Archive for Ottobre, 2009

Ott 29 2009

cara mammina tel’hanno mai detto che i figli costano?

Sono due settimane che questa stronza mi tiene in ballo: ci sei piaciuta, sarebbe bello sembri proprio quello che fa per noi. Le dico va bene allora posso cominciare a lavorare però se vuoi che arrivi puntuale mi devi pagare il biglietto della metro perchè abito dall’altra parte della città lei mi dice va bene non ci sono problemi. Io penso ma vedi come sono onesti vedi come sono polite, se trovano una persona che pensano sia davvero in grado di prendersi cura dei figli non badano a spese.

Tra parentesi i tipi sono due bancari e vivono nientepopodimenoche a South Hampstead quindi insomma non si tratta propriamente di una famiglia proletaria diciamocela tutta. Allora io esco di corsa da scuola e mi tengo i pargoli canto pulisco mocci imparo a sterilizzare tettarelle mi ricordo come si cambiano i pannolini spupazzo di qua scherzo di là do da mangiare alla mocciosa sono tutta un sorriso faccio insomma piuttosto bene il mio lavoro perchè porcapaletta è un lavoro che ho fatto per un’infinità di tempo e ho un’idea piuttosto ben definita di come ci si comporta coi bipedi non ancora adulti.
La mammina è contenta mi dice allora ci vediamo giovedì facciamo che ti pago di settimana in settimana io dico per carità ci mancherebbe, mi fido, mica ti chiedo i soldi ogni giorno. Vado via tutta contenta e mi faccio persino degli scrupoli perchè sono in prova anche con un’altra famiglia e dico ma poverini questi hanno bisogno di me forse dovrei dedicarmi solo a loro. E oggi ecco mi sto fiondando a casa dei mocciosi quando la mammina mi manda un messaggio, dico un messaggio, per dirmi che ci ha pensato bene e non ha intenzione di pagarmi i biglietti del tubo quindi preferisce che non vada più io la chiamo dico occhei, certo avresti potuto dirmelo anche ieri o stamattina e non aspettare le ore quattordici cazzo, in ogni modo dimmi come facciamo che mi prendo i soldi che mi devi.

E lei mi dice ma quali soldi? Proprio così, mi dice che non vuole pagarmi perchè non ha tratto nessun beneficio (sto letteralmente citando)dal fatto che io sia andata lì. Provo a ricordarle che lei stessa mi aveva detto che mi avrebbe pagata e lei mi dice si ma in prospettiva. In prospettiva di che, brutta stronza disonesta che non sei altro?
Mi incazzo un pochino le dico senti certo nessuna di noi morirà per venticinque sterline in ogni caso ho l’impressione che dovresti proprio darmele (il sottotesto è che non è stato certo un piacere pulire il moccio di sua figlia per tre ore e ascoltarmi tutte le sue menate di mamma apprensiva).
Lei si indispettisce mi dice che mi manderà un assegno.
Chissà se me lo manderà davvero, la stronza. Io spero sinceramente che la prossima baby sitter le svaligi la casa e le bruci il bambù che ha amorevolmente fatto crescere in giardino.

E se qualcuno dei miei lettori si sta dicendo vedi questi inglesi come sono stronzi beh devo fare una precisazione.La mammina truffaldina è italiana. E non credo sia un caso che sia pure veneta. Mioddio. Padaniacity mi perseguita anche oltre la manica.

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Ott 28 2009

giorni velocissimi

Published by lucilla under lavoro

Tutto succede così velocemente. Scappata in fretta e furia dalla casa del tossipunk mi sono rifugiata dagli amici di Shelford place, amici davvero stretti, amici la cui voce è come una piccola casa, amici nella cui casa un po’ mi sento a casa pure io, amici che dividono con me la scuola, le colazioni povere e la zuppa fatta con tutto quello che rimane alla fine del mese.
Mi hanno creato una stanzetta nello studio della loro warehouse e qui mi sono rifugiata, finalmente ho dormito, dormito davvero, senza tenere un orecchio sempre sveglio come invece facevo nelle ultime settimane.
E nella stessa giornata tiè mi chiama Chantal, magica fatina conosciuta non so bene come, che mi dice che si, in casa sua c’è un posto per me, e fra qualche settimana mi posso trasferire.
Evviva! Una casa meravigliosa, senza porte, una casa che è tutta una finestra, una casa dove, come dice Chantal, la privacy è una questione mentale. Una casa che è proprio la casa che cercavo io per i miei mesi londinesi, la casa del mio sogno inglese ecco, il luogo dove molte persone passano, e non è un caso che la casa si chiami k2, proprio così, vado a vivere sul k2 in un piccolo mondo dove le persone si incontrano e per un po’ rimangono insieme. E la mia piccola stanza è una specie di casetta sull’albero, in cima al k2.

E ancora nella stessa giornata di ieri ho trovato tremilacinquecento lavori, roba che non so quale accettare prima, ormai sono una baby sitter d’alto profilo, che a dirlo non sembra molto diverso da puttana d’alto bordo, lo so, però intanto mi sono quasi inventata un lavoro e riesco a prendere pure abbastanza soldi.

Dunque tutto pare essersi miracolosamente capovolto e io non so bene perchè, molte altre cose sono capitate ma adesso non posso scriverle perchè non ci ho tanta connessione, la sto rubando, quindi mi limito a codeste comunicazioni di servizio così da tranquillizzare gli amici e le amiche che da ogni dove mi avevano detto oi siamo preoccupati. Amiche amici lo sapete, me la cavo, e a volte la fortuna assiste davvero gli audaci. Io sono audace in questo periodo, e la fortuna in questi giorni un po’ m’ha assistito. Speriamo…

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Ott 25 2009

what a wonderful world

Published by lucilla under arte, londra, amici, teatro

Ieri trascorso mio sabato londinese ancora in cerca di casa. Durante la mattinata mi sono innamorata di una warehouse e dei suoi abitanti, incrociamo le dita, davvero lì vorrei abitare, in quell’ex capannone industriale dove le persone, davvero, vivono senza remore. E così tutta la giornata è passata con questa sensazione addosso, la sensazione di aver trovato un posto per me, e ancora oggi spero spero spero che mi chiamino e mi dicano si Carlinha c’è posto per te qui.Perchè alla fine la cosa più deprimente di tutte è che ciò che resta di tutti i rifiuti, di tutte le mail che ti dicono “è stato bello conoscerti ma abbiamo dato la stanza a qualcun altro” è la sensazione che non ci sia un posto per me se non in una di quelle case-albergo dove nessuno conosce nessuno e dove ti butti la notte dopo aver trascorso il tuo tempo utile fuori e dove speri di incontrare il meno possibile i tuoi inquilini, e se li incontri saluti nell’imbarazzo di non sapere che cosa dire. Ecco pare proprio che in questa città io debba stare in un luogo così e non voglio, non voglio, allora tutta la mia rete internazionale si è attivata, mi arrivano messaggi da numeri sconosciuti che mi comunicano che si libera questa o quella casa insomma c’è tutto un movimento e chissà che in questa grande rete di solidarietà pro-vitantonio non venga davvero fuori qualche cosa.

Ma intanto iersera mi sono financo truccata come non succedeva dai tempi in cui il mio innamorato mi portava fuori a cena, messo indosso l’unico abito dignitoso che posseggo nel mio armadio ikea e sembravo proprio una fatina, il capello incredibilmente lungo sciolto per l’occasione che fluttuava attorno al faccione in tutta la sua vaporosità. Così acconciata mi sono recata al super magico cabaret a casa di Maddalena dove io pure avrei dovuto fare qualcosa ma alla fine mi sono un pochino tirata indietro poichè non ci avevo tempo per concentrarmi sulla preparazione di un numero. Che serata magica, che serata magica! Ovunque nella casa succedeva qualcosa mentre al bar Philip e Guillaume in versione maghi mi incantavano con le loro incredibili sorprese e Philip mi ha persino regalato il tempo, mezz’ora tutta per me, che non so proprio come abbia fatto, ma me l’ha regalata, insieme alla chiave di una porta invisibile.
Ero lì innamorata di tutta questa vita intorno a me e mi dicevo si si si è per queste persone che sono qui, è con questa gente che voglio dividere i miei duemila addominali, è con questi squinternati che arrivano da tutto il mondo e portano dentro di loro la grazia eh cavolo è con loro che voglio condividere questi mesi londinesi, è per loro che sono qui, per respirare questa atmosfera che tanto mi mancava. AH.

E proprio mentre pensavo queste cose nell’intontimento allegro dell’ennesimo bicchiere di sub-vino e la festa sembrava finire salta fuori Maddalena vestita da soldato che comincia a cantare in maniera struggente what a wonderful world e tutti ridiamo e piangiamo, tutti insieme ridiamo e piangiamo senza vergognarci, ridiamo piangiamo e cantiamo e saltiamo ed è bellissimo.

Mi sveglio stamane ancora canticchiando ancora commossa ancora viva.

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Ott 23 2009

del resto nessuno aveva detto che sarebbe stato facile

Finita la terza settimana di scuola, il mio corpo grida vendetta per tutti gli anni in cui è stato castigato e relegato nel ruolo di cenerentola. Tutti i muscoli che riesco a immaginarmi (e anche quelli che non immagino) guizzano come dei pescetti, e ovviamente un po’ di rabbia nei confronti di tutti quelli che mi hanno fatto diventare handicappata nei passati trent’anni mi viene.
La prima volta …che io mi ricordi, almeno, avevo sette anni, ero in seconda elementare e le maestre non mi fecero fare i giochi della gioventù perche’ avevo gli occhiali e gli occhi storti e secondo loro non ci vedevo. E da là via, una lunghissima serie di persone che mi convincevano, senza troppa fatica, che sarebbe stato meglio dedicarmi alle attività intellettuali perchè fisicamente proprio non ce la potevo fare.
E adesso di colpo, come se fosse arrivata la fata madrina, scopro che l’incantesimo si è rotto e che non era vero, non era vero che ero handicappata. Posso fare tutto. Magari alcune cose le faccio con fatica, ma le faccio. Ed è una sfida incredibile, davvero. Ci sono giorni in cui la vinco trionfalmente, giorni in cui la vinco con fatica, e giorni in cui la perdo, e torno a casa rotta e sconfitta, ma mi sembra una cosa bellissima.
Come pure tutto questo attorno a me.
E’ vero, passo un terzo del mio tempo alla ricerca di una casa, fra un po’ posso propormi come guida turistica del quartiere, so le strade a memoria e conosco a menadito la progressione dei numeri civici, ciò nonostante non ho trovato ancora nulla, semplicemente perchè le case fanno schifo e quando non fanno schifo gli inquilini preferiscono sempre qualcuno che non sia straniero, o che non faccia un lavoro precario, o che stia due anni almeno e blabla.
E’ vero anche che faccio un colloquio dopo l’altro e mi spupazzo marmocchi a destra e manca fingendo di adorarli per guadagnare otto sterlina all’ora.
E’ vero pure che il mio attuale padrone di casa ha financo rotto la lavatrice, che non accende i termosifoni, che strani individui bussano a ogni ora del giorno e della notte per avere informazioni delle quali non conosco il contenuto.
Ma forse anche di questo avevo bisogno. Forse avevo bisogno di mettermi alla prova, di vedere ancora una volta come me la cavo, forse avevo bisogno di lottare, in qualche modo, per una cosa che amo, avevo bisogno di dirmi occhei tutti mi hanno sempre fatto credere che questo è il mio limite ultimo e da oggi io vado oltre.
Mi avrà preso una strana forma di influenza ottimista, che ne so, ma oggi penso così, ecco.

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Ott 20 2009

brevi commossi aggiornamenti

Sono qui che giro come una trottola in cerca di una casa e vabbè intanto arriva l’inverno anche qui, devo trovare un posto prima che sia troppo freddo, che in questa casa, a parte i problemi di cui ho gia’ scritto, ho l’impressione che patirò assai il freddo. Il tossipunk non ha soldi e piuttosto che accendere il riscaldamento si mette addosso tutte le sue catene. La teoria dell’immobilismo funziona anche quando si rompe la lavatrice:si consiglia agli inquilini di lavare a mano. Ma io non ci penso nemmeno. Non ho idea di quante case abbia visto in questi giorni, iersera m’e’ toccato pure il tugurio lercissimo con dentro dodici cinesi miodddddio, madonnina delle abitazioni dove sei finita?
Ma sono di umore alto e spero di trovare quanto prima, davvero, a costo di lasciare il deposito al tossipunk. Voglio una casa decorosa, ecco, decorosa.
In ogni modo devo dire che non mi aspettavo proprio tanta apprensione e tanta generosità da parte di molti amici e molte amiche che sono rispuntati dopo aver letto il mio tragipost della settimana scorsa offrendomi supporti di vario genere, e io mi sono commossa ma soprattutto mi sono resa conto che ops, non sono sola come temevo, non sono scomparsa dalle memorie, insomma non è che una se ne va a Londra e gli amici si dimenticano di lei. Gran sollievo, gran sollievo e tanta energia, che alla fine lo so, in qualche modo farò. Lascio cv ovunque o quasi e giovedi’ faccio un’interview come babysitter bilingue in una famiglia di benestanti. Speriamo bene, davvero.
Non ci sputerei sopra, a qualche soldo contante.
Ora volo verso nuove case e speriamo che una di queste sia la mia

ps: ma intanto me ne ero dimenticata, da tre settimane sono ricominciati i racconti di lucilla su radiokairos, bisogna che mi metta al lavoro, altrimenti che figura ci faccio, coi miei allievi???

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Ott 18 2009

by night

Published by lucilla under londra, amici

autoconvocata cena italiana in casa di Puppy, un po’ perchè lei è malata e un po’ perchè è sabato sera e io ho pochissima voglia di starmene a casa con la spada di damocle che mi penzola sul capo (mi proclamo assassina delle maiuscole stanotte), finisce che faccio la pasta coi broccoli e una succulenta insalata international, che io e Rita mangiamo rigorosamente dopo la pasta, da brave italiane, e Puppy e Daniela provvedono a mescolare al broccolume, una Argentina e l’altra crucca, my god.

Ma il vino finisce ben presto e Puppy tira fuori la vodka che è avanzata dalla sua turnè polacca, al quinto bicchiere mi domando se in bicicletta dovrò tenere la destra, la sinistra o semplicemente zigzagare per evitare di scontentare qualcuno, mentre mi dedico a queste discettazioni arriva Geo che ci offre crocchette al fois gras. E il sabato sera trascorre cosi’, finalmente in compagnia, con la speranza di trovare un posto migliore dove stare. Mi sono pure stampata il cv e domani lo porto in tremila posti.

Tiè
e chi mi ammazza a me

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Ott 16 2009

se c’è qualcuno che si vuole preoccupare lo faccia pure

insomma mi trovo qui nel mezzo di questa città immensa e sono completamente sola, diciamolo pure. Erano molti anni che non mi capitava di essere così inequivocabilmente sola e la sensazione è quanto meno un po’ strana.  Non che mi dispiaccia ma ecco, è tutto un po’ inquietante. Persino andare al supermercato e comprarsi le porzioni piccole, quelle da single. Gli inglesi vanno pazzi per queste stronzate, c’hanno porzioni da single di ogni porcheria possibile e immaginabile. Non vedono l’ora di essere single, gli inglesi, per comprarsi porcherie di ogni genere in confezioni usa e getta dove campeggia la scritta single.
Io invece, sarà che sono pur sempre meridionale, ci avevo preso gusto, in questi anni, a fare la spesa per due. A comprare quello che piace a me quello che piace a lui, ogni tanto mi lanciavo anche in un incauto acquisto di formaggio…opportunamente sigillato, chiaro.

E adesso sono qua, sono venuta a Londra per studiare con i più bravi mimi del mondo e non riesco ad avere un briciolo di concentrazione, ma davvero, nemmeno un briciolo, perchè annaspo in una miriade di problemi dai quali credevo di essermi definitivamente emancipata e invece tiè eccomici di nuovo immersa come una cretina, roba che ho solo voglia di tornare a casa: dunque cominciamo con l’elenco e per favore se c’è tra i lettori qualcuno di stomaco debole, o un benpensante, uno che si scandalizza facilmente, o i miei genitori o qualcuno che ha il cuore debole ecco io consiglio di sospendere la lettura perchè questo è un post veramente degno delle antiche lucilleidi, quelle di anni luce fa.

Dunque cominciamo: non ho un soldo. Ne ho meno di quanti pensassi e faccio una fatica boja a trovare un lavoro. Infatti fino a ora non ho trovato niente niente niente. I miei pochi risparmi sono gia’ agli sgoccioli e non so a quale madonnina votarmi. Tutte le mie madonnine paiono avermi abbandonata.
La conseguenza diretta del fatto che non ho soldi è che sono andata ad abitare in una casa economica, davvero economica, direi quasi troppo economica, e infatti eccomi che convivo con un ex punk che oltre a essere ex punk è pure ex tossico e ovviamente l’ex tossico, come qualcuno insegna, non è mai completamente ex, dunque stamane ero lì lì per uscire e andare a scuola quando lui mi entra in cucina con la pupilla che non la trovavo manco a cercarla con la lente d’ingrandimento.
Mi dico ok sarà che ha gli occhi chiari, mi sto sbagliando, io sono un po’ paranoica su queste cose, ci ho il vizio di vedere la roba da ogni parte, via mi tranquillizzo. Ecco mi stavo quasi tranquillizzando quando questo mi ha il classico conato di vomito di quello che si fa dopo un bel po’ che non si faceva.
Sospiro, aspetto che si ripigli, lo ascolto mentre mi dice che ieri ha bevuto un po’ troppo e quando ha finito la sua inutile giustificazione degna del tossichello apprendista che mente alla sua mamma lo guardo e gli elenco la somma di sostanze che ha assunto la scorsa notte. Concludo dicendo che non è affatto un mio problema cosa lui decide di fare della sua vita, ma che so esattamente dove andremo a finire. Che me ne frego del prurito, delle carie ai denti e di tutti gli altri fastidi più o meno evidenti che avrà, quello che m’importa è che lui diventerà sempre più sporco, si occuperà sempre meno della casa e il tutto farà schifo. E io non ho alcuna intenzione di vivere in una casa che fa schifo. Metto una postilla: che non vorrei mai dover scoprire che per comprarsi la roba ha venduto la bici o il computer della sua affittuaria. Lo saluto amorevolmente e vado a scuola.

E ovviamente ho avuto una bella giornata di merda, ecco cosa ho avuto, non faccio che pensare che non ho un soldo e in meno di cinque settimane devo traslocare anzi prima, a costo di perdere il deposito che ho lasciato al tossipunk e che lui avrà già provveduto a spendersi in qualche decina di cc. E quindi perderò anche i soldi che non ho.
Come inizio mi sembra niente male.

E come se non bastasse viene fuori che il viaggio del cts devo farlo entro e non oltre maggio 2010. Voglio dire, il viaggio a Macao. E come faccio io? che sto qua a Londra e devo pure fare gli esami di mimo in quel periodo? Non ho idea, sinceramente non ho idea. Mi sbatto per spostare le pochissime date che avevo in Italia a marzo, nelle uniche due settimane libere che avrei, e vado a Macao? Ok, potrei farlo, cosi’ perdo l’unica fonte di sostentamento che ho da qui a giugno ovvero le due date di marzo.
Ma è mai possibile, è mai possibile che mi sia così incasinata? L’unica volta che vinco una cosa non posso manco godermi il premio.

E in tutto questo il mimo finisce all’ultimo posto, perchè ho problemi di sopravvivenza, ho, e mi sento come di essere ritornata a molti troppi anni fa e giuro che non avevo intenzione di farlo, volevo solo venire a Londra per studiare il mimo con i più bravi mimi del mondo e invece è tutto così fottutamente complicato e mi sento l’acqua alla gola, mi sento. Mi sento in una precarietà ancora più profonda e irrisolvibile di quella cui ero abituata ed è troppa, cazzo, troppa.
Una cosa alla volta, devo fare una cosa alla volta.
Madonnina della precarianza aiutami tu ti prego.

 

special thanx to raschia.

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Ott 15 2009

ascoltando radiokairòs a Londra

Ed eccomi qua, la gamba destra mezza morta, tendine infiammato e menate varie, oggi quasi quasi non potevo fare nemmeno un relevè, grande tragedia. Mi sono spalmata e rispalmata d’arnica sperando che domani vada meglio ma intanto me ne sto a casa, mi ascolto in streaming radiokairòs, una roba sensazionale, mi sento quasi a casa; sono le undici sul meridiano di Greenwich, e da due giorni felicemente scorrazzo in bicicletta per Londontown. Guido a sinistra che è una meraviglia, penso che avrei dovuto nascere in un paese dove si guida a sinistra, potrei proporre anche al ministero per i trasporti italiano di mettere la guida a sinistra, si va che è una meraviglia in bicicletta, mi pare addirittura di vederci meglio: Su e giù per le mille salite e discese di Londranord, chi l’ha detto che Londra è in pianura? Londra è tutta un’infinità di microcollinette, da casa mia a scuola, in venti minuti abbondanti di pedalate, ci saranno trecento o trecentocinquanta collinette, e io vado su e giù con una catena e un lucchetto che pesano più di mio nipote che ha un anno e mezzo e mangia discretamente.
Non è stata la bicicletta a farmi venire male al tendine, sarà stato che ho voluto imparare troppo in fretta. E’ difficile eh, vedere le cose e chiedere al corpo falle!!! e lui non le fa, perchè non è capace. Una grande frustrazione, davvero. Tu gli comandi, falle!!! E lui ciccia, se ne frega, devi stare lì a trattarlo con le buone, lo devi convincere, e lui non ne vuole sapere, sta bene come sta, lui, pigro e inetto, devi trovare delle buone motivazioni e se lo assilli troppo, le lo stressi, se gli stai addosso, se gli metti ansia, al corpo, lui si ribella e si mette in vacanza, tipo ti viene un’infiammazione al tendine e tu ti freghi, ecco cosa fai, ti freghi.
Ti devi mettere in testa che il tuo corpo sei tu, che non te ne puoi comprare un altro, che lo devi trattare bene e che dovete un pochino imparare a dialogare. Un compromesso, ci vuole.
Questo corpo c’ho, questo corpo imperfettissimo, e con lui me la vedo sei ore al giorno davanti al grande specchio insieme a tutti i miei compagni che, ovviamente, mi paiono tutti molto più capaci di me, ma alla fine ognuno si fa le sue paranoie ognuno c’ha i suoi tendini infiammati et cetera vai a sapere cosa pensa ognuno durante gli esercizi quotidiani.

Su e giù per le trecentomila collinette di Londra, mi perdo e mi riperdo, giro rigiro trovo la strada ne sperimento una nuova pedalo su e giù l’importante è non dimenticare di stare a sinistra. Sto diventando una sportiva, non ho mai calzato scarpe da ginnastica tanto di frequente come in questo periodo, finirà che divento pure salutista, anche se di dimagrire non se ne parla, macchè! Sono anzi secondo me ingrassata, ma non di grasso bensì di muscolatura che, come ogni donna sa, pesa più della massa grassa indi per cui peso di più ma sono più snella. Così me la racconto in questo termine di giornata durissima, che giornata dura, infinita, mi sono pure ciucciata la special class, e intanto su e giù per Londra scansa l’autobus dribbla la vecchietta passa col rosso nello scandalo generale, e non trovo uno straccio di lavoro mentre questi del Cts dopo avermi fatto vincere sono un pochino spariti e allora io penso che forse non è vero che ho vinto chi lo sa.
Ma che bella giornata di merda che ho avuto, meno male che è finita, su e giù per Londra pedalapedala e non ho manco un tavolo mi tocca star seduta per terra col culone e il pc appoggiato barcollante sulla sedia che sconforto.
E domani di nuovo pedalapedala se il tempo m’accompagna (speriamo) arriverò a scuola e sono sicura che sarà una giornata migliore il giovedì è sempre un buon giorno per giungere a dei compromessi accettabili col proprsnapshot-of-me-4.pngio corpo, lo so.

Oggi pedalavopedalavo come ai tempi di Padaniacity e pensavo che mi mancava troppo troppo il mio fidanzato, in quel mentre ho incontrato un coniglio e l’ho preso con me si chiama Trappola eccolo qui.

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Ott 12 2009

macao meravigliao

Sono passati alcuni giorni da quando ho ricevuto la notizia, e non posso ancora crederci. Tutto cominciò quando tre anni fa mi innamorai dell’unico uomo del mondo e gli proposi di andare a Macao in motocicletta. Il tutto per sedurlo, ovviamente. Io a Macao ho sempre voluto andarci. Per tutti i fumetti di Altan, per i cinesini che parlano portoghese e perchè che ne so. Macao Hong Kong Singapore, che posti allucinanti che devono essere.
E’ facile indovinare che a Macao non ci siamo mai andati, io e l’unico uomo del mondo, però in compenso abbiamo costruito la Casa, pezzettino a pezzettino, e ancora siamo là che piano piano mettiamo mattoncini.
Ho provato a vincere qualche borsa di studio per andare a osservare le maschere di Macao e l’uso di quella strana commedia dell’arte che hanno là, ma il governo di Macao non mi si è filato di striscio, come dire, manco mi hanno mai risposto, quelli del governo Macaoicchio.
Me l’ero insomma messa via, questa storia di Macao, come molte altre storie che mi sono messa via nella mia vita tipo il sogno di lavorare con quello stronzo di Federico Tiezzi che non si è manco presentato al provino che mi aveva concesso e vabbè queste sono storie che già hanno ispirato lungamente il mio blog.

 (Ora dovrei fare un’altra lunga premessa sul perchè solitamente non partecipo ai concorsi in generale e più in particolare ai concorsi di scrittura ma le motivazioni sono facilmente riducibili a due grandi insiemi ovvero la mia pigrizia e la mia sfiga)

Insomma sono stanca di costruire la suspence di questo post, è tardi e la mia tisana si sta raffreddando, la nuda verità è che mesi fa ho partecipato a un concorso indetto dal CTS, un concorso di scrittura, e ho inviato il diario del mio viaggio in Africa.

Ecco, ho vinto.

Io, la sottoscritta me medesima, ho vinto. Ho vinto prima di tutto la pubblicazione, che dico, buttala via. Ma poi ho vinto euri cinquemila e dico cinquemila per andare nientepopodimenocchè a Macao meravigliao!!!

Io non ci posso ancora credere, davvero. E’ la prima volta che mi capita una cosa del genere, non so come comportarmi. Sono stata proclamata vincitrice in contumacia lo scorso giovedì, l’unica volta che vinco non sono manco capace di esserci, ma non potevo fare altrimenti, ero qui a Londra e ho mandato il Lontra  e la Sere che hanno degnamente fatto le mie veci.
Alla faccia di quegli stronzi dell’associazioneinnominabile. Lo posso dire? Alla facciaccia marcia di quegli stronzi dell’associazioneinnominabile, ecco cosa dico.
Alla facciaccia marcia e puzzolente di quei pezzi di iena morta dell’associazioneinnominabile , ecco che dico.
Me ne vado a Macao, io.

Macaaaaaaao meravigliao, che meraviglia sto macao meravigliaooooooooooooooo

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Ott 11 2009

walking around London

Ieri sera ci ho avuto un fancy dress party ovvero una festa in maschera. A me le feste in maschera mi piacciono tantissimo. Quando ero piccola non vedevo l’ora che arrivasse il mio compleanno per fare la festa in maschera. Infatti sono nata il 17 gennaio giorno dedicato a Santo Antonio Abate, santo dell’inizio e della fine, Sant’Antuono Sant’Antuono tecchete o viecchi’e daccie o nuovo ! A Sant’Antuono da  noi, al Sud, comincia il carnevale. Non importa quando finirà, la data d’inizio è sempre la stessa, il 17 gennaio. E quando ero piccola la prima festa in maschera dell’anno era proprio in occasione del mio compleanno. Una figata. Mia mamma mi faceva gli struffoli, le chiacchiere e le graffe, una specie di ciambellina fatta con le patate, che delizia. Poi c’erano rimasugli di panettoni e pandori, torroni croccanti caramelle schifezze varie e ovviamente la coca cola e l’aranciata. Io preferivo la cocacola. Ma se c’era la sprite, se c’era la sprite allora anche la cocacola passava al secondo posto.
Mi vestivo da principessa, da fata turchina, da cappuccetto rosso e da odalisca. Ieri sera invece mi sono vestita da diavolessa. C’avevo una parrucca rosa con due cornini argentati che era proprio un biggiù. E sotto un tutù rosso tutto scintillante. Una meraviglia di costume. Julieta mi aveva dipinto la faccia con i suoi colori speciali ed era venuta fuori una maschera bellassai.
Una festa singolare alquanto, se non altro perchè il reparto alimentari rispettava le necessità alimentari e religiose di tutti gli invitati, che coincidevano in buona parte con gli allievi della scuola: cose senza formaggio per me che sono allergica e la mia religione non me lo permette, cose senza porco per Lotan e Oleg che sono ebrei e per Tuba che è mussulmana, cose vegane per Carmen che è buddista, cose senza glutine per qualcun altro che è celiaco. Il buffet era decisamente buffo, con tutte le indicazioni scritte a mano, ma l’effetto integrazione totale era strabiliante.
La cosa più bella di tutte, però, è stata tornare a casa a piedi. A piedi!!! Erano  due anni e mezzo che non uscivo la sera per tornare a casa a piedi. Una sensazione bellissima, davvero. Chi lo avrebbe mai detto, che proprio in questa immensa Londra avrei potuto passeggiare fino a casa a mezzanotte!!!

Stamane poi, domenica solitaria, meteorologia interna variabile, tempo incerto, obiettivi poco chiari. Mi scaravento su un bus per portare il culone fino a Brick Lane, in cerca di una catena per la mia nuova bicicletta. Eh si. Ho una bicicletta! Da domani nuove avventure mi aspettano, ammesso che io capisca come si fa a guidare tenendo sempre la sinistra.  Dopo aver girato tutti i ricettatori dell’east end mi sono fornita di una catena di kili due, che sarà la compagna fedele di questi mesi.
Ma intanto entrambi i miei occhietti miopi, uno da una parte e uno dall’altra, si guardano intorno e registrano. Nel mio quartiere sgambettano decine di bambini ebrei ortodossi, figli di altrettanto ortodossi padri ebrei  costretti dalla loro religione a portare enormi cappelli circolari di pelliccia, pastrani e calzette bianche. Si fermano ad aspettare l’autobus che li porterà in sinagoga insieme a donne che indossano il burqa, appena uscite dalla moschea. Di fronte a me una macelleria halal e un negozio vegan che recita “questo è un negozio che rispetta le regole dell’ambiente e della natura”…

Io penso a quello che mi raccontano dell’Italia, ai burqa nelle scuole, ai crocifissi nelle aule, e sono proprio contenta di stare qui, ora.

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