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Apr 06 2011

chissà Amleto a cosa pensava prima di morire

Cioè. Io mi ricordo esattamente il giorno in cui feci l’incidente con il motorino, ero andata di nascosto a farmi prescrivere la pillola al consultorio, ero pure minorenne, per camuffare avevo millantato di dover aiutare qualche compagno in latino ed avevo pure in borsa il vocabolario, che dico, IL vocabolario, giallo, che era stato di mia mamma e di mia zia tanto per fortuna almeno il latino non si evolve più. Insomma avevo sto mattone giallo in borsa e la mia ricetta bellissima che mi avrebbe permesso di avventurarmi nell’entusiasmante mondo del sesso sicuro e zac, mi mette sotto un rincoglionito che vuol mangiare pane e vitantonio. Ecco io mentre mi raccoglievano pensavo a due cose: la prima era che mia madre non avrebbe assolutamente dovuto aprire la mia borsa, quindi avrei dovuto cercare di non svenire per tenere il controllo della suddetta sacca da fricchettona, la seconda che avevo i fuseaux bucati e non sarebbe stato un gran bello spettacolo all’ospedale. Ah si, pensavo anche una terza cosa, che in un mondo più equo il mio allora fidanzato si sarebbe preso il pillolo e io non avrei fatto l’incidente.

Non so a cosa pensasse Amleto prima di morire, nè Giulietta, nè tantomeno Otello. Non so cosa pensano le persone serie prima di un evento importante, ricordo che io prima di laurearmi, l’unica cosa importante che mi venga in mente nella mia vita, pensavo a quanto mi avrebbero picchiata i miei amici subito dopo. A cosa pensano quelli che si sposano, quelle che partoriscono, quelli che partono per viaggi che cambieranno la loro vita, a cosa pensano i veri rivoluzionari? Io, il giorno prima di partire per la Tunisia, non riesco a distogliere la mia mente da un pensiero: che tipo di pantaloni portare con me.
E’ oramai evidente che non sono un’eroina e manco una rivoluzionaria, sono una curiosa, un’imprudente, una che deve continuamente riempire i buchi che ha dentro e questa volta li riempirà andando nel campo profughi al confine tra la Tunisia e la Libia sperando, visto che tutte le sue rivoluzioni sono fallite, per lo meno di partecipare a quella degli altri.

Parto domani mattina e l’unica cosa che penso è che non so come comporre la mia valigia. Il resto è malumore, una primavera che mi trova malmostosa irriverente solitaria. Vorrei dare fuoco alla copisteria di via brocchindosso perchè non è una copisteria è una tana di usuraie che moriranno soffocate nel loro danaro guadagnato sulle mie già gracili spalle.
Vorrei uscire stasera sentire un po’ di amici stare in compagnia percepire l’amore e tutte quelle menate invece finirà che starò a casa perchè fino all’ultimo  ricomporrò improbabili  zaini ultracompatti e perchè non avrò voglia di fare telefonate con l’unico risultato di sentirmi dire di no.
Parto per la Tunisia domattina e sono felice perchè mi sembra questo un atto sensato, mi sembra un gesto di onestà nei miei confronti e nei confronti dei compagni e delle compagne che invece non possono partire, parto e sono felice sì ma anche sbrindellata e delusa da questa primavera che mi regala solo doppiepunte e solitudine.

Io volevo partire con un umore un po’ più solido. Invece sono qua, in una mano i pantaloni di lino, in un’altra quelli da trekking. Ognuno ha i dubbi amletici che si merita, deduco.

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