Archive for Agosto, 2009

Ago 29 2009

wow

Giornatina come dico io. Sveglia ore undicieventuno colazione con un piatto tipico della zona ovvero pizza margherita. Io la pizza me la mangerei ovunque. Tranne che a Londra. La pizza a Londra è un incubo. Giretto per il borgo in solitaria poi spiaggia. Il lago e le sue paparelle, degnamente importunate dai pochi bagnanti, stavano davanti a me. Sfoggiato il minibikini rosso mi sono spalmata. Spiaggia acqua spiaggia acqua quattro ore così, mi sentivo davvero Marilyn. Poi mi sono levata con tutta l’intenzione di una doccia e toh, chi ti incontro? uno dei colleghi che pure fanno spettacolo a Cavandone stasera, simpatico e disponibile alla chiacchiera, mi offre un gelato al limon e discettiamo felicemente della grammatica e delle regole.

Ora eccomi che mi preparo alla serata. Sto bene, benissimo, l’unica pecca è che mi manca il fidanzato. Epperò è bello pensare che domansera ci ritroviamo ognuno con le sue storie, io profumata di lago lui di moto.
Ma insomma non mi posso più trattenere ho la doccia che m’attende.

Ho pensato che ho voglia di stare di più con le mie amiche. Con le donne, voglio dire. Mi mancano. 

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Ago 29 2009

sono le due ezserouno

Published by lucilla under viaggi, carla, vitantonio, tour, teatro

piccola turnè solitaria mi allungo e mi stringo sto con chi dico io quando voglio io e se ho voglia di bere una birra da sola la bevo se mi annoio semplicemente me ne vado cantando e buonanotte al secchio.

Guido sola in giro per l’Italia con quattro cocci a mo’ di scenografia, il tutto insalsicciato dentro la mia rediviva utilitaria, mi magno n’insalata all’autogrillo e ho pochi soldi non so se comprarmi l’acqua oppure no poi mi dico cheppalle guidare epperò posso mettere la stazione radio che preferisco montare e smontare in un battibaleno  tecchete qua la magia del teatro è un minuto e poco più. Rinasce il mondo immaginario e quaranta minuti dopo sono irriconoscibile mi bevo una birra al circolo e piuttosto che stare coi miei ingessati e autocelebtrantisi colleghi preferisco intrattenermi con gl’indigeni felicemente snob lo so alla soglia dei trent’anni riscopro la bellezza dell’ammettere che sono così evvai.

Ore due e zerouno quanti anni erano che non scrivevo a quest’ora come mi mancava mioddio come mancava la vita di questi minuti subito prima di andare a letto spezzata e subito dopo aver speso in alcool praticamente mezzo cachet ma alla fine bello il lago bello il teatro bello pure quest’ostello di preti io a dirla tutta mi diverto. E ora vado a dormire che c’ho sonno e trallallero trallalla.

Buonanotte fiorellino.

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Ago 25 2009

io non partecipo tiè

zumpappero zumpappà
io non ho capito e non so se voglio capire
ci sono attorno a me quelli che a un certo punto hanno
altre priorità
come per esempio
la serenità
la familiarità
che fa rima con mortalità, con noialità, con pernacchialità
è tutta colpa della ciabatta
della stramaledetta ciabatta
io le ciabatte non ce le ho
ogni tanto eleggo un paio di scarpe a temporanee ciabatte, ma poi dimentico, uso quelle del mese prima, metto un piede in due scarpe e finisce che parto in tournee con quelle che avevo appena nominato le ciabatte dell’anno. Tocca comprare un paio di scarpe nuove, con la prospettiva che anche loro, prima o poi, passeranno attraverso il temporaneo status di ciabatte.
Quando ero piccola mia madre urlava in continuazione caaaaaarla mettiti le ciabatte! che qualcuno aveva appena pulito il pavimento, ma era un bel dilemma, quali erano oggi le ciabatte? Avevo degli zoccoli bianchi che mi avevano regalato in Polonia e mi trascinavo rumorosamente con quelli, casa scuola scuola casa, con buona pace della povera genitrice, pure lei vittima della ciabatta.

Lo so lo so ci ho trent’anni lavoro mi mantengo e ogni tanto posso pure permettermi una vacanza in campeggio oppure scroccare ospitalità a qualche amico più lungimirante di me. Adesso che mi si è rotta la macchina cerco escamotages per pagare i quasi mille euri che il danno mi costa, ci ho trent’anni lavoro mi mantengo, invece della vacanza mi ciuccerò una cinghia del motore nuova di zecca.
Lo so lo so ogni scelta mooooolte conseguenze mooooolti sbattimenti non è che non lo so anzi mi pare che io lo sappia benissimo, tant’è che oggi i miei (pur amatissimi) allievi rischiano di far saltare in aria la mia unica fonte di sostentamento settembrino e io non batto ciglio, hai voluto la metodologia collettiva non impositiva e blablabla hai voluto fidarti tiè ogni scelta moooooolte conseguenze tipo chiedermi se sarà poi troppo tardi per fare una marchetta qualsiasi che mi permetta di sopravvivere durante questo settembraccio.
Mi piace girare per la città di sera bere con gli amici e sconosciuti infilarmi tra gli sguardi coglierne qualcuno e molti altri perderli. Mi piace offrire da bere molto di più mi piace quando me lo offrono.
Quando vado in tour e ci ho i soldi subito me li spendo e porto regali e mangio prelibatezze tutto tranne il formaggio si sa, sono allergica, e poi puzza. Se qualche soldo avanza mi compro un vestitino alla moda frikkettona 2009, io amo i vestitini alla moda e soprattutto amo i pizzi bianchi neri beige e rosa.

Certo mi piacerebbe anche a me una casa etc etc quello che tutti mi dicono vedi chi fa i sacrifici poi alla fine come ricompensa ha la casa.
Io dei sacrifici in realtà me ne frego.
Uno mica deve fare i sacrifici per forza?
E allora forse in realtà me ne frego anche della casa.
Poi quando sono vecchia vedo che succede, in qualche modo si farà, c’è sempre il libro dei coniglietti suicidi.

Abbasso i sacrifici e tutte quelle ciabatte riempite di chiodi arrugginiti che sono il simbolo del sacrificato.
A me mi piace divertirmi oh yeah da sola e in compagnia.
A volte mi diverto lavorando ai ferri o all’uncinetto e preparando un cappello per l’autunno del mio fidanzato.
Fare i cappelli per me medesima, invece, mi diverte assai meno.
Mi piace cantare ballare raccontare storie alla facciaccia di chi ci vuole male a me e ai miei amici invisibili.
Mi piace pure di fare il teatro di insegnarlo.
Mi piace quando mi pagano la sera stessa dello spettacolo.
In genere mi piace quando mi pagano.

E così con queste riflessioni ottimiste mi accingo all’ultima tournee dell’estate fiùùùùùùùùùm se la macchina cammina e se il soldo arriva ecco, parto.

U

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Ago 25 2009

trallallero trallallà

Published by lucilla under Senza categoria

confusa
incasinata
ma tendenzialmente ottimista

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Ago 22 2009

basta col revisionismo storico da quattro centesimi.

Girando per Bulagna semideserta nei giorni passati ho fatto numerosi incontri bizzarri, ma uno in particolare mi ha toccata:un foglio ciclostilato, appeso in molti negozi del centro, che canta la bellezza di una città che nel secondo dopoguerra fioriva, le cui strade luminose e fiere erano popolate da giovani dame sorridenti che si lasciavano corteggiare da giovinotti politicamente ben inquadrati sotto portici profumati e pieni di vasi di fiori, una città che in questi ultimi anni ( e sottolineo in questi ultimi anni) vive il degrado imposto da una massa informe di depravati, debosciati, lassisti, drogati e dipendenti dalle sostanze più svariate che la insozzano e privano il bolognese indigeno della gioia di passeggiare sotto i porticati cantando le lodi della donna bolognese e dei suoi tortellini etc etc etc.

Ora. La premessa è che questa retorica non se la sono inventata i bolognesi. Mi dispiace per loro ma in Veneto sono almeno dieci anni che si piange la fine di un’epoca d’oro dove le ridenti cittadine padane splendevano vigorose e non c’erano orde di barbari a inquinarle. A Milano pure, i pochi milanesi rimasti piangono da decenni el nos milan, e sono ormai così pochi che a dar loro man forte ci pensano immigrati meridionali che pur di integrarsi si sono messi a votare lega e strillano contro quei dei centri sociali e quei imigrati marochini sporchi e infedeli .

Ma dopo questa breve esposizione filologica, fatta solo per amore della verità, mi vorrei cimentare in una ricostruzione storica della città di Bologna, che prendo solo quale esempio di quanto il lamento per la città morta sia storicamente infondato: nel secondo dopoguerra la città era mezza diroccata a causa delle bombe. La maggior parte delle case non aveva i cessi e diciamo che comunque i sanitari non erano proprio la prima preoccupazione della ricostruzione postbellica. Tra gli usi comuni c’erano la pisciata nell’angolo e lo sputo libero. I pochi cani sopravvissuti alla fame cagavano tranquillamente in strada senza che alcuno si preoccupasse di raccogliere la cacchina con lo scopino e la paletta. Gli odori di una cucina povera e gustosa riempivano le strade. Chi non aveva lavoro si dedicava senza troppi problemi di coscienza ad attività notturne di vario genere e le strade erano popolate di ogni tipo di persona. I racconti del tempo parlano di vie maleodoranti e nottate buie, insicure, durante le quali qualsiasi cosa poteva succedere all’ombra di un portico.
Poi arrivarono gli anni sessanta, I movimenti universitari, i cortei e le manifestazioni a tutte le ore del giorno e della notte, le riunioni all’aria aperta, gli spazi restituiti alle persone. Gli studenti si riprendevano le strade, i giovani occupavano l’occupabile. La piazza era il posto eletto per l’incontro, per il confronto e a volte per lo scontro.
E giunsero gli anni settanta in un delirio di colori e idee e proposte che non sono certo io a poter descrivere.
Quelli che ci sono stati parlano di una piazza popolata e rumorosa a ogni ora del giorno e della notte, di feste e riunioni non sempre silenziose e men che meno ordinate, di improbabili attacchinaggi sui muri della città, insomma di un gran casino. E poi arrivò il 77 e arrivarono le barricate e i carri armati.

Che faccio, mi fermo? Si, mi fermo perchè è arrivata l’ora della pappatoria e anche perchè non sono donna di lunghe disquisizioni. Altrimenti avrei scritto un libro e non terrei un blog. Ma l’esposizione mi sembra sufficiente. Cari bolognesi retrò, cari amministratori rompicoglioni, ma quest’epoca d’oro di portici profumati e corteggiamenti a base di rose senza spine dove sta? Quando era? Non è che per caso ve la siete immaginata?
Io, da osservatrice esterna (perchè sono esterna, su questo non ci piove) sono perplessa. Adesso, rimpiangendo questa fantomatica epoca d’oro del blablabla, mi volete chiudere la città e farmela diventare come in quel cartone animato di walt disney, come si chiama, quello dell’orco, in cui c’è il tipo nano folle (oh, che singolare analogia!!!!) che vuole fare il regno perfetto, immobile e ingessato.

Io, personalmente, mi oppongo e vi spernacchio.
Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr 

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Ago 18 2009

in questa stagione per quanto una ragazza si lavi le ascelle permane un odorino da pubblicità

Published by lucilla under carla, vitantonio, amici

Bene. Questa è la trentunesima estate della mia vita. Certamente non una delle più eclatanti, certamente non quella che più m’ha stravolta, ma è pur sempre un’estate, e a me l’estate mi piace un sacco. Soprattutto perchè posso vestirmi di bianco senza che il fango della valpadana mi insozzi di continuo le sottane. A parte questo motivo ne cito alcuni altri egualmente profondi: maschi e femmine vanno in giro seminudi ed è sempre un bel guardare. Soprattutto mentre aspetti che un intero set di tecnici ti monti i quattro fari che hai chiesto. Progressivamente cascano le magliette dall’alto delle scale e nel momento peggiore arriva una fanciulla in minigonna inguinale e bikini che ti porta una birra fredda. A quel punto i tecnici sudaticci sorridono. E queste cose si possono vedere solo d’estate, mentre con un occhio ti ripeti il copione e con l’altro cerchi di capire se tutto viene montato come tu hai chiesto.
L’estate è bella perchè dura poco. L’estate è bella perchè da piccoli per tre mesi tre non si faceva niente di niente, si poteva giocare e basta, e si giocava a tutti i giochi possibili e immaginabili tipo spiaccicare con le dita quei frutti rumorosi e appiccicaticci che profumavano di cacao. D’estate i genitori erano meno rompiballe e potevi persino andare in un altro quartiere del paese a giocare a nascondino. D’estate mi mettevo i pattini e strisciavo furiosamente in su e in giù fino a quando non mi spiaccicavo con la faccia contro uno dei benedetti roseti di mia madre. Quando ero un po’ più grande tipo dai dodici anni in poi d’estate potevo pensare ai ragazzi e c’era sempre qualche amica più fortunata che mi veniva a pigliare in motorino. Ogni tanto mio padre mi portava a trebbiare e mi faceva salire sulla mietitrebbia. E poi cominciarono le estati universitarie, studiare come matti fino al 22 luglio per fare l’ultimo esame della sessione estiva, e ricominciare a studiare a metà agosto per preparare quella autunnale, in mezzo qualche vacanza squattrinata in giro per l’Europa, e ogni vacanza era una sorpresa.
A me l’estate mi piace un sacco.
E questa estate insolita fatta di spizzichi e bocconi mi lascia un pochino stranita, ma alla fine è questa una delle caratteristiche delle mie estati, che poco è come l’avevo previsto e molto si fa facendosi. Estate bolognese fatta di progetti e la mia gonna bianca nuova, di viaggi brevi e incontri preziosissimi che non lo so se porteranno ad amicizie ma intanto hanno regalato notti insonni di scherzi ritornelli e qualche intima confessione. Estate fatta di innumerevoli atmosfere e di fughe organizzate all’ultimo momento. Estate di segreti.
E anche il blog è una specie di piccola estate che fiorisce qualche minuto al giorno. Per fortuna che c’ho l’estate. Toglietemi tutto ma non il mio breil.

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Ago 15 2009

Una vita in tournè

Published by lucilla under conoscenza di sè

Nessunissima voglia di tornare a casa.Questa mattina ho trovato, accanto alla colazione, un biglietto di ringraziamento per lo spettacolo di ieri. Eppure sono solo cinquanta minuti. Cinquanta minuti di concentrato di vita, per i quali una signora di sessant’anni, che di mestiere fa la locandiera, si sente in dovere di ringraziarmi.E mi sembra davvero che ne valga la pena. Sono mesi che ogni tour mi porta persone, mi porta sguardi, mi porta cose vere, vicinanze, emozioni, mi porta intimità. Di nuovo ritrovo un senso.Mi domando che cosa merito. Che cosa cerco, che cosa trovo, che cosa mi fugge.In questo momento avrei bisogno di poter scrivere proprio qui come mi sento. Anni fa, quando aprii il primo blog su kataweb, nacque tutto così. C’era una distanza immensa tra quello che trovavo fuori e quello che mi aspettava dentro. Una distanza che mi feriva. E nacque il blog che poi raccontò quegli incredibili anni che mi portarono in luoghi e situazioni bizzarri, estremi, a volte moralmente discutibili (ad avercela avuta, una morale…), e che infine mi fecero sbarcare da me.E adesso mi ritrovo a fare dell’autocensura nel ridicolo tentativo di salvare qualcosa.Mia madre oggi mi ha detto devi capire che non sei sola.Mia madre ogni tanto mi stupisce. Di punto in bianco riesce a essere presente tanto da commuovermi.Allora domani torno sul continente, come dicono qui in Sardegna, sapendo che non sono sola.E che mi devo proteggere e rispettare.

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Ago 12 2009

verso Alghero

Published by lucilla under viaggi, vitantonio, tour, teatro

Come Giuni Russo volo verso Alghero e non m’importa che mia madre lo sappia o no. Invece di uno straniero mi accompagna lo scarno equipaggiamento che costituisce il mio costume per OTTO, e al posto del mio musico, che non posso pagare, reco un cd, sperando di trovare qualcuno che sappia premere play al momento giusto.
Breve tour sardo, dunque, senza aver capito bene nè come nè tantomeno perchè, ma mal che vada sarà stata l’occasione per riportare a casa la cara bottarga che tanto mi manca.
Sono stanca, stanchissima, sfinita. Ho l’impressione di essere persino dimagrita qualche etto. Giro come una trottola e attorno a me c’è una coltre sempre più spessa di nebbia, in fondo si apre sottile lo spiraglio che porta la scritta “4 ottobre”, giorno in cui presumibilmente mi trasferirò per mesi 10 in quel di Londra.
E dunque è chiaro, ho poco da dire poco da affermare pochi punti da mettere, mi muovo su curve improbabili mantenendo mirabolanti equilibri tra l’agibile, l’atto e la stronzata (che persua stessa natura nasce compiuta senza essere stata pensata).
Avevo sperato che le vacanze dei miei trent’anni fossero un pochino meno cupe. Certo, non mi ero aspettata lidi tropicali nè vacanze a costo zero, ma questo grigio padano venato d’angoscia mi pare un dispetto immeritato.
Così oggi parto per qualche giorno, sperando che in quel paesello dove vado ci sia almeno il mare, o che per lo meno ci sia una corriera giornaliera che porti al mare, insomma, sperando di non finire nel mezzo dell’arido Sardistan, quaranta gradi all’ombra e pecore stremate ai bordi delle mulattiere.
Domenica già ritorno, con o senza bottarga.

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Ago 09 2009

sono viva

Published by lucilla under Senza categoria

nel caso qualcuno si fosse posto domande sulla mia esistenza.

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Ago 05 2009

spleen estivo

Published by lucilla under solitudine, carla, vitantonio, amici

In questa infinita pianura padana di cose che non riesco a dire
prima che l’autocensura si trasformi di nuovo in tonsillite
prima che il desiderio di vedere luoghi sconosciuti distrugga di nuovo la mia automobile

in questa pianura padana di interrogativi senza risposta
di nuovo mi trovo davanti quell’umore estivo di foglia pronta a cadere
epperò improvvisamente non ci sono compagni e compagne
non ci sono i fratelli e le sorelle che ho scelto
a condividere questa calda immobilità

rimane una canzone

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