Set 11 2010
La rete
E così la zia se ne è andata a Roma, toccata e fuga, per fare uno di quei provini per il cinema che manco i cani. Ma per fortuna oltre al provino ho avuto (io, cioè la zia vitantonia) la bella idea di ritrovarmi con alcuni dei vecchi amici dell’università, amici di quelli che come ti incontri ti abbracci ed è subito come se non fosse passato neanche un minuto dall’ultima nottata insonne trascorsa a Padaniacity. E invece ne sono trascorsi eccome, di anni, e si vede perchè le canzoni che mettono alla discoteca non le sappiamo più a memoria e andiamo sempre un po’ fuori tempo se proviamo a ballare e poi finisce che balliamo il foxtrott e suonami questo swing amico.
Ci siamo trovati al Pigneto che è uno di quei quartieri romani che adesso vanno molto di moda e i giovani si riuniscono per far nulla, anche noi nulla facevamo se non raccontarci dei milioni di inversioni di rotta, dei continui aggiustamenti che la strada ci propone, di come proviamo a esserci, onestamente e completamente, eppure adeguandoci perchè porca troia magna’ bisogna magna’ e tutto il resto.
Gli amici mi hanno accolta sostenuta consolata ascoltata e anche io ho ascoltato e abbiamo parlato bevendo menabrea al Pigneto e poi ci siamo trasferiti in un posto dimmerda che si chiama Alpheus a vedere la finale di questo meghevento che si chiama Martelive ed è proprio una merda lasciatemelo dire. Una roba commercialissima dove il senso della serata è fare la fila per entrare nel cancello poi fare la fila per comprare il biglietto, indi fare la fila per entrare in sala ed eventualmente fare la fila per bere un bicchiere di ghiaccio macchiato al jackdaniels.
Nella salagrande c’era un gruppo che pare si chiami Nouvel Vague che sono sostanzialmente due tipe che fanno cover orecchiabili e sono convinte che basti strusciarsi su un palo per saper fare la lap dance, essere intonate per fare della buona musica, muovere il culo per essere ballerine e mostrare la mutanda per vincere il martelive. Eh certo forse quest’ultima affermazione sarà anche vera, non so se vinceranno il martelive ma i giovani andavano in visibilio per le loro mutande e io mi annojavo mi annojavo e quasi quasi me ne stavo andando quand’ecco, nel corridoio, uno sfigatissimo diggei di anni quaranta metteva musica la musica degli anni suoi e quindi probabilmente anche la musica degli anni miei e dei miei compagnucci e dunque io e l’amico Fabiet ci mettiamo a improvvisare un flash mob cominciando a dimenarci a suon di clash nel corridoio. Tempo dieci minuti il flash mob riesce e raccogliamo tutti i trentenni annoiati e quelli che non riuscivano a vedere le mutande in sala grande a causa della troppa folla e il corridoio ti diventa una ballroom mentre noi ti balliamo che manco pulpfiction. Balliamo sudando come degli scalmanati come gli scalmanati che eravamo fino alle treemmezzo io vedo anche una ragazza davvero nientemale ma poi mi dico valà non ci ho la forza, ci faccio un ballo o due ci sorridiamo e poi ognuna se ne va per i fatti suoi io chiudo la serata ballando abbracciata con Simo e il Fabiet mentre il diggei suona boys don’t cry. E noi non piangiamo. Nemmeno io piango, non mi viene proprio da piangere.
A casa del Fabiet mi commuovo vedendo l’affetto con cui m’ha già preparato il lettino, come due veri adulti siamo, mica ci buttiamo sul divano come ai tempi dell’università, no, prepariamo il lettino agli amici in visita e la mattina colazione in terrazza a base di nutella.
Roma è una meraviglia con questi amici così che immediatamente reagiscono all’allarme rosso da me lanciato ricreando quella rete incredibile di sostegno e cazzate che poi alla fine mica è importante capire, mica è importante, alla fine è importante esserci e noi ci siamo in un modo o in un altro.
Ma già è finita la mia vacanza romana già sono di nuovo qui in quel di Bulagna già questa città chiama disperatamente il nome di quello che era l’unico uomo del mondo per me già mi sento che è tutto troppo vuoto senza di lui. Se ne è andata l’energia dei giorni avellinesi la gioia che quelle persone nuove mi avevano dato si è dissolta nelle amarezze di un trasloco fatto nella solitudine rimane un autunno incerto rimango io che mi arrabatto per pagare l’affitto rimane tutto quello che non so e che non saprò mai rimane soprattutto il subdolo senso di colpa rimane il timore di essere stata io a non essere capace questo rimane mentre ciuccio caffè solubile dal mio contenitore starbucks comprato a Bristol.
Rimane che c’è un punto nell’amore dal quale non si può tornare indietro, anche nell’amore sì c’è un punto al quale non si dovrebbe arrivare mai e se ci arrivi se ci arrivi allora rimani sola nell’incerto autunno bolognese e tutto quello che aveva un senso perchè c’era lui ecco sembra che il senso non ce l’ha più.
Allora di nuovo mi rifugio nelle braccia degli amici che anche qua per fortuna ci sono e mi preparo a un sabato di festa mi preparo al secondo finesettimana da residente in centrostorico mi preparo. Guardo il soffitto rosso e respiro.
