Feb 14 2009

un sabato qualsiasi

Mi aveva preso l’ansia del rientro. Erano giorni che contavo le cose che avrei dovuto fare e non avevo ancora fatto, i ragali che avrei dovuto comprare, le occasioni che non avrei dovuto perdere e blablabla.
Per oggi avevo programmato un giro alla Torre di Londra e poi un giretto alla Tate Modern, poi cena in compagnia poi birra a King’s Cross poi poi poi.
Mi stavo stressando.
Anzi, mi ero stressata.
Per fortuna ci ho ancora un briciolino di raziocinio. Stamane, ore nove e cinquantuno, mi sono alzata, mi sono tolta i tappi dalle orecchie (con i miei coinquilini è impensabile dormire senza tappi, e anche coi tappi è un’impresa piuttosto ardua), li ho infilati nella loro scatoletta rossa con le scritte dorate, mi sono alzata, mi sono ciucciata la mia dose quotidiana di aloe vera, mi sono bevuta le mie due tazze di acqua calda, ho fatto la pipì, mi sono lavata la faccia e messa la crema-giorno-body-shop che mi sono regalata per i miei 30 anni, ho guardato la posta elettronica sperando (ahimè oggi inutilmente) di trovarvi il buongiorno del mio concupitissimo, ho fatto una lunga serie di cose similmente interessanti che non elenco per non essere accusata di essermi etnometodologizzata, dopo di che mi sono guardata nello schermo sporco del pc e mi sono detta

ma vaffanculo

io c’ho voglia di stare a casetta, rispondere alle mail, studiare per il mio esame, preparare il mio numero nuovo segreto, insomma oh, non ci ho voglia di fare la turista, perchè turista non mi ci sento per niente, eccheccazzo. Ho voglia di studiare il mimo. Di preparare il mio ritorno, di aggiornare il sito, di dedicarmi a me e si, in qualche modo ho voglia di lavorare. Perchè a me lavorare mi piace. Tiè. O meglio, perchè il mio lavoro mi piace.

Non ci ho voglia di andarmi ad ubriacare, di stare in giro con fanciulle in cerca dell’amico di una sera che sprizzano feromoni da ogni poro, non ci ho voglia di mangiare fish and chips, non ci ho voglia di imbattermi in migliaia di coppie impazzite che tristemente provano a festeggiare sanvalentino, me ne sto a casa, tiè, nonostante il casino che fanno i miei coinquilini.

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