Mar 30 2010
la vacanza piu’ rapida del mondo
Lasciare Bangkok in treno vuol dire guardare in faccia il signor cuccettista, alto come un nano magico, vestito di tutto punto ma in ciabatte, che ti prepara il lettino e tira le tende, vuol dire un treno lento e fuori dal tempo, vagoni di seconda classe che finalmente capisci che c’e’ una seconda classe perche’ ce ne’ anche una terza, e te la godi proprio, la seconda classe, la mattina poi ti fai pure la colazione che ti prepara la signora vestita di giallo, e mangi un frutto che da fuori, cosi’, eri proprio convinta che fosse mela invece mela non e’ e cos’e’ rimane un mistero.
Poi a un certo punto, tutto d’improvviso, sei arrivato proprio in mezzo alla foresta che pare di stare in apocalypse now ma senza l’apocalypse, per fortuna, una foresta incredibile, rigogliosa e matura quasi sul punto di essere marcescente, gialla rossa quasi viola. Poi la citta’ e la guida che sembra un manga e ha il tuo nome scritto su un cartellino proprio come vedevi che facevano per quelli ricchi.
E io non mi sento ricca no ma mi accorgo che questa vacanza e’ proprio una vacanza da ricchi e allora almeno provo a godermela provo a starci nella mia posizione di ricca colobnizzatrice perche’ quello che e’ sempre piu’ chiaro e’ che in ogni modo, anche se mi travesto da sono una viaggiatrice non sono una turista per loro sono e rimango una colonizzatrice un portafogli una mezza rincoglionita o nel migliore dei casi una un po’ strana, una che non si sa arrampicare nelle montagne senza guida una che ha bisogno dell’acqua apposita per lavarsi i denti. Allora tanto vale accettare umilmente questo stato di diversita’ e da qua cercare di costruire qualche attimo di incontro reale. Ma la guida che dice di chiamarsi Ben a questo punto della riflessione ci ha gia’ portati all’inizio del nostro tour sulle montagne, tre giorni di villaggio in villaggio, villaggi che sono veramente tali, quaranta o cinquanta famiglie che vivono in palafitte di legno nel mezzo di apocalypse now ma senza apocalypse e tu arrivi e praticamente non c’e’ quasi scambio possibile, siamo separati c’e’ una sorta di tacito apartheid e loro ti costruiscono appositamente dei tavoli con delle sedie, altissimi tra l’altro, mentre loro mangiano sulle stuoie. Loro e noi loro e noi e a volte ti viene pure un po’ il nervoso ma poi passa perche’ ti rendi conto che un po’ e’ veramente cosi’.
Di villaggio in villaggio ho cercato di ripartire le mie poche risorse economiche comprando colorate inutilita’ da riportare ad altri noi che mi aspettano in Europa per sapere come sono loro. Ma poi all’improvviso una sera, non so come e’ successo, in un villaggio perso sulle rive del Mae Taeng dove eravamo arrivati guadando il fiume in groppa a un placido elefante, ecco una sera di colpo ho tirato fuori le carte e ho cominciato a leggere il futuro come lo so leggere io ovvero non leggendolo ma solo guardando quello che dicono le carte e le facce di chi le sceglie e all’improvviso tutti parlavamo la lingua di tutti e ridevamo e c’era un nugolo di persone che tutt’a un tratto erano vicine vicinissime e non importava che loro erano loro e noi eravamo noi.
Questo e’ il ricordo piu’ bello che ho del nord, e quando abbiamo lasciato quel villaggio il saluto davvero e’ stato diverso e qualcuno era persino un po’ imbarazzato da tutta l’intimita’ che si era creata. Ma subito altre emozioni fortissime sulla barca di bambu’ che ci ha riportati fino alla citta’ e la citta’, Chiang Mai, cosi’ diversa da Bangkok, cosi’ viva e decadente al tempo stesso, una citta’ che pare antichissima e che non so perche’ mi ha fatto pensare a Ilha do Mozambique, fors per quell’odore di decadenza che emanano gli edifici costruiti in stile europeo mezzi crollati e mezzi ricoperti dalla vegetazione, ma insomma Chiang Mai e la mia stanchezza un pochino pure la mia difficolta’ nel fare tutti questi viaggi insieme nel godere e nello stare e nell’ascoltare ma anche nell’ascoltarmi. Chiang Mai e il mercato pieno di Thai in vacanza che comprano e vendono tutto davvero tutto roba che mi domando come facciamo noi in Europa a vivere senza le borse per il computer personalizzate e i porta cartaigienica.
Ma Chiang Mai e’ davvero solo un attimo, gia’ mi ritrovo su un altro aereo gia’ mi ritrovo lungo un viaggio noioso e lunghissimo verso sud, auto aereo aereo barca barchetta e finalmente Ko Phi Phi. E qui mi fermerei perche’ e’ cominciato un capitolo diversissimo, che pare di stare in un film degli anni ottanta ma ho le mani stanche da questa tastiera vetusta e voglio andare a fare un bagno adesso.
