Archive for Luglio, 2008

Lug 30 2008

Italietta - una catena d’indignazioni

Published by lucilla under blog, amici, lavoro, politica, precarietà

Non ci ho tempo per scrivere. Non ci ho manco tanta energia, mi sento un poco empty. E infatti è passata più di una settimana da quando l’amico Marco ancora una volta mi ha incatenata, e io -tardi ma volentieri- mi lascio acciuffare perchè si tratta di una cosa interessante. Le regole sono poche e facili: di seguito elencherò tre aspetti della nostra Maledetta Italietta che proprio non riesco a mandare giù. Prometto, ne elencherò solo tre. Poi inviterò cinque persone a fare altrettanto ( in realtà credo di invitarne molte meno, per ovvi motivi di vacanze e di conoscenze….) e poi basta, ecco.

- L’uso strumentale del linguaggio, roba che Orwell si rigira nella tomba. Ma io dico, questo è un gioco al massacro. Hanno cominciato quei mentecatti della destra, non vedevano l’ora, dopo il crollo del muro di Berlino, a dire che il comunismo è un mostro (qualcuno deve pure aver tirato fuori un’altra volta la storia dei comunisti mangiabambini). E la sinistra cosa ha fatto, cosa fa? invece di rizzare le orecchie e difendere a spada tratta i valori che il comunismo ha portato con sè (e di conseguenza il suo vocabolario) invece di incazzarsi, scodinzola, vedendo cancellate negli anni parole sempre più importanti, condiscendendo, sorridendo (li possano ammazzare) fino a togliere la falce e il martello dal simbolo del partito. Adesso siamo arrivati a chiamare giustizialismo la legalità
Mi sembra di ricordare che una cosa del genere sia successa con gli anarchici durante la guerra civile spagnola. Se non vi ricordate il risultato leggetevi Omaggio alla Catalogna. Ignoranti.

- Il fottutissimo mondo dello spettacolo (dire dell’arte mi sembra un complimento immeritato) E qui non so da dove cominciare. Forse da “amici di maria de filippi”? Insomma. in Italia per fare l’attrice non devi essere brava, non devi esserti fatta il culo studiando per anni in giro per il mondo, non devi avere una stronzissima vocazione che ti strugge, no, in Italia per fare l’attrice devi essere gnocca e possibilmente incapace (tanto ti dicono esattamente cosa fare e al massimo ti doppiano). E se poi vuoi fare il teatro ti metteranno attorno un sacco di bravi attori sottopagati che lavoreranno come muli per scomparire sotto i tuoi piedi e farti apparire come la stella del palcoscenico. Andate a cagare.
Per quanto riguarda il teatro di ricerca potrei affermare senza difficoltà che esso è in mano a un branco di ex rivoluzionari che presa la poltrona hanno visto bene di dimenticarsela, la rivoluzione, e fanno lavorare chi vogliono loro, dimenticando qualsiasi criterio artistico, sociale, politico. I concorsi sono una farsa, entrare in una rassegna un miraggio.
Infine, il teatro in sè. Ma su questo non mi prouncio, basta andarsi a vedere gli spettacoli per soffocare d’indignazione.

- La buona educazione della sinistra, politici e popolo. Compagni, forse a voi dispiacerà perfino sentirvi chiamare così, poichè il termine è politicamente scorretto, inoltre non sto dicendo “compagni e compagne” come l’etichetta vorrebbe. Beh, compagni guardate che l’unico risultato di tutto questo è che state educatamente e ripetutamente subendo una sodomia. Detta così la capite?

Uff, mi sono stancata. Nomino Ossimorosa, Pesce fuor d’acqua e Vouvoltar (che in quanto lontano dall’Italia avrà ben qualcosa da dire…): Nomino solo questi tre perchè mi interessa sapere che ne pensano, perchè so che se ne fottono di essere politicamente corretti e perchè immagino che mi piacerà leggerlo.

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Lug 24 2008

travolta

Sono passati cinque giorni dal mio ritorno e sono ancora sopraffatta dalla stanchezza, dai ricordi fisici e visivi che mi tendono agguati incuranti del fatto che io sia sveglia o stia dormendo, dall’incredulità e da tutta una serie di sensazioni e sentimenti più o meno contrastanti le une con gli altri. Il risultato è che mi sembrano passate solo poche ore da quando l’amicomarco (e come al solito questo cazzo di sito non funziona quindi invece di linkare la parola devo aggiungere il nome del sito, uff…http://iotocco.ilcannocchiale.it) mi è venuto a prendere in quella landa desolata che si fa chiamare aeroporto di Forlì portandomi peraltro il mio fidanzato invalido di modo da comporre un quadretto familiare strappalacrime: l’uudm, io, le stampelle, le mie ingombrantissime valigie e l’amicomarco in disparte sorridente e condiscendente.
Mi sembrano passate poche ore e invece sono passati cinque interi giorni che ho attraversato praticamente in apnea, crollando in preda a un sonno incontrollabile ogni volta che ne avevo l’occasione senza tra l’altro sentirmi punto riposata, cinque interi giorni-zombie dai quali forse sto lentamente riemergendo aggrappandomi a qualcuna delle idee anarchiche di cui al post precedente, e chissà cosa ne verrà fuori.
Infine noto che solo con fatica sono riuscita a buttare giù queste poche righe, che di energia ne ho poca e mal distribuita, ma mi sentivo in dovere di aggiornare lo sito meo onde non preoccupare li lettori sul mio stato di salute fisica e mentale.
Ora sono stanca, mi vo a riposare.

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Lug 19 2008

coming home

Tutto pronto o quasi. Il letto senza lenzuola la valigia ancora aperta ma quasi chiusa i regali (pochi) i soldi italiani e quelli inglesi l’agenda il cappotto il saccappelo, ho effettuato con clinico distacco un ripulisti del mio vetusto biuticheis buttando tutta una serie di lozioni, scatoline e scatolette che da anni mi trascinavo dietro in ricordo di qualcosa che pero’ non ricordo piu’ cosa sia. La guida di Londra l’ho imprestata a un’amica, i biglietti da visita li ho terminati e in cambio ho tutta una coloratissima e varia serie di biglietti e bigliettini inglesi, americani, giapponesi, messicani, portoricani e via discorrendo.
Il cielo sulla citta’ si apre timidamente mostrando un timido sole che pare non aver nessuna voglia di affacciarsi alla sua finestra.
Stanotte sono tornata tarderrimo dopo un’esilarante serata passata al bar del teatro young vic con compagni e compagne di corso che chissa’ se mai ci rivedremo piu’ ma intanto le promesse ce le siamo fatte come da programma, quando ho salutato alcuni mi veniva financo da piangere, mi sono pure un po’ vergognata di me per essermi tanto affezionata a un’americana ma oh, sono paradossi della vita che a volte ti capitano e tu non puoi che accettarli.
Per sbarcare in Stretham Hill ho dovuto camminare attorno a Waterloo Station, trovare la giusta stazione del bus e poi prenderne tre, uno dopo l’altro.
Ho fumato tre sigarette:una di Singapore, una di Londra, una di Kyoto. Il risultato e’ che stamane ci ho la voce di un trans.

Me ne sono uscita ieri pomeriggio dall’Ecole de Mime con i complimenti inaspettatissimi dei miei insegnanti e la promessa di fare tutto il possibile per rivederli. Adesso mi tocca pure lavorare. Ci ho delle idee. In queste ultime ore londinesi mi sfrecciano davanti le immagini di tutte queste ore di lavoro, mi sento il corpo cambiato, vivo e pure un po’ stanco. Le idee intanto prendono forma e si muovono in maniera sinceramente caotica ma per ora non me ne preoccupo. Le idee mi popolano e un po’ mi soffocano anche. Le idee in questo momento sono spettinate, un po’ sporche, senza casa e forse un po’ punk. Sono idee anarchiche. Le mie idee anarchiche se ne fottono allegramente di me e del mio bisogno di tranquillita’, banchettano su di me e ruttano rumorosamente. Sono idee irrispettose. Non per forza rivoluzionarie. Qualcuna forse addirittura reazionaria e borghese. Le mie idee non si mettono d’accordo nemmeno tra di loro.
Figuriamoci se hanno il tempo di mettersi d’accordo con me.

Cosi’ riparto.
Me ne torno a casa, che le mie idee lo vogliano oppure no.

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Lug 17 2008

Tammurriata nera

Published by lucilla under famiglia, donne

Oggi e’ il giorno dell’integrazione in casa vitantonio.
Oggi e’ nato mio nipote
(ancora non si sa come si chiama, intanto e’ nato)

collezione1.jpg

Brindero’ con una pinta di lager

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Lug 16 2008

intervallo, parte seconda

Published by lucilla under viaggi, carla vitantonio

Ho pure ritrovato il video di quella canzone, grazie a Nathan e ai suoi ricordi in bicicletta. E mentre mi ascolto per l’ennesima volta questa canzone, mentre sono quasi stupita nel non ritrovare gli improvvisi rallentamenti e le distorsioni che l’usura aveva provocato nella mia cassetta, mentre mi scopro a sorridere perche’ non capisco una parola di quello che dice e manco mi interesa, mi passano davanti agli occhi i giorni della mia prima sigaretta e quelli del mio primo reggiseno che non era proprio un reggiseno, mia madre diceva che era un top. Mah. Fatto sta che ci avevo delle tettine prepotenti che mi ricordo durissime e appuntite e pure un po’ dolorose, e non avevano nessuna intenzione di lasciarsi appiattire dal cosi’ detto top. Non sapevo come fare. Mi vergognavo da morire. E se qualcuno sgamava il top mi vergognavo ancora di piu’. Da questo punto di vista era una vera tragedia. Anche se gli altri non sembravano preoccuparsene un gran che.  Per fortuna mi ero appena levata l’apparecchio, almeno potevo sorridere. Mi ero comprata una felpa della best company, una maglietta attillata color arancione e un paio di jeans assolutamente a zampa di elefante della sisley. Ci avevo speso tutti i soldi della promozione. Con quelle tre cose addosso ero in tutto e per tutto uguale alle mie compagne di classe, anche se venivo dal paese. Anzi, ero un po’ meglio, perche’ nessuna di loro aveva i jeans a zampa di elefante. Sono state per almeno dieci anni le uniche cose di marca che ho indossato. I jeans li ho portati fino a quando non si sono consumati e non sono stati pure loro inghiottiti dalla grande pancia della casa nuova.
La prima volta che uscii con Walter gli dissi che ero assolutamente contro il fumo. Lui mi assicuro’ che anche lui lo era. Mi riaccompagno’ a casa e mi diede un bacio. Io spostai la testa e lui becco’ la guancia. Allora ci pensai un attimo e gli dissi : “ah, lo volevi sulla bocca?” e gli stampai un bacio sulle labbra scappando in casa prima che lui prosasticamente mi chiedesse la tanto ambita lingua.
Dopo pochissimo Walter mi lascio’ e io per fargli un dispetto fumai la mia prima sigaretta dietro la scuola. Una Lucky Strike che mi aveva regalato Gianni, il piu’ fico del paese, col quale un anno dopo avrei fatto i piu’ bei viaggi in corriera della mia vita, 16 km di curve, frane e trattori, da Limosano a Campobasso.
Dopo poche boccate Gianni mi disse che anche Walter fumava, Marlboro rosse, che quando stavamo insieme non me lo aveva detto per non farmi dispiacere.

Erano giorni in cui respiravo qualcosa di diverso dalla speranza, erano giorni in cui sentivo dentro di me la promessa, mi sentivo galleggiare su quel confine delicato che sta proprio prima che la promessa sia mantenuta, in un certo senso ero, io, la promessa, e ne ero fiera.
Ero esigente, ero prepotente, ero viva.

 

Proprio in questi giorni in cui mi sento come mai prima “la promessa non mantenuta” i ricordi di quei mesi affiorano prepotenti, a ricordarmi cosa, poi?
Poca voglia e poca capacita’ di restare presente a questi giorni di passaggio, di partenze, di rientri, di conti che come al solito non tornano.

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Lug 14 2008

intervallo

Quando avevo dodici anni non so come e non so perche` avevo ritrovato una delle camicie da notte del corredo di mia madre, che lei non poteva indossare piu` per ovvie questioni di misura e dunque me ne ero silenziosamente appropriata e per tutta quella lunghissima primavera la usai spessissimo, fino a quando un giorno essa scomparve cosi` come si era materializzata.
Avevo una cassetta di Phil Collins che mi ero comprata con tutte le paghette (tremilalire la settimana) e ne andavo fierissima, c`erano tutti i lenti piu` alla moda e la portavo ovunque, a ogni festa di compleanno. Stavo terminando la seconda media e cominciavano ad andare di moda quelle feste in cui non vedi l`ora che un ragazzo ti chieda di ballare un lento di Phil Collins con lui sperando che stringa un po` di piu` del politicamente corretto. In particolare ci piaceva ballare “another day in paradise” perche’ durava moltissimo e perche` era in fondo il lento decisivo, quello che si ballava prima di andare a fare la passeggiata durante la quale lui ti avrebbe arditamente abbracciata.
La prima volta che un ragazzo mi abbraccio’ era appena terminata la musica di another day in paradise, era giugno ed eravamo tutti riuniti ad una di queste feste di compleanno, lui si chiamava Angelo B. ed era stato bocciato indi per cui era ben piu` grande di me, a me mi piaceva un casino. Lui mi chiese di uscire a fare una passeggiata, saranno state si e no le sette di sera e durante la passeggiata mi abbraccio` temerariamente e mi venne tutto un buco nello stomaco, mi sentii le zampine mollicce e una specie di abbandono definitivo che in realta` fu provvisorio assai perche` proprio in quel momento mi vennero a chiamare, dicendomi di non farmi sgamare che era arrivato mio padre. Cazzo!!! mio padre, che era famoso per i suoi ritardi, proprio quel giorno aveva deciso di arrivare puntuale all`appuntamento con la sua bambina.
Forse per questo, forse per altri motivi a me sconosciuti, dopo una settimana Angelo B. mi lascio` per una della sua classe.
Poco male, avevo la mia cassetta di Phil Collins e il mio vicino di casa si faceva sempre piu` interessante. Sempre meno partecipavo ai giochi delle sorelle minori e badavo bene a farmi vedere dalla finestra dal vicino (Walter, pronunciato proprio cosi`, valter) fino a quando una volta lui non mi invito` a uscire e io ovviamente dissi di si` e da allora scoprii quanto poteva essere interessante trascorrere intere serate nascosti in cinque o sei dietro la scuola elementare.
Tutti questi ricordi sono accompagnati costantemente dalla colonna sonora della cassetta di Phil Collins…ah baby…please don`t you loose my number….ooooooooooh take me hoooome…..
Rarissimamente, in tutti questi anni, ho pensato a quell`ultima lunghissima primavera di felicita`.

Se c`e` una cosa che non sopporto e` dover essere cosi` palesemente vittima dei miei innumerevoli e incontrollabili umori. Eccheccazzo.

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Lug 13 2008

sunday morning

Oggi pare che non piove trallalla`.
Avrei voluto andare a Grenwich in barca e farmi un giretto bucolico ma alla fine mi sono detta chi me lo fa fare? iersera ho fatto tardi assai come non mi capitava da non so quanto tempo, alle 2, sono tornata alle 2!! in mezzo a una Londra incasinatissima, ragazze iperubriache che dondolavano le cosce nude (ma come si fa, con questo freddo?) su tacchi vertiginosi, teste platinate che ondeggiavano pericolosamente alle fermate dei bus, maschi ubriachi che giuravano a tutte e a tutti eterno amoretilico per schiantarsi poi nell’avventato e avventuroso abbraccio del palo immobile alla mia sinistra, e io, Jessica l’americana e Alvaro il messicano, in tutto questo ci siamo perfettamente orientati e abbiamo trascorso una serata very trendy facendo il giro di alcuni pubs di Soho (parola che pronuncio alla perfezione, really british).
La mia intossicazione alimentare non accenna a scomparire, si e` semplicemente assestata a un livello tale per cui posso comportarmi esattamente come se non ci fosse, prendendo alcuni fondamentali accorgimenti tipo assicurarmi quando vado in un posto che nelle immediate vicinanze ci sia un bagno decente e avere sempre con me sali minerali per una pronta reidratazione.
Life goes on baby.
Bellissimo il west end con tutti i suoi teatri spettacolari pieni di lucine e insegne giganti e statue e sempre sempre tutto sold out per questi musical davvero musical (ragazzi non stiamo parlando dei musical di riccardo cocciante, per intenderci) e io mi sono proprio commossa girando nelle strade letteralmente affollate, affollate dai teatri. Poi non contenta sono pure andata al Globe esattamente ricosturito come all`epoca di Sceikspiaar, con tanto di costumi d`epoca e attori che recitano sul ponticello in proscenio e trucchetti di palchi ribaltabili, buche per i fantasmi e nebbioline, Jessica direttamente from NewYork dice che lo spettacolo era tutta fucking shit e forse ci ha pure ragione perche` si trattava proprio di uno spettacolo popolare per il popolino, e infatti la gente era infoiata e cantava e ballava e rideva alle battutacce sulle corna del marito della tale pero` io mi sono commossa lo stesso per tutto quel movimento d`energia e mi sono detta che oh, alla fine Shakespeare d`avanguardia e` una cosa che abbiamo inventato nel novecento, che Shakespeare era popolarpopolarissimo e tutta questa ricerca e questa investigazione su Sksp e` una cosa che proprio non esisteva, la gente andava a vedersi le sue cose proprio cosi`, mezza ubriaca felice stanca dal lavoro e magari stava sotto la pioggia perche` non aveva i soldi per il palco e cantava insieme agli attori e urlava e intanto mangiava rideva faceva l`amore e questo era il teatro e vaffanculo.

Questi e simili pensieri formulo nei miei giorni londinesi e in particolar modo oggi, che mi sono alzata con calma e mi sono lavata un paio di mutande e poi ho fatto una trabitional british breakfast nel pub sotto casa e adesso forse esco forse no chi se ne frega di fare la turista ad ogni costo

Oggi riposo, tie`.

Ieri poi ho conosciuto questo tipo a s s o l u t a m e n t e a l l u c i n a n t e che viene da Belfast e ha 50 anni e negli anni 70 faceva il punk e mi ha fatto fare tutto il giro di Brixton raccontandomi dei movimenti per il diritto alla casa, della musica, della poverta`, delle varie ondate migratorie, del mercato, della droga, della sua schiena che si e` fottuta e del suo sogno di andarsene in campagna e ho passato una mattinata incredibile cercando di non perdermi una parola che fosse una e alla fine quello che ho capito e` che quel ladro maledetto infame del nostro presidente del consiglio e` stato rieletto perche` la maggior parte di quelli che avrebbero potuto votare contro se ne e` gia` andata dall`Italia da molto tempo e se ne fotte, se ne fotte perche` non ne puo` piu` di pensare al suo paese e stare male e magnarsi il fegato pezzo dopo pezzo.

Queste riflessioni m`accompagnano mentre penso sempre piu` schiettamente e radicalmente che sono stanca di essere politicamente corretta che sono stanca di dire che LORO sono dei cafoni e NOI siamo dei signori che a furia di fare questo paragone stiamo rinunciando a dire la verita` e allora ha fatto bene la Guzzanti a dire quello che ha detto perche` e` la verita`, e qualcuno lo deve dire, e se non lo dicono i politici chi lo dice, eh???e sono stanca di tutti i cagasotto che temono l`estremismo e dicono noooo ragazzi non bisogna noooo bisogna mantenersi su un piano di dialogo, su un piano non offensivo, io non sono con bebbegrillo porcamaiella pero` questa e` forse la piu` grande vittoria dei fascisti, che sono riusciti a farci credere che dire la verita` sia offensivo.
A me questa moderazione mi sembra la stessa di quelli che hanno permesso a Mussolini di salire al governo e fare quello che ha fatto.
E quindi amici moderati prima di un altro omicidio Matteotti svegliatevi e guardatevi i libri di storia, le somiglianze sono troppe e troppo preoccupanti e voi, amici moderati, non ci state facendo una figura profumata, ma forse siete ancora in tempo amici moderati per evitarci un`altra marcia su Roma riflettete amici moderati perche` se la nostra democrazia e` a rischio la responsabilita` e` purtroppo in gran parte vostra.

 

E da Mosca e` tutto, il vostro inviato Demetrio Volcic. 

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Lug 12 2008

intossicata

Published by lucilla under viaggi, carla vitantonio, amici

Altro che Jack the ripper. Secondo me il mio ripper si chiama Ciang e c`ha un ristorante tailandese-vegetariano a Soho. Mi ha intossicata, maledetto, e sono due giorni che sto praticamente a digiuno.
Evito di descrivere nel dettaglio la sintomatologia dell`intossicazione alimentare.

E comunque vorrei precisare che i famosi inglesi ligi alla regola della coda sono ormai scomparsi. Io non ho mai visto una coda ordinata che fosse una da quando sono a Londra. Quando arriva l`autobus tutti si fiondano esattamente come gli italiani, mantenendo una sorta di contegno inglese e dicendoti magari “sorry”. Ma la coda ordinata io non l`ho mai vista. Non ci sono piu` gli inglesi di una volta.

E ORA UN APPELLO

Per caso qualcuno dei miei lettori bolognesi ha voglia di venirmi a prendere a Forli` sabato 19 alle 22.30? il mio aereo arriva dopo la partenza dell`ultimo autobus per Bologna, quindi se non trovo un passaggio dormo a Forli`, che terra grama!!!

Non mi fate dormire a Forli`!!!
Qualche volontario puo` venire a prendermi e accogliermi sul suo divano per una notte di modo che domenica mattinaio possa prendere una corriera per la campagna???

scrivetemelo a carla@lucilleidi.net

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Lug 09 2008

ma io me ne fotto

Published by lucilla under viaggi, carla vitantonio, teatro

Piove, che dico piove, diluvia, diluvissima, ma io me ne fotto, e me ne fotto si. Ci ho per tutto il giorno le zampine inferiori fraciche come pure i calzoni, ma io me ne fotto, perche` ci sono cosi` tante facce da memorizzare, cosi` tante voci, e ci vuole cosi` tanta concentrazione per capire tuttotutto e vedere tuttotutto che mi dimentico di questa pioggia monsonica e del sole che ho lasciato in Italia. Stasera cucino pasta coi broccoli e insalata mista, con l’olio d’oliva della mia nonnaccia che mi son portata apposta dall’Italia, e mi mangio queste bonta’ insieme alla mia superospitale flatmate che ieri e’ impazzita per un bicchierino di limoncello.

Gente di New York, che corre sempre pure quando sta ferma, che ci ha l’energia di chi spinge ogni giorno, gente di Portorico, impassibile flemmatica sorridente pure un po’ troppo lenta a volte, ma precisa nei movimenti e nella neutralita’ dell’esercizio, gente d’Irlanda placida lunga chiara puntigliosa nel difendere la differenza impercettibile della pronuncia di un nome, gente londinese che ti dice hi darling anche se ti ha conosciuta un`ora fa, gente d`Italia che fa un po’ gruppo e pure un po’ casino ma regala quel pepe e quelle risate strappate al prolungato sforzo fisico, gente di Taiwan, gente dalla Serbia e dalla Bosnia, gente.

E per questo io, della pioggia, me ne fotto, anche se non ho piu` un vestito asciutto che sia uno. Adesso mi sono financo fatta una doccia tiepida e ci ho la musichetta nelle orecchie una musichetta pulsante che mi mette voglia di fare una corsetta o anche altre 4 ore di lavoro come stamane.
Com’e’ stato duro quest’ultimo periodo italiano com’e’ stato duro quanti sbattimenti quanti dolori d’anima e di corpo quanti scoramenti quanti! quante decisioni difficili quanti imprevisti, com’e’ stato difficile, e come sara’ difficile ora che torno!!!gia’ lo so, gli scoramenti sono in aeroporto a forli’ che mi aspettano ma chissa’ magari si stancano magari arrivo e non mi riconoscono e se ne rimangono la’ imbambolati col cartello “miss vitantonio” e io tie` gli faccio il gestaccio e me ne scappo dal mio amore immobilizzato che in quanto immobilizzato per forza mi dovra` aspettare.

Ci vogliono delle piccole certezze nella vita.
E quando arrivo a casa con tutta questa energia e tutta questa gioia io me lo spupazzo il mio-amore-immobilizzato e lo solletico fino a quando non e` costretto a sorridere almeno un po` pure lui.

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Lug 08 2008

trafalgar square

Published by lucilla under viaggi, carla vitantonio, teatro

Vivo a Stretham, poco dopo Brixton (per intenderci, mettete un disco dei Clash o di David Bowie) da una couschsurfer spettacolare che mi ha dato una stanza bellissima in una casa tappezzata di moquette pulita e che sta cucinando british per me. Domani le faccio la pasta coi broccoli, volevo azzardare anche un mascarpone ma poi mi sono detta che mi devo disintossicare.
Alla scuola di mimo c’e` davvero, davvero gente di tutto il mondo, io non ci capisco niente, parlo il mio inglese lucillico e mi diverto un sacco, mi sento una farfallina sfilluccicante che prova a ripetizione i 26 movimenti per bere un bicchier di vino o le complicatissime maniere per spostare un bicchiere pieno da destra a sinstra. Non avevo mai pensato fosse cosi` complicato, da oggi terro` in altissima considerazione i camerieri. Sto diventando una barista acrobatica!!!!!

Oggi mi sono andata a vedere un pezzettino di nescional galeri, un pezzettino solo, che troppa cultura insieme mi fa male ai piedi, e mi sono commossa davanti a Paolo Uccello (che la mia vita e` stata a lungo una riproduzione di lotte tra sangiorgi, draghi e principesse……)
e poi per non smentirmi, splendidamente uscita in mezzo a trafalgar  scuer, mi sono accappottata e spiaccicata in mezzo ai turisti attoniti.

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