Ott 30 2008
viaggio a Parigi atto secondo e intermezzo bolognese
Mentre mi accingo a narrare il secondo atto del mio soggiorno parigino la città è sotto assedio. Il governo avrà pure approvato il decreto Gelmini strafottendosene dei pareri di quelli che nella scuola ci lavorano o ci studiano, ma la gente non molla. Sono in radio, dove avrei dovuto registrare le prossime puntate dei miei Racconti di Lucilla, e invece partecipo alla lunghissima diretta che si protrae da stamane.
La polizia ha caricato. Cinque persone sono al pronto soccorso. In questo momento esatto un carabiniere sparuto è entrato nella sede della radio cercando un “responsabile del teatro polivalente occupato”. Ovviamente nessuna di noi si è dichiarata tale. Il carabiniere, fermo sulla soglia, mi guarda di sbieco mentre Marilù cerca qualcuno a cui lanciare la palla avvelenata. Flavia è in diretta con Irene che segue la manifestazione dalle nove e da allora non riesce a fare la pipì. Santa vescica.
Il carabiniere dopo aver cercato di infilarsi in sede e di estorcermi qualche informazione utile allo scopo se ne è andato col suo compare alla ricerca di un presunto colpevole di reati a noi sconosciuti.
Adesso Flavia dice che la stazione è blindata dalle forze dell’ordine. Trentamila persone sono in piazza medaglie d’oro. Beppe Grillo è stato mandato via perchè aveva rifiutato di stare dietro lo striscione. Ben gli sta. Che voleva fare, il masaniello?
E dopo questo surreale intermezzo ritorno a me e all’uudm in terra francese.
Ci svegliamo sabato mattina, il cielo è grigio ma non piove, e dalla gigantesca vetrata del nostro appartamento al 12esimo piano il tempo ci appare perfino bello.
Prevediamo di trascorrere un paio d’ore nelle vie del quartiere latino.Del resto la guida dice proprio così, che in due ore e mezza avremo modo di vedere i sights più interessanti della zona. Appena sbarcati mi commuovo riconoscendo le vie dove viveva mia sorella minore Rossella detta Fuego molto prima di maritarsi e figliare. Rue de Mouffetard mi appare splendida. La boulangerie dove compravo la baguette con mia sorella è sempre uguale e profumata. Scendiamo, saliamo, giriamo, questa era la casa di Hemingway e quello l’appartamento di Joyce. Il Pantheon ci ha i capitelli corinzi…vedi? sai qual è la differenza tra il capitello corinzio, quello dorico e quello ionico? quello ionico ha le spiralette come due orecchie, quello dorico la ciambella, la Sorbonne è aperta ma inaccessibile a chi non è studente, blindata, direi, ci sediamo nella piazzetta antistante e mangiamo una brioche suisse. E poi ripartiamo verso le strade dei greci e dei turchi, per l’ennesima volta nella mia vita mi commuovo davanti al teatro de l’Houchette, la cantatrice calva dal 57 si pettina sempre nella stessa maniera, sbuchiamo sulla Senna, l’unico uomo del mondo riesce persino a comprarsi degli occhiali da sole e a pagarli meno che in Italia.
Poi, d’un tratto, siamo alla Shakespeare.
Tutto come quando dormivo qui.
Non scriverò come si arriva in questo posto, nè dirò bene di cosa si tratta. Chi già la conosce sa bene come conservare il segreto. Il vecchio George da ormai 4 anni ha ceduto il comando alla figlia, ma per il resto tutto è come un tempo. Parlo con una delle ragazze che mi accolgono. Tutti sussurrano, si muovono in punta di piedi, ogni tanto, in un angolo, il corpo dormiente di un viaggiatore.
La nicchia della macchina da scrivere è ancora lì, anche se la vecchia olivetti è stata sostituita da una moderna macchina elettrica.
E mentre giriamo nelle stanze al pianoforte una ragazza comincia a suonare una melodia antica, e piano piano più voci cominciano a cantarla sottovoce. Dopo, possiamo solo andarcene.
E’ arrivato il pomeriggio e ancora siamo nel quartiere latino. Alla faccia delle due ore e mezza. Ci inebetiamo tra le bestioline di notre dame, beviamo un po’ d’acqua seduti sul ponte nuovo, e poi di nuovo siamo per le viette, arriviamo fino ai giardini di lussemburgo ma non entriamo, abbiamo fame, sono le sette, e per questa serata romantica abbiamo previsto belleville.
Ci arriviamo in metro, ormai siamo dei maghi della cartina e del collegamento rapido. Dopo una rapida passeggiata nel boulevard -abbastanza triste, a quest’ora, quando tutti i negozi chiudono e lavano i marciapiedi e le luci illuminano strani container che sembrano case improvvisate - ci tuffiamo in rue de oberkampf e lì ogni vetrina ci porta in una parte diversa del mondo, giriamo inebriati dagli odori speziati, senegal, algeria, cina, taiwan, vietnam. E’ così diversa questa Parigi!!! Le parigine mi appaiono quasi normali, meno luccicanti di quelle del centro, probabilmente anche loro vestono ai grandi magazzini e, ogni tanto, girano coi capelli sporchi. Mi sento rincuorata. Per la nostra cena scegliamo il japonaise.
Dopo un esilarante scambio di battute in francese con una cameriera che lo parla tanto quanto me ci tuffiamo sulle pietanze. Io apprezzo, l’uudm molto meno. E dopo il sakè ci trasferiamo in libano, nel privee di un piccolissimo ristorante frequentato da aficionados, dove un cantante allieta gli ospiti e alcuni si lanciano in danze tradizionali, compreso l’uudm, mentre io bevo il the alla menta con una bambina che mi dorme sulle gambe.
E’ l’una quando arriviamo a casa, ci accoglie il gatto e un biglietto di saluto dei nostri ospiti, con cui ceneremo domani sera.
E buonanotte.
