Archive for Aprile, 2009

Apr 29 2009

Altri rigurgiti femministi?

Oggi dopo una bella giornata di merda vorrei condividere con voi miei dilettilettori alcune considerazioni sulla qualità del servizio radiofonico nazionale e simili amenità. Dunque da un po’ di tempo a questa parte va in onda su radiodue ogni giorno verso mezzodì un programma che si chiama amnesia. Questo tipo che parla un giorno ha perso la memoria e da allora una serie di cose piuttosto allucinanti gli sono accadute. Il programma di per sé non è sgradevole, ma io non mi spiego come mai abbia tutto questo successo. Addirittura adesso esce un libro. Ma insomma, io non so se davvero il pubblico di radio due ami tanto questo programma, o se ci sia qualche disegno sotto o qualche raccomandazione all’italiana o semplicemente qualche caso fortunato, fatto sta che il programma, il blog e il libro vanno alla grande. E fino a qui tutto bene. Del resto va alla grande anche Fiorello, cui dovrei dedicare un’intero blog se volessi fare un’analisi approfondita e per questo, oltre che per non sfracassarmi le gonadi, evito.

Questo Matteo Caccia che parlaparla dei cazzi suoi non sa nemmeno parlare in dizione ma fin lì glie la fai passare, ormai in radio non si parla più in dizione e persino quelli di caterpillar parlano in accento milanese, roba che a me mi si rizzano i peli sulle zampe ma anche qui, se è la moda, se è il trend, io mi inchino davanti alla legge del trend.
Quello che non mi va giù è che Matteo Caccia dica, a mezzogiorno e mezzo di giovedì, in una trasmissione trasmessa da una rete pubblica, che il salone del mobile di Milano sia un posto dove c’è MOLTA GNOCCA. Ora io non sono mai andata al salone di Milano e non so neanche bene esattamente cosa sia.
Ma mi sembra un’affermazione maschilista, machista, becera e degna del peggiore dei programmi erotici trasmessi negli anni ottanta in quinta serata dalle reti private. Il signor Caccia insieme alla memoria deve aver perso anche alcune decine di anni di lotte per l’emancipazione femminile e la presenza di donne nel suo panorama visivo si riduce all’individuazione di numerose vulve che probabilmente gli piacerebbe osservare più da vicino, o forse anche no, chi lo sa? Ma in fondo ci interessa? No,non ci interessa, come non ci interessa l’orientamento sessuale e politico del signor Caccia, quello che invece non va giù alla sottoscritta è che uno possa permettersi di esprimersi così, riferendosi probabilmente a una serie numerosa di hostess, vallette, promoters e via discorrendo, donne forse non tutte intelligentissime, ma può darsi invece che tra di loro ci sia pure qualche plurilaureata disoccupata, non trova signor Caccia? Donne che per lavorare devono rispondere ad umilianti annunci che terminano con l’odiosissima frase “indispensabile bellissima presenza”. Annunci tra l’altro ai quali io non ho mai potuto partecipare perchè non avevo appunto l’indispensabile bellissima presenza, sottolineo con una punta di invidia.

E dunque tutto questo, lavoratrici spesso precarie, sottopagate, costrette a portare i tacchi nove per dieci ore al giorno e a sorridere anche al più bavoso dei potenziali acquirenti,
per la rai è “molta gnocca”.

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Apr 26 2009

Brevi considerazioni sulla vita di coppia tratte a seguito di conversazioni chiacchierate spettegolamenti e irregolari origliate durante viaggi in treni interregionali

Le donne della mia età, ma anche quelle un po’ più giovani e quelle un po’ più vecchie, insomma le donne della mia generazione sono cresciute attaccate a sottane e calzoni di genitori fintamente disinibiti, che credevano che per raggiungere l’emancipazione e la parità dei sessi fosse bastato essere scesi in piazza per l’aborto e il divorzio (lui, il babbo) o aver partecipato a qualche gruppo di autocoscienza (lei, la mamma). Il risultato era che durante le cene tra amici le donne finivano di nuovo in cucina a preparare manicaretti ma con la giustificazione che questa volta se l’erano scelta, la cucina, mentre i maschi, spaparanzati in salotti color anni ottanta con tavolo rotondo credenzina e divano in similvelluto a scacchi, dimostravano la loro sensibilità al problema della parità dei sessi raccontando sagaci barzellette nelle quali era sempre presente il personaggio della moglie amante compagna che per non fare all’amore dice di avere mal di testa. Quante ne avrò sentite, io, di barzellette così?

E prima di progredire con la mia riflessione voglio fare un inciso: uomini, sappiate che il mal di testa esiste. Che una donna ha spesso mal di testa, soprattutto se è lei a prendere la pillola perchè voi avete deciso che il pillolo non è affidabile e che le uniche alternative efficaci alla pillola di cui sopra sono

  • la misurazione della temperatura basale (credo che entrambe le mie sorelle siano figlie del termometro, ma preferisco non approfondire)
  • il coito interrotto, più felicemente noto come salto della quaglia, padre mai sufficientemente riconosciuto di tutti quei figli che “eh… sai com’è, a volte non te lo aspetti e invece arrivano, eppure prendevamo tutte le precauzioni…”

Dicevo insomma uomini, sappiate che il mal di testa esiste, e che spesso se le vostre donne ci hanno la terribile emicrania la responsabilità un pochino è anche vostra e di tutte le stronzate di cui riempite la testa alle vostre mogli amanti compagne ogni volta che volete apportare la benchè minima modifica all’illuminazione della casa o alla disposizione dei mobili della serie quarantacinque minuti di spiegazione sul perchè andrebbe meglio una lampadina da 60 watt invece che una da 70, che io sono convintissima che sia importante però ecco a volte al quarantesimo minuto un pochino di mal di testa cel’ho.

Il mal di testa esiste e qui ritorno ai risultati di tutta un’infanzia passata ascoltando barzellette su sesso e mal di testa.
Una donna poniamo come me, ecco, per non fare esempi citando le altre, una donna come me, che per arrivare a fine mese fa l’insegnante di teatro, la speaker, l’animatrice per ragazzini coi problemi, la cuoca, la contadina, l’organizzatrice di eventi e sporadicamente pure l’attrice, una donna come me, che inoltre si occupa di tutte le faccende domestiche e del nutrimento quotidiano della coppia e della spesa e via dicendo, che ogni giono si fa almeno due ore in automobile, che magari cerca anche di essere un poco di buonumore, di avere una battuta a disposizione per amici/che depressi o semplicemente bisognosi, una donna come me che insomma cerca pocopoco di essere presente mentre fa le cose, di metterci il cuoricino eccetera, e che cerca anche di sorridere quando il compagno è triste, di farlo ridere, di sostenerlo quando è stanco, insomma non una donna speciale, non una wonderwoman ma diciamo una donna come me e come la maggior parte delle donne che conosco, dopo una giornata tipo che è più o meno come ho appena detto, è possibile che abbia un pochino di mal di testa. A volte ne ha molto, moltissimo, da non riuscire ad aprire gli occhi. Altre volte ne ha pochino, di quel pochino stronzo, mai abbastanza poco da dimenticarlo e mai sufficientemente tanto da prendere un medicinale, magari a volte ce lo ha per ore, e ore, e ore, il mal di testa, una donna come me.

Ma una donna come me si è sentita centinaia e centinai di umilianti barzellette sulle donne col mal di testa, sulle donne frigide, sulle donne senza desideri o appetiti sessuali, e allora porca paletta, una donna come me piuttosto che dire “amore ho mal di testa”, che magari sarebbe semplicemente la verità, piuttosto che mettere la pulce nell’orecchio del marito amante compagno che quella del mal di testa possa essere la solita scusa, una donna come me piuttosto che entrare nel meccanismo dell’odiosa barzelletta, piuttosto che vedere il ghigno disegnarsi sul volto del partner ecco, una donna come me, piuttosto che, comincia a inventarsi scuse allucinanti, incredibili, problemi esistenziali che porteranno nel giro di poco la coppia verso il baratro della grande paranoia.

Ma una donna come me non dirà mai, mai e poi mai, che ha mal di testa, ecco.

continua…

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Apr 22 2009

Mi sono spuntati i piselli.

Lo so. Negli anni sessanta e settanta, e forse pure negli anni ottanta e novanta, forse forse addirittura ancora adesso molte donne hanno sognato e sognano di poter gridare questa frase per rompere definitivamente il guscio della disparità. (E hai voglia a provare a spiegare a queste donne che non è così che si vince la disparità, esse sono convinte e in quanto donne, ahimè, testarde).
Ebbene, molte donne lo sognano e poche, pochissime, e soltanto dopo lunga e dolorosissima operazione chirurgica, hanno potuto davvero alzarsi un giorno e dirlo.

E invece io stamane fresca fresca mi sveglio e urlo eureka!

Mi sono spuntati i piselli!

Non uno, ma molti! Moltissimi! Due ordinate file di piantine verdi fresche felici e peperine, piantine con un certo tono insomma. Se ne stanno là al loro posto, tra i solchetti, piccole assai ma tenaci, alla facciaccia delle zucchine, che tutti mi avevano detto eh, le zucchine nascono ovunque e comunque, anche se hai il pollice nero, pianta le zucchine e vedrai che soddisfazione.
Ora, sarà che io le zucchine non è che le apprezzi particolarmente, sarà che preferisco le sorelle maggiori zucche, più dolci e versatili (s’è mai sentita una torta di zucchine e amaretti? no, ammettiamolo), sarà che nella mia gioventù di zucchine ne ho mangiate a quintali perchè erano facili da cucinare e costavano neanche poi troppo, insomma sarà che tra me e le zucchine non c’è un feeling particolare, fatto sta che di zucchine manco l’ombra.
Oggi mi sono sentita un pochino in colpa nei loro confronti, forse ho dato tutto il mio amore a piselli e pomodori, che ne so, allora mi sono dedicata qualche minuto a piantare nuovi semi di zucchina e verificare quelli vecchi (lo so, non si dovrebbe fare ma io nel mio orto faccio il tubero che mi pare, occhei?) dicevo ho sbirciato un pochino ed effettivamente qualche semino dei vecchi sta germogliando, ma timidamente. La zucchina è inibita dal pisello, ci ha l’invidia del pene anche lei.

I pomidori son lì che mi pare sopravvivano egregiamente, il vicino m’ha detto che devo dargli un po’ di rame sennò si ammalano. Menata la sentenza...direbbe mio padre. Ora mi tocca darglielo davvero, il rame, ‘chè il vicino mi ha fatto la jettatura. I cipollotti anche loro sono un po’ timidini. Me li sono cagati poco, è vero, ma d’altra parte oh, mica posso amare tutti allo stesso modo. Adesso mi dedico un pochino anche ai cipollotti e sono sicura che ne trarranno giovamento.
Infine oggi in uno slancio d’amore ho zappato finissimamente un solchetto che avevo lasciato vuoto e vi ho piantato semini di carota. Questa è un’esca, perchè vorrei verificare se ci sono ancora le amiche talpe nel mio giardino oppure no.
Da quando il gatto me ne uccise una facendomela morir di spavento non ne ho più viste in giro e non vorrei si fossero estinte. Mi dispiacerebbe assai. Dunque ho piantato le carote. Se c’è la talpa se la magna lei, sennò mi toccherà ciucciarmele io, le carote, tanto sono una capra e di verdura ne magno in quantità, soprattutto ora che ho deciso di fare la depurazione.

Poi data un pochino di acqua, lo so che in questi giorni ne è già venuta giù molta ma dopo la semina bisogna dare un po’ di acqua fresca ai semini che stanno facendo il loro primo sforzo vitale. Indi sedutami su sgabellino di legno che l’uudm ha appositamente posizionato per me, affinchè dopo aver lavorato alacremente il mio orto io possa sedere al suo fianco, osservarlo e zenmeditare, come ogni ortolana zen che si rispetti.

Meditato a sufficienza e mandato afflati amorosi al mio orto,
ora me ne torno alle faccende domestche femminili,
che con tutti questi piselli che ho posso anche permettermi di fare un paio di lavatrici
senza che la mia predominanza venga messa in discussione.

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Apr 20 2009

trottolucilla

Insomma gira e rigira sono cascata di nuovo col culone su Castelletto di Serravalle dopo una decina di giorni trascorsi su e giù per l’Italia, prima in quel di Roma, mioddio, in capitale, dove ho fatto sbarcare la mia creaturina, OTTO, e che successo che successo, roba che una si domanda ma oh, ma se i miei spettacoli piaccono tanto perchè sono sempre sul punto di chiudere bottega e appendere il radiomicrofono al chiodo? eh perchè? Qualcuno prima o poi me lo spiegherà.  Ho dunque calcato il dignitosissimo palco del teatro della dodicesima, un posto bellissimo assai, con tanto di camerino riservato e direttori artistici che si guardano davvero il video quando lo mandi, insomma una rarità anzi, se siete collezionisti di isole felici ecco andate lì, forse non ci sarò io con OTTO ma sicuramente qualcuna delle splendide e tostissime donne che lo gestiscono sarà pronta a farvi fare un giro nel mondo di “come potrebbe essere il teatro”.
Financo il mio parentado, nella figura di mio zio Peppe, mia zia Anna e mia cugina minore Enrica si è recato in quel di Spinaceto onde assistere allo spettacolo, con mio grande stupore seguito poi da gioia, come mi è piaciuto farlo anche davanti a loro, eh, come mi è piaciuto. Ma il compiacimento è durato pocassai in quanto la mattina dopo ero già di nuovo in macchina, sulla mia rotellina in viaggio verso nord, donde mi aspettavano gli sbrindellati allievi del mio corso, sempre più indisciplinati e creativi, insomma, sempre più come mi piacciono a me, un pochino anarchici e molto molto molto naive. Ma neanche là ho riposato perchè l’unico uomo del mondo mi ha caricata sulla poderosa e abbiamo viaggiato per tutta la Liguria riuscendo quasi sempre a evitare acquazzoni e sgravassi, certo che andare in motocicletta è proprio un’attività zen, bisogna imparare a prendere le cose come vengono, pioggia e grandine comprese, incassare la testa nelle spalle, infilarsi il completino impermeabile e viaggiare brumbrum.

Ed ora eccomi di nuovo a casa con molta voglia di trovare le cose facili e poca capacità di concentrarmi sulle questioni serie. Tanto mi sembra che in questo momento lo faccia tutto il resto del mondo e quindi io posso pure fare a meno e mettere a tacere la già moribonda crocerossina che è in me, lasciando un pochino di spazio a punklucilla. Evvvai.

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Apr 17 2009

neanche il tempo per farmi le codine

Published by lucilla under Senza categoria

figuriamoci per scrivere un post…

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Apr 13 2009

tutto bene sul pianeta rosso

Published by lucilla under società, blog, carla, vitantonio, teatro

Sul mio pianeta sto piuttosto bene. Sabato ho fatto uno spettacolo in un teatro vero, non c’erano amici miei nè parenti, non c’erano molisani eppure la gente si è commossa, ha riso, ha sognato ed è scesa pure qualche lacrima di nostalgia.
Sul mio pianeta sto piuttosto bene, ho innaffiato il mio orto con l’acqua che raccoglie una magica pompa montata dall’unico uomo del mondo, guardo l’orto e spero, lo guardo e penso che si può sempre ricostruire, se si riesce a rimanere vivi.
Sul mio pianeta sto piuttosto bene, penso a tutti i terremoti della mia vita, quelli reali (due), e quelli dell’anima (innumerevoli, inutile dirlo) e mi sento fortunata, perchè nonostante tutto io e la mia famiglia facciamo parte di quelli che ricostruiscono, sempre.
Sul mio pianeta sto piuttosto bene, mi sento come allenata, e anche quando mi sembra proprio di non avercela più, la speranza, essa sbuca fuori impertinente.
Sul mio pianeta sto piuttosto bene, perchè mi pare che se continuo a fare tutto, a intestardirmi nel portare avanti le mie cose ecco, forse posso essere da dimostrazione che si può fare. Sono impertinente, presuntuosa, egoica? Sul mio pianeta posso.

Poi scendo dal mio pianeta e mi faccio un giretto tra tutti i blog che leggo di solito, tra quelli che mi piacciono e, visto che ho un pochino di tempo, anche tra quelli che mi piacciono meno. Anzi già che ci sono ne visito anche qualcuno che in genere non leggo affatto.

E mi sorge un dubbio. Qui tutti vogliono dire la loro, troppi si improvvisano giornalisti, citano notizie, danno opinioni linkano tagliano incollano blaterano invocano provocano riflettono piangono gridano si incazzano contro o per. E non è che sotto sotto c’è una certa tendenza a usare il terremoto de L’Aquila per fare un poco di pubblicità al proprio blog/sito?
Vi siete incazzati leggendo questo post?
Scusate, vi ho pestato la coda di paglia, non sapevo fosse così lunga.

D’altra parte io vengo da un altro pianeta e non conosco bene le regole di buona creanza.

Però lasciatemelo dire, forse noi del mio pianeta (così solipsisti che ognuno di noi crede di essere l’unico abitante di un pianeta altrimenti disabitato) siamo troppo naive per esprimere giudizi politici sensati e qualificabili, forse siamo troppo incostanti per fare una articolata denuncia sociale, ma quando sbirciamo sul vostro pianeta attraverso internet, sembra proprio che ci stiate marciando anche voi, proprio come quelli che giudicate.

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Apr 11 2009

ano-nato

Quando abitavamo ancora a Padaniacity io e il mio amico Peppino ci divertivamo moltissimo a scrivere testi che oscillavano tra il surreale e il demenziale e poi li dicevamo ridendo in radio, o in occasione di qualche open stage, o semplicemente fingevamo di andare a braccio durante una serata tra amici e cominciavamo a sproloquiare. Erano gli anni di un’amministrazione sedicente di sinistra che costruì un muro per difendere i così detti cittadini onesti dagli immigrati-clandestini-scippatori-spacciatori-drogati-violentatori-di-figlie-innocenti (e tra parentesi chissà se mai qualcuno ha detto a questi padri che fanno le ronde che probabilmente sono proprio le loro innocenti figliuole a scavalcare il muro del sabato sera per chiedere dell’md-ma o un’altra qualunque paranfetamina a uno dei terribili mostri spacciatori dalla pelle nera). Erano gli anni in cui le associazioni del terzo settore, per paura di uscire dal grande trambusto senza alcuna fettina della torta amministrativa, si schieravano a favore della stronzissima amministrazione di sinistra e costringevano i disgraziati come me a prendere posizioni allucinanti per poi lasciarli soli ed esposti a qualsiasi cosa, ma davvero qualsiasi cosa.
In quegli anni ci divertivamo a fare la parodia del sindaco che io chiamavo il grande cubo a causa della sua singolare forma cubica, e il mio amico Peppino aveva felicemente soprannominato Ano-nato.
E proprio oggi mentre passeggio per queste strade miti, intrise di primavera, mi tornano alla mente quei giorni in cui mi risultava così difficile, così difficile capire perchè una giunta di sinistra facesse delle cose così, e me ne facevo un problema, e mi domandavo dove stesse il torto e dove la ragione, e l’unica soluzione era appunto la parodia o la satira o lo sfottò radiofonico o teatrale, perchè altrimenti davvero non ne venivo fuori.
Oggi cammino per le strade di Padaniacity e mi rendo conto che da quando ho conosciuto Anna Negri e da quando ho rimesso piede a radio Sherwood la scorsa settimana sono cambiate così tante cose e questi luoghi hanno significati così diversi, e mi è tornata fuori tutta quella rabbia che mi ero messa via negli ultimi anni trascorsi qui perchè dovevo guadagnare uno stipendio, guardo le piazze gli edifici le case, guardo le strade, respiro questa primavera mite e avrei voglia di fare alla radio un altro di quegli sfottò, perchè pare che Ano-nato si ricandidi, e se pure non sarà lui a ricandidarsi lo faranno tanti piccoli Ano-natini, soldatini-ravanello che di mestiere svuotano le parole del loro senso e ti lasciano coì, col dubbio che forse un tempo la sinistra era un’altra cosa.

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Apr 09 2009

scomoda sullo spettacolo

Published by lucilla under uudm, società, carla, vitantonio, tour, teatro

Chi avrebbe mai previsto che mi sarei trovata in una situazione del genere?
Faccio si e no due date al mese e pochissime di queste date riguardano il mio racconto una valigia piena di dollari.
Una di queste rarissime occasioni sarà sabato 11 aprile a Padaniacity, in un posto che non ho mai visto e che mi ospita con grande generosità insieme a tutti i miei amici invisibili, i miei fantasmini e le paranoie dell’ultimo periodo.
Epperò.
Come faccio a parlare di tutti quei terremoti, di tutte quelle case diroccate, di tutti i giochi di me e mia sorella bambine tra le macerie, di tutti quei ragazzini per cui il terremoto era solo un’occasione per scappare e fare un po’ di casino? Come faccio a raccontare sorridendo di tutte le volte che ascoltavamo i racconti terrorizzati di una cugina che per settimane aveva vissuto nell’auto dei nonni?
L’uudm mi fa notare che può essere piacevole e addirittura salutare fornire uno sguardo altro, un punto di vista diverso, donare un pochino di leggerezza dopo l’angoscia di tutti i giorni trascorsi. E io spero davvero che il pubblico di sabato la pensi allo stesso modo, altrimenti la vedo davvero, davvero dura.

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Apr 06 2009

rettifica del post precedente

Published by lucilla under ingiustizie, società, bologna, storia

Avevo da un paio d’ore finito di scrivere il mio post incazzatissimo sul terremoto e sullo sgombero del Bartleby quando una delle mie fonti (perchè anche Lucilla ha le sue fonti, che vi credete, mica parlo così, per far prendere aria ai denti), mi ha fatto notare che una volta tanto il comune di Bologna non c’entra niente con lo sgombero del Bartleby. Oggi si è trattata di una cortesia che ci ha fatto la PROCURA, che ha chiesto alla polizia di effettuare il sequestro conservativo. Dunque eccomi a rettificare e a indicare i veri colpevoli di questa stronzata.
Ora, mi solleva pensare che il comune una volta tanto non abbia perso il suo tempo cercando di trasformare in atto le lamentele della borghesia bene bolognese, ma il problema rimane.

Eccheccazzo.
Lo scollamento tra istituzioni/enti locali e la gente rimane. In particolare ci tengo a sottolineare che quelli che hanno il potere in mano non fanno che riempirsi la bocca di frasi tipo i giovani sono il nostro futuro, diamo potere e voce ai giovani, cerchiamo di favorire un ricambio generazionale.
Ecco, i giovani sono anche quelli che avevano occupato il Bartleby, i giovani sono quelli che accusate di fare casino in via del Pratello o in piazza Verdi, e a loro, il diritto di parola, non glie lo vogliamo dare? e poi anche vorre dire, voi che adesso avete il potere, voi in piazza da giovani non ci andavate? non erano bellissime le primavere? non vi sembrava di avere diritto a stare in piazza e a festeggiare la vostra giovinezza? non vi sembrava di avere ragione, a volte piu’ ragione degli altri? e ora voi avete il potere e vi trovate davanti a gente che pensa esattamente le stesse cose che pensavate voi.  Ma allora perchè, spiegatemi, perchè voi avevate ragione e loro adesso hanno torto? O vi siete ciecamente adeguati alla legge che dice che chi ha il potere deve reprimere?
Sembro retorica? Andatevene a fanculo, se vi sembro retorica è perchè avete dimenticato tutti gli slogan che urlavate trenta e quarant’anni fa.

E intanto a L’Aquila la vera tragedia si srotola penosamente, e la gente si prepara ad affrontare la prima notte senza casa e coi fantasmi dei figli e dei genitori che ancora galleggiano sulla terra che si muove. 

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Apr 06 2009

piccola incursione nella realtà

La scorsa notte un terremoto fortissimo  ha devastato la zona de L’Aquila. Questa mattina molti amici hanno cominciato a chiamarmi per sapere se in Molise era tutto a posto. Di riflesso ho chiamato a casa per scoprire che i miei parenti apprendevano la notizia del terremoto da me, che tra l’altro li avevo svegliati a un’ora piuttosto presta.
E mentre tiravo un sospiro di sollievo scoprivo che ci sono paesi distrutti, morti, feriti e dispersi. Gente che probabilmente sta sotto ciò che resta della propria casa e non capisce neanche in quale direzione è il cielo e in quale il suolo.

Il Grande Papà affettuoso Silvio Berlusconi, dopo aver nominato Bertolaso e, in un primo tempo aver annunciato di non rinunciare al viaggio a Mosca dall’amico Putin perchè non c’era nulla che potesse fare, ha capito che la nazione aveva bisogno di lui e ha annullato tutti gli impegni per stare vicino ai suoi figli sofferenti.
C’è chi dice che la tragedia avrebbe potuto essere evitata o, quanto meno, ridotta, chi ribadisce la storia che il terremoto di per sè non è prevedibile. Poco importa, ora. Ciò che conta è che papà Silvio abbia dimostrato ai suoi figliuoli quanto essi siano più importanti di tutto il resto.

Nel frattempo da tutt’Italia si mobilitano colonne di aiuti e si attivano reti reali e virtuali di soccorso di ogni tipo: viveri, vestiti, raccolta di sangue, alloggi disponibili per gli sfollati, insomma tutto il paese sospende le proprie attività per cercare di portare una qualche forma di sostegno ai terremotati.

Il terremoto è una tragedia. Ti arriva in casa da un momento all’altro e, ammesso che tu sopravviva, ti trovi improvvisamente senza casa, senza cose. Senza memoria. Mentre intorno a te emergono i morti, e i sopravvissuti, con la stessa faccia sconvolta che tu hai addosso. Ti guardi intorno e non riconosci più nulla, nessuna delle tue strade, nessuna delle tue pietre.

Ecco, e mentre la tragedia si abbatteva sul Centritalia, tutto quello che il comune di Bologna sapeva fare era ordinare lo sgombero immediato dello spazio occupato Bartleby, un luogo festoso di cui, neanche un mese fa, si erano impossessati gioiosamente gli studenti dell’Onda, e che aveva portato una ventata di primavera in questa cittadina che sta diventando sempre più nera. Un luogo in disuso, uno spazio che l’occupazione aveva restituito ai giovani, e che aveva creato aggregazione e occasioni di confronto (quelle di cui si lamenta tanto la mancanza ogni volta che la polizia va a sgomberare le piazze popolate da presunti ubriachi fannulloni lordacittà). Insomma il Bartleby non faceva male a nessuno, anzi, a qualcuno faceva addirittura bene. Ma forse qualche abitante di via Capo di Lucca si era lamentato perchè la vista di giovani felici è troppo umiliante per un borghese frustrato che ha dedicato la sua triste vita al danaro.

Che commento potrei fare a tutto ciò? come si può descrivere la profonda mancanza del senso di realtà in cui questa città viziata e i suoi amministratori vivono? vale la pena di elencare le lamentele delle sdaure in pelliccia alla vista di una bottiglia per terra, mentre nelle periferie la gente ruba il cibo perchè non può permetterselo? è forse necessario ancora una volta prendersela con un’amministrazione-ravanello (rossa fuori e bianca dentro, cantava qualcuno), che non è in grado di stabilire un’indice di priorità nè di porre un limite ai capricci della borghesia-bene?

Io sono schifata.

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