Archive for Settembre, 2009

Set 30 2009

catercippalippa


Proprio ieri pomeriggio riflettevo sul fatto che i racconti di lucilla vanno in onda ogni martedì dalle 1830 alle 19.

Sembra un messaggio pubblicitario, lo so, ma non lo è.

E’ invece l’inizio di una profonda riflessione esistenziale e sociologica. Perchè è un orario un po’ amaro. Io lo avevo scelto così, ingenuamente, pensando che è proprio un bell’orario, uno finisce all’incirca di lavorare (o sta per cominciare, come succede a me) e si ascolta i racconti di lucilla che diciamolo, intrattengono, sollevano, fanno persino un po’ ridere. Solo ieri mi sono resa conto di essere in concorrenza con uno dei programmi più ascoltati della radio d’oggigiorno ovvero caterpillar.
Adesso io voglio dire una cosa.
Molti molti anni fa, ascoltando caterpillar, mi sembrava proprio un bel programma. Si riuscivano a trattare temi importanti con ironia e leggerezza, si parlava di ambiente, di iniziative singolari e blablabla. Insomma caterpillar era veramente “un’altra voce”, e io la ascoltavo volentieri. Ma stiamo parlando di molti molti anni fa. E’ da diverso tempo infatti che ho cambiato opinione, i due conduttori mi sembrano velatamente maschilisti, un po’ spocchiosi e pure discretamente ignoranti. Però mi son detta ma via, sarò io che come al solito sono ipercritica, è il mio ego ipertrofico, sono io che penso sempre di poter fare meglio degli altri, insomma ho pensato vitantò, metti un freno alla tua ambizione e alla tua spocchia, sarà mica un caso se questi stanno su radiodue e tu stai su radiokairos. (Senza nulla togliere a radiokairos ma insomma, ma almeno una differenza nel tipo di contratto, converrete compagne e compagni di radiokairos, ci sta, se non altro negli zeri).

E così ieri, nella migliore tradizione della sinistra, ho provato a fare autocritica e ho acceso radiodue mentre andava in onda caterpillar.
Lettori e lettrici.
Io vi invito sinceramente a sentire il podcast della puntata di ieri 29 settembre.

Ma dico io!!!

orse ho avuto la sfiga di ascoltare la puntata sbagliata, fatto sta che i due conduttori provavano a fare quelli che vogliono le pari opportunità e contattavano esponenti di associazioni di donne che si battevano per le pari opportunità in politica.

Madonnina delle rose!!!!

Oltre a non essere in grado di fare discorsi di genere non si erano manco informati su quello di cui stavano parlando, e provavano a fare dell’ironia spiccia con l’intervistata che, per loro disgrazia, era invece una donna piuttosto preparata e ha continuato un discorso serio e sensato scansando una dopo l’altra le battute e gli interventi assolutamente fuori luogo dei caterpilli. Ero indignata. Dopo aver sentito Ardemagni dire che “al salone di milano c’è molta gnocca” non pensavo di ascoltare discorsi parimenti veteromachisti su radiodue. Ora dico io. Se uno vuole far finta di essere emancipato e non lo è, e per questo prende qualche scivolone, e se tutto questo capita su una radiolina privata tipo radiocelhoduro, fin qui tutto bene. Ma su radiodue, all’interno di un programma che vuole fare la voce alternativa, che lancia campagne di sensibilizzazione sui temi più svariati, un discorso così io non lo posso sopportare.

Forse i conduttori di caterpillar dovrebbero fare un corso di aggiornamento. Glie lo potremmo tenere io e le ragazze di Guai a chi ci tocca. E potremo allargarlo anche a molti dei conduttori di radiorai. Sarebbe un’esperienza sicuramente singolare, io potrei scrivere un libro sui conduttori rai come casi sociali e forse Feltrinelli me lo pubblicherebbe, visto che ha pubblicato pure simili libelli di uno dei conduttori di caterpillar.

Il mio ego ipertrofico suggerisce che forse si, forse è proprio un caso, se io e i compagni e le compagne di radio kairos siamo a radio kairos a lavorare aggratis e quelli di radio due stanno su radio due.

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Set 28 2009

operazione freezer


Erano mesi che mi ripromettevo di dedicarmi allo sbrinamento del freezer e, per una ragione o per un’altra, continuavo a rimandare di settimana in settimana: prima c’era il problema delle provviste, per cui avendo io poco tempo cucinavo in abbondanza e surgelavo in previsione di giornate grame. Poi arrivò il problema del ginocchio del mio fidanzato, che abbisognava di ghiaccio in continuazione, quindi urgeva il freezer acceso. Infine giunse il tempo in cui io e il mio legittimo promesso cominciammo a prenderci gusto a mangiar fuori, per cui le provviste non si riuscivano a smaltire. E intanto il freezer aveva cominciato a produrre ghiacchio in quantità copiose, ghiaccio che subdolamente attanagliava provviste, contenitori e ogni cosa fosse stata per caso dimenticata nello scomparto freezer. Bisognava assolutamente prendere dei provvedimenti e così, da due settimane a questa parte, ho cominciato a sfornare tortini, fare spezzatini di salsiccie, riesumare i prodotti dell’orto che avevo prontamente surgelato a suo tempo e proporli in bizzarre combinazioni al fidanzato che, muto e paziente, ingurgitava, sapendo così di partecipare attivamente alla grande, epica battaglia del freezer.

E oggi finalmente, tirata fuori l’ultima porzione di tortellini, ho disposto gli stracci a terra, tirato fuori le scatole di plastica, disposto le pile refrigeranti attorno ai pochi cibi che si trovano nel frigorifero e poi ho girato la manopola della macchina del freddo sul tasto zero.

Mentre il ghiaccio comincia a colare sulle montagne di stoffa assorbente che ho disposto con cura sul pavimento, ricordo i miei precedenti sbrinamenti. Quando i miei genitori mi obbligarono per un anno a vivere nell’attico in centro a Padaniacity ricordo che d’estate, prima di partire per le vacanze, decisi di staccare la corrente senza però ricordarmi gli stracci.  Al ritorno da una vacanza terribile, durante la quale riuscii finalmente a scollarmi di dosso Afrika, il mio ex fidanzato tossico di cui ho già abbondantemente parlato nei blog precedenti ( e chi se li è persi rosicherà per sempre perchè non ho nessuna voglia di andare a riesumare i racconti e i diari di quella mia singolare avventura di gioventù); dicevo, al ritorno da una vacanza terribile trovai la casa allagata. Ma il pensiero di doverla asciugare da sola, senza la presenza da ectoplasma del suddetto infimo soggetto, mi rese la faticata assai piacevole, e alla fine dell’opera organizzai pure un microfestino.

A onore del vero devo citare, in questo mio excursus tra gli sbrinamenti, la mia amica A, che alla fine della sua annuale permanenza nello studentato dove alloggiava durante i mesi di università volle eliminare il ghiaccio in eccesso dal suo frigo. Purtroppo non le passò per la testa di doverlo sbrinare e insieme al suo allora fidanzato Licazzon andò prontamente ad agire con un coltello sulla parete del frigo, rompendolo. E lo dovette pure ripagare. Credo che anche al termine di questa avventura organizzammo un festino.

In tutti gli anni montecengini l’idea di uno sbrinamento non sfiorò mai la mia testa né quella delle coinquiline. Il freezer era un aggeggio utilissimo per congelarvi il pane della mensa e le provviste che ogni tanto le genitrici, mosse a compassione dal nostro stato alimentare, ci spedivano. E poi le case a Montechange facevano così schifo che non ti veniva proprio voglia di prendertene cura. Si faceva lo stretto necessario per impedire che la muffa e le sporcizie prendessero il sopravvento. E già che il nostro era uno degli appartamenti più puliti: non abbiamo mai avuto i sacchi di immondizia che cadevano giù dal balcone stracolmo, al contrario dei compagni del c2.

Ricordo infine un ultimo sbrinamento, nella casa dove trascorsi gli ultimi anni a Padaniacity e della quale serbo ricordi così cari e in parte dolorosi da non riuscire ancora a scriverne. In quella casa ogni pulizia diventava una festa e pure lo sbrinamento fu fatto con sottofondo musicale di Subsonica e pranzo domenicale seguente.

E ora eccomi qui a guardare il freezer che gocciola. L’autunno è iniziato, la mia valigia è quasi pronta e comincio a pensare che, durante quest’anno londinese, molte cose e molte persone mi mancheranno. Il freezer da sbrinare, quello no.

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Set 21 2009

la vendetta dell’opossum

Published by lucilla under tour, teatro

mio malgrado devo fingermi morta, poichè se fossi dichiaratamente viva dovrei fare una montagna di cose che non ho invece il tempo di portare a compimento.

Indi per cui mi limito allo stretto necessario e, se volete salutarmi, vi tocca venire a scovarmi in una delle poche occasioni pubbliche rimaste.

Ecco la pagina aggiornata 

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Set 16 2009

lemming, opossum, punti di vista sulla vita e sulla morte

Insomma va così che dopo ogni estate arriva un autunno e se non raccogli i fichi per tempo essi marciscono e addio marmellate quest’anno per esempio ne sono venuti fuori solo cinque vasetti.
E già quasi non sto dietro alle nocciole e alle mele che si riproducono vorticosamente e vorticosamente crescono maturano muoiono amen. Come Patrick Swayze. Come il prof. Meldolesi che è morto così la settimana scorsa senza che neppure io lo salutassi senza dirmi per l’ultima volta ciao cara.
Le prime volte che mi trovava nel suo studio, due anni fa, mi domandava lei deve parlare con me? e io gli ripetevo sempre prof sono io, Carla, quella ragazza che la sta aiutando col progetto che blablabla. E poi ha un certo punto aveva ricominciato a ricordarsi che esistevo. Sono soddisfazioni. Ora tutto quello che rimane sono questi ricordi tragicomici, le registrazioni di un paio di convegni, qualche bozza che ancora mi trovo in un cassetto e le madonne che tirai nei lunghi anni di università cercando di decifrare i suoi testi, sommate alle madonne degli ultimi due anni passati a cercare di tradurre i suoi caratteri da amanuense.

Quanto mi sono sentita ignorante, di fronte al prof Meldolesi.

Ma adesso, nel frattempo, è arrivato quest’autunno che mi pone davanti a quesiti esistenziali vecchi e nuovi, mi dico ma chi me lo fa fare a tenere il blog a fare il programma in radio chi me lo fa fare a tenermi degli allievi per insegnare loro a farsi la radio come la vorrebbero?
Chi me lo fa fare a cercare di far credere alle persone che se uno fortissimamente desidera a volte ce la fa?
Questo mi domando, i primi giorni di settembre sono stati così ingarbugliati, mi sembra di non essere per niente chiara, mi sembra, mi sembra che quando parlo la gente non faccia altro che capire male e allora non ci piove, il problema è che sono io che parlo male scrivo male e dunque ho pensato chiudo il blog.
Lo ammetto, erano anni che non lo pensavo, e in questi giorni tiè l’ho pensato di nuovo. Ho pensato anche chiudo il programma ho pensato perfino abbandono gli allievi e vaffanculo.
E perchè l’ho pensato?
L’ho pensato perchè sono stanca di dovermi spiegare stufa stufa stufa di dover porgere delle scuse se qualcuno non capisce quello che dico quello che scrivo ne ho due gonadi gonfie come due botti di dover cercare le parole più opportune per spiegarmi e dire quello che penso senza però fare incazzare nessuno.
Ho pensato adesso chiudo tutto e parto buonanotte.
Invece poi mi sono detta oh ci stavo cascando di nuovo. Purtroppo a me mi è toccata questa lunga lenta e silenziosa rivoluzione purtroppo la mia rivoluzione non si fa nelle strade ma in questi luoghi strani e un po’ irreali e allora io il mio esperimento di resistenza attiva lo devo portare avanti lo devo, e se qualcuno si incazza che si incazzi. Che mi chieda spiegazioni se ha il coraggio.
Ho pensato che la sfida è proprio mettere a nudo i desideri, le paure, dire sono così e sapere che in fondo i fatti miei non sono tanto diversi dai fatti degli altri e qualcuno che li dice ci deve pur essere, in fin dei conti questo è il motivo per cui la gente viene a vedere OTTO e si commuove, allora mi è venuta come una ventata di ottimismo un po’ suicida, non capisco bene, forse sono passata dalla strategia dell’opossum a quella del lemming fatto sta che ecco oggi mi sento così quindi fino a quando ce la faccio io tengo in piedi tutto, tengo in piedi.

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Set 15 2009

una vera e propria ecatombe

Published by lucilla under personaggi, tivvù, carla, vitantonio, teatro

Ebbene, ieri è morto Patrick Swayze.
Tutti quelli che hanno visto il mio spettacolo  “OTTO” sanno che per me questo è un giorno triste, tristissimo.

Patrick Swayze è stato colui che mi ha introdotto alla vita sessuale, ai rapporti di coppia, alle tematiche abortiste e antiabortise, al mambo, all’erotismo, alla danza acquatica e alla discriminazione di classe.
Da ora in poi ogni volta che in OTTO parlerò di Dirty Dancing dovrò chiedere un minuto di silenzio, sai che menate.

Non me lo aspettavo proprio, non me lo aspettavo.

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Set 11 2009

piccoli problemi della differitablog ovvero pubblico oggi ciò che avevo scritto l’altroieri

Oggi è zeronove zeronove zeronove. Questi numeri non mi hanno mai detto niente. Probabilmente da qualche parte del mondo c’è una setta di apocalittici che si suiciderà alle nove e nove minuti mentre nello stesso momento qualche coppia sta cercando di concepire il suo nonogenito. Io invece mi limito a scrivere un post. Avrei dovuto farlo ieri ma la giornata è trascorsa risalendo l’italia sulla a 14 tra camion assassini e strafottenti guardoni in bmw, che gli venga un accidente.

Insomma ieri è morto Mike Bongiorno. Devo ammettere che sinceramente, da un punto di vista strettamente personale, non me ne importa un fico secco. Non è che avessi una opinione poi così alta di Mike Bongiorno. Certo, era stato uno dei pilastri della paleotelevisione, credo di aver studiato pagine e pagine su mike b quando ero all’università. Pare che sia stato proprio lui a introdurre nel vocabolario corrente la parola esatto. Infatti esatto in italiano non vorrebbe dire “corretto” ma sarebbe il participio passato di “esigere”. Esistono ancora nel nostro paese alcuni fortunati che il ventotto di ogni mese possono esclamare “ieri ho esatto lo stipendio”. Ma il caro mike introdusse la parola esatto col significato di corretto traducendo malamente l’esclamazione “exactly”, che il presentatore gridava negli stati uniti durante i giochi a premi ogni volta che un concorrente azzeccava la risposta. Ecco. Uno dei danni più grossi fatti alla lingua italiana, direbbe Umberto Eco. Mi farebbe piacere sapere se Umberto Eco si è pronunciato semioticamente sulla morte di Mike.

Ma insomma. La morte di Mike mi tocca in realtà per un altro motivo.
Quando abitavo a lisbona mi ero ricreata una specie di limbo all’interno del quale le notizie italiane non riuscivano a penetrare. Mi ero portoghesizzata, avevo persino cominciato a mangiare le lumache al pomeriggio. Era il 2003, Berlusconi era al governo e quell’estate ci fu il grande black out. Il maggiore quotidiano portoghese dedicò a b un intero fascicolo satirico che mi fu prontamente depositato in camerino dalla mia regista. Quella fu l’unica notizia italiana che scalfì il paradiso lisboneta fatto di birrette sorbite guardando la città da un belvedere mente il sole tramontava sul Tejo. Avevo i capelli cortissimi, appena compiuto ventiquattro anni e mi godevo abbastanza la vita. Qualcuno dall’Italia venne a trovarmi. Tra questi, mia sorella minore Rossella detta fuego, che si stabilì nel mio essenzialissimo loculo per quasi un mese. Un mese veramente allucinante, di cui prima o poi scriverò…se avrò tanto tanto tempo. Bene. La seconda cosa che mia sorella mi disse durante la nostra prima cena insieme a base di bacalhau com natas e pudim fu “ca, è morto Mike Bongiorno”.Non so perchè si inventò questo scherzo idiota. Ma ci rimasi davvero male. Mia sorella gli scherzi li sa fare veramente, veramente bene. Ebbi l’impressione che tutto il mondo stesse andando avanti, che si fosse persino liberato di Mike Bongiorno, e io ero ancora lì a Lisbona a fare la frikkettona. Dopo qualche minuto mia sorella si rese conto dello shock e mi rivelò che era uno scherzo. Ci rimasi ancora peggio.

Dopo qualche anno, era il 2005, mia sorella si trasferì a Parigi. Io Parigi la adoro. Diversamente da come adoro Londra ma insomma, il sentimento è quello. Mi sembra di ricadere dentro un tempo perduto, dentro qualcosa che fuori da lì non esiste più. Parigi è bellissima. Non so se sia particolarmente romantica, ma sicuramente è una città che mi ha fatto scrivere un sacco. Non potevo non prendermi la mia rivincita. Durante la nostra prima cena in rue de mouffetard, dove mia sorella viveva, davanti a un bicchiere di vino e una tartina con tarama, le dissi, serissima. “Rosse’ hai sentito? È morto Mike Bongiorno”. Ci rimase malissimo. Purtroppo io non so tenere gli scherzi bene come lei, e dopo pochi minuti scoppiai a ridere. Ma sono sicura che abbia fatto in tempo pure lei a pensare alla vita che passa agli amici che si dimenticano di te a Berlusconi che si fa trapianti di capelli ai bambini che nascono crescono muoiono etc etc etc.

E ora Mike Bongiorno è morto davvero. Ed è morto pure Micheal Jakson ed è morta persino Pina Bausch. Un’ecatombe. L’unico con cui si possono ancora fare scherzi del genere è Umberto Eco…..

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Set 06 2009

la domenica a cambuasc’ tutta la gente va a vedere la partita

Published by lucilla under società, cagate, carla, vitantonio, famiglia

Mi si sta svegliando una certa vena pulp. Molte idee scribacchine mi frullano in testa, ovviamente proprio quando non ho computer nè carteppenna. E quandinfine mi trovo davanti allo schermo esse fuggono. Maledette. Forsanche perchè giaccio qui, presso la casa del padre e della madre, a lasciarmi ingozzare di leccornie con la scusa che “figlia miiiia, n’ce ne sci’ rimasta, si’ tutt’ossa” .  Non sia mai! Mi impegno come posso, sgranocchio da mane a sera, e i pasti principali li lascio durare quanto vogliono. Primo secondo contorneddessert, pennichella merendina e via discorrendo.

Stamane poi, presa dal senso di colpa e dal terrore dei quattrocento addominali giornalieri che m’aspetteranno dal quattro ottobre, sono andata col padre a correre intorno allo stadio, che spettacolo, signur! Ommini  e femmine di ogni ceto e situazione lipidica sculettano circolarmente attorno allo stadio del Cambuasc’ futbolcleb. Sudori, canottiere grondanti, pantaloncini, cosce che fanno su e giù. Ognuno corre al suo ritmo, i più fichi doppiano gli obesi e i fancazzisti (nella fattispecie il padre vitantonio e la sottoscritta vitantonio junior), le ragazze si mettono i completini seccsi, le signore se li mettono anche loro con esiti un po’ meno erotizzanti, i più assidui si salutano e si chiedono che media hanno toccato oggi, e poi orrore degli orrori alcuni anziani atleti sudaticci mostrano lo spettacolo di loro stessi che si cambiano dietro lo sportello aperto dell’automobile, e tu intravvedi asciugamani che sfregano internicoscia appiccicosi, che non sanno se essere tonici per la quantità di movimento o flaccidi per la quantità di anni. Slap slap slap fanno gli asciugamani, mentre dall’altra parte i più signorili fanno rumorosi sciacqui e gargarismi con le fresche acque della fontanella.
Uno spettacolo, signoramia, uno spettacolo! Per quanto riguarda le mie mirabili prestazioni podistiche, dopo due giri di stadio (un km e mezzo, per capirci) mi sono andate in pressione le orecchie e -per evitare lo svenimento - ho dovuto ripiegare sulla camminata veloce mentre atletici vecchietti molisani mi doppiavano orgogliosamente lasciandomi a respirare gloriose scie di liciapersonapuromm.
Che figura.
Mi sentivo proprio kung fu panda il primo giorno di allenamento. Persino Vitantonio senior m’ha doppiata più e più volte raggiungendo gloriosamente i sei giri di stadio mentre arrancavo e per darmi un tono mostravo di fare stretching sulle transenne delle biglietterie. Che esperienza, porcapaletta, che esperienza.
E adesso per rincuorarmi mi faccio qualche test simpatico su feisbuc, sai mai che mi dicono che stirerò le zampe correndo attorno allo stadio…

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Set 01 2009

Confusa e quasi caduta nel tombino

Published by lucilla under casa, uudm, viaggi, carla, vitantonio

Il mio aereo parte tra trentatrè giorni e non sono ancora in grado di dire quante paia di scarpe infilerò in valigia. Come al solito sono combattuta tra la strategia della lumaca (mi porto tutto da casa, anzi quasi quasi mi porto la casa) e la strategia di mia sorella (mi compro tutto là, comprare è bello). Che non mi siano suggerite auree mediocritas e oraziate varie. Ho bisogno di una soluzione definitiva. E mentre cerco di liberare spazio nella mia testa finisce che svuoto cassetti e mi privo di vecchi beni usati molto, un tempo, ma oramai quantomeno demodè. Le mutande con le galline, però, nonostante non le indossi da due anni, non riesco a metterle nel bidone della croce rossa.
Ma come ho fatto a riempirmi di tutta questa roba? Lo so, finirò stramazzata a terra, sommersa dalle cose, e mi ritroveranno solo a causa del fetore che i miei miseri resti emaneranno dopo giorni tre, come la leggenda del pesce vuole.
E intanto, meditando su come liberarmi da questo marasma, cerco di compilare cv in inglese, che un lavoro me lo dovrò trovare, e in fretta, dalmomentocchè i soldi sono pochi e purtroppo non si riproducono, nemmeno se li covo per tutta la notte.

Mublemublemuble, quasi quasi cadevo nel tombino che il muratore mi ha appena aperto davanti casa. E già che il mio fidanzato me lo aveva detto, mentre pensi stai attenta al buco. Mannaggia.

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