Gen 29 2009
piccolo comin’out
Volevo scrivere un post su un argomento tal dei tali. Poi ho chattato un pochino con Nathan e gli ho raccontato del mio prossimo progetto teatrale, mi è venuta voglia di mettere giù qualcosa e ho deciso di cambiare argomento del post, anche per avere dei pareri e perchè questa, alla fine, sta diventando la procedura standard di creazione dei miei spettacoli. Poi però la chat con Nathan è proseguita e mi ha riportato ad alcuni pensieri neri, che ogni volta che arrivano mi spaventano per la violenza e la devastazione che mi causano, e mi sono resa conto che non potevo più parlare del mio nuovo progetto teatrale ma che dovevo cambiare di nuovo argomento, eppure pensandoci bene quello di cui scriverò non è molto lontano da quello che avrei voluto all’inizio, solo il tono, forse, si è un po’ incupito, che ne so.
Quindi Nathan sappi che questo post è una delle tue omissioni, insomma è comunque colpa tua.
In tutti questi anni io ho spesso pensato al perchè di tutta questa mia ostinazione col teatro e, mano a mano che crescevo, che le esperienze, le delusioni e le sedute di psicoterapia si susseguivano, mi davo risposte diverse, a volte non me ne davo. A diciott’anni, ma anche a venti, quando ero ancora troppo incazzata e troppo orgogliosa, tagliavo corto dicendo “perchè ho la vocazione”. Altre volte, quando mi sentivo autoironica, aggiungevo con un sorriso un po’ dandy “che è come una maledizione”. Intorno ai 23 anni la risposta è diventata “perchè è la cosa che mi piace di più, l’unica che mi faccia sentire realizzata”. A 27 ho aggiunto “e perchè è la cosa che so fare meglio”.
A trent’anni ovviamente c’ho una risposta ancora diversa. Brava sono brava, è la verità. E lo so che più passa il tempo, più studio, più mi dedico e più divento brava. Forse al principio ci avevo un pochino di talento, chi lo sa, ormai è passato tanto tempo e non conosco nessuno che possa testimoniare a riguardo. Però la verità è che nei primi 16 anni della mia vita tutto era già stato così difficile, così complicato, e così tante cose erano successe, cose tanto terribili che ancora non le ho scritto mai, nei primi 16 anni della mia vita tutto era si era già così completamente rovinato dentro di me che provavo solo vergogna ed ero continuamente sola in mezzo alla gente e non c’era nessuno nessuno di cui mi fidassi e neanche, a dirla tutta, nessuno disposto veramente ad ascoltare e allora semplicemente tacevo e per tacere il vero dicevo una marea di stronzate, a volte anche intelligenti, perchè ero una ragazza intelligente, non c’è che dire.
A quel punto per la prima volta mi resi conto che invece quando facevo il teatro non mi dovevo vergognare anzi ero brava e tutti mi apprezzavano e sul palco improvvisamente non ero più nè strana nè antipatica ma semplicemente molto interessante addirittura carismatica e mi piacque. E probabilmente cominciò così, perchè a teatro finalmente potevo essere com’ero attraverso tutti i personaggi che facevo nascere e non mi dovevo più nascondere o mascherare. E se ci penso è strano perchè la maggior parte delle persone che sento dicono eh, a teatro finalmente posso nascondermi dietro un personaggio posso smettere di essere io. E invece io a teatro potevo finalmente essere io attraverso i personaggi ed era bellissimo.
Poi il guaio fu forse che le cose non mi andarono malissimo, se fossero andate proprio male probabilmente verso i 20 anni mi sarei ripresa avrei cambiato strada, a molti capita così. Invece feci dei provini li passai cominciai a lavorare e questo mi fece pensare che forse potevo davvero farlo.
E intanto sono passati gli anni e se ci penso non sono più arrabbiata come anni fa, non ho più tutto quel bisogno di rivendicare che avevo un tempo, un pochino forse mi sono rasserenata o forse solo rassegnata (del resto tra una cosa e l’altra cambiano così poche lettere), più che arrabbiata adesso sono triste perchè davvero mi sembra -la mia- la condizione del clown, così tante cose sono state perse per strada e a molte mi sono abituata, anni fa mi sembravano atrocità e poi, come un paio di scarpe che si allentano, mi sono adattata pure a tutto questo e forse oggi potrei pure vivere senza quel continuo bisogno di dire io io questa sono io vi prego ascoltatemi guardatemi sono così, me la potrei mettere via (se ci penso, esiste una persona che quando parlo mi ascolta? a questa domanda non mi voglio rispondere seriamente perchè non so se ho le energie necessarie, stasera). Insomma potrei pure adattarmi a queste scarpe che mi sono state date il problema adesso è che dopo tutti questi anni io so fare bene solo questo. E purtroppo un altro piccolo problema è che quando dicevo che mi piaceva fare il teatro dicevo la verità, e mio malgrado il teatro mi da ancora gioia, e vita, e aria e respiro, quando riesco a farlo.
E quindi siamo punto e a capo. A riprova del fatto che il più delle volte capire il motivo delle cose non è molto utile a risolvere i problemi, quali essi siano.

