Gen 26 2010
un covo di hacker nella mia gola
Causa diversissime occupazioni preoccupazioni sommate a imprevisti probabilità tornare al punto di partenza senza passare per il via dadi persi ecco sono un po’ sparita.
Ma sono ancora io. Con un raffreddore e una generale somatizzazione dello stress che metà basterebbe a far scattare l’allarme influenza porca, se solo mi dichiarassi.
Ma io imperterrita vado avanti più o meno. Oggi per la prima volta ho dovuto saltare un giorno di scuola perchè stavo troppo, troppo male, male che metà bastava a rendermi incapace di sollevare persino il sopracciglio. Figuriamoci quattro ore di scuola. Allora ho chiamato ho chiesto scusa poi ho riempito la borsa dell’acqua calda e mi sono rinfilata sotto le voperte. Buonanotte. Ho ronfato con tanto di tipica bavetta della malata fino alle tre, poi ho messo insieme i pezzi avanzati e me ne sono andata a lavorare. Ebbene si. A scuola posso non andarci, tanto pago io. Ma a lavoro ci devo andare, altrimenti come faccio a pagare la scuola dove posso permettermi di non andare?
Oh oh, c’è qualcosa che non quadra. Ma io non mi fermo, e chi mi ferma a me?
Ci ho gli interrogativi esistenziali. Lo so lo so, non è una novità, non ho bisogno che me lo si ripeta. Ciclicamente ci ho gli interrogativi esistenziali. Questa volta più seri perchè ho superato i trent’anni. Ma adesso non ne posso parlare, ci ho una festa di addio di un vicino di casa e vado a magna’.
