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Apr 17 2011

guida intergalattica per attivisti, quarto episodio

Che provo a mettere da parte questo maledetto spleen, per tornare a mercoledì, quando abbiamo percorso le orme di Tondelli sulla sua autobahn verso il Brennero, e davvero un pochino sentivo l’odore del mare proprio come dice lui, e mi pareva di non essere mai andata così a nord dello stivale, il tempo era ancora mite e Trento ci ha accolta coi suoi sensi unici e le sue scritte in tedesco, e il centro sociale Bruno era tiepido, i compagni disponibili, il socio come al solito pieno d’iniziativa ha montato una scenografia che alla faccia di Grotowski e del suo teatro povero, il vino buono, il tagliere ricco, le persone accoglienti calde partecipi, la caffetteria di yabasta e il mercatino della terra che a me pare ogni volta un miracolo. Abbiamo fatto il nostro spettacolo, la nostra fetta di militanza quotidiana, siamo stati in mezzo alle persone e poi via, verso la casa e la tisana e i lettini preparati per noi proprio come quelli dei sette nani, ovviamente Francis e io, due meridionali in trasferta, siamo arrivati davanti alla casa in contromano dopo aver oltrepassato tutte le zetatielle della città, con la signorina del tomtom che impazziva e i nostri ospiti che ci aspettavano davanti al portone e, quando hanno visto l’auto in contromano che arrivava, ci hanno confessato di aver subito capito che fossimo noi.
Racconti di surreali 31 dicembre trascorsi in luoghi non proprio festaioli, piccoli rituali sfottò, scaramucce e discorsi sul referendum, ma già è arrivato il giovedì, e noi in viaggio verso Bulagna perchè ci tocca lo spettacolo all’uni.

E difatti, proprio così è andata, con i compagni e le compagne di Sadir che sono proprio eroi, sotto un’improvvisa e stronzissima pioggerella ci hanno scortati fino al 38, proprio quel 38 delle tavole di Paz, dove anni addietro feci OTTO e mi sembrava di stare nel più bello dei fumetti che avessi sognato. Ma ecco due anni dopo già calco di nuovo le scene, anzi, calco la cattedra, perchè la nostra guida intergalattica la replico arrampicata sul podio del docente fieramente spodestato e mi sembra una cosa fighissima, non so quante persone ci siano ma mi paiono il doppio, il triplo, mi emoziono e mi commuovo financo. E Francis pure.
Concludiamo nell’intimità del primo gelato notturno della stagione, già pronti per partire,venerdì sarà Roma, là dove tutto è cominciato. Siamo felici emozionati stanchi carichi quasi pronti (quasi).

E io oggi penso che questo report avrei dovuto scriverlo giovedì, senza aspettare che i giorni passassero schiacciati dalle centinaia di km che ci siamo fatti, penso che a volte sopravvaluto troppo i miei umori, penso che oggi mi sento proprio male e in queste parole non riesco a metterci la bellezza degli sguardi, la fierezza dell’accoglienza, non ci riesco proprio perchè sono chiusa dentro di me ecco.
Ma se mi sforzo mi ricordo il generatore del cso Bruno, alla faccia di chi non gli dà la corrente, mi ricordo l’acqua versata nei vasi della conserva di pomodoro, mi ricordo le lucine soffuse e gli applausi e le domande, e da là subito volo di nuovo a Bologna, a quegli sguardi che conosco di più e che per me davvero sono casa, alla fatica di ricostruire discorsi di appropriazione e di partecipazione dentro un’università che a volte sembra un drago indomabile, a Francis che fa tutto in ogni occasione e a me che ogni volta mi dico questa è l’ultima volta che lo faccio e poi però dopo, quando vedo i volti delle persone, mi dico che no, che lo devo fare di nuovo perchè è importante.

A tutto questo penso oggi ma con fatica, con fatica davvero, perchè è uno di quei giorni in cui vorrei scomparire sotterrata vorrei non esistere proprio uno di quei giorni in cui mi sento che non sto combinando niente che la mia vita non è mia che è tutto un incontrollabile imprevedibile terremoto che sono vecchia e non ho manco guadagnato la saggezza, che sono pesante, che quando sono di buonumore sembro di cattivo umore e allora figuriamoci quando sono di cattivo umore, che non voglio mai più fare gli spettacoli che non voglio fare niente di niente che non capisco un cazzo che sono solissima che l’alcool e la droga purtroppo per me non sono una soluzione o almeno non la mia. Che ho sbagliato tutto.

Ho pure sbagliato a scrivere questo report stamattina ma d’altra parte è così, non vengo dalla luna, sono umana, oggi ancora di più dopo l’assassinio di Arrigoni sento il dovere e il diritto di riaffermare pure la dignità di questi miei umori un po’ meschini perchè io sono anche questo uffa.

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