Archive for Novembre, 2009

Nov 26 2009

anf panf anf panf

E allora non c’ho tempo non c’ho tempo. Ho appena deciso ufficialmente di eliminare dalle mie giornate il tempo che usavo per lamentarmi. Che oddio, non è che fosse poi molto ma secondo me riesco a racimolare un paio d’ore alla settimana. Certo, in questo modo cadono molte delle piacevolissime chiacchierate con le amiche costruite su te, scambi di diete inutili, pettegolezzi e lamentazioni. Allora potrei invece che eliminare la lamentatio ridurla alla metà. Ammettiamo solo la lamentazione inserita in contesto chiacchiericcio e malizioso.
Si facciamo così.
Proprio oggi parlavo anzi chattavo come una vera giovane con uno dei miei dadallievi e lo rimproveravo di non correre abbastanza appresso ai suoi sogni e forse il punto o almeno uno dei punti è proprio qua, affannarsi su questa bicicletta pesantissima, su e giù  per le colline di Londra, a ogni pedalata dire basta è l’ultima questa salita è troppo in salita io mollo e invece poi non mollare mai contrarre i muscoli tutti tutti tutti respirare a fatica sentire la gola che brucia e il moccio che scende dispettoso e intanto pedalare pedalare e arrivare alla fine della salita mollare le mani dal manubrio e buttarsi a tutta velocità giù per la discesa e ridere e cantare mentre per il freddo scendono lacrime semicongelate e la bicicletta va velocissima e tu mai mai mai penseresti che la discesa può finire, la discesa è per sempre il vento è piacevole i tuoi polmoni prendono fiato  i muscoli si rilassano e’ bellissimo.
Stai dentro questo lunghissimo momento di felicità e poi di colpo ecco comincia una nuova salita e già non hai più tempo per pensare alla discesa stringi la mandibola e pedali di nuovo.

Così questi giorni sono tutto un pedalare e un correre appresso ai miei piccoli sogni quotidiani, perchè sogni grandi, quei sogni che avevo a vent’anni, non ce li ho più. Ma i piccoli sogni di ogni giorno mi riempiono la vita e se riesco a collegarli l’uno all’altro viene fuori la collana coloratissima delle promesse che si fanno un giorno e si mantengono il giorno dopo o entro massimo una settimana. Molte perline le perdo per la strada ma in fondo se si perdono va bene così, il più delle volte non val la pena di mettersi a cercarle, altre perline arriveranno.

Anf panf  anf panf  su e giù col sudore che mi appiccica la canottiera alla schiena, questa vitaccia è faticosa e spesso volentieri volentierissimo vorrei scendere dalla bicicletta e invece ho la bicicletta e pedalo.
Ecco in realtà avrei voluto scrivere almeno di altre due cose importantissima ma insomma m’è venuto così questo post pieno di inspiegabile speranza e dunque che nessuno si lamenti se sparisco un po’ ogni tanto, sono impegnata a correre dietro ai miei sogni.

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Nov 23 2009

dovrei già dormire da un pezzo

come quando ero piccola e alle otto e mezzo dopo il cartone animato era categoricamente ora di dormire eppure io non ci riuscivo proprio ero ancora troppo attiva e poi il cartone animato mi aveva attivato tanti di quei sogni tante di quelle speranze che insomma la giornata non poteva finire là.
E ora non ho più cartoni animati di sogni borghesi come kiss me licia o hilary non ce li ho più eppure queste giornate sono immensi porti dove navi di sogni sbarcano in continuazione salvo scoprire spesso che quei sogni non sono destinati a te e allora ti metti speranzosa ad aspettare la prossima nave e così via.

Sono quasi le due in Italia e dunque qui nella mia stanza è quasi l’una e io, iperattiva, cerco di farmela passare, cerco di farmi venire voglia di dormire nel mio nuovo lettino color blackcurrant che non so bene che voglia dire comunque è molto bello e mi dispiace mi dispiace di non avere l’energia per raccontare dignitosamente di questi giorni delle speranze e delle paure ma il ritmo è questo e come diceva qualcuno dance dance dance.

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Nov 20 2009

dopo un giorno da leoni una vita da cammelli

Chissà quanto reggerei a fare sempre la vita della vip. Per fortuna il mio occulto personal trainer ha stabilito per me un’altra dieta e altri esercizietti. Lo sapevo io! Senza troppo lamentarmi sono tornata alla quotidianità, che di quotidiano ha solo il fatto di svolgersi ogni giorno, per il resto si potrebbe chiamare eccezionalià o singolarità o meglio ancora surrealità. Sono dunque tornata alla mia quotidiana surrealità e faccio lo slalom tra lezioni di mimo, ore di infernale babysitteraggio e un trasloco. Ebbene si, avete letto giusto, sto finalmente traslocando sul K2, e questa sarà la seconda notte nella mia nuova stanzetta. Sono ancora un pochino in campeggio, dormo nel sacco a pelo che per comprare le lenzuola devo aspettare la paga settimanale, la valigia non è del tutto disfatta che ho bisogno di alcuni piccoli contenitori che comprerò con la paga della settimana prossima, la dispensa è vuota che non ci ho tempo per fare la spesa, eppure la casa c’è e i coinquilini pure, e che bella casa e che coinquilini allucinevoli! Non mi sono ancora ambientata, lo ammetto. Mi sento un po’ timida. Qui sono tutti estroversi, io ci faccio la figura della conformista di provincia. E magari lo sono, vai a sapere, e me ne sto accorgendo solo ora. Me ne sto un pochino in disparte, I don’t manage the language enough to enjoy the conversation come invece farei col mio italiano, ma tant’è, non mi era mai capitato di fare l’esclusa e mo faccio pure quest’esperienza. Ma sinceramente spero duri poco, che ho voglia di fare cose e di infilarmi nel tornado che sempre attraversa questa casa e quelle adiacenti, tutte popolate da artisti giunti qui da ogni dove per motivi non meglio definiti o definibili.
Ma ora è tardi, il gatto vuole andare a dormire e anche io, a dirla tutta. Il sacco di pelo (anzi di piume) mi aspetta nella sua avviluppante vermitudine, e io non vedo l’ora di trasformarmi in vermiciattolo invertebrato nelle mani di Morfeo. Sperando che mi abbia riservato un buon trattamento per stanotte. Spengo la luce.

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Nov 17 2009

ognuno ha diritto al suo giorno di gloria

Chi lo diceva, che ognuno ha un certo numero di bonus e nella vita prima o dopo se li spende tutti? Io devo aver avuto assegnati d’ufficio moltissimi bonus-inciampo-nei-miei-piedi, diversi bonus-cambio-idea-all’ultimo-momento e, adesso lo do per certo, almeno un bonus-gloria. Me lo sono giocato oggi. Ci avevo, per l’occasione, un vestitino da sposina, bianco panna tutto un pizzo, che ero un biggiù. Capello lunghissimo e fluente, scarpa col tacco e financo il fondotinta. Non so se mi spiego. Per il mio giorno bello mi ero preparata come per un matrimonio (che quello non si sa se e mai avverrà, e non si sa nemmeno se sarà un giorno bello, insomma, il matrimonio è una questione complicata, per ora limitiamoci a vincere i concorsi).
Sono dunque arrivata un pochino in anticipo, che ci avevo una diretta radiofonica e volevo starmene tranquillina, ma che divertimento! Una volta tanto ero in un posto dove le persone mi cagavano e dove se non avevo niente da dire qualcuno mi faceva delle domande. A me!!! Delle domande a me!!! Domande anche intelligenti, peraltro.
Vabbè, non proprio tutte, ma la maggior parte si, intelligenti.
E io nel mio vestito svolazzante come una farfallina ero tutta concentrata a non dire stronzate, ma dopo un po’ ho trovato un file che funzionava e ho attivato quello di default. Anche perchè il rischio era rispondere una cosa diversa ogni volta, e non ci tengo proprio, nel mio unico giorno di gloria, a fare la figura della dissociata.
Le persone sono state molto gentili con me. Anche gli altri concorrenti. Gentili, garbati, cortesi, curiosi. E io pure sono stata gentile, garbata, cortese, curiosa.

Appellandomi al mio scarso galateo sono riuscita persino a evitare l’incidente diplomatico nientepopodimenoccè col prof. Visentin, che è stato il presidente della giuria, insomma, colui che materialmente ha decretato la mia vittoria. Ordunque diciamo che per gratitudine e per curiosità mi ero ben bene letta il suo sito e sapevo che faccia avesse, ci eravamo pure scambiati un paio di mail, insomma avevo fatto le cose perbenino da perfetta vincitrice di concorsi (erano anni che mi esercitavo ammettiamolo). Arrivo lo saluto forse con troppo entusiasmo e poi la conversazione langue fino a quando lui non propone di tagliare il mio intervento e di ridurre la lettura dell’intero racconto alla lettura di stralci.
Ora dico io. Già ho dovuto tagliare il racconto per farcelo stare nei canoni prescritti dal concorso. Già quelli dell’Avallardi hanno corretto il mio neologismo “Moz’ambiguo” ritrasformandolo in “Mozambico” (cancellando così, senza saperlo, almeno tre mesi di dubbi e incertezze esistenziali), già sono arrivata da Londra, che è quasi come dire da Campobasso, appositamente per il mio giorno bello, mi sono pure comprata il vestito, e tu mi vuoi far ridurre l’intervento???? Ammetto che, nonostante abbia cercato di contenere i bollori, l’occhio offeso ha lanciato un paio di lampi in direzione del mio interlocutore. Per fortuna il Cts ha deciso per me e io non ho dovuto difendermi.
Ah, una volta tanto non ho dovuto difendermi, mi hanno difesa! A me! Che bellezza. Il professore poi ha dato il suo nulla osta e mi ha fatto pure una presentazione che voglio dire, mi sarebbe proprio piaciuto che Franco Quadri e Federico Tiezzi ci fossero. Ma evidentemente loro erano impegnati in ben altre faccende.

E insomma la giornata è andata avanti così, ho fatto persino una dedica. Una meraviglia. Domani alle sette riparto per londontown e sono pronta a ricominciare a stirare camicie e fare flessioni, che alla fine è questo il mondo mio, case senza riscaldamento, biciclette, vita scoppiettante e un po’ stronza, piccoli miracoli quotidiani e molti punti interrogativi.
Ma quest’incursione nel mondo dei vip mi è piaciuta assai, lo ammetto. E il vestito era uno spettacolo.

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Nov 14 2009

believe in me or believe in anything ’cause I wanna be someone to believe in

Corrono questi giorni di pioggiessole su e giù per le colline di Londra. Non mi fermo mai, non mi fermo mai, mai mi fermo eppure ho sempre tempo. Non mi sento soffocare, non mi sento soffocata.  Dormo quello che si può, e quando non si può penso ho tutta la vita per dormire. Finalmente penso ho tutta la vita per dormire. Il baco malifero è sempre in agguato ma per la prima volta in questa mia vita profumata ho l’impressione di avere un’alternativa. Forse era questo che cercavo, un’alternativa possibile, come tanti anni fa quando calavamo dalle finestre la bandiera della pace e scrivevamo sugli striscioni otro mundo es possìvel . E ora non lo so se un altro mondo è possibile ma sicuramente in questo mondo ho l’impressione di avere la vita che mi sono scelta e non solo quella che m’è toccata.
Quanto durerà questo stato di grazia non posso saperlo e manco me lo domando, le giornate sono tristi e felici mille e una volta come il tempo in questa stagione e io scivolo io scivolo iiiiiiiiiiioooooooosciiiiiiiiiiiivoooooolooooooo.

Molte cose mi fanno rosicare molte cose nutrono il baco malifero che è lì assopito e a volte mi manda una raccomandata con la scritta guarda che te la stai raccontando. Cose che passano come al lato dell’occhio offeso, le vedo e non le vedo epperò esse s’attaccano e lo so che quando meno me lo aspetto ritornano fuori le maledette. Voci vocine vocette ripetute ciclicamente e io in un continuo slalom con la mia bicicletta le scanso mi dedico a quello che ho mi dedico a quello che sono mi dedico ai giorni che vivo sto qua dove sono i miei piedi. Purtuttavia ogni tanto ricorrono come in rigurgito ricordamari di amici persi per la strada lavori che non si prendono per questo e per quello storiacce davvero commenti di gente che non ti conosce e ha solo voglia di incazzarsi con qualcuno e quel qualcuno oggi sei tu orgoglio orgoglio e fottutissimo pregiudizio ho mai detto di essere una dalla mentalità aperta, io? mi pare proprio di no. A me mi pare che la mentalità me la sono dovuta aprire a martellate.
Pensiero sovversivo pensiero sovversivo leggevo oggi, martelli e martellate ed è quello che sto studiando e quello che inseguo e infine sono diventata il pensiero sovversivo di me stessa.

E va bene così, forse se riesco a non avere più paura di perdere forse allora un giorno posso anche vincere.

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Nov 12 2009

something about my day

Published by lucilla under Senza categoria

certo che i titoli in inglese sembrano molto più intelligenti. Se ci penso, per anni ho cantato piena di pathos una canzone che ossessivamente ripeteva:

lo sai che non sarebbe vero
lo sai che sarei un bugiardo
se ti dicessi ancora
bambina, non possiamo andare più fuori di così
avanti bambina accendi il mio fuoco
avanti bambina accendi il mio fuoco….

mah
detta così avrei quasi quasi potuto scriverla anche io. Con il beneficio di qualche grammo di ellesseddì, poi, sai che poema. Il problema è che io l’inglese non lo parlerò mai così bene da farci le poesie. Oddio, potrei provare

oh what a day today (gli inglesi amano le esclamazioni, l’oh è d’uopo)
all my poor muscles running on their crazy way
and the kids running after them
on the same crazy way
but for me no way
mopping and sweeping all around
come on baby light my fire
(questa è una citazione, lo so)

insomma la poesia sul quotidiano non m’è venuta molto bene
anche perchè ci ho la testa già al trasloco prossimoventuro, che dovrebbe avvenire tra domani e mercoledì, e in mezzo c’è l’Italia, con tutto quello che comporta, il mio cappotto nuovo Milano la pioggia e il mio racconto sbucato fuori da un tempo che pensavo di aver perso definitivamente.

Ho sonno, quindi vado a letto.

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Nov 07 2009

mollami baco malifero, preghiera

mollami baco malifero
spiaccicati definitivo mentre ciuccio noodletti thainesi
annega in tiepiviola salsina umidiccia
mollibile
baco malifero
non possidestimi già troppo a lungo?
non già ti sufficie la mia agrodolcescenza
che masticasti pigrifico ma inarrestevole subdolo infido stronzerrimo?

Che mai ancora voi da piccolalucella stanchesausta
baco malifero cercati giovani tettine di ambiziose donninfieri
io più non posso spremermi
secca sum.

Baco malifero, restituiscimi gli anni che mi restano.

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Nov 03 2009

il due novembre è il giorno dei morti, ma quel due novembre non ci avevo pensato

Oggi avevo deciso di non scrivere. Per una sorta di orgoglio dello scrittore, insomma. Sono lontani i tempi in cui scrivevo uno o due post al giorno e ricevevo decine, ma che dico decine, centinaia, che dico centinaia, milioni e trilioni di commenti. Io scrivo meno e i commentatori latitano per una sorta di pudore o perchè hanno altro da fare o perchè non c’è niente da dire. E - come ho avuto modo di scrivere più di una volta- se uno non ha niente da dire sarebbe meglio che stesse zitto.

Avevo deciso di non scrivere ma poi è successa una cosa che mi ha messa nella condizione di non poter fare a meno di scrivere. Eh già.
Il due novembre è il giorno dei morti. Avrei dovuto pensarci, quel due novembre, che era il giorno dei morti. Invece per me era un giorno di splendore e di felicità, un giorno incredulo, uno dei primi giorni della mia vita in cui ho provato la speranza di poter realizzare un sogno.
Era il due novembre del millenovecentonovantanove, avevo venti anni ed era il mio primo giorno alla scuola per attori del teatro stabile del veneto.
Ero incazzata, ero confusa, ero convinta che un attore dovesse vestirsi per forza di nero, avevo i capelli bourdeaux, cortissimi, ricci, e tutti mi dicevano che sembravo Momo. Ero magra, ed ero convinta di essere grassa. Ero giovane e mi sentivo molto più vecchia di adesso. Ero incazzata, incazzata, soprattutto ero incazzata, e il teatro lo facevo perchè ero convinta di avere fottìo di cose da rivendicare, un fottìo, e non trovo un’altra parola, ero convinta che il mondo mi dovesse qualcosa, ero convinta di andare a credito, ero convinta, e facevo il teatro, non potevo farne a meno. Avevo passato il provino con un pezzo tratto da Renato Curcio, un pezzo su un bombarolo, mi ricordo ancora che faceva

“la giustizia? non l’ho mai cercata, non l’ho mai pretesa. Giusti? io so che dobbiamo uccidere. So che è l’odio che mi ha spinto”

e non ci potevo credere, non ci potevo credere, quando mi avevano chiamato per dirmi che io, proprio io, ero stata presa, non ci potevo credere. Mi aspettavo un futuro radioso di attrice in uno stabile, mi aspettavo un avvenire di prove pagate e turnè in albergo, questo mi aspettavo, e quel due novembre ero tutta vestita di nero e mi presentai così:

“sono carla, sono l’ultima della lista, non sono contenta di essere qua perchè per me il teatro è sofferenza. Non ho nessuna intenzione di elencare le mie esperienze precedenti perchè sono qui come allieva, per imparare, e riparto da zero”
Oh certo per avere vent’anni ci avevo due gonadi ben presenti e delineate, neh?

E oggi sono dieci anni da quel giorno in cui avevo più rughe di adesso, e molte speranze quegli stronzi del goldoni me le hanno ammazzate, calpestate, umiliate, ma in cambio ho avuto dei compagni che ancora popolano le mie giornate, compagni che hanno preso strade diversassai dalla mia e coi quali ancora condivido quel friccico stronzo inquietante doloroso vivo entusiasmante mannaggia.

Dieci anni fa oggi ero convinta che dopo dieci anni avrei ancora fatto l’attrice.

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Nov 01 2009

zucche vuote e qualche fioco lumino

E’ passato questo mio primo e probabilmente unico halloween londinese, per la strada ogni finestra mostrava la zucca vuota del padrone di casa, illuminata dal fioco lumino interno che qualche saggio vi aveva deposto. Io non so dove le trovano tutte queste zucche giganti e perfettamente rotonde, secondo me la storia della zucca da trasformare in maschera se l’è inventata qualcuno che ha a che fare con le modificazioni transgeniche e con le sperimentazioni ogm, altrimenti non si spiega da dove vengano fuori il 28 ottobre tutte queste zucche meravigliosamente arancioni e intonse. E poi il primo novembre spariscono così com’erano apparse.
Vai a sapere.
E intanto piove su questa città, piove improvvisamente e disperatamente, il piccolo gatto che mi fa compagnia ha paura e per la paura dorme, quietissimo, immobile, nell’angolo dello studio, mentre sul tetto la pioggia scroscia rumorosamente e io non trovo aggettivi o avverbi che mi piacciano o che per lo meno mi soddisfino, giro all’interno del mio vocabolario e tutte e mie parole mi appaiono così banalmente iperinflazionate, e pure le mie emozioni ecco mi appaiono iperinflazionate, la parola stessa emozioni mi fa solo pensare a lucio battisti che in motocicletta si va a schiantare da qualche parte, possibilmente prima di aver scritto la canzone del sole, salvando così le serate di decine di migliaia di adolescenti amanti dei falò e della spiaggia.
Ho vinto cinquemila euro che devo utilizzare per fare il viaggio dei miei sogni e probabilmente il viaggio dei miei sogni non potrò farlo perchè non ho tempo, perchè questo era l’anno che avevo dedicato al mimo e perchè una serie di situazioni sfavorevoli non mi mette in condizioni di farlo il viaggio dei miei sogni e finirà che regalerò una crociera ai miei genitori con quel premio, l’unica volta che vinco qualcosa nella mia vita  e la storiella mi sembra proprio una beffa e al tempo stesso il riassunto degli ultimi trent’anni, ops, quasi trentuno.

Cosa sarò il giorno in cui avrò compiuto trentun’anni quale vecchia piaga maschererò dicendo che si tratta di una nuova ruga dovuta all’età? Perchè in questa giornata di pioggia mentre il gatto dorme inciampo sempre nelle solite corde tese da me medesima molto prima che ne fossi cosciente e quindi glie la do su, mi piacerebbe poter scrivere poter dire quello che sento in inglese perchè è così che mi va perchè è proprio in questa distanza in questa mancanza di parole che vivo i miei giorni sempre rincorrendo parole che spariscono assai prima che io ne capisca il significato.
I’m not so fussy but I’m a little bossy love junky foods and this fucking stuff is driving me nuts. Qualcuno giorni fa mi ha scritto le parole, le parole sono importanti, e io nelle parole sempre mi muovo e adesso vorrei qualche cosa di diverso vorrei silenzi vorrei essere capace di cambiare di tuffarmi in questa vita disordinata ambiziosa allegra a volte confuse che mi gira intorno e invece aspetto come al solito sull’argine che il cadavere di qualche immaginario nemico passi mentre nel luogo dove da tre anni cercavo ostinatamente di costruire qualcosa giovani ambiziose attrici senza problemi di strabismo e senza scrupoli politici ma con stivali assai alternativi calpestano il mio giardino costruendoci variegati esempi di nulla forse in qualche modo interessanti se non altro per l’osservazione dell’estrema diversificazione in cui il nulla sa manifestarsi quando si ostina.

You can’t always get what you want but in the darkest night no one knows wild horses still I’m gonna miss you baby light my fire and let me sleep all night in your soul kitchen before you slip into unconsciousness I’d like to have another kiss I love you in this indian summer when I was a young boy but now that I’m a grown woman hope there’s someone I fall In love with a dead boy oh what a beautiful boy this is the end.  

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