Ott 11 2011
Quando meno te lo aspetti, zac.
Splende il sole su Seoul questa mattina e i pensieri uggiosi che m’hanno accompagnata da domenica sera se ne sono rimasti sotto le coperte. Scarpe da ginnastica addosso e tacchi in borsa mi faccio quasi di corsa la strada fino all’ufficio: scale di casa portoncino prima discesa scalette seconda discesa pianura folla evitare spintonare attraversare ma solo col verde sacchetti di rifiuti aperti vetrine spente salita poi discesa discesa discesa omino della frutta curva a sinistra cavalcavia scale in corsa ultima salita fulminante oh yeah.
Eccomi.
Mi metto placida come una pecorella a fare le mie cose quelle nobili e anche quelle un po’ meno nobili, che quando c’è il lavoro, in fin dei conti, a me mi va bene, poco importa se si tratti di attaccare etichette o organizzare eventi insomma per me ci sono giorni in cui è semplicemente bello vedere le cose che si creano che crescono anche se alla fine della fiera si tratta solo di invitare questeqquello al noiosissimo vernissage del signor sarcazzo. Che poi io manco ci vado.
Bello mi piace lavorare oggi ho un sacco di cose da fare e poi ho scoperto che la mia proposta di lettura su Tondelli si farà cavolo cavolicchio si farà proprio e io non so chi devo ringraziare o meglio lo so, sì, ma un po’ mi vergogno ma soprattutto rimango stupefattissima quando scopro che sul programma ci sta nientepopodimenocchè il mio cognome e pure il nome diokèn il nome proprio dottoressacarlavitantonio allora lo ammetto, un po’ mi cago sotto perchè questa cosa di Tondelli non è che sia proprio prontissima mi dico oh non è che mi sono un tantino sopravvalutata? ma poi mi ricordo di tutte le volte in cui me lo sono detta e allora respiro sprofondo un pochino nella sedia ed è di nuovo tuttapposto o quasi.
Va tutto bene oggi in ufficio mi sento che ce la faccio e infatti sono così tranquilla che vado anche a mangiare con tutte le altre a dispetto di quanto mi ero detta ieri (da sola, devo stare sola, devo pensare devo isolarmi nessuno mi capisce blabla menate varie da paranoica depressa quale sono) e faccio un pochetto la buffona come so fare io quando sono in buona e come non avevo mai fatto da quando sono qua infatti la mia collega si tiene la panza dalle risate e mi dice non ti riconosco. E grazie che non mi riconosci, ci sono dei giorni che vengo in ufficio con la maschera di ghisa e poi vabbè inutile approfondire la questione dell’ufficio dell’identità e via discorrendo.
Poi all’uscita dal paninificio zacchete come non mi si attacca una mantide religiosa grossa come un piccione proprio sulla zampa? Si attacca e non si stacca la maledetta mantide, oh che tu vuoi schifosa?
Comincio a fare un pericoloso balletto urlando cazzo cazzo me ne sono venuta in una metropoli per non vedere queste cose cazzo cazzo ma con tutte le cose del terzo mondo che vi potevate tenere avete scelto proprio gli uomini scatarranti e le mantidi religiose???
Ecco udite le parole terzo mondo la mantide s’offende e mi libera la zampa nell’ilarità generale.
Non è finita la giornata eh no, che al pomeriggio me ne vado a bere il caffè più buono di Seoul con la mia amica Suhee che porcapaletta meno male che l’ho incontrata. Suhee e gli altri attivisti sono quelli con cui io divido le mie giornate e le mie attività politiche qui a Seoul. Le chiedo che cosa ne pensa di questa storia di “occupySeoul” e mi dice esattamente quello che pensavo io e cioè che è una cosa fatta solo dagli stranieri perchè i coreani in questo momento stanno manifestando per cose che sentono più vicine a loro tipo l’occupazione nell’isola di Jeju e i licenziamenti a Busan o tipo lo sgombero della fattoria dove andrò io sabato sperando che la madama non mi pigli sennò mi spediscono dritta in Italia e addio radioso futuro in Asia, mi danno il foglio di via permanente per otto reincarnazioni, compreso lo scarrafone. Allora cominciamo a parlare fittofitto di politica, delle elezioni del sindaco che ci saranno tra due settimane, del candidato di sinistra (cazzo ha detto di sinistra giuro che lo ha detto), cerchiamo di mettere giù un po’ di idee, io le racconto dell’Italia e degli incontri settimanali al Tpo, del fatto che sì, è vero, non sempre sono entusiasmanti non sempre ci siamo tutti però è un punto di riferimento un momento verso il quale tornare a un certo punto e allora proviamo a focalizzarci sugli incontri del giovedì che lei e Chakuri stanno organizzando, il prossimo lo terrò io e parlerò dei movimenti in Italia cavolo ma che dirò? in inglese poi, vedi tu che casino, ma è importante importantissimo autoformazione crescita energia e intanto beviamo il caffè e finisce che ci diciamo oh però dobbiamo contattare questi di occupySeoul perchè sennò finisce che perdiamo una grossa occasione. Ma come si fa? allora mi scontro con questa tendenza tutta coreana all’isolazionismo, una tendenza antichissima che corre e ricorre nei lunghissimi fili della storia coreana e non è che arriva l’italiana e cambia il mondo.
Se avessi potuto fare i miracoli mi sarebbero già venute le stigmati,
tanto più che ho quasi trentatrè anni proprio come Cristo oh yeah.
Passa il tempo e attorno a noi il bar che si chiama parla col cuore diventa accogliente come una nuova casa. Ci raccontiamo e senza nemmeno rendercene conto siamo lì che parliamo di amore e storie e difficoltà e paure e io mi rendo conto che nonostante tutta questa distanza cazzo siamo così vicine così vicine e al tempo stesso così sole e per questo ancora più vicine e mentre lo penso Suhee mi dice
ti posso chiamare Onni?
E onni vuol dire sorella maggiore, e a me mi sembra un onore e una responsabilità che Suhee mi voglia chiamare sorella maggiore, allora le dico sì, certo che puoi io ne sono proprio onorata e sono anche un po’ commossa ma non glie lo dico.
Finisce che torno a casa canticchiando e sbaglio pure metro ma sono felice e mangio molti dolci perchè sono anche un po’ triste e io lo so perchè sono triste sono triste per due motivi diversi epperò anche un po’ uguali ma soprattutto sono triste perchè ho capito di non essere nel cuore delle persone che amo, di non esserci quanto vorrei io, e lo capisco periodicamente e ogni volta mi sembra una grande illuminazione che mi porterà alla buddità però invece poi me lo dimentico di nuovo e via discorrendo, ciclicamente, fatto sta che ho questo piccolo coltello conficcato nella schiena e fa male però ho una sorella di cui prendermi cura e molta politica da fare allora non ci penso, al coltello, sorrido e canto poi arrivo a casa, trovo Eterogeneo in chat, ci diciamo due cose su sabato, ci invitiamo reciprocamente a stare attenti, ci ripetiamo l’elenco delle cose utili, gli dico siici anche per me, mi sfotte, ma lo so che lo farà.
