Oggi passeggiata. La passeggiata m’è necessaria in primavera più che in ogni altra stagione, poiché mi ritrovo puntualmente assediata dai pensieri, che dico assediata, allagata. Quest’anno più che mai mi sento come se dentro me ci fossero state un sacco di stanze e ora improvvisamente i pensieri, gli scoramenti, che stavano chiusi tutti in una stanzetta già di per sé piuttosto spaziosa ma evidentemente non ampia a sufficienza, hanno sfondato tutto con la loro forza ansiogena e la casa è stata tutta inondata. Non esistono più stanze, né divisori, protezioni, barriere.
Ovviamente il corpo l’anima e lo spirito tutti e tre ne risentono assai, mi trovo in preda agli scoramenti più scorati, il ginocchio mi duole e i pensieri affollano l’intestino, con la conseguente difficoltà a fare una cacca decente, ovvero se ne fa troppa o troppo poca.
Per evitare che il problema si aggravi e che i pensieri continuino a intasare i villintestinali ho fatto una passeggiata giù al fiume, non mi sono manco portata il lettore mp3, che volevo sentire i rumori della natura e simili menate.
Ma meno male, meno male che c’è la natura!!! Fiorellini rosa, e bianchi, e gialli, e verdini!!! Cagnolini simili a topini che si lasciano accarezzare le orecchie, uccelli che svolazzano e quadrifogli, e tarassaco e mentuccia, e margheritine di quelle bianche con le striature rosa, ed erbetta di tutte le varietà e di tutti i profumi, e acqua zampillante e terra argillosa e terra grassa, tutto questo ha popolato la mia passeggiata pomeridiana, passeggiata pensativa assai.
Difatti, dovevo pensare e ho pensato. Così, un poco in libertà, senza che i pensieri si sentissero costretti, erano lì, mi popolavano il panorama e mi sono sembrati addirittura un pochino meno terribili.
Chè il problema è che ci sono davvero dei ragionamenti da fare, ragionamenti dolorosiassai, ma non procastinabili oltremodo, non più. E non si sa dove mi porteranno, non si sa dove mi sveglierò, non si sa quale casa verrà costruita al posto della casa interiore che è andata distrutta, ma bisogno avere il coraggio di dire oi, qui è tutto distrutto, che cosa voglio costruire?
Eh, che cosa? Forse è giunto il momento di fare un ragionamento serio sul teatro, su di me nel teatro, sull’identità, la mia, e sul teatro, sulla necessità quasi congenità di essere ascoltata, necessità puntualmente delusa, mi pare, se guardo alla mia vita, su quanto per me il teatro abbia significato e significhi essere finalmente me, e non essere finalmente un’altra.
Ma questo, ammesso che sia così, e sto ancora domandandomelo, questo è poi così sbagliato?
E indipendentemente dal fatto che sia giusto o sbagliato, io, lucetta, ci ho ancora voglia di tutto questo? Ci ho ancora questo bisogno? Io, a quasi 30 anni belli suonati, dove mi metto?
Quante altre passeggiate dovrò fare?