Feb 01 2009

chinatown

Published by lucilla at 19:49 under londra, carla vitantonio

Oggi a Londra si festeggia il capodanno cinese. Tutte le pareti del grande tubo erano tappezzate di manifesti che gridavano all’evento straordinario, promettevano giochi di strada, dragoni, danze, lanterne rosse e ciambelline. Potevo non lasciarmi ammaliare dai cartelloni rossi e dorati che mi invitavano a Trafalgar Square? No, non potevo. E così iersera (ops, stamane alle 3) tornata a casa da un fancy dress party che mi ha vista travestita da “cenerentola prima di mezzanotte” e che mi ha impegnata in danze afrocaraibiche, canti brasiliani, decine di brindisi a suon di sambuca e promesse di sempiterna amicizia con alcune delle mie compagnucce mime, ho messo la sveglia a mezzogiornemezza per non perdermi la sfilata dei dragoni.
Mi sono svegliata ancora un pochino ubriaca e nel giro di un’ora sono stata in grado di rotolare dignitosamente in wilmot road (la strada dove vivo, nds) in direzione grande tubo. Un freddo, un freddo! A Londra il vero inverno è arrivato questa notte e ha portato vento gelido che sferza le mie paffute guanciotte e gela le zampine, e neve, ma una neve di polistirolo che sembra quasi ci sia una di quelle macchine dei cinema a spruzzarla, nascosta da qualche parte. Dunque -nonostante ogni presagio mi indicasse claramente ch’era meglio ritornare sotto le coperte- mi sono avventurata fino a trafalgar square, dove ho visto migliaia di persone, tra cui forse due o tre cinesi più i proprietari delle bancarelle, che assistevano, sotto un cielo di lanternine di carta rossa, a una specie di festivalbar cinese:su un grande palco circondato da maxischermi si avvicendavano le stelle della cultura pop cinese contemporanea che si esibivano in danze, canti e coreografie dal gusto dubbio. Dopo venti minuti ho deciso così di dirigermi verso chinatown , dove avrebbero dovuto esserci gli immensi dragoni in parata. C’erano invece migliaia di inglesi in fila per mangiare (proprio oggi, che furbata) negli innumerevoli buffet cinesi, ma file che arrivavano fin fuori, roba che neanche alla mensa dei poveri, insomma, da credere quasi che li facessero mangiare gratis. E mentre gli inglesi si accalcavano e decine di bancarelle vendevano interessantissimi e originali gadgets di cartone raffiguranti dragoni e lanternine, mentre simpaticissimi bambini inglesi buttavano a terra delle miccette cinesi probabilmente fabbricate da loro coetanei, due timidi draghetti si aggiravano mestamente, soverchiati dalla folla e preceduti dal suono dei tamburi. Codesti draghetti formati da una sola persona (insomma, niente a che vedere con quei dragoni composti da decine e decine di danzatori) e da un assistente in tuta dell’adidas taroccata che agitava il loro mantello, si esibivano in danze non esattamente sfrenate cercando di dimenarsi tra un inglese obeso e il suo bambino lanciamiccette. Insomma, che tirchieria.Tutto questo sbandierare e poi si arriva e ci sono due microdraghetti che più che allo splendore della cina mi fanno pensare a quel cartone animato di quando ero piccola, quello del draghetto Grisù che voleva fare il pompiere.

Delusa, delusissima e praticamente ibernata, me ne sono mestamente ritornata a Leyton e mi accingo a prepararmi per la mia quinta settimana di lavoro.

2 Responses to “chinatown”

  1. lafranceseon 01 Feb 2009 at 22:01

    lucillì arriviamo! abbiamo fatto i bijetti! :)

  2. scheggiaon 02 Feb 2009 at 13:55

    mi sa che per vedere un bel carnevale cinese tocca andare in cina! :o)

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