Set 28 2008
oggi giochiamo a sparare sulla croce rossa
Erano quasi dieci anni che desideravo fare un provino col signor Federico Tiezzi. Bisogna specificare che in Italia un’attrice che sogna di fare un provino non sta esprimendo una legittima aspirazione ma si trova in una sorta di stato allucinatorio, poiché le audizioni a teatro sono reali tanto quanto un’oasi nel deserto. Dunque da quasi dieci anni mi trovavo in questo stato allucinatorio, anelavo all’oasi ed essa non si materializzava. Mi sarei accontentata, debbo dire, dopo tutti questi anni di inopia di audizioni, di un provino qualsiasi, per una produzione qualunque, anche a costo di dovermi spostare assai, insomma, ero (e sono) così stufa di fare gli spettacoli nei clubbini che avrei fatto (e farei) persino un’audizione con Luca De Fusco, se questo potesse togliermi dallo stato di disperazione teatrale in cui verso. Preciso che anni fa, quando ero più giovane, più ambiziosa e ideologicamente più pura, un provino con De Fusco non lo avrei fatto mai. Oggi farei tutto, anche l’operetta.
Ma ritorno all’amena storiella che stavo narrando. Erano quasi dieci anni che desideravo fare un’audizione col signor Federico Tiezzi. Qualche mese fa, in preda a un barlume di ingiustificata e ingiustificabile speranza, gli ho inviato una lettera presso il teatro di Prato, che dirige. La lettera faceva così:
“Gentile Federico Tiezzi,
mi chiamo Carla VItantonio e non ci conosciamo.
Sono molti anni che ho penso di scriverle questa lettera, e precisamente da quando ho visto il suo “Zio Vanja” all’Arsenale di Venezia.
Ho letto che molti pensano che non sia stato uno dei suoi migliori lavori e bla bla bla. Io non lo so perche’ devo dire che questa e’ l’unica cosa che ho visto di lei, pero’ ancora me la ricordo, e me la ricordo cosi’ forte che dopo tutti questi anni le scrivo.
Quando ho visto “Zio Vanja” avevo 21 anni e mi ero appena diplomata alla scuola di teatro a Venezia, avevo grandissime speranze, ero prepotente, esigente, acre, e forse facevo bene. Adesso ho 29 anni e in un modo o in un altro faccio l’attrice e vivo vicino Bologna.
Le scrivo perche’ come ogni donna/ragazza (?) che si rispetti alla soglia dei trent’anni sto facendo i miei conti ed essi, per non smentirsi, non tornano.
Ci sono molte cose che avrei voluto fare e non ho fatto, i motivi sono:in parte la mia sfiga, in parte la mia paura di non riuscire, in parte la mia paura di riuscire.
Tra le cose che vorrei fare compare avere la possibilita’ di lavorare con lei, signor Federico Tiezzi. Ho letto che l’anno scorso ha tenuto un laboratorio a Prato ma non ho fatto in tempo a presentare la domanda.
Per favore, se non altro perche’ ho avuto la sfrontatezza di mandarle questa lettera, mi faccia un provino, mi dia uno straccio di possibilita’, mi includa in un laboratorio, che ne so.
Per favore, signor Federico Tiezzi.
Le mando pure un curriculum cosi’, perche’ mi pare di capire che si usa, e un paio di foto, per lo stesso motivo.
Grazie per avermi letta,
carla”
Poi, non paga, ho mandato il materiale per partecipare a una selezione per un laboratorio da lui diretto a Prato. Sapevo che le selezioni erano riservate ai residenti in Toscana ma ho pensato magari non si sa mai, si è letto la mia lettera e decide di farmi un’audizione comunque. Almeno per premiare la caparbietà.
E infatti dopo pochi giorni sono stata convocata a Prato per un’audizione il 26 settembre. Mi sono preparata monologhi per un totale di quasi due ore, ho ripreso la fisarmonica, mi sono studiata i pezzi, ho persino rimesso un po’ a posto la dizione. Giovedì mattina sveglia alle sette, shampoo gaberiano, mezz’ora davanti all’armadio e poi via in autostrada verso la città dei cinesi.
Appena entrata nella sede del Metastasio saluto sorridendo una signora che non risponde punto al mio sorriso. Mi pare una delle erinni, quella che taglierà il filo -già esile- della mia carriera teatrale. La guardo un altro pochino e mi auguro che non sia lei ad esaminarmi, altrimenti, già lo so, non passerò.
Come si è svolto il provino?
A parte che dieci minuti prima di entrare ho dovuto soccorrere un collega in preda a una crisi epilettica con tutti i crismi, il mio provino è durato alcuni minuti, tra l’altro condivisi con sei colleghi. Perchè ormai gli attori sono così tanti che non vale più nemmeno la pena di esaminarli uno alla volta. Ne vedono a gruppi di sei o sette, li mettono tutti in fila e chiedono loro di presentarsi in pochi minuti. Ma che cazzo devo presentare, che ci hai il mio curriculum davanti e sai pure il numero esatto dei miei punti neri? Il monologo, fatto in una sala in cui rimbombava tutto e non si sentiva niente di niente, me lo hanno interrotto dopo meno di quattro minuti. Ovviamente gli esaminatori erano la signora Erinni, assistente del Signor Federico Tiezzi, e il signor Scandella, pure lui in veste di assistente a qualcosa. Del signor Tiezzi neanche l’ombra.
I selezionati tra i circa 100 attori provinati tra giovedì e venerdì sarebbero stati chiamati per una nuova audizione, questa volta davanti al signor Tiezzi in persona, sabato.
Ovviamente la signora Erinni dopo avermi vista in scena per quattro minuti ha reputato che io non fossi all’altezza di essere ammessa alla corte. E con noncuranza ha tagliato il filo.
Ci avevo messo dieci anni a ottenere quell’audizione, che tra l’altro era l’unica opportunità che avevo di lavorare per qualche mese in maniera dignitosa.
Vorrei dire al signor Tiezzi che io sono brava, che il teatro mi esce dalle orecchie per quanto ne ho dentro, che io sono una di quelli che, come si diceva alcuni anni fa quando andava di moda, fanno teatro perchè non possono farne a meno, e che forse la signora Erinni non se n’è accorta perchè, forse, quattro minuti di monologo sono davvero troppo pochi.
Ma il signor Tiezzi non ho manco potuto vederlo in faccia e mi ritrovo di nuovo nella provincia bolognese senza uno straccio di speranza, con il sito dell’ikea davanti agli occhi e la voglia di schiacciare il pulsante “lavora con noi”.
