Nov 29 2011
Colpa del fagiuolo verde, post con dedica a SailorAdele.
Fatto ieri il mio primo esame di coreano, credo di averlo passato, se la prof accoglie la mia licenza poetica espressa nell’haiku, da me composto in sede d’esame:
La mia famiglia vive a Seoul
Naoko ha molto male al naso
Io mangio un letto, è delizioso.
Si sa, sono una creativa.
Dunque dato l’esame iersera, mi sono fatta prendere da pensieri tremebondi, per ragioni varie ed eventuali, alcune ovviamente fondatissime, altre molto meno, ovvero lo scoramento s’è presto trasformato in paranoia e alle due ero ancora là con l’occhietto vispo a domandarmi quale fosse il paradigma del verbo to belong. Non perchè io belonga a qualcuno, sia chiaro. Però magari un giorno potrei trovarmi nella condizione di dire vedi amico mio, tutto questo un giorno lontano belongava alla mia famiglia.
Ah ricordo la mia gioventù, già ero insonne, ma mi crucciavo per motivi assai più terracquei tipo vorrei scopare con quest*, vorrei liberarmi di quest’altr*, vorrei provare questa droga vorrei questo e vorrei quello. Oggi no, oggi sono una donna matura e mi permetto di farmi venire l’insonnia solo se posso interrogarmi con questioni ontologiche, epistemologiche o grammaticali. Se poi mi annoio, ogni tanto faccio una pausa deliziandomi con qualche fantasia erotica, ma solo pochi minuti, che la grammatica non può aspettare.
Allora oggi la mia amica SailorAdele, che c’ha una panza tanta perchè ci sta per partorire nientepopodimenocchè una piccola creatura umana che potrebbe nascere addirittura il giorno del mio compleanno, si lamentava perchè non lucillifero più. E’ vero. Sto lucilliferando poco e per due motivi diversi: il primo, che è quello bello, è che ho da fare. Ho un sacco da fare. Con tutte le eccezioni che ci sono nella grammatica italiana sono impegnatissima, giuro. Il secondo è che mi sono un po’ scoraggiata, questo blog non ha mai i ritorni che spero io e insomma sono in uno di quei momenti in cui gioco a chiudo non chiudo.
Ma poichè SailorAdele c’ha le voglie di lucilleidi, e poichè non oso pensare di che colore e forma possa essere una voglia di lucilleidi non esaudita sulla pelle della nostra creaturina in arrivo, eccomi che scrivo due cagate di altissimo livello ovvero qualche piccolo resoconto della mia recente vita a Seoul.
Episodio uno, gastronomia locale.
Oggi ero triste poichè il mio amichetto del cuore se ne è andato. Che valle di lagrime. Ero lì che miravo la sua stanza buia e mi dicevo oibò come farò a sopravvivere in questo mummificio. Nessuno mi cagava e quelli che mi cagavano lo facevano con l’obiettivo letterale di seppellirmi nella merda. Brutto bruttissimo. Allora sono uscita e ho detto vabbè mi compro un gelato, me lo merito. Piglio il gelato alla menta. Io il gelato alla menta lo a d o r o . Me ne esco dal supermercato con questa vaschetta verde e sono felicissima, mi asciugo le lagrime, mi soffio il naso, arrivo a casa piglio il cucchiaio e scopro che
è un gelato al fagiuolo verde
una cosa veramente, veramente raccapricciante. E ancora più raccapricciante è il fatto che lo sto mangiando comunque, perchè in fin dei conti sempre gelato e sempre verde è, solo non è alla menta, ma che importa, siamo in Corea, qua la menta non cel’hanno.
Episodio due, conversazione.
Settimane fa conosco una tipa coreana con cui attacco bottone e blabla beviamo un caffè poi un sabato sera noi la si invita a mangiare le lasagne più buone della storia insomma niente di che. Però carina la tipa. Poi sparisce.
Oggi mi invia un messaggio:
“ciao, come va?” (lo so, dal primo messaggio dovevo rendermi conto che la conversazione era pericolosa, e invece sono lenta di comprendonio)
risposta mia: “bene, e tu?”
lei “bene”
Silenzio per alcune mezz’ore
poi lei “un po’ impegnata, ma oggi mi rilasso”
io, un po’ turbata “ah! e come mai?” (magari sta partendo per le ferie? vai a sape’)
lei: “eh si, oggi è il mio compleanno!”
io: “auguri! spero tu lo festeggi nel migliore dei modi!”
lei “grazie”
Fine delle trasmissioni. Voi mi dovete spiegare che cazzo di conversazione è questa. E’ evidente che, dome dice il dottò, bisogna conoscere i codici, e io i codici non li conosco. Mi sto ancora domandando: forse avrei dovuto invitarla a cena poichè è il suo compleanno? forse ho sbagliato qualcosa? forse i messaggi non erano per me? questi sono gli interrogativi esistenziali che porterò con me tornando in Europa, così come chi torna dall’Africa si porta il così detto Mal D’Afffrica. Io mi porterò il mal di Seoul, all’odore di Kimchi.
E ora poichè s’appresta la sera spegnerò ’sta cascetta e me ne andrò a bere una cosa con una tipina niente male conosciuta non mi ricordo come. La vita a Seoul è facile. Basta non scambiare menta con fagiuoli.
