Archive for Marzo, 2008

Mar 22 2008

invisibile

ci ho una maschera così aderente e credibile che a volte mi dimentico io stessa che quella che vedo non sono io ma è lei.
A volte mi sembro quasi io.
Poi di colpo mi ricordo che io non sono.
Rotolo dentro.
Persa nel desiderio invincibile di tirare a campare.
Aspettando che finisca.

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Mar 17 2008

e io rinascerò

Oggi passeggiata. La passeggiata m’è necessaria in primavera più che in ogni altra stagione, poiché mi ritrovo puntualmente assediata dai pensieri, che dico assediata, allagata. Quest’anno più che mai mi sento come se dentro me ci fossero state un sacco di stanze e ora improvvisamente i pensieri, gli scoramenti, che stavano chiusi tutti in una stanzetta già di per sé piuttosto spaziosa ma evidentemente non ampia a sufficienza, hanno sfondato tutto con la loro forza ansiogena e la casa è stata tutta inondata. Non esistono più stanze, né divisori, protezioni, barriere.
Ovviamente il corpo l’anima e lo spirito tutti e tre ne risentono assai, mi trovo in preda agli scoramenti più scorati, il ginocchio mi duole e i pensieri affollano l’intestino, con la conseguente difficoltà a fare una cacca decente, ovvero se ne fa troppa o troppo poca.
Per evitare che il problema si aggravi e che i pensieri continuino a intasare i villintestinali ho fatto una passeggiata giù al fiume, non mi sono manco portata il lettore mp3, che volevo sentire i rumori della natura e simili menate.
Ma meno male, meno male che c’è la natura!!! Fiorellini rosa, e bianchi, e gialli, e verdini!!! Cagnolini simili a topini che si lasciano accarezzare le orecchie, uccelli che svolazzano e quadrifogli, e tarassaco e mentuccia, e margheritine di quelle bianche con le striature rosa, ed erbetta di tutte le varietà e di tutti i profumi, e acqua zampillante e terra argillosa e terra grassa, tutto questo ha popolato la mia passeggiata pomeridiana, passeggiata pensativa assai.
Difatti, dovevo pensare e ho pensato. Così, un poco in libertà, senza che i pensieri si sentissero costretti, erano lì, mi popolavano il panorama e mi sono sembrati addirittura un pochino meno terribili.
Chè il problema è che ci sono davvero dei ragionamenti da fare, ragionamenti dolorosiassai, ma non procastinabili oltremodo, non più. E non si sa dove mi porteranno, non si sa dove mi sveglierò, non si sa quale casa verrà costruita al posto della casa interiore che è andata distrutta, ma bisogno avere il coraggio di dire oi, qui è tutto distrutto, che cosa voglio costruire?
Eh, che cosa? Forse è giunto il momento di fare un ragionamento serio sul teatro, su di me nel teatro, sull’identità, la mia, e sul teatro, sulla necessità quasi congenità di essere ascoltata, necessità puntualmente delusa, mi pare, se guardo alla mia vita, su quanto per me il teatro abbia significato e significhi essere finalmente me, e non essere finalmente un’altra.
Ma questo, ammesso che sia così, e sto ancora domandandomelo, questo è poi così sbagliato?
E indipendentemente dal fatto che sia giusto o sbagliato, io, lucetta, ci ho ancora voglia di tutto questo? Ci ho ancora questo bisogno? Io, a quasi 30 anni belli suonati, dove mi metto?

Quante altre passeggiate dovrò fare?

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Mar 15 2008

la fraba, morandi e la primavera

Published by lucilla under carla, vitantonio, bologna, teatro

Iersera, in un insolito afflato primaverile, mi trattenni in centrocittà e decisi di andare a vedere a teatro “morandi”, che non è la biografia di quello che chiede alla fidanzata di farsi mandare dalla mamma a prendere il latte (beata ignoranza), bensì la storia di Giorgio Morandi pittore. Spettacolo godibilissimo che consiglio ai bolognesi di vedere, tanto più che viene messo in scena al Teatro delle Moline, che pare proprio una cantina romana o uno di quei piccolissimi teatrini parigini d’avanguardia, una meraviglia.
A vedere “morandi” ci andai perchè una delle tre attrici è la temibilissima signora Alessandra Frabetti detta Fraba, mia sconsolata insegnante di dizione. Eh si, mica si nasce imparati, e come da Andrea Pazienza arrivò mammanatura per insegnargli a fare i righi dritti, da me arrivò la Fraba, per farmi dire bèffa e non béffa, trénta e non trènta e simili menate. Qualcuno si chiederà a cosa serva. Io rispondo che non vale la pena di risponderti, ignorante.

La Fraba è nota da innumerevoli generazioni di attori bolognesi e non solo per la sua temibilità e le sue ire di fronte a una cattiva accentuazione del sostantivo in “ente”. Per quanto mi riguarda, il primo giorno di lezione mi mise in piedi davanti a tutta la classe (quattordici emeriti sconosciuti che tali sono rimasti in questi sei mesi di frequenza) e mi fece leggere e rileggere all’impronta un paragrafo, sempre lo stesso, obbligando i miei sconosciutissimi compagni a correggere le imperfezioni della mia dizione e sottoponendoli così a un’interrogazione simultanea alla mia.
Ella è universalmente nota per appunti tipo
“signorina, lei è falsa come Giuda Iscariota nell’orto dei Getsemani”
“lei è un cane, signor…”
“lei disegna molto bene, signor…. (sfogliando il quaderno di appunti del signor…) perchè non fa il pittore?”
“tagliate, e se non tagliate voi taglio io”
Le punizioni spirituali e corporali dell’ignoranza del discepolo sono varie e fantasiose. Tra le peggiori si annovera la temibilissima relazione scritta sull’argomento del quale il discepolo in questione ha dimostrato di non saperne a sufficienza. In ultima ratio ella minaccia la decapitazione, ovvero la cancellazione del pezzo scellerato dalla scaletta, ma mi domando se gli allievi non anelino ad essa con sollievo.

Temibile e algida a lezione, come una supereroina si trasforma non appena mette fuori i piedi (sempre avvolti da calzature raffinatissime) dall’aula di dizione, per diventare una piacevolissima conversatrice nonchè un’attrice a mio dire dai molteplici colori.
Roba che se uno va a vedere “morandi” mai potrebbe immaginare che ella, la seconda delle sorelle, quella che agilmente sale sul tavolo per improvvisarvi una danza impervia, è il temibilissimo caron dimonio con occhi di bragia che da generazioni traghetta gli allievi attori verso le aspre vie dell’italiano standard.

Dopo lo spettacolo mi trattenni a lungo a conversare con la Fraba sulle tristi vicende del teatro bolognese e su quanto sia inevitabile che una donna acquisti peso con l’età.
Tornando in campagna, Bologna m’appariva un po’ meno ostile.

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Mar 09 2008

seria, serissima

cioè.
sto pensando seriamente.
ci sono molte cose che nella mia vita non funzionano. Si occhei, qualcuno mi potrebbe dire ciao bella benvenuta sulla terra, vuoi l’elenco delle cose che non funzionano nella vita di ognuno?
dunque a questo qualcuno io risponderei molto sinceramente che me ne frego altamente delle vite degli altri. Mica sono il padreterno. O la madreterna, peggio ancora.Mica mi posso preoccupare per tutti. Alle sfighe vostre belli miei pensateci voi. Io vi assicuro che ci ho già le mie. Belle rognosette.
Oh già.
Da dove cominciamo?
dal materiale, dal cuoricino o proprio dall’onirico? mah.
Cominciamo da dove viene e cioè che praticamente qui non va bene un emerito cazzo.
Lavorare si lavora poco e male. E poi questa porchissima emiliaromagna ospitale dove diamine sta? dove si è nascosta? dove sono i compagni e le compagne della regione rossa?
devo dire che mi sento accolta pocopoco.
Eh, è quasi un anno che sto qua, e ovviamente mi salgono i bilanci a livello del gargarozzo.
Sono scontenta. Sono scontenta.
E poi.
Non ci ho più degli spazi per l’anima. Nè dentro nè fuori. L’anima mia diventa barbona.
Mi sento male. Mentre faccio le cose mi giudico prima che mi giudichino gli altri.
Eccheccazzo!!!
Bisogna trovare soluzioni
Bisogna ricominciare a respirare.

La turnè mi portò soldi pochiassai e riflessioni molte forsanchetroppe.E infatti eccomi qui che mi cruccio.
Ci sono dei momenti in cui uno si domanda se non sia meglio investire le poche monete duramente guadagnate in una morte certa, piuttosto che in un incerto e gramo futuro.
Oi come sono deprimente oggi. Sono così deprimente che mi deprimo da me. Sono così pesante che ingrasso.
Ci ho le paranoie.

Prenderò delle decisioni serie. Un anno fa lasciai l’arci (ah, l’ho detto) perchè -nonostante la prospettiva di averci i imiei bei soldi e pure la mia buona dose di potere- io proprio non ci stavo a vivere come mi chiedevano di vivere. Io proprio non ci riuscivo a pensare che quelle dinamiche là fossero normali. Io proprio pensavo che per la mia vita avrei voluto qualcosa d’altro piuttosto che scannarmi ogni giorno per sopravvivere e mentire a tutti me medesima compresa. Io non volevo essere come loro. E ancora adesso non voglio.
Ed è questo il momento di prendere nuove serie decisioni.
Io voglio stare bene.
A me dover camminare in punta di piedi mi snerva, capito? M-I-S-N-E-R-V-A!!!
stufa, stufa, stufa

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Mar 06 2008

turne’

Eccoci di nuovo in versione microturne’. Attorno alla festa della donna tutti mi cercano tutti mi vogliono, tutti vogliono ridere sentendo OTTO e in questo modo marzo diventa l’unico periodo dell’anno in cui non sono precaria. O lo sono un po’ meno. E così mi appresto a montare sulla mia Rotellina e a viaggiare verso padaniacity, dove alloggerò questa notte a casa dell’amico punkluca.
Ma insomma, che vita movimentata, 24 ore fa ero in preda a un repulisti generale dovuto a un’indigestione da teikeuei indiano (leggi cacarella e vomito) e ora eccomi qua tutta energica e pure un po’ agitata perchè come al solito non ho fatto tutto quello che avrei voluto fare per mettere a punto alcune modifiche di OTTO, ma intanto ci ho già tutto il friccicare tipico del pre-spettacolo.
Avrei un sacco di cose serie da scrivere da dire da pensare e ripensare, spunti di riflessione per me e per i miei cinque lettori (a proposito, un saluto speciale a chi è arrivato qua dal sud africa, senti, non è che ti serve un’attrice animatrice formatrice e quant’altrice per la prossima stagione invernale? io vengo a gambe levate). C’avrei molte cose anche piuttosto deprimenti da condividere perchè si sa, e vogliamo tutti crederci, mal comune mezzo gaudio, però uffa, perchè sprofondare nell’immenso lago della paranoia?
Per oggi m’accontento di saltellarci allegramente attorno raccogliendo margherite.
Che alla fine la mia vita è sempre di più fatta dall’oggi, ed è per questo che poco mi si addicono le dichiarazioni programmatiche.
umpf.
E allora buon viaggio lucillina buon viaggio!!!!

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Mar 02 2008

scirocco

Il vento di scirocco ha portato, insieme a due giorni di inaspettata primavera, la visita della mia amica Ricercalice. Io e Ricercalice ci siamo conosciute così tanto tempo fa che forse sarebbe meglio utilizzare il passato remoto. Portavamo quelle grosse e colorate casacche andine al posto dei cappotti e cercavamo di districarci in quel bel casino che era padaniacity. Da allora sono trascorsi innumerevoli esami dati studiando insieme, e cartoline delle vacanze, e cene sul terrazzo di casa dei genitori di Jules, e sbattimenti e insoddisfazioni e pianti e code in mensa e feste alle quali ci imboscavamo e tentativi di jogging e sbronze e lenti a contatto tolte non si sapeva come e dubbiosi risvegli e serate passate attorno al tavolo del mio appartamento nello studentato più sgangherato di padaniacity chiacchierando e fumando e ascoltando al mio stereo csi-cccp-carmenconsoli-manuchao-bandabardò. E poi sono passate pure le lauree (prima le nostre, poi quelle di tutti gli altri, ognuna con la sua preparazione, la sua ansia, il suo papiro, la sua festa e la sua conseguente depressione) e le innumerevoli case e i lavori più strani e a un certo punto, prima l’una e poi l’altra, abbiamo finalmente e con dolore abbandonato padaniacity e ora facciamo cose diversissime che in comune c’hanno solo quella strana sensazione di sollievo che ci prende, talvolta, quando pensiamo di mollare tutto. Continue Reading »

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