Infine sono partita in cerca di un sud possibile. Pochi soldi, pochi davvero me ne danno per queste repliche, ma il viaggio è pago e ne approfitto per vedere i resti dei pranzi domenicali della mia famiglia, nipoti col muso sporco di marmellate biologiche e sorelle che mi chiuderebbero volentieri a chiave nell’ultima delle madie in cantina.
Da Bologna sono partita di fretta, valigie chiuse e paura, troppa roba inutile in auto, sensazione di non sapere dove mettermi, verso il viaggio delle promesse non mantenute.
Prima tappa Firenze, per una notte con persone che non possono e non vogliono tradirmi, una passeggiata tra le oche e l’intimo racconto con l’amica dei progetti (suoi) delle fughe (mie) delle paure (di entrambe). Fichi non troppo maturi come piacciono a me e nessuno che mi dice di non prenderli che non sono pronti. Riparto nel silenzio di una casa ancora addormentata e mi fermo a Petriolo. L’unico uomo del mondo mi aveva promesso anni addietro di portarmici, alle pozze sulfuree nell’appennino toscano, ma poi le cose sono andate in altro modo e a Petriolo ci sono arrivata sola, ieri, in mezzo a famiglie che si cospargevano di fanghi odorosi come scoregge e uomini obesi che nuotavano placidi come trichechi nel fiumiciattolo. Non ho parlato con nessuno. Mi sono spalmata anche io e ho aspettato che il sole seccasse l’argilla. Mi ero illusa che mi portasse via almeno uno strato di pelle, quello più doloroso. E invece la pelle è rimasta, tutta. Con essa mi sono rimessa in viaggio fino a Capalbio, altra promessa mai mantenuta. Due parole, due, le scambio coll’autista della navetta, che mi riversa addosso la sua insoddisfazione di giovane apprendista licenziato troppo presto, io guardo la bistecchiera umana di fronte a noi e sorrido, spero che, almeno lui, abbia un buon ricordo di quest’estemporanea ascoltatrice. Mi assopisco sulla spiaggia in mezzo a gruppi di accaniti e pelosi giocatori di scopa. Mi sveglio e, a dispetto di tutte le mie aspettative, sono uguale a com’ero prima di dormire. Ricordo tutto. Nuoto un pochino. Bevo. Devo perfezionare la tecnica, lo so, è solo questione di esercizio e costanza. Provo un paio di telefonate. Parlare io, così, implorare ascolto, non voglio, non sono pronta. E d’altra parte si sa, amici e parenti non sono veggenti ma solo pettegoli. Forse sono io, che ancora una volta non ho provato i numeri giusti.
Mi rimetto ancora in viaggio dopo essermi lentamente rivestita di fronte a due pelosi laziali dall’erezione che emerge dai costumi tremendamente alla moda cafona.
Ancora troppi chilometri davanti a me, e ogni camion che incrocio mi fa i fari e cenno di accostare alla prossima piazzola di sosta. Mi piacerebbe, una di queste volte, accettare l’invito del poveraccio di turno e metterlo implacabilmente di fronte alla tragedia della sua eiaculazione precoce. Potrei poi dileggiarlo rimettendomi in auto e lasciarlo lì, pantaloni calati, a vedersela con la crisi della sua virilità.
Ma adesso non ho tempo, proseguo attraverso il lazio, il grande raccordo anulare è un rally al quale volentieri mi sottrarrei, concentro il cervello e focalizzo entrambi i bulbi oculari, tempo venti minuti e sono fuori, verso Casino San Vittore e qui leggo le indicazioni per la maledetta terra natia. No che non mi fermo, devo andare più giù, ma mi prende un incontrollabile struggimento, come se davvero io, questo relitto legnoso che sono, avessi qualcosa a che fare con quella terra, con quella gente, qualcosa che va al di là di me e della mia volontà, qualcosa che chiama e che mi fa struggere come un imbecille cantore napoletano. Per fortuna già sono a Caserta Capua Napoli e poi, in men che non si dica, esco a Baiano e mi trovo a Quadrelle.
Quadrelle, chi mai pensava che avrei fatto una tournee a Quadrelle. Un tipo prova a dirmi in dialetto che gli piace molto Bologna e che spera vivamente che io capisca il suo dialetto perchè lui con l’Italiano ecco, proprio non ce la fa. Il pizzaiolo mi guarda come se fossi un’aliena quando gli dico che sono allergica al formaggio. La pizza costa tre euro e cinquanta. La filodrammatica locale prova sul palco centrale in attesa del debutto di domani. Io vengo accolta come una vera star nonostante la mia incipiente obesità.
Io sono la rivincita del karma sul genere umano
E la signora del bar ha accettato di farmi un caffè americano solo perchè sono forestiera.
Bontà sua. Forestiera a me stessa, mai abbastanza.