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Apr 23 2011

guai a chi ci tocca!

Published by lucilla under corpo, viaggi, carla vitantonio, amici, donne

Allora è finita che siamo partite in tre, l’Annina, Sara e io, alla volta del sud adriatico. Tutto fatto perbenino davvero, scorta di cd e di sigarette, casa chiusa come si deve, complicatissimo sistema di vasi comunicanti per salvare le piantine dal dolore per la mia assenza, cibo acqua occhiali da sole cappottino che a Crampobasso fa freddo, buonumore quasi fastidioso.
Le prime ore nonostante le code trascorrono in confidenze scherzetti e piccoli gossip, di quelli che si dicono in macchina e in nessun altro luogo. Io certo gossip ne ascolto più che raccontarne, ma in compenso ho tutte le mie teorie sulle coppie eterosessuali che sembrano molto azzeccate per il nostro terzetto battagliero. Le espongo con entusiasmo e quasi mi dimentico che sono due stronzissime notti che non dormo a causa di questa schiena che mi farà diventare a breve gobba, sola e sofferente come Edith Piaf senza farmi avere tutti i suoi soldi e tutta la sua morfina.
Ma ecco, abbiamo appena messo un po’ di gasolio, guardato con attenzione tutti i tipi di preservativi che si vendono vicino alla cassa, allacciato le cinture, abbandonato l’autogrillo da km sette, che sento pafffff. Ebbene sì è quello che temo: abbiamo bucato, siamo lontanissime da una qualsivoglia piazzola di sosta e ogni essere umano conosciuto si trova a troppissimi km da noi.
E’ il momento di dimenticare che ho le unghie smaltate di fresco.
Ci mettiamo con entusiasmo, l’Annina sommersa da una ruota più grossa di lei, io stesa per terra a recuperare la ruota di scorta, Sara a saltare a piè pari sulla chiave per svitare i bulloni (oddio, forse se li abbiamo svitati erano viti, altrimenti li avremmo sbullonati, no? )
Abbiamo bucato la ruota davanti quindi nell’ordine dobbiamo togliere la ruota di dietro, mettere al suo posto quella di scorta, poi togliere quella davanti e mettere quella di dietro. Mi sembra un processo piuttosto ingarbugliato ma sembra che possiamo farcela.
Mentre ci alterniamo all’avvitamento e al giragira ridendo, ci immaginiamo quanto un incidente del genere sarebbe stato preso con rigidità e panico dalla metà dei maschi che conosciamo (ebbene sì, anche in questa occasione cito quel povero disgraziato del mio ex fidanzato che ormai è diventato la mia barzelletta preferita).
Non ti muovere, metti il triangolo, mantieni questo, non far muovere quello, stai attenta a quest’altro, levati di mezzo.

Gli automobilisti strombazzano e non sappiamo se sia per le tette di Sara, dell’Annina o delle mie, fatto sta che nessuno si ferma a darci una mano ma noi proseguiamo sorridenti ed entusiaste, siamo tutte sporche di grasso e ovviamente nella mia auto non c’è una salviettina manco a pagarla così ci rimettiamo felicissime in macchina dopo meno di mezz’ora, ruote cambiate chiavette rimesse a posto triangolo ripiegato e giubbetto incastrato in qualche strano antro del sedile posteriore.
Solo per scaramanzia ci fermiamo al primo autogrill e chiediamo al baldo benzinaio di dare un’occhiata alle gomme, che forse non siamo state in grado di stringerle abbastanza.
Ecco, io vorrei essere in grado di descrivere la scena del benzinaio che vede scendere queste tre donne coperte di grasso, sorridenti e sghignazzanti, e per controllare le gomme si mette i guanti.
Si mette i guanti!!! Non riusciamo a smettere di ridere. Le ruote sono messe al posto loro e lui non può fare proprio niente. Allora ci prova con la battutina “ovviamente non avete messo triangolo nè giubbetto” e noi lo secchiamo, proprio non riusciamo a fare altrimenti. Ci sorride un po’ rigidello dicendo che comunque le gomme sono troppo vecchie e il sottotesto evidente è  “ma vedi queste tre lesbiche”.

Ricominciamo il viaggio cantando Rino Gaetano e Gennaro Cosmo Parlato.
Fino al sud, quando come in una tavola di Pazienza vediamo Termoli che ci aspetta schiacciata in un tramezzino, tra cielo e mare, e il nostro viaggio insieme è finito qua.
Saluto le fanciulle più avventurose dello stivale e mi faccio l’ultimo pezzo di viaggio attraverso le mie montagne da sola.
Ora che sto arrivando ho quasi voglia di tornare.
Lo so che non ho tutto sotto controllo, la mia schiena sembra prendere in giro me e tutti i miei deliri di onnipotenza su me stessa.
Lo so che non ho tutto sotto controllo e che prima o poi anche Superlucilla perderà pericolosamente qualche pezzo.
Lo so.
Che mi aspettano giorni ancora più duri. Che io stessa a volte non ce la faccio a starmi dietro.
Epperò oggi ho cambiato una ruota sull’autostrada con le mie amiche, e forse non è tutto sotto controllo non è neanche tutto normale però lo splendido smalto rosso sulle mie unghie è intatto, il sole ha scaldato il nostro viaggio, mio nipote si ricorda il mio nome e lunedì canterà “bella ciao” insieme a me. E soprattutto, in questa casa ci sono molti, moltissimi antidolorifici.

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