Dic 21 2008

Preparativi di molteplici partenze

Published by lucilla at 19:16 under campobasso, viaggi, carla vitantonio, famiglia, teatro

Ammettiamolo, un po’ di concitazione mi piace. Mi preparo alla partenza londinese, mi cerco una stanzetta, mi diletto col pensiero della vista della città che ogni giorno mi metterà di buonumore, sfruculeio la mia fantasia soffermandomi sulle innumerevoli bellezze che m’aspettano nei prossimi due mesi, io, Lucilla, a Londra, con la crisi della sterlina a gogo, per sette settimane sette!!! Evviva evviva evvia. Non m’angoscia per nulla il fatto che io al momento non abbia ancora trovato casa. Ci sono mille cose a cui pensare: che vestiti mi porto? lo metto in valigia un paio di scarpe col tacco? pelliccetta o cappottino rosso? mi devo comprare l’ombrello! e se me lo compro là? quali creme lasciare e quali portare? e un pacco di tubetti me lo porto? e l’olio? si, l’olio senza dubbio. E l’aloe? anche l’aloe me la devo portare, in qualche modo, potrò mica interrompere la cura?! E chi mi porta all’aeroporto? Piangerò? e la guida? e la cartina?appena arrivo vado a mangiare sushi….a proposito, massiccia dose di enterogermina per le frequenti intossicazioni alimentari che prevedo prenderò…e poi il programma in radio, che registrerò da Londra, che bellezza! Lucilla’s tales!!!quante cose quante cose! E poi al ritorno, al ritorno già ci sono cose pronte, corsi che ripartono, attività che si rimettono in piedi e la primavera, la primavera che sarà ormai alle porte…..
Insomma, una stanza la troverò, e se non la trovo sto in ostello, bela lì (oggi parlo internazionale).

E in tutto questo, in tutto questo c’è un’altra piccola ed emozionante partenza da preparare: il viaggio natalizio a casa vitantonio!!!!! Ho già descritto ampiamente alcune delle molteplici meraviglie che giustificano il mio entusiasmo natalizio: i fritti del digiuno, l’apertura dei regali, la tombola, e forse basterebbero già queste a giustificare il puntiglio con cui in questi giorni ho impacchettato innumerevoli regali e regalini, masterizzato cd, preparato bigliettini, escogitato stratagemmi, immaginato menù. Basterebbero sì, ma non sono le uniche! Ad esse ne aggiungerò altre per solleticare la fantasia di chi legge, per esempio

la mattina di natale in casa vitantonio

la mattina di natale a casa vitantonio ognuno si sveglia alla cazzo di ora che preferisce, basta che si svegli prima dell’ora di pranzo. Del resto sarebbe difficile evitarlo, visto che a una certa ora cominciano gli schiamazzi genitoriali e delle innumerevoli presenze casalinghe, sorelle mariti cognati cani gatti e -da quest’anno!- nipotini!!!!
Chi vuole andare a messa ci va.
In genere non ci va nessuno.
Chi ci va arriva in ritardo.
Quando ero piccola ricordo che mi vergognavo tantissimo perchè (al tempo trascorrevamo il natale dai nonni) io mi alzavo per tempo e mi pettinavo e lucidavo per andarmi a sedere al primo banco in chiesa dove avrei potuto cantare chiacchierare ridere a mio piacimento fregandomene dei rimproveri delle vecchiaccie che mi dicevano che ero una ciàula, io e mia cugina -per il significato della parola ciàula appellatevi alla fantasia- dicevo io mi preparavo etc

e i miei arrivavano a metà della messa.
Anzi, spesso arrivavano giusto in tempo per scambiarsi il segno di pace!!!
Una cosa scandalosa.
Certo, mia mamma era bellissima, impellicciata e truccata come una del tiggì, e anche mio padre per l’occasione si metteva il montone e la cravatta, però io avrei preferito che ci mettessero un po’ meno a prepararsi e che arrivassero un po’ prima, almeno in tempo per prendersi una benedizione, che ne avevano bisogno.

E ora invece gioisco del lassismo di casa vitantonio.
Ci aggiriamo in tenuta pigiamosa, a partire dal più anziano per finire alla più giovane.
Indifferenti al tempo che scorre mettiamo sul fuoco una caffettiera dopo l’altra. Ogni volta che un nuovo destato giunge in cucina e si appropinqua al camino (perennemente acceso) domandiamo se vuole caffè o te, e ognuno ne approfitta per fare un’altra colazione.
La mamma vitantonio c’ha sempre una camicia da notte lunga fin sotto le ginocchia. La veste senza calze. Il mistero della sua temperatura non è mai stato svelato.
Il papà vitantonio c’ha pigiama a quadri e sopra una vestaglietta annicinquanta. Per andare a prendere la legna indossa con noncuranza un berretto di lana che gli cucii anni fa.
Pandori, panettoni, frittelle, graffe, struffoli cicerchiate cauciuni caragnoli e scarole, pigna ciambella e se vi va un poco di salato c’è qualche tartina avanzata dal cenone, ma mi raccomando tenetevi leggeri che alle due si mangia.
Qualcuno va a messa, ma pochi. Ogni tanto papà vitantonio c’ha una crisi mistica e ci va. Molto più spesso preferisce stare con le figliole, e fa bene.
A volte a messa ci va Conny, e ci racconta come è andata la predica.
La badante marocchina, giustamente, se ne infischia.
E poi si parla, si alza la voce, si ride, si fanno gli scherzi.
Io ne faccio un sacco.
Persino il mio glaciale promesso si scioglie in questa occasione e si sintonizza sulle frequenze di casa vitantonio, si mette a scherzare con papà vitantonio e abbozza qualche parola in un dialetto inqualificabile.

E mancano solo tre giorni!!!!!
E poi quest’anno c’è anche mio nipote, il nano più bello della stirpe, il cioccolatino più piccante che ci sia, l’infante che a cinque mesi conosce come unica ninnananna “bandiera rossa” cantata da papà vitantonio.
Evviva Teo e il suo primo natale!!!

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