Archive for Maggio, 2011

Mag 31 2011

guida intergalattica per attivisti, nono episodio

Non so se mi spiego, n o n o e p i s o d i o !!!! Che vuol dire che siamo andati in tour per nove finesettimana diversi, che tradotto significa diciannove, e dico diciannove repliche di “non vengo dalla luna”, tutte in spazi autogestiti, tutte in mezzo a gente che per ospitarci si è fatta non in quattro ma in cinque o seimila, tutte in qualche modo importanti, tutte incredibilmente uniche e diverse l’una dall’altra. Quando il sociostar si mette a fare le sue tabelle con i numeri delle date che abbiamo fatto e di quelle che dobbiamo fare io quasi quasi non ci credo, che mi sembra l’altrieri che facemmo quei quindici minuti a Marghera. Che freddo che faceva! E quanta poca fiducia, quanta ansia, quanta paura! Se ci penso adesso, mi viene quasi da ridere perchè mi ricordo che avevo col socio un atteggiamento quasi formale, e lui in qualche maniera pure. Forse ci dovevamo provare a vicenda che ci stavamo dentro. Non lo so.

Ma veniamo al nostro nono episodio. La giornata comincia malissimo, mi sento un grumo di ricordi e dolori che mi colano dentro e addosso, e infatti mi dimentico i vestiti a casa, cosa che ci fa accumulare un’ora di ritardo e che presto si somma a un’A1 strapiena di gente che io mi domando ma questi dove cazzo vanno. Non è manco bel tempo. Un viaggio nella papaleomobile un po’ vecchio stile, confidenze, paure, timori, ansie e aspettative, mie soprattutto, per il futuro ma anche per il presente, per la politica per la militanza per il teatro e anche un po’ per i cazzi miei.

Ma arriviamo a Empoli, tre ore di ritardo e una furibonda lite col navigatore alle spalle, il socio subito si mette a faticare e poi mangiamo all’osteria dell’Intifada che oh, vince il premio gourmet di questa turnè. Una meraviglia. Mangiamo così tanto che io non voglio fare lo spettacolo. Ma poi lo faccio. Ed è sempre commovente vedere le facce di chi assiste al nostro piccolo racconto per la prima volta. Ciò nonostante io non sono contenta. Non sono contenta no. Mi sembra di essere in una fase discendente cominciata a Vicenza, non trovo il nocciolo, perdo il sentimento. E per fortuna che c’è la tecnica, per fortuna, la tecnica che mette una spessa maschera tra come sto dentro e quello che esce fuori, perchè lo spettacolo non sembra risentire particolarmente di questa mia demotivazione, ma io mi sento in colpa lo stesso e penso occhei da domani ricomincio a farlo con serietà rigore e disciplina. Questo penso mentre chiacchiero coi compagni e le compagne di Empoli che stanno in uno dei centri sociali più vecchi d’Italia e ci raccontano del g.a.s., della petizione per il fontanello  e di tutto il resto. Siamo però stracchi di fatica.Gentilissimamente ci ospitano i compagni e io cado in un sonno profondissimo dal quale non mi sveglia nemmeno la furibonda battaglia che imperversa tutta la notte tra il socio e le zanzare. Sono praticamente quasi morta.

Sabato, giornata lunghissima. Si va a trovare un amico e compagno che vive con la sua famiglia in via d’allargamento in quel di Firenze. E’ in un momento difficile. Lo sappiamo tutti. Epperò questo pranzo sul terrazzo, col bambino che chiama il socio “ciccio pasticcio” e noi che parliamo di politica, di come vanno le cose qui, dei progetti per il futuro prossimo e scherziamo ecco, questo pranzo condito da noi e dalla schiacciata all’olio mi sembra bellissimo e pure mi sembra un grande onore e privilegio poter entrare così tanto nel passato del mio socio e vedere l’amore e la dedizione dentro di lui. Ancora una volta penso che questa persona non la conosco, e che oggi attraverso un altro ho scoperto un piccolo prezioso pezzettino di lui. Me lo conservo e guardo la città sotto la canicola mentre il nostro amico e compagno ci prende un po’ in giro perchè siamo due spiantati. E’ vero, siamo due spiantati.

Ma è arrivato il momento di andare in via de’ conciatori, dove ci aspetta il trasversalissimo, naif, multietnico e multitasking collettivo prezzemolo, appena nato all’interno dell’istituto europeo. Io sono molto emozionata, che rivedrò Alice, e l’ultima volta che ci eravamo abbracciate era stato proprio il 14 dicembre. Mi sento come se dovessi vedere un innamorat* dopo tanto tempo, sono tutta un brividino. E poi c’è che non so proprio come andrà, questa serata. Ma eccola Alice, ed eccoli tutti, gli anarchici greci, quelli irlandesi e qualche premiato esempio di socialdemocrazia italiana, hanno organizzato una giornata di discussione sulla precarietà che a me pare meravigliosa, incontriamo i compagni di altre città d’Italia e io con un poco di sollievo penso che ecco, ognuna a suo modo io e Lalice abbiamo trovato la strada verso la nostra militanza.
Mentre io penso tutte queste cose il socio si dà da fare e praticamente monta l’impianto. Intanto fuori, la strada regala scorci che pare di essere dentro un film di Marco Tullio Giordana. Siamo fuori dal tempo. Io lo voglio fare bene, stasera, lo spettacolo, che oggi è la nostra diciottesima data, diventiamo maggiorenni.
Ci sono pure Nathan e LaFrancese, apposta per me, sono quasi commossa e un pochino tesa, che non so se a loro lo spettacolo piacerà.

Sono pronta, siamo pronti, lo facciamo. Siamo vicinivicini stasera, sento che Francesco è proprio affianco a me e prima di fare il suo pezzo lo guardo intensissimamente come a chiedergli di nuovo il permesso, proprio come quella volta che lui mi diede il quadernone e mi disse ecco leggi, gli chiedo di nuovo il permesso di metterci la voce mia e lui me lo dà, mi emoziono ancora di più. Lo spettacolo stasera corre attraverso il mio corpo, sono nuda e ispirata, sudo, guardo Francesco e mi pare che di nuovo lo stiamo creando, questo spettacolo, le persone attentissime mi stanno con gli occhi addosso e io vado io proseguo io racconto io vivo.
Era tanti giorni che non lo facevamo così, lo spettacolo.
E infatti siamo stanchissimi. Ma felici, pieni, e infatti ci fermiamo con i prezzemoli fino alle tre, chiacchierando bevendo scambiandoci opinioni ricordi esperienze, mi sembrano già fratelli e sorelle, ho già voglia di rivederli. E lo so che molti non hanno capito tutto quello che dicevo, però mi sento che qualche cosa di importantissimo è passato e sono come un filo teso ed è così che voglio essere.
Terminiamo la serata in tre in auto, che non si potrebbe, con uno degli show preferiti da me e Lalice, messo stanotte in piedi apposta per Francesco, che immediatamente viene catapultato nel nostro lungo e denso mondo condiviso. E mi pare che ci stia piuttosto a suo agio.

Non è finita la turnè, non è finita! E’ domenica, ci imboschiamo in un pranzo a base di carne in splendiderrimo agriturismo perso nel chianti, roba che a noi non ci ricapiterà mai più. O forse al socio sì, che lui è giovane. A me, no. Mangiamo, prendiamo il sole e rimaniamo vittime di uno stuolo di bambini che mi tirano fuori la cattiveria. Ma sono paziente e pacifica, rischio di essere linciata dalle mamme, le mie istanze antimaterne oggi me le tengo per me.
Il socio mi sembra crucciato. In questi giorni mi sembra crucciato sempre. Lui dice che è solo stanco, e ha ragione perchè sta praticamente montando impianti in ogni posto dove andiamo, però a me, oltre che stanco, mi pare crucciato. Ma lui mi dice no. Io traduco sono cazzi miei. E poichè nella nostra società c’è il diritto ad avere ognuno i cazzi propri, io rispetto e ascolto la musica, penso al master allo stage al futuro penso alla fine della turnè. Lo ammetto, nessuno di questi pensieri è particolarmente gradevole.
Ma siamo a Pisa e di nuovo ricominciamo il montaggio la conoscenza lo scambio. I ragazzi del Tijuana sono sotto sgombero. Hanno chiesto l’università per questa sera e io penso con una punta di rammarico che questa sarà l’unica volta nella mia vita che toccherò i muri della Normale, al contrario di quello che speravano i miei esimi genitori.
Si vede che sono affaticati, i nostri fratelli e le nostre sorelle pisani, si vede che si portano addosso l’esperienza terribile di uno sgombero, eppure si sbattono a manetta e quello che viene fuori è uno spettacolo popolato, presente, con le persone proprio in faccia a noi due, che di nuovo stiamo strettistretti sul palco e a me, sinceramente, questa vicinanza mi fa bene. Mi commuovo nel vedere queste facce. Lo so che erano tutt* a Roma, mi sono fatta raccontare di quando hanno occupato la torre e conosco un pochino delle loro storie. Di nuovo me li guardo tutti e me le guardo tutte e mi prende così tanto la commozione che quasi mi fermo un attimo nel racconto. Ma va velocissimo, e finisce prima che possa accorgermene, nella commozione del pubblico e di noi.
Ci piacciono, questi pisani, che si sbattono a manetta per fare le cose perbene epperò sono pure in contatto con la loro dolcezza e con il loro calore. Non vorremmo andarcene, che adesso comincia il momento delle confidenze, ma la strada fino a San Luca sarà lunga, il socio ha lavorato il triplo del dovuto questo finesettimana, e poi c’ha i crucci, si vede che c’ha i crucci. Adesso me lo riporto a casa e lo metto a dormire così poi la settimana prossima c’ha tutte le energie per farsi le cose sue, che la vita di un musicista elettroacustico emergente è grama e irta di pericoli.

Questo penso mentre mi metto alla guida e trasformiamo l’auto in una wikimobile facendo tutti i giochi di memoria e di sapienza che mi fanno pensare a quando ero piccola. San Luca compare ogni volta diversa, oggi un po’ di sbieco, timida, forse distratta, mentre io penso alla mia età e a quei professori che mi amano (pochi) che mi chiedono perchè mi sia messa in testa di cambiare lavoro e lasciare il teatro.
Penso che non ho delle risposte. Penso che spero che Francesco, almeno lui, non sia costretto mai ad arrivare a prendere la decisione che sto prendendo io.

Poi penso anche a molte altre cose. Penso che questo spettacolo è stato ed è per me un concreto esperimento di militanza, penso ai discorsi che ci facciamo sulle coppie, su come sia difficile vivere le relazioni senza dimenticare i discorsi che ci facciamo agli attivi. Penso all’onestà. Penso che forse non mi viene particolarmente bene, ma io ci sto provando davvero, a vivere quello che penso, a dare forma e concretezza alle idee che ho.
Poi penso pure che non sono stanca per niente e che voglio camminare e vedere l’alba e addormentarmi mentre suonano le sveglie di tutti quelli attorno a me e non pensare ai treni che anche in questi mesi ho perso penso che voglio che il piccolo ovattato limbo che si crea alla fine della turnè si dilati e si prolunghi come un caldo utero attorno a me fino a quando non ne avrò più bisogno.

Poi è lunedì, e ho finito il caffè.

One response so far

Mag 26 2011

è la cisterna, signor capitano

che stavamo lavorando a uno spettacolo insieme, ma io l’avevo visto molto tempo prima. L’avevo visto e soprattutto l’avevo sentito suonare, e avevo pensato che sarebbe stato bellissimo, prestare la mia voce mentre lui suonava(poi, quando tutto accadde, lui non mi credette mai, non credette mai a quanto mi piaceva sentirlo suonare) che poi a un certo punto ci trovammo a lavorare insieme. E a me sembrava un miracolo. Arrivava con quei pantaloni a metà gamba, sempre un po’ sbattuto (io stavo con un altro) e alla fine di ogni prova mi diceva quanto gli piacesse quello che stavo facendo (lui stava con un’altra). Avrei voluto dire di sì a uno dei suoi inviti a pranzo, e invece me ne fuggivo sempre in bicicletta prima che il discorso si trasformasse in qualcosa di personale, me ne scappavo e ci pensavo, pensavo a quando durante un concerto mi aveva dedicato una canzone (lui non se lo ricordava nemmeno).Fu l’ultimo giorno delle repliche che decisi, proprio lo decisi, che non volevo più scappare. E lui come un galantuomo d’altri tempi mi chiese se poteva baciarmi. Eravamo in un luogo che non esiste più, la magia di un mondo sotterraneo attorno a noi, un trans si era proclamato mia sorella, un amico si era gentilmente eclissato, al piano di sopra uno strano privè consumava corpi che non conoscevamo.Mi ricordo di quegli occhi brillanti e di una notte in cui mi ripetei che forse potevo non innamorarmi di lui, che era solo una voglia passeggera. Ricordo di avergli detto “non voglio essere la fidanzata di nessuno”, ricordo la sua (brevissima) frustrazione, ricordo i suoi “io invece ci ho pensato”, ricordo di un bracciale che lasciai nella sua borsa e che mi restituì come se avessi dovuto non rivederlo mai più, ricordo di un’estate in cui lo incontravo solo quando la notte era già finita, ricordo visite nel mezzo del mio sonno precario, in una casa che avevo voluto senza letti matrimoniali (nel frattempo, l’altro era scomparso, e pure l’altra), ricordo le sue paranoie delle quattro del mattino, che io non riuscivo a interpretare come gelosia, ricordo che ci abbiamo provato, ricordo che a un certo punto abbiamo smesso di respingerci, ricordo il suo coinquilino che mi diceva “fra un po’ ti regalo le chiavi di casa”, e io che arrossivo, perchè pensavo che fosse una cosa assolutamente segreta, ricordo le scenate, le incomprensioni, le volte in cui avrei voluto ucciderlo, ricordo la cattiveria, ricordo pure quella volta in cui rimanemmo a leggere i fumetti per tutto il pomeriggio sul mio divano.Ricordo di quando finalmente mi decisi e gli dissi che io c’ero, ma lui non c’era più, e mi confessò che lui non ci credeva, non ci credeva all’idea di me e lui insieme, non ci credeva (più). Ricordo Carlarella e le turnè  e quella volta che mi prese in braccio e cademmo come due stupidi sulla ghiaia, ricordo quando in mezzo alla strada mi chiedeva di fare le piroette e io lo guardavo ed esisteva solo lui, e tutto il resto era un’ancora verso di lui e mi sembrava, davvero, che solo il presente ci fosse. Ricordo di una volta in cui eravamo disperati in auto, mi prese la mano e se la mise sulla guancia.Ricordo i suoi fischi sotto la mia finestra alle cinque del mattino.Dell’ultima volta che lo incontrai, davvero, non ricordo.Poi ci furono degli anni di silenzio.Ricordo pochi mesi fa, io e lui in un garage, io e lui in mezzo alla gente, io e lui insieme, io e lui separati. Lui, e le cose che non volevo accogliere, che adesso, dopo tutta questa distanza, sono mie (mio malgrado).Le cose non ritornano, non si ripetono, non si rinnovano.E’ la cisterna, signor capitano, diceva all’inizio.Dormi, è solo la cisterna, questo perpetuo gocciolare d’anima, è solo la cisterna, dormi.

No responses yet

Mag 24 2011

guida intergalattica per attivisti, ottavo episodio

Questa settimana quasi riposo. Gli esami imperversano, appelli si sommano ad appelli, interi ettari di foresta amazzonica servono allo scopo di fornire fotocopie di improbabili articoli su escheriane teorie delle politiche internazionali. Allora non abbiamo spinto troppo, questa settimana solo una data: Vicenza.

Ci andiamo domenica, dopo un finesettimana bolognese, che io era una vita, che non stavo a Bologna il finesettimana, e allora me ne sono andata al Tippiò a dare una mano che c’era un superconcertone, e a me andare al tippiò a dare una mano mi piace un sacco. Mi sono resa conto che cambiano le geometrie umane e che i punti di riferimento che avevo a novembre non sono quelli che ho adesso.
Ce ne andiamo che sono le cinque, il socio e io, stanchissimi, che all’idea di partire dopo poche ore mi viene male, eh già che nel mezzo devo pure studiare.

Ma è già giorno e c’è il sole, il socio mi viene a pigliare al solitoposto, ma la papaleomobile è densa, carica di pensieri, io non lo so a cosa stia pensando, il socio, ma pensa velocissimo e secondo me alcuni sono pure pensieri neri perchè io proprio non riesco a scalfirli, nemmeno esponendo la mia nuovissima teoria dell’amore universale che anzi, lui mi smonta subito, allora desisto, mi metto ad ascoltare la musica, che fuori ci sono trenta gradi e io mi sento una spugna degli scoramenti altrui.
Penso alla stagione estiva, che stiamo organizzando, alle date in giro nei festival, a quelle che faremo e a quelle che invece no, non faremo perche’ non c’e’ tempo e non ci sono i soldi e non ci sono e non.
Penso che vorrei fare più date possibile da qua a fine agosto, che poi a settembre altre lotte ci porteranno in piazza, e chissà se sarà ancora la stessa piazza o se ci scriveremo letterine da piazze diverse, il socio e io.

Arriviamo a Vicenza ma al Bocciodromo non c’è nessuno, che sono tutti a fare il mundialito, bella storia il mundialito, mi sembra l’unica partita di calcio che possa servire a qualcosa di più dignitoso che allo spargimento del testosterone in eccesso nella tifoseria. Lo spazio è una figata, gigante giganterrimo, ma poi tutto nuovo, gli ambienti divisi, tutto messo a posto, e i compagni che ci accolgono ci spiegano con fierezza che hanno fatto tutto da soli, persino la palestra che oh, è davvero una figata. La palestra del Bocciodromo diventa presto l’unico motivo per cui tornerei a Vicenza, che invece mi pare una terra infame dove per fortuna questo trasversalissimo movimento del no dal molin ha creato qualche cosa, perchè sennò ci avevano solo i mmericani e la lega.
La sento, attorno, la lega, la sento nei commenti e anche negli scherzi, la lega quella proprio viscerale, quella che tredici anni fa, appena sbarcata a Padova, mi spaventò.

Ma siamo già nella nostra modalità produttiva, il socio smanetta, io monto le mie poche cose, preparo i giornali, mi riposo, mi sento appesantita e un po’ preoccupata, facciamo le luci, il socio dice di voler vendere le sue quote della società, poi dice che no, ne vuole acquistare altre, insomma, non è proprio convinto di quale posizione prendere nel futuro venturo, io ho voglia di lanciare sassi, ho voglia, di fare le-cose-che-non-si-fanno. Ho voglia di mettere da parte la non-violenza. Ho voglia di essere maschio e di far sbollire tutta la frustrazione con una rissa.

Invece non faccio niente di tutto questo, sono già le dieci e cominciamo lo spettacolo, ogni volta nella stessa maniera, e ogni volta cambio qualche cosa, provo a metterci più cura, e a seconda del posto dove siamo mi fermo di più su questa o quella parte. Epperò stasera qualcosa va storto, sarà questa mia rabbia improvvisa, mi sembra di farlo proprio male, ma la gente no, la gente pare non accorgersene, dice propriobello io penso menomale, forse sono io, ad essere troppo esigente.

Dopo lo spettacolo la cosa più bella sono le chiacchiere, le chiacchiere con chi ci racconta delle lotte, dei problemi, delle proposte, e magari ci chiede pure qualche consiglio. Io ho sempre un po’ di problemi a parlare di politica, temo di fare strafalcioni, però mi piace sempre di più questa cosa che succede, che collezioniamo storie e ce le portiamo in giro da un punto all’altro dello stivale.

Ma è tardi, mi metto alla guida, il socio a lato e il mostro dietro, verso il centro della valpadana. Forse la papaleomobile è un po’ più leggera adesso, io mi sento come sollevata, il socio mi mette una musica che mi piace, ma lui non lo sa. Mica gli devo dire sempre tutto.

Arriviamo a Bologna che sono le tre e la luna immensa incombe su di noi da sinistra, San Luca si vede e non si vede, noi ancora una volta siamo indecisi sul da farsi ma poi come sempre accade quando siamo ai bivi uno di noi due diventa risoluto, e scioglie l’amletico quesito pure per l’altro.

Che poi mi sono svegliata ed era lunedì, davanti a me l’ultima settimana di master

e il dubbio di essere diventata immortale.

One response so far

Mag 18 2011

col cavolo che mi masterizzano, a me

Lo so che da quello che scrivo si capisce e non si capisce, lo so che sembra a volte che io trascorra i miei giorni a dibattermi fieramente nel dilemma “sesso libero o astinenza”, lo so che sembro (e un po’ sono) una perdigiorno e perditempo, però insomma da alcuni mesi ho fatto l’investimento più grande della mia vita ovvero mi sono iscritta a questo master che dovrebbe darmi la possibilità di crearmi un piano b dignitoso, per motivi molteplici che non mi metto a elencare perchè mi deprimo, ma che potrei riassumere brevemente nel motto “niente è per sempre, tantomeno una che non viene dalla luna”.

Che poi molto ci sarebbe da dire su come questo spettacolo e questa turnè fossero dentro di me da prima di esistere e su come si siano trasformati poi nell’incontro con la realtà con il Socio con la politica fatta in piazza e tarantelle varie. Ma non ho tempo.
Non ho tempo perchè sono in aula computer qui  a scemenze politiche invece di studiare per l’esame sulla guerra fredda, esame che dovrò dare martedì peraltro in inglese, dovrei dunque proprio scendere in aula studio a versare sacro sangue sui libri invece scrivo perchè ho deciso che è arrivato il momento e allora io dopo tutti questi mesi penso che sì, questa esperienza del master è stata una cosa grossagrossa, un grandissimo esperimento di tolleranza reciproca, solidarietà, comprensione, è stata forse la volta in cui di più, nella mia vita, mi sono trovata a convivere con persone con cui non avevo niente a che fare e che, se le avessi incontrate in giro per la strada, probabilmente non avrei manco degnato di uno sguardo, tanto più che sono orba e quindi per degnare le persone di uno sguardo mi devo proprio impegnare.
Così ho scoperto che con alcune di queste persone, al di là delle apparenze, ho invece molto da spartire, molto davvero, che a qualcuno voglio addirittura bene e che in genere, quando non ci sono, finisce che un po’ mi mancano.
Soltanto che cazzo a me mi pare, così, guardandole durante tutte queste ore di lezione, insomma mi pare proprio che ecco mi pare che cazzo mi pare che non so come dirlo però insomma
insomma la verità è che mi sembra che la maggior parte della gente sia semplicemente e ciecamente grata all’autorità per essere tale, che le piccole rivolte si trasformino troppo spesso in sterili pettegolezzi da beghinaggio, e che quando poi ti trovi davanti a una che dice bene, non ci piaccono le lezioni? andiamo a protestare, la maggior parte della gente si spaventi, si terrorizzi, a volte si infastidisca anche, perchè tra il lamentarsi e il voler davvero fare qualcosa ci sta di mezzo un oceano, un universo porcapaletta.
E allora la mia impressione è proprio quella di venire dalla luna, perchè in fin dei conti per la maggior parte dei miei compagni io non sono altro che una rompicoglioni, e non sono in grado di -e nemmeno poi vorrebbero- capire che tra me e una punkabbestia urlante in piazza verdi ci sta una certa differenza, e per loro io e quelli come me siamo parte della fastidiosa minoranza violenta che proclama uno sciopero il cui unico risultato è quello di farli arrivare tardi al lavoro. Eppure cazzo, mi dico, questa è gente che un pochino, un pochino si dovrebbe interessare alla politica e al confronto, altrimenti mica facevamo i diplomatici, facevamo i soldati, no? e invece a me ci sono dei giorni che mi pare di stare in una bella caserma di vetro e allora mi vengono quegli eccessi un po’ punk tipo che disegno pupazzi morti sulla lavagna, che urlo, che mi tolgo le scarpe, che quando c’è da rispondere male lo faccio, che se mi annoio lo dico, che se è una perdita di tempo protesto, e il risultato è un diffuso imbarazzo, perchè in fondo le regole, la struttura, stanno bene dove stanno, in fondo come al solito la maggior parte di queste persone, che pure stimo e in qualche modo amo, non ha niente da perdere, in fondo loro stanno giocando a risiko, ecco cosa mi sembra oggi, e io sono solo una scoppiata che non conosce le regole e per questo non può giocare.

Quasi a nessuno viene in mente che invece le regole io le conosco, le conosco fin troppo bene, e per questo ho dato fuoco al tabellone del mio risiko e mi rifiuto di entrare in quello di un altro.

One response so far

Mag 17 2011

guida intergalattica per attivisti, settimo episodio

Chi l’avrebbe mai detto che saremmo arrivati alla settima tranche di questa sgarrupata turnè. Saliamo e scendiamo scalinate che ci portano sempre in posti diversi da quelli che ci aspettavamo, ogni stanza nuova è una sopresa e una meraviglia, è tutto un camminare ininterrotto, la papaleomobile viaggia su e giù per la penisola e noi dentro, Papaleo, Vitantonio e il mostro, che sarà pure silenzioso ma occupa spazio assai, tanto che ormai lo specchietto retrovisore lo usiamo per guardarci tra di noi.
Chilometri abbiamo macinato anche questa settimana, giovedì siamo stati a Schio, all’Arcadia, che io non ci ero stata mai e mi è sembrato proprio un posto bello, un baluardo di resistenza in mezzo a una Pianura Padana Infinita, e poi le persone che ci hanno accolto, tutte giovani, battagliere, presenti cavolo. Abbiamo mangiato le prime ciliegie della stagione e anche là ci siamo fatti raccontare delle lotte, dei progressi, dei passi avanti e di quelli indietro, dell’occupazione e dell’assegnazione, di come sia difficile, di come sia bello. Luminosa e immensa l’Arcadia, ed è vero che le persone non erano moltissime ma a me sembravano una moltitudine, e l’ho fatto proprio emozionata, lo spettacolo, anche se ero stancastanca e pure Papaleo era stanco, che la sera prima ci eravamo prodotti in un eccesso di supergiovanismo e nessuno dei due aveva recuperato abbastanza. Ma durante quell’ora di spettacolo tutto si spegne tranne la voglia di raccontare e il senso di essere sul palco a raccontare non solo la storia nostra ma quella di molte e molti altri. Così ci siamo prodotti nella nostra ennesima acrobazia dell’anima, noi precari dell’esistenza come tutti quelli che ci ascoltavano, e poi ci siamo commossi nel sentire i racconti della loro partecipazione, ci siamo inteneriti, ci siamo incazzati, siamo insomma come ogni volta passati attraverso stati d’animo numerosi e diversi. Ma eravamo troppo troppo stanchi e infatti appena saliti in auto Papaleo si è addormentato e io ho guidato silenziosissima dentro la Pianura Padana Infinita verso la basilica di San Luca che nella mia testa luminesceva quale miraggio. E’ stato un viaggio di ritorno che io non dimenticherò mai e del quale però non riesco a scrivere perchè mi sembra che sia ancora tutto incollato dentro di me. E allora ci siamo presi un venerdì di pausa da noi stessi, a Bologna si respirava l’eccitazione della fine della campagna elettorale, le compagne e i compagni stanchi stravolti felici si facevano gli ultimi sbattimenti, io ho volentieri però declinato l’ultimo aperitivo, poichè al penultimo mi ero conciata come un tappeto fradicio e volevo invece rimanere lucida in vista del viaggio di sabato.
E ho fatto bene, dal momento che sabato mattina il socio mi chiama con la voce di uno che ha passato una nottata a dir poco singolare, lo vado a raccogliere al bar che c’è pure Fabiano che ci fa il caffè della partenza, sotto gli occhiali il socio ha due crateri io lo carico in macchina e me lo porto direttamente a mettersi a mollo nel gelido lago Trasimeno. Fa caldo oggi, sembra proprio estate, siamo diretti verso la capitale, oggi come un mese fa, il bagno fa sbollire gli ultimi vapori d’alcool al socio, ci stendiamo sull’asciugamano tunisino e ricominciamo a chiacchierare come ci succede ogni tanto, di tutti i fatti nostri, senza nessun ritegno, come se avessimo gli arretrati di una vita coi quali metterci in pari.
Abbiamo deciso che queste turnè ce le faremo passare al meglio possibile, che questo è tempo nostro e che la prima piccola rivoluzione sta forse proprio nel riappropriarci anche di quelle che avrebbero potuto sembrarci inutilissime ore di spostamento e che invece sono diventate le preziose ore del nostro metabolizzare insieme e separati che non è che poi facciamo tutto insieme, non è che poi pensiamo sempre la stessa cosa, anzi a volte con gusto e un poco di dispetto ci becchiamo ridendo poi di come le cose passino diversamente nelle nostre teste. Il conflitto è confronto, ci ripetiamo, e a volte con un pochino di gusto ci mettiamo pure lo sgambetto. Tanto che proprio appena arrivati nel bellissimo granderrimo e supercolorato Strike io butto il socio nel bel mezzo del dibattito su Frame, pur sapendo che è ancora mezzubriaco, e lo obbligo a fare un intervento che gli viene, lui malgrado, benissimo. Egli insiste che è l’alcool, io dico invece che quando ci chiedono di contestualizzare politicamente l’avventura Papaleo-Vitantonio dovrebbe parlare sempre lui, che io ho una lingua troppo spesso non comprensibile, io solo di teatro devo parlare, se parlo di politica le persone si trasformano in grandi punti interrogativi e mi guardano con sconcerto, mentre il socio è proprio capace di restituire tutte le cose che ci mettiamo e l’entusiasmo e le sfide e le considerazioni e i punti e le linee.
Papaleo mi guarda un poco perplesso ma lo sa anche lui che ormai l’ho braccato e non si può sottrarre al sacro dovere della mitopoiesi, come dice lui.

E’ un’emozione grandissima fare il nostro piccolo spettacolo davanti agli studenti medi, gli studenti medi! finalmente tocchiamo con mano e scopriamo che non sono solo una figura di qualche surreale bestiario, eccoli, davanti a noi, stanchi dopo due giorni di meeting ma entusiasti e soprattutto presenti, io mi emoziono così tanto che sbaglio quasi un attacco ma poi è un attimo di nuovo sono perfettamente in equilibrio sul filo della storia e mi sembra che il socio lo faccia proprio benissimo, stasera, lo spettacolo, a un certo punto io lo guardo e lui mi guarda e vabbè mi sa che questo sta in un altro copione, comincio a confondermi a parlare come scrivo a scrivere come interpreto le storie si mescolano e io mi rincoglionisco.
Tanto che finisce che dopo lo spettacolo balliamo fino alle quattro la musica tecno proprio come due giovani (cioè, che lui è giovane davvero, e in fin dei conti pure io, diciamolo) e ci ritiriamo al pointbreak, lo studentato magnifico di via Fortebraccio, praticamente distrutti, che non facciamo nemmeno in tempo a dirci buonanotte socio buonanotte socia che già russiamo come due maiali.

Mi sveglio di umore pessimo che ho fatto dei sogni che mi verrebbe da ammazzare una buona dozzina di persone, socio compreso, ma la giornata è lunga, passeggio per Roma mentre lui dorme ancora poi quando si sveglia ci mettiamo in macchina e al contrario dei nostri auspici piove, cazzo, e al mare non si va. Ma finisce che questa pioggia unita alla lunga seduta di psicanalisi dell’automobile mi lava via tutto lo schifo della notte trascorsa ed arriviamo a Bologna carichi, emozionati, che ci aspetta una cosa che non ci è successa mai prima di oggi ovverocchè per la prima volta sentiamo che il nostro voto abbia un senso. Allora decidiamo di farlo insieme e io mi sento proprio emozionata, orgogliosa e felice, con il socio che mi aspetta fuori dal seggio e io che aspetto lui, per la prima volta questa parola, rappresentanza, mi suona come una parola reale o per lo meno possibile e non come una beffa. E mi sento veramente veramente fortunata per aver potuto dividere questa cosa con Papaleo e non averla fatta da sola come temevo sarebbe successo. E allora non so come andrà ma mi sono veramente sentita orgogliosa di poter sostenere il candidato che stimavo ovvero Carlo che secondo me cavolo sarebbe bellissimo se fosse eletto perchè è proprio uno che le cose le sa fare, le vuole fare, le fa e ci crede pure.

Non è finita la nostra turnè, sentiamo sempre più forte, ad ogni ritorno, il bisogno di non staccare immediatamente di prenderci il tempo per decantare per spogliarci di tutto quanto accaduto, io per lo meno sento che ho bisogno che il socio mi racconti lui che ne pensa lui come le vede, le cose, perchè per me lo sguardo che ha lui sulle nostre avventure è imprescindibile, perchè è un pezzo importante fondamentale di quello che succede, e allora andiamo a cena tirando in mezzo anche Laire e finisce come direbe mio padre a trippa torcinelli e testa ovvero ci divertiamo tantissimo e non riusciamo a smettere di ridere, e io proprio così mi voglio ricordare la fine di questa turnè, con noi tre che ridiamo come matti e la gelataia che ci guarda tra lo sconcertato e il felice mentre le risate si impadroniscono di tutti quelli che ci stanno attorno.

Che poi volevo dire una cosa. Cioè, che per me questa turnè ha un senso. Un senso diverso da quello che avevano tutti gli altri spettacoli. Che lo so che fai l’artista e ce lo caghi che sei un artista insomma lo so che il mondo non gira attorno a me agli spettacoli alla papaleomobile eccetera però a me questo viaggio mi pare una piccola intensissima esperienza di rivoluzione, e mi pare che ogni giorno quando col socio riusciamo a fare le cose, quando riusciamo pure a superare il momento dello scazzo, quando riusciamo a vedere le persone con occhi simili, quando montiamo in fretta ed efficienza e ognuno sa quello che deve fare però anche siamo emozionati perchè attorno a noi c’è ogni sera un mondo nuovo, quando mi rendo conto che scrivo dicendo noi e non è grave, no, è anzi bello e intenso, quando succede tutto questo io penso che forse sarà davvero il mio ultimo spettacolo, che forse sarò scomparsa tra pochissimi mesi, che diventerò una grigia assistente in qualche organizzazione internazionale per l’ulteriore sfruttamento dei già sfruttati, però questi mesi a me mi sembrano una specie di regalo per i miei passati 32 anni di sbattimenti, mi sembrano il pacco a sorpresa, mi sembrano il treno che finalmente ho preso dopo tutti i treni che, prima, avevo perso.

E poi ci sono molte altre cose, che non so (non voglio), raccontare.

No responses yet

Mag 10 2011

guida intergalattica per attivisti, sesto episodio

Comincia alle sette di mattina, questo pezzo di turnè. E’ sei maggio e abbiamo uno sciopero generale davanti a noi, splende il sole alto e tondo su Bologna mentre come al solito sbaglio luogo dell’appuntamento e mi fiondo in porta Sant’Isaia salvo poi capire che non era la porta giusta. Ma per fortuna sono un po’in anticipo, e non appena recupero il luogo giusto dell’appuntamento ci trovo proprio tutt*, pure un sacco di coraggiosissime presenze dalla radio, Laceci pronta col suo diggeisett sul nostro magico camioncino ecosostenibile, Minocip superattivo alla guida e gli altri tutti affaccendati chi con gli striscioni chi con i giornali chi semplicemente con i gossip che sono sempre molti e non facciamo in tempo a stare dietro a tutto.
Bella piena mattinata di sciopero, cantiamo ridiamo abbiamo il sole che ci illumina la faccia e ce lo meritiamo tutto, abbiamo lottato con le unghie e con i denti per questa giornata e adesso è tutta nostra, balliamo a ritmo con la musica della Ceci che ci mette pure Erpiotta e io penso proprio che gli squali non ci avranno mai. Laste minaccia di menarmi se oso dire un’altra volta che lei non è una vera giovane, io rido e cammino a ritmo con la musica mentre Laire dice shallallallalla. Arrivati in piazza ecco che cominciamo il nostro già dichiarato corteo selvaggio e ci riappropriamo a gruppetti di questi maledetti negozioni accaemme futlocher sarcazzo ma anche di coop, ci sono tutti i commessi che guardano in basso perchè sai mai, se si scopre che hanno in simpatia gli scioperanti li cacciano subito fuori a calci in culo. Mettiano i nostri striscioni chiusopersciopero e ci sono dei compagni proprio ispirati che al megafono dicono cose che io penso cazzo è proprio così. Siamo un po’ stanchini, ogni tanto guardo in direzione di Francis che sta sempre dove c’è un raggio di sole con la sua maglietta viola dell’ex mattatoio, noi precari dello spettacolo stamane scioperiamo  ma già siamo pronti per andare a lavorare a portare il nostro piccolo pezzo di rivoluzione in giro per l’Italia.

E infatti è un attimo, saluto tutte saluto tutti e vorrei stare tutta la giornata con loro a ballare cantare e magari mangiare un panino di quelli fatti dalla tippiò crew ma invece partiamo e andiamo nientepopodimenocchè a Marghera. Ci ho un po’ d’ansia e non so ancora che questa ansia me la porterò appresso tutta la turnè. Penso che sia dovuta al fatto che stasera mi vedranno i compagni e le compagne del Rivolta che insomma mi conoscono da quando ero una sbarba, non mi faccio troppe domande mi impongo alla guida così non penso (spero) ma invece il cervello mi va a mille e finisce che prego il Socio di ascoltarmi che così ripeto il monologo che dovrò fare martedì peraltro in assenza sua e vai ci ho pacchi di ansia attorno a me che si moltiplicano.
Eccoci al Rivolta, bellissimo con i suoi tetti che sembrano onde e pezzi di cielo, e mi sento un pochino a casa. Ci parliamo dello sciopero e cazzo loro si sono alzati alle cinque per picchettare le fabbriche, io una volta di più penso che i compagni sono proprio belli, perchè ci credono assai assaissimo e si svegliano pure alle cinque il giorno dello sciopero. Ma l’argomento topten è il nuovo sito di Sherwood e tutto quello che ne consegue, Graz ci spiega tutto con l’entusiasmo di un adolescente e io mi lascio trasportare dai suoi racconti della radio del futuro e tutto mi sembra bellissimo non vedo l’ora di vedere gli studi nuovi e penso che anche io voglio fare i racconti di lucilla con la uebcam cazzo.
Facciamo infine il nostro spettacolo con tanto di uebstriming, sono emozionata, è qua che tutto è cominciato e penso (e dico al socio) ti rendi conto? se fossero andati male quei quindici minuti non l’avremmo fatto mai, e forse è un caso forse no che proprio il giorno dello sciopero generale siamo qua, come se avessimo in qualche modo chiuso un cerchio ma forse no non è un cerchio a me i cerchi non mi piacciono. (Ma dentro di me ho tremila pensieri e uno è proprio il destino di questa turnè vorrei tanto parlarne con Francis ma mi sento appiccicata dentro di me e allora devio ritardo svicolo annego nello spritz).
Non ce ne vogliamo proprio andare da Marghera perchè sembra che tutti ci amino e io mi sento un po’ a casa ma sappiamo che domani c’è un’altra lunga giornata davanti a noi allora ecco a un certo punto ci rimettiamo sulla nostra lucillomobile e voliamo a Padaniacity dove dormiamo dalla mia amica Tori che io non la vedo mai e sono proprio contenta.
Il viaggio è difficile. Abbiamo i pensieri. Penso che forse Francis non ce li avrebbe, i pensieri, se non glie li mischiassi io. Poi penso che no, lui ce li ha comunque, i Francispensieri.
Ci svegliamo a Padaniacity e nonostante il sole nonostante la splendiderrima giornata il piombo incombe su di noi, passeggiamo cercando di goderci la mattinata, porto Francis al Pedrocchi e facciamo tutte le cose che due veri turisti devono fare a Padaniacity tipo mangiare i tramezzini caldi del Nazionale ma la verità è che non vediamo l’ora di andarcene e allora via, sfrecciamo di nuovo sulla lucillomobile verso Falconara dove ci aspettano i compagni del Kontatto.
Ma per la strada facciamo una cosa proprio da turnè ovvero usciamo dall’autopista e ci facciamo il bagno, il bagno, Francis e io in costume, un freddo porco e noi che urliamo e ci facciamo il bagno e poi ci mangiamo pure il gelato proprio come le star del rock’n roll.
Arriviamo tutti salati dai compagni del Kontatto.
Che noi non li conosciamo, però dalle telefonate sembrano proprio simpatici. E infatti arriviamo e loro stanno in questo angolo di paradiso schiacciato sotto la maledetta raffineria dell’api, ma il loro paradiso se lo proteggono eccome, e ci accolgono e ci festeggiano e ci fanno persino mangiare il mata hambre e ci chiedono e ci raccontano, ancora parliamo del nostro sciopero generale, a me sembra che dai loro racconti esca luce e pura vita esca generosità e mi dico meno male, meno male che siamo venuti qua a fare lo spettacolo, infatti quando poi lo faccio, con Francis soprelevato alla mia destra, mi viene proprio da commuovermi, e me li guardo tutti e me le guardo tutte, uno per uno una per una, e quasi vorrei fermarmi per piangere un pochino di commozione. Mi sembra di non farlo così bene da secoli, lo spettacolo, forse proprio perchè oggi ho proprio l’impressione che queste persone l’abbiano fortissimamente voluto e allora anche la mia piccola parte di militanza ritrova senso. Guardo Francis e penso che forse anche lui sta pensando le stesse cose.
Finisce a gioia e borghetti, e sono le tre quando riusciamo ad andarcene a dormire da Reka e Pa che per me oh, sono proprio degli eroi, ci accolgono in questo meraviglioso nido di gioia e io non vorrei dormire vorrei solo ascoltare i loro racconti ma invece a un certo punto mi rendo conto che sono discretamente ubriaca allora dico ciaociao a domani.

Eh si, perchè abbiamo deciso con Francis di farci un regalo, che ce lo meritiamo. E’ domenica e andiamo al mare, che questo sole chiama fortefortissimo. Reka e Pa ci portano al Conero che io non ci ero mai stata ed è un vero e proprio paradiso, il sole mi fa diventare subito tutta marroncina e collasso con tanto di bavetta sull’asciugamani della turnè mentre i tre rivoluzionari al mio fianco continuano a chiacchierare e io mi sento serena e rassicurata proprio come quando da piccola mi addormentavo mentre i grandi parlavano di politica.
E poi quando mi sveglio c’è solo una cosa da fare: il bagno dentro quest’acqua gelida e profonda come piace a me, sguazzo che è una meraviglia e penso, mentre li guardo da lontano, che mi sembra proprio di conoscerli da una vita, Reka e Pa, che non finisco mai di stupirmi della generosità, della gioia, della condivisione, che questa turnè si mi ha fatto fare un sacco di date ma soprattutto mi ha regalato le persone, le storie, mi ha regalato le lotte degli altri e io mi sento grata, mi sento, mi sento che nessuna turnè in un teatro mainstream potrebbe regalarmi tanto, e forse in questo momento riesco addirittura a spegnere un pochino il cervello che non si ferma un attimo oramai dal sei maggio.
Non ce ne vogliamo andare. Lo sappiamo che dovremmo perchè al tippiò c’è l’aperitivo della radio e dovremmo e vorremmo esserci, ma proprio non li vogliamo lasciare questi fratelli che abbiamo incontrato. Nel viaggio di ritorno scherziamo e ci prendiamo in giro e io penso quasi quasi rimango qua chi me lo fa fare a tornare a Bulagna.
Ma poi è un attimo, siamo già nella lucillomobile e guido io, Francis è stanco, io pure, e in più c’ho il mio rumore di sottofondo che non mi lascia un attimo. Nemmeno il nostro gioco nuovo sembra funzionare, mi sento intasata.
Ancora una volta imparo a fidarmi di Francis e finisce che al tippiò ci vado pure io nonostante tutte le mie riserve e mi diverto pure, ci sono i miei amichetti stretti della radio e io sono felice di poter dare una mano a fare le torrette coi bicchieri puliti.
Poi ecco, finisce che vado via, finisce che mi ritiro nella mia intimità e finisce che finalmente mi spengo, con un po’ di violenza ma evidentemente non avrei potuto fare altrimenti, finisce che sono tutta dentro di me, finisce che le parole sono importanti, e io me le ricordo. Finisce che è già giorno, e mi aggrappo agli ultimi sguardi segreti mentre bevo litrate di caffè che dovrebbero riportarmi nel mondo del master e dell’efficienza e invece mi portano solo la tachicardia.
Finisce che è lunedì, e anche questa volta cel’abbiamo fatta.

No responses yet

Mag 04 2011

avevo un vestito a fiori

vorrei tanto essere capace di mettermi a studiare e invece ho bevuto bicchieri di vino in numero di tre e sono come dire un po’ ubriaca allora l’unica cosa che posso fare è scrivere, un po’ pateticamente, come se avessi molti anni di meno o molti anni di più. Perchè 32 anni non sono l’età per scrivere un blog da spiantata, 32 anni sono l’età per un blog sulla puericultura o sul successo o che carapacchio ne so. 32 anni sono una bell’età del cazzo penso.
Allora è successo che ho incontrato un amico che non incontravo da dodici anni dodici non so se mi spiego e lui era uguale e io ero uguale e lui si ricordava persino di un vestito a fiori che indossavo quando andavo a prenderlo in 127 e che gli piaceva tantissimo io mi ricordavo dei pomeriggi insieme in un’estate caldissima, l’ultima estate campobassana che io ricordi, ricordavo il sudore le risate ricordavo - e non ho avuto il coraggio di dirglielo - che lui era stata l’ultima persona davvero con cui mi ero divertita a crampobasso lui ricordava io ricordavo e intanto sono passati molti troppi anni ed entrambi siamo più o meno contenti di come siamo diventati ma entrambi abbiamo addosso tante troppe ferite che ci fanno un po’ cinici un po’ mascherati un po’.
E allora penso ai dodici anni passati penso agli errori commessi penso alla taverna nel ghetto di padaniacity dove andavo con B penso alle nottate in bicicletta penso al piccolo cinema dove ci baciavamo di nascosto mentre lui proiettava pellicole su una macchina vetusta che si inceppava cinque volte su quattro penso alla teiera che mi regalò e che uso ancora adesso nelle giornate più fredde  penso alle incertezze a quella sensazione di avere tutto in mano tutto sotto controllo penso a una vespa gialla e a un film che vidi due volte di seguito solo perchè la seconda volta mi ci invitò uno che mi piaceva tantissimo.
E allora penso a nottate su un belvedere di Lisbona penso a Pierino e alla nostra amicizia non so perchè ci penso forse perchè ha resistito a tutti questi terremoti ha resistito a tutti questi miei tentativi disperati di scomparire penso a Pierino a quella volta che dormimmo a casa sua nel Bairro Alto e lui mi fece delle foto bellissime che chissà dove sono.
E allora penso a Pentothal e a tutto quello che abbiamo passato insieme e separati penso a come siamo diventati penso al bene che gli voglio penso a quello che abbiamo deciso di non fare mai penso a quella volta che eravamo al mare e ci facemmo il bagno in mutande e faceva freddissimo penso a una discoteca squallidissima penso alla sensazione profonda di dividere qualche cosa che poi di colpo morì.
E allora penso non so perchè alla prima volta che incontrai Francis in chat, stavo a Londra e mi vivevo un anno allucinante e mai mai mai avrei pensato a quello che sarebbe successo dal 30 novembre in poi, penso a quella chat che mi aveva dato un po’ di fiducia perchè lui mi aveva detto che gli piaceva ascoltare le lucilleidi e che non lo so non lo so che cosa mi aveva detto e non so cosa darei per ricordarmelo meglio perchè oggi mi sembra che tutto sia importantissimo invece prima, mentre le cose succedevano, non pensavo che fossero così stronzissimamente importanti.
Penso che il mio pensiero ricorrente adesso è andare via prima che la festa accenni a finire penso che non ci voleva proprio questa cosa che forse dovrò rimanere qui fino a settembre penso che forse dovrei sparire prima molto prima tipo domani penso che dovrei.
Come è successo che mi è tornata quest’angoscia di restare come è successo?
Penso che dovrei studiare e impegnarmi per cambiare la mia vita riempirla di cose nuove di modo che non ci sia più spazio per tutto questo sentire che mi respira dentro penso che mi sento come il mantice spalancato di una fisarmonica penso che ho paura penso che sono felice penso che non posso fidarmi penso alla lealtà penso che.
Penso che devo studiare porcamiseria. Penso che la gelataia di via Castiglione è meravigliosa e io vorrei tanto bere uno due tre bicchieri di vino bianco con lei.
Penso che presto chiuderò questo blog-specchio di desideri e passioni e angoscia e sarò pronta per una nuova grigia vita fatta di stipendi sufficienti gonne al ginocchio discorsi coerenti castità coerenza e finalmente avrò la stima il rispetto di chi mi starà intorno fino al giorno in cui non verrà fuori la storia del blog e sarà uno scandalo tutti sapranno che ero una spiantata e allora io vorrò tornare a com’ero prima cioè a come sono ora ma sarà troppo tardi e quindi a quel punto non so.

Soprattutto penso a cose cui non devo pensare. Indubbiamente.
Penso ora cancello il blog e addio lucilleidi addio lucilla.
Penso che questo potrebbe essere l’ultimo post che scrivo.
Ma anche no.

4 responses so far

Mag 02 2011

guida intergalattica per attivisti, quinto episodio

Sono le cinqueqquarantasette di lunedì mattina e non dormo.

Sono sicura di averlo fatto per almeno un paio d’ore, ma adesso niente, occhi sbarrati guardo il soffitto travi rosse vernice bianca. Non mi muovo. Spero che il sonno si degni di tornare da me. Invece ho già la testa attivissima come se fosse mezzogiorno.

G affianco a me dorme, abbracciato a tutta la mia invidia.

 

Penso che oggi ricomincio l’uni penso ai prossimi tour penso, in fin dei conti, che a me questi mesi sembrano lunghissimi, mi sembra che io e Francis abbiamo tantissimo tempo ancora e tanti chilometri e tante date soprattutto tante date però poi dentro di me lo so che il tempo è in realtà già quasi finito lo so che siamo arrivati pressocchè alla fine e questo mi mette addosso quella sensazione strana che accompagna le mie partenze: felicità ansia scoramento  paura e un poco di delusione nei confronti di me stessa, per non essere capace di restare.

Allora ecco sono le cinqueqquarantasette di lunedì mattina, probabilmente sono anche già le cinqueqquarantotto e penso a Francis, che tanto per cominciare a capirci io lo posso chiamare così ma gli altri no, che lo chiamino Papaleo o quello che vogliono loro, Francis è una prerogativa mia. Penso a Francis e a questa fase duepuntozero della nostra escheriana turnè, penso a quando siamo partiti venerdì per Reggio nell’Emilia e io ero stanchissima, stanchissima davvero, che il giorno prima c’era stato il viaggio a Parma e la favolosa nottata alla biosteria, e lui pure era stanchissimo, però siamo partiti lo stesso per andare a fare lo spettacolo in mezzo all’Emiliaparanoica e siamo stati quasi zitti perchè non ce la facevamo, io poi avevo paura di non riuscire a fare lo spettacolo perchè a me tutto questo gira e rigira a volte mi fa proprio rincoglionire, non faccio in tempo ad entrare con la testa nell’atmosfera della turnè che già devo staccare per andare a fare la studentessa a scemenze politiche e poi devo studiarmi un’altra cosa per fare una marchetta, poi c’ho da rincorrere equitalia e il giorno stesso un pezzo di un altro spettacolo e il libro da ritirare in biblioteca e gli amanti che non si dovrebbero incontrare e invece si incontrano nel momento meno opportuno e poi cazzo questa settimana dovrò pure chiamare l’estetista perchè per fare la modella devo essere glabra come la guancia di una neonata.
Arriviamo al Lab AQ16, che io non c’ero mai stata, e mi sembra bellissimo, bellissimo davvero, il palcoscenico è attrezzato proprio come un teatro e ci sono il fondale le quinte roba che in genere io non vedo manco nei sogni, ci sono le persone gentili disponibili c’è Lasere che prepara la pasta al tonno c’è un cane bellissimo tenero che è grosso come un cavallo e sa togliere i tappi alle bottiglie c’è Francis che ancora una volta mi insegna che per non farsi prendere dal panico è meglio mettersi con le mani a fare qualcosa e così fa lui, e finisce che pure io lo faccio perchè sono proprio persa dentro i pensieri della stanchezza e anche dentro l’idea che l’ultima volta che avevamo fatto lo spettacolo era a L’Aquila, e mi è tornata dentro tutta la tristezza.
Non conosco quasi nessuno ma Francis sì, molti ci aiutano ed arriva infine il momento dello spettacolo che a mio avviso io faccio malissimo, sono proprio depressa, non guardo manco Francis in faccia che non ce la faccio mi vergogno moltissimo. Invece non appena arriviamo nel camerino ecco che irrompono quattro o cinque compagni entusiasti che ci portano persino una birra come alle vere rock star e cominciano a parlarci fitto fitto dello spettacolo delle loro emozioni e di come nonostante ormai siano passati cinque mesi loro si siano emozionati assaissimo e questo e quello.
Mi viene da commuovermi, nel vedere queste persone giovani che si fanno entusiasmare dal teatro, e penso che sono proprio belli questi reggiani, ha ragione Lasere, sono proprio speciali sono proprio accoglienti sono proprio.
Ma nel giro di mezz’ora mi cala brutalmente l’adrenalina e Francis mi trascina via che sono uno straccetto. In macchina facciamo il nostro nuovo gioco segreto ma non ci riesce molto bene perchè siamo veramente devastati eppure io penso che è proprio questo limite così sottile che m’ interessa,  penso a tutte le cazzate che ho imparato in anni di teatro di ricerca, la sobrietà la castità l’attore che deve essere monastico per essere completamente dedito al suo ruolo e penso, appunto, che siano tutte cazzate, che una volta che io mi fossi sterilizzata dalla mia imperfettissima umanità, umori appetiti e stanchezza compresi, non rimarrebbe molto non ci sarebbe più cuore sarebbe forse uno spettacolo tecnicamente bellissimo ma sarebbe come guardare gli ingranaggi di una cosa meccanica. E come è ormai noto a me la meccanica non m’interessa.

Ma ecco siamo arrivati a Bologna piovono pietre ci promettiamo di studiare domani anche se è primo maggio ci promettiamo che occhei saremo produttivi perchè ci sono mille cose da fare ci promettiamo ci diciamo ci guardiamo ci.
E poi è primo maggio e io contravvenendo alla promessa vado in piazza a cercare tutti gli altri che mi mancano proprio, e c’è Lafla c’è Laire c’è Panta c’è Carlo ci sono tutti tuttissimi si balla la trash con diggei Parente piazza dell’Unità è oggi la piazza dove si può davvero festeggiare il primo maggio nonostante la storiaccia del vaticano che a me proprio non va giù, a essere sincera, vado in piazza rompendo la promessa con Francis e mi sento anche un po’ in colpa immaginandolo impegnato in uno studio matto e disperatissimo con le goccioline di sudore che si incastrano nel piercing ma cazzo, eccolo là che balla in piazza e fa lo scemo.

Buon primo maggio, a voi indomabili attivisti intergalattici.

No responses yet