Archive for Marzo 29th, 2009

Mar 29 2009

piove, governo ladro

Quando due anni fa venni ad abitare su questa collina guardai l’immenso giardino pensando che si, un giorno, forse, avrei potuto farmi un orto, ma allora proprio non era il momento.
Ho sempre abitato in case fornite di orto. Da piccola trascorrevo le giornate di giugno sgranando di nascosto i piselli freschi dell’orto di mia nonna e mangiandone fino ad avere mal di pancia. Oppure, quando arrivava luglio, ciucciavo pomodori oblunghi passeggiando tra i solchetti mentre il sole batteva a picco e i grandi facevano pisolini che mi sembravano infiniti. I pomeriggi trascorrevano sgranando favette e pucciando il pane in un piatto dove mi erano stati dispensati parsimoniosamente alcuni cucchiai di olio e un pizzico di sale.
Ricordo anche, molto più avanti negli anni, quando ero adolescente e già abitavo con le sorelle la casa, le lunghe e per noi divertentissime discussioni tra mia madre e mio padre, che ogni anno si ripetevano uguali a loro stesse, perchè mia madre piantava le patate e mio padre le tritava passandoci con la motozappa.
Poi arrivarono gli anni dell’università e con essi i sogni di vite comunitarie con immaginari compagni, l’autosussistenza l’isolamento e, di conseguenza, il fantomatico orto.
Sogno ben presto abbandonato perchè troppo mi piacevano la vita di città, lo spritz serale, la brezza primaverile che profumava le serate passate chiacchierando nel centro di Padaniacity, i vestiti svolazzanti mentre pedalavo nel centro storico verso nuove improbabili avventure al tramonto.
Quando poi mi ritirai in una casetta sul fiume, ancora a Padaniacity, si, ma un pochino appartata, provai a piantare le fantomatiche melanzane bianche di mia nonna. Purtroppo il padrone di casa non era d’accordo e dopo poco venne a rigirare la terra per spegnere i miei sogni contadini.
Così morirono i miei sogni di autosussistenza.
Per due primavere ho guardato la terra di questa collina resistendo a questo pensiero. No, l’orto no, per carità, che sbattimento, e poi basta con questi deliri veteroanarchici, io vado al mercatino del giovedì e la verdura me la compro dal contadino, tiè, facciamo così, evviva il chilometro zero, evviva il biologico e chi lo fa per me.
Ma alla fine quest’anno, complice anche quella malandrina di Alice che da lontano continua a incrociare il mio cammino, non ho potuto resistere.
Pomodori, zucchine, piselli e cipollotti di primavera, ecco di cosa sarà composto il primo orto della mia età adulta.
Sperando che smetta di piovere in un tempo ragionevole, che c’è da zappare, dissodare, fare i solchetti, seminare, innaffiare……

4 responses so far