Archive for Febbraio, 2011

Feb 23 2011

rigurgiti di memoria

Maputo, Mozambico, Luglio 2006.
Quando il sole tramonta è questione di pochi minuti. O sei al sicuro o non lo sei. La città si trasforma in pochissimo da cratere fumoso di calore e ciabatte di plastica abbandonate negli angoli a sciogliersi tra rivoli non meglio identificati, a gelido buio in cui non sai mai se sia peggio incontrare uno che ti rubi il portafogli o le forze dell’ordine, che sostanzialmente fanno lo stesso.
Noi, le così dette forze dell’ordine, le abbiamo già incontrate diverse volte ed ognuna ci è costata molti più soldi di quelli necessari per cenare.
Dico noi perchè siamo sempre in cinque: quattro amici senza bar e io, ognuno arrivato in Africa con una motivazione diversa però alla fine tutti indissolubilmente uniti durante la prima partita di pallone clandestina, organizzata nell’aeroporto di Città del Capo mentre aspettavamo la coincidenza per Maputo.

Quando è buio a Maputo, in questa stagione di mezzo, non si capisce più che ora è, il giorno è finito e con esso tutte le cose utili. Le persone perbene e pure quelle permale si rinchiudono da qualche parte, le strade diventano dominio dei pochi turisti e di poliziotti e ladri che fanno a gara per accaparrarseli.

Questa sera abbiamo come obiettivo la stazione dei treni. Dicono che fino a venti anni fa in Mozambico c’era un treno che andava fino al nord, ma lo misero fuori servizio dopo che, nella sua ultima corsa, impiegò 31 giorni a raggiungere la destinazione. Da allora la stazione è il luogo da cui partono pochi e irregolari trenini locali, ma soprattutto è diventato il posto dove c’è nientepopodimenochè il jazz club della città. Dopo quasi dieci giorni passati camminando su tappeti di coca e preservativi nelle discoteche dei quartieri bassi abbiamo deciso che è quello che fa per noi.

Questo è l’ultimo ricordo logico (o quasi) che abbia di quella sera. Del dopo, mi rimangono solo immagini e soprattutto suoni. Il contrabasso, i tre musicisti bravissimi che suonano in acustico, e all’improvviso io, unica donna e unica bianca di tutto il jazzclub, che comincio a cantare con loro. Dona Carla, mi chiamano, e facciamo lo standard degli standard: summertime. Because the livin’is easy, questa sera, e mi appoggio con la voce sul contrabasso, poi mi prendo un pochino di spazio per una piccola eccezione e ritorno sul finale, insieme ai tre compagni che non vedrò mai più. Sono troppo ubriaca di Africa e sambuca nera, non ricorderò mai il luogo in cui avevamo previsto di incontrarci il giorno dopo, per un’altra improvvisata jam session africana.

E quella è stata l’ultima volta che ho cantato jazz.

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Feb 19 2011

vomitino autoreferenziale

non mi piacciono le coppie sedute al bar la mattina, ognuno nascosto dietro il suo giornale, che per quanto mi riguarda potrebbero essere anche in due dimensioni diverse e quel tavolino che dividono è soltanto uno scherzo della materia, in realtà sono ciascuno affogato nella sua dimensione similintellettuale e probabilmente quel giornale li tiene in salvo dal baratro di un silenzio fatto di aspettative non corrisposte. Queste coppie si afferrano ai quotidiani di turno come fossero l’ultima ancora di salvezza contro la desolazione di una relazione disidratata fino allo stremo e diventano la gioia degli editori, perchè riescono a trovare interessanti anche quotidiani come il resto del carlicchio e vattelappesca.
Non mi piacciono queste coppie che occupano inutilmente tavolini al sole, togliendone l’uso a persone che invece potrebbero gratuitamente distribuire gioia e vita e desiderio. Si impossessano ingiustamente dei tavolini migliori per replicare davanti a tutto il pubblico del sabato mattina la farsa dell’amore acculturato, senza rendersi conto che la loro scenografia è piena di buchi e goffmanianamente possiamo vedere troppo bene quanto siano sporche e luride e abbandonate le loro cucine.

Non mi piacciono gli uomini che mi fanno domande perchè vogliono rispondere loro. Infatti chiedo sempre “ma davvero lo vuoi sapere?” e spero che questo accorgimento mi tuteli dalla delusione ma invece ogni volta è inutile.  Comincio a rispondere pazientemente alla domanda ma dopo tre parole vengo interrotta e sono mio malgrado costretta ad ascoltare la risposta del maschio di turno alla domanda che teoricamente era stata posta a me. Provo un po’ di disappunto e allora torno alla carica alla prima pausa, ma di nuovo inciampo nell’interruzione. Al terzo tentativo fallito desisto e mi metto a contare i piccioni e a pensare che vorrei mangiare delle frittelle di quelle veneziane coi pinoli e l’uvetta.

Non mi piacciono i maschi che non ricordano il mio nome, che mi implorano di dar loro il mio numero di telefono e poi non chiamano. che millantano aperitivi che non arriveranno mai, che mi dicono scegli tu ma poi qualsiasi cosa io decida non va bene, che mi dicono non ho fretta e guardano di continuo l’orologio, che mi comprano la rosa dai pakistani sperando di fare bella figura, che pensano che pagandomi la cena mi abbiano comprata, che mi trattano come se fossi ‘ultima automobile che hanno preso a tag zero e tasso sarcazzo, che ci provano solo perchè sono attrice e sono single,  non mi piacciono quelli che mentono e non lo sanno fare, quelli che quando gioca l’inter il mondo si deve fermare io compresa, quelli che quando dico che non mangio il formaggio mi guardano come se fossi un’aliena, quelli che mi aggrediscono perchè è l’unico modo per sopraffarmi, quelli che mi offendono perchè non hanno altri mezzi per dimostrare la loro presunta superiorità, quelli che non vanno nei centri sociali per partito preso, quelli che hanno l’alito che sa di aglio, quelli che prima di fidanzarti erano meravigliosi e raffinati e dopo un mese di convivenza sono un agglomerato informe di scoregge, rutti liberi, pantofole e lamentele.
Non mi piacciono i maschi che prima di fidanzarsi con me mi amano perchè sono inafferrabile e una volta che pensano di possedermi fanno di tutto per incasellarmi nelle loro stronzissime e meschine caselle salvo poi sbroccare come dei neonati affamati quando si accorgono che non ci entro, nelle caselle, che non sono come la loro mammina e non ho nessuna intenzione di diventarlo, non mi piacciono questi presunti compagni di una vita che ti mettono davanti alla scelta tra loro e i tuoi sogni, che democraticamente non ti impediscono di continuare a fare le tue cose però ogni volta che le fai ti apparecchiano una scenata epocale, non mi piacciono i maschi violenti che vogliono farti credere che sia colpa tua, se loro sono violenti, che ti fanno venire il terrore di parlare di sorridere di muovere le cose perchè ogni minimo spostamento potrebbe scatenare lo tsunami.
Non mi piacciono quelli che non mi credono, che mi dicono che drammatizzo, che mi sottovalutano, che non mi ascoltano.

Non mi piacciono i bambini, i bambini li odio, li ucciderei tutti e le donne con la pancia le obbligherei a stare in casa perchè sono uno spettacolo terribile che io vorrei risparmiarmi, e i bambini sono uno spettacolo ancora più terribile, quei piccoli wistonchurchill rugosi già pronti a recriminare di essere stati messi al mondo, innocenti eppure già colpevoli, quei condensati di bisogni che crescendo non faranno altro che cercare i modi migliori per manifestarli, questi bisogni, quelle larvette che servono a restituire un pochino di brivido a relazioni ormai morte e sepolte, i bambini sono il condensato dei sensi di colpa dei loro genitori e io vorrei un mondo che si estinguesse progressivamente un mondo di aborti altro che politica del figlio unico vorrei che questo mondo andasse a scomparire fino a meno infinito.

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Feb 10 2011

dimmi quando quando quando

E’ vero. Da quando ho cominciato il master la mia vita privata è completamente scomparsa da qualsiasi orizzonte possibile, e la mia vita politica è diventata anoressica come nella migliore tradizione delle finte attrici della Societas Raffaello Sanzio.
Epperò stamattina nel tentativo di capire quello che succede in questo paese ho avuto la cattiva intuizione di accendere la radio mentre mi facevo la doccia. Non c’è che dire, sono proprio una ragazza multitasking.

ORA. Io vorrei dire al nostro presidente del consiglio che pronunciare una frase tipo “alla fine pagherà lo stato, perchè farò causa allo stato” non è una semplice dichiarazione d’intenti, è un ricatto. perchè la frase sottesa è ” e saranno i cittadini a pagare per questo ignobile atto eversivo della magistratura”, e non ci vuole un linguista per capirlo.
Caro presidente, io non sono la più colta nè la più intelligente delle cittadine, eppure questo sottile gioco l’ho capito fin troppo bene, come ho capito che la pratica del ricatto sia ormai quella che lei -e quelli come lei- preferite a qualsiasi corretto confronto politico.
Io non voglio esagerare dicendo che in un paese normale il presidente si sarebbe già dimesso da un pezzo, non voglio fare la parte dell’eversiva dicendo che in un paese normale la gente avrebbe già occupato le piazze da giorni come sta facendo in Egitto, non ci tengo per niente, anche perchè caro presidente, lei si può permettere di fare causa allo stato, io, se mi fanno una multa da 34 euro perchè sto andando in bici contromano sotto i portici, mi devo vendere il cappotto per pagarla.
Allora grazie tante, non le dirò caro presidente che in un paese normale lei non avrebbe proprio potuto essere nelle condizioni di dire quello che ha detto e fare quello che ha fatto, perchè ormai è chiaro, questo NON E’ un paese normale, e lei può permettersi di utilizzare il ricatto come unica forma di concertazione così come prima e insieme a lei hanno fatto Marchionne Gelmini e sarcazzo.
Questo non è un paese normale, io ormai cel’ho ben chiaro nella testa, il concetto. E sto bene attenta a rispettare le regole, io, che non ho scelta, perchè se io non le rispettassi finirei sbattuta in galera senza nemmeno un trafiletto di pubblicità e la gente farebbe molto presto a dimenticarsi di me.
E vede presidente il punto è proprio questo, che lei e i suoi state riuscendo a farci dubitare dei nostri stessi diritti. Quello che fino a una quindicina di anni fa era garantito perchè ti spettava in quanto essere umano adesso è un regalo che eventualmente chi ti governa ti fa.
Sarà che sto studiando le colonie francesi, presidente, ma questa cosa qui non sta nello stesso libro delle democrazie.

Faccio fatica a scrivere oggi perchè sono stanca, perchè per guadagnarmi da vivere lavoro diciassette ore al giorno e non ho più tempo manco per incazzarmi. Faccio fatica a scrivere eppure scrivo perchè ho capito una cosa: con i vostri ricatti, prima di tutto, state rubando il mio tempo. E allora il mio tempo io me lo riprendo e scrivo, e ci metto mezz’ora e scrivo male e sono tutta incartocciata dentro la mia rabbia e c’è una parte di me che pensa che mezz’ora in meno di lavoro è uguale a un tot di euri in meno per sopravvivere però scrivo lo stesso perchè non mi fregate. Cazzo. Lei non mi frega, presidente, e non mi fregano manco quelli dell’opposizione ufficiale che vorrebbero nascondersi dietro il mio corpo per una bieca moralista battaglia che non ha niente a che vedere con i miei diritti di cittadina e di essere umano. Non mi fregate.
I vostri ricatti non mi toccano, perchè mi avete già tolto tutto quello che avreste potuto e anche parte di quello che teoricamente mi era dovuto.
I vostri ricatti non sono per me, perchè io non ho niente, e quindi non ho più paura.

Ecco cosa avete creato, presidente, una generazione di persone che non ha niente da perdere, perchè non possiede più nulla, a parte il proprio corpo. E col mio corpo io ci faccio quello che voglio.

E il 13 febbraio lo metterò di nuovo in piazza contro di lei e contro i suoi ricatti.
Mi costi quello che mi costi.
Io ho già pagato tutto sulla mia pelle.

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Feb 04 2011

piccoli esempi di violenza quotidiana

No, giusto perchè le frasi di molte persone da qualche tempo si riempiono di questa parola, la parola violenza, e giusto perchè queste belle persone il più delle volte hanno il culo al caldo e non ci pensano due volte prima di sparare giudizi a zero con la stessa facilità con cui tirano lo sciacquone, giusto per questo ecco, giusto perchè nel passato qualcuno ha accusato me, e dico me, che non alzo mai nemmeno la voce, di essere violenta, giusto per questo vorrei dire che stamane mi sono alzata e mi sono fatta cinquecento km per andare a guadagnare novanta euro in nero, e dico novanta euro, e ho perso tutta la giornata e ho trascorso in treno la metà del mio tempo, pisciando in cessi sporchi dove rischiavo di prendermi qualche malattia debellata da secoli nei così detti paesi civilizzati, e questa a me pare proprio violenza, mi paiono violenza i novanta euro e anche i cessi sporchi sono violenti tanto più che ho pagato uno stronzissimo biglietto ed è uno stracazzo di venerdì e avrei dovuto essere a Bologna già da mezz’ora mentre invece sono persa sarcazzo dove nella pianura padana perchè trenitalia sta adottando metodicamente la strategia del ritardo cronico sui treni senza supplemento, e questa mi pare violenza perchè io i soldi per il supplemento non ce li ho e probabilmente non ce li avrò mai, senza contare che tutte le sante mattine e dico tutte le strafottutissime mattine mi sveglio con l’incubo dei maledetti trecento euri con cui dovrò pagare l’affitto e non so dove prenderli, non so dove prenderli cazzo e non dico che non posso fare yoga o pilates no, che quello sarebbe il minimo, no, il fatto è che spesso ci sono cose molto più fondamentali che non posso fare assolutamente e questi trecento euri che non so dove prendere mi sembrano tremendamente violenti, mi sembra violento che io abbia trentadue anni e debba vivere in una casa di 18 metri quadri e mi debba vergornare ad invitare una persona a pranzo, mi sembra violento che il comune di Bologna non mi ammetta alle graduatorie per gli alloggi a canone calmierato solo perchè non mi manca una gamba e non ho figli a carico, ho me a carico porchissimo maledetto comune di Bologna e non so come cristo fare a campare è chiaro o no? mi sembra violento che io debba chiamare mia madre in lacrime perchè non so come fare la spesa e se lei non mi aiuta non potrò fare neanche il maledettissimo stage che ovviamente è a carico mio figuriamoci se l’almamater studiorum si preoccupa per me e a me questo sembra iniquo e violento mi sembra violento il prezzo del pane e quello della carne mi sembra violento che io arrivi a sera distrutta e non abbia nemmeno voglia di uscire con i miei amici perchè l’unica voglia che ho è scomparire sotto le coperte mi sembra violento non disporre della mia sporchissima vita mi sembra violento avere trentadue anni e non avere uno straccio di prospettiva di sogno di futuro perchè i soldi costano, eccome se costano, mi sembra violento il tipo di fronte a me che per offendere una le ha detto che è una puttana mi sembra violento lui e anche il cassiere che stamane non mi ha dato i bollini mi sembra violento che io per vivere mi debba spremere fino all’osso e non mi rimanga più nemmeno la voglia di scopare mi sembra violento che questa vita mi abbia tolto la voglia di scopare perchè se ho un po’ di energia voglio solo bere e drogarmi per andarmene temporaneamente da tutta questa violenza ecco cazzo tutto questo mi sembra violento e adesso qualcuno di quelli col culo al caldo mi dica che ho torto voglio proprio vedere.
Maledetti.

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Feb 02 2011

cacca culo spinchi sgnacchi magna grugna frullallà

sto sito sta facendo la fine della mia vita privata:muore di morte lenta e atroce, si consuma, come i due bambini di Gravina che caddero non so dove e li trovarono tutti consumati. Sono il coooonte Ugolinoooooooooooooo e mi magno la testa de li figli miei cossì da sopravvivere

La promozione della conad per avere le padelle bellissime sta per scadere e io non sono arrivata a fare trenta bollini, Questa è una notizia devastante davvero, poichè io tanto la desideravo, la padellina antiaderente nella quale farmi i funghetti in umido o la zucca al rosmarino o i broccoli o l’ovetto frittissimo.
Invece non l’avrò, la padella, perchè le cassiere non mi vogliono dare i bollini che mi spettano di diritto. E’ una disputa, quella del bollino, sulla quale mi sto intrattenendo da qualche settimana. Io trovo eticamente scorretto che mi si rifiuti il bollino mentre in Egitto un regime di quarant’anni o giù di lì sta crollando e quelli menano le bombe sui musei e io mi domando perchè. Ma la conad non sembra essere particolarmente interessata ai problemi egiziani nè tantomeno ha intenzione di riconoscermi quale esperta mondiale di medioriente indipercui mi nega il bollino con atto unilaterale a mio avviso impugnabile di fronte alla commissione internazionale per i diritti dell’uomo. Perchè secondo me la padella è un diritto inalienabile dell’essere umano e io non cel’ho. Vorrei tanto una padellina di teflon magari rossa fuori e bianca dentro come un ravanello, ma costanassai le padelline di teflon. Dunque mi accontenterei di una di quelle un po’ piu’ vetuste, antiaderenti come andavano di moda fino a qualche tempo fa. Pure loro però non scherzano, costano più delle mie lenti a contatto. E nessuno che al mio compleanno mi abbia regalato una padella oh. Anzi al mio compleanno non m’è stato regalato quasi niente del tutto perchè c’è la crisi, e io che speravo di farmi il corredo.
Allora sono intervenuti Francis e la Ire che m’hanno dato una padella che loro non usavano più. Però ho un problema: è una padella nella quale ci stanno comode comode, come in un salottino, una decina di uova. La teoria di Francis è che il grande fa il piccolo, ma il piccolo non fa il grande. Io però faccio un po’ fatica a gestirmi la padella che da sola è più grande della mia cucina e dunque ho provato coi bollini del supermercato ma m’ha dato proprio male. Mannaggia.

So’ stanca, eccome se so’ stanca, ma problemi di etica e politica internazionale mi tolgono il sonno e soprattutto mi domando se il tasso di interesse nel modello keynesiano sia fisso oppure variabile quanto la posizione della corte di giustizia sulla questione kosovara. Che poi si sa, il fatto che la Turchia non entri in Europa è una questione di religione.Vorrei tanto andare a Seul.

Vorrei tanto svegliarmi domattina e avere la forza di sorridere a tutti e in cambio ricevere gentilezze e padelline e amore vorrei che mi tornasse l’ormonella vorrei sentirmi bella e che gli altri bella mi vedessero vorrei avere gli occhi dritti e i capelli frisee vorrei che il mio primo pensiero la mattina non fosse oddio non so come pagare l’affitto vorrei che la mia mamma e il mio babbo fossero ricchio così che  io potrei comprarmi una padella e altre cose fondamentali e magari stare in una casa un po’ più grande vorrei che le lotte mi portassero da qualche parte vorrei non sentirmi sempre a disagio sempre vestita male anche quando credevo di essermi vestita bene vorrei essere simpatica e non sembrare prepotente vorrei avere venticinque anni e non aprire quella porta vorrei non aver perso l’orecchino della mia mamma vorrei che mia sorella ci avesse un lavoro e che la mia amica Ale se ne andasse lontano anche io vorrei andarmene lontano in un paese dove posso amare le persone e dove esse possono amare me vorrei che Alice non cadesse sul ghiaccio che la Ceci non avesse la cistite vorrei che le gatte dimagrissero che i semi che ho regalato ai  miei amici germogliassero vorrei una padella vorrei una padella vorrei una padella.

Cacca culo cacca culo cacca culo.

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