Mia madre mi raccontava che un giorno, quando era incinta di me, incontrò un uomo, un sensitivo, un mago, uno stregone, un veggente, insomma uno di quei personaggi ambigui e carismatici dai quali è meglio stare alla larga e che invece hanno sempre popolato la vita e la casa dei miei genitori. Quest’uomo a mio avviso avrebbe potuto rapirla e portarla che ne so a Ceuta o a Ilha do Moçambique oppure a Smirne e stravolgere così una volta per tutte la sua vita, quella dell’abbandonato giovane marito medico e soprattutto quella della sottoscritta nascitura, dandole per lo meno la comoda possibilità di sentirsi straniera tra stranieri e non costringendola per tutta la vita a muoversi come un’aliena sul suo stesso pianeta.
Ma quest’uomo di cui tutte le tracce sono state ormai perse, invece di rapire la mia bionda madre dagli occhi di mare, le mise la mano sulla pancia rigonfia e vaticinò:
” Se maschio, sarà filosofo o scienziato. Se femmina sarà artista”
Ovviamente mia madre ha badato bene a non rendermi partecipe della profezia in tempo utile. NO! Ella ha aspettato che il vaticinio giungesse al suo più nefasto compimento per poi raccontarmi così, in leggerezza, come se niente fosse, del bizzarro episodio.
Insomma, se proprio così doveva essere, io avrei preferito essere maschio. Uno scienziato leggermente maleodorante e laido che inspiegabilmente produce teorie illuminanti e rivoluzionarie. O un fascinoso filosofo che si porta a letto le allieve più promettenti e ogni tanto ne mette incinta una sperando di riprodurre il gene del pensiero filosofico. Senza purtuttavia doversi preoccupare della cura quotidiana dei giovani pargoli da egli stesso prodotti. Tanto a questo ci pensano le giovani madri orgnogliose di pulire il santo culo di piccole speranze della filosofia e della scienza politica.
Carlo Vitantonio. Suona benissimo. Magari un secondo nome anche. Si, sicuramente avrei avuto anche il nome di mio nonno. Carlo Enrico Vitantonio. Il professor Carlo Enrico Vitantonio riceve il martedì dalle dieciettrenta a mezzodì.
Un docente disponibile, chiaro e al tempo stesso carismatico, una persona che in orario di ricevimento si fa davvero trovare in studio e che ascolta i problemi, i quesiti, i proponimenti esistenziali di studenti e studentesse con sincero interesse, cercando maieuticamente di tirare fuori da loro il piccolo vermetto del pensiero geniale.
Un ottimo padre, presente ed affettuoso con le madri dei suoi figli, che ovviamente avranno rinunciato alla loro carriera universitaria per pulire il culo dei pargoli. Anzi no, lo vogliamo ancora più integerrimo, il prof. Carlo Enrico Vitantonio, facciamolo fedele, fascinoso si ma fedele alla sua compagna (e non sposa, perchè il prof. Vitantonio non si sposa per ovvie valutazioni filosofiche). Una compagna mite e mai sottomessa, madre dei suoi figli, che si occupa di loro sì, ma insomma alla fine chi se ne frega della compagna? Parliamo del protagonista, il professor Carlo Enrico Vitantonio, e cioè io.
Questo professore ci piace.
Questo professore è uno di quei professori i cui studenti fanno di tutto per andare a lezione, perchè le sue lezioni sono belle. E i suoi libri, densi eppur chiari, sono illuminanti per le giovani generazioni.
Un cazzo di professore, il prof Vitantonio, che non ha mai dovuto avere a che fare con colloqui di lavoro zeppi di doppi sensi, con autisti dell’autobus che ti guardano le tette, con zii che entrano in camera mentre tu adolescente ti stai cambiando, con fidanzati che se non glie la dai immediatamente ti lasciano, con fidanzati che ti lasciano perchè gliel’hai data e quindi sei una troia, con madri che ti ricattano e padri che ti chiudono in casa e blablabla
Non continuo, che poi mi si dice che parlo di luoghi comuni.
Che ormai nel nostro paese non esistono tutte queste disparità tra uomo e donna.
Che sono affetta da veterofemminismo ma che in fondo questa mia malattia è solo l’esplosione contingentata di una rabbia più antica, una rabbia globale, una rabbia che trova le sue radici là, in qualche zona remota del mio vissuto che il mio io e il mio superio hanno prontamente provveduto ad occultare. Così bene che non si trova.
Ma insomma. Non potevo nascere professor Carlo Enrico Vitantonio, come il mago aveva previsto?
Io voglio il cursus honorum. Voglio sapere che cosa viene prima e che cosa viene dopo.
Voglio stare nelle caselle, e in quelle giuste.
Voglio il computer fisso e il portatile per le trasferte, andare in piscina due volte a settimana durante la pausa pranzo e partecipare alle riunioni del comitato di promozione della cultura locale una volta al mese. Voglio andare al mare d’estate e in montagna d’inverno. Avere due figli un poco rompicoglioni ma promettenti la luce dei miei occhi la mia soddisfazione da portare al nido o all’asilo o dove cazzo si portano i figli e poi una volta a settimana accompagnarli a lezione di basket così mi vengono su alti. Voglio il mutuo le rate il leasing il finanziamento le comode rate senza interessi il tag taig il bonus la supervalutazione dell’usato. Voglio un usato da rottamare un’automobile a metano per sentirmi in pace con la coscienza e a posto col protocollo di kyoto voglio leggere il quotidiano mentre faccio colazione di mattina e non alle undici e mezza, di mattina e sempre alla stessa ora voglio indignarmi e scrivere una lettera al direttore voglio ascoltare il tiggì mentre ceno voglio andare a fare la spesa con la famiglia e tirare una sberla al marmocchio più grande che vuole questo vuole quello vuole il gormita il pokemon vuole la playstation mentre io sono ferma davanti al reparto degli integratori vitaminici e non so se cominciare una cura a base di ginseng o di ginko biloba. Voglio avere diversi tailleur nell’armadio e soprattutto voglio che mi servano. Voglio sapere come si usa l’omino bianco smacchiafacile voglio pulire i vetri col nuovo biospray lo scioglimacchia e voglio che i vetri ne vengano fuori come nuovi e quando non c’è il papà voglio cucinare ai miei figli i sofficini findus e far vedere loro come si fa a farli sorridere con una forchetta. Voglio pagare le tasse e lamentarmi perchè sono troppe e concludere un lungo e ragionato discorso dicendo che, in fondo, non aveva poi torto la lega quando diceva che le tasse devono tornare nel territorio di chi le paga, voglio dire che se il meridione sta così è colpa dei meridionali e dello stato voglio votare un partito che difenda i miei interessi voglio avere degli interessi e che ne so degli hobby voglio costruire velieri in miniatura aiutata dalle edizioni settimanali fabbri voglio avere l’enciclopedia della salute e quella del giardinaggio voglio un’agenda dove scrivere tutti i compleanni dei miei amici e ricordarmi sempre di chiamarli o di mandare un simpatico messaggio che avrò scaricato da internet.
Voglio mangiare con la tovaglia e i tovaglioli di stoffa voglio usare piatto piano piatto fondo piattino per il contorno riuscire a mangiare l’agnello con le posate e a racimolare gli ultimi grani di risotto senza usare le dita ma solo con la forchetta voglio viaggiare a 130 all’ora in autostrada senza pensare che se viaggio a 110 risparmio un pochino di soldi voglio pensare a come sarà bello quando me ne andrò in pensione tutto questo voglio.
E soprattutto voglio che mi piaccia.