
…
Ecco, adesso non scriverò mai più nulla, è finita, era solo un afflato adolescenziale, adesso che sono adulta (?) non scriverò più, è meglio che mi trovi un altro lavoro, non ho più niente da dire, mioddio, non ho più niente da dire.
!!!
Non ho più niente da dire.
E’ la fine.
…
Perchè a me, in fondo, nessuno mi assicura che le mie muse prima o poi torneranno dalle ferie. C’ho avuto culo fino ad ora, è vero, sono sempre tornate, a volte alla grande producendo trionfanti conati di creatività, altre un po’ così, alla chetichella, provocandomi il singhiozzo creativo.
Ma se questa volta non tornano affatto?
Me ne sto qua, davanti alla finestra, ansiosa, a guardare in ogni direzione nella speranza di vederle tornare.
Ma niente, testa vuota, cuore muto.
L’afflato creativo per ora tace.
Quindi mi occupo della campagna. Mi domando (e vi domando):
si può fare la marmellata di melograno?
mah
oh muse, oh alto ingegno, or m’aiutate….o mente che vedesti ciò ch’io vidi, qui si parrà la tua nobilitate….
almeno mi ricordo dante a memoria, valà.
Ott
12
2007
Insomma questo nuovo sito, diciamolo, un po’ ci inibisce.
Dunque cominciamo a mettere un po’ di ordine (oggi uso il plurale majestatis, sarà che mia mamma m’ha ricordato che sto per compiere 29 anni e ho intravisto in una mia foto un accenno di doppiomento?)
- Sono-sempre-lucilla.
Ovvero, chi mi ci chiamava prima può continuare a farlo, chi non lo faceva prima non ha che l’imbarazzo della scelta, in pratica rispondo in ogni caso, mica c’ho lo sdoppiamento di personalità, eccheccazzo, almeno quello, non ancora.
- questo è diventato il mio unico blog, ovvero, quello su kataweb è morto, quello su splinder l’ho chiuso, sto solo qua. Non ho nascondigli segreti o simili, quindi tutto quello che voglio mettere onlain lo metto qua. Con l’aiuto della zia panzallaria proverò a farlo con ordine, però non garantisco, sono incasinata, questa non è nuova.
- scrivo quello che mi pare. uffa. come avrò modo di dire, fino a qualche tempo fa la mia “condizione pubblica” non mi permetteva di dire proprio tutto di tutti. Ora, invece, posso. E quindi chissenefrega. Ho una lunghissima lista di associazioni, partiti, persone, enti di cui svelare alcuni retroscena orridi. Quindi preparatevi a venirmi a portare le arance in galera.
- per cominciare bene voglio scrivere che quando non c’è il mio fidanzato questa casa è triste. Che a me la casa mi piace quando c’è lui. E sola, qui, sull’appennino bolognese, di venerdì sera, c’ho pure un po’ paura.
Direi che per oggi è abbastanza.
Ott
08
2007
Dice che la cortellesi ha fatto uno spettacolo sulla precarietà. Una roba, oh, che tutte le sedi di rifondazione volevano la cortellesi per festeggiare san precario.
La poverina ha subito una tournee estenuante, e (presumo) altrettanto estenuate ne sono uscite le casse delle sedi provinciali di rifonda.
Dice poi che quest’anno anche celestini farà uno spettacolo sulla precarietà. Lo conosciamo tutti, roba seria e documentata,interessante, ironica, travolgente, abbiamo buone ragioni per credere che quest’anno sarà lui a intasare le sedi di rifonda.
forse chissà, col pd anche i grossi teatri gli apriranno le porte.
Dice poi che ci sono diversi precari sfigati che guarda un po’, c’hanno la velleità di fare gli attori e drammaturghi. Altro che teatro povero, altro che grotowski, qui l’essenziale è obbligatorio, perchè il più delle volte non ci sono manco i soldi per affittare due fari.
Tra queste decine di attori precari che si sono messi in testa di fare uno spettacolo sulla precarietà ci sono pure io.
Oi.
Ora io gli spettacoli degli altri non li ho visti, posso presumere che non siano tutti dei capolavori, ma sul mio, insomma, posso garantire.
Non è che sia proprio l’ultima delle deficienti.
E infatti qualche volta m’è capitato di riuscire a farlo, questo benedetto spettacolo in cui raccontavo una reale esperienza precaria, la mia e quella di alcuni amici miei. E il risultato è stato il concerto, l’emozione, perchè i precari, quelli veri, hanno bisogno e voglia di sentirsi rappresentati.
Anche da una sfigata qualsiasi, tipo me.
E allora io la cortellesi e celestini li ringrazio molto per i loro spettacoli sulla precarietà, sicuramente è molto interessante e sicuramente loro, che un po’ di soldi ce li hanno, avranno potuto fare ricerche approfondite, insomma, io li ringrazio, che i loro lavori sono sicuramente testimonianze importanti però
voglio dire
sono stanca di chiamare le sedi di rifonda e i teatri e i circoli per vendere il mio spettacolo e sentirmi dire che sulla precarietà hanno già messo in cartellone la signora…
Ma la prossima volta perchè non parlate della vivisezione degli animali?
Ott
07
2007
Era da mesi che non venivo a Roma, praticamente da quando ho deciso che non mi sarei trasferita qui ma che me ne sarei andata a Castelletto.
Diciamolo, e diciamolo.
Avevo accuratamente evitato di venire a Roma per paura di rosicare troppo. Per timore di dovermi dire mioddio, ho fatto una bella cazzata.
Ma oh, sono passati sette mesi e insomma, avevo deciso che era giunto il momento di scendere in capitale e guardare il mostro negli occhi. E’ giunto proprio a fagiuooolo il matrimonio della cuginamodello (ingnegnera sposa di ingegnere conosciuto all’università facoltà di ingegneria, lavoro fisso in multinazionale casa mutuo e ora finalmente matrimonio ovviamente in chiesa). Matrimonio al quale tral’altro il mio innamorato non è stato invitato perchè VIVIAMO NEL PECCATO (ovvero conviviamo senza essere sposati davanti a nostro signore). Ma insomma è finita che il vestito da gnocca ce lo avevo già, avevo un rimborso ffss da utilizzare e così venerdì pomeriggio sono sbarcata nella città dei padri.
Solo due parole sul matrimonio: un matrimonio di merda.
L’unica cosa bella era la bomboniera che però io non ho avuto in quanto, come dicevo, non maritata.
Però è ricominciata l’avventura romana.
Dormo a casa del lontra che è l’unica persona di mia conoscenza che fa esattamente quello che diceva avrebbe fatto (un po’ ti viene da rosicare, lo so, ma poi quando vedi che alle tre di notte lo chiamano dal giornale per andare a fotografare un omicidio ti dici che a volte nella vita qualche fallimento ci vuole…). Ci facciamo i giretti e andiamo a trovare pure il rovo che è un altro di quelli migrati dopo l’università col sogno di fare qualcosa che però, nel casino di tutti questi anni, non si capisce più bene cosa sia, allora intanto serve ai tavoli di un ristorante da me ribattezzato letame, dove siamo andati a beccarlo a sorpresa e com’era carino, con tutti i capelli leccati, magretto, la camicia bianca, tutto contento di vederci che insomma, a un certo punto sembravano proprio i vecchi tempi, quando tutti eravamo ancora in dadadurer ed eravamo giovani e forti come i fottuti patrioti della spettegolatrice di sapri.
Due giorni in capitale a bere nel solito baretto a san lorenzo e mangiare la pizza nella solita pizzeria con l’Elenina, che alla fine mi dico oh, ma io in questa dimensione campagnola ci sto proprio bene, io a vivere a Roma mi stresserei dopo cinque giorni.
E senza manco accorgermene mi ritrovo a dirmi brava lucilluzza, brava, forse è vero che non esistono le scelte sbagliate e quelle giuste, forse è vero, esistono le scelte, punto. E una volta che scegli devi solo starci dentro e vivere, e va bene, va bene, va bene.
Con fatica, a volte, ma va bene.
Ott
04
2007
Benvenuti su lucilleidi
Questo è il sito di Lucilla, al secolo Carla Vitantonio, cioè io.
Vi assicuro che con le mie competenze informatiche è il massimo che sono riuscita a fare.
E meno male che qualche anima buona mi ha dato una mano.
In alto a destra trovate il menu.
A parte il blog, voglio dire
(che poi è quello che state leggendo).
A me il blog mi piace un sacco.
Di tutta questa faccenda è forse la cosa che mi piace di più.
Però ci ho anche cose serie, poichè di mestiere sono attrice (noooo! un’altra!) potete guardarvi i promo degli spettacoli e magari comprarmeli, potete vedere se nei prossimi mesi vengo dalle vostre parti in tournee, potete addirittura leggervi il mio dignitosissimo curriculum.
Sono o non sono all’avanguardia?