Mar 15 2009

dura la vita della blogger ammalata

Published by lucilla at 19:18 under società, viaggi, carla vitantonio, famiglia, precarietà

Giunta in terra natia venerdi’ nel primo pomeriggio, forse già covavo il morbo malefico dento di me. Vai a sapere. Vero è che il fidanzato giaceva nel talamo da giorni due con  altissima febbre, mal di tutto e deliri tipici del viril sesso tipo morirò aiuto nessuno mi ama come sto male io nessuno sta e tu ingrata stregaccia non m’ami a sufficienza anzi, pensi agli affari tuoi mentre il tuo valoroso principe soccombe nella guerra contro la malattia.
Poco importa se la stregaccia di turno partiva per gravi motivi famigliari dopo notte insonne trascorsa al capezzale del principe.
Insomma notte travagliata e poi venerdì via di corsa con la mia rotellina turbodiesel ho macinato i seicento chilometri che mi separano dal nido famigliare e sono giunta mezza morta mezza viva in quel di crampobasso.
Già ero stata avvisata dalle sorelle vedi cara che i genitori hanno da metterti a parte di una notizia cattivassai dunque vai preparata. Mi ero preparata come potevo. Ed evidentemente non era abbastanza.
Subito prima di cena il padre e la madre m’hanno confidato il triste segreto, la sorella ivi presente con pargolo ha voluto aggiungere il suo articolato punto di vista (che è quello che m’appare più ragionevole, diciamolo), purtroppo l’altra sorella era assente causa sessione d’esami prolungatissima e dunque ho masticato la mia pizza al pomodoro rimuginando sull’accaduto e sull’accadente.
Domande ne ho fatte poche. Mi pare che in famiglia si siano già tutti domandati e risposti il possibile l’impossibile e buona parte della letteratura fantasy degli ultimi cinquant’anni. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe successo proprio a noi.
Tempo dunque dodici ore e giacevo malatissima nel talamo della mia adolescenza. Bronchi moribondi e febbre e debolezza e male alla nuca ch’è sede del raziocinio e dell’intelligenza, male pure alla mandibola sede della capacità di reagire con energia. Insomma totalmente debilitata nel corpo e nello spirito, poco importa se per motivi molto banali di contagio da bacio amoroso o se per sublimi motivazioni psicosomatiche da attaccamento alla familia.
Or dunque ancora giaccio in questa casa onde trascorsi tutti gli anni peggiori della mia vita ovvero quelli della mia stronzissima adolescenza. Gli anni più crudeli più belli più poetici più incomprensibili della mia vita quelli a causa dei quali o grazie ai quali io sono così ora. Mi sembra impossibile che questa possa essere l’ultima volta che ho il diritto di ammalarmi in questa casa e di girare per le sue stanze alla ricerca dei mille tesori perduti che sempre vi ho trovato nel corso degli anni.
Ci abbiamo ancora una possibilità ma a me m’appare remot’assai.
Forse perchè di natura sempre fui pessimista, dal giorno in cui m’accorsi che a tavola il mio bicchiere era mezzovuoto e quello di mia sorella mezzopieno.
Utilizzate le mie ultime energie per scrivere questo post maleodorante fanghiglioso come il mio umore mi ricaccio nel talamo per un nuovo complicatissimo sogno alla nouvelle vague.

4 Responses to “dura la vita della blogger ammalata”

  1. Nathanon 16 Mar 2009 at 19:11

    ostia! post oscuro e funesto.
    Lucilla, vedremo giorni migliori, come sempre, orsù

  2. testa bislaccaon 17 Mar 2009 at 22:30

    Ciao, va detto che gli uomini ammalati sono una iattura fra le peggiori. In linea di massima, via, chè ho avuto familiari mezzi morti ma silenti, ma in compenso un marito, ora felicemente ex, che al minimo accenno di febbre si infilava nel letto, si stringeva il capoccione in una specie di bandana (il tutto era esilarante, a dire il vero) e iniziava una serie di lamentele che mi facevano venir voglia di correggergli la spremuta di arancia con mezzo cucchiaino di stricnina.

  3. Chiton 18 Mar 2009 at 10:03

    Sarà la febbre, sarà che ci leggiamo e quindi ti conosco da poco tempo ma, ammetto, non ci ho capito molto.
    Visto che siamo entrambi “infetti” però un sincero abbraccio ed un grande in bocca al lupo te li faccio con il cuore.
    A presto!

  4. floon 18 Mar 2009 at 13:14

    1) Sospetto che gli uomini si sintonizzino sullo stesso canale di lamento delirante, eppoi dicono che non esiste nessuna coscienza collettiva da cui attingere, allora mi spiegate com’è che delirano tutti allo stesso modo?
    2) Credevo di essere una delle poche al mondo a soffrire di mal di mandibola, nè sapevo fosse sede della capacità di reagire con energia. Troppa energia?
    3) T’abbraccio per la triste notizia, visto che i germi non contagiano online.
    Mi spiace, ma è forse tempo di voltare pagina e scrivere un capitolo migliore… e in bocca al lupo!

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