Feb
25
2008
E dunque dopo venticinque-e-dico-venticinque-anni di sparizione reciproca io e mia cugina ci siamo ritrovate, come in ogni fotoromanzo che si rispetti. Ella vive adesso nel centro di Bulagna con prole e consorte, e poco ricorda delle promesse infantili. Ritrovateci, abbiamo cominciato ad aggiornarci sugli ignoti e imprevedibili sviluppi familiari dell’ultimo quarto di secolo, ella rivelandomi scandalosi particolari del passato che mai avrei osato immaginare, io confidandole piccantissimi pettegolezzi del presente che lei mai-mai-mai avrebbe potuto prevedere.
Essendo davvero tanti gli episodi da condividere, la saggia cugina ha pensato di invitare me, e dico me, io, carlucilla sfigatilla, in Slovenia per giorni tre, in un albergo dove, se proprio proprio le rompevo i coglioni, avrebbe potuto annegarmi nella piscina d’acqua calda e salata, o in una delle tre vasche idromassaggio, o chiudermi a vita in una delle molteplici saune. Inutile a dirsi, ho accettato. Continue Reading »
Feb
23
2008
un paio di settimane fa ho scoperto che, come ogni famiglia meridionale che si rispetti, anche la mia ha allungato i suoi tentacoli ovunque. Mi illudevo d’essere la prima a essere sbarcata in suolo bolognese e invece, udite udite, avevo nobili predecessori. E quali predecessori!!! Nientepopodimenoche una cugina!!!Una cugina un po’piu’ grande di me, gia’ maritata e riprodotta, autrice della piu’poetica bugia della mia infanzia:avevo pochi anni quando mi convinse che da grande i miei riccissimi e capricciosissimi capelli sarebbero diventati lisci come i suoi. Ci ho creduto per anni. Adesso ci siamo rincontrate, lei ha ancora i capelli lisci e io ancora il mio cespo di insalata riccia.
Per festeggiare questo incontro degno di raffaella carra’ nei suoi anni migliori ce ne siamo venute sole solette in Slovenia. E mia cuginami sta viziando come si conviene. Mi ha persino comprato le caramelle. Adesso smetto di scrivere perche’ in questo paese il mare e’bello come un’anima quieta -non la mia- e il pesce e’ fresco e gustoso, ma le tastiere fanno cagare. Scrivo dall’Italia.
Feb
21
2008
”vi prego, fatemi parlare
quel che ho dentro nessuno lo vede?
ho pensieri bellissimi
che mi pesano come una lapide
perchè la mia anima vi fa orrore
come gli occhi delle rane sull’orlo dei fossi?”
Sono così sola e ho così tanta paura che persino le mie parole mi hanno abbandonata.
Feb
14
2008


Da oggi non c’è più bisogno di pensare a quanto era bello andare in moto l’estate scorsa.
Bardati come due cosacchi ci siamo avventurati sui calanchi e alla faccia di tutti i valentini abbiamo mangiato un panino al prosciutto sulla panchina di San Prospero. Peccato per il mascarpone della signora Mirella, che era destinato ad altri palati…
Feb
08
2008
“uno si dichiara indipendente e se ne va
uno si raccoglie nella propria intimità
l’ultimo proclama è una totale estraneità
ma non ora non qui
no
non ora non qui
tu con lo sguardo eretto all’avvenire
fisso al sole nascente ed adirato all’imbrunire
tu non cantavi mai la sera
non cantavi mai”
Sono in saldo. Mi compri perchè sono l’ultima cosa rimasta della tua taglia. Anzi, non proprio della tua taglia. Ma per i soldi che ti chiedono puoi pure fare qualche modifica. Puoi pure accontentarti.
Sono stata in vetrina una stagione intera, vista, rivista, stravista.
Non si può parlare propriamente di desiderio.
E nemmeno di necessità.
Non è una questione di solitudine effettiva. Sono abituata a parlare da sola o con le cose. Non mi dispiace nè mi suona particolarmente eclettico. Le cose si animano e in qualche maniera popolano il mio mondo.
Non è una questione di solitudine effettiva.
Mi sento la particella di sodio dell’acqua lete.
Il 3%dei batteri che napisan non riesce ad uccidere.
Nè liscia, nè gasata, nemmeno ferrarelle. Non so se si dica lìabel o liàbel.
Sono una specie di tabù ambulante.
Non mi si fanno domande per paura che io risponda.
Sacco pieno?
Sacco vuoto?
Sacco vuoto.
Feb
04
2008
Mia madre se n’è andata questa mattina, infagottata nel suo lunghissimo cappotto-color-castoro, con la testolina gialla che faceva capolino dal finestrino, in un ultimo e tragicomico malinteso di commozione: lei tratteneva a stento le lacrime nel saluto e io, nello sforzo di issare il suo pesantissimo e trendissimo trolley sul treno, mi sono schiacciata un dito nella maniglia. Una lacrima di dolore è spuntata dal mio occhio destro in quel momento, proprio mentre lei mi guardava per l’ultimo saluto, e scorta la lacrima ovviamente s’è commossa ancora di più, credendola dedicata a lei e non, molto più miserevolmente, al mio dito. Non ho creduto opportuno, in quel momento di tenerezza da fiction d’altri tempi, spiegarle quale fosse davvero il mio cruccio, lasciando così che partisse col dolce pensiero di me commossa.
Tornando a casa ho preso la strada di Mercatello, che a mio dire molto più s’adatta al mio pensiero della strada della Bersagliera. La strada di Mercatello è infatti antica e quieta. Due filari d’alberi la proteggono. A sinistra scorre il fiume e a destra s’affacciano antichi casolari. Su alcuni troneggiano un po’ scolorite singolari scritte di proprietà (“podere rondinella”). Non c’era traffico, e ho potuto guidare con calma fino a casa, lasciando che i pensieri percorressero un sentiero dolce e poco accidentato. Senza interrompere né domandare. E infatti, se qualcuno mi chiedesse a cosa ho pensato per tutti quei chilometri, dovrei rispondere che, sinceramente, non lo so.