Archive for Gennaio, 2011

Gen 25 2011

i miei genitali si ribellano

Va a finire che in tutto questo delirio, al quale per inciso prima o poi dovrò rassegnarmi, mi sfugge il punto della situazione.

Insomma io voglio dire una cosa forse non molto popolare ma la devo dire perchè cel’ho nel gozzo che preme. Voglio dire che. Se io mi rendessi conto che l’unico modo per strapparmi da un’esistenza che mi appare grama, insoddisfacente, miserevole, fosse andare a letto con il potente di turno, e se per caso io fossi anche tanto fortunata da corrispondere al modello vigente di bella donna, se poi a queste due componenti io potessi aggiungere il dettaglio, non poco importante, di avere i mezzi per accedere al suddetto potente di turno, io che farei, ci andrei oppure no?

La risposta è che forse ci andrei.
Forse sono proprio una escort mancata. Ma il problema che sta sotto queste mie forse ingenuotte domande a me medesime è che è troppo facile alzare un polverone sulle escort senza farsi domande appropriate su un sistema che legittima questo percorso e dunque quello che mi fa incazzare è sentire questa valanga di commenti più o meno genuinamente moralisti sulla prostituzione e blablabla, come se il problema fosse la prostituzione e non un sistema che legittima la prostituzione come meccanismo di ascesa sociale.
Oddio questo post sembra un proclama politico, saranno le due settimane spese dentro la facoltà di scpol a discettare di altissime questioni con la futura classe diplomatica internazionale ma insomma queste sono le parole che mi vengono.

Perchè, a parte siti femministi e poco altro, io vedo tante troppe donne che si ammantano del velo di figlie di maria e sbandierano la loro contrarietà e il loro disappunto senza però indignarsi a sufficienza nei confronti di un sistema che non è nato con Berlusconi, no, ma che con lui ha trovato definitiva legittimazione all’interno delle più alte sedi istituzionali e allora mi viene da dire amiche, è troppo facile fare il partito delle bruttine indignate, forse stiamo perdendo un’occasione per ragionare su altro.

Ecco ho detto quello che dovevo dire e l’ho detto in fretta anche perchè io non ho molto tempo, dal momento che sono cessa e non ho potuto fare la escort per il preside devo seguire tutti i corsi pedissequamente e sperare di passare gli esami anche perchè per fare questo benedetto master mi sono indebitata con mezzo mondo e adesso lo devo fare bene.

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Gen 22 2011

prime impressioni da una grande assemblea

Pare proprio che cel’ abbiamo fatta. Dal 14 dicembre ad oggi è stata un’altra corsa ininterrotta in cui le cose da fare erano sempre troppe rispetto al tempo a disposizione, io come al solito sempre sbrindellata sempre con un piede sulla bicicletta un occhio sui libri e due o tre pensieri laterali a fare da rumore di sottofondo, io così e come me tutti gli altri, che sempre riuscire a trovarsi in un attivo per discutere pareva un miracolo.

Ma oggi finalmente ore ottettrenta siamo partiti dal piazzale del tippiò, io e Francis con una piccola ansia in comune che però è anche gioia con un piccolo dono per la grande assemblea che ci aspetta la nostra creatura appena sfornata che stasera andrà in scena proprio al Rivolta e chi se lo sarebbe aspettato mai. Tredici anni fa per la prima volta sbarcai al Rivolta qui a Marghera e mi sembrò un posto tremendamente inospitale non più nè meno che tutto questo strano nordest poi con gli anni imparai le relazioni le parole imparai che non era poi così inospitale e forse non è un caso che oggi io sia proprio qui in questa nuova casa a salutare compagne e compagni che ormai dal millennio passato condividono le lotte per cui io pure mi animo.
Marghera è oggi una casa calda (così calda che quasi non pare un centro sociale) e siamo tantissimi per questo incontro e Wilma ha appena aperto i lavori della plenaria io mi sento emozionata guardo attorno e ci sono le ragazze di Global superattrezzate ci sono persone di tutte le età c’è Francis a due sedie da me che chissà a cosa sta pensando forse semplicemente sta ascoltando perchè lui è uno normale mica ha trenta pensieri laterali come me ecco adesso dovrei mettermi a sentire anche io cosa dice l’assemblea ma volevo scrivere che poi lo so questi sono momenti che o li fermi o loro dispettosi fuggono dalla memoria e poi te ne penti.

Io sono felice di essere qua oggi. Me ne sono accorta quando all’ingresso ho visto Barbara che subito mi ha detto oi poi per la tecnica vediamo dopo, mi ha detto solo queste parole superoperative però in fin dei conti mi ha dato il benvenuto e io davvero mi sono sentita benvenuta.

E da uniti contro la crisi è tutto. Passo e chiudo.

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Gen 18 2011

del resto per dormire ho tutta l’eternità

Ogni tanto capita che mi debba proprio fermare un attimo e toccarmi tutti i vari pezzettini, zampine testaccia chioma fegatello cuoriciattolo evviadiscorrendo, per vedere se ci sono ancora. Si, mi pare di sì. Anche stasera sembra che sia stata in grado di riportare la pellaccia a casa ripiena di tutto il suo lucilloso contenuto, eppure non ci avrei scommesso, eh no che non l’avrei fatto.
Va da sè che ogni anno nei giorni immediatamente precedenti il mio geneatliaco mi vengono tutte insieme vagonate di paranoie multisfaccettate facilmente riconducibili a un solo grande universale pensiero ovvero: non sono come avrei voluto. E’ vero che questo pensiero mi viene abbastanza spesso, e il più delle volte mi risolvo misurando la distanza tra dove sto io e dove stanno i miei desideri e mi ritengo piuttosto soddisfatta perchè sì, non sono dove avrei voluto, però in fin dei conti dove sto è bello e da qui vedo chiaramente il panorama dei miei sogni e dei miei desideri e ciò è consolante.
Però i giorni prima del geneatliaco non so perchè vengo sempre assalita da pensieri superdisfattisti del tipo è troppo tardi sono ormai una merdina secca spiaccicata in una stradina di periferia e in questa vita mi sono giocata tutti i bonus disponibili ahimè ahimè. Così mi aveva presa pure quest’anno ed ero tetra e cupa e povere le fanciulle che m’hanno ascoltata mentre lamentavo il lamentabile e pure l’illamentabile e l’immaginario. Paranoia e schizofrenia.

Poi all’improvviso è stato 17 gennaio e mi sembra di averla sfangata anche questa volta. Epperò ci ho alcune considerazioni da fare ovverocchè: prima di tutto devo ammettere di aver un tantino sottovalutato questa cosa del master. Si si si, l’avevo proprio presa sottogamba, e adesso mi trovo ad essere la più asina di una classe di pischelletti tutti interamente votati alla diplomazia internazionale, io ogni mattina arrivo in aula e mi sembra di sbarcare dalla luna, loro se ne sono accorti, che sono aliena, e mi parlano solo lo stretto necessario. Ma poi lo so che dopo qualche settimana anche tra alieni ci si intende e non ho paura, solo che ci ho un certo senso di straniamento e poi devo ammettere che non ero più abituata a fare la studentessa, mi fa strano pigliare appunti e pensare agli esami nonchè mi impanica alquanto l’idea di quattro mesi di stage all’estero. Che chissà dove li farò. Chissà che combinerò. Sarà forse la volta buona che riesco a levare le tende da questo paese marcescente?Vai a sapè.
Che poi come se non bastasse mi sono messa a preparare questo spettacolo nuovo  insieme al mio socio Francis che lui si è un figo e ha sempre qualche etto di spirito zen da prestarmi ma però diciamolo che siamo tutti e due stiracchiati tra mille appuntamenti politici lavori lavoretti lavoracci qualche amante di passaggio e un’ora di sonno ogni tanto insomma è difficile difficilissimo e io ho paura però poi mi piace anche e mi sento viva mi sento al posto mio mi sento di nuovo una lucillina sfrilluccicante coniaparole anche se ho 32 anni e un giorno e anche se non ho mai studiato la macroeconomia e oggi a lezione volevo morire pensando a tutte le ore che dovrò trascorrere sul libro per capire che nel modello keynesiano il tasso di cambio interno e quello esterno coincidono perchè l’economia del paese è piccola.

Poi volevo dire che stanotte ho sognato che mentre tornavo a casa attraversando un grande deserto di montagne venivo imprigionata da un numeroso branco di gatti con la rogna che non mi facevano passare e mi chiudevano in una casetta di legno e lì c’era un altro prigioniero che mi spiegava che avrei dovuto parlare con un gatto specifico che si chiamava Yelis e lui forse mi avrebbe liberata io cominciavo dunque a interloquire con Yelis ma poi è suonata la sveglia erano le settemmezza ed era già tardi.

Infine vorrei dire che ieri era il mio compleanno e l’ho passato con le persone che con me stanno condividendo questi mesi di lotta e di vita e io sono molto felice e molto fiera e spero che loro non mi considerino solo una meteora impazzita di passaggio che io non mi sento così e ho il terrore dell’esclusione.

Infine dopo l’infine vorrei dire che  ieri mi hanno scritto e chiamato molte persone a cui voglio benissimo e sono stata felice. E sono stata anche felice che il mio ex fidanzato e nessuno della sua famiglia mi abbiano fatto gli auguri perchè punto primo mi sarei avvelenata la giornata punto secondo una volta di più ho capito che è cosa chiusa e che a volte alcuni tipi di persone è meglio perderli per la strada.

Infine ho finito mo faccio i compiti di inglese.

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Gen 13 2011

sempre la stessa solfa

Lo so che va sempre così e lo so che proprio per questo ci dovrei andare un po’ più easy insomma non dovrei prendermela tanto lo so benissimo è la vita e le persone non sono tutte uguali in fin dei conti ci sono tragedie ben più grosse lo so lo so benissimo epperò io mi indigno mi sconquasso e soprattutto ci rimango male.

Allora.
Cominciamo col dire basta a tutta questa retorica di Lucillina artista farfallina che vola di qua e di là di Lucillina che rappresenta un po’ i sogni di quelli che invece non cel’hanno fatta a seguire fino in fondo i loro desideri cominciamo col dire basta alla retorica di Lucillina supereroina voglio dire.
Anche Lucillina mangia ogni tanto anche Lucillina si paga un affitto anche Lucillina lavora anzi vorrei qui sottolineare che lavora abbastanza assai ovvero circa dieci ore al giorno senza sabati e domeniche e vorrei anche sottolineare che questa non è una lamentela no, perchè la stronzissima Lucillina questa vita se la è scelta e le va bene, Lucillina è entusiasta della sua vita del suo lavoro della sua indipendenza della sua destrutturazione strutturale.
Lucillina è contenta però non vive sulla Luna e nemmeno su Marte anche se a volte le piacerebbe. Dunque Lucillina mangia beve paga affitto e bollette insomma ha anche lei a che fare col denaro che guadagna lavorando ovvero facendo spettacolini a destra e manca e conducendo laboratori.

Lo so che a volte è difficile che viene da pensare che sicuramente Lucillina ha un segreto ammiratore che la mantiene economicamente o una famiglia agiata ebbene no levatevelo dalla testa lucillina si mantiene da sè grazie alle attività appena elencate.

E A LUCILLINA TUTTO QUESTO VA BENISSIMO

però cazzo cazzo cazzo. Sono le sette. Fra un’ora comincia il laboratorio. E proprio in questo momento due delle persone che mi avevano pregata implorata supplicata di inserirsi nel gruppo mi mandano una mail, e sottolineo una mail, manco una telefonata, per dirmi che non vengono più.
Proprio un’ora prima.
Che uno dice vabbè avrai tutte le motivazioni del mondo ti hanno licenziat* sei impegnat* col corso preparto ti devi sposare ti hanno spostato a lavorare a Roccapipirozzi ti hanno rubato la macchina per carità per carità è tutto valido è tutto comprensibile ma è possibile che tutto questo ti sia capitato a un’ora dal laboratorio?

Eh scusate, a me mi pare una cosa un pochino singolare, un pochino stronza. A me mi pare che ci sia sotto la mancanza di rispetto per il lavoro che faccio, mi pare che ci sia sotto una puzzolente superficialità, come quelli che (e non farò i nomi oggi che sono già in ritardo) il giorno prima di uno spettacolo mi chiamano per dire che non si fa più.
Così, dal nulla.
Ma ve ne volete andare a fanculo?
E’ la gente come voi che costringe i precari a essere sempre più precari, è la vostra mancanza di rispetto per le persone in quanto tali, per il lavoro degli altri, per la loro onestà e la loro passione. Ve ne dovete andare a fanculo voi e la vostra maledetta supponenza, voi e il vostro culo caldo, che forse per voi cento o duecento euro non sono niente ma a me mi fanno la differenza, mi fanno la fottutissima differenza, e mi fa differenza sapere se ho un gruppo di otto o dieci persone, perchè ho già preparato una lezione che adesso non potrò fare, non la potrò fare, e io mi incazzo, mi incazzo per tutta questa gente secondo cui i propri impegni la propria serietà il proprio lavoro valgono più di quelli degli altri.
Fottetevi ecco cosa vi dico, fottetevi, io non ho tempo per gente come voi, non ho tempo per le vostre false promesse, i vostri facili entusiasmi, non ho tempo per i vostri ricatti  e i vostri doppiogiochi.
Mi fate schifo, voi, quelli dell’ultimo momento, quelli che pensano che la passeranno sempre liscia, quelli che NON PAGANO, perchè io invece pago tutto, pago anche le vostre stronzate. Fottetevi.

ps: Francesca, non ti crucciare, non è per causa tua che scrivo questo post.

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Gen 09 2011

lucilla ovvero del fico d’india

Published by lucilla under arte, carla vitantonio, lavoro, teatro

Se penso che sono passati solo otto giorni da quando questo 2011 è arrivato, se ci penso ecco mi sembra che vorrei che l’anno fosse tutto così, come questi giorni passati, accelerato intenso contrastato faticoso in salita ma sempre guardando la cima e sempre sempre sempre con un pochino di sole da qualche parte.

Questi pensieri faccio e preparo i miei tremila pacchetti, liquori panettoni sauciccia qualche libro un paio di vestiti nuovi comprati coi saldi dagli amici degli israeliani maledetti loro un po’ di soldini diverse montagne di panni sporchi alcuni patè di strani animali portati da mia sorella e molte altre cose che adesso non mi vengono in mente ma sono pronte a ingombrare la mia rotellina fino a che non approderemo in terra padana.

Questi pensieri faccio e cerco di concentrarmi sui kili di sauciccia sulla marmellata sul vino sul caffè, il tutto per non pensare che sono triste cazzo sono proprio triste, perchè mi mancheranno questi pischelletti con cui faticosissimamente ho lavorato per otto giorni, mi mancherà il fatto che quando ti devono fare un complimento ti dicono che sei più figa degli scissionisti, mi mancheranno le loro interminabili polemiche e la paura purissima che avevano oggi prima di fare il primo spettacolo della loro vita, mi mancheranno le imitazioni le acrobazie e tutti i non lo voglio fare mi mancheranno le canzoni neomelodiche e quelle volte che hanno cambiato le parole per dedicarle a me. Gli sguardi, mi mancheranno, tutti diversi eppure tutti uguali nella paura e nella fiducia, e come tutto è cambiato dal giorno in cui ho detto non vi preoccupate, che prima di tutto la faccia ce la metto io.
Mi mancheranno i tremendi pischelletti di questi otto giorni e le loro facce incredule quando ho detto che non avevo una tivvù, mi mancheranno le difficoltà e il loro disappunto ogni volta che mi rifiutavo di dare loro la mano, mi mancheranno quelle volte in cui provavano a parlare in italiano e venivano fuori conversazioni surreali fondate su ausiliari onnipotenti, le proteste, le proteste mi mancheranno e quei micromomenti di tenerezza in cui mi veniva da commuovermi e da abbracciarmeli. La rabbia mi mancherà, la frustrazione che percepivo ogni volta che non capivano dove volessi andare a parare.
E soprattutto mi mancherà la luce che ho visto alla fine dello spettacolo, quando si sono presi gli applausi tutti per loro, tutti per loro, e non ci volevano credere, che le persone si fossero commosse guardandoli, e continuavano a chiedermelo oh hanno battuto le mani a noi, proprio a noi, e io ridevo e me li sono baciati col rossetto rosso lasciando segni su tutte le loro guance.
Solo per oggi, che era l’ultima sera.
Mi mancheranno gli otto pischelletti che non rivedrò mai più, e che si sono riuniti tutti insieme scegliendo quello che aveva la grafia migliore per scrivermi una poesia, una poesia tutta per me, che finisce con le firme, tuttetutte, nome e cognome, e la frase

Alla nostra principessa dai suoi ragazzi

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Gen 06 2011

ormonella a go-go

Oh, qui sto 2011 è cominciato con una macarena di ormoni che manco quando avevo quindici anni. Lavorare tra i giovani fa bene, fa benissimo, ti regala una ventata di freschezza molto simile a quella del tale detergente intimo alla menta e ti fa sentire che non sei proprio del tutto da buttare, soprattutto se loro ti guardano le tette in continuazione con sguardi che lasciano gran poco all’immaginazione.
La pena da scontare sono i sogni erotici notturni i cui protagonisti sono amanti di un passato ahinoi troppo lontano che oramai da svariati anni serenamente e un po’ tediosamente copulano nella tranquillità del talamo nuziale.

Mentre io qui, in preda all’ormonella, so’ tutta un friccico e mi domando dove siano finite quelle notti interminabili che abitavo felicemente fino a qualche anno fa. Che poi si sa, il bello dell’ormonella non è tanto l’accoppiamento in sè stesso medesimo, eh no, che l’accoppiamento poi, soprattutto se casuale e compiuto a tarda ora dopo abbondante assunzione di sostanze variamente infrilluccicanti, l’accoppiamento dicevo rischia di essere -se non deludente - quanto meno al di sotto delle aspettative. Il primo accoppiamento raramente si distingue per valore. Ma è tutto il resto, porcapaletta, tutto il resto, l’ormonella che popola la piazza (o il locale, se è inverno) e gli sguardi e i balletti e il contatto e la pelle che tocca la pelle e il calore denso di desideri e non dico solo desideri sessuali no, perchè forse la bellezza dell’ormonella è che acchiappa i sensi tutti e ti viene voglia di mescolarti alla terra al cielo alle stellucce e alle nuvolette ti vien voglia di essere tutt’uno cogli altri corpi ti vien voglia di fare tante piccole rivoluzioni e poi passeggi e il venticello ti pizzica le guance e tutti sono belli e tutte sono belle e poi di colpo è un altro giorno bellissimo e blablabla e ti sembra che le persone siano la cosa più importante che c’è.

E adesso ore diecemmezza mi devo mettere a pensare allo spettacolo dei miei pischelletti che mannaggia a loro hanno finito col farmi affezionare nonostante siano proprio delle bestiacce indomabili e io piccoletta in piena crisi di ormonella sono qui che mi ciuccio la materia grigia nel tentativo di trovare percorsi che ci portino da qualche parte tutti insieme più o meno felicemente e poi in men che non si dica zacchete faccio le valigie e domenicalpomeriggio son diggià a Bologna sperando che qualcuno mi offra l’aperitivo.

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Gen 03 2011

cominciamo col diritto a chiamare le cose col loro nome

Published by lucilla under società, carla vitantonio, politica

Ho già compiuto il primo errore dell’anno nuovo, ovvero ho guardato il tiggì. E dirò di più: ho guardato il tiggiuno. Lo so lo so, me la sono proprio cercata. è stato un erroraccio. Ebbene per rimediare ho deciso di compiere la prima buona azione del 2011, illuminando alcuni importanti personaggi della nostra scena politica economica e sociale sull’uso della lingua italiana e sulla sua manipolazione.

Prima di tutto. Gentilissimo signor Marchionne. Mi pregio di farle notare (forse non ha avuto modo di rendersene conto perchè era troppo impegnato nel lancio della utilissima fiat sdoppiata sulle borse internazionali) dicevo mi pregio di farle notare che dire “se non passa il referendum saltano gli investimenti Mirafiori” non è un periodo ipotetico. No. E’ un ricatto.  E più precisamente un ricatto rivolto verso quei lavoratori e quelle lavoratrici che hanno deciso di non vendere la loro dignità e i loro diritti nel suo negozio dell’usato.
Un ricatto che lei si può permettere di mettere in pratica in virtù di un sistema violento e impari, e che vede lei a fare dichiarazioni alla maniera della santa inquisizione vestendo abiti che costano tanto quanto un anno del mio affitto.

Ma andiamo oltre. Signor prete che oggi ha officiato il funerale dell’alpino morto nella così detta missione di pace in Afghanistan: signor prete, lei non sta parlando a nome di tutta la nostra cara patria. Mi scusi tanto sa, ma io non l’ho mai delegata a parlare in nome mio. Io non sento (al contrario di quello che lei dice) non sento minimamente la necessità di altre persone che volontariamente scelgano di fare la carriera militare e partano per andare ad opprimere un popolo fingendo di fare i pacifisti. Signor prete, mi scusi tanto, con tutto il rispetto per la morte, per la morte di chiunque, a me pare che questo giovane avesse 24 anni e cioè che abbia deciso di fare l’alpino quando il servizio militare obbligatorio non esisteva già da un po’ insomma, questo ragazzo se non sbaglio ha preso la sua decisione, ovvero quella di fare il soldato, liberamente, scegliendo peraltro di percepire uno stipendio più che equo, ogni mese, di avere malattia ferie ed incentivi, per andare potenzialmente a fare la guerra. Bene signor prete quando si fa la guerra, prima o poi, c’è qualcuno che muore. E anche se la vuole chiamare missione di pace, signor prete, una missione di pace fatta coi fucili è una missione di pace in cui prima o poi qualcosa non funzionerà. E quando il morto non è un afghano e quindi ci risulta più difficile farlo passare per un potenziale terrorista o deviante succede che nascano questi bei casini linguistici.

Questo vale per lei, signor prete, che ha pure il coraggio di vestire gli abiti di prete e di predicare la pace e si ostina a parlare di missione di pace quando sa benissimo quello che sta succedendo in Afghanistan, ma vale anche per il ministro Larussa che dovrebbe cominciare a rendersi conto che non sta giocando a risiko. Signor prete, signor ministro, fate quello che volete coi vostri eroi e voi giornalisti continuate pure a inquadrare la soldatessa che piange per il suo compagno scomparso operando così una sottile ma violenta e costante manipolazione dell’informazione, però per favore, la prossima volta abbiate l’accortezza di dire

parlo in nome di tutta la nostra cara patria eccetto che di

carla vitantonio,

la quale sonoramente si dissocia

 

adesso che fanno, mi censurano, mi arrestano, mi danno della terrorista? io almeno so parlare l’italiano.

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