Feb 21 2009
prefazione a un ritorno
Le cose da fare sono esattamente le stesse: cercare di infilare in valigia tutto il necessario, disporre le cose in modo che libri e arnesi pesanti stiano nel bagaglio a mano insieme alle -poche- cose indispensabili, farsi qualche paranoia sul fatto che il mio contenitore di cd pieno di film piratati venga sgamato durante un imprevisto controllo a tappeto nell’aeroporto internazionale di Bologna, universalmente noto per essere il centro della pirateria europea e mediterranea, pensare un pochino se comprare o meno quel paio di scarpe bellissime che ho visto vicino Covent Garden o se tirare al risparmio e sperare che tempi migliori presto giungano, verificare i regali e i saluti e blablabla.
Epperò al contrario dell’andata tutti questi piccoli aggiustamenti escono fuori da me un pochino morti, privi di ogni entusiasmo vitale, già esausti. Come se l’energia fosse da un’altra parte, come se fosse rimasta nella piantina che ho appena dato in adozione a Carmen, Andres e Geber. Preparo financo un piccolo farewell party, che tutti mi dicono no Carlina non è un addio, è un arrivederci, tutti me lo dicono e me lo ripetono, smettila di dire farewell, ma io adesso che cosa ne posso sapere, cosa posso sapere, come posso fare a guardare avanti nel futuro e scoprire se davvero queste bellissime persone le incontrerò di nuovo? Come faccio a prevedere ad annunciare che davvero la magia di questi mesi la riprodurremo un giorno? E allora si, è un farewell, diciamo che è un farewell, e poi le belle sorprese, se arriveranno, saremo mai noi, proprio noi, i funamboli, a rifiutarle? Preparo il farewell party, aperitivi e tapas italoispaniche, ciascuno porti abbigliamento adeguato e bottiglie di vino pro capite una almeno. entusiasmo ne ho poco, che questo saluto mi sembra arrivare proprio nel momento più sbagliato, proprio ora che ho cominciato ad accettare questa mia funambolica condizione, proprio ora che a Londra arriva una primavera timidissima, tenera, in qualche modo assurdo e inaspettato persino poetica.
Si si si, ci sono delle cose che mi mancano ora le dico e le elenco:
- mi manca il mio fidanzato, mi manca tantissimo, in tutti i modi in cui mi potrebbe mancare, in tutti i modi che aspettavo e anche in quelli che non conoscevo, mi manca, sono emozionata e un po’ intimorita all’idea di rivederlo dopo così tanto tempo, come sarà, quanto tempo ci vorrà a ritrovarci, chissà se ha ancora i baffi, come sarà felice stanco nervoso stressato paziente chiuso aperto disponibile inafferrabile e io come sarò? mah chi lo sa poco mi preoccupo tanto tra pochi giorni lo scopriremo
- mi manca la pizza. Mi manca in una maniera allucinante, sono due mesi che non ne mangio, forse anche di più perchè non è che l’ultima cosa che abbia mangiato in Italia prima di partire sia stata la pizza, anzi a ben pensarci forse è addirittura dal 2008 che non la mangio, e sto male, sto a rota, sto in astinenza da pizza buona pizza italiana persino la pizza del nord mi sembra buonissima non è che per forza io pretenda la pizza di mia mamma o quella di mia nonna con quella crosticina buonissima che lei mi fa ogni volta che vado a trovarla a Rotello.
- mi mancano i miei allievi. Lo so, li ho messi dopo la pizza ma d’altra parte non mi sembrava manco giusto metterli subito dopo il mio fidanzato ecco pensiamo prima alle cose indispensabili; mi mancano i miei allievi perchè in qualche modo mi manca anche il mio lavoro di piccola imbarazzante strabica socratica ostetrica del teatro, mi mancano i miei allievi e con loro mi mancano le persone con cui ho diviso l’ultimo anno di peripezie teatrali bolognesi ovvero tutti quei pazzi del tpo e di radiokairos e pure gli instabili vaganti e Angela con cui ho vissuto tutte le improbabili vicende precedenti e successive alla morte di Leo.
- mi mancano i miei amici ma questo non conta, perchè gli amici ormai sono tutti sparpagliati in mille pianeti differenti, e chi l’avrebbe mai detto che sarebbe stato così? però intanto ecco,è accaduto, sono finiti gli anni in cui ci svegliavamo nella stessa casa e ci vedevamo tutti i giorni a tutte le ore, sono finiti i tempi in cui ci preoccupavamo se uno di noi un giorno non si faceva vivo sono finiti, come pure sono finite quelle nottate lunghissime di canzoni politica fervore amore grande per il mondo, quelle nottate alle quali non volevamo mai mettere un punto e forse per questo la mattina dopo spesso ci svegliavamo tutti ancora sullo stesso divano. Mi mancano gli amici ma mi rendo conto che mi mancheranno sempre di più, perchè non sono stati questi mesi a mettere una distanza, no, anzi, il paradosso è che da qui con queste supertecnologie londinesi li ho sentiti di più di quanto non faccia da Bologna, in questi mesi ho parlato e riso con molti di loro, e chiesto consigli e dato pareri, ma mi mancano lo stesso, si, e mi mancheranno ancora in questi anni che verranno ma questo già non sta più nella lista perchè mi sembra di aver capito che uno dei prezzi da pagare diventando grandi è proprio questo.
Ecco mi rendo conto che adesso dovrei scrivere un altro post sugli amici che si perdono e quelli che rimangono ma non ho proprio il tempo e le energie devo provare che stasera ho uno spettacolo e voglio farlo bene, è importante.
E forse anche per questo chiudo brutalmente questa prefazione al mio ritorno in Italia che avverrà esattamente tra otto giorni e porcamiseria, non pensavo sarebbe successo così in fretta.
