Archive for Giugno, 2009

Giu 29 2009

La mia ragazza m’ha lasciato è colpa mia/e sono stato anche beccato dalla polizia

A me il lunedì mi prende sempre un friccico pervasivo, mi sveglio e mi dico oh che miracolo, ho un’altra possibilità!
Sembrava tutto perduto nella triste domenica sera che era soltanto poche ore fa, il sonno m’aveva fatto dimenticare le priorità, le ore di internet gratis erano finite, il telefono era rimasto muto e insomma l’universo attorno a me era moribondo e io con lui
e invece
invece di nuovo miracolosamente lunedì, mioddio, che retribuzione karmica meravigliosa
- e qui apro un inciso, il fatto che io non pratichi più il buddismo non vuol dire che il mio vocabolario si sia ripulito dal gergo buddese che per anni mi ha infestata, e a chi non sapesse che ero una giovane buddante ricucio volentieri la mandibola che rischiava di cadere, una vitantonio che si rispetti è sempre in cerca della sua spiritualità, vuoi nelle religioni, vuoi in politica, vuoi nella pratica ortofrutticola-
E dunque
Un’intera settimana di minuti di recupero nella mia sempiterna partita di pallone
(perchè perchèèèèè la domenica mi lasci sempre sooola?)
Mi sveglio di buonumore e mi alzo con la panza piena di buoni propositi, ah come cammino allegramente verso la strada dell’inferno, eh?
Questa settimana dimagrirò chili tre, raddrizzerò l’occhio destro in favore del sinistro, farò gli esercizi per il buonumore tutti i giorni e non arriverò a dar lezione senza essermela preparata.
Questa settimana rifarò il letto tutti i giorni e mi alzerò quando lo ordina la sveglia, produrrò proverò ripeterò a sufficienza di modo da non arrivare allo spettacolo con l’ansia di non sapere cosa viene prima e cosa dopo
Questa settimana! Sarà una settimana di gioie e pasti leggeri e salubri, mi farò la maschera facciale e magari pure un pediluvio, preparerò la valigia come si deve, pensando al maltempo e non a come abbinare le scarpe ai vestiti
Che settimana, questa settimana!!! Suonerò tutti i giorni un’ora al giorno e quando qualcuno mi offenderà ingiustamente, invece di ingoiare, sputerò il rospo. Rospacci grossi così, li rispedirò al mittente e che se li ingoi lui/lei, mica è un problema mio.
Una settimana rivoluzionaria, altro che tutte le settimane precedenti.

Io il lunedì mi sento come quelli di quei filmetti che ogni mattina perdono la memoria. Ecco io ho una memoria settimanale. Il lunedì ricomincio, zero frustrazioni zero incognite zero interrogativi.
Tutta la mia vita è davanti a me il lunedì, che cosa sarò questa settimana?

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Giu 28 2009

ancora su e giù per la mia emilia paranoica centrata su me stessa o poco più

Published by lucilla under blog, viaggi, carla vitantonio

Io non lo so davvero come faccio a pensare così velocemente e parallelamente ad agire con tanta lentezza. Sono un organismo inversamente proporzionato. Alla faccia dei cinque anni di liceo scientifico passati ragionando attorno a parabole ed effe di ics al quadrato.
Mi metto in treno stamane ancora completamente rimbambita dalla nottata parmigiana. A frustate, li ho dovuti prendere, per farmi ascoltare, ma insomma cel’ho fatta e stamane zacchete di nuovo su e giù. Emiliaparanoica immota affolla il finestrino del treno eurositi novesetteottozero per.
Io in treno non ci devo andare. Perchè se non riesco a dormire attivo il pensierificio, e penso a una velocità allucinante, davvero allucinante. E mi stanco.
Duemila post vengono concepiti e abortiti dalla mia testolina precaria con buona pace dei signori cardinali pedofili e non.
E finisce che quando arrivo a casa non ricordo più che cosa avrei voluto dire. Quale post immaginario salvavo.
Allora ecco faccio uno sforzo di concentrazione e provo a elencare i titoli di questi abortini così, almeno per dar loro una lacrimata sepoltura.

  • l’amicizia vera e l’amicizia che no
  • l’amicizia vera comparata con la diversa gestione dell’orto
  • l’amicizia oltre l’adulazione
  • la gestione costruttiva del conflitto
  • comprare libri che consiglino come imparare a gestire costruttivamente i conflitti
  • regalare suddetti libri
  • le donne, i cavalier, l’arme e l’amori
  • la presenza di cittadini migranti sul predellino del treno
  • la presenza di cittadini meridionali al lato dei cittadini migranti sul suddetto predellino
  • la presenza di bagagli appartenenti a cittadini non meglio identificati sul suddetto predellino
  • quanto cazzo è grosso ’sto predellino
  • gli addormentati sul treno
  • le tecniche che il bigliettaio usa per svegliare gli addormentati di cui sopra
  • l’emilia paranoica
  • motivazioni dell’abuso di plegine in emilia negli anni ottanta
  • motivazioni del rincoglionimento di G. L. Ferretti
  • eventuali concorsi di colpa tra plegine ed emilia paranoica nel rincoglionimento del suddetto
  • l’essere bolognesi e l’essere padovani
  • aver letto “avevo vent’anni” e aver letto “processo sette aprile”
  • aver letto entrambi
  • avere un parere limpido in merito
  • reperimento di eroina nei diversi centri urbani della pianura padana
  • uso e consumo di suddetta eroina nei cessi dei treni
  • la letteratura scandinava con cenni al volume “del nostro bisogno di consolazione”
  • come fa un essere umano normale a farsi piacere acqua e limone
  • gestione dell’aria condizionata nei treni e nei supermercati
  • priorità nella risposta alle email
  • inversione arbitraria delle priorità
  • annullamento delle priorità
  • un’estate al mare voglia di remare
  • toglimi il bikini

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Giu 24 2009

una lucilla futurista

Published by lucilla under cagate

Bum sgnac punf
cuoricino arrotolato in pulsazione ventricolare
continua e non s’arresta
sgatacrunf
gnappete
sfascio fascisti mascherati da tasti di fisarmonica reazionaria
non per niente è tedesca
maledetta
pepperepè ticchetto fregandomene amabilmente
del pomodoro
immaturo
l’unica più lenta del treno
indipercui
mascraaaabellllazzzz
lo perderò
sig sob snif
alla faccia di chi lavora.
Trant mon vabgh puuuuuuuuuuuuffff
Di umore variabile affollatissima
cuoraffannato non molla
eppure la lonza dantesca non vacilla
sgattaiola da un angolo all’altro del campo visivo
weretttetete
raddoppiato, si sa
nel mezzo del cammin di nostra vita
la diritta via bloccata da
pulotti in assetto antisommossa
fottetevi
porcalamajella
con tutto il rispetto per i compagni cattocomunisti

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Giu 22 2009

lagrima di coccodrilla (listening Antony and the Johnsons)

Giornata di pioggia su questo paese in perpetuo ballottaggio. Da Modena a Campobasso parenti e amici si lamentano di nubifragi violentissimi che distolgono dal risultato elettorale, dal funerale di Neda e dall’ennesimo crollo della borsa di Milano. Quando ti si allaga la cucina e devi buttare l’intera collezione di Linus (che avevi casualmente appoggiato per terra da alcuni mesi, ma in maniera del tutto provvisoria, giuri, in attesa di migliore e definitiva collocazione), quando camminando sul pavimento della taverna i tuoi piedi fanno ciaf ciaf ecco, allora è un po’ difficile mantenere uno sguardo universale. Viene da pensare al proprio orticello, ammesso che uno cel’abbia, l’orticello. Altrimenti pensa alla terrazza. E se non cel’ha rosica pensando a quella del vicino. E magari ci fa anche un blog. Raccontando i santi cazzarelli del vicino impanati e fritti.

E allora, poichè in questo borgo dimenticato la pioggia non è passata che di sfuggita (giusto quel tantino che mi solleverà dalla complessa operazione zen dell’innaffiamento notturno, e meno male, che oggi proprio non cen’è, per le meditazioni), il pensiero universale lo sostengo io, e mi faccio ubiqua rappresentante autoeletta. Me lo dicono in continuazione, che dovrei darmi alla politica. Altro che teatro.

Non ho mai saputo giocare a scacchi. Molte volte hanno provato a insegnarmi, primo tra tutti mio padre, quando (io ancora infante) era convinto di trovarsi davanti a una primogenita genio. A lui sono seguiti diversi istruttori ma il risultato è sempre lo stesso: imparo velocemente, perdo la prima partita, pareggio la seconda e vinco la terza. Dopo di che dimentico in tutta fretta regole nomi e strategie.
Sarà che la mia vita non ci riesce proprio a essere una partita di scacchi, passo come tremendo colpo di maestrale sulle cose e sulle case, mi travolgo e travolgaltrui, e poi nulla rimane, o se rimane è tramortito.
Ci provo, giuro, a calcolare gli esiti delle mie mosse, mi dispiace non vorrei fare strage di pedoni, che sono poi i proletari della scacchiera, crollano così uno dopo l’altro per morire in fosse comuni scavate nell’angolo di un divano.
Ci provo a non dare fuoco alle torri, a non tagliare le zampe ai cavalli a non cecare l’alfiere con lancia infuocata, e invece una volta in gioco sono tremenda, rado Cartagine al suolo e poi spargo sale, e poco importa che sul campo ci siano anche i miei morti.

Me lo diceva sempre, mio padre, a tavola:

Neh Carla, ‘nu rinoceronte in confronto a te è ‘na signorina”

E difatti rovesciavo e rovescio bicchieri piatti posate, mangio scompostamente con le mani, provoco piccoli terremoti alimentari, e a volte parlo, e quando parlo faccio casino e stravolgo equilibri esistenziali costruiti faticosamente su anni di silenzio.

Ci provo, ci provo da anni, a stare al posto mio. C’ ho tutte le gambe piene di lividi, sbatto in continuazione come una mosca impazzita, mi ribello alle barriere architettoniche di questo mondo costruito male, non c’è gradino di Bologna che non abbia assaggiato il peso del mio culo, ma mi rialzo imperterrita testarda e cieca.
Cosa travolgo, cosa rompo? Oh, io me lo sono appeso il cartello acthung ma il più delle volte la gente non ci crede non ci crede. Mi sfida. E allora tiè, dopo un poco tutto rotto.
Io dico ma se ho avuto anche la creanza di avvisare di dire attenzione divieto d’accesso ai non addetti ai lavori io dico se poi uno entra e ci lascia un dito un occhio un brandello di cuore poi io che ci posso fare, che ci posso fare? me lo mangio, quello che rimane qui, nella tempesta.
E una lacrima mi cade, coccodrilla che non sono altro.

scusa

 

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Giu 21 2009

Primo giorno d’estate, piove, governo ladro

E io direi anche ma chi se ne frega. Per mia fortuna questo governo è così imbecille da permettermi anche di guadagnare qualche euro con della satira politica di cattivo gusto, che faccio in giro per le piazze d’Italia vestita da fata sfattina, con la chioma azzurra che mi crolla rovinosamente sull’unico occhio vedente e il frustino che si agita autonomamente, protesi anarchica della mia mano destra, autonoma pericolosa e delirante.

Perchè una cosa bisogna pur dirla. E’ vero che quelli di Teatri di Vita m’hanno detto che faccio il cabaret colto senza però saperlo rivisitare in maniera originale, è vero anche che, andata da quelli del cabaret, sono stata esclusa da qualsivoglia premiazione perchè ho un’impostazione troppo teatrale e poco cabarettista. E’ vero pure che da anni arrivo prima non premiata a tutti, e dico tutti i concorsi cui partecipo, è vero che Federico Tiezzi non m’ha manco degnata uno sguardo, forse perchè non sono un bel maschione omosessuale o una fragile biondina anoressica (e vaffanculo pure alle sedicenti attrici anoressiche che per lo più non sanno spiaccicare parola e non ce la fanno manco a stare sul palco ma essendo anoressiche vanno molto più di moda nel teatro di ricerca delle attrici brave, con tette e senza problemi alimentari) E’ vero, tutte queste cose sono vere. Ma la sottoscritta si guadagna la piazza, e se la tiene.

Strabica, sovrappeso e con parrucca. Dunque in questa domenica di pioggia, caro governo ladro, non mi metterai la mano sotto la maglietta anche perchè resteresti sconvolto dalla quantità di carne che ci troveresti, però, non volendo, mi fai mangiare uguale.

Il 26 giugno la fata sfattina sbarca a Parma. Ore 21, aggratis 

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Giu 17 2009

questo blog è un casino

Published by lucilla under blog

Bisogna mettere dei paletti bisogna mettere dei confini. Bisogna che poniamo delle regole. Poche ma chiare.
A pagina questo c’è tizio e a pagina codesto c’è cajo. Non come adesso, che si naviga pesantemente in un immenso tortino di patate ultracompatto dove non si capisce se a essere sgranocchiato è un pezzo di prosciutto o un grano di pepe.

Ognuno ha il blog che si merita. E la sottoscritta, vittima di un’autocensura potentissima e succube di una trentina di angioletti e altrettanti diavolilli suggeritori, non sa più cosa dire e cosa no. E quando lo dice non si sa se è vero o solo una prova di drammaturgia.

La sottoscritta, cioè io, si censura da sè per non essere censurataltrui.

Anni fa, quando aprii il blog, era contemplata nella rete anche la scrittura-tanto-per-scrivere. E chi commentava diceva la sua, senza per forza doversi mettere nei panni del santo dispensatore di consigli. Esistono anche le opinioni, eccheccazzo.
Io, personalmente, le preferivo.
E mi piacerebbe continuare a tenere questo blog così, con la stupidera che mi contraddistingue, altrimenti è un trivellamento di gonadi.

Dico le bugie dico la verità sono come Raaz Degan nella pubblicità e dico sono cazzi miei. Dico quello che mi pare. Se non vuoi leggere cambia blog vai su uno di quelli alla moda dove tira vento buono. Ti senti tirata/o in causa? E’ un problema tuo, io sono troppo egocentrica per dare spazio a chiunque a parte me.
Ti sta sul cazzo questo post? Non mi leggere più.

E se invece ci hai ancora un briciolino di sana stupidissima intelligenza scrivici quello che vuoi, quello che ti viene.
Tanto poi, se pubblicare o no, lo decido io.

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Giu 14 2009

mi ricordo di discorsi belli tondi e ragionevoli

Mia madre mi raccontava che un giorno, quando era incinta di me, incontrò un uomo, un sensitivo, un mago, uno stregone, un veggente, insomma uno di quei personaggi ambigui e carismatici dai quali è meglio stare alla larga e che invece hanno sempre popolato la vita e la casa dei miei genitori. Quest’uomo a mio avviso avrebbe potuto rapirla e portarla che ne so a Ceuta o a Ilha do Moçambique oppure a Smirne e stravolgere così una volta per tutte la sua vita, quella dell’abbandonato giovane marito medico e soprattutto quella della sottoscritta nascitura, dandole per lo meno la comoda possibilità di sentirsi straniera tra stranieri e  non costringendola per tutta la vita a muoversi come un’aliena sul suo stesso pianeta.
Ma quest’uomo di cui tutte le tracce sono state ormai perse, invece di rapire la mia bionda madre dagli occhi di mare, le mise la mano sulla pancia rigonfia e vaticinò:

” Se maschio, sarà filosofo o scienziato. Se femmina sarà artista”

Ovviamente mia madre ha badato bene a non rendermi partecipe della profezia in tempo utile. NO! Ella ha aspettato che il vaticinio giungesse al suo più nefasto compimento per poi raccontarmi così, in leggerezza, come se niente fosse, del bizzarro episodio.
Insomma, se proprio così doveva essere, io avrei preferito essere maschio. Uno scienziato leggermente maleodorante e laido che inspiegabilmente produce teorie illuminanti e rivoluzionarie. O un fascinoso filosofo che si porta a letto le allieve più promettenti e ogni tanto ne mette incinta una sperando di riprodurre il gene del pensiero filosofico. Senza purtuttavia doversi preoccupare della cura quotidiana dei giovani pargoli da egli stesso prodotti. Tanto a questo ci pensano le giovani madri orgnogliose di pulire il santo culo di piccole speranze della filosofia e della scienza politica.
Carlo Vitantonio. Suona benissimo. Magari un secondo nome anche. Si, sicuramente avrei avuto anche il nome di mio nonno. Carlo Enrico Vitantonio. Il professor Carlo Enrico Vitantonio riceve il martedì dalle dieciettrenta a mezzodì.
Un  docente disponibile, chiaro e al tempo stesso carismatico, una persona che in orario di ricevimento si fa davvero trovare in studio e che ascolta i problemi, i quesiti, i proponimenti esistenziali di studenti e studentesse con sincero interesse, cercando maieuticamente di tirare fuori da loro il piccolo vermetto del pensiero geniale.
Un ottimo padre, presente ed affettuoso con le madri dei suoi figli, che ovviamente avranno rinunciato alla loro carriera universitaria per pulire il culo dei pargoli. Anzi no, lo vogliamo ancora più integerrimo, il prof. Carlo Enrico Vitantonio, facciamolo fedele, fascinoso si ma fedele alla sua compagna (e non sposa, perchè il prof. Vitantonio non si sposa per ovvie valutazioni filosofiche). Una compagna mite e mai sottomessa, madre dei suoi figli, che si occupa di loro sì, ma insomma alla fine chi se ne frega della compagna? Parliamo del protagonista, il professor Carlo Enrico Vitantonio, e cioè io.

Questo professore ci piace.

Questo professore è uno di quei professori i cui studenti fanno di tutto per andare a lezione, perchè le sue lezioni sono belle. E i suoi libri, densi eppur chiari, sono illuminanti per le giovani generazioni.

Un cazzo di professore, il prof Vitantonio, che non ha mai dovuto avere a che fare con colloqui di lavoro zeppi di doppi sensi, con autisti dell’autobus che ti guardano le tette, con zii che entrano in camera mentre tu adolescente ti stai cambiando, con fidanzati che se non glie la dai immediatamente ti lasciano, con fidanzati che ti lasciano perchè gliel’hai data e quindi sei una troia, con madri che ti ricattano e padri che ti chiudono in casa e blablabla
Non continuo, che poi mi si dice che parlo di luoghi comuni.
Che ormai nel nostro paese non esistono tutte queste disparità tra uomo e donna.
Che sono affetta da veterofemminismo ma che in fondo questa mia malattia è solo l’esplosione contingentata di una rabbia più antica, una rabbia globale, una rabbia che trova le sue radici là, in qualche zona remota del mio vissuto che il mio io e il mio superio hanno prontamente provveduto ad occultare. Così bene che non si trova.

Ma insomma. Non potevo nascere professor Carlo Enrico Vitantonio, come il mago aveva previsto?

Io voglio il cursus honorum. Voglio sapere che cosa viene prima e che cosa viene dopo.
Voglio stare nelle caselle, e in quelle giuste.
Voglio il computer fisso e il portatile per le trasferte, andare in piscina due volte a settimana durante la pausa pranzo e partecipare alle riunioni del comitato di promozione della cultura locale una volta al mese. Voglio andare al mare d’estate e in montagna d’inverno. Avere due figli un poco rompicoglioni ma promettenti la luce dei miei occhi la mia soddisfazione da portare al nido o all’asilo o dove cazzo si portano i figli e poi una volta a settimana accompagnarli a lezione di basket così mi vengono su alti. Voglio il mutuo le rate il leasing il finanziamento le comode rate senza interessi il tag taig il bonus la supervalutazione dell’usato. Voglio un usato da rottamare un’automobile a metano per sentirmi in pace con la coscienza e a posto col protocollo di kyoto voglio leggere il quotidiano mentre faccio colazione di mattina e non alle undici e mezza, di mattina e sempre alla stessa ora voglio indignarmi e scrivere una lettera al direttore voglio ascoltare il tiggì mentre ceno voglio andare a fare la spesa con la famiglia e tirare una sberla al marmocchio più grande che vuole questo vuole quello vuole il gormita il pokemon vuole la playstation mentre io sono ferma davanti al reparto degli integratori vitaminici e non so se cominciare una cura a base di ginseng o di ginko biloba. Voglio avere diversi tailleur nell’armadio e soprattutto voglio che mi servano. Voglio sapere come si usa l’omino bianco smacchiafacile voglio pulire i vetri col nuovo biospray lo scioglimacchia e voglio che i vetri ne vengano fuori come nuovi e quando non c’è il papà voglio cucinare ai miei figli i sofficini findus e far vedere loro come si fa a farli sorridere con una forchetta. Voglio pagare le tasse e lamentarmi perchè sono troppe e concludere un lungo e ragionato discorso dicendo che, in fondo, non aveva poi torto la lega quando diceva che le tasse devono tornare nel territorio di chi le paga, voglio dire che se il meridione sta così è colpa dei meridionali e dello stato voglio votare un partito che difenda i miei interessi voglio avere degli interessi e che ne so degli hobby voglio costruire velieri in miniatura aiutata dalle edizioni settimanali fabbri voglio avere l’enciclopedia della salute e quella del giardinaggio voglio un’agenda dove scrivere tutti i compleanni dei miei amici e ricordarmi sempre di chiamarli o di mandare un simpatico messaggio che avrò scaricato da internet.
Voglio mangiare con la tovaglia e i tovaglioli di stoffa voglio usare piatto piano piatto fondo piattino per il contorno riuscire a mangiare l’agnello con le posate e a racimolare gli ultimi grani di risotto senza usare le dita ma solo con la forchetta voglio viaggiare a 130 all’ora in autostrada senza pensare che se viaggio a 110 risparmio un pochino di soldi voglio pensare a come sarà bello quando me ne andrò in pensione tutto questo voglio.

E soprattutto voglio che mi piaccia.  

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Giu 10 2009

considerazioni esistenziali sulla scia di un viaggio in emilia paranoica

Fatto spettacolo ritorno a casa pianpianino e assecondando gli improbabili limiti di velocità che regolano il mio tragitto. Messa a tacere molto presto la signorina del navigatore esclamo segnale gps troppo debole e vado a senso, a naso o quello che è. A occhio certamente no, figuriamoci.
Dunque giunta in casa lo so che secondo il copione ci sarebbe una lunga lista di cose ragionevoli da fare una per tutte dare l’acqua ai miei rigogliosissimi piselli e alle mie boriose zucchine oltre che alla patata sopravvissuta. Lo so sono tutti vegetali che hanno un qualche richiamo sessuale ma d’altra parte il sesso è uno dei rari pensieri piacevoli che mi concedo e se si intromette all’interno delle mie meditazioni ortofrutticole non mi offendo.

Dicevo lunga è la via che porta a una vita morigerata e invece io adesso proprio adesso vorrei scrivere uno spettacolo tutto nuovo su quello che pensavo e che non penso più. Su quello che pensavamo e che non pensiamo più.  Sono nata nel settantanove, giusto in tempo per non appartenere ai grigi anni ottanta che si sa, gli anni ottanta erano diversi, e il fatto di essere nata nel settantanove mi da una naivete e una frivolezza ma anche un’incazzatura ecco tutte da anni settanta. Non da anni ottanta. Sono cresciuta facendomi dei pipponi mentali prima coi cccp e poi coi csi poi ancora arrivarono 99posse bisca almamegretta e mi ricordo a sedici anni mi ciucciai tutto il concerto dei marlene kuntz che allora erano ancora dei mezzi sconosciuti, anzi sconosciuti per tre quarti.

E dunque stanotte tornando a casa alla mia morigerata esistenza mi  ascoltavo per sbaglio depressione caspica e mi dicevo cazzo cazzo cazzo ( si lo ammetto lo dico spesso) cazzo cazzo cazzo guardo me e i miei amici le mie amiche i compagni e le compagne con cui ho condiviso tutti questi anni ecco e mi chiedo che cosa volevamo? io che cosa volevo? e quello che volevo l’ho ottenuto? si a volte mi è capitato di ottenere quello che volevo e come dicono gli zingari una delle maledizioni peggiori è “che i tuoi desideri si avverino”. Alcuni desideri ho lottato perchè si avverassero ci ho messo tutta la mia forza tutta la mia bellezza, come ho fatto con queste zucchine appena fiorite, ma una volta mangiato il fiore il fiore il fiore è finito troppo presto o forse non aveva il sapore indescrivibile dolceamaro che mi aspettavo

IL MIO PROBLEMA è CHEEEEEE SONO INCONTENTABILEEEEE
NON MI VA MAI BENE NIENTEEEE DICE LA GENTEEEE

E VOGLIO TUTTO ANCHE L’IMPOSSIBILE
E VOGLIO TUTTO MA SARò IMPLACABILE

proprio così che cosa è meglio la campagna o la città’ ? il lavoro fisso e dipendente o mobile e indipendente? il fidanzato o la zitellaggine scelta? l’astensionismo o la scheda riempita di vaffanculo? che cosa è meglio accontentarsi o lamentarsi perchè non ci si accontenta? è meglio il boicottaggio consapevole o il nichilismo postpunk? meglio il letto ikea svedese e alla moda o il nostrano materasso eminflex consegnato a casa da pagare in comode rate? ma poi meglio il materasso o il futon? e questi giapponesi fascisti e iperdisciplinati saranno poi tanto meglio di noi? meglio un buddismo illuminato o un moderato ritorno al cristianesimo?
Meglio andare alla Feltrinelli o alla Mondadori? O addirittura boicottare tutti e entrare da Mel? Meglio Adecco o Kelly Service? Meglio il senso di colpa o il menefreghismo?
E’ meglio restare o andarsene? Quando le cose buttano male si fa come i topi o come il capitano? come è meglio? Dov’è il corso di alta formazione professionale dove mi insegnano tutte queste cose? Dove sta la ricarica di entusiasmo? Dove si smaltiscono le pile usate piene di risentimento affinchè non inquinino l’aria che i nostri figli respireranno?

Eh? esiste un fondo che finanzia la partecipazione a questi corsi? Dove sta il bando? Meglio il cartaceo o l’on line? O meglio facebook? E se fosse meglio facebook?

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Giu 08 2009

Appello parmigiano

Published by lucilla under teatro

lettori, lettrici, voi sapete, non è da me fare appelli pubblicitari di dubbia dignità.

Ma mercoledì prossimo venturo sarò a Parma, città che mi è del tutto ignota, a fare il mio spettacolo  OTTO.

Ora mo, vedete un po’ voi che volete fare. Spargete la notizia, mobilitatevi, siateci come potete.

Dunque vi aspetto

mercoledì 10 giugno oalle 19.00 presso il circolo Materia OFF, via Borgo di San Silvestro 40, a Parma.

Aggratiss!!!

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Giu 07 2009

riserva

Published by lucilla under Senza categoria

ho alzato la levetta.

sono ufficialmente in riserva.

punto a capo lettera minuscola.

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