Gen 28 2010

come se non bastasse tutto il resto eccoci di fronte a un altro problema d’identità

Published by lucilla at 01:43 under conoscenza di sè, londra, casa, uudm, viaggi, vitantonio, carla, bologna

Cominciamo col dire che non è detto che uno, ogni volta che parla di qualcosa, debba cominciare dall’inizio. Io c’ho questo vizio e me lo devo togliere. Ogni volta che mi metto a trattare un argomento, uno qualsiasi, cerco sempre di risalire alla “prima volta”, e da li discetto. Ma che menate. Chi me lo ha insegnato, questo modo di procedere? Una menata davvero.

Per esempio dovevo parlare di questa cosa dell’identità e poco ci mancava che non cominciassi con un pippone lunghissimo su quando ero piccola e sul mio sentirmi straniera a casa mia, sul mio sentirmi straniera sempre, sul mio sentirmi straniera comunque. Poco ci mancava che non cominciassi un pippone su quanta responsabilità hanno i miei genitori del fatto che io mi senta straniera e blablabla.
Oh vi siete salvati per il rotto della cuffia, come si suol dire, o per il ratto nella cuffia, come temo io.

Ma insomma. Ci ho messo tutta la mia infanzia, la mia adolescenza intera e parte della mia gioventù ad ammettere che ero molisana. Ci ho dovuto persino fare uno spettacolo sopra. Certo, il mio incasinatissimo albero genealogico, unito sapientemente alla propensione al nomadismo dei miei genitori, non mi ha permesso di andare più a fondo nella questione ovvero, ancora non saprei dire di che paese preciso sono, nel Molise, e quindi spesso riassumo dicendo “di Campobasso”, che è l’ultimo posto di cui potrei essere ma almeno sta sulle cartine che mostrano in tivvù quando fanno le previsioni del tempo.
Ci ho messo, dicevo, moltissimo tempo. Non che adesso ne vada particolarmente fiera ma ecco, ritengo che nessuno possa andare particolarmente fiero del posto in cui è nato e cresciuto. In fin dei conti, non è stato nè merito nè colpa nostra. Epperò adesso da qualche anno ho cambiato la mia residenza e sono diventata grande. Sono andata a vivere col mio innamorato bellissimo altrimenti noto come uudm (unico uomo del mondo per i distratti e gli ultimi arrivati) e ho fatto la residenza nella casa dove lui pure risiede. Un casino che non vi dico. Ci vorrebbe un post apposta. Ho quasi mobilitato il comune intero, uffici anagrafe catasto e igiene pubblica. E’ stata una cosa difficilissima. Ma insomma l’ho fatto. E adesso che succede?

SUCCEDE CHE LA GENTE MI DICE
“MA TU SEI DI CASTELLO DI SERRAVALLE”???

Anche a scuola oggi mi hanno detto che ero di Bologna. Oh, insomma, chiariamoci. Ma di dove cazzo sono io? Io mica sono di Castello di  Serravalle. Ci sono finita per sbaglio, non mi vogliono manco, a Castello di Serravalle. A Castello di Serravalle vogliono solo quelli del teatro delle ariette e io posso pure morire di fame, non importa quanto brava intelligente e innovativa io possa essere. A quelli di Castello di Serravalle non glie ne frega niente, loro vogliono i cittadini illustri, i cittadini famosi. E siccome io non sono nè morta partigiana nè ho scoperto una nuova varietà di fungo nè faccio parte del teatro delle ariette quelli di Castello di Serravalle non mi cagano. Sono quasi convinta che abbiano avviato una pratica col comune di Monteveglio per chiedere che la mia residenza sia spostata là. Questione di confini e di vicinato.

Ma insomma oggi, a trentun’anni, mi trovo di nuovo a discutere a riguardo della mia identità. Di dove sono? Dove vivo? Poichè ho trascorso più tempo a Londra che a Rotello posso dire di essere Londinese? O forse sono Lisboneta? Ero Padovana e adesso non lo sono più?
Mioddio altro che dubbi esistenziali, pure le questioni d’identità ci mancavano. E soprattutto, che cazzo vuol dire quando uno è di qualche posto? Che vuol dire che potrei essere di Castello di Serravalle? Che quando arriva un meridionale dovrei chiamarlo “maruchen” come fanno alcuni abitanti di Castello di Serravalle con me?
Occhei occhei a Castello di Serravalle ci sono anche degli abitanti civili simpatici e che hanno mostrato un certo interesse per il mio lavoro, potrei ammettere di essere di Castello di Serravalle e però chiedere di essere inclusa nella cerchia degli abitanti a modo?
Che casino, ammettiamolo, un gran casino.
Che problema inutile.

2 Responses to “come se non bastasse tutto il resto eccoci di fronte a un altro problema d’identità”

  1. Chiton 28 Gen 2010 at 19:57

    Inutile e dannoso dar retta a chi ti vuole per forza ‘catalogare’ in qualcosa. Sei una cittadina del mondo che sinceramente qua o la un giorno spero d’incontrare, tutto il resto come dice Califano… è noia!??! ;)

    Un abbraccio

  2. gnomaon 30 Gen 2010 at 09:23

    è che forse è meglio se te lo dicono gli altri, di dove sei. a te poi, dai, chettifrega, lo spettacolo sopra ce l’hai già fatto, quindi hai elaborato già più della media. forse chiediti cosa ti accomuna ad ogni posto, chi ti accomuna a quel posto…. e di sicuro in te c’è un po’ di lisbona, di padova, di londra, di campobasso, di castello di serravalle…
    baci!

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