Lug 27 2010
gioco all’opossum con la vita
Estate bolognese che mi pare un’estate persa. Molte cose potrei fare per il mio futuro immediato tipo smetterla di pensare a un possibile bicchiere di whisky che tanto al punto di disfacimento interiore in cui sono un bicchiere di whisky non potrebbe farmi stare molto meglio. Se la smettessi di pensare al superalcoolico forse potrei decidere a produrre due o tremila progetti di quelli che servono esclusivamente per tirar soldi a scapito di poveri adolescenti che saranno costretti da genitori e professori ad ascoltarsi la sottoscritta che blatera di altre infelici adolescenze e che prova a motivarli alla lettura o forse alla vita stessa senza peraltro esserne convinta lei per prima e dunque siamo punto e a capo.
Allora forse potrei smetterla di scrivere progetti suicidi e mettere una volta per tutte un punto dare una svolta intraprendere una strada nuova dunque vediamo un po’ che cosa potrei fare?
Sarebbe bello adesso aver scritto gli ultimi anni su una lavagna di quelle nere che avevamo a scuola e poi avere un cancellino, me li ricordo i cancellini, ma uno di quelli puliti nuovinuovi, quelli a spirale che sembravano una girella motta, e usare perbenino il cancellino, da sinistra a destra dall’alto verso il basso meticolosamente cancellare tutto con quel rumore vellutato e quella polvere di gesso che si alza tutt’intorno e fa un odore antico, l’odore dei miei primi diciott’anni di vita.
Mi sembra che gioco all’opossum con la vita. Quando si avvicina io zacchete casco a terra come morta. Oggi mi sembra che pure questo blog non abbia più senso e voglio chiudere tutto e partire per sempre e vivere soltanto ascoltando quello che viene giorno per giorno senza più progettare senza più investire senza più. Che tanto è inutile.
Quando ci ho questo umore imbecille mi do proprio fastidio.
